FIAMMA TRICOLORE

Sulle elezioni politiche italiane ho mantenuto finora un quasi assoluto silenzio radio. Un po’, lo ammetto, per i super-impegni che mi hanno lasciato poco tempo di dedicarmi al blog. Un po’ per scelta. Non ho nessuna intenzione di fungere da fanfara, per quanto microbica, al teatrino stucchevole della miliardesima recita “democratica”. Che i fantocci istituzionali continuino pure a inscenare le loro sempre meno credibili rivalità ideologiche. Che i loro organi di partito continuino pure a pompare le loro gesta in prima pagina e in prima serata come se dalle loro miserabili comparsate dipendesse il destino dell’universo. Io, nel mio piccolo, eviterò di dedicare all’uno o all’altro dei burattini in scena ogni possibile supplemento di spazio. Che le loro greggi continuino, se gli piace, a mettersi gli occhiali stroboscopici per scorgere minute differenze tra due coalizioni indistinguibili. Identiche tra loro per la strafottenza verso i problemi del paese, per l'irresponsabilità terminale, per la capacità di seppellire l’ondata di disperazione che monta dalla società civile con valanghe e valanghe di ciarle a vanvera. La loro “lotta” per il posticino da parlamentare non mi interessa e non mi riguarda più. Se qualcuno vuole prendersi la briga di perdere dieci minuti del suo tempo per tracciare una inutile X a casaccio in cabina elettorale – oltre, naturalmente, a quella di foraggiare a vita i bagordi di questa masnada di buffoni criminali - faccia pure. Il tempo è suo e il cervello pure.
Oggi, però, interrompo brevemente il silenzio radio per fornire ai miei cinque lettori una notizia di impressionante magnitudine politico-sociale. Vale la pena di perderci dieci minuti.
Siete pronti? Bene. E’ successo qualcosa di straordinaria rilevanza per i destini del paese, qualcosa a cui i media nazionali stanno giustamente dedicando un’attenzione minuziosa.
Si è incazzata Fiamma Nirestein.
La ragione dell’incazzatura sta nella pubblicazione, ad opera del “Manifesto”, della vignetta di Vauro che riproduco qui sopra. In essa, come vedete,
La vituperata, non trattenendo la nobile furia né gli schizzi palatali, si è così espressa sul gravissimo avvenimento: «Un disegno antisemita nella sostanza e nella forma. Di fatto mi ritrovo nella stessa condizione in cui vengono ritratti i soldati israeliani quando vengono rappresentati dalla stampa antisemita: stella di David e svastica nazista. Io ho la stella di David e il fascio... [...] È la riprova di quanto ho scritto nel mio libro dedicato all’antisemitismo progressista. Visto che non sono candidata in una lista di sinistra, divento automaticamente un mostro fascista. Sono certa che Vauro mi odia perché mi sono sempre schierata a favore di Israele».
E quando mai. Se rigo la portiera della macchina ad un candidato qualsiasi, sono un balordo qualsiasi. Ma se rigo la portiera di un candidato ebreo filosionista, allora è una cosa seria: mi trasformo nientepopodimeno che in un antisemita.
Ora, io sorvolerei sul fatto che la vignetta di Vauro non era antisemita per niente, limitandosi a stigmatizzare il pelo sullo stomaco (storico e ideologico) dimostrato dalla Fiamma Tricolore nell’entrare a far parte della stessa coalizione che comprende
Per completezza d’informazione, cito qui alla rinfusa alcune dichiarazioni della Fiamma (sposata a un colonnello dell’esercito israeliano) sulla questione israelo-palestinese, così che ciascuno possa farsi una sua idea sull’etichetta da attribuirle. La cosa le risulterà, spero, gradita, essendo ella stessa una cultrice delle etichette (“antisemita”, “progressista”, “sinistra”, ecc.).
- «Mi riconosco nel PDL perché sulla questione del Medio Oriente non si è fatto influenzare dalla propaganda anti-israeliana. Qui non c’è chi è andato a braccetto con un deputato Hezbollah in Libano. Io sono stata candidata da Fini, un politico che stimo enormemente perché è andato in Israele, con la kippà in testa, a riconoscere le colpe del fascismo».
- «Ogni Paese ha diritto a difendersi. Solo agli ebrei nella storia è stato negato il diritto all’autodifesa, e così è anche oggi».
- «La parola d’ordine degli ebrei deve essere ‘Orgoglio ebraico’, nel senso dell’orgoglio
per la nostra storia e la nostra identità nazionale [...]. Orgoglio ebraico significa che dobbiamo rivendicare l’unicità identitaria del popolo ebraico e il suo diritto ad esistere: dobbiamo agire come non sia mai stati riconosciuto, perché oggi, di nuovo, non è più riconosciuto. Nella difesa della nostra identità dobbiamo essere, come dice Hillel Halkin, più duri che possiamo e più liberali di chiunque altro».
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