I SOLITI SOSPETTI

Prima di versare troppe lacrime sulla sua fine, vediamo di ricordare, fuor di retorica, chi era realmente Benazir Bhutto, assassinata a Rawalpindi nella giornata di ieri.
Tenendo presente tutto questo, possiamo legittimamente porci la domanda: chi ha ordinato il suo assassinio? Normalmente, per rispondere a una domanda di questo tipo, la prima cosa da chiedersi è: cui prodest? A chi giova la scomparsa violenta della Bhutto dall’agone politico pakistano? La risposta, in questo caso, non è semplice, poiché le persone che potevano essere interessate all’eliminazione di questo poco amato leader dell’opposizione erano parecchie. Proviamo a stilare un elenco dei possibili sospetti.
- Pervez Musharraf: a mio avviso è, tra tutti i possibili indiziati del delitto, quello che ha meno probabilità di averlo commissionato davvero. La sua posizione è attualmente assai pericolante, stretto com’è tra la diffidenza degli ex alleati americani, l’opposizione di una parte della magistratura e delle forze militari e la rabbia della popolazione. Inasprire la situazione facendo uccidere
- Al Qaeda: e quando mai non è sospettata. Anzi, a sentire i resoconti del sito news.com.au, vicino a Rupert Murdoch, dunque all’informazione di regime pilotata dai neocon americani, sarebbe la principale responsabile del caos nel paese. Gli americani, secondo lo stesso sito, si starebbero già attrezzando (ma guarda un po’ la coincidenza) per rafforzare la propria presenza in Pakistan, allo scopo di impedire a questo babau di prendere possesso del paese dopo esser stato cacciato dall’Iraq (!). Ora, anche le teste più legnose dovrebbero ormai aver capito che Al Qaeda, intesa come rete terroristica internazionale, non è che uno dei tanti – e sinistri – parti di fantasia dei servizi segreti israelo-occidentali. Ciò però non vuol dire che non esistano, in alcuni paesi, gruppi terroristici organizzati (e variamente finanziati da multinazionali e servizi d’intelligence occidentali e non) la cui forza politica e militare è fuori discussione. Il Pakistan è uno dei paesi in cui il terrorismo islamico organizzato possiede una sua rilevanza indiscutibile. Questi gruppi aspirano a rimuovere Musharraf dal potere e a prenderne il posto. La prospettiva di avere una donna come futuro presidente del paese non poteva certo essergli gradita. Dunque, una volta tanto, i gruppi terroristici potrebbero aver avuto davvero un qualche ruolo anche nella progettazione dell’omicidio e non solo nella fornitura di manovalanza (ma andiamoci cauti e che non diventi un vizio).
- Nawaz Sharif: per due volte primo ministro del Pakistan, deposto dal colpo di stato di Musharraf nel 1999 ed esiliato in Arabia Saudita, era riuscito, dopo numerose peripezie, a tornare nel paese e a mettersi a capo della Lega Musulmana del Pakistan, partito con cui progettava di partecipare alle elezioni del prossimo 8 gennaio. Dopo vari incontri con Benazir Bhutto, era nato il progetto di boicottare le prossime elezioni a meno che i giudici deposti da Musharraf in nome dell’emergenza non fossero stati rimessi al loro posto. Il 3 dicembre,
- la solita CIA e il solito Mossad: inutile dire che, fra tutti i possibili sospetti, questi sono i miei preferiti. Dovunque vi sia un’azione mirante a creare caos, divisioni e guerra civile, la mano di questi due onnipresenti moloch è sempre visibile. Una nazione dilaniata dalle lotte intestine (quindi una non-nazione) è molto più facile da tenere sotto controllo di un paese dal potere fortemente accentrato. Soprattutto per ciò che attiene agli armamenti militari (che in Pakistan comprendono, incidentalmente, un certo numero di testate atomiche). Soprattutto se la figura accentratrice rischiava di essere lo stesso capo delle forze armate, quale Musharraf era fino a pochi giorni or sono. Comunque, se i servizi segreti americani e israeliani (con la collaborazione più o meno stretta di quelli pakistani) sperano di creare il caos nel paese, potrebbero anche avere qualche brutta sorpresa. Musharraf, oggi, sa benissimo che il suo destino e il suo potere sono appesi a un filo. Se le esplosioni di rabbia cittadina, gli incendi di auto e veicoli, gli scontri con la polizia sono già iniziati nella giornata di ieri, secondo un copione già visto e rivisto, non è affatto detto che l’attuale presidente tolleri senza reagire il dilagare delle proteste. Musharraf potrebbe sfruttare la situazione per un’ulteriore giro di vite ai diritti civili e per arrestare e perseguire chiunque sia anche solo lontanamente sospettato di avere legami con i fondamentalisti. Se l’intelligence americana e israeliana sperava, con l’assassinio della Bhutto, di dare il colpo di grazia al potere di Musharraf, potrebbe scoprire con rammarico di averlo in realtà rafforzato. Tutto dipende dalle scelte che il presidente pakistano compirà nelle prossime ore. Se permetterà al caos di dilagare indisturbato o se farà troppe concessioni alle forze militari americane, che si stanno già attrezzando per rafforzare la propria presenza nel paese, la prossima pallottola o il prossimo attentato suicida potrebbero essere diretti a lui. Un rischio che
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