IN CERCA DI FUNGHI

Harry Brunsner Report
tratto da TBRnews.org
Traduzione di Gianluca Freda
Nota dell’editore: Mr. Brunsner è un’eccellente fonte di alto livello, interna all’intelligence che fornisce servizi informativi sulla situazione all’estero.
La situazione in Pakistan al 21 novembre 2007 è pressappoco la seguente: deciso ad aggrapparsi al potere ad ogni costo, soprattutto per l’accesso che esso garantisce a donazioni di denaro contante illimitate e senza controlli da parte degli Stati uniti, il generale Pervez Musharraf rifiuta di recedere dalla draconiana proclamazione della legge marziale in Pakistan. Le minacce e le richieste di Washington hanno generato soltanto la vaga promessa di “future elezioni”, ma da parte di Musharraf non vi è stata alcuna azione rivolta a chiarire ciò che appare come un problema molto serio. I fondamentalisti islamici al confine con l’Afghanistan diventano ogni giorno più forti e mentre l’esercito pakistano è impegnato a fronteggiare le proteste interne essi stanno avanzando verso territori un tempo considerati saldamente nelle mani delle forze armate. La rabbia dell’opinione pubblica per le restrizioni della libertà diventa un problema insignificante dinanzi alla situazione, oltremodo critica, dell’arsenale nucleare pakistano. In effetti, la crisi nazionale sta celando quello che è il problema più critico: nessuno nel settore che si occupa della sicurezza americana sembra avere considerato la possibilità che qualcuno, provvisto di accesso ai “core” delle testate nucleari, possa squagliarsela con due o tre di essi, rimpiazzandoli con sfere delle stesse dimensioni fabbricate con uranio impoverito, materiale di cui gli USA hanno utilizzato centinaia di tonnellate come munizioni di calibro 50 e proiettili anticarro, sia in Iraq che in Kosovo. Le munizioni all’uranio impoverito sono considerate “innocue” dagli USA e i controlli su di esse sono estremamente generici. Chiunque abbia delle conoscenze in ambiente militare potrebbe riuscire con facilità ad ottenere centinaia di libbre di questo materiale, sotto forma di munizioni all’uranio impoverito, e rimodellarlo in sfere metalliche che riproducano perfettamente, nell’aspetto, nelle dimensioni e nel peso, i veri “core” atomici. Resterebbe solo da sostituire le sfere di uranio impoverito a quelle di uranio altamente arricchito (HEU) durante le ispezioni e i procedimenti di controllo. Non conosciamo le procedure di supervisione pakistane, che sono certamente strettamente segrete, ma è sicuro che tali ispezioni vengono eseguite regolarmente, molto probabilmente da due o forse tre persone, e rappresentano una comoda opportunità per eseguire la sostituzione quando il collega è distratto o è girato dall’altra parte. Se le ispezioni consistessero in una semplice conta numerica, e non includessero un test con i contatori geiger (il che è improbabile, eccettuati controlli occasionali per assicurarsi che i “core” non si siano deteriorati) la sostituzione potrebbe non venire notata per anni.
Questo scenario dovrebbe scatenare un pandemonio se qualcuno affermasse pubblicamente che una cosa del genere è già avvenuta. Non solo potrebbe essere facilmente accaduta in Pakistan, ma in qualsiasi parte del mondo in cui siano conservati dei “core” per testate nucleari. Ogni installazione nucleare dovrebbe rimboccarsi le maniche e controllare le migliaia di “core” esistenti in magazzino. Tuttavia, poiché il Pakistan pullula di folli islamici, che hanno nelle propria fila anche alcuni scienziati, l’idea che una cosa del genere possa avvenire laggiù è ancor più terrificante.
Detto tutto questo, sappiamo, in base ad informazioni molto attendibili, che almeno sei core nucleari sono stati trafugati e sostituiti con dei falsi. Questo è avvenuto negli ultimi due mesi e mezzo. Benché si sappia che il furto è avvenuto, nessuno sa chi lo abbia compiuto (anche se dev’essere stato portato a termine con collaborazioni militari ad alto livello) e nessuno sa che cosa i ladri intendano fare col materiale trafugato. Le nostre fonti sostengono che, in una scala da uno a dieci, nove indica la probabilità di un attacco contro l’India, probabilmente nell’enorme mercato di Delhi. Naturalmente non possiamo avvertire l’India di questa situazione, perché, se intraprendessimo un’operazione militare contro il Pakistan, che in questo momento è in seria considerazione, l’India ci servirebbe come base d’appoggio. Per questo motivo, abbiamo detto all’India (mentendo) di avere sotto custodia tutte le armi atomiche. Ciò che non abbiamo detto è che sei “core” sono stati trafugati e non abbiamo idea di dove si trovino, di chi li abbia presi o di che cosa si abbia intenzione di farne. Poiché nell’azione dovrebbe essere coinvolto personale militare pakistano di alto livello, la cui copertura è molto forte e continuamente aggiornata, non siamo stati in grado di penetrare i loro sistemi di sicurezza. Ostentare amicizia è la parola d’ordine, ma la realtà è che si sta tramando nell’ombra.
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Nota di Gianluca Freda: ho tradotto e pubblicato questa notizia non tanto perché la reputi credibile, ma perché la trovo preoccupante per motivi diversi da quelli esposti. Terroristi islamici che trafugano core nucleari? Mi sembra un po’ improbabile. E’ più facile che siano i soliti servizi segreti israelo-americani a compiere o semplicemente a inscenare il furto per poi realizzare un attentato atomico false flag in qualche ridente cittadina, scaricando la colpa sulla solita Al Qaeda. Articoli come questo potrebbero far parte della messinscena, anticipando la responsabilità dei “terroristi islamici” prima di andare in onda con i fuochi d’artificio. A questo proposito consiglio di rileggere questo vecchio articolo di Maurizio Blondet, in cui si dava notizia di un incredibile furto avvenuto nella centrale atomica di Pelindaba, in Sudafrica. Blondet faceva notare il fatto che a questo avvenimento così clamoroso, non era stato dato risalto sulla stampa di nessun paese. “Questo tipo di copertura degli aggressori”, scriveva Blondet, “avviene, a memoria di chi scrive, solo in casi specialissimi: quando gli aggressori sono
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