UN NUOVO PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA

Anche questa mattina il governo è stato battuto al Senato su un emendamento della CdL riguardante il sostegno alle strutture centrali e periferiche del Ministero dell’Economia. Quando sono in ballo i suoi stipendi e il suo potere,
Vorrei tranquillizzare entrambe le fazioni: nessuna delle cose da esse sperate o paventate accadrà. I motivi sono già stati spiegati un’infinità di volte, ma giova ripeterli, per chiarire quali siano, dietro il teatrino di rivalità politiche fondate sull’ideologia, le vere ragioni che tengono in piedi qualunque governo del mondo e il nostro in particolare.
L’opposizione non ha nessuna voglia di far cadere il governo. Non gliene potrebbe fregare di meno e anzi la caduta del governo in questo momento sarebbe per essa una vera iattura. Perché? Semplice. Il 29 ottobre 2008 è la data a cui bisogna arrivare perché i senatori e deputati di ogni schieramento, che siano stati eletti per la prima volta, maturino il diritto alla lauta pensione parlamentare che verrà loro erogata per il resto delle loro vite. Far cadere il governo adesso significherebbe rinunciare a vivere a sbafo, vita natural durante, alle spalle dei cittadini. Credete che siano così stupidi? Tutt’al più un eventuale capitombolo della maggioranza potrebbe portare alla nascita del solito “governo tecnico”, che consenta ai nullafacenti di raggiungere la data fatidica del pensionamento d’oro. Dunque le elezioni, prima della primavera 2009, ce le possiamo scordare. Gli strilloni del fascismo alle porte possono anche andare a farsi una dormitina. Niente fascismo, almeno fino al 2009. Il che, viste le qualità dell’attuale ceto politico, non è necessariamente una buona notizia.
Berlusconi, il quale può comprensibilmente farsi un baffo della pensione parlamentare, sta facendo il diavolo a quattro. E’ così ansioso di tornare in sella che non solo ha pagato alcuni parlamentari della maggioranza per votare con l’opposizione, ma se ne è perfino vantato pubblicamente; sconsideratezza che, in un paese serio, gli sarebbe costata la carica e probabilmente la galera. Ma, fortunatamente per lui, siamo in Italia e se così non fosse, del resto, non ci sarebbe un Berlusconi in Parlamento. Il fatto è che tutte le sue manovre si sono rivelate vane. I suoi “alleati”, Fini e Casini, hanno pubblicamente sconfessato il suo desiderio di eutanasizzare il governo e tornare alle urne. Niente spallata, hanno detto, e se si deve discutere di legge elettorale, lo si farà con tranquillità e davanti ad una buona tazza di tè. A chi serve tutta questa fretta?
Di fronte all’ammutinamento, il povero nano arcoreo è caduto in depressione, il che per un barzellettiere infartuato è l’anticamera della fine. Non necessariamente solo politica. La coalizione di cui si ostina a fingersi capo è ormai ridotta ad un mucchietto di detriti. Fini si è inimicato i suoi elettori mettendosi in testa la kippà e rinnegando il duce. Casini è inesistente e pensare a lui come un possibile sostituto del barzellettiere è pura follia. Bossi è un morto vivente, come i suoi elettori, che continuano a ripetere stancamente riti e slogan vecchi di vent’anni che non fanno più paura a nessuno. L’età avanza. Gli interventi chirurgici si intensificano e non sono più soltanto quelli di ristrutturazione della chioma, come ai bei tempi. I lavoratori autonomi, grande serbatoio di voti per Forza Italia, sono ormai alla fame; e la fame non gli permette più di apprezzare come un tempo le divertenti kermesse di chiacchiere e barzellette che rappresentano il nucleo del programma politico berlusconiano. Quando si arriverà alle elezioni, nel 2009 o più avanti, il povero nano – sempre che sia ancora tra i mortali – avrà perso l’ossatura stessa del proprio partito, il quale già inizia a registrare le prime scissioni. Se pure dovesse ottenere alle elezioni i voti necessari per mettere insieme una coalizione (con un po’ di trucchi elettronici e di accordi sottobanco con i poteri bancari potrebbe anche riuscirci), si ritroverà comunque a capo di un governo traballante e sgarrupato come quello attuale. Niente potere assoluto. Niente balletti sul balconcino di Piazza Venezia. Le reni della Grecia resteranno integre. Gli intrallazzi, le ruberie, le truffe all’Unione Europea, gli inciuci con l’industria parassitaria nazionale continueranno con la consueta regolarità, come avviene anche oggi. I miei amici comunisti che temono di dover tornare sulle montagne con l’archibugio in spalla possono dunque rilassarsi e continuare a godersi le serate in discoteca e i battibecchi in mailing list sul “nuovo fascismo che avanza”. In realtà non avanza un bel niente, eccetto il nulla della politica e del pensiero. Il quale, ormai, ha anche smesso di avanzare, avendo conquistato ogni avamposto possibile.
Esistono altri pericoli, oltre a quello berlusconiano ormai decotto, da cui gli animatori della sinistra da balera devono guardarsi, per scongiurare un fastidioso ritorno alla clandestinità? Sì. C’è il pericolo che la sparuta minoranza consapevole esistente in questo paese – quella che conosce bene la realtà della politica celata dal paravento ideologico – riesca ad organizzarsi per spazzare via l’intero teatro dei burattini. Chissà, magari tramite internet, utilizzato una volta tanto per scambiarsi informazioni anziché mp3 e filmini porno. E’una possibilità remota, ma è una possibilità. Questi devianti di minoranza potrebbero essere così disgustati dalle prospettive che hanno di fronte, da tentare il tutto per tutto. Potrebbero interrompere l'attesa dell’uomo della provvidenza che magicamente risolva i problemi del paese e iniziare a mettersi in gioco. Fondare partiti nuovi. Pubblicizzarli tramite internet, che è il medium pubblicitario del futuro. Candidarsi in proprio alle elezioni, amministrative e politiche. Tornare a fare politica discutendo di fatti e problemi concreti anziché della destra, della sinistra, del centro e dei relativi dogmi rinsecchiti. Potrebbero candidarsi, proporre idee innovative, battersi e vincere alle elezioni, con quella determinazione dei disperati che riesce a volte ad avere ragione di ogni avversità e perfino dei brogli elettorali. E’ questo il vero pericolo che i comunisti da mailing list hanno oggi di fronte e sarebbe rischioso sottovalutarlo. Mortalmente rischioso.
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