LE CITTA' CHE CI ASPETTANO
Nell’articolo postato l’altro giorno parlavo dell’inarrestabilità dell’immigrazione e del destino che ci attende se ci ostineremo ad affrontare questa realtà con le armi del divieto e della repressione anziché con quelle dell’integrazione e delle politiche sociali. Il filmato visibile qui sopra offre un’idea precisa dei mirabili risultati ottenuti con le politiche di “Tolleranza Zero”, inaugurate a New York dall’ex sindaco Rudolph Giuliani; il quale è, non a caso, uno degli individui che hanno contribuito ad architettare e realizzare la strage dell’11 settembre. Lo scopo della gentaglia come Giuliani – che i nostri politici aspirano ad emulare - è quello di creare il massimo livello di conflittualità possibile tra le categorie sociali per imperare indisturbati sulle macerie risultanti.
Le immagini si riferiscono agli scontri avvenuti a Salonicco, in Grecia, dove un venditore nigeriano di CD pirata, Tony Onouha, di 27 anni, è morto mentre cercava di sfuggire ad una retata della polizia. Secondo alcuni, Onouha sarebbe morto cadendo dalla finestra di una caffetteria mentre tentava di sfuggire ai poliziotti, secondo altri sarebbero stati i poliziotti stessi a provocare la caduta. Comunque sia, l’episodio ha scatenato la giusta rabbia degli immigrati nigeriani, che appoggiati da studenti, autonomi e cittadini comuni hanno dato vita a due notti di violenta guerriglia che ha trasformato la città greca in un inferno. A nulla è servito il patetico tentativo di calmare gli animi del prefetto Panayiotis Psomiadis, che ha paragonato la morte del nigeriano a quelle dei molti cittadini greci che emigravano, fino a pochi decenni fa, per guadagnarsi da vivere.
La vendita di Cd contraffatti è un’attività illegale, ma innocua. “Legale”, come dovremmo metterci in testa al più presto, non è sinonimo di “giusto”, anzi, molto spesso è il suo esatto contrario. La repressione scatenata dal governo contro un reato di nessuna rilevanza ha prodotto la morte di un uomo, scontri, feriti, violenze, danni alla proprietà privata, una città messa a ferro e fuoco per due giorni e due notti. Sarebbe opportuno domandarsi: è questo il prezzo che il potere intende farci pagare per liberarci degli innocui questuanti semaforici e per salvaguardare gli interessi delle multinazionali della musica e della moda? Davvero qualcuno crede che un approccio come questo abbia la minima possibilità di risolvere qualche problema, anziché moltiplicarlo per diecimila a tutto vantaggio della soppressione dei diritti civili, che è il vero fine di questo tipo di politiche criminali?
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