BUONE NOTIZIE
Nel mondo dell’informazione americana non legata a internet, le buone notizie bisogna andare a cercarle col lanternino. Sarebbe più esatto dire che occorre disseppellire le notizie vere con il caterpillar, estraendole da una valanga di non-notizie e disinformazione come fossero superstiti di uno tsunami. Ogni tanto, però, qualcosa si trova. Ecco due notizie di buon auspicio, da prendere con le molle, perché il rischio che si tratti di metamorfismo dell’informazione di regime è sempre in agguato, ma comunque degne di rilievo.
La prima buona notizia si chiama Keith Olbermann e non è certo una notizia nuova. Olbermann è l’anchorman della trasmissione televisiva della MSNBC “Countdown”, un programma che offre agli spettatori qualcosa che, se non è proprio informazione, ci va almeno molto vicino. Aveva anche un suo blog, consultabile QUI, che tuttavia non viene aggiornato da parecchio tempo. Nonostante i battibecchi con il conduttore Bill O’Reilly della Fox, suo concorrente nella stessa fascia oraria, Olbermann si è rivelato un giornalista coraggioso, attaccando spesso in modo durissimo e senza peli sulla lingua l’amministrazione Bush, le sue guerre, le infinite menzogne raccontate all’opinione pubblica e il suo tentativo di reprimere ogni diritto costituzionale trasformando gli USA in un regime assoluto. Poiché gli USA, di fatto, hanno già varcato da tempo la soglia dell’assolutismo e stanno anzi diffondendo la loro peste in Europa e in ogni paese del mondo, i rischi che Olbermann corre tenendo le sue requisitorie sono senz’altro notevoli e gli va dato atto di un coraggio più unico che raro nel panorama informativo della TV americana. Dopo la buffonata delle autobombe londinesi, Olbermann è stato il solo presentatore a mostrarsi apertamente scettico verso la matrice terroristica del cosiddetto “attentato”. Ha definito gli attentatori “matricole della scuola di terrorismo di Al-Qaeda che hanno bisogno di esercitarsi con lavoretti part-time”; ha messo in dubbio la reale possibilità delle rudimentali autobombe di provocare “una carneficina”, come dichiarato dalle autorità londinesi; ha ridicolizzato lo slogan neocon secondo il quale “si combattono i terroristi in Medio Oriente per non doverli combattere qui”; ha detto chiaro e tondo che l’attenzione dei media verso questi non-eventi ha il solo scopo di incrementare i profitti delle compagnie che vendono servizi antiterrorismo e ha suggerito (pur non dicendolo esplicitamente) ciò che molti di noi già sanno, e cioè che la strategia del terrore è utile – ammesso che lo sia davvero – alla sopravvivenza dei corrotti governi occidentali, non certo ad Al-Qaeda.
Soprattutto, Olbermann ha invitato in studio l’ex agente CIA Larry Johnson (vedi filmato) il quale ha tentato di riportare la questione alle sue reali proporzioni. Johnson ha sbugiardato Scotland Yard, affermando in Tv quello che ognuno potrebbe capire da sé, e cioè che le autobombe londinesi non hanno la minima somiglianza con quelle che esplodono quotidianamente in Iraq. Le quali sono fatte con esplosivi detonanti che trasformano ogni scheggia dell'automobile in un proiettile, non con taniche di benzina che possono provocare al massimo la combustione del veicolo. Johnson ha affermato che l’unico rischio corso dai passanti avrebbe potuto essere qualche danno all’udito al momento dell’esplosione, ma niente di più. Si è lamentato dell’attenzione spropositata riservata dai media a questi ordigni dilettanteschi, visto che in Iraq esplodono ogni giorno congegni ben più letali. Ha detto che è ridicolo criminalizzare i musulmani e sottoporre a controlli di polizia i loro quartieri sulla base di questi non-eventi, la cui matrice è chiaramente da ricercare altrove. Insomma, il programma di Olbermann pur non potendo (comprensibilmente) dire tutto e fare nomi e cognomi, è comunque una boccata d’aria fresca nel panorama dell’informazione americana, oggi asservita al regime neocon molto più di quanto lo fosse la stampa sovietica all’epoca di Breznev.
L’altra buona notizia viene sempre dalla MSNBC e si chiama Mika Brzezinski.
Ora, non è che uno debba fidarsi ciecamente di questi due giornalisti. Si tratta pur sempre di televisione e
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