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    STALIN, QUESTO SCONOSCIUTO...

    di gianluca freda (30/05/2007 - 16:48)



    Mi scrive Alberto L.:

    Caro Freda, vedo fra i tuoi link preferiti quello del Partito Marxista-Leninista, che è apertamente stalinista. Hai letto per caso “Stalin, un altro punto di vista” di Ludo Martens? E’ un testo molto interessante e fuori dal coro: l’autore confuta molte calunnie rivolte contro Stalin, che ritiene essere l’autentico prosecutore dell’opera di Lenin. E’ una lettura che mi ha molto colpito. In ogni caso, mi piacerebbe conoscere in sintesi il tuo giudizio di comunista sulla figura di Stalin. Grazie e complimenti per il tuo coraggioso blog.

    Ciao Alberto,
    La mia simpatia per i ragazzi del PMLI deriva da ragioni umane e affettive più che da una condivisione del loro punto di vista politico. Alle manifestazioni sindacali mi rifugio sempre nel loro gruppo. Sono i più allegri e fracassoni, completamente diversi dalle moltitudini di cislini e cigiellini flagellanti che sfilano in tetro silenzio verso il palco dei comizi. Per un po’ di tempo comprai il loro giornale di partito, Il bolscevico, che comunque la si pensi sui contenuti politici resta un ottimo strumento di controinformazione. Nel periodo in cui lo compravo venne pubblicata una serie di articoli intitolati: “Stalin, la vita e l’opera”. Non posso dire che mi abbiano convinto del tutto, anche se non sarei affatto stupito se sui “crimini” di Stalin la propaganda americana avesse innestato le stesse distorsioni, esagerazioni e falsità che ho dovuto scoprire, con esponenziale sbigottimento, leggendo le pubblicazioni revisioniste sul nazismo. Purtroppo non so molto sull’argomento, anche perché per il momento al “revisionismo staliniano” mancano storici della serietà, della preparazione e della testardaggine di uno Zundel, di un Rudolf, di un Rassinier, di un Faurisson.

    Comunque il libro di Ludo Martens Stalin. Un altro punto di vista può essere letto, in inglese, alla pagina http://www.plp.org/books/Stalin/book.html . Ho iniziato a dargli un’occhiata ed è in effetti molto interessante. Ne riporto qui sotto un passaggio (la traduzione è mia). Qualunque sia la verità, un po’ di opinioni fuori dal coro non possono fare male.
    Ciao e grazie per la segnalazione.
     

                           *  *  *  *  *  *
     

    LA COLLETTIVIZZAZIONE E L’”OLOCAUSTO UCRAINO”
    di Ludo Martens
    dal libro Stalin. Un altro punto di vista, prefaz. di A. Chiaia, Zambon Editore, € 19.80
     

    Le menzogne relative alla collettivizzazione sono sempre state, per la borghesia, un’arma poderosa nella guerra psicologica contro l’Unione Sovietica. Qui analizzeremo lo sviluppo di una delle menzogne più note, quella del presunto olocausto perpetrato da Stalin contro il popolo ucraino. Questa bugia, brillantemente elaborata, fu creata da Hitler. Nel suo Mein Kampf del 1926 Hitler aveva già affermato che considerava l’Ucraina come parte del “lebensraum” germanico. La campagna orchestrata dai nazisti nel 1934-35 sul “genocidio” bolscevico in Ucraina servì da preparazione psicologica alla già pianificata “liberazione” dell’Ucraina. Vedremo come questa menzogna sia sopravvissuta ai suoi creatori nazisti per diventare un’arma nelle mani degli Stati Uniti. Ecco come nacque la fandonia dei “milioni di vittime” dello stalinismo.

    Il 18 febbraio 1935 il gruppo Hearst iniziò a pubblicare negli Stati Uniti una serie di articoli di Thomas Walker. (Hearst era un potentissimo magnate della stampa americana e simpatizzante del nazismo). Grande viaggiatore e giornalista, Walker – si diceva – aveva girato l’Unione Sovietica in lungo e largo per diversi anni. Il 25 febbraio un titolo del Chicago American recitava: “Sei milioni di morti per la carestia in Unione Sovietica [chissà perché sempre sei milioni?, NdT]. Sequestrati i raccolti, i contadini e i loro animali muoiono di fame”. A metà della pagina un altro titolo diceva: “Un giornalista rischia la vita per scattare le fotografie che mostrano gli effetti della carestia”. E in fondo alla pagina: “Carestia… Un crimine contro l’Umanità”. (Douglas Tottle,  Fraud, Famine and Fascism: The Ukrainian Genocide Myth from Hitler  to Harvard, Toronto: Progress Books, 1987, pp. 5-6).

    All’epoca, Louis Fischer lavorava a Mosca per il giornale americano The Nation. Questo scoop di un collega completamente sconosciuto lo riempì di curiosità. Fece delle ricerche e condivise le sue scoperte con i lettori del suo giornale:

    “Il signor Walker, ci informano, è ``arrivato in Russia la scorsa primavera'', cioè nella primavera del 1934. Ha visto la carestia. Ha fotografato le sue vittime. Ci ha fornito racconti testimoniali e strazianti sull’infuriare della fame. Ora, che in Russia ci sia la fame è davvero una grande notizia. Chissà perché il Sig. Hearst ha aspettato dieci mesi prima di pubblicare questi articoli…

    “Ho consultato le autorità sovietiche, che ricevono informazioni ufficiali da Mosca. Thomas Walker è stato in Unione Sovietica una sola volta. Ha ottenuto un visto di transito dal console sovietico a Londra il 29 settembre 1934. E’ arrivato in URSS dalla Polonia, in treno, fermandosi a Negoreloye il 12 ottobre 1934 (non nella primavera del 1934, come egli afferma). Il 13 è arrivato a Mosca. E’ rimasto a Mosca da sabato 13 a giovedì 18, poi è salito su un treno transiberiano che lo ha condotto al confine con la Manciuria il 25 ottobre 1934. […] Sarebbe stato fisicamente impossibile per il sig. Walker, nei cinque giorni tra il 13 e il 18 ottobre, coprire anche solo un terzo dei luoghi che dice di avere personalmente visitato. La mia ipotesi è che sia rimasto a Mosca il tempo necessario per ottenere dagli stranieri più esacerbati un po’ di quel “colore locale” ucraino di cui si è servito per dare ai suoi articoli la falsa verosimiglianza che possiedono”.

    Fischer aveva un amico, Lindsay Parrott, anche lui americano, che era stato in Ucraina all’inizio del 1934. Egli non aveva rilevato nessuna traccia della carestia di cui parlavano i giornali di Hearst. Al contrario, nel 1933 i raccolti erano stati abbondanti. Fischer concludeva:

    “Il gruppo Hearst e i nazisti stanno iniziando a lavorare di comune accordo, in modo sempre più stretto. Ma non ho fatto notare che i giornali di Hearst hanno pubblicato anche i resoconti di Parrott relativi alla prosperità nell’Ucraina Sovietica. Il sig. Parrott è corrispondente da Mosca dello stesso gruppo Hearst”. (The Nation 140 (36), 13 Marzo 1935, citato da Tottle, op. cit., p. 8).

    Sotto la foto di una bambina e di un ragazzo “simile a una rana”, Walker commentava:

    SPAVENTOSO – Sotto Kharkov (sic), in una tipica baracca di contadini, pavimento lurido, tetto di paglia e una panca come arredamento, c’erano una ragazza magrissima e il suo fratellino di due anni e mezzo (foto in alto). Il bambino strisciava sul pavimento come una rana e il suo povero corpicino era così devastato dalla mancanza di nutrimento da non sembrare più quello di un essere umano. (Tottle, op. cit., p. 9).

    Douglas Tottle, giornalista e sindacalista canadese, trovò la stessa fotografia del bambino “simile a una rana”, datata [da Walker] primavera 1934, in una pubblicazione del 1922 relativa alla carestia di quell’anno. Un’altra foto di Walker fu identificata per essere quella di un soldato della cavalleria austriaca, di fianco a un cavallo morto, scattata durante la Prima Guerra Mondiale. (James Casey,  Daily Worker, 21 Febbraio 1935, citato da Tottle, op. cit., p. 9).

    Povero Walker: il suo reportage era falso, le sue fotografie erano false, perfino il suo nome era fittizio. Il suo vero nome era Robert Green. Era fuggito da una prigione di stato del Colorado dopo aver scontato due anni di carcere su una condanna a otto anni di reclusione. Dopodichè era andato a fare il suo falso reportage in Unione Sovietica. Quando tornò negli Stati Uniti fu arrestato e ammise, di fronte al tribunale, di non aver mai messo piede in Ucraina.

    Il multimilionario William Randolph Hearst incontrò Hitler alla fine dell’estate 1934 e concluse un accordo in virtù del quale la Germania si impegnava ad acquistare le notizie internazionali dalla International News Service, compagnia di proprietà di Hearst. All’epoca la stampa nazista aveva già iniziato una campagna propagandistica sulla “carestia in Ucraina”. Hearst se ne appropriò immediatamente, grazie al suo grande esploratore, Walker. (Tottle, op. cit., pp. 13, 15).

    Altri articoli sulla carestia sarebbero comparsi in seguito sui giornali di Hearst. Ad esempio quando Fred Beal iniziò a scrivervi. Operaio americano condannato a vent’anni di carcere per aver partecipato a uno sciopero, questi era fuggito in Unione Sovietica nel 1930 e aveva lavorato per due anni in una fabbrica di trattori a Kharkov. Nel 1933 pubblicò un opuscolo intitolato Foreign workers in a Soviet Tractor Plant (Lavoratori stranieri in una fabbrica di trattori sovietica), in cui venivano descritti con favore gli sforzi del popolo sovietico. Alla fine del 1933 tornò negli USA, dove lo aspettavano la disoccupazione e il carcere. Nel 1934 iniziò a scrivere sulla carestia in Ucraina e all’improvviso la sua condanna venne drasticamente ridotta. Quando le sue “testimonianze” vennero pubblicate da Hearst nel 1935, J. Wolynec, un altro operaio americano che aveva lavorato per cinque anni nella stessa fabbrica a Kharkov, evidenziò le bugie che erano presenti nel testo. Benché Beal affermasse di aver ascoltato molte conversazioni, Wolynec fece notare che Beal non parlava né il russo né l’ucraino. Nel 1948 Beal offrì i propri servigi all’estrema destra, come testimone contro i comunisti, di fronte alla Commissione McCarthy. (Ibid., pp.19-21).

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