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    UNA TESTIMONIANZA SUI FATTI DI TERAMO

    by Gianluca Freda (20/05/2007 - 01:09)



    Mail del professor Enrico Galoppini a ComeDonChisciotte ed altri:

    Ricevo da un amico ed inoltro:

    «Da testimone dei fatti di Teramo posso riferire quanto accaduto oggi, 18 maggio 2007.

    Devo dire che non ho mai visto scene simili che per alcuni versi ricordavano guerriglia urbana stile anni '70.

    Erano poco prima delle 13:00, nella piazza principale di Teramo, appena terminata la conferenza stampa di Moffa e Faurisson quando nel giro di pochi minuti si e' passati dalla tranquillita' al caos completo.

    All'improvviso sbucano fuori dalla piccola folla di giornalisti due o tre energumeni, vere facce da galera, che aggredendo e spintonando i passanti urlavano il nome di Faurisson ed una serie di insulti che non sto qui a ripetervi.

    Appena puntata la preda si avventano sul professore ottantenne con intenti omicidi e non certo semplicemente di "protesta", al che Moffa prontamente si interpone e fa scudo a Faurisson con il suo corpo ricevendo in cambio qualche spintone e un colpo di striscio di avambraccio al volto. Solo dopo l'avvenuta aggressione interviene la polizia (alcuni agenti in borghese) a trattenere i facinorosi, che urlavano di essere "figli di ebrei deportati" o qualcosa del genere, mentre intimava a noi di allontanarci. Non e' vero che la polizia ci ha protetto, anzi e' sembrata soltanto infastidita da dei "negazionisti" rompipalle che sembravano soltanto portare guai in citta'.

    Tanto e' vero che ci ha lasciati del tutto soli nel tragitto dal luogo dell'aggressione al ristorante dove abbiamo trovato momentaneamente riparo e ristoro. Nel frattempo in piazza scoppiavano tafferugli e scontri con decine di questi barbari che sbucavano da ogni angolo con il solo intento di creare il caos e di cercare di raggiungerci per farci la pelle. Un poliziotto ci avverte che tali individui venuti appositamente da Roma sono cira 500 e che la situazione e' fuori controllo.

    Nel frattempo noi non avevamo fatto in tempo a sederci al tavolo, che arriva un poliziotto ad intimarci di andare via al piu' presto dalla citta' perche' non riuscivano a tenere a freno i facinorosi e per evitare ulteriori danni a cose o persone. Arriva inoltre l'ordine del questore di divieto su tutto il territorio della provincia di Teramo di tenere la conferenza di Faurisson, sia in luoghi pubblici che privati, per motivi di ordine pubblico. Siamo quindi stati letteralmente buttati in macchina e scortati fino ai confini provinciali.

    Tutto questo e' avvenuto nel giro di un paio d'ore, con una velocita' e una tempistica tale che non puo' certamente essere frutto del caso. La polizia di certo non ha tutelato l'ordine pubblico, anzi sembra che la sua unica funzione fosse quella di vietare la conferenza "per motivi di ordine pubblco" e di cacciarci da Teramo. Se la polizia ci avesse voluto "aiutare" avrebbe potuto permettere di svolgere la conferenza in un luogo chiuso sorvegliandone l'ingresso per evitare incidenti. Ecco perche' il motivo dell' "ordine pubblico" appare come una squallida scusa, tanto piu' che un episodio del genere era assolutamente prevedibile. Ce la siamo cavata da soli e se non ci fosse stato l'intervento eroico di Moffa e nostro a difesa di Faurisson a quest'ora l'indifeso professore ottantenne sarebbe in ospedale o probabilmente all'obitorio.

    In tutto questo ne "compagni" ne "camerati" si sono visti a darci una mano, complimenti al menefreghismo totale.

    Mi ha colpito una delle ultime frasi di Faurisson, prima di lasciarci, ha, sorridendo, esclamato "vive l'Italie!", se non altro e' riuscito a parlare per circa 40 minuti con la stampa, mentre in Francia, data la situazione attuale, non avrebbe potuto nemmeno aprire la bocca prima di essere linciato».

    Firmato: un anonimo testimone dei fatti

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