CARO SERRA, PRENDITELA CON ME
di Gianluca Freda (22/02/2007 - 18:32)

Scrive Michele Serra su Repubblica di oggi:
SI CAPISCE, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere l'onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c'erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.
Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d'oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento.
Michele Serra e i suoi amici di governo hanno tutto il diritto di non coltivare “ideali integerrimi”. Hanno tutto il diritto, se gli fa piacere, di sguazzare in quel “merdaio di compromessi e patteggiamenti” a cui la loro incapacità idealistica ha ridotto la vita politica. Ma il problema vero non è tanto che la politica sia ridotta a un merdaio (lo è sempre stata, in maggiore o minor misura) ma che si tratta di un merdaio che ha perduto la funzione d’origine, quella che ne giustificava l’esistenza e il cattivo odore. La politica era un tempo un grosso mucchio di letame il cui scopo era di fungere da concime alla vita quotidiana dei cittadini. Da quell’ammasso di escrementi nascevano – come gustosi ortaggi - le leggi che presiedevano agli scambi, alla ricerca, alla gestione del territorio, ai rapporti con gli stati esteri, il tutto sotto il vigile controllo dell’opinione pubblica, che sceglieva un partito o l’altro a seconda del suo gradiente di fertilità. Oggi quel mucchio di letame ha abdicato a questa utile funzione: vuole essere adorato, colmato di onori, sacrifici e privilegi come una divinità uranica, ma rifiuta di essere utilizzato per la funzione che gli è propria. Guarda con superiore disprezzo i suoi fedeli e le miserabili preghiere di salvezza che gli rivolgono. Non li lascia più nemmeno avvicinare per paura di esserne contaminato. Teorizza il proprio diritto ad esistere e ad emanare miasmi pestilenziali semplicemente in virtù della propria superiorità elementale. Noi siamo fedeli tolleranti e pazienti, ma l’arroganza di questa scostante e puzzolente divinità (e dei suoi adoratori più fanatici, come Michele Serra) ci ha veramente stroncato gli zebedei.
Cito a titolo d’esempio solo due episodi, i più recenti. Un paio di giorni fa, all’Università Statale di Milano, Giuliano Amato e Tommaso Padoa Schioppa hanno tenuto una conferenza in un’aula blindata, dalla quale tutti gli studenti -suppongo in quanto elementi potenzialmente eversivi e pericolosi - erano stati esclusi. La conferenza si è tenuta tra l’apprezzamento e il vivo interesse delle guardie del corpo dei due politicanti.
La manifestazione di Vicenza, con la quale i fedeli italiani chiedevano di poter decidere se sia opportuno o no che il loro paese divenga base d’appoggio per i genocidi portati avanti da uno stato criminale e possibile bersaglio dei suoi nemici, è stata ostracizzata, criminalizzata, boicottata in tutti i modi possibili. Perfino con l’invenzione, a scopo intimidatorio, di un inesistente revanscismo brigatista a cui collegare le idee politiche dei manifestanti. Proprio ieri il Presidente della Repubblica Napolitano aveva ammonito che le manifestazioni sono legittime (molto gentile da parte sua) ma che alla fine devono essere le istituzioni a decidere il da farsi, anche fregandosene dei desideri espressi dei cittadini attraverso le manifestazioni. Altrimenti si rischia (e figuriamoci) di “compiere il passo verso la degenerazione estrema del terrorismo". Traduzione: fatevi pure le vostre passeggiate, basta che vi rassegniate a non contare un tubo.
Questa classe politica (destra o sinistra, fa lo stesso) non solo è marcia e corrotta fino al midollo, ma rifiuta anche di riconoscere a se stessa quella funzione in virtù della quale i cittadini si erano rassegnati a sopportare tanto marciume: la rappresentatività di desideri e aspirazioni provenienti dal basso. Chiusa nei propri intrallazzi e nell’adorazione di se stessa, impoverisce, demonizza e uccide il proprio elettorato, convinta di poter splendere ormai di luce propria.
E’ puerile Michele Serra quando scrive che col governo Berlusconi avremmo il triplo di basi americane. Gli americani non hanno bisogno di altre basi in Italia e se mai ne avessero bisogno basterebbe chiederle al governo (Prodi o Berlusconi, fa lo stesso) e le otterrebbero seduta stante. Non capisco – almeno non senza immaginare oscuri complotti, che è meglio riservare alle cose serie - perché persone di un certo livello intellettuale, quale Serra certamente è, facciano tanti sforzi per inventarsi una realtà virtuale in cui la classe politica italiana è ancora bipolare e animata da ideali contrapposti. Lo vede anche un orbo che non è così.
Personalmente questo governo Prodi, il cui avvento avevo salutato con molta speranza, mi ha fatto rimpiangere il governo Berlusconi in almeno tre occasioni: l’indulto, lo scippo del TFR ai lavoratori, l’ignobile DDL proposto da Mastella contro il negazionismo (cioè contro la libera espressione). In tutte le altre occasioni Berlusconi non è stato rimpianto, anche perché non ha mai dato l’impressione di essersene andato. Nulla è stato non dico fatto, ma neppure progettato, per restituire ai lavoratori i diritti che la legge Biagi gli aveva tolto, per riformare il sistema televisivo controllato da Mediaset, per restituire ai cittadini il potere d’acquisto andato a picco dopo l’ingresso nell’euro, per eliminare i mostruosi CPT, per rendersi indipendenti coi fatti e non con le chiacchiere dalla politica di sterminio di Israele e degli Stati Uniti. Stando così le cose, perché mai dovrei temere il ritorno di un Berlusconi che è sempre rimasto qui?
Tutto l’impegno del governo Prodi si è concentrato su quei due specchietti per le allodole che sono i Pacs (o Dico) e le liberalizzazioni, come se il principale interesse degli italiani fossero il riconoscimento delle coppie di fatto (lo dico da componente di una dodecaennale coppia di fatto: non m’importa una cippa di essere riconosciuto) e il pagare un paio di euro in meno il parrucchiere andando a farsi i capelli all’Ipercoop. Tutto questo mentre le manovre israelo-americane in corso in Medio Oriente potrebbero portare, nell’arco di pochi mesi, ad un attacco contro l’Iran e ad una nuova guerra mondiale.
Dice Serra che noi idealisti integerrimi, restii a sporcarci la giacchetta nel merdaio in cui lui ama evidentemente sguazzare, dovremmo avere l’onestà morale di: 1) Non entrare in coalizioni di governo e 2) Di avvertire prima che certe cose non le tolleriamo. Per quanto riguarda il punto 1, posso solo rispondergli che sono loro ad averci scelto. Non esiste solo Rifondazione al mondo, se i comunisti non gli garbano più che suggerisca ai suoi referenti politici di trovare un accordo con l’UDC (che sarebbe felicissima di un inciucio) e di governare con loro. Se vogliono noi, devono rassegnarsi all’idea che Rifondazione è un settore di quel divino letamaio di cui parlavo poc’anzi in cui il legame con i fedeli non si è ancora del tutto dissolto.
I parlamentari di Rifondazione sono tutt’altro che moralisti integerrimi – come gli ultimi mesi hanno dimostrato, ahimé, con implacabile evidenza – ed è vero che sono stati spediti in Parlamento da una segreteria di partito e non dagli elettori. Ma sono, per vari motivi, più legati agli umori della loro base, composta da persone che si lasciano prendere in giro un po’ meno facilmente dell’elettore medio degli altri partiti. Siamo noi – la base - i moralisti integerrimi che hanno imposto la caduta del governo Prodi, tra lo sconcerto di alcuni dei nostri stessi referenti istituzionali. I quali sono così sconcertati che si sono detti pronti a votare la fiducia ad un governo di cui hanno appena decretato la crisi. Che Serra cerchi di comprenderli, sono presi tra due fuochi: se fanno cadere il governo perdono la poltrona, se non lo fanno cadere la loro esistenza politica finisce qui, e con noi non c’è condizionamento mediatico che tenga. E’ normale che appaiano un po’ schizofrenici. Tutto questo, che il giornalaccio su cui Serra scrive denuncia spesso come “ricatto”, un tempo si chiamava “democrazia” e consisteva nella capacità degli elettori di tenere sotto controllo l’operato dei loro eletti. Un tempo anche Serra lo chiamava così, prima che la concretezza dei ragionevoli compromessi - degenerazione senile del comunismo – prendesse il sopravvento sui suoi neuroni.
E dunque, per quanto riguarda il punto 2, non dica Serra che non erano stati avvertiti. Al di là delle dichiarazioni – spesso vili – dei nostri parlamentari, le nostre intenzioni erano ben note, come pure l’intenzione di non abdicare ad un controllo sul loro operato. Personalmente avevo dichiarato più volte, su questo e altri siti, che la mia fiducia verso Prodi e i maggiori partiti della sua coalizione era nulla e che l’unico motivo per cui avrei votato per Rifondazione Comunista era di avere in Parlamento dei cani da guardia pronti ad azzannare l’esecutivo nel caso esso avesse provato a ripetere la ripugnante esperienza politica del 1996-2001. Ci hanno messo fin troppo tempo ad azzannare, per i miei gusti.
Sono io – se mi si perdona l’immodestia - che ho programmato, fin da principio, la caduta d’emergenza di questo governo nel caso in cui si fosse mutato in qualcosa di troppo ignobile da tollerare. Sono io il complice di Andreotti e Pininfarina. Che Serra, se ha le palle, se la prenda con me e non con i poveri Rossi e Turigliatto che se avessero potuto si sarebbero volentieri risparmiati gli insulti dell’aula e che non hanno più smesso di implorare perdono dopo l’astensione in Senato. Sono io che godo, non loro. Sono io che ho preso le bandierine che Serra sventolava ilare da nove mesi per la vittoria della nostra squadra e gliele ho ficcate in culo. L’ho fatto perché non mi importa una cippa che la nostra squadra vinca o perda. Voglio che persegua, non importa se dal dal governo o dall’opposizione, un progetto politico, che non ha proprio nulla di eversivo né di estremista , ma consiste semplicemente nel rispetto dei princìpi sanciti nella Costituzione Italiana. E non pretendo neppure un’applicazione integralista di quei precetti, mi basta che non si faccia il loro esatto contrario, spacciando le missioni di sterminio per missioni di pace e la creazione premeditata di sperequazione sociale per riforme.
Ne ho piene le scatole di questo (qui il termine ci sta bene) ricatto con cui Serra e quelli come lui vorrebbero costringermi da 13 anni a questa parte a comportarmi come Berlusconi per paura che Berlusconi torni a governare. Berlusconi non sarebbe neppure mai nato in un paese in cui gli opinionisti come Serra non invitassero tutti i giorni a pisciare sulla coerenza, sugli ideali e sull’integrità morale per perseguire machiavellici ed autolesivi compromessi. Se c’è uno che su queste cose sa pisciare benissimo è proprio Berlusconi. Si può sapere perché Serra, viste le cose che scrive, ne ha così tanta paura?
SI CAPISCE, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere l'onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c'erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.
Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d'oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento.
Michele Serra e i suoi amici di governo hanno tutto il diritto di non coltivare “ideali integerrimi”. Hanno tutto il diritto, se gli fa piacere, di sguazzare in quel “merdaio di compromessi e patteggiamenti” a cui la loro incapacità idealistica ha ridotto la vita politica. Ma il problema vero non è tanto che la politica sia ridotta a un merdaio (lo è sempre stata, in maggiore o minor misura) ma che si tratta di un merdaio che ha perduto la funzione d’origine, quella che ne giustificava l’esistenza e il cattivo odore. La politica era un tempo un grosso mucchio di letame il cui scopo era di fungere da concime alla vita quotidiana dei cittadini. Da quell’ammasso di escrementi nascevano – come gustosi ortaggi - le leggi che presiedevano agli scambi, alla ricerca, alla gestione del territorio, ai rapporti con gli stati esteri, il tutto sotto il vigile controllo dell’opinione pubblica, che sceglieva un partito o l’altro a seconda del suo gradiente di fertilità. Oggi quel mucchio di letame ha abdicato a questa utile funzione: vuole essere adorato, colmato di onori, sacrifici e privilegi come una divinità uranica, ma rifiuta di essere utilizzato per la funzione che gli è propria. Guarda con superiore disprezzo i suoi fedeli e le miserabili preghiere di salvezza che gli rivolgono. Non li lascia più nemmeno avvicinare per paura di esserne contaminato. Teorizza il proprio diritto ad esistere e ad emanare miasmi pestilenziali semplicemente in virtù della propria superiorità elementale. Noi siamo fedeli tolleranti e pazienti, ma l’arroganza di questa scostante e puzzolente divinità (e dei suoi adoratori più fanatici, come Michele Serra) ci ha veramente stroncato gli zebedei.
Cito a titolo d’esempio solo due episodi, i più recenti. Un paio di giorni fa, all’Università Statale di Milano, Giuliano Amato e Tommaso Padoa Schioppa hanno tenuto una conferenza in un’aula blindata, dalla quale tutti gli studenti -suppongo in quanto elementi potenzialmente eversivi e pericolosi - erano stati esclusi. La conferenza si è tenuta tra l’apprezzamento e il vivo interesse delle guardie del corpo dei due politicanti.
La manifestazione di Vicenza, con la quale i fedeli italiani chiedevano di poter decidere se sia opportuno o no che il loro paese divenga base d’appoggio per i genocidi portati avanti da uno stato criminale e possibile bersaglio dei suoi nemici, è stata ostracizzata, criminalizzata, boicottata in tutti i modi possibili. Perfino con l’invenzione, a scopo intimidatorio, di un inesistente revanscismo brigatista a cui collegare le idee politiche dei manifestanti. Proprio ieri il Presidente della Repubblica Napolitano aveva ammonito che le manifestazioni sono legittime (molto gentile da parte sua) ma che alla fine devono essere le istituzioni a decidere il da farsi, anche fregandosene dei desideri espressi dei cittadini attraverso le manifestazioni. Altrimenti si rischia (e figuriamoci) di “compiere il passo verso la degenerazione estrema del terrorismo". Traduzione: fatevi pure le vostre passeggiate, basta che vi rassegniate a non contare un tubo.
Questa classe politica (destra o sinistra, fa lo stesso) non solo è marcia e corrotta fino al midollo, ma rifiuta anche di riconoscere a se stessa quella funzione in virtù della quale i cittadini si erano rassegnati a sopportare tanto marciume: la rappresentatività di desideri e aspirazioni provenienti dal basso. Chiusa nei propri intrallazzi e nell’adorazione di se stessa, impoverisce, demonizza e uccide il proprio elettorato, convinta di poter splendere ormai di luce propria.
E’ puerile Michele Serra quando scrive che col governo Berlusconi avremmo il triplo di basi americane. Gli americani non hanno bisogno di altre basi in Italia e se mai ne avessero bisogno basterebbe chiederle al governo (Prodi o Berlusconi, fa lo stesso) e le otterrebbero seduta stante. Non capisco – almeno non senza immaginare oscuri complotti, che è meglio riservare alle cose serie - perché persone di un certo livello intellettuale, quale Serra certamente è, facciano tanti sforzi per inventarsi una realtà virtuale in cui la classe politica italiana è ancora bipolare e animata da ideali contrapposti. Lo vede anche un orbo che non è così.
Personalmente questo governo Prodi, il cui avvento avevo salutato con molta speranza, mi ha fatto rimpiangere il governo Berlusconi in almeno tre occasioni: l’indulto, lo scippo del TFR ai lavoratori, l’ignobile DDL proposto da Mastella contro il negazionismo (cioè contro la libera espressione). In tutte le altre occasioni Berlusconi non è stato rimpianto, anche perché non ha mai dato l’impressione di essersene andato. Nulla è stato non dico fatto, ma neppure progettato, per restituire ai lavoratori i diritti che la legge Biagi gli aveva tolto, per riformare il sistema televisivo controllato da Mediaset, per restituire ai cittadini il potere d’acquisto andato a picco dopo l’ingresso nell’euro, per eliminare i mostruosi CPT, per rendersi indipendenti coi fatti e non con le chiacchiere dalla politica di sterminio di Israele e degli Stati Uniti. Stando così le cose, perché mai dovrei temere il ritorno di un Berlusconi che è sempre rimasto qui?
Tutto l’impegno del governo Prodi si è concentrato su quei due specchietti per le allodole che sono i Pacs (o Dico) e le liberalizzazioni, come se il principale interesse degli italiani fossero il riconoscimento delle coppie di fatto (lo dico da componente di una dodecaennale coppia di fatto: non m’importa una cippa di essere riconosciuto) e il pagare un paio di euro in meno il parrucchiere andando a farsi i capelli all’Ipercoop. Tutto questo mentre le manovre israelo-americane in corso in Medio Oriente potrebbero portare, nell’arco di pochi mesi, ad un attacco contro l’Iran e ad una nuova guerra mondiale.
Dice Serra che noi idealisti integerrimi, restii a sporcarci la giacchetta nel merdaio in cui lui ama evidentemente sguazzare, dovremmo avere l’onestà morale di: 1) Non entrare in coalizioni di governo e 2) Di avvertire prima che certe cose non le tolleriamo. Per quanto riguarda il punto 1, posso solo rispondergli che sono loro ad averci scelto. Non esiste solo Rifondazione al mondo, se i comunisti non gli garbano più che suggerisca ai suoi referenti politici di trovare un accordo con l’UDC (che sarebbe felicissima di un inciucio) e di governare con loro. Se vogliono noi, devono rassegnarsi all’idea che Rifondazione è un settore di quel divino letamaio di cui parlavo poc’anzi in cui il legame con i fedeli non si è ancora del tutto dissolto.
I parlamentari di Rifondazione sono tutt’altro che moralisti integerrimi – come gli ultimi mesi hanno dimostrato, ahimé, con implacabile evidenza – ed è vero che sono stati spediti in Parlamento da una segreteria di partito e non dagli elettori. Ma sono, per vari motivi, più legati agli umori della loro base, composta da persone che si lasciano prendere in giro un po’ meno facilmente dell’elettore medio degli altri partiti. Siamo noi – la base - i moralisti integerrimi che hanno imposto la caduta del governo Prodi, tra lo sconcerto di alcuni dei nostri stessi referenti istituzionali. I quali sono così sconcertati che si sono detti pronti a votare la fiducia ad un governo di cui hanno appena decretato la crisi. Che Serra cerchi di comprenderli, sono presi tra due fuochi: se fanno cadere il governo perdono la poltrona, se non lo fanno cadere la loro esistenza politica finisce qui, e con noi non c’è condizionamento mediatico che tenga. E’ normale che appaiano un po’ schizofrenici. Tutto questo, che il giornalaccio su cui Serra scrive denuncia spesso come “ricatto”, un tempo si chiamava “democrazia” e consisteva nella capacità degli elettori di tenere sotto controllo l’operato dei loro eletti. Un tempo anche Serra lo chiamava così, prima che la concretezza dei ragionevoli compromessi - degenerazione senile del comunismo – prendesse il sopravvento sui suoi neuroni.
E dunque, per quanto riguarda il punto 2, non dica Serra che non erano stati avvertiti. Al di là delle dichiarazioni – spesso vili – dei nostri parlamentari, le nostre intenzioni erano ben note, come pure l’intenzione di non abdicare ad un controllo sul loro operato. Personalmente avevo dichiarato più volte, su questo e altri siti, che la mia fiducia verso Prodi e i maggiori partiti della sua coalizione era nulla e che l’unico motivo per cui avrei votato per Rifondazione Comunista era di avere in Parlamento dei cani da guardia pronti ad azzannare l’esecutivo nel caso esso avesse provato a ripetere la ripugnante esperienza politica del 1996-2001. Ci hanno messo fin troppo tempo ad azzannare, per i miei gusti.
Sono io – se mi si perdona l’immodestia - che ho programmato, fin da principio, la caduta d’emergenza di questo governo nel caso in cui si fosse mutato in qualcosa di troppo ignobile da tollerare. Sono io il complice di Andreotti e Pininfarina. Che Serra, se ha le palle, se la prenda con me e non con i poveri Rossi e Turigliatto che se avessero potuto si sarebbero volentieri risparmiati gli insulti dell’aula e che non hanno più smesso di implorare perdono dopo l’astensione in Senato. Sono io che godo, non loro. Sono io che ho preso le bandierine che Serra sventolava ilare da nove mesi per la vittoria della nostra squadra e gliele ho ficcate in culo. L’ho fatto perché non mi importa una cippa che la nostra squadra vinca o perda. Voglio che persegua, non importa se dal dal governo o dall’opposizione, un progetto politico, che non ha proprio nulla di eversivo né di estremista , ma consiste semplicemente nel rispetto dei princìpi sanciti nella Costituzione Italiana. E non pretendo neppure un’applicazione integralista di quei precetti, mi basta che non si faccia il loro esatto contrario, spacciando le missioni di sterminio per missioni di pace e la creazione premeditata di sperequazione sociale per riforme.
Ne ho piene le scatole di questo (qui il termine ci sta bene) ricatto con cui Serra e quelli come lui vorrebbero costringermi da 13 anni a questa parte a comportarmi come Berlusconi per paura che Berlusconi torni a governare. Berlusconi non sarebbe neppure mai nato in un paese in cui gli opinionisti come Serra non invitassero tutti i giorni a pisciare sulla coerenza, sugli ideali e sull’integrità morale per perseguire machiavellici ed autolesivi compromessi. Se c’è uno che su queste cose sa pisciare benissimo è proprio Berlusconi. Si può sapere perché Serra, viste le cose che scrive, ne ha così tanta paura?
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