LE SOLITE SCUSE
by Gianluca Freda (14/02/2007 - 02:30)

IL PENTAGONO COLTO CON LE MANI NEL SACCO A TENTARE DI INCASTRARE L’IRAN
L’Iran non produce proiettili di mortaio da 81 mm.
di Kurt Nimmo
dal sito GlobalResearch
traduzione di Gianluca Freda
Davvero stupenda l’impudenza con cui il Pentagono sta fabbricando prove fasulle contro l’Iran. Come scrivevo ieri, il proiettile da mortaio da 81 mm. presentato ai media compiacenti come “prova” che l’Iran sta rifornendo di armi gli sciiti iracheni, è chiaramente una bufala, poiché la data sul proiettile mostrato non appartiene al calendario musulmano e tutte le altre scritte sono chiaramante in inglese anziché in arabo, come sarebbe logico.
Ma c’è di peggio.
Come sottolinea una mail che ho recentemente ricevuto, l’Iran non fabbrica proiettili di mortaio da 81 mm. Secondo un rapporto fornito dal Centro Jaffee per gli Studi Strategici dell’Università di Tel Aviv, collegato al Centro Saban per la Politica Mediorientale presso il Brooking Institute (neocon), il proiettile da mortaio più piccolo fabbricato in Iran è l’M-30 da 107 mm. Questa informazione è contenuta nel rapporto del Centro Jaffee intitolato “Equilibrio Militare in Medio Oriente” aggiornato allo scorso febbraio. Lo si può leggere in questo file PDF a pagina 15. Secondo il Centro Jaffee “Equilibrio Militare in Medio Oriente è la fonte più autorevole in fatto di armamenti mediorientali fin dal 1983”. E’ una fortuna per noi che questi presuntuosi neocon non si curino neppure di controllare le loro elaborate menzogne – erroneamente descritte come “processo meccanico” – prima di darle in pasto al pubblico ignorante.
Come ha detto alla Associated Press Mohammad Ali Hosseini, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, “gli Stati Uniti hanno una lunga tradizione nella fabbricazione di prove fasulle”, fatto indiscutibile e più che comprovato dalla prepazione dell’invasione dell’Iraq, quando i neocon affermarono che i palloni meteorologici iracheni servivano come armi biologiche e riciclarono goffamente la tesina di uno studente come prova che Saddam possedeva le armi di distruzione di massa.
Considerata l’inverosimiglianza della truffa, non c’è da stupirsi che i cosiddetti “esperti” coinvolti nell’imbroglio abbiano chiesto a “un’ampia schiera di giornalisti” (poi identificati come fattorini e correttori di bozze) di “rimanere anonimi”, nel timore che le pernacchie gli venissero recapitate sotto il portone di casa.
“Perché mai dei pubblici ufficiali americani dovrebbero voler nascondersi dietro il velo dell’anonimato mentre presentano prove dettagliate che l’Iran sta fornendo armamenti a forze antiamericane?” si meraviglia Eason Jordan. “Dopo settimane, se non mesi, che il governo degli Stati Uniti promette di presentare un dannato dossier contenente prove contro l’Iran e dopo che questa stessa amministrazione ci aveva fornito informazioni errate sulle capacità e le intenzioni malevole del regime di Saddam Hussein, il meglio che essa sa offrirci oggi è una prova incendiaria presentata in una conferenza stampa a Baghdad da tre ufficiali USA che rifiutano perfino di essere citati per nome?... Il popolo americano merita affermazioni precise fatte da ufficiali identificati”.
Naturalmente queste “affermazioni precise” non arriveranno, né ora né quando l’Iran sarà stato distrutto, come l’Iraq lo è stato prima di lui.
Forse, se saremo fortunati, in qualche momento del futuro i nomi di questi “esperti” emergeranno nel corso di un nuovo processo di Norimberga.
Aggiunta.
L’Iran non fabbrica proiettili di mortaio da 81 mm., ma il Pakistan sì. Confrontate la foto tratta dal catalogo di questi mercanti di morte con quella presentata come “prova” contro gli iraniani. Se si tolgono la punta a cono e le alette in fondo, sono quasi fratelli gemelli (vedi ingrandimento).
E’ possibile che i neocon al Pentagono, nel tentativo di accusare gli iraniani e dare così inizio alla Quarta Guerra Mondiale, come essi stessi orgogliosamente la chiamano, stiano attribuendo al’Iran la paternità di armi pakistane? Considerata la lunga e sordida collaborazione tra CIA, il Pentagono e gli scellerati ISI pakistani, è probabile che sia proprio così.
Ma c’è di peggio.
Come sottolinea una mail che ho recentemente ricevuto, l’Iran non fabbrica proiettili di mortaio da 81 mm. Secondo un rapporto fornito dal Centro Jaffee per gli Studi Strategici dell’Università di Tel Aviv, collegato al Centro Saban per la Politica Mediorientale presso il Brooking Institute (neocon), il proiettile da mortaio più piccolo fabbricato in Iran è l’M-30 da 107 mm. Questa informazione è contenuta nel rapporto del Centro Jaffee intitolato “Equilibrio Militare in Medio Oriente” aggiornato allo scorso febbraio. Lo si può leggere in questo file PDF a pagina 15. Secondo il Centro Jaffee “Equilibrio Militare in Medio Oriente è la fonte più autorevole in fatto di armamenti mediorientali fin dal 1983”. E’ una fortuna per noi che questi presuntuosi neocon non si curino neppure di controllare le loro elaborate menzogne – erroneamente descritte come “processo meccanico” – prima di darle in pasto al pubblico ignorante.
Come ha detto alla Associated Press Mohammad Ali Hosseini, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, “gli Stati Uniti hanno una lunga tradizione nella fabbricazione di prove fasulle”, fatto indiscutibile e più che comprovato dalla prepazione dell’invasione dell’Iraq, quando i neocon affermarono che i palloni meteorologici iracheni servivano come armi biologiche e riciclarono goffamente la tesina di uno studente come prova che Saddam possedeva le armi di distruzione di massa.
Considerata l’inverosimiglianza della truffa, non c’è da stupirsi che i cosiddetti “esperti” coinvolti nell’imbroglio abbiano chiesto a “un’ampia schiera di giornalisti” (poi identificati come fattorini e correttori di bozze) di “rimanere anonimi”, nel timore che le pernacchie gli venissero recapitate sotto il portone di casa.
“Perché mai dei pubblici ufficiali americani dovrebbero voler nascondersi dietro il velo dell’anonimato mentre presentano prove dettagliate che l’Iran sta fornendo armamenti a forze antiamericane?” si meraviglia Eason Jordan. “Dopo settimane, se non mesi, che il governo degli Stati Uniti promette di presentare un dannato dossier contenente prove contro l’Iran e dopo che questa stessa amministrazione ci aveva fornito informazioni errate sulle capacità e le intenzioni malevole del regime di Saddam Hussein, il meglio che essa sa offrirci oggi è una prova incendiaria presentata in una conferenza stampa a Baghdad da tre ufficiali USA che rifiutano perfino di essere citati per nome?... Il popolo americano merita affermazioni precise fatte da ufficiali identificati”.
Naturalmente queste “affermazioni precise” non arriveranno, né ora né quando l’Iran sarà stato distrutto, come l’Iraq lo è stato prima di lui.
Forse, se saremo fortunati, in qualche momento del futuro i nomi di questi “esperti” emergeranno nel corso di un nuovo processo di Norimberga.
Aggiunta.
L’Iran non fabbrica proiettili di mortaio da 81 mm., ma il Pakistan sì. Confrontate la foto tratta dal catalogo di questi mercanti di morte con quella presentata come “prova” contro gli iraniani. Se si tolgono la punta a cono e le alette in fondo, sono quasi fratelli gemelli (vedi ingrandimento).
E’ possibile che i neocon al Pentagono, nel tentativo di accusare gli iraniani e dare così inizio alla Quarta Guerra Mondiale, come essi stessi orgogliosamente la chiamano, stiano attribuendo al’Iran la paternità di armi pakistane? Considerata la lunga e sordida collaborazione tra CIA, il Pentagono e gli scellerati ISI pakistani, è probabile che sia proprio così.
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