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    SER LIBRE NO ES FÁCIL...

    by Gianluca Freda (29/10/2006 - 14:00)



    La rivolta della città messicana di Oaxaca inizia il 22 maggio di quest’anno, quando gruppi di insegnanti istituiscono un piantone rivendicando aumenti salariali. Al centro della protesta si pone la Sezione 22 del Magistero Democratico, una corporazione che da 26 anni rivendica miglioramenti per l’educazione ed il salario. Parte della sua strategia sono gli scioperi che si realizzano ogni anno nella vigilia del rinnovo del contratto. Constatando l’indifferenza e l’inadempienza del governo, il 22 maggio i maestri di Oaxaca istituiscono un presidio nello Zócalo della città, che occupa quasi 40 isolati. Bloccano il Palazzo del Governo, il Congresso statale, la Procura Statale, la Protezione Civile e molti altri enti. Venerdì 2 giugno Ulises Ruiz Ortiz, governatore dello stato di Oaxaca, intima ai maestri di tornare al lavoro il lunedì successivo, minacciando di denunciarli per abbandono della funzione. Ruiz è un autentico emblema della corruzione dell’apparato di potere messicano. Esercita la sua carica da un albergo di lusso di Città del Messico, delegando il governo al suo braccio destro Jorge Franco Vargas, già picchiatore dell’università statale Benito Juarez. Ruiz è un governatore virtuale.Non conosce la città che governa, non ci vive nemmeno, le sue attività principali consistono nell’appaltare opere pubbliche a parenti e amici e nel finanziare la campagna elettorale di Roberto Madrazo, candidato presidenziale del Pri (poi trombato alle elezioni del 2 luglio scorso, quelle vinte con l’imbroglio da Felipe Calderón). I maestri di Oaxaca rifiutano l’ultimatum e rafforzano i presìdi. Il 14 giugno, un paio di settimane prima delle elezioni presidenziali, Ruiz ordina alla polizia di sgomberare il centro della città dai presìdi dei maestri in lotta.


    La repressione viene attuata con violenza inaudita. Lo sgombero inizia alle 4 di mattina ad opera di circa 2500 poliziotti ministeriali che entrano nell’accampamento dei maestri, aggredendo i manifestanti e sparando lacrimogeni di fabbricazione USA. Diversi manifestanti vengono uccisi nell’aggressione, almeno cinque donne denunciano aggressioni sessuali da parte dei poliziotti, il che esacerba gli animi e spinge i maestri di Oaxaca, appoggiati adesso dalla gran parte della popolazione, a resistere. Gli scontri durano per tutta la mattina. Il popolo di Oaxaca combatte per il controllo dello Zócalo contro la Polizia Preventiva Federale (PFP), l’Unità di Polizia per le Operazioni Speciali e la Polizia Ministeriale. I manifestanti difendono palmo a palmo gli isolati dello Zócalo erigendo barricate e utilizzando come armi machete, pali e pietre e proteggendosi con gli scudi e i caschi strappati agli assalitori. Vengono organizzate brigate di maestri per assistere la gente con acqua, aceto e coca-cola, per contrastare gli effetti dei lacrimogeni. Alle 9.30 della mattina la polizia si ritira e lo Zócalo torna nelle mani dei manifestanti. Da allora la popolazione di Oaxaca si è riunita in un comitato di lotta permanente chiamato APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca) che oggi aggrega più di 350 organizzazioni di tutto lo stato e ha la sua voce di lotta in Radio Plantón, che si può ascoltare anche su internet all’indirizzo www.asambleapopulardeoaxaca.com ).


    Venerdì scorso era scaduto l’ultimatum di 72 ore che la APPO aveva dato al governatore Ruiz per presentare le dimissioni. Ruiz, ovviamente, ha rifiutato e la risposta della APPO è stata il rafforzamento delle barricate, il blocco delle principali vie di comunicazione e il boicottaggio delle principali catene commerciali. Questo ha scatenato la reazione del governo statale che ha dato via libera ai paramilitari, integrati da poliziotti in borghese e funzionari governativi, per la repressione della rivolta. Il sodalizio tra il governatore Ruiz (Pri) e il partito di governo (Pan) è stato reso necessario dalla debolezza di quest’ultimo. Infatti, il prossimo 1° dicembre dovrebbe aver luogo il passaggio di poteri tra l’attuale presidente, Vicente Fox, e il neoeletto (con l’imbroglio) Felipe Calderón. L’insediamento del nuovo presidente del Pan è giustamente contestato, tanto che Lopez Obador – il candidato di sinistra “sconfitto” da Calderón alle presienziali – il 20 novembre prossimo ha intenzione di proclamarsi pubblicamente “presidente legittimo”, appoggiato dalle numerose manifestazioni di piazza che da luglio si susseguono in tutto il paese. In questa situazione il Pan ha un disperato bisogno dell’appoggio del Pri ed ecco spiegato il supporto fornito dal governo statale alla repressione della lotta di Oaxaca.


    Da ieri all’aeroporto di Oaxaca continuano ad arrivare voli carichi di agenti del PFP incaricati di eprimere la rivolta. Sono attesi circa 4000 uomini, un piccolo esercito. Ieri la violenza dei paramilitari e della polizia governativa ha già fatto quattro morti tra i manifestanti, tra cui l’attivista newyorchese di Indymedia Bradley Roland Will, alla cui morte il Manifesto di oggi ha dedicato la prima pagina. Will è stato ucciso mentre cercava di documentare la resistenza del popolo di Oaxaca sulle barricate allestite in Santa Lucia del Camino. QUI  potete vedere alcune delle immagini girate da Brad Will negli ultimi giorni. Un altro degli uccisi è il maestro Emilio Alonso Fabian, la cui uccisione è documentata da questo filmato di Indymedia. Ci sono decine di feriti e centinaia di persone arrestate o scomparse. Il presidente Fox ha intenzione di reprimere nel sangue la rivolta di Oaxaca, per rendere chiaro a tutti il destino che attende chi osa alzare la testa contro la ferocia dello stato e dei suoi interessi. L’APPO sul suo sito ha lanciato un appello alla resistenza:


    Facciamo appello a tutte le organizzazioni solidali, a tutti i fronti, alla società civile del Messico e del mondo perché intraprendano mobilitazioni pacifiche allo scopo di impedire questo bagno di sangue al quale anche il governo federale di Vicente Fox ha dato il proprio supporto.

    Facciamo appello alle organizzazioni per i diritti umani nazionali e internazionali, alla stampa nazionale e internazionale perché vengano nella città di Oaxaca a constatare la violenza che sta generando il governo di Ulises Ruiz al quale si sono aggiunti Vicente Fox e Calderón.  


    Aggiornamenti su:

    www.asambleapopulardeoaxaca.com

    www.ipsnet.it/chiapas/unotiz06.htm  (in italiano)

    mexico.indymedia.org/Oaxaca 

    www.jornada.unam.mx/2006/10/29/index.php   (sito de La Jornada)

    narconews.com
                                     


                                                  

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