FARAI MEGLIO, CARLO AZEGLIO
by Gianluca Freda (04/05/2006 - 21:05)

Sono stato accusato di provare disprezzo per il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. E’ assolutamente falso. Considero Ciampi, sul piano umano, persona integerrima, correttissima e massimamente competente per la sua carica. Ciò non mi impedisce di considerare il suo settennato al Quirinale come il peggiore di cui la storia di questo paese abbia memoria e di salutare il suo rifiuto di ricandidarsi come un supplemento di liberazione. Il fatto è che Ciampi non è immune al male che ha infettato gli ultimi quindici anni di vita politica italiana: il formalismo. Percepisce la tutela della Costituzione come una sorta di cerimoniale, come un insieme di regole tecniche a cui attenersi col massimo scrupolo. Raramente, e solo nella trita retorica dei suoi discorsi pubblici, sembra sfiorato dall’idea che tutelare la Costituzione significa difendere un insieme di valori morali che rappresentano il fondamento del nostro vivere collettivo. Non sembra ritenere possibile che tra una linea di condotta rispettosa dello spirito costituzionale e l’ossequio al protocollo possa esistere, in molti casi, una distanza incolmabile. Che la lettera e lo spirito della Costituzione possano non essere la stessa cosa. Ciò ha fatto di lui un Presidente debole e del tutto inadeguato ad affrontare gli anni di emergenza democratica che l'Italia ha vissuto a partire dalla terribile “discesa in campo” di Berlusconi. Questi anni avrebbero richiesto la presenza al Quirinale di un Presidente capace di svolgere il suo ruolo di tutore della Costituzione con determinazione e con la disponibilità ad infrangere, se necessario, qualche cavillo se la tutela di certi valori etici di base lo richiedeva. Scalfaro era stato, ad esempio, un Presidente che aveva ben chiaro il primato dei contenuti della carta costituzionale sulla sua forma. Ciampi è stato l’esatto contrario. Negli ultimi cinque anni – ma per la verità l’opera di demolizione aveva avuto i suoi prodromi già nella legislatura di centrosinistra – abbiamo assistito ad uno scempio sfacciato di tutte le principali regole morali fissate dalla Costituzione, regole che avevano sovrinteso al nostro vivere civile in tutti gli ultimi 50 anni di vita repubblicana. Lo scempio è stato così osceno da sorprendere perfino chi, come il sottoscritto, da Berlusconi si è sempre aspettato il peggio del peggio in tutti gli ultimi 20 anni. Berlusconi ha minato il principio di separazione tra poteri dello stato attaccando ripetutamente la magistratura, fino a tentare nei suoi confronti il colpo di grazia con l’abominevole riforma della giustizia; ha negato il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, fabbricando leggi che servivano, per esplicita ammissione sua e di molti suoi sgherri, a costruire immunità e privilegi per sé e per alcuni suoi sodali; ha avversato la laicità dello stato, con riforme della scuola che equiparavano scuole pubbliche e private sul piano dei finanziamenti e con ampie concessioni all’assunzione di insegnanti di religione nelle scuole pubbliche; ha ridicolizzato il principio di progressività delle imposte, abbassando le tasse ai ricchi e lasciandole invariate (o aumentandole) ai poveri; si è fatto beffe dell’art. 11, appoggiando gli Stati Uniti nella guerra più disumana, indegna e criminale che un paese occidentale abbia mai combattuto negli ultimi 100 anni, Germania nazista compresa; ha messo sotto i tacchi il principio di libertà d’informazione, varando l’indecente legge Gasparri, utile solo alle finanze della sua azienda e disastrosa per il pluralismo; ha concluso il suo scempio con l’orrida riforma della Costituzione, approvata dalla sola maggioranza con un atto di forza, che se non ricacciata nell’oblio il prossimo 25 giugno potrebbe significare la fine della democrazia come la conosciamo. Tutto questo e molto altro senza che Ciampi sentisse altro dovere che quello di protestare con qualche sommesso e indiscernibile brontolio e inviare, di tanto in tanto, qualche squillante quanto inutile messaggio alle camere. Sordo ai richiami dei cittadini, incurante delle migliaia di e-mail inviategli per supplicarlo di non apporre la sua firma alle leggi-vergogna, la presenza di Ciampi si è sentita soprattutto nei solenni discorsi istituzionali sulle bare dei caduti in Iraq – caduti grazie a un governo che li aveva mandati a morire rinominando “missione di pace” un sanguinoso intervento militare compiuto in spregio dell’art. 11, il tutto nel silenzio del Quirinale – e nei discorsi di capodanno, con i perenni richiami alla triade etica “Dio, Patria e famiglia” che sembrava uscita dritta dritta da una macchina del tempo bloccata all’età di Francesco Crispi. Nessuno si aspettava da Ciampi le barricate che un Capo dello Stato non ha né il potere né il diritto di porre in essere, ma ci saremmo sinceramente aspettati una maggiore cautela nella disamina dei provvedimenti di legge che via via venivano sottoposti alla sua attenzione da un governo che ha mostrato di avere come unico scopo la sovversione delle istituzioni come le conosciamo e come la Costituzione le aveva concepite.
Un trito luogo comune vuole che il Presidente della Repubblica debba essere "super partes". Non è vero. Il Presidente è tutore della Costituzione e dei suoi princìpi e può essere imparziale solo se ha a che fare con un bipolarismo nel quale entrambe le coalizioni in campo rispettino e condividano i precetti della suprema legge dello stato. Se una delle due mostra invece noncuranza o disprezzo per essa, fino al punto di definirla "scritta dai comunisti" - si sa che Berlusconi non pronuncia "comunisti" con lo stesso tono affettivo che potrei usare io - e di stravolgerla con una votazione a maggioranza condotta tra lo sdegno e l'abbandono dell'aula da parte dell'opposizione, in questo caso il ruolo di arbitro delle contese politiche dovrebbe essere esercitato con il massimo peso, non a tutela della parte avversa, ma in contrasto con chi vorrebbe ribaltare i fondamenti dello stato repubblicano dove confliggono con i suoi privati interessi. Ciampi non lo ha fatto.
Comunque anche l'era Ciampi è finita, un’era terribile per il nostro paese.
Ciampi sarà senz’altro un ottimo senatore a vita. Se saprà sostenere in Senato i valori morali che non ha avuto il coraggio di difendere durante il suo settennato, potrà riscattarsi da un’esperienza quirinalizia che ritengo da dimenticare. Un voto in più a Palazzo Madama, di questi tempi, arriverebbe davvero come una benedizione dal cielo.
Un trito luogo comune vuole che il Presidente della Repubblica debba essere "super partes". Non è vero. Il Presidente è tutore della Costituzione e dei suoi princìpi e può essere imparziale solo se ha a che fare con un bipolarismo nel quale entrambe le coalizioni in campo rispettino e condividano i precetti della suprema legge dello stato. Se una delle due mostra invece noncuranza o disprezzo per essa, fino al punto di definirla "scritta dai comunisti" - si sa che Berlusconi non pronuncia "comunisti" con lo stesso tono affettivo che potrei usare io - e di stravolgerla con una votazione a maggioranza condotta tra lo sdegno e l'abbandono dell'aula da parte dell'opposizione, in questo caso il ruolo di arbitro delle contese politiche dovrebbe essere esercitato con il massimo peso, non a tutela della parte avversa, ma in contrasto con chi vorrebbe ribaltare i fondamenti dello stato repubblicano dove confliggono con i suoi privati interessi. Ciampi non lo ha fatto.
Comunque anche l'era Ciampi è finita, un’era terribile per il nostro paese.
Ciampi sarà senz’altro un ottimo senatore a vita. Se saprà sostenere in Senato i valori morali che non ha avuto il coraggio di difendere durante il suo settennato, potrà riscattarsi da un’esperienza quirinalizia che ritengo da dimenticare. Un voto in più a Palazzo Madama, di questi tempi, arriverebbe davvero come una benedizione dal cielo.
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