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    FAUSTO EVENTO

    by Gianluca Freda (29/04/2006 - 15:23)



    In questo momento di gioia, che vede dopo tanti anni un comunista ascendere nuovamente alla presidenza della Camera, il nostro pensiero corre mesto ad un grande italiano impossibilitato ad esultare con noi perché prostrato dalla sofferenza e dalla malattia. Si tratta di Giampaolo Pansa, maestro e decano del giornalismo, detto anche “il parolaio verde” a causa del terribile travaso di bile che da questa mattina lo tiene sospeso tra la vita e la morte. Le apparecchiature del reparto di terapia intensiva del Policlinico Gemelli che lo tengono in vita provvedono ad ogni sua necessità vitale: lo alimentano, regolano il battito cardiaco, redigono vibranti editoriali per “L’Espresso” in cui si avvertono Prodi e l’Italia del pericolo rappresentato da Rifondazione Comunista per la Patria e le Istituzioni. Nonostante le gravi condizioni psico-fisiche, il maestro ha voluto comunque rilasciarci la seguente intervista, prima di essere sedato dai Vigili del Fuoco con una tripla dose di Rohypnol sparata da un fucile per la caccia al rinoceronte.

    Intervistatore: Signor Pansa, cosa pensa dell’elezione di Bertinotti a Presidente della Camera?

    Pansa: AARGGHHH!!… lo uccideròòòhh…. Ughrrrr…

    I.: Come dice, scusi?

    P.: Dico che considero tale elezione un pericolo per la Patria e le Istituzioni. I comunisti si stanno infiltrando dappertutto. Non li vede?

    I.: Onestamente no. Magari. Lei li vede?

    P.: Guardi, ce n’è uno dietro di lei! (estrae una rivoltella dal polmone d’acciaio e fa fuoco, abbattendo il dottor Mario Nidasi, primario di ortopedia).

    I.: Perdoni, maestro, ma lei ha appena ucciso un uomo.

    P.: E allora? I comunisti ne hanno uccisi centinaia! Migliaia! Miliardi di miliardi! Lei non c’era all’epoca delle vendette partigiane…

    I.: Beh, no. Però mi sembra che il suo libro “Il sangue dei vinti” mescoli un po’ troppo disinvoltamente realtà storica e romanzo, pretendendo di essere solo la prima cosa. E poi attinge a fonti molto di parte…

    P.: Lei è il solito comunista. Filosofeggia e parla di letteratura mentre la gente muore.

    I.: Dove muore?

    P.: Lì, ad esempio (punta la rivoltella verso l’infermiera Nadia Pellacciari, arrivata a distribuire i pasti).

    Infermiera (estraendo fulminea un winchester dal carrello delle vivande): Non ci provare, figlio di puttana! Ho fatto la rappresentante sindacale nella Filtea-Cgil all’epoca della crisi del tessile! So come trattare con gli stronzi come te!

    P. (riponendo cautamente l’arma): Ecco, lo vede? Vogliono abbattere la componente moderata del centrosinistra con le armi dell’estremismo, dell’insulto, del ricatto. Il paese non può permettersi una deriva radicale.

    I.: Scusi, ma che ci sarebbe di radicale nel pretendere stipendi un po’ più alti per gli operai, un po’ più bassi per i manager, un orario che conceda un po’ più di tempo libero, aziende la cui funzione sia produrre benessere diffuso e non profitto per pochi?

    P.: Lei è pazzo! I cinesi sono alle porte, con i loro fottuti polli alle mandorle! Gli operai italiani devono lavorare 60 ore a settimana con uno stipendio dimezzato se vogliamo continuare a essere competitivi. Per il bene della nostra industria. Per la vita della Patria!

    I.: Ma non potremmo competere con la Cina neanche così. E poi chi se ne frega del bene dell’industria se il suo prezzo è la reintroduzione dello schiavismo?

    P.: Le faccio un esempio: Oggi, costruire una fabbrica in Cina, compresi i macchinari, costa 30 euro al metro quadrato a dispetto dei 5-600 necessari in Italia. Un operaio cinese lavora 2.370 ore all'anno, senza contare gli straordinari, contro le 1.670 di un operaio italiano. Il costo del lavoro all'ora è pari a 0,45 euro contro i 13 dell'Italia.

    I.: E allora? Dovremmo ridurre gli operai italiani in queste condizioni?

    P.: No, ma voglio dire: se la Cina costa così poco, perché non ce la compriamo? Facciamo una colletta, un po’ per uno e ci portiamo a casa tutti i cinesi, tutte le fabbriche e pure la Grande Muraglia, e li facciamo lavorare per noi. E’ così semplice. Perché nessuno ci pensa? Perché Bertinotti nasconde al popolo questa elementare verità?

    I.: Beh, è un’idea. Ora però devo scappare. Grazie infinite, maestro, per l’intervista.

    P.: E pensi ai campi da golf! La Cina ha una superficie di 9 milioni e 600 mila kmq, pari a un quinto del totale mondiale e a quella totale dell'Europa! Pensi a quanti campi da golf ci verrebbero fuori. E pensi a quanti wanton fritti potremmo mangiare e a tutti quegli splendidi lampioncini di carta colorati… (in lontananza si odono le sirene dei Vigili del Fuoco).
     


      

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