OBAMA: UNA NEMESI PER ISRAELE?
IL PARTITO PER IL LINCIAGGIO DI OBAMA
di Israel Shamir
dal sito www.israelshamir.net
traduzione di Gianluca Freda
La luna di miele che il presidente Barack Obama aveva trascorso con i media dal giorno del suo insediamento è finita all’improvviso, subito dopo il discorso del Cairo. Dopo la sua promessa di far pace con il mondo islamico, in un attimo il salvatore dell’America, l’uomo che aveva detto Yes, We Can, si è ritrovato sempre più solo, assediato da un’inverosimile coalizione di sionisti, pazzoidi di sinistra e razzisti di destra.
Barack Obama è diventato la rovina degli ebrei d’Israele, ha scritto su The Forward l’ebreo Nathan Jeffai. Solo il 6% degli ebrei d’Israele considera filoisraeliane le sue posizioni, mentre più del 50% lo considera filopalestinese e circa il 30% lo considera neutrale. Questo presidente è letale tanto per Israele quanto per il mondo libero, ha esclamato Melanie Phillips, editorialista sionista inglese dagli occhi luccicanti. Obama, ha scritto
L’odio della Lobby Israeliana verso il presidente è diventato un nuovo tabù, di cui non si deve mai parlare ma che viene accettato in silenzio; proprio come le pressioni israeliane per la guerra in Iraq e per il bombardamento dell’Iran. In un breve video girato da Max Blumenthal, alcuni giovani ebrei americani in visita in Israele parlano con odio feroce del loro nuovo presidente. Questo video ha aperto un ristretto spiraglio sul punto di vista ancor più ristretto degli ebrei che detestano Obama. In brevissimo tempo, lo spiraglio è stato richiuso e le prove distrutte. Provate a cliccare sul link qui sopra, se volete: non ci troverete nessun video. Youtube lo ha rimosso per “violazione dei termini d’uso” (ma c’è un link alternativo non ancora scoperto dalla squadra Ricerca-e-Distruggi dell’AIPAC) [Il video è quello che ho pubblicato e sottotitolato qui sopra, ma ho l’impressione che su Youtube durerà poco, NdT]. Una voce autorevole e piuttosto americana come quella dell’Huffington Post ha anch’essa rimosso il video, affermando che esso non avrebbe “nessun valore informativo”. Richard Silverstein si meraviglia che “per certi siti liberali postare materiale troppo imbarazzante per Israele non è kosher, nemmeno se sono gli stessi israeliani o gli ebrei a creare l’imbarazzo”.
I neocon hanno attaccato Obama a causa della sua posizione sull’Iran. Quando il presidente ha rifiutato di esercitare pressioni e non ha tentato di delegittimare il governo iraniano, Paul Wolfowitz, l’uomo dietro la guerra in Iraq, ha personalmente domandato altro sangue.
Comunque, il potere davvero terrificante della Lobby sta nella sua capacità di mobilitare masse di persone dai punti di vista notevolmente diversi e di guidarle verso un unico obiettivo. Dopo che
William Blum non è un neocon come Wolfowitz o come Caroline Glick, ma un acceso critico dell’Impero Americano. Come un bel po’ di altri ebrei americani, Blum ha paragonato Obama ad Adolf Hitler. Blum non è altrettanto duro con Israele. Non paragonerebbe mai i sionisti a Hitler. “Anziché impelagarsi nella discussione su chi (Israele o i palestinesi) abbia iniziato questo disastro”, scrive Blum, come se si trattasse di una questione oscura, va sottolineato che “non è in gioco l’esistenza di Israele”, e Blum si interroga sul lascito degli “idealistici pionieri del Sionismo”. Ma Obama, per Blum, è come Hitler, perché... anche Hitler aveva fatto un discorso a favore della pace e contro la guerra (!?). Per LaRouche, invece, Obama è come Hitler per altre folli ragioni. La pazza ala mancina della Lobby ha di solito ragioni tutte sue, molto peculiari, per essere contro i nemici degli ebrei, ma il finale è sempre lo stesso, come accade per il gagliardo gruppo femminile repubblicano.
Blum esemplifica il tipico bastonatore di Obama di sinistra. A costoro non interessa che Obama sia sostenuto da Fidel Castro e Hugo Chavez. Essi ignorano la voce di Patrick Seale, decano dei giornalisti del Medio Oriente e amico degli Assad siriani, che è rimasto del tutto soddisfatto dalle proposte di Obama. Loro sono di gran lunga più radicali.
Si lamentano che Obama non si sia esplicitamente complimentato con Ahmadinejad e non lo abbia sostenuto. Si lagnano che egli non abbia eliminato in un mese tutto ciò che è stato fatto negli ultimi cento anni. Si lamentano perché non ha tolto di mezzo chiunque avesse ricoperto ruoli di rilievo nell’amministrazione Clinton. Si lamentano perché gli USA non si sono uniti all’Iran e alla Corea del Nord nell’Asse del Male. Si lamentano perché Obama non ha messo l’intero staff della Goldman Sachs in una prigione di massima sicurezza, accanto a Bernie Madoff.
Il Partito per il Linciaggio di Obama non prova nemmeno a essere obiettivo: qualunque storia può essere presentata con un fuorviante titolo anti-Obama. La nostra amica Cynthia McKinney, splendida ex congressista e candidata alla presidenza per il Green Party, si è unita all’associazione Free Gaza nel tentativo di spezzare l’assedio imposto a Gaza da Israele. Si è trattato di un gesto nobile e coraggioso, anche se, ahimé, destinato al fallimento: come prevedibile, alcuni pirati di Stato israeliani hanno sequestrato la loro nave in acque internazionali e hanno fatto prigioniera
I bastonatori di Obama si domandano perché egli non abbia inviato
Governare è l’arte del possibile, l’arte del compromesso. Chi governa ha bisogno di consenso e il consenso non si costruisce se i media sono ostili. I principali media americani sono posseduti e manovrati da ebrei e hanno le proprie linee rosse. I politici che se lo dimenticano, rischiano l’impeachment o l’assassinio. Quando il presidente J. F. Kennedy cercò di bloccare e smantellare il Progetto Dimona, venne assassinato, e la sua carica fu ricoperta da Lyndon B. Johnson, devoto sionista, che permise a Israele di costruire il suo arsenale nucleare e di aggredire
Obama ha dei limiti intrinseci: senza Biden come valvola di sicurezza, non gli sarebbe mai stato consentito di vincere. Senza Axelrod e Rahm non gli sarebbe stato permesso governare. Queste limitazioni sono il diretto risultato del fatto che l’America, negli ultimi 50 anni, è stata formata, educata e guidata dalle sue elite ebraiche predominanti. La maggioranza degli americani è filoisraeliana e filoebraica. Questo può cambiare, ma probabilmente non così in fretta né in modo così drastico come ad alcuni piacerebbe. Non c’è solo il Congresso ad essere devoto alla causa ebraica: diverse generazioni di americani sono state tirate su con il lavaggio del cervello fornito da Hollywood, con le favole sull’Olocausto e con l’adorazione per Israele. Parlando contro gli insediamenti, Obama si è già avvicinato molto alla linea rossa che nessun leader americano può varcare se non a suo grave rischio. Potrebbe fare di più, e dovrebbe essere incentivato a fare di più, ma dovrebbero essere
Dovremmo stare più attenti alle distorsioni create dai candidati al linciaggio di Obama. Il colpo di Stato in Honduras è stato presentato come “Il primo colpo di Stato di Obama” da molti siti che si sono bevuti questa mancina menzogna cripto-sionista. In realtà Obama ha condannato immediatamente il colpo di Stato. La nostra amica ed esperta di America Latina, Maria Poumier, ha scritto un pungente articolo intitolato Obama non ha invaso l’Honduras:
“Il golpe in Honduras è fallito grazie ad Obama. Questo è il punto di vista di Fidel Castro e di Chavez. Il golpe era stato pianificato dalla Lobby sionista, dai neocon di Miami, che volevano gettare la colpa su Obama... ma Chavez e Fidel [la signora Poumier è in contatto con entrambi] hanno accolto con entusiasmo la “chavizzazione di Obama”. Un analista cubano interpreta gli eventi in Honduras come “un segno della perdita di controllo da parte di un Impero Americano in declino”. Dopo il fallimento della guerra civile radio-controllata in Iran, dovuto in parte alla freddezza e al rifiuto di collaborare da parte di Obama, questa è una nuova disfatta per i falchi, quindi gioiamo pure del nostro successo”.
Maria Poumier ammette che “La libertà di azione di Obama è molto limitata. Né
Io sono preoccupato per il fatto che
Putin e Obama devono incontrarsi questa settimana. Potrebbero confrontare gli appunti: come sopravvivere agli attacchi della Lobby; e Putin, che non è il più brillante tra i due, potrebbe offrire comunque degli ottimi consigli. Putin ha vinto strappando i mass media dalle grinfie degli oligarchi. Essi hanno perso le loro stazioni TV e dopo averle perse non hanno più rappresentato un pericolo. Possiedono ancora i loro giornali locali e sono ostili a Putin come sempre, ma senza
Lo stesso consiglio potrebbe dargli Chavez: è grazie alla sua TV satellitare TELESUR che i golpisti dell’Honduras non sono riusciti ad ottenere riconoscimento internazionale. Adesso Chavez ha intenzione di togliere i media ai loro ostili padroni. Questo bisognerebbe farlo anche negli USA. Dopo tutto, la libertà d’informazione non deve essere necessariamente di proprietà ebraica!
“No, non parteciperò alla lapidazione di Obama”, conclude Maria Poumier, e io approvo la sua decisione: neanch’io prenderò parte al linciaggio. Mi trovo d’accordo con l’amico Gilad Atzmon, che ha scritto:
“Il presidente Obama sembra capire ciò che sta succedendo. Comprende l’umiliazione, conosce la fame di Gaza. Il fatto che si sia permesso di accostare l’Olocausto a Gaza dimostra che egli è un milione di anni più avanti della maggioranza degli organizzatori di campagne di solidarietà per
Il presidente ha ancora molta strada da fare. Eppure il presidente Obama ha compiuto un grande passo nei giorni scorsi. Ora sta guidando l’America verso l’umanitarismo. Egli reclama l’ideologia americana della libertà. Io saluto quest’uomo, saluto il suo grande intelletto, saluto la sua umanità. Sono felice di ammettere che Dio ha davvero benedetto l’America. Ma qualcuno dovrà prendersi attenta cura della salute del suo presidente. Egli ha nemici feroci e inesorabili là fuori. E per quanto ne sappiamo, non è gente che si fermi col rosso!”.
I nemici di Obama sono invero una quantità, dai razzisti fuori di testa che non sopportano di essere governati da un nero, ai sionisti, i quali temono che Obama possa intraprendere una rotta autonoma, ai radicali pazzoidi di sinistra e di destra. Dovremmo cercare di fermarli, non andarci ad aggiungere al loro numero.
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