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IL NOSTRO INFERNO PRIVATO

by Gianluca Freda (31/12/2008 - 00:27)


PERCHE’ NON RIUSCITE A RIBELLARVI PIU’ A NULLA:
LA SINDROME DI STANFORD
di Bruno Fontanesi
dal blog Il linguaggio dimenticato
(Grazie ad @lecs per la segnalazione)


Come immaginate voi l'Inferno?

Università di Stanford (California), Agosto 1971: lo psicologo Philip Zimbardo (che guardacaso ce l'ha quell'espressione un po' luciferina che evoca in modo inquietante il nostrano La Russa, n' est-pas?) recluta con un annuncio su un giornale e seleziona 24 studenti "sani, intelligenti, benestanti ed appartenenti alla classe media, psicologicamente normali e senza nessun precedente violento" a prendere parte a uno studio psicologico sulle dinamiche interpersonali insorgenti nell' ambito della vita in carcere.

L’esperimento, che avrebbe dovuto durare due settimane e coinvolgere i soggetti in una simulazione di vita carceraria condotta in un ambiente comunque "scientifico" e strettamente monitorato, viene interrotto dopo soli cinque giorni perchè "sfuggito al controllo": non solo infatti una metà degli studenti si era trasformata in un branco di spietati aguzzini mentre l' altra metà mostrava evidenti segni di traumi psichici, depressione, ed apatico adattamento a restrizioni ed abusi subiti, ma lo stesso Zimbardo (come lui stesso scrive!) perde completamente la necessaria obiettività di "supervisore" finendo per immedesimarsi e lasciarsi troppo coinvolgere nella repressione di una possibile fuga: non solo le "cavie" quindi, ma anche lo stesso sperimentatore finiscono per perdere completamente il senso del limite tra realtà e finzione, e sarà il provvidenziale intervento di amici e visitatori "esterni" a far ravvedere e rinsavire Zimbardo che quindi sospenderà l' esperimento. (Vedi i dettagli QUI)

Prego osservare nella loro splendida nudità le seguenti dinamiche: La FINZIONE che dapprima si trasforma in INCONSCIO COLLETTIVO (in quanto convenzione "intimamente" accettata e condivisa da tutti, e quindi introiettata come "vera, unica e indiscutibile" anche grazie all'azione concomitante delle tecniche di depersonificazione adottate nel corso dell'esperimento stesso), e successivamente si tramuta in REALTA'... in soli 5 giorni !!!

(E se non ci fosse stato nessun provvidenziale intervento esterno??? Se quell' esperimento fosse stato condotto, che ne so, sulla Luna senza contatti diretti con la Terra???)

Ora, non ci interessa qui sottolineare la trasformazione sadica delle "guardie", già ampiamente (e molto spesso a sproposito) riportata dai media, quanto l' evoluzione di tipo passivo-masochista dei "carcerati". (Questa hanno molto meno interesse a riportarla e sottolinearla!)

Carcerati che finiscono anch'essi per perdere tragicamente qualsiasi contatto mentale con la loro "identità di normali studenti borghesi", qualsiasi consapevolezza della finzione e dell' artificiosità della situazione, fino ad approdare alla convinzione che: "Da quella situazione sarà impossibile uscire".

Carcerati il cui comportamento, attraverso vari stadi, sfocerà in soli 5 giorni o nella crisi isterica (e in una quanto mai probabile conseguente follia), o nell' accettazione passiva e senza più ribellione della loro nuova condizione, nella completa "introiezione" del loro stato di prigionieri. E a questo stadio ogni ulteriore vessazione subita, anziché spingerli come sarebbe logico supporre verso una possibile organizzazione e rivolta, non farà che rafforzare in loro questa convinzione. Non "sono più" gli individui Tizio e Caio, ma i prigionieri numero x e y!

E mentre le guardie, che pur sfociando nel sadismo hanno sviluppato un forte senso di unità e appartenenza al "branco", e sono psicologicamente appagate da ciò al punto da dispiacersi che l'esperimento venga interrotto, i "prigionieri" sono confusi, sospettosi l' uno dell' altro, isolati nella loro spersonificata apatia, e pronti a vendersi, o far la spia per un piccolo privilegio... e non c'è più in essi nessun senso di identità né singola né collettiva, nessun senso di gruppo...

(Ma pensa che pacchia, conoscere questi insospettabili sviluppi, per un eventuale potere forte...)
 

LA STANFORD MEDIATICA

Ora, se l'idea di avere una popolazione di folli forse non aggrada nemmeno ad un potere assoluto, se non altro per l'ovvia impossibilità di potersene servire in alcun modo, pensa che bello se tutti si trasformassero invece in apatici e disgregati sudditi nelle mani di pochi detentori del potere e delle redini globali!!!

(Credete che non ci abbiano pensato? Tutto il "quid" dell' esperimento di Stanford, ciò che ha reso possibile arrivare alle conseguenze sopra riportate, si basa sulla "deidentificazione", sulla "perdita dell' identità psicologica" delle cavie... ora, se riuscissimo ad arrivare a ciò non nel modo traumatico e "distonico" utilizzato durante l' esperimento, ma in modo piacevole e "sintonico", potremmo anche avere dei sudditi felici... degli schiavi rincoglioniti e tutto sommato contenti, e che comunque mai e poi mai penseranno di ribellarsi).

- Ooohhh, parbleu, e come si potrebbe fare veh??

- Per esempio, facendo in modo che la sensazione di "prigionia" sia impercettibile, e pressoché nulla... rendendo invisibili sia i muri del carcere sia ogni possibile sospetto sull' esistenza di controllori ad un superiore livello... e facendo credere ai babb... emh, popolo, di essere i soli giocatori del gioco.

- Tanto per cominciare, invece che portarli in prigione, potremmo portare la prigione nelle loro comode abitazioni...

- La Televisione!

- "Attraverso" la Tv, i giornali, i computer, i media insomma... in modo giocoso e piacevole... Creare in modo "soft" quell'inconscio collettivo che essi poi "realizzeranno", proprio come nell' esperimento di Stanford, finendo per crederci in pieno, e per ritenerla l' unica realtà possibile.

- Ooohhh, piano, non parlare difficile... lo sai che noi potenti non siamo poi tanto forti quanto a materia grigia...

- Lo so, lo so... allora, in parole povere... si tratterebbe insomma di raccontare delle gran balle, di creare dal niente un "gioco" con regolette dettate da noi... loro ci crederanno fino in fondo, e noi, che abbiamo fatto le regole, ne trarremo i benefici... Il gioco principale si chiamerà "Economia", e sarà condotto con le regole della "Moneta", del "Signoraggio", e del "Debito Pubblico"... e loro correranno, vedrai come correranno dietro questo gioco!!! Alcuni si divertiranno anche molto, altri meno, ma nessuno sospetterà, mai e poi mai, che si tratterà solo di una realtà virtuale.

Poi si potrebbe fare il gioco "Guerra", così quando qualcuno perde nel gioco "Economia" e si arrabbia potrà azzannarsi coi compagni di cella, e non si sogneranno neanche di pensare a noi...

- Ooohhh, sembra fantascienza... sembra un film che ho visto una volta, si chiamava Ammatrix !".

- "Matrix", 'gnurant!”.

- Ah sì, Matrix... ma come convincerli a giocare ai giochi che avremo inventato per loro???

- Ah, questo è l'aspetto più semplice... "Deidentificando e spersonalizzando"... ah già, dimenticavo che con te devo spiegarmi come a un babb... a un bambino di tre anni in piena fissazione anale il cui unico scopo è accumulare...

- Come dici, che non si capisce niente...!!!

- Niente, cose mie da scienziato... Allora, in parole semplici: basta sostituire quello in cui credono loro con quello in cui crediamo noi... per questo ci sono altri due giochi: uno si avvale di tecniche sofisticate ed avveniristiche, e servirà per agire sulle menti... si chiama "Informazione e Intrattenimento". L'altro agisce a livello più viscerale, e si chiama "Politica".

- Un gioco nel gioco?

- Esattamente, come le bambole cinesi... giocando a "Politica" e "Informazione e Intrattenimento" non solo faranno esattamente quello che vogliamo noi, ma ci crederanno tanto, e si immedesimeranno tanto, che saranno pronti a deridere chiunque tenterà di aprirgli gli occhi!!!

- Il tutto mentre intanto si svolge il grande gioco di "Economia"...!!!

- Bravo, stai cominciando a capire, vedi che non è poi così difficile...

- E mentre al piano di sopra noi monitoriamo, controlliamo e guidiamo il tutto!!!

- E vi appropriate di tutte le risorse e capacità produttive del Pianeta...

Torniamo a noi, ad un livello meno esilarante del nostro discorso, e a quello che in questo momento vi riguarda più da vicino, perchè ne va della vostra stessa esistenza come prigionieri o uomini liberi (e forse della vostra esistenza tout-court):

Vi siete mai chiesti perchè vi possono togliere e precarizzare il lavoro, togliere dignità, diritti ed ogni passata conquista sociale; perchè vi possono abbassare i salari, tassarvi in modo iniquo, farvi morire di legge 30; perchè possono cacare su leggi e giustizia, perpetrare stragi di stato, osannare la guerra, inquinarvi il cibo e l' acqua, uccidervi di troppa o troppo poca "sanità", depredarvi in nome del debito pubblico, uccidervi in nome della democrazia, coprirvi di rifiuti, di cemento, e di tutte le loro diavolerie chimiche; perchè riescono a frammentare i popoli, a farli odiare l'un l'altro, a farvi guardare al prossimo solo in veste di "concorrente" o di "consumatore"... senza che riusciate più neanche non dico a ribellarvi (che sarebbe pretendere troppo), ma quantomeno ad organizzarvi e protestare in modo efficace, parbleu???

Il motivo è esattamente quello visto in apertura, quello che successe ai prigionieri dell'esperimento: siete caduti nella "Sindrome di Stanford", avete già completamente sostituito la vostra identità con la realtà fittizia creata per voi, e proprio come nell'esperimento non capite di essere immersi in una pseudo-realtà, e di essere voi stessi cavie di un esperimento globale e mediatico. Come nell'esperimento avete maturato la convinzione che questa sia la sola ed unica realtà sempre appartenuta al genere umano, che sia ineluttabile, e che, anche se spiacevole, "Non c'è alternativa".

Stranamente poi vi illudete spesso, erroneamente, che l'intervento di qualche "delegato di turno" (l'Avvocato, o il Prete nell'esperimento) possa "tirarvene fuori"... Coyons, parbleu!!!

Quelli che voi "delegate" non sono altro che attori, o prigionieri anch'essi, che godono di qualche favore e di celle più comode in cambio del loro servilismo...

E statene certi: non ci sarà nessun provvidenziale intervento esterno a dirvi: "Oh, guarda che tu non sei il Consumatore n° xyz, non sei il Conto corrente n° xyz, non sei l'allocco munito di tessera elettorale n° xyz, tu sei "Caio Sempronio", ti ricordi? E sei entrato in questo incubo solo qualche decennio fa... adesso è finita, è ora di uscire, dai, andiamo fuori di qui...”.

Al contrario, cercheranno sempre di convincervi della bontà e della concretezza dell'incantesimo che vi hanno costruito attorno!!!

No, non ci sarà nessun intervento esterno, se non sarete voi a vederlo, e a capirlo, e a tirarvene fuori...
 

POSSIBILI SCENARI

Dalla vostra avete il fatto che, come ha dimostrato lo stesso Zimbardo, stupidamente divenuto cavia del suo stesso esperimento, anche qui non esiste una "variabile indipendente" che possa dire agli zimbardi di turno "Basta", oppure "Rallenta” o “Accelera"... e quindi i controllori del gioco sbaglieranno facendosene troppo coinvolgere, anzi hanno già troppo sbagliato, come stanno a dimostrare le fin troppe cose trapelate circa i loro piani...

Hanno sbagliato, hanno spinto troppo, hanno contravvenuto alla regola n° 1 per cui il gioco, per essere sempre efficace, deve mantenersi invisibile.

L'hanno reso visibile, hanno reso troppo eclatanti e spinte le sue conseguenze... ed hanno perso il controllo per eccesso di ingordigia: il re è nudo.

Il loro margine di potere consisteva appunto nello spingere il più possibile, nel riuscire a sfruttare il più possibile senza lasciar trapelare la cabina di regia, e non ci sono riusciti.

Ma si può vincere sugli errori altrui solo se si è in grado di approfittarne, parbleu!

Come i Prigionieri di Stanford ora dovete svegliarvi e vedere che siete completamente immersi in una realtà virtuale, che non ci sono né muri né chiavi a trattenervi, che i muri e le chiavi sono solamente nella vostra testa.  Approfittatene; potreste non avere una seconda chance, ed ai muri virtuali potrebbero sostituirsi ben presto veri muri in cemento armato.

Avete di fronte tre possibili strade:

LA VIA DELLA CONSAPEVOLEZZA E DELLA LIBERA SCELTA:
Se la maggior parte di voi diventerà consapevole di tutto ciò, non servirà praticamente altro per far automaticamente crollare, in modo del tutto incruento e nel giro di pochissimi giorni, l'intera prigione: basterà spegnere il televisore, usare i giornali solo al WC (per pulirvici il culo, mica per leggerli sia chiaro), boicottare le banche e la finanza virtuale, astenervi da qualsiasi votazione e attribuzione di legittimità rappresentativa ai partiti, ascoltare il prossimo che ora volete solo "fregare" e coalizzarvi contro il comune nemico che vi sta effettivamente (lui sì) fregando. Come i Prigionieri di Stanford, dovete prendere atto che si tratta di una finzione, e dire "Mi sono stancato di questo gioco. Arrivederci e buonanotte ai suonatori". Tutto il diabolico incantesimo crollerebbe all'istante, ma bisogna essere in tanti a farlo. E ci risparmieremmo i futuri bagni di sangue.

LE RIVOLTE CRUENTE:
Come ha dimostrato lo stesso Zimbardo, l'esperimento messo in atto sulle nostre teste è destinato a coinvolgere tutti gli attori, ad ogni livello, e non si arresterà proprio perchè tutti lo crederanno  "reale". Anzi, proprio quelli che dovevano esserne i controllori hanno dimostrato di essere già stati travolti dal loro stesso gioco e troppe cose sono trapelate o sono comunque troppo sospette agli occhi dei più (11/9, Signoraggio, Esportazione di Democrazia, Falsi Attentati di Stato, ripetuti attacchi ad indagini e magistrati, Smantellamento delle Nazioni e della Legalità a favore di "Trattati" riconosciuti unilateralmente, Privatizzazione di Tutto, esasperazione del controllo, e via dicendo, la lista è lunghissima).
Contrariamente alle loro stesse previsioni i controllori del gioco perderanno comunque, per un errore già insito nel postulato, come abbiamo visto. Ma le rivolte, scoppiando singolarmente qua e là sulla faccia della terra, sarebbero lunghe, sanguinose, dolorosissime. Meglio svegliarsi insomma, ed adottare SUBITO i semplici ed incruenti accorgimenti di cui sopra.

IL PIANETA DEI FOLLI:
Ma esiste anche una terza ipotesi, la peggiore di tutte:  l'"esperimento", andando avanti ad oltranza, sarà l'unico vincitore, senza che nessuno riesca più a fermarlo: le cavie, completamente e bilateralmente impazzite nel loro folle scambio di realtà, guideranno nello spazio un pianeta di pazzi, finché non sarà la Natura stessa a tutelarsi, ponendo fine all'esperimento "uomo".

Torno a chiedervi: "Come immaginate voi l' Inferno???".

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RITI EBRAICI DI SANGUE

by Gianluca Freda (29/12/2008 - 17:05)


EINE KLEINE NACHT MURDER
Come i leader israeliani uccidono in cambio di voti

di Gilad Atzmon
dal sito Palestine Think Tank
Traduzione di Gianluca Freda
 

Per capire l’ultima devastante spedizione omicida degli israeliani contro Gaza bisogna comprendere a fondo l’identità israeliana e il suo odio innato verso chiunque non sia ebreo, l’odio verso gli arabi in particolare. Questo odio è contenuto nel curriculum israeliano, viene predicato dai leader politici e sottinteso dalle loro azioni. E’ veicolato da categorie culturali, perfino all’interno della cosiddetta “sinistra israeliana”.

Sono cresciuto in Israele negli anni ’70, gli individui della mia generazione oggi sono in Israele a capo dell’esercito, della politica, dell’economia, della cultura e delle arti. Siamo stati abituati a pensare che “un arabo buono è un arabo morto”. Qualche settimana prima che entrassi a far parte della IDF [le Forze di Difesa Israeliane, NdT] nei primi anni ’80, il generale Raphael Eitan, all’epoca capo di stato maggiore, annunciò che gli arabi erano come “scarafaggi imprigionati in una bottiglia”. La fece franca, così come la fece franca dopo l’assassinio di migliaia di civili libanesi durante la prima guerra del Libano. In una parola, gli israeliani riescono sempre ad ammazzare la gente e passarla liscia.

Fortunatamente, e per ragioni che tuttora sfuggono alla mia comprensione, a un certo punto mi risvegliai da questo mortifero sogno ebraico. A un certo punto me ne andai dallo stato degli ebrei, evasi dal dilagare dell’odio ebraico, diventai oppositore dello stato ebraico e di ogni altra forma di politica ebraica. In tutti i modi, sono fortemente convinto che sia mio dovere primario informare chiunque desideri ascoltarmi di cosa abbiamo contro.

Se il sionismo mirava a trasformare gli ebrei, e se pensava che “donandogli un proprio stato” li avrebbe resi simili a qualunque altro popolo, allora ha miseramente fallito. La barbarie israeliana, quale abbiamo potuto osservarla questa settimana e in infinite occasioni precedenti, va ben al di là della bestialità pura e semplice. E’ l’uccidere per il gusto di uccidere. Ed è indiscriminata.

Poche persone in occidente si rendono conto di una realtà devastante: che ammazzare gli arabi, e i palestinesi in particolare, è una ricetta politica israeliana di grande efficacia. Gli israeliani sono in realtà un popolo confuso. Per quanto insistano a vedere se stessi come una nazione in cerca di “Shalom” (1), in realtà amano essere guidati da politici che abbiano alle spalle un impressionante curriculum di massacri ingiustificati. Che si tratti di Sharon, Rabin, Begin, Shamir o Ben Gurion, gli israeliani vogliono che i loro “leader democraticamente eletti” siano falchi bellicosi, con le mani grondanti sangue e con alle spalle un solido background di crimini contro l’umanità.

Manca qualche settimana alle elezioni in Israele e sembra che tanto il candidato di Kadima, il ministro degli esteri Tzipi Livni, quanto il candidato laburista, il ministro della difesa Ehud Barak, si trovino molto indietro nelle preferenze rispetto al candidato del Likud, il noto falco Benjamin “Bibi” Netanyahu. Livni e Barak hanno bisogno della loro piccola guerra. Devono dimostrare agli israeliani che sanno come gestire uno sterminio di massa.

Sia Livni che Barak devono offrire all’elettore israeliano un’esibizione di devastante carneficina, così che gli israeliani possano aver fiducia nella loro leadership. E’ la loro unica possibilità contro Netanyahu. In pratica, Livni e Barak stanno lanciando tonnellate di bombe sui civili palestinesi, sulle scuole e sugli ospedali perché questo è esattamente ciò che gli israeliani vogliono vedere.

Sfortunatamente, gli israeliani non sono conosciuti per la loro pietà o per la loro compassione. Al contrario sono appagati dalla ritorsione e dalla vendetta, gioiscono della loro stessa brutalità senza limiti. Quando all’ex comandante in capo delle Forze Aeree Israeliane, Dan Halutz, fu chiesto che cosa si provasse a sganciare una bomba su un quartiere di Gaza densamente popolato, la sua risposta fu breve e precisa: “Si prova una leggera turbolenza sull’ala destra”. La freddezza omicida di Halutz fu sufficiente a garantirgli la promozione a capo di stato maggiore della IDF poco tempo dopo. Fu il generale Halutz a guidare l’esercito israeliano nella seconda guerra del Libano, fu lui a perpetrare la distruzione delle infrastrutture libanesi e di ampie zone di Beirut.

A quanto sembra, nella politica israeliana il sangue degli arabi si traduce in voti. Ovviamente sarebbe molto ragionevole incriminare Livni, Barak e l’attuale capo di stato maggiore della IDF, Ashkenazi, per omicidio di primo grado, crimini contro l’umanità e per la palese infrazione delle Convenzioni di Ginevra. Ma è molto più comprensibile tenere conto del fatto che Israele è una “democrazia”. Livni, Barak e Ashkenazi stanno dando al popolo israeliano ciò che vuole: si chiama sangue arabo e deve essere fornito in abbondanti quantità. Questa ininterrotta pratica omicida condotta dai politici israeliani riflette le attitudini del popolo israeliano nel suo insieme piuttosto che quelle di un manipolo di politici e generali. Abbiamo a che fare con una società barbarica, guidata, sul piano politico, da inclinazioni sanguinarie e assassine. Non può esservi dubbio, non c’è posto per questa gente fra le nazioni.

Perché gli israeliani siano un popolo così lontano da qualsiasi nozione di umanità è una bella domanda. Gli studiosi della natura umana più generosi ed ingenui potrebbero sostenere che la Shoah abbia lasciato un’enorme cicatrice nell’animo degli israeliani. Ciò potrebbe spiegare perché gli israeliani coltivino tale ricordo in modo ossessivo, con il sostegno dei loro fratelli e sorelle della Diaspora. Gli israeliani dicono “mai più” e ciò che vogliono dire è che non dovrà più esserci una nuova Auschwitz, il che in qualche modo li fa sentire legittimati a punire i palestinesi per i crimini commessi dai nazisti. I più realistici tra noi non credono più a questa tesi. Oggi iniziano ad ammettere che è più che probabile che gli israeliani siano così incredibilmente brutali perché semplicemente è questo che sono. E’ qualcosa che va oltre la razionalità e le teorizzazioni pseudo-analitiche. Essi affermano: “Questo è ciò che gli israeliani sono e non c’è più nulla da fare”. I realistici arrivano perfino ad ammettere che uccidere sia il modo in cui gli israeliani interpretano il significato dell’essere ebrei. Con tristezza, molti di noi sono arrivati ad ammettere che non esiste un sistema di valori laici alternativo con cui gli ebrei possano sostituire la pulsione ebraica all’omicidio. Lo stato ebraico sta lì a dimostrare che l’autonomia nazionale ebraica è un concetto inumano.

Sono cresciuto nell’Israele degli anni dopo il 1967. Sono stato allevato nel culto della mitica vittoria israeliana, siamo stati abituati ad adorare l’”israeliano che combatte in posizione di svantaggio”, l’eroico plotone che punta il suo Uzi automatico verso gli arabi e riesce a sconfiggere quattro eserciti in soli sei giorni.

Mi ci sono voluti due decenni di troppo per capire che l’”israeliano che combatte svantaggiato” era in realtà un maestro dello sterminio indiscriminato. Barak era uno di quegli eroi del 1967, un maestro dell’assassinio indiscriminato. A quanto sembra, l’esecutivo israeliano ha appena approvato un progetto per il più massiccio attacco contro Gaza dal 1967. Livni ha più o meno la mia età e, a giudicare dalle notizie, ha interiorizzato quel messaggio. Ora si sta costruendo le necessarie credenziali come assassina indiscriminata. Sia Barak che la Livni stanno conducendo Israele in una campagna elettorale di sterminio. Il sangue degli arabi e dei palestinesi è il carburante della politica israeliana.

Potrei suggerire a Barak e alla Livni che non è detto che ciò li aiuti nei sondaggi. Netanyahu è un falco autentico e genuino. Non ha bisogno di atteggiarsi ad assassino e, per quanto io possa disprezzarlo, non ha ancora condotto Israele in una guerra. Probabilmente egli capisce meglio di loro che cosa sia il potere della deterrenza.

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(1) Non bisogna confondere “Shalom” con “pace” o con “Salam”. “Pace” e “Salam” esprimono riconciliazione e compromesso, mentre “Shalom” significa sicurezza per il popolo ebraico a spese del territorio circostante.  

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I SIGNORI DELLE MOSCHE

by Gianluca Freda (28/12/2008 - 00:57)


TEMPO DI FESTA PER LA SINAGOGA DI SATANA
dal blog Smoking Mirrors
Traduzione di Gianluca Freda
 

Alcuni celebrano le feste con i doni e la fratellanza; togliendosi così il pensiero per il resto dell’anno, quando non vedono alcun profitto nel fare ciò o quando ciò richiede quello sforzo extra che è meglio sfruttare per restare seduti sul proprio culo e dedicarsi ai passatempi anziché all’esistenza. Alcuni optano per la prospettiva religiosa e si divertono festeggiando eventi per i quali non esiste alcuna datazione storica. Alcuni optano per il percorso spirituale e non abbiamo modo di sapere che cosa stiano facendo. Alcuni le vedono come una scusa per ingrassare più del solito, per altri sono un’occasione per essere più depressi del solito e ad altri... ad altri piace fare guerra ai propri vicini perché è così che celebrano le loro festività. Fra questi ultimi spicca quel parco a tema di assassini seriali meglio conosciuto come Israele.

Così come attaccarono la U.S.S. Liberty nel tentativo di provocare una guerra tra USA e URSS attraverso l’Egitto; così come sfruttarono il loro controllo sulla stampa mondiale per far credere che il Libano avesse rapito i loro soldati su suolo israeliano quando invece erano stati catturati in Libano e... le loro forze si erano già per puro caso radunate sul confine; così come fecero saltare in aria l’Hotel King David e orchestrarono gli attacchi dell’11/9, essi ora mostrano il loro spirito di festa bombardando a tappeto la gente che hanno ridotto alla fame in Palestina prendendo a pretesto queste prove incontrovertibili di attacchi con razzi perpetrati da Hamas; sarebbe quasi divertente se non facesse vomitare. Ovviamente è stato Israele a violare il cessate il fuoco.

Ancora una volta vorrei presentarvi l’immagine della mappa della Palestina che va sempre più riducendosi. E vorrei anche dirvi che quegli attacchi coi razzi sono compiuti in realtà da israeliani su territorio israeliano ed è per questo che non hanno mai colpito niente e nessuno. Si tratta di un banale sterminio di quei palestinesi che non hanno avuto il buon senso di trasferirsi... da qualche altra parte? Avrebbero dovuto pensarci due volte prima di occupare un territorio che gli AshkenaziSti desiderano.

Ora, per fare un dono a se stessi durante il loro festival delle tenebre, si godranno un’altra vacanza di sangue basata su un altro evento di sangue. Mentre il mondo si faceva le seghe con la pornografia e si prostrava dinanzi all’altare del dio dell’interesse individuale, il popolo palestinese veniva sistematicamente sradicato attraverso una serie di azioni genocide approvate dal Ministero dell’Agricoltura americano. Gli hanno tagliato l’elettricità e l’acqua. Hanno visto le fognature straripare nei loro tinelli. Gli hanno tagliato i rifornimenti di cibo e medicinali, gli hanno negato le cure mediche e... dite una cosa qualsiasi... sicuramente la stanno subendo. Questo non è carino.

Siccome nessuno ha il coraggio di dirlo, allora lo dico io: Israele, tu sei una nazione di porci dementi e psicopatici. Sei coinvolto in quasi tutti gli orrori che abbiano luogo su questo pianeta: dal controllo tribale dell’industria pornografica, al traffico di droga, al traffico di esseri umani, all’assassinio di bambini, alla devastazione del sistema finanziario mondiale, a gran parte degli attacchi terroristici che si verificano nel mondo e chi più ne ha più ne metta. Sei un foruncolo sul culo di una troia degenerata nel Reame dell’Inferno e tu... tu cadrai.

Se chiunque altro facesse le cose in cui sono coinvolti questi maiali rapaci e assetati di sangue, ciò solleverebbe l’indignazione generale... o forse no. A nessuno sembra importare un cazzo di nessuna cosa in questi giorni, salvo che possa trarne profitto. Naturalmente tutti sono vittime di quegli stessi porci, ma non riescono ad alzarsi in piedi e a fare qualcosa.

Tu non hai diritto di esistere, ma tu esisti, proprio come esiste il cancro allo stomaco. Tu esisti come esistono le zanzare, come esistono le mosche, come esistono i rifugiati di Pandora. Tu sei lo spirito del vaso di Pandora, strapieno di malattie sessuali contratte a causa dei troppi stupri eseguiti senza preservativo.

Tu sei viscido. Hai trasformato il tuo prezioso olocausto in un sistema di pubbliche relazioni e quando molte nazioni si sono offerte di fare qualcosa per rimediare alla situazione hai rifiutato ogni collaborazione. La sofferenza di alcuni individui capitava a fagiolo per il sistema di ricatti che avevi in mente per il futuro. La verità storica e i dati nudi e crudi mostrano che il tuo popolo ha progettato e compiuto olocausti assai più consistenti delle cifre che tu fornisci e che lo ha fatto più e più volte: in Russia, in Ucraina, in Armenia... per quel che ne so, dovunque ci sia mai stato un olocausto. Tu sei la Sinagoga di Satana. E’ di questo che sei il popolo eletto. E’ per questo che c’è un Vitello d’Oro rampante sul tuo blasone.

Hai provocato la guerra in Afghanistan attaccando gli Stati Uniti a tradimento. Hai provocato la guerra in Iraq facendo fabbricare menzogne dai tuoi agenti e rendendo quel paese molto peggiore di quanto fosse perfino sotto Saddam. Ora strepiti e sbavi dalla bocca per un attacco all’Iran, un paese che non ha mai attaccato nessuno da molti secoli. Tutte le tue guerre, a partire dal ’48, sono state iniziate da te e hai sempre fatto sembrare che l’attacco fosse partito da qualcun altro, ma... i dati dimostrano che sei tu ad aver iniziato queste guerre, non gli altri.

Sei un fottuto abominio e chiunque ti sostenga per ignoranza, paura o sete di denaro è abominevole quanto te.

Non so come riesci a farlo... potere occulto, denaro, armi nucleari nascoste in ogni paese del mondo. Non so come riesci a mantenere il cappio alla gola di tutti i poteri di alto livello. Non so perché hai voluto essere una tale peste per l’umanità nel corso dei secoli, cosa provata dai documenti storici... cavolo... andate a vedere di che religione erano la MAGGIOR PARTE dei trafficanti di schiavi... sono i loro stessi diari di bordo ad accusarli.

Tu non mi fai paura. Morire non è difficile. E’ molto più difficile vivere. Spero che l’Iran riesca a procurarsi quegli S-300. Sospetto che tu non sia in grado di attaccarlo neppure adesso. Loro sono un po’ più delle tue proporzioni. Non è come falsificare l’Operazione Entebbe. Non è la stessa cosa che fare a pezzi un bambino grande la metà di te o ammazzarlo mentre è ancora nella culla, cosa che è la tua specialità. Sei un regno di malvagità pura popolato da codardi totali, come l’evidenza dimostra.

Oggi i tuoi coloni impazzano sui territori palestinesi; questi pazzoidi perversi che distruggono frutteti e ammazzano donne e bambini. Le tue forze di difesa li proteggono perfino mentre fanno queste cose. Finché sono le forze di difesa ad usare i bambini per il tiro al bersaglio, non accade nulla. E per tutto il tempo tu non fai altro che parlare di Dio e di come Israele sia stato scelto da Dio. Non è di Dio che stai parlando. E’ il Demonio. Il Demonio è il tuo dio. Da ciò che fai è piuttosto evidente chi è che servi. Sei al servizio della più pura essenza del male. Il tuo motto è fare guerra attraverso l’inganno ed è il demonio ad essere conosciuto come grande ingannatore.

(Per fare una digressione, dovreste leggervi questo per un’opinione più misurata su un argomento correlato ad opera di un bravo scrittore).

Tu sei il figlio del demonio ed io avevo proprio bisogno di dirlo. La tua adorazione e il tuo amore possono rivolgersi soltanto al desiderio di possesso. Somigliano più alla lussuria, se capisci cosa voglio dire.

Oggi e domani ucciderai centinaia di altre persone innocenti. Oggi celebri le tue feste, tutte fondate su simili massacri, facendo ciò che ti diverte più di ogni altra cosa... il male e tutto ciò che ha a che fare col male... omicidi, furti, corruzione... fai un nome a caso. Tu sei il volto vivente del male.

Il male non durerà. Il tuo giorno sta per arrivare e quel giorno tutto il mondo avrà motivo di festeggiare. Avrà motivo di godersi una festa vera, più grande di ogni altra che il mondo abbia mai conosciuto. 

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CRISI D'IDENTITA'

by Gianluca Freda (25/12/2008 - 11:50)


25 DICEMBRE, FESTA DELL’ANTICRISTO
dal blog di Kelebek
(grazie ad @lecs per la segnalazione)

Io non sono quello che in Italia chiamano un "credente"; non mi identifico, cioè, con quell'antica e affascinante organizzazione multinazionale che ha sede in piazza del Vaticano a Roma.

Però questo fatto non mi impedisce di provare un senso di curiosità per quell'antico gioco che consiste nell'identificare l'Anticristo.

L'Anticristo, ricordiamo, non è affatto il diavolo, ma qualcosa che imita il Cristo, facendone una parodia.

Il segno dell'Anticristo non è la cattiveria, ma la falsificazione. L'Anticristo, come dicono alcuni, è cristomimetico.

L'Anticristo sarà sempre il più difficile dei nemici da combattere, perché non ha il viso feroce dell'Altro, ma è dentro di noi: si pone sempre come il simulacro dell'estrema, indiscutibile bontà.

A smascherarlo non può mai essere il fanatismo, perché più si è fanatici, più si finisce per lasciarsi irretire dall'aspetto mimetico.

A togliere il velo all'Anticristo servono l'ironia che sa cogliere il grottesco, l'intelligenza che sa cogliere la menzogna e il rifiuto viscerale, istintivo del falso. In questo senso, lo spirito autentico coincide con l'essere coscienti.

Il capitalismo assoluto non è altro che la falsificazione totale, l'infantilizzazione estrema, la sistematica distruzione di ogni valore umano, la generazione di uno stato ipnotico collettivo di falso benessere. In cui l'oppio dei consumi sostituisce la religione, diventando esso stesso religione.

L'esempio supremo, e anche il caso più antico, di falsificazione è certamente la Coca-Cola. Opera alchemica di un fondamentalista evangelico, che volle creare l'ennesimo falso rimedio alla malattia dilagante dell'allora nascente Impero, ciò che oggi chiamiamo lo "stress". Un rimedio, all'inizio, a base di quel noto stupefacente che è la coca e di noci di cola. Un rimedio poi puritanizzato in semplice acqua zuccherata e colorata, che non contiene nemmeno coca o cola.

Questo evanescente e frizzante nulla non serve per dissetare. E' in realtà semplicemente il riflesso della propria pubblicità; un nulla che però è fantasia di finta giovinezza, di allegria, di infanzia trasformata in prodotto, di socialità solitaria.

Nel 1971, mentre i piloti bevitori di Coca-Cola annientavano i villaggi vietnamiti con il napalm, la Coca-Cola raccolse duecento giovani sulla sommità di una collina toscana, a cantare il nuovo inno cosmico del prodotto:

    I'd like to buy the world a home and furnish it with love
    Grow apple trees and honey bees
    And snow white turtle doves
    I'd like to teach the world to sing in perfect harmony
    I'd like to buy the world a Coke
    And keep it company
    That's the real thing
    What the world wants today is Coca-Cola
   
Is the real thing
[1]

Ma il nulla si trasformò in divinità nel 1931, quando un grafico pubblicitario della Coca-Cola ebbe la brillante idea di unire due cose: la faccia di Lou Patience, un commesso viaggiatore suo amico, e la storia popolare di Santa Claus, un confuso miscuglio tra alcune usanze della cultura popolare olandese e San Nicola detto di Bari (ma i baresi in realtà si erano limitati a piratarne la salma da Mira nell'Asia Minore), passato a New York, dove fu trasformato all'inizio dell'Ottocento in un diffuso e ottimistico personaggio della subcultura commerciale statunitense.

Ma quello che conta è che fu la Coca-Cola a trasformare radicalmente Santa Claus, Babbo Natale, nel dio del commercio dei nostri tempi, dotandolo di un volto e di un accattivante abito rosso.

Nel dopoguerra, accompagnato dalle armi dell'Impero, Babbo Natale ha invaso l'Europa e poi il resto del mondo, polverizzando ogni ciclo festivo locale e annientando ogni tradizione con una determinazione che l'ateismo di stato sovietico avrebbe solo potuto invidiare.

Ci sono persone che lanciano sguaiati guaiti al pensiero delle "nostre radici" minacciate da un gruppo di operai musulmani che pregano privatamente in uno scantinato; ma questi stessi difensori della civiltà non hanno alzato un dito per la fine della Befana, di Santa Lucia e dello stesso San Nicola (per non parlare di Gesù Cristo), lo svuotamento dei luoghi di festa e la trasformazione dei centri commerciali in luoghi di culto perfettamente intercambiabili da Frosinone a Shanghai.

A quei laicisti che invece si rallegrano di una simile devastazione, sfugge il fatto che Babbo Natale, o se preferiamo la faccia del commesso viaggiatore Lou Patience, è diventato l'unico essere sovrannaturale universalmente riconosciuto; ed è curioso come abbia rubato persino la data tradizionale di nascita a Gesù Cristo.

Anzi, attorno al suo giorno di festa, si è ristrutturato l'intero calendario mondiale: dai bambini schiavi che producono per la Benetton nel Terzo Mondo, ai mentitori di professione che creano l'immagine della Benetton a Milano o a New York, tutti guardano al 25 dicembre come scadenza veramente cristomimetica.

Proprio perché la vendita è sempre una forma di seduzione, Babbo Natale non poteva che assumere la forma della bontà assoluta apparente.

Proprio qui sta la sua forza invincibile: immagine eternamente sorridente della divinizzazione del flusso delle merci, essere privo di ogni ragione o teologia, rimozione di ogni dolore, volgarità assoluta e vantata, menzogna dichiarata ma riprodotta in nome dell'innocenza dei bambini, logo di tutti i prodotti del pianeta e nel contempo inseparabile dall'impero che lo ha generato...

Alcune frange evangeliche molto minoritarie condannano Babbo Natale in quanto presunto "dio pagano": anche se gli autori di simili scritti non brillano per capacità raziocinante e quindi non si spiegheranno mai con chiarezza, sembra che credano davvero alla realtà sovrannaturale precristiana di Babbo Natale. Cosa che li rende decisamente ridicoli agli occhi dei bravi laicisti, che finiscono paradossalmente per trasformarsi in difensori del nuovo dio del denaro.

Nella loro ricerca di precedenti pagani, i critici evangelici sembrano perfettamente incapaci di cogliere la vera natura di Babbo Natale. Magari fosse un dio pagano...

Il male è il flusso corrosivo del capitale, del puro numero astratto, che annienta il mondo e chi vi abita. Babbo Natale, vuoto simulacro di plastica ghignante, è in sé nulla.

Proprio per questo, Babbo Natale è il dio dei nostri tempi.

P.S. Per scrivere questo post, ho attinto senza riserve da uno splendido libro di Nicola Lagioia, Babbo Natale. Dove si racconta come la Coca-Cola ha plasmato il nostro immaginario (Fazi Editore, 2005). Un piccolo tesoro, non solo di dati, ma di riflessioni sul senso dei nostri tempi.

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[1] "Vorrei comprare una casa per il mondo e arredarla con amore / Coltivare alberi da mele e api da miele e tortore bianche come la neve / Mi piacerebbe insegnare al mondo a cantare in perfetta armonia / Mi piacerebbe comprare una Coke al mondo e tenergli compagnia / Ecco la cosa vera / Quello che il mondo vuole oggi è Coca-Cola / E' la cosa vera".

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I SOMMERSI E I TRUFFATI

by Gianluca Freda (23/12/2008 - 15:18)


L’AFFARE MADOFF: UNA GUIDA PER L’ANTISEMITA PERPLESSO
di Israel Shamir
dal sito www.israelshamir.net
Traduzione di Gianluca Freda
 

L’antisemita riflessivo non riesce a capire come considerare l’affare Madoff. Si deve gioirne o rammaricarsene? A leggere i giornali ebraici, verrebbe da pensare che gli “antisemiti” – cioè la stragrande maggioranza del genere umano secondo alcune fonti ebraiche (“Grattate un goy e troverete un antisemita”) – stiano esplodendo dalla gioia.

Bradley Burston si entusiasma su Haaretz: “Per il convinto antisemita, Natale è arrivato presto quest’anno. Il nuovo Babbo Natale degli antisemiti si chiama Bernard Madoff. E’ la risposta alla lista dei desideri di chiunque detesti gli ebrei. La Nazione Ariana all’apice delle sue manie non avrebbe saputo trovare nulla di paragonabile”. Gli fa eco l’esecrabile Lipstadt: “Costui [Madoff] è il sogno di ogni antisemita. Neanche i peggiori tra loro avrebbero mai osato sognare una storia del genere”. E la ADL conferma: “Ci aspettiamo che gli antisemiti vivano un giorno di vittoria. Sapranno sfruttarlo”.

Verrebbe da pensare che i mega-imbroglioni ebrei rappresentino una specie rara, come i corvi bianchi. Non è esattamente così. Il Dr. William Pierce ha fatto anni or sono una valida osservazione: “Gli ebrei non sono gli unici truffatori, ma sono di certo i maggiori truffatori. Se sentite parlare di una truffa da 100.000 dollari, può essere stato chiunque. Ma se sentite parlare di una truffa da 100 milioni di dollari, allora potete star certi che è stato un ebreo”. A maggior ragione se parliamo di una truffa da 50 miliardi di dollari!

Pierce ricordava ai suoi lettori le figure di Michael Milken, Ivan Boesky, Marty Siegel, Dennis Levine e lo scandalo di insider-trading che fece quasi affondare Wall Street una dozzina di anni fa; e che incidentalmente mandò in rovina decine di migliaia di americani medi che persero i loro investimenti a causa della manipolazione artificiale dei prezzi di stock. Tutti i principali attori di quello scandalo erano ebrei.

“Ricordate l’enorme catastrofe di prestiti e risparmi che nel corso degli anni ’80 costò ai contribuenti americani 500 miliardi di dollari? Il motivo principale del crollo dell’industria dei savings-and-loan negli anni ’80 fu il massiccio investimento nei cosiddetti “junk bonds” da parte di molti istituti di credito e risparmio. E l’uomo che stava dietro i junk bonds – il genio della finanza che convinse gli istituti di credito ad acquistarli – era nient’altri che Michael Milken”.

Si potrebbero specificare meglio le parole di Pierce: i grandi imbroglioni e truffatori non sono necessariamente ebrei, ma sono sempre devoti a cause ebraiche, siano esse il culto dell’Olocausto o la causa sionista. Quando si tratta di beneficenza, un bravo truffatore americano, sia egli goy o ebreo, non si preoccupa degli americani poveri o degli africani che muoiono di fame. Egli versa le sue decime alla causa ebraica. Questo è stato anche il caso di Madoff. Egli contribuiva a una quantità di cause ebraiche, perciò non poteva che essere un truffatore. (Spiego perché in “The Man Higher Up”, tratto dal mio libro Pardes).

Quindi, perché mai il proverbiale antisemita dovrebbe gioire della caduta di Madoff, quando essa era prevedibile quanto l’arrivo dell’alba? Forse perché ci sono state tra le vittime “un certo numero di celebri ebrei della Diaspora, compresi il premio Nobel Elie Wiesel, il regista Steven Spielberg e il magnate immobiliare Mortimer Zuckermann”, come riportato dal Wall Street Journal?

James Petras è convinto che gli antisemiti dovrebbero piuttosto sentirsi delusi. “Madoff ha inflitto un duro colpo a quegli antisemiti secondo i quali esisterebbe “un’elaborata trama ebraica per defraudare i Gentili”, mettendo a riposo questa leggenda una volta per tutte. Fra le principali vittime di Bernard Madoff ci sono stati i suoi più stretti amici e colleghi ebrei, gente che condivideva con lui gli stessi pasti Seder e che frequentava gli stessi altolocati templi di Long Island e Palm Beach”.

La pensa così anche Michael Hoffman: “L’immensa rapina compiuta da Madoff... fa a pezzi uno degli stereotipi di chi odia gli ebrei: e cioè che gli ebrei non facciano altro... che derubare i gentili e approfittare collettivamente delle proprie ruberie. Questa è ignoranza crassa... Contrariamente all’opinione comune, l’ebraismo non fa bene agli ebrei. Sulle prime essi potranno anche imbrogliare i gentili, ma prima o dopo finiscono per farsi le scarpe a vicenda”. Hoffman si spinge oltre e afferma: “Le principali vittime dell’ebraismo non sono i gentili, ma gli ebrei stessi”.

Si esita a disilludere un cuore così nobile. Benché le generose affermazioni di Hoffman siano certamente corrette nel senso più profondamente spirituale, la strategia giudaica, sul medio periodo, risulta vincente sul piano concreto. Di bancarotta in bancarotta, di imbroglio in imbroglio, da una truffa assicurativa a quella seguente, la ricchezza complessiva della comunità ebraica cresce in modo costante grazie alla filantropia intra-giudea. Certo, Spielberg e la Yeshiva University hanno perso un po’ di contante in questa debacle, ma sull’altro versante miliardi di dollari sono entrati e sono rimasti nelle casse della comunità ebraica. Si potrebbe vedere Madoff come un terrorista ebreo suicida: si è fatto saltare in aria sul piano finanziario, e le perdite immediate subite da alcuni investitori ebrei sono state i danni collaterali. Ma il risultato complessivo è stato quello di trasferire in modo permanente una gran quantità di ricchezza dei gentili agli ebrei.

Come al solito, le denunce di antisemitismo servono a coprire i fatti nudi e crudi. Sentiamo parlare di investitori ebrei ridotti sul lastrico, ma la maggioranza dei gonzi di Madoff erano non-ebrei, come ha correttamente osservato Leo Schmidt, corrispondente di Peter Myers da Kandahar, in Afghanistan. “La maggioranza dei gonzi di Madoff erano soggetti non ebrei, banche, fondi e aziende. L’affermazione secondo la quale le fondazioni ebraiche avrebbero subito il colpo più duro è palesemente falsa. Il danno subito dalle fondazioni ebraiche impallidisce di fronte alle conseguenze subite da numerosi istituti finanziari, fondi e aziende che sono stati elencati da Henry Blodget”. Del resto, gli investitori ebreo-americani (al contrario dei non-ebrei d’Europa e delle loro banche) si vedranno restituire i loro investimenti grazie al piano di protezione dalle frodi finanziarie elaborato dal governo.

Perciò gli antisemiti non hanno motivo di gioire. Un truffatore ebreo non è una notizia, e neanche un truffatore ebreo che ha avuto successo. Gli ebrei non hanno perso, hanno vinto. Le loro lagne e le loro recriminazioni sono tanto autentiche quanto la contabilità di Madoff. Anche la gioia del Dr. Petras era prematura, quando scriveva: “La truffa potrebbe ridurre i fondi che l’AIPAC conta di utilizzare per influenzare il Congresso e finanziare campagne propagandistiche a favore di un attacco preventivo americano contro l’Iran”. Non così in fretta, Jim! Anche se alcune organizzazioni ebraiche e sioniste hanno perso denaro, la somma totale delle disponibilità degli ebrei è cresciuta e questa nuova ricchezza troverà presto la propria strada verso la Lobby Sionista e altri simili apparati. Questo significa che non c’è nulla da fare? No. Dove esiste volontà, esiste rimedio.

Se da un lato sarebbe ingiusto confiscare i fondi privati di singoli ebrei innocenti per compensare i misfatti dei truffatori giudei, i beni del “popolo ebraico” sono un altro discorso. Queste enormi proprietà non sono altro che manomorta, come lo erano le proprietà della Chiesa durante il medioevo. “Manomorta” significa che non si può citarli in giudizio. Tutte le perdite sono vostre, mentre tutti i profitti spettano a loro. Un regime del genere è troppo bello per durare in eterno. Le riforme non avrebbero mai avuto luogo se non fosse stato per la manomorta ecclesiastica. I sovrani, a un certo punto, si videro costretti a espropriare i beni della Chiesa, o essa sarebbe diventata troppo potente e avrebbe messo a repentaglio il loro predominio economico. Ora è tempo di fare i conti con la manomorta ebraica. Hanno approfittato dei misfatti di Madoff, ora ne paghino il prezzo.

Questi beni sono controllati da altri Madoff ancora a piede libero e da altri leader del sionismo. Il Jewish National Fund (JNF) è “una corporazione multinazionale con uffici in una dozzina di paesi sparsi in tutto il mondo. Riceve milioni di dollari di contributi da parte di ricchi ebrei di tutto il mondo, molti dei quali esentasse. L’obiettivo della JNF è quello di acquisire territori e farli sviluppare ad esclusivo beneficio degli ebrei. Affitta terre soltanto agli ebrei”. Il nostro amico Jonathan Cook di Nazareth la ha descritta come un’istituzione razzista di immenso potere e ricchezza. La JNF ha ricevuto contributi da Madoff e anche da altre persone che avevano guadagnato denaro grazie alle truffe di Madoff, sostenute dalla stessa JNF.

Un’altra possibile istituzione di manomorta con ampi possedimenti è la Conferenza delle Rivendicazioni Materiali Ebraiche contro la Germania. Questo fondo, stando ad Haaretz, ha ricevuto miliardi di dollari in beni immobiliari della Germania Est grazie ad una clausola della legge tedesca che lo riconosce proprietario di tutti i beni appartenenti a vittime dell’Olocausto che siano morte senza eredi. Non preoccupatevi: questi soldi non servono affatto ad aiutare i poveri vecchi ebrei. Un titolo di Haaretz ci informa che “i sopravvissuti ricevono solo una piccolissima fetta dei compensi per l’Olocausto”. Questa massa di denaro dovrebbe essere utilizzata per risarcire i gentili defraudati.

Già che ci siamo, queste ed altre istituzioni ebraiche potrebbero essere accusate non solo per le perdite relativamente contenute provocate da Madoff, ma anche per quelle molto più ampie provocate dal talmudaro Alan Greenspan e dal suo collega della Yeshiva, Ben Bernanke. Non serve a niente odiare Greenspan e chiamarlo Nemico Pubblico Numero Uno: l’importante è porre rimedio al risultato che ha ottenuto, il trasferimento massiccio di ricchezza dagli americani medi ai super-ricchi e da questi alle cause ebraiche. Tra queste ultime, il Centro per la Tolleranza Simon Wiesenthal dovrebbe essere anch’esso un obiettivo primario, il che potrebbe salvare Gerusalemme dalla mostruosità che esso prevede di costruire nel centro della città, sopra il cimitero di Mamilla. (Per essere “tolleranti” secondo gli standard del Centro Simon Wiesenthal bisogna essere sostenitori della censura e del bombardamento dell’Iran!).

Espropriare questi enti non recherebbe danno a nessuna persona onesta di origine ebrea. Al contrario: farebbe cessare il principale motivo di antagonismo tra ebrei e non ebrei. Gli ebrei si troverebbero senza più fondi separati che si prendano cura di loro e riconoscerebbero di essere nella stessa barca con i loro concittadini non ebrei. La Lobby Ebraica si ridurrebbe nuovamente alle sue dimensioni naturali, che dovrebbero essere, più o meno, pari a quelle della Lobby Cubana e gli USA si riprenderebbero dalla loro malattia.

Noi israeliani trarremmo i maggiori benefici da una simile iniziativa. Isaac Deutscher ha imputato la crescita negativa di Israele all’influsso dei super-ricchi ebrei americani: “Un ricco ebreo americano è orgoglioso, in fondo al cuore, di essere un membro del Popolo Eletto e in Israele sfrutta la propria influenza per favorire l’oscurantismo e le forze reazionarie. Tiene vivo lo spirito di esclusività e superiorità razziale voluto dal Talmud. Alimenta ed infiamma l’antagonismo verso gli arabi”. Se questa gente dovesse pagare per i suoi misfatti, non solo gli antisemiti, ma gli stessi ebrei avrebbero ottime ragioni per rallegrarsi. 

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REPETITA IUVANT

by Gianluca Freda (21/12/2008 - 13:53)


PERCHE’ NON POSSIAMO NON DIRCI ANTI-AMERICANI
di Francesco Lamendola
dal sito Arianna Editrice
 

La massima forma di scorrettezza politica è considerata, attualmente, quella di essere, o anche soltanto essere sospettati di essere, anti-americani. «Anti-americano» è la suprema parolaccia, la bestemmia che non sarà mai perdonata, in saecula saeculorum. Tutto si può perdonare, con il tempo; da qualunque crimine ci si può redimere - dalla mafia, dalla pedofilia, dal cannibalismo - ma dall'anti-americanismo no, mai, cadessero il Cielo e la Terra.

Ebbene, tenteremo adesso di spiegare perché non solo siamo convintamente anti-americani, ma perché non possiamo e non potremmo non esserlo; e perché lo siamo non occasionalmente, ma nel senso più profondo del termine. Non staremo ora a fare l'elenco di tutte le azioni vergognose e criminali di cui la politica estera americana si è macchiata nel corso della sua storia e fin dalle sue origini: sarebbe un elenco davvero troppo lungo.

Il padre fondatore, George Washington, non era che un latifondista e uno schiavista ambizioso e incapace: per vanagloria e per puro spirito imperialista precipitò la guerra contro i Francesi del Canada, quando la Guerra dei Sette Anni non era stata ancora ufficialmente dichiarata; e ne fu sonoramente battuto, nella maniera più umiliante (1754-55).

Tacciamo tutte le finzioni e tutte le menzogne di cui gli Americani si sono sempre serviti per giustificare le guerre che intendevano scatenare contro altre nazioni: dalla «misteriosa» esplosione della corazzata «Maine» nel porto dell'Avana, che offrì loro il pretesto per attaccare la Spagna nel 1898 e derubarla di Cuba, di Puerto Rico, di Guam e delle Filippine (1898); all'affondamento del vapore «Lusitania» - in realtà, un incrociatore ausiliario britannico che trasportava armi per una nazione belligerante, e verso il quale l'ambasciatore tedesco a New York aveva messo in guardia i passeggeri americani -, che permise loro di entrare nella prima guerra mondiale (1917); alla tanto decantata «sorpresa» di Pearl Harbor, che non fu affatto una sorpresa - come oggi riconoscono perfino alcuni storici americani -, che consentì di far passare l'entrata in guerra contro il Giappone per un atto di legittima difesa (1941); alla spudorata menzogna circa le «armi di distruzione di massa» dell'Iraq, che permise a Bush junior di invadere quel paese e, poi, di catturare e far condannare a morte l'odiato Saddam Hussein (2003).

Non facciamo l'elenco completo, dicevamo, perché richiederebbe pagine e pagine.

Molte di quelle azioni vergognose sono ormai consegnate alla storia, come la partecipazione della C.I.A. al colpo di Stato in Cile che portò al potere il generale Pinochet, contro un governo democraticamente eletto dal popolo (1973); di molte altre, invece, esistono forti indizi, ma non prove certe, come nel caso del coinvolgimento dei servizi segreti americani nella strage di Piazza Fontana (1969), nel disastro aereo di Ustica (1980) e, più recentemente, nello stesso attacco alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001 (cfr. il nostro precedente articolo «Le menzogne di Bush sull'11 settembre servono a coprire un "lavoro" del Mossad?», consultabile sul sito di Arianna Editrice). Quando gli Stati Uniti vogliono mettere le mani su un luogo d'importanza strategica, finanziano una ribellione e si fanno cedere da uno Stato creato su misura il luogo da essi ambito: così hanno fatto per mettere le mani sull'Istmo di Panama, ove poi sarebbe stato aperto il Canale: fomentando una insurrezione contro la Colombia e facendosi concedere poi, dalla compiacente neonata Repubblica delle banane, ciò cui miravano (1903).

Quando vogliono affrettare la resa dell'avversario, non esitano a servirsi di ogni mezzo, perfino della collaborazione della malavita organizzata: così hanno reintrodotto la mafia in Sicilia nell'estate del 1943, annullando gli sforzi dell'unico governo italiano – piaccia o no, quello fascista - che l'avesse mai seriamente combattuta. Oppure non si peritano di bombardare gli argini dei fiumi per provocare delle carestie destinate a fare milioni di morti: così hanno fatto in Vietnam, Paese sul quale hanno gettato - oltre a quantità industriali di armi chimiche - qualcosa come quaranta volte tutte le bombe che furono mai sganciate su tutti i fronti di guerra del secondo conflitto mondiale.

O, anche, introducono il bacillo della peste bovina per distruggere gli allevamenti del «nemico» e ridurlo  del pari alla fame: come hanno fatto a Cuba, dopo aver fallito con lo sbarco alla Baia dei Porci; oppure assoldano eserciti di mercenari sanguinari, specializzati nel terrorizzare, torturare e uccidere donne e bambini: così hanno fatto con i contras che, dall'Honduras, attaccavano le campagne e i villaggi del Nicaragua sandinista. Hanno anche posto delle mine davanti al porto nicaraguense di Corinto, compiendo un atto di pirateria che l'Alta Corte Internazionale dell'Aja condannò ufficialmente (presidente americano all'epoca, Ronald Reagan). E quando vogliono risparmiare la vita dei loro soldati, non si curano della vita delle popolazioni civili del nemico, anzi, cercano di massacrarne quante più possibile: così hanno fatto con le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki (1945).

Infine, dopo aver costruito dei miti di cartapesta (come la tanta celebrata «leggenda di Alamo»), se ne servono per giustificare la spoliazione sistematica di altre nazioni: come quando, a conclusione della guerra contro il Messico, si annetterono - gigantesco bottino di guerra - oltre metà del suo territorio, con il trattato di Guadalupe-Hidalgo (1848).

Del resto, non facciamo una questione di moralismo. Quando si afferma un Impero - per quanto democratico esso possa dirsi, come quello ateniese di Pericle - subentra una machiavellica ragion di Stato, per cui esso non può assicurare la propria supremazia senza ricorrere anche ad azioni politicamente spregiudicate, violente, ciniche e immorali. Ciò è sempre accaduto, dagli Assiri in poi, e sempre accadrà: fa parte, ineluttabilmente, della logica degli Imperi.

Perché, dunque, un accanimento particolare contro l'Impero americano?

Potremmo rispondere: per la sua ipocrisia. Perché esso fa esattamente quel che hanno sempre fatto tutti gli Imperi, compreso quello sovietico, ma con la tipica ipocrisia puritana di chi vuol presentarsi sempre dalla parte della ragione, magari per una speciale predilezione divina («Dio benedica l'America!», recitano immancabilmente i presidenti statunitensi al termine di ogni discorso ufficiale: una prova di fondamentalismo che riterremmo inaccettabile se venisse, ad esempio, dall'Iran o da qualche altro preteso «Stato-canaglia» ). Ma tutto ciò è perfettamente in linea con lo spirito più autentico della nazione americana, nello spirito dei Padri pellegrini che, nel XVII secolo, colonizzarono il New England con la Bibbia in una mano e il fucile nell'altra (per scacciare gli Indiani dalle loro legittime terre).

Ma no, non è questa la ragione per la quale non possiamo non essere profondamente anti-americani; anche l'ipocrisia, infatti, appartiene all'armamentario ideologico e propagandistico di un certo tipo di Imperi, quelli a base democratica; come, appunto, l'Atene di Pericle. E non è neppure per il doppio crimine che segna le radici stesse della storia americana: la schiavitù dei neri e lo sterminio dei pellerossa (a proposito, continuiamo a parlare di America come sinonimo di Stati Uniti, e già questa è una spia dell'arroganza propagandistica di quella nazione: l'America, infatti, è un continente, che va dallo Stretto di Behring al Capo Horn; gli Stati Uniti occupano una porzione minoritaria di quel continente, corrispondente a circa un terzo della superficie della sola America Settentrionale).

No, la ragione vera è un'altra. E cioè questa: detta paradossalmente, perché gli Stati Uniti - così come,  del resto, la Gran Bretagna, dalla quale discendono e che ne è, oggi, l'avamposto puntato contro l'Europa - non hanno mai conosciuto la sconfitta. Che vuol dire questo? È forse una colpa non essere stati sconfitti, non essere stati invasi, non aver mai conosciuto la realtà delle distruzioni dei bombardamenti aerei? Anzi, essere usciti da due guerre mondiali con una economia più forte ed espansiva di prima? Dobbiamo qui rifarci, brevemente, ad alcuni concetti espressi in un nostro precedente lavoro, «La sofferenza è una parte essenziale della vita o qualcosa che bisogna puntare a eliminare?», sempre sul sito di Arianna Editrice.  

In quella sede, avevamo affermato - fra l'altro - che la sofferenza non è costitutiva della condizione umana solamente in senso ontologico; essa lo è anche in senso etico. Una simile affermazione - che, non ne dubitiamo, avrebbe indignato Lenin, così come indignerà  certamente tutti coloro che sentono e pensano come lui - non nasce da pavido fatalismo o, peggio, da un patologico impulso di tipo masochista. Nasce, al contrario, dalla constatazione che la sofferenza, ed essa soltanto, è lo stimolo che spinge gli esseri umani a perfezionarsi, a trascendersi, a cercare il bene per se stessi e per i propri simili. Se non vi fosse il male, se non vi fosse la sofferenza, verrebbe a mancare il fattore principale dell'evoluzione spirituale e il più forte elemento del progresso morale. Possiamo, forse, deprecare che l'essere umano abbia «bisogno» di coltivare una così gravosa forma di sollecitazione per mettersi, con tutte le sue forze, verso la strade del buono, del vero e del bello. Ma è così, perché infiniti fatti della storia stanno a indicarlo; e coi fatti non si discute.

Del resto, prima di lamentarci di questa nostra condizione, dovremmo riflettere che solo grazie alla notte noi siamo in grado di apprezzare il giorno; solo grazie al freddo, il calore; e, ugualmente, solo grazie alla sofferenza, le cose buone che la vita ci offre, insieme all'occasione di divenire un po' migliori. Solo chi ha vissuto, da bambino, il terrore dei bombardamenti aerei ha potuto, poi, apprezzare pienamente la gioia di mettersi a letto col pigiama, senza il pensiero angoscioso che le sirene si sarebbero messe a suonare nel cuore della notte, costringendo tutti a precipitarsi - insonnoliti e infreddoliti - verso i rifugi antiaerei; e senza sapere se, cessato l'allarme, avrebbero trovato ancora in piedi la propria casa.

Solo chi ha sperimentato una lunga e dolorosa malattia, che lo abbia ridotto all'immobilità per giorni, settimane o mesi, ha imparato poi a godere, una volta guarito, del semplice piacere di potersi reggere in piedi, di camminare, di uscire e di fare una passeggiata, o magari di recarsi dal fornaio ad acquistare il pane fresco. Ovunque volgiamo lo sguardo, sempre osserviamo lo stesso spettacolo: che il dolore è maestro di vita, più di qualunque altra cosa al mondo. Anche un solo giorno di sofferenza autentica, non cercata e tuttavia affrontata virilmente, può insegnarci più cose di quante non potrebbe fare una intera biblioteca. Onestamente, c'è qualcuno che pensa di poterlo negare?

Ed ora torniamo alla questione dell'anti-americanismo. Un popolo che non ha mai conosciuto l'amaro sapore della sconfitta finisce per credersi infallibile e predestinato: come si ritenevano infallibili e predestinati i Padri pellegrini del «Mayflower», sbarcati nel 1620 nel Nuovo Continente con la Bibbia e il fucile. Si dirà che anche gli Stati Uniti hanno conosciuto il sapore della sconfitta, alla conclusione della guerra del Vietnam, quando dovettero fuggire in fretta e furia da Saigon, mentre già vi stavano entrando le colonne dei vietcong (1975). È vero; ma è stata un'unica sconfitta, e non certo totale: gli Americani non hanno visto il nemico in casa propria, non hanno subito l'occupazione e la spoliazione. È stata una umiliazione a metà e non ha dato luogo ad alcun serio ripensamento della loro politica estera, delle loro categorie morali. Al contrario, ha originato un forte sentimento di rivalsa, che si è sfogato non appena ha trovato margini di manovra sufficienti, e cioè non appena l'Unione Sovietica ha cominciato a implodere: in particolare, nelle due guerre del Golfo Persico - quella del 1991 e quella del 2003 -, ad opera dei due Bush presidenti: il padre e il (degno) figlio.

Le sconfitte che servono, così alle nazioni come agli individui, sono quelle da cui nasce una nuova consapevolezza di sé e degli altri, resa possibile dal dolore, dalla fragilità, dalla scoperta di non essere invincibili né onnipotenti. In altre parole, sono quelle dalle quali germoglia una più profonda umanità, una maggiore capacità di autocritica. Ma gli Americani sono lontanissimi da tutto ciò. Delle decine di film che hanno prodotto sulla loro partecipazione alle due guerre mondiali - ad esempio -,  non se ne trova uno solo che non suoni come una tronfia e stolida autocelebrazione, come un totale misconoscimento delle ragioni dell'avversario (che viene, anzi, sistematicamente denigrato o ridicolizzato) e come una assoluta incapacità di riconoscerne cavallerescamente il valore. Questa è la prima e la principale ragione per cui gli Stati Uniti si rendono odiosi nel mondo.

Questa è la prima e la principale ragione per cui, quando si sparse la notizia dell'attacco alle Torri Gemelle, in tante piazze del mondo si è fatta festa: prima ancora che per la loro politica sfacciatamente e univocamente filo-israeliana e anti-araba o per la loro alleanza di ferro con i peggiori regimi feudali del mondo: quelli dell'Arabia Saudita, del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti (con buona pace della democrazia, della libertà e dei diritti dell'uomo e del cittadino). La seconda ragione è che negli Stati Uniti sono maturati, prima che altrove, i frutti della modernità, a cominciare da quella filosofia brutalmente utilitaristica e cinicamente materialista, che crede di poter dare un prezzo ad ogni cosa e risolvere qualunque problema aprendo il portafogli. Troppo ci sarebbe da dire sulla società americana come punta avanzata dei processi degenerativi della modernità: per cui ci limiteremo a poche, brevissime osservazioni.

Gli Stati Uniti d'America sono l'unico Paese al mondo in cui, non solo vige la pena di morte (in quasi tutti i suoi Stati), ma in cui, alla vigilia di una qualsiasi esecuzione capitale, si può osservare, sotto le mura del carcere, una folla di individui che inneggiano alla sedia elettrica, lanciano slogan di morte contro il condannato, sfoggiano magliette e berretti con scritte che proclamano quanto sia bello lo spettacolo di un essere umano che viene ucciso dalle scariche ad altissimo voltaggio. Se scene del genere si verificassero, che so, in Cina, subito i mass-media dipingerebbero quella nazione come la quintessenza della barbarie; accadono, invece, negli Stati Uniti, e nessuno, nel resto del mondo, vi trova niente di strano o di censurabile.

Gli Stati Uniti d'America sono l'unico Paese al mondo che non accetta, per i propri concittadini, le norme della giustizia internazionale, valide per chiunque altro. Così, non solo non vedremo mai Bush dietro il banco degli imputati al Tribunale Internazionale dell'Aja, come abbiamo visto Milosevic e Karadzic; ma neppure abbiamo potuto vedere processati in Italia, molto più semplicemente, gli aviatori americani che tranciarono per gioco la funivia del Cermis, provocando venti vittime (scommettevano una cassetta di birra per chi avrebbe saputo passare al di sotto della funivia, come attestano le registrazioni di volo). L'allora capo del governo italiano, D'Alema, non ebbe nemmeno la dignità di annullare il viaggio a Washington; così come il presidente Berlusconi non ebbe nemmeno la dignità di protestare per l'assassinio a sangue freddo dell'agente Calipari, all'aeroporto di Baghdad, subito dopo la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Inutile dire che sia i bravi aviatori del Cermis che i prodi assassini di Calipari se la sono cavata senza un graffio con la giustizia americana.

Gli Stati Uniti d'America sono il solo Paese al mondo in cui possano verificarsi violazioni atroci dei diritti fondamentali dell'uomo, come è avvenuto nelle carceri di Abu Ghraib e come tuttora avviene in quelle di Guantanamo, senza che vi sia il minimo segno di ripensamento, di risarcimento, di mea culpa. Non so quanti si ricordino le fotografie, pur così recenti, dei corpi di prigionieri iracheni torturati o ammucchiati, ormai cadaveri, mentre soldati e soldatesse yankee si facevano ritrarre con sorrisi d'esultanza e con gesti beffardi e insultanti per le proprie vittime; noi le ricordiamo molto bene. Se fossero state trovate delle foto simili di soldati delle SS naziste presso le loro vittime ebree (e non ci risulta che ne siano state trovate), il mondo intero ne avrebbe dedotto che solo un regime politico infernale poteva aver prodotto soldati di quella fatta. Invece è accaduto nell'esercito americano, e il resto del mondo - passata la superficiale indignazione del momento - non ha fatto una piega. Anche in questo caso, è appena il caso di ricordare che solo un paio di soldati semplici sono stati processati e condannati all'espulsione dall'esercito per i fatti di Abu Ghraib, mentre i comandi superiori ne sono usciti totalmente indenni.

Potremmo continuare.

Potremmo dire che gli Stati Uniti d'America sono il solo Paese al mondo che si riserva di studiare, fabbricare ed impiegare liberamente ogni sorta di arma chimica e batteriologica; di installare testate nucleari nelle basi dei Paesi «amici», senza nemmeno informarli della loro entità (come ad Aviano); di organizzare trame, complotti, stragi e colpi di stato, ma con la pretesa di essere sempre dalla parte della democrazia e dei diritti dell'uomo.

Ora, con l'elezione alla presidenza di Barak Obama, sono in molti a sognare chissà quale  palingenesi universale, chissà quale era di felicità e di progresso per il mondo intero. Si fa un paragone con John Fitzgerald Kennedy (per inciso, colui che lanciò a corpo morto il proprio Paese nella guerra del Vietnam); si fanno paragoni con Martin Luther King, solo per il colore della pelle. Ci si dimentica, a quanto pare, che sia Colin Powell, sia Condoleezza Rice, che tennero mano a Bush e Dick Cheney nella preparazione e nella esecuzione della infame guerra contro l'Iraq, nel 2003, erano neri come lui. Credere che Obama sarà un buon presidente solo perché è un nero (per metà) non è solo una forma di suprema ingenuità; significa fare del razzismo alla rovescia. Comunque, staremo a vedere.

Per intanto, la maniera in cui gli Stati Uniti stanno affrontando la crisi internazionale del sistema bancario, da essi provocata e dal dissennato egoismo dei loro uomini d'affari - ossia da una economia basata su un immenso  spreco di risorse, e finalizzata a mantenere in povertà gran parte della restante popolazione mondiale - non lascia presagire nulla di buono. Già nel 1929 essi hanno regalato al mondo una crisi finanziaria ed economica senza precedenti (che ha prodotto, fra le altre cose, il nazismo e la seconda guerra mondiale); e, anche in quella occasione, invece di farsi carico delle responsabilità mondiali della loro economia, cercarono di salvarsi col protezionismo e con la sospensione dei prestiti alle nazioni europee, moltiplicando gli effetti del disastro.

Vedremo.

Buona fortuna a Barak Obama e a tutti i suoi tifosi e sostenitori. Noi, intanto, e fino a prova contraria, eravamo, siamo e resteremo radicalmente, irriducibilmente anti-americani: in nome dei valori spirituali che la civiltà del dollaro, dell'atomica e della Coca-Cola ogni giorno continua a offendere, calpestare e deridere.

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UNA NUOVA SHOAH

by Gianluca Freda (20/12/2008 - 22:37)


Vi rendete conto che l’economia sta andando davvero giù per lo scarico quando i ricchi iniziano a frignare come agnellini e a maledire il sistema che aveva loro garantito corposi profitti fino a qualche mese prima. Finché sono operai e pensionati a finire sul marciapiede e a dover condividere le scatolette di Kitekat col gatto, tutto è nella norma. Il mondo gira secondo criteri consueti e i quotidiani non sprecano inchiostro per un cane che morde un uomo. Ma quando a piangere sono i ricchi, ecco che all’improvviso la crisi economica torna sulle prime pagine. Se poi a piangere e maledire il destino sono i ricchi per antonomasia, cioè gli esponenti della plutocratica comunità ebraica americana, allora la situazione diviene non solo preoccupante sul piano economico, ma perfino foriera di nuovi pogrom. “E’ la Notte dei Cristalli numero due!”, si lagna, col consueto senso della misura che contraddistingue questa peculiare categoria etnico-finanziaria, una ricca signora newyorkese intervistata da Alexander Cockburn (1). Cosa è successo?

E’ successo che la Bernard L. Madoff Investment Securities LLC, una società che gestiva il denaro appartenente a grandi fortune e a grandi compagnie finanziarie come Fairfield Sentry, Kingate o Optimal (del gruppo Santander) nei cosiddetti hedge funds, ha truffato i suoi investitori attraverso l’antico metodo della “truffa piramidale”. La Madoff Investment gestiva investimenti collettivi per somme assai sostanziose, incassando commissioni sui risultati ottenuti. Si tratta di un tipo di investimento non aperto al pubblico in generale, poiché richiede la disponibilità di cifre rilevanti che l’investitore medio non possiede. Un bel giorno la Madoff si è ritrovata con un buco finanziario di una cinquantina di miliardi di dollari, mandando in fumo le speranze di profitto dei suoi clienti, le loro pensioni, i loro risparmi, oltre al denaro investito da diverse organizzazioni filantropiche ebraiche che avevano avuto fiducia nel gruppo. Si tratta, tutto sommato, di una truffa di proporzioni limitate rispetto a quelle di cui siamo stati spettatori negli ultimi mesi. Ma il problema è che stavolta i truffati erano in gran parte membri della comunità ebraica americana, ai quali la società di Madoff si rivolgeva preferenzialmente per offrire i suoi servigi. E quando a perdere quattrini è un ebreo, si sa, non siamo più di fronte a uno dei tanti imbrogli finanziari che hanno duramente colpito, negli ultimi anni, la vasta comunità internazionale dei creduloni: siamo di fronte ad un nuovo olocausto.

“Madoff”, spiega il sito spagnolo 20minutos, “diceva di usare una strategia di investimento conosciuta come split strike conversion, che consiste nel comprare azioni di grandi compagnie e options di acquisto e vendita di quello stesso titolo. In questo modo è possibile guadagnare sia nei mercati al rialzo che al ribasso. Una gran parte delle banche applica questo sistema, la grande differenza è che Madoff offriva rendimenti garantiti tra l'8 e il 12% annuali, succedesse quello che succedesse in Borsa. Questo, unito alla credibilità garantitagli dall'essere stato presidente del CdA dell'indice Nasdaq, e alla sua immagine di esclusività, ha fatto sì che la fama di Madoff corresse di bocca in bocca tra i grandi milionari e le grandi banche di investimenti. Madoff convinceva i più ricchi con la sua società Fairfield Greenwich Group, con uffici anche a Madrid”. Il collasso dell’azienda di Madoff ha aperto un buco nero all’interno del ristretto circolo di ricchi ebrei che si fidano solo di altri ebrei per investire il loro denaro. Madoff si è consegnato alle autorità dopo aver confessato la truffa ai suoi clienti, ammettendo di non avere più un centesimo per rimborsarli. Attualmente è agli arresti domiciliari, fornito di elegante braccialetto elettronico donatogli dalle autorità competenti. La “truffa piramidale”, come spiega ancora 20minutos, “consiste nel pagare gli investitori con il denaro dei nuovi azionisti che via via entrano, ingannati dalla promessa di grandi redditi. Il sistema, che si conosce da almeno un centinaio di anni, funziona solo se va crescendo il numero delle nuove vittime. E' come una piramide: sulla punta i nuovi azionisti, le cui plusvalenze vanno a parare, progressivamente, sugli investitori più antichi, fino ad arrivare al primo, che si incontra al fondo. La piramide, come in questo caso, cade se non entrano più nuovi clienti. Negli Stati Uniti la frode piramidale in una delle sue versioni più sofisticate è conosciuta come Schema Ponzi. Il nome deriva da Carlo Ponzi, un emigrato italiano che, con una variante del sistema piramidale, realizzò negli anni '20, una delle maggiori truffe della storia”.

La caduta della Madoff rischia di avere effetti devastanti anche sul settore degli investimenti immobiliari newyorkesi, da sempre nelle mani del popolo eletto e perseguitato per definizione. Scrive Alexander Cockburn che gli psicoterapeuti di Manhattan che hanno per clienti alcuni grandi proprietari immobiliari (come il plutocrate Stephen Siegel, capoccione dell’agenzia di brokeraggio immobiliare CB Richard Ellis) stanno facendo affari d’oro. Quando noi persone comuni perdiamo la casa, solitamente ci rivolgiamo all’ospitalità dei familiari o alla mensa dei poveri. I ricchi ebrei si rivolgono allo strizzacervelli, contribuendo, anche nella sventura, alla sopravvivenza delle attività professionali e al benessere collettivo. “Molti investitori truffati sono rimasti segnati da una sensazione di tradimento così forte da provocare loro gravissime cicatrici psicologiche”, spiega il Dr. James Grubman, psicologo della zona di Boston. “Madoff aveva dato ai suoi investitori una quantità di valori intangibili. Aveva fatto credere alle persone di essere parte di un club esclusivo, della “società in”, degna di fare investimenti con lui”. Insomma, ciò che ha provocato i danni più gravi non è stata tanto la perdita di denaro, quanto il crollo dell’illusione di appartenere ad un circolo esclusivo di creature superiori. Per un esponente del popolo eletto dev’essere devastante. La lista delle vittime è lunga: tra le altre la Yeshiva University di New York; il Senatore Frank Lautenberg; il proprietario della squadra dei New York Mets, Fred Wilpon; il magnate degli immobili e dei media Mortimer Zuckerman; J. Ezra Merkin, responsabile dei servizi finanziari GMAC (che gestiva un hedge fund, Ascot Partners, che aveva reinvestito con Madoff molti dei fondi di beneficenza in gestione); La Fondazione per l’Umanità Elie Wiesel (che goduria); la Wunderkinder Foundation di Steven Spielberg; Jeff Katzenberg; la Fondazione di Beneficenza di Robert I. Lappin (che ha dovuto chiudere I battenti); la Carl and Ruth Shapiro Foundation; Hadassah (l’Organizzazione delle Donne Sioniste d’America, doppia goduria, anzi tripla); l’American Jewish Congress; il Technion-Israel Institute of Technology; e un sacco di altra bella gente.  

Come si vede, non si tratta di una comune truffa finanziaria, ma di una nuova Shoah, per la quale saremo ben presto costretti, con ogni probabilità, a celebrare un nuovo giorno della memoria. Cockburn dice di sperare che Spielberg, uno degli investitori colpiti dalla truffa di Madoff, ci faccia presto un film. Il Jewish Journal ha già proposto il titolo: Swindler’s list (in inglese swindler = imbroglione). Tenete pronti i fazzoletti.

 

(1) Alexander Cockburn, "It's Kristallnacht Two!" An Ethnic Cleansing in America”, sul sito www.counterpunch.org                 

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LE CITTA' INVISIBILI

by Gianluca Freda (19/12/2008 - 21:12)

BENVENUTI NELLA CITTA’ DI ALLOPATIA
di Mike Adams
dal sito NaturalNews
Traduzione di Gianluca Freda
 

C’era una volta una città chiamata Allopatia. Aveva molta gente, strade ed automobili, ma a causa di limitazioni di budget non c’erano segnali stradali né semafori in nessuna zona di Allopatia.

Non c’è da stupirsi che gli incidenti stradali fossero molto diffusi. Le auto sbattevano l’una contro l’altra quasi ad ogni incrocio. Ma gli affari andavano alla grande per le officine meccaniche e per gli ospedali locali, che dominavano l’economia di Allopatia.

Man mano che la popolazione di Allopatia cresceva, gli incidenti crebbero fino a raggiungere un livello allarmante. Disperato, il consiglio cittadino assunse il dottor West, esperto della Divisione Motori (M.D.), affinché trovasse una soluzione.

Il dottor West trascorse intere giornate a studiare gli incidenti stradali. Aveva portato con sé una quantità di strumenti tecnici, microscopi, materiali per l’analisi chimica, apparati di laboratorio, e li mise tutti al lavoro per la sua indagine. La popolazione di Allopatia osservava con grande curiosità il Dr. West mentre svolgeva il suo lavoro, documentando ed analizzando meticolosamente ogni incidente stradale, e attendeva con grande interesse il suo responso conclusivo.

Dopo settimane d’indagini, il Dr. West invitò la popolazione di Allopatia ad una conferenza cittadina per rendere note le sue conclusioni. Qui, dinanzi al consiglio cittadino e a molti degli abitanti, annunciò le sue scoperte: “Gli incidenti stradali sono provocati dalle tracce di frenata”.

Il Dr. West spiegò di aver trovato e documentato una correlazione prossima al 100% tra gli incidenti stradali e le tracce di frenata. “Dovunque vi siano automobili che si scontrano”, spiegò, “troviamo anche tracce di frenata”.

La città soffriva di un “Morbo da Tracce di Frenata”, spiegò il dottore, e per sconfiggere l’epidemia cittadina di incidenti stradali sarebbe bastato “semplicemente curare il Morbo da Tracce di Frenata rendendo le strade a prova di frenata”, esclamò il Dr. West ricevendo un grande applauso dalla popolazione.

La città pagò al Dr. West il suo onorario, poi chiese al buon dottore di proporre un metodo per curare questo Morbo da Tracce di Frenata. Per pura coincidenza, il Dr. West era tornato da poco da un viaggio alle Hawaii pagato da un’azienda chimica che fabbricava prodotti stradaceutici: cioè speciali prodotti chimici utilizzati per trattare le strade in situazioni come questa. Egli raccomandò al consiglio cittadino un particolare tipo di copertura chimica: il teflon.

“Possiamo curare il Morbo da Tracce di Frenata ricoprendo le strade di teflon”, spiegò il Dr. West. “Così le strade saranno a prova di frenata e tutti gli incidenti cesseranno!”. Egli proseguì descrivendo le proprietà fisiche del teflon e spiegando come questo materiale a prova d’attrito avrebbe impedito ai veicoli qualunque frenata.

Il consiglio cittadino fu pienamente d’accordo col Dr. West e rilasciò nuovi titoli pubblici per raccogliere il denaro necessario ad acquistare teflon sufficiente per ricoprire tutte le strade della città. In poche settimane le strade furono completamente ricoperte e le tracce di frenata scomparvero del tutto.

Il consiglio cittadino pagò al Dr. West un nuovo onorario e lo ringraziò per la sua consulenza. Il problema degli incidenti stradali ad Allopatia era risolto, essi pensavano. La cura era stata costosa, ma erano convinti che ne fosse valsa la pena.

Ma le cose non andavano bene ad Allopatia. Gli incidenti stradali erano quadruplicati. I letti d’ospedale straripavano di cittadini feriti. Il business delle autoriparazioni era esploso ad un livello tale che gran parte dei membri del consiglio cittadino avevano deciso di aprire un’officina meccanica per conto proprio o di investire in quelle già esistenti.

Settimana dopo settimana, un numero sempre maggiore di cittadini di Allopatia rimaneva ferito e le loro macchine subivano danni continui. Il denaro si ammassava nei portafogli dei meccanici, degli ospedali, delle ditte di soccorso stradale e dei commercianti di autoricambi.

Il consigliere economico della città, osservando questo poderoso incremento dell’attività economica, annunciò che Allopatia stava vivendo un momento di boom. La sua economia era più prospera che mai e la città poteva attendersi un anno di grande benessere economico!

Le officine meccaniche offrivano posti di lavoro. Agli ospedali servivano sempre più infermiere. Cartelli con la scritta “cercasi personale” comparivano in tutta la città presso i centri paramedici, le aziende di soccorso stradale e i fabbricanti di parabrezza. La disoccupazione era scesa a livelli prossimi allo zero.

Ma gli incidenti stradali continuavano a crescere. Eppure non c’erano più tracce di frenata.

Il consiglio cittadino era deluso. Era convinto di aver risolto questo problema. Il Morbo da Tracce di Frenata era stato sradicato dalla cura di teflon. Perché mai gli incidenti stradali continuavano a verificarsi?

Così convocarono un incontro cittadino per discutere il problema e dopo una breve discussione un vecchio eremita che viveva in una foresta appena fuori dalla città di Allopatia si rivolse agli abitanti. “Non esiste nessun Morbo da Tracce di Frenata”, spiegò. “Questa malattia è stata inventata dalle compagnie stradaceutiche per potervi vendere le coperture in teflon”.

A questa dichiarazione i cittadini rimasero inorriditi. Loro sapevano che il Morbo da Tracce di Frenata esisteva. Gliel’aveva detto il dottore. Come si permetteva questo eremita, che non aveva nessuna laurea in Motorizzazione, di affermare il contrario? Come osava mettere in dubbio in questo modo la saggezza collettiva dell’intera città?

“Il problema è semplice”, continuò l’eremita. “Tutto ciò che dobbiamo fare è costruire segnali di stop e semafori. Dopodiché gli incidenti cesseranno”.

Interrompendolo, un membro del consiglio cittadino osservò: “Ma come possiamo permetterci dei segnali stradali? Abbiamo speso tutto il nostro denaro nelle cure di teflon!”.

I cittadini annuirono. Non avevano soldi per comprare segnali di stop.

Un altro membro del consiglio aggiunse: “E in ogni caso, come potremmo fermarci? Le strade sono ricoperte di teflon. Se costruiamo dei segnali di stop avremo sprecato tutto il denaro che abbiamo speso per il teflon!”.

Di nuovo, i cittadini furono d’accordo. A che servivano dei segnali di stop se le loro automobili non potevano comunque fermarsi?

L’eremita rispose: “Ma i segnali di stop elimineranno la necessità del teflon. La gente sarà in grado di fermare la propria automobile e gli incidenti cesseranno. La soluzione è semplice”.

Ma cosa sarebbe successo se i segnali di stop avessero funzionato davvero, si chiese la popolazione della città? Quale effetto si sarebbe avuto sul boom economico di Allopatia? Comprendendo le conseguenze, un corpulento e anziano signore che gestiva un’officina di riparazioni locale saltò in piedi e disse: “Se costruiamo questi segnali di stop e gli incidenti cessano, sarò costretto a licenziare la maggior parte dei miei operai!”.

Fu in quel momento che gran parte della cittadinanza comprese che erano in gioco i suoi posti di lavoro. Se i segnali di stop fossero stati realizzati, quasi ogni persona sarebbe rimasta disoccupata. Tutti lavoravano presso i servizi d’emergenza, le officine di riparazioni, gli ospedali e le aziende per la manutenzione delle coperture in teflon. Alcuni erano diventati rappresentanti delle compagnie stradaceutiche. Altri erano importatori di parabrezza, pneumatici, acciaio e altri ricambi per automobili. I più intelligenti guadagnavano una fortuna vendendo sedie a rotelle e stampelle per le vittime degli incidenti.

Un intraprendente giovanotto diede vita a un giornale scientifico che pubblicava articoli in cui venivano descritti tutti i diversi tipi di Morbo da Tracce di Frenata che erano stati osservati e documentati. Un altro tizio, un fanatico del salutismo, organizzò una corsa annuale per raccogliere fondi per la cura del Morbo da Tracce di Frenata. Fu un evento di grande successo e i cittadini vi parteciparono al meglio che potevano: correndo, camminando o semplicemente spingendosi lungo il percorso sulla loro sedia a rotelle.

In un modo o nell’altro, quasi tutti ad Allopatia dipendevano economicamente dal Morbo da Tracce di Frenata.

Spaventati dalla prospettiva di perdere il proprio benessere economico, i cittadini stabilirono di creare un nuovo ente per la pubblica sicurezza: la Frequent Drivers Association (FDA), cioè Associazione Guidatori Abituali. La FDA avrebbe avuto il compito di approvare o respingere tutta la segnaletica, la tecnologia e le coperture chimiche relative alle strade cittadine.

I dirigenti della FDA vennero scelti fra le persone economicamente più in vista della comunità: proprietari di officine meccaniche, proprietari delle compagnie di ambulanze e naturalmente il Dr. West.

Poco dopo la sua fondazione, la FDA annunciò che il Morbo da Tracce di Frenata era, invero, assai reale, come accuratamente documentato da un insigne luminare e recentemente pubblicato sul giornale cittadino che si occupava del Morbo da Tracce di Frenata. Poiché non vi erano studi attendibili che dimostrassero l’efficacia dei segnali di stop nella riduzione degli incidenti stradali, la FDA annunciò che i segnali di stop sarebbero stati messi fuori legge e che chiunque avesse tentato di vendere tali segnali sarebbe stato accusato di frode e rinchiuso nella prigione cittadina.

Questo fece molto piacere ai cittadini di Allopatia. Grazie alla FDA, essi ora sapevano che i loro posti di lavoro erano al sicuro. Potevano continuare a vivere le proprie vite nella prosperità economica, con un lavoro sicuro, nella consapevolezza che la FDA avrebbe messo fuori legge ogni tentativo di strappargli il loro tenore di vita. Avevano ancora un sacco di incidenti stradali, ma almeno i loro posti di lavoro erano al sicuro.

E così la vita continuò ad Allopatia. Per qualche tempo, almeno. Man mano che gli incidenti stradali continuavano ad un ritmo devastante, sempre più residenti di Allopatia rimasero feriti o uccisi. Molti restarono inchiodati al letto, impossibilitati a lavorare a causa delle loro menomazioni.

A un certo punto, la popolazione iniziò a decrescere. La città di Allopatia, un tempo economicamente prospera, divenne alla fine poco più che una città fantasma. Gli ospedali chiusero i battenti, la FDA fu smantellata e il giornale sul Morbo da Tracce di Frenata cessò le pubblicazioni.

I pochi residenti rimasti capirono alla fine che nulla di buono era venuto dal Morbo da Tracce di Frenata, dalle coperture in teflon e dalla FDA. Nessuno stava meglio perché tutto il denaro della città era stato speso per far fronte alla malattia: in coperture in teflon, ricambi per auto e servizi d’emergenza. Nessuno era più in salute, né più felice, né viveva più a lungo. Anzi, molti avevano perduto tutta la propria famiglia a causa del Morbo da Tracce di Frenata.

E l’eremita? Egli continuò a vivere ai margini della città, in fondo a una tortuosa strada cittadina, dove visse una vita semplice senza automobili, senza strade, senza coperture in teflon e senza FDA.

Visse più a lungo di tutti gli altri abitanti di Allopatia. Si dedicò al giardinaggio, fece lunghe passeggiate nella foresta, raccogliendo radici, foglie e bacche per cibarsi. Nel tempo libero si dedicò alla costruzione di segnali stradali, aspettando l’arrivo di una nuova popolazione e sperando che questa si decidesse ad ascoltare un vecchio eremita con una folle idea: che la risposta è nella prevenzione, non nella cura dei sintomi.     

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