REDDE RATIONEM

IMPICCALI PIU’ IN ALTO!
di Israel Shamir
dal sito www.israelshamir.net
Traduzione di Gianluca Freda
Sette anni dopo l’11 settembre, assistiamo ad un altro, più grande e ancor più godibile crollo, quello della piramide finanziaria americana. Ci sono voluti circa vent’anni per costruirla; ma il suo crollo ha richiesto solo poche settimane. Lasciamo da parte le chiacchiere ipocrite: è uno spettacolo meraviglioso, senza se e senza ma. I mercati azionari americani vivevano il loro boom durante i bombardamenti di Baghdad e Belgrado, prosperavano mentre derubavano Mosca e strizzavano sudore da Pechino. Quando le cose andavano bene, avevano un sacco di soldi per invadere l’Iraq, minacciare l’Iran e strangolare
“Loro” non sono gli americani e “noi” non siamo il resto del pianeta. “Loro” sono un piccolo frammento della popolazione americana, la folla di “arricchisciti in fretta” che viene dalla parte est di Manhattan o da zone similari. Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito ad un enorme spostamento di denaro verso l’alto, verso un branco sempre più piccolo di avide bestie. Mentre la maggioranza degli americani perdeva la possibilità di mandare all’università i propri figli, questi pasciuti felini si compravano ville in Florida e case a Tel Aviv. Peggio ancora, spendevano i loro miliardi nell’acquisto dei media, allo scopo di sovvertire la democrazia americana e di mandare i soldati americani a combattere guerre in luoghi lontani. Una buona parte del denaro rubato è stata pompata verso Israele, dove i prezzi degli appartamenti sono arrivati alle stelle e sono tuttora in crescita.
Se la passavano bene; erano fieri del fatto che le mappe finanziarie degli Stati Uniti e del mondo venissero disegnate in una stanzetta da Henry Paulson del Tesoro, da Ben Bernanke e Alan Greenspan della Federal Reserve, da Maurice Greenberg della A.I.G. Costruivano il loro mondo circondandosi di Lehman Brothers, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Marc Rich, Michael Milken, Andrew Fastow, George Soros, e tutti gli altri. Il loro eccitante nuovo mondo di Lexus e Nexus veniva glorificato da Tom Friedman sul New York Times. Conferivano il Premio Nobel per l’Economia a Myron Scholes e Robert C. Merton, orgogliosi direttori dell’ormai tristemente celebre hedge fund denominato Long Term Capital Management, appena salvato dalla Federal Reserve Bank di New York per la cifra di 3,6 miliardi di dollari. Il presidente Bush li ha ricompensati per la loro inattendibilità liberandoli dal fardello della tassazione. Che ora paghino per tutto il divertimento che hanno avuto.
Hanno preso i vostri dollari veri e li hanno trasformati in moneta giocattolo: “Cambiali della Fed non redimibili e non portatrici di interesse, non sostenute da nient’altro che la fiducia dei creduloni”, per usare le parole dell’umorismo internettaro. La rovina della classe lavoratrice americana e della stessa classe media è ormai inevitabile. Le paure che il Large Hadron Collider sostituisse
Non è certo la prima truffa nella storia degli USA: Jay Gould e Joseph Seligman, alla fine del 19° secolo, provocarono il crollo del mercato azionario del “venerdì nero”, mentre Jacob Schiff provocò il famoso panico del “giovedì nero” che portò alla depressione economica nazionale [1]. Seligman fu anche l’artefice dell’”affare Panama”, un imbroglio azionario che in Francia divenne proverbiale. L’imbroglio fu orchestrato da due ebrei di origine tedesca, Jacques Reinach e Cornelius Herz, che corruppero alcuni parlamentari. Mentre Reinach si lavorava l’ala destra, i “Repubblicani” dei suoi tempi, Herz si lavorava i “Democratici”. Wikipedia cita una frase di Hannah Arendt, la quale scriveva che i mediatori tra il mondo degli affari e lo Stato erano quasi esclusivamente ebrei. Questo caloroso abbraccio fra lo Stato e gli affari è stata la ricetta per il disastro.
Ovviamente da allora le cose sono cambiate e oggi i seguaci di Mammona appartengono a varie scuole di pensiero, perfino cristiane, come Hank Paulson, il cui patrimonio è stimato intorno ai 700 milioni di dollari e la cui carriera nella Goldman Sachs (presidente dal 1998 al 2006) lo ha reso la scelta più ovvia per la posizione di ministro del Tesoro. Solo la loro devozione al dio dell’Avidità è rimasta costante. Nel mondo del capitalismo ideale (“economia di mercato”) che costoro hanno tanto glorificato, oggi dovrebbero pagare un prezzo. Nel divertentissimo romanzo Carter Beats the Devil di Glen David Gold, il loro antenato spirituale veniva ricoperto di catrame e di piume da alcuni determinati popolani del Connecticut (intorno al 1670) per aver acquistato un intero carico di prodotti importati per arricchirsi in fretta, facendo crollare il mercato e defraudando i suoi simili. Oggi un criminale del genere riceverebbe una medaglia dal neoliberale Milton Friedman Fund, una citazione del JINSA e verrebbe additato come esempio da seguire dalla Harvard Business School.
Oggi costoro vogliono sfruttare il loro controllo sul governo per scaricare le loro perdite sui comuni cittadini americani. Che quest’atto venga chiamato “nazionalizzazione”, “privatizzazione” o “salvataggio”, il succo è che molti americani si ritroveranno in miseria e che tutti gli americani dovranno sopportare un enorme fardello fiscale. Ma i fondatori della piramide la faranno franca; si ritireranno nei loro castelli e nei loro investimenti sicuri e protetti, come hanno sempre fatto in precedenza.
Gli americani sono stati fatti fessi: sono stati ripuliti tanto facilmente quanto lo furono i rozzi albanesi pochi anni or sono. Peggio ancora: gli albanesi, almeno, presero le armi e diedero la caccia ai rapinatori; gli americani hanno deciso di subire in silenzio. Ma il meccanismo è sempre lo stesso.
Gli americani hanno il diritto di sapere chi ha derubato loro e i loro figli: sono stati gli uomini che sono diventati così vergognosamente ricchi durante gli ultimi due decenni. Costoro dovrebbero pagare il prezzo dei loro crimini. E se il governo, il Presidente, il Congresso e il Senato, i Democratici e i Repubblicani sono riluttanti a sostenerli, i comuni cittadini americani dovrebbero fare ciò che fecero i loro antenati del Connecticut: applicare catrame e piume in grande libertà. E se non basta, impiccare quei bastardi ai lampioni.
Questo è il momento più opportuno per ricordarsi perché i Padri Fondatori dell’America inserirono il diritto del popolo a possedere e portare armi nel Secondo Emendamento della Costituzione. Grazie a Dio, l’ADL non lo ha ancora abrogato. Queste armi non servono a difendere i rapinatori: servono a fare giustizia quando tutti gli altri mezzi hanno fallito. Alle armi, alle armi, come dissero i francesi mentre davano ai loro truffatori ciò che si meritavano. L’America ha una grande tradizione di giustizia diretta e immediata, il richiamo occidentale dell’Impiccalo Più in Alto. E’ ora di ascoltarlo!
Che i soldati americani vengano richiamati dalle guerre inutili e dalle remote basi sparse in tutto il mondo: il vero nemico si trova all’interno del loro paese. Per usare le squillanti e ancora attuali parole di Lenin, trasformiamo la guerra imperiale in una guerra civile, contro questi avidi bastardi. Invece di dissanguare i contribuenti, trasformiamo gli Stati Uniti in una zona libera da miliardari! I miliardari, questi avidi topi di fogna, hanno guadagnato molto con
Se poi teniamo conto del fatto che oltre la metà dei miliardari sono fieri esponenti della Lobby Ebraica, questo potrebbe risolvere anche il problema del Medio Oriente. Per andare sul sicuro, confischiamo tutti i beni dei costruttori di Piramidi; di Paulson e Bernanke, degli amministratori di Merril Lynch e Goldman Sachs, e del presidente Bush, che ha permesso che avvenisse tutto questo. Otterremo la pace in Palestina, Afghanistan e Iraq; gli americani potranno tornare a essere fieri del loro paese. Questa confisca di massa ripristinerà la democrazia negli USA: i prossimi candidati alla presidenza non dovranno più andare dall’AIPAC col cappello in mano a dichiarare la propria fedeltà. La sconfitta dell’Avidità volgerà nuovamente le persone verso Dio; l’eliminazione della zavorra permetterà che vi siano un servizio medico nazionale, una pensione e un’educazione gratuita per tutti. Più che un disastro, il collasso finanziario è un’opportunità unica per guarire i mali dell’America. Non sprecatela!
Parlando invece al vasto mondo che è al di fuori dell’America, dirò questo: non scambiate una buona moneta con una cattiva. Rifiutate le seducenti moine di Washington. Considerate già perduti i vostri investimenti negli USA. Se riuscite a recuperare qualcosa, bene: ma non sprecate denaro ed energie nel tentativo di recuperare ciò che è perso. C’è un bene di assai maggior valore che potrete ottenere in cambio di quelli perduti: la vostra libertà e la vostra indipendenza. La distruzione del dollaro significa che la vostra economia sarà al sicuro. Il crollo della Piramide vi renderà liberi!
[1] Benjamin Ginsberg, The Fatal Embrace: Jews and the State (L’abbraccio fatale: gli ebrei e lo Stato), University of Chicago Pres, Chicago 1993, p 73
NOTIZIE IRRESPONSABILI

Chi sarà stato a far saltare in aria l’Hotel Marriott di Islamabad, che ha lasciato sul terreno 53 morti e un cratere grande quanto un laghetto alpino? Ma l’Iran, perbacco! C’è bisogno di chiederlo?
Forse un po’ sì, perché di fronte al groviglio di interessi politico-economico-energetico-militari di cui il Pakistan è diventato il bandolo, l’ultima nazione a cui verrebbe spontaneo attribuire questa poco utile carneficina è proprio la vecchia, rampante ed energeticamente autonoma Repubblica Islamica. Ma quando un’ipotesi di coinvolgimento di paesi terzi appare largamente improbabile, c’è sempre una rivendicazione telefonica che prontamente provvede ad indirizzare le orecchie dell’opinione pubblica sulla bubbola giusta. Così è avvenuto che un anonimo buontempone, sedicente esponente di un semi-ignoto gruppuscolo fondamentalista iraniano denominato Fedayeen-i-Islam, abbia telefonato alla sede di Islamabad dell’emittente Al Arabiya, pronunciando la fatidica frase: “Cucù, siamo stati noi”. Poco importa che Fedayeen-i-Islam sia un gruppuscolo antidiluviano i cui ultimi exploit risalgono agli anni ’50 e ’60. Tutti i media del mondo hanno immediatamente ripreso la notizia del probabile coinvolgimento dell’Iran nell’attentato, senza premurarsi di investigare non dico l’attendibilità della rivendicazione, ma neppure la possibilità di uno scherzo telefonico. Devo assolutamente procurarmi il numero di telefono di Al Arabiya. Uno di questi pomeriggi telefono dicendo che sono io, Gianluca Freda, ad aver rapito i turisti italiani in Egitto, e chiedo, per il loro rilascio, un riscatto di sedici umfatilioni di dollari. Secondo me se la bevono. Quei soldi mi farebbero proprio comodo, con le bollette del gas in arrivo.
In realtà, se si sorvola sulle facezie, la situazione appare un po’ più complessa delle fiabe della buonanotte narrate dalla stampa al popolo bue. Il neopresidente pakistano Asif Ali Zardari aveva da poco inviato un avvertimento, piuttosto esplicito, agli Stati Uniti, riguardo alle loro intromissioni nella politica della sua nazione: «Non tollereremo la violazione della nostra sovranità da parte di qualunque potenza nel nome della lotta al terrorismo», aveva detto. Gli USA gli avevano risposto, molto paternamente, di non fare lo sciocco: il Pakistan, avevano spiegato, possiede strumenti “molto limitati” per la lotta al terrorismo e senza l’aiuto degli USA potrebbe succedere qualcosa di molto brutto. Ed ecco che quel qualcosa, nel paese strategicamente più rilevante per il controllo americano del Medio Oriente, si è fragorosamente materializzato. Il Pakistan credeva di poter fare a meno dell’”aiuto” statunitense e di poter stringere accordi per un gasdotto Iran-India che passasse attraverso il suo territorio? Credeva di potersi costruire un’autonomia energetica ed economica facendo a meno dei “signori della democrazia” di Washington? Beh, bisogna stare molto attenti. Visto cosa può succedere? Non si può dire che Zardari non fosse stato avvisato. L’Iran è cattivo, pieno di buontemponi telefonici muniti di camion-bomba. A confondersi con loro, queste cose sono prevedibili. Meno male che c’è mamma USA che vi dice le cose in anticipo e voi, beduini ingrati, che non state mai a sentire! Così imparate, la prossima volta.
Ora, è avvenuto che il principale quotidiano del Pakistan, The News, abbia riportato in questi giorni una notizia che sulla stampa occidentale non ha neppure fatto capolino. Diversi testimoni, comprese alcune autorità del governo pakistano, hanno riferito che quattro giorni prima dell’attentato gruppi di marines americani avevano occupato due piani dell’albergo saltato in aria. Secondo i testimoni, un autocarro con insegne dell’ambasciata americana si sarebbe fermato davanti al Marriott intorno alla mezzanotte del 16 settembre. Dal camion sarebbero state scaricate una quantità imprecisata di misteriose casse d’acciaio, mentre tutti gli accessi dell’albergo, in entrata e in uscita, venivano sigillati. Le casse non sono state controllate dai dispositivi di sicurezza dell’hotel, ma sono state portate direttamente al quarto e quinto piano: gli stessi piani in cui è scoppiato l’incendio dopo l’esplosione di sabato scorso. “Il governo” - scrive The News, ripreso dai giornali di Qatar e Arabia Saudita, ma snobbato dal Corriere e da Repubblica - “possiede informazioni secondo le quali diverse stanze al quarto piano del Marriott erano assegnate in utilizzo permanente alle autorità americane. Tre di queste stanze erano interconnesse e contenevano equipaggiamento d’intelligence e materiali presumibilmente utilizzati per lo spionaggio”. Corre perfino voce che diversi ufficiali esperti della CIA fossero presenti nell’hotel al momento dell’attacco. Naturalmente il governo americano nega queste notizie, definendole “imprecise, irresponsabili, false e del tutto prive di qualunque fondamento”. Chissà perché queste voci “imprecise, irresponsabili, ecc.” mi hanno fatto venire in mente questa celebre testimonianza di Scott Forbes e quegli “operai” che – l’8 e il 9 settembre del 2001 - entravano e uscivano dalla Torre 2 del WTC, portando materiali vari, due giorni prima che gli edifici venissero demoliti dalle cariche esplosive piazzate all’interno. La metodologia è identica: esplosivi sistemati in precedenza nell’obiettivo da colpire + diversivo terroristico esterno per fare un po’ di scena (aerei di linea nel caso del WTC, camion-bomba nel caso del Marriott).
Allora, chi sarà stato a far saltare in aria l’Hotel Marriott di Islamabad? Saddam? L’Iran? Osama? Al Qaeda? I Talebani? Scegliete pure il colpevole che preferite, ma mi raccomando, assicuratevi che porti un bel turbante in testa e abbia una scimitarra in pugno. E’ così che è fatto un terrorista vero, salvo che nelle testimonianze “imprecise e irresponsabili”. Testimonianze di questo genere sono un oltraggio ai nostri protettori. Non vorrete mica farli arrabbiare?
TESTIMONI SCOMODI
Magari è un po’ presto per strillare all’omicidio mirato, ma la notizia, se confermata, è inquietante davvero. Il 19 agosto scorso è morto in circostanze non ancora chiarite Barry Jennings, un testimone chiave della strage di stato israelo-americana dell’11 settembre 2001. Jennings aveva 53 anni ed era un tecnico per la gestione delle emergenze della New York Housing Authority. Avevo parlato della sua testimonianza – quando il suo nome non era ancora noto – in questo vecchio articolo. La notizia della morte è stata diffusa solo in questi giorni. L’11 settembre 2001 Jennings era stato chiamato d’urgenza al celebre Edificio 7 (quello crollato senza mai essere stato colpito da nessun aereo, “a causa degli incendi”, dice la ridicola versione ufficiale), come è di prammatica in ogni caso di disastro o attacco terroristico. Insieme a lui c’era il collega Michael Hess, anche lui rimasto intrappolato all’interno dell’edificio. La sue testimonianze furono a dir poco sconvolgenti. Jennings affermò di aver udito esplosioni all’interno dell’edificio prima del crollo delle 2 torri del WTC e di aver visto diversi cadaveri nell’atrio dell’edificio, appena fatto saltare in aria dalle cariche esplosive, insieme alle fondamenta. L’intervista a Barry Jennings (raccolta da Dylan Avery sul sito www.loosechange911.com) ha fatto il giro del web, anche se non è molto nota al di fuori della ristretta cerchia degli “addetti ai lavori”. Fu pubblicata solo nel giugno di quest’anno, a causa delle richieste dello stesso Jennings, che aveva ricevuto diverse minacce di licenziamento e voleva, all’inizio, restare anonimo. Un anno dopo l’intervista, due mesi dopo la sua pubblicazione sul web, Jennings è deceduto senza che nessuno abbia spiegato il perché.
“Sono perplesso su una sola cosa, una soltanto”, aveva dichiarato Jennings, “perché mai il WTC7 sia crollato. E’ questo che mi lascia perplesso. So bene cosa ho sentito, ho sentito delle esplosioni. La spiegazione che mi hanno dato è che ad esplodere erano stati i serbatoi di gasolio dell’edificio. Io ho fatto il tecnico delle caldaie: se fosse stato un serbatoio, avrebbe interessato solo un lato dell’edificio”.
La morte di Jennings sarebbe avvenuta proprio alla vigilia della pubblicazione del ridicolo rapporto del NIST che attribuisce le cause del crollo del WTC7 al cedimento di una colonna portante dovuto agli incendi (non si è mai visto un cedimento per cause simili in tutta la storia dell’edilizia mondiale, come gli stessi buffoni del NIST sono stati costretti a riconoscere a denti stretti). Pochi giorni fa era morto – apparentemente per “suicidio” - un altro eroe e testimone dell’11 settembre: Kenny Johannemann, portiere part-time della Torre Nord, anche lui testimone delle esplosioni nelle torri. Ho tradotto qui sopra l’intervista di Avery a Jennings, a futura memoria.
AVERCELO, UNO CHAVEZ...

RUSSIA E VENEZUELA: ACCORDO FRA I GIGANTI DEL GAS E DEL PETROLIO
dal sito RussiaToday
Traduzione di Gianluca Freda
Questa intervista è stata rilasciata alla stampa russa dal presidente venezuelano Hugo Chavez nello scorso luglio, dopo la sua visita di due giorni a Mosca durante la quale importanti accordi commerciali e militari sono stati raggiunti tra Russia e Venezuela. La traduco e la ripropongo qui, poiché potrebbe essere utile a comprendere i retroscena della recente crisi diplomatica (che rischia di sfociare in guerra aperta) tra USA e Venezuela. Una crisi di cui i media tradizionali hanno parlato ben poco - e di cui potete trovare qui i dettagli - ma che rappresenta l’ennesima prova delle difficoltà politiche, economiche, energetiche e militari in cui si dibattono gli Stati Uniti e del riemergere, al contrario, della Russia come potenza planetaria in tutti i campi. Se le parole di Chavez hanno un senso, siamo di fronte, tra l’altro, a una delle maggiori cooperazioni in campo petrolifero tra stati che la storia ricordi, altro che picco del petrolio. Alla luce di queste dichiarazioni, l’esistenza di un piano dei servizi americani per assassinare Chavez – piano che Chavez stesso ha denunciato di aver scoperto e sventato nei giorni scorsi - non sembra poi una cosa così fuori dal mondo. Avercelo, uno Chavez, in Italia! (GF)
Russia e Venezuela hanno compiuto un gigantesco passo in avanti verso una cooperazione delle rispettive industrie del petrolio e del gas, ha detto il presidente venezuelano Hugo Chavez riassumendo i risultati dei suoi due giorni di visita a Mosca. Ha parlato anche dei rapporti del Venezuela con USA ed Europa e della militarizzazione dell’America Latina.
Penso che i nostri interessi militari siano sempre stati esagerati. Vorrei ricordarvi che l’argomento militare è solo uno dei molti aspetti della nostra cooperazione, che stiamo costruendo passo dopo passo.
Fin dal primo giorno abbiamo lavorato sulle questioni dell’energia, del petrolio, del gas, dell’aviazione, delle ferrovie, dei prodotti minerari, dell’agricoltura, della scienza, della tecnologia e, naturalmente, anche di quella militare.
Ma dal momento che l’impero statunitense si sente ormai a pezzi, gli Stati Uniti hanno progettato di fermarci. Hanno elaborato piani per intromettersi in Venezuela e disarmarci. Ad esempio, molti anni fa gli USA vendettero al Venezuela gli aerei F-16. Accadde 20 anni fa. Questo accordo costò al Venezuela molto denaro.
Oggi gli Stati Uniti si rifiutano di venderci le parti di ricambio. Vorrei farvi capire che stanno violando un accordo reciproco. Stanno violando la legge internazionale. E non è l’unico esempio. Rifiutano anche di venderci le parti di ricambio per gli F-5. Dovevamo avere anche dei radar, ma loro hanno fatto marcia indietro.
Oltretutto, hanno costretto anche altri paesi a non venderci più nessun tipo di materiale per la difesa. Chiedete agli spagnoli, se non ci credete. Hanno posto il veto alle compagnie spagnole in Brasile, per esempio, che ci vendevano aerei di alta qualità. Li usavamo per combattere il traffico di droga, il crimine organizzato, la violenza al confine con
Allora ho detto: “Bene, se non volete venderci più parti di ricambio, vuol dire che mi rivolgerò a Mosca”. E anche qui hanno cercato di fare pressione. Ma in questo caso, il governo [russo] si è mostrato di saldi princìpi. E le compagnie russe non hanno accettato imposizioni. Inoltre, le compagnie russe utilizzano al 100% tecnologia russa. In Brasile usano tecnologia americana, perciò gli Stati Uniti hanno un potere su di loro. La stessa cosa vale per le compagnie spagnole.
Perciò, grazie alla Russia, a Putin e ora a Medvedev, grazie ai nostri legami con
Siamo uno stato pacifico. Abbiamo obiettivi pacifici. Ma gli Stati Uniti ci minacciano tanto dall’interno quanto dall’esterno del nostro paese. Ora gli Stati Uniti hanno dei piani per intromettersi in Venezuela. Per quale motivo?
Il Venezuela possiede le più ampie riserve petrolifere del mondo. Questo è il motivo di base. Dobbiamo difenderci, è nostra responsabilità, nostro dovere.
Ecco perché abbiamo portato avanti la nostra cooperazione tecnico-militare. Il Venezuela non ha in programma un riarmo del suo esercito. Oggi abbiamo affrontato gli argomenti della cooperazione tecnico-militare. Stiamo portando a termine un accordo sugli aerei Sukhoi-30. Stiamo lavorando su un sistema integrale di difesa antiaerea a breve, media e lunga distanza.
Oggi il presidente Medvedev ha confermato che continueremo a lavorare in questa direzione e che
Quali contratti avete firmato e per quali importi?
Non dovreste preoccuparvi degli importi. Da parte nostra, definiremo noi gli importi. Dipende. E’ un processo dinamico. Ma le dirò che cosa abbiamo firmato. Molti di voi erano presenti mentre firmavamo quegli accordi. Era di fondamentale importanza che facessimo un passo avanti verso la cooperazione nei settori del gas e del petrolio. A paragone della Russia, il Venezuela è un piccolo paese. Tuttavia, se paragoniamo le nostre risorse di gas e di petrolio, siamo entrambi due giganti. E questi due giganti stanno per unirsi. Meglio ancora, stiamo prendendo sul serio la nostra responsabilità verso il mondo.
Qui sulla cartina potete vedere il bacino del fiume Orinoco, che è il cuore del Venezuela.
Non saprei dire, in questo momento, che tipo di investimento sarà necessario, poiché si tratta di un processo in corso. Presumo che stiamo parlando nell’ordine dei milioni di dollari. Ci vorranno 70 miliardi di dollari per produrre petrolio nei prossimi cinque anni. E’ una cifra colossale. Noi prendiamo sul serio la nostra responsabilità verso il mondo e gli permetteremo di evitare le future difficoltà con i rifornimenti petroliferi. Quando le risorse petrolifere altrove nel mondo saranno esaurite, solo cinque paesi continueranno a produrre petrolio: essi sono Venezuela, Russia, Arabia Saudita, Iran e Iraq.
Bisognerebbe ricordare che non si tratta di una risorsa rinnovabile. Gli Stati Uniti perseguono una folle politica di spreco. Noi, nel frattempo, stiamo facendo la cosa giusta.
Stiamo unendo i nostri sforzi per un utilizzo razionale delle riserve, su cui entrambi i nostri paesi fanno affidamento. Anche
Stiamo parlando di 100 anni, perché laggiù c’è petrolio per i prossimi 100 anni. Significa miliardi di dollari. E ciò ha a che fare non solo con l’investimento finanziario in tecnologia, ma con un valore aggiunto e la sicurezza energetica del mondo intero.
Abbiamo anche firmato un accordo con
Abbiamo anche raggiunto un accordo per promuovere e proteggere questi investimenti. Ci siamo perfino addentrati in una discussione tecnica su questo accordo. Tale accordo, così come presenta una parte tecnica, presenta anche un aspetto politico. Abbiamo deciso di creare una banca comune. Abbiamo preso questa decisione e istituiremo questa banca. Stiamo valutando come e con quali risorse crearla. Servirà a promuovere numerosi progetti, non solo nel campo dell’energia, ma anche in quello delle infrastrutture, ferrovie, risorse minerarie e così via. Forse non ho toccato tutti gli argomenti, ma quelli che ho menzionato hanno un’importanza strategica. Abbiamo fatto un salto in avanti nell’industria dell’energia, del gas e del petrolio, per non parlare dei successi ottenuti in altri campi. Abbiamo anche stabilito di continuare a lavorare sui contratti e sugli accordi che non abbiamo firmato oggi, essendoci alcuni dettagli tecnici da discutere più approfonditamente. In ottobre essi verranno affrontati da una commissione intergovernativa di alto livello. La parte venezuelana sarà guidata dal vicepresidente Ramon Carrizales e la parte russa dal vicepresidente Aleksandr Zhukov.
In che modo le relazioni tra Russia e Colombia influiranno sui legami tra Mosca e Caracas?
Siamo molto felici che
Prossima domanda: aerei e navi russe?
Per gli aerei abbiamo già concluso e sono in arrivo. Adesso sono aerei del Venezuela. Parliamo di aerei ed elicotteri Sukhoi. Lei mi chiede se navi russe siano già comparse in basi militari del Venezuela. Io credo che
Chris Baldguin ha recentemente scritto che lei ha minacciato misure repressive contro Stati Uniti e Comunità Europea.
Non ne ho parlato come di una minaccia. La vera minaccia è la cosiddetta “Direttiva Ritorno” [La normativa approvata dalla Comunità Europea che rende più rigide le regole di detenzione ed espulsione dei migranti privi di documenti, a prescindere dal tempo di permanenza nei paesi europei, dalla situazione lavorativa e dai loro legami familiari, NdT]. Essa è una minaccia contro il nostro popolo, contro la dignità del nostro popolo e soprattutto contro i poveri e i deboli. Perfino le Nazioni Unite hanno protestato contro la “Direttiva Ritorno”. Credo che si tratti di una direttiva censurabile. Prima andremo in Bielorussia ad incontrare il nostro fratello Aleksandr Lukashenko. Da lì andremo poi a Lisbona per incontrare il primo ministro Sohro. Poi il nostro viaggio ci porterà a Maiorca, per incontrare il re Juan Carlos. Se mi chiederà di nuovo di smettere di parlare, continuerò comunque e parlerò ancora più a lungo. Poi ci recheremo a Madrid, dal primo ministro Zapatero. In ogni caso parleremo con i giornalisti portoghesi e spagnoli e forse con altri capi degli stati europei. Vorrei nuovamente invitare l’Europa a riflettere: chi avrebbe mai potuto immaginare che tanti europei e cittadini americani sarebbero arrivati in Venezuela senza documenti, come molti hanno fatto nel corso del 20° secolo, soprattutto europei?
Immaginate che domani 500 europei vengano da noi per una ragione qualsiasi: uomini, donne, vecchi, bambini. Credete davvero che li metteremmo in prigione? E’ una cosa impossibile anche solo da pensare.
Li metteremmo in un luogo decoroso. Inizieremmo immediatamente dei negoziati con i paesi da cui provengono, con i loro governi. Formeremmo immediatamente una commissione che consideri separatamente il caso di ciascuna famiglia. E non c’è bisogno di dire che porteremmo la questione fino in fondo e che non ci sogneremmo mai di metterli in prigione per 60 giorni e neppure per un giorno solo. E’ naturale. Ci sono dei bambini. Su che razza di diritti umani ci fondiamo? Dove sono i diritti dei bambini? Dove sono i diritti umani fondamentali? Quindi, io non minaccio nessuno. Sono loro che minacciano noi. Ma qui, come potete capire, ogni cosa viene distorta. Siamo noi quelli che vengono bistrattati, ma loro dicono che li minacciamo e che siamo noi a bistrattarli. Invece, caro Chris, è vero proprio il contrario. Per 500 anni siamo stati non solo minacciati, ma tenuti in ginocchio. Siamo stati derubati, ma adesso basta. Iniziamo a rispettarci l’un l’altro, I bianchi come te sono uguali agli indiani come me. I biondi come te hanno gli stessi diritti dei negri dell’Africa o dei Caraibi. Non esiste una razza superiore. Non è stato solo Hitler a creare una “razza superiore”: oggi sono comparsi nuovi Hitler, nuovi fuhrer che guardano a noi – indiani, negri, meticci – come a persone di infimo grado. Convincetevi che siamo tutti uguali.
Solo così potremo ottenere pace nel mondo. Perciò, noi non minacciamo nessuno, è solo che abbiamo dei diritti. Per la verità ho anche lavorato un po’ di fantasia e ho provato a immaginare cosa succederebbe se dei venezuelani venissero perseguitati in qualche paese europeo e io lo venissi a sapere. So per certo che in Russia non accadrà mai, ma magari qualche stato europeo oppure gli Stati Uniti potrebbero mettere in prigione uomini e donne innocenti, che non hanno mai commesso alcun crimine, invece di contattarci per risolvere la situazione. Allora potremmo firmare una simile “Direttiva Ritorno” per i capitali, per gli investimenti fatti da quel paese in Venezuela, perché sarebbe altrettanto giusto. Ma questa non è affatto una minaccia. Vorremmo avere con il nord rapporti di comprensione reciproca, in particolare con coloro che conservano ancora una mentalità imperialistica, che sono estremamente fieri di sé, che soffrono di enormi complessi di superiorità. Vorrei che pensassero a tutto questo. Siamo pronti a fare in modo che ci ascoltino, a costringerli a riflettere. E non siamo i soli a pensarla in questo modo. La cosiddetta “Direttiva Ritorno” ha scatenato un’ondata d’indignazione.
Una domanda sulla militarizzazione dell’America Latina, promossa dagli USA.
Devo dire che gli Stati Uniti, fin dall’inizio della loro esistenza come stato indipendente, hanno incentivato il militarismo in America Latina. Simon Bolivar ci aveva avvisato già 200 anni fa sulle mire degli USA. E Bolivar aveva ragione. Thomas Jefferson disse che gli USA avrebbero inghiottito le repubbliche del bacino dei Caraibi una dopo l’altra. Disse che gli USA sono determinati dalla provvidenza a riempire di povertà l’America in nome della libertà. Oggi, 200 anni dopo, possiamo dire di essere pieni non solo di povertà, ma di sangue, dolore e lacrime. Nel 19° secolo gli USA arrivarono in Messico e si presero metà del suo territorio, in particolare le regioni petrolifere. Il Texas e molte altre regioni appartenevano tutte al Messico. Hanno invaso Cuba,
Per parlare francamente, gli Stati Uniti hanno riempito il mondo di dolore e di sangue. Questo impero maledetto cadrà nel corso di questo secolo. I suoi giorni sono contati. Oggi vorrei citare Mao Zedong, il quale disse una volta che l’impero prima o poi avrebbe finito per diventare una tigre di carta. Gli Stati Uniti, come impero, stanno per finire, con vantaggio per il mondo intero, per la gioia dei suoi popoli, con beneficio della società e dell’intero genere umano. Ma nonostante ciò, essi hanno iniziato la militarizzazione dell’America Latina e proseguiranno su questa strada. In tutto il mondo, l’unica risposta adeguata è venuta dal governo russo. Ora stanno cercando di creare una specie di scudo antimissile. Hanno il maggiore arsenale di armi nucleari sul pianeta e basi militari in tutto il mondo, alcune delle quali segrete. Prendono prigionieri e ammazzano la gente. Sono uno stato genocida. Io penso che prima o poi questo impero cadrà, con vantaggio del mondo intero, permettendo di creare un equilibrio: un mondo policentrico e multipolare. Questo garantirà la pace nel mondo. Alla creazione di questo mondo multipolare stiamo offrendo il nostro piccolo contributo.
Adesso voi, giovani della Russia, studenti del Venezuela, mentre il mondo intero soffre, tenetevi pronti, imparate e combattete per creare questo equilibrio nel mondo. Da ciò dipende non solo la vostra vita, ma la vita di chi non è ancora nato, ma che arriverà presto in questo mondo: i vostri figli.
Grazie mille.
IL DIVINO BOSONE

ATTENZIONE: E’ ormai più di un mese che, causa un imponderabile ed inspiegato problema tecnico di Dada, il blog si ritrova con i commenti inutilizzabili. Nonostante i solleciti, la situazione non sembra sbloccarsi. Ho pensato di allestire un mirror-blog d’emergenza. Da oggi chi volesse commentare gli articoli pubblicati può farlo all’indirizzo http://blogghete.wordpress.com
Giorgio Menon aka Altro mi scrive:
"La metafisica, la morale, la religione, la scienza... vengono prese in considerazione solo come diverse forme di menzogna: col loro sussidio si crede nella vita."
(Friederich Nietsche da "Frammenti Postumi")
Ciao Gianluca,
è con molto imbarazzo che ti scrivo. Non riesco a leggere i commenti (ho appena provato per l'ennesima volta) e questo mi dispiace molto, perché spesso ci sono dei pensieri che meritano di essere presi in considerazione [ho cercato una soluzione provvisoria, vedi sopra, NdR]. E mi spiace molto anche non sapere se quello che scrivo verrà letto ed eventualmente commentato. Quindi ti scrivo personalmente per chiarire il mio punto di vista sull'interessante intervento di Topo Gigio. Dietro a questo nickname vedo un interlocutore intelligente con cui si possono affrontare argomenti complessi come questo. La sua frase che mi sta ancora risuonando dentro è: "per capire a fondo la questione DEVI poter parlare quel linguaggio".
Questo è l'esatto motivo per cui da una ventina d'anni mi interesso della complessa rete di relazioni che intercorrono tra economia, filosofia, scienza, politica da una parte e i popoli dall'altra. E la mia conclusione non è molto confortante: si inventano linguaggi specialistici per nascondere le vere intenzioni che, dette in parole povere, facilmente comprensibili dalle genti, farebbero scatenare manifestazioni con forconi. Ma lo dico senza possedere neanche una laurea, quindi il mio pensiero vale poco e non ha valore vincolante.
Ogni linguaggio (un sistema di segni) ha sintassi, grammatica, regole ed eccezioni di vari tipi e bacino di utenza. Come giustamente diceva De Saussure (il padre della linguistica) il segno linguistico è un'associazione ARBITRARIA tra significato e significante (il segno stesso). Quindi se un gruppo di persone decide che il bosone di Higgs ha senso e giustifica questa affermazione con tutta una pletora di argomentazioni non significa che il bosone di Higgs abbia senso in sè, ma che è uno dei tanti oggetti che arricchiscono il linguaggio scientifico. Bisognerebbe prima capire perchè e in che modo il linguaggio scientifico ha meriti maggiori rispetto al linguaggio convenzionale, visto che qualsiasi descrizione è solo (secondo la moderna linguistica) mera associazione arbitraria. Quale superiorità offre l'arbitrarietà scientifica rispetto a quella colloquiale?
La mia risposta parte da un meraviglioso essay di Jared Diamond (dal titolo emblematico "The Worst Mistake in the History of the Human Race") il quale dice senza mezzi termini che la causa di tutti i mali "moderni" quali sessismo, discriminazioni e dispotismo è la creazione e la gestione del surplus che l'agricoltura ha portato. Ovvero: la creazione del surplus alimentare ha avuto come conseguenze la creazione della stratificazione sociale, con il vertice (re prima e presidente dopo) che decide cosa distribuire e a chi e gli strati immediatamente adiacenti impegnati a mantenere lo status quo ovvero a mantenere bassa la tensione nelle classi basse, le uniche che producono il surplus.
Uno dei modi impiegati consiste proprio nella creazione di linguaggi ad hoc, dove i termini usati sono di difficilissima decifrazione perchè non direttamente collegabili ad alcuna esperienza diretta e di nessuna utilità pratica se non per chi voglia rendere plausibile l'impossibile ai fini del controllo delle masse che generano il surplus. E' così che nasce Dio. Questa parola non denota nulla che sia assimilabile ad una qualche esperienza personale REALE, ma serve a rendere più mansueti gli animi altrimenti bellicosi di chi si vede sottrarre ingenti quantità di tempo, lavoro, denaro per il mantenimento dei vertici. In Italia come in Tibet l'eventuale futura premiazione (paradiso o vita successiva migliore) passa per l'accettazione dell'insopportabile vita terrena, l'unica che possa essere sperimentata direttamente.
Ma "Dio non è più un'ipotesi necessaria" (osservava Laplace) da quando i mercanti europei hanno trovato il metodo per scalzare i nobili (che vantano discendenza divina) tramite la munifica sponsorizzazione degli scienziati i quali sono sempre attivamente impegnati nel trovare nuovi strabilianti termini e gadget che facciano impallidire le masse. In Cina, invece, le cose sono andate in modo diverso perchè i Mandarini riuscirono a bloccare l'espansione della classe mercantile che aveva in Zheng-He (l'ammiraglio eunuco che si dice scoprì l'america e l'australia prima degli europei) la propria punta di diamante. Fu per questo che la nobiltà cinese sopravvisse fino a tempi recenti.
Al giorno d'oggi le cose sono andate ad una profondità tale che mi è sempre più difficile distinguere la scienza dalla teologia. Si parla di energia oscura, un'energia che permea tutto l'universo ma che non interagisce con niente (onnisciente? Sicuramente onnipresente), si parla del bosone di Dio e questo mi fa affiorare l'immagine di Galilei che se na va a spasso a braccetto di Bellarmino (il suo inquisistore), discutendo piacevolmente di materia oscura e bosoni.
Con LHC forse si scoprirà che il bosone di Dio è misurabile (e forse magari anche Dio?). In questo modo si distoglierà lo sguardo dalla misura della frustrazione delle persone comuni, quelle che lavorano (magari anche in ambienti scientifici) per pochi spiccioli e non arrivano a fine mese perchè ciò che producono viene quasi interamente incamerato dal sistema: se ne stanno imbambolate davanti al tiggì che trasmette le immagini di questa strabiliante conquista della scienza per l'umanità tutta. Un po' come Armstrong che passeggia sulla Luna, no?
Mi sento di concludere con un'ultima osservazione. Alla frase di Topo Gigio "per capire a fondo la questione DEVI poter parlare quel linguaggio" rispondo che se parli correttamente quel linguaggio c'è il serio rischio che la mole di astrazioni assimilate crei una matrice linguistico/interpretativa che allontani dal quotidiano, dal reale, con il risultato di confondere ciò che è tangibile ed umanamente percettibile con ciò che è improbabile o impossibile da vivere, con conseguente alienazione e ulteriore separazione tra psiche e soma. A questo, storicamente, servono gli scienziati: a rendere più potenti le classi mercantili e a insegnare alle masse come il destino dell'umanità sia nelle solide mani di chi sa prendersi cura dell'uomo, migliorandone l'esistenza. Prima degli scienziati c'erano i preti: diversi i suonatori ma sempre la stessa musica per noi servi glebae.
UN DECALOGO PER L'11/9 (E SUCCESSIVI)

COME ORGANIZZARE UNA PSICOSI TERRORISTICA DI GRANDE EFFETTO
di Gavin Gatenby
dal sito Possum News Network
traduzione di Gianluca Freda
Come si fa a organizzare una psicosi da terrorismo di grande effetto come quella che sta attualmente attanagliando i nostri aeroporti? Facilissimo. Seguendo poche semplici regole sarete in grado di scatenare il panico tra la popolazione e fare polpette dei media senza correre virtualmente alcun rischio di essere beccati. Basta soltanto avere un po’ di fiducia. Ecco un semplice decalogo per aspiranti babau di alto livello.
1. I politici non vogliono sapere
Abbiate fiducia nel fatto che il governo non vuole affatto sapere cosa avete intenzione di fare, almeno finché può trarne beneficio. Per loro stessa natura, le polizie segrete e i centri di spionaggio operano nell’ombra e compiono spesso, “nell’interesse nazionale”, azioni illegali e cose che una persona comune considererebbe profondamente immorali. Cose che metterebbero in imbarazzo il governo se venissero rivelate. Se qualcosa dovesse andare storto, i politici vorranno essere in grado di offrire una “plausibile smentita” al loro coinvolgimento. Una relazione di questo tipo conferisce un potere enorme e incontrollato alla vostra piccola elite autarchica e ultrasegreta, arroccata al vertice dei “servizi” per la sicurezza nazionale. I vostri colleghi vengono invariabilmente scelti fra i rami più alti dell’elite politica ed economica e naturalmente voi sapete meglio di chiunque altro che cosa è “nell’interesse nazionale” e avete un diritto al comando conferitovi da Dio. Infrangere le regole e spifferare tutto non fa parte dell’indole di classe dei vostri colleghi.
2. Offrite solo le informazioni essenziali
Dividete in compartimenti la vostra organizzazione di sicurezza e impedite alle varie sezioni specialistiche di parlare l’una con l’altra. A questo fine potrete plausibilmente invocare ragioni di sicurezza. Assicuratevi che tutte le informazioni arrivino direttamente al vostro piccolo gruppo di vertice, che elaborerà e “strutturerà” la minaccia incombente, decidendo quando agire. In questo modo potrete controllare il copione e i tempi della messinscena. I soldati semplici potranno scuotere la testa e nutrire perplessità verso alcune delle cose che state per fare, ma non saranno in posizione di contraddirvi. E se lo facessero, questo sarebbe un reato molto grave. Rovinerebbe le loro carriere e li destinerebbe ad un lungo soggiorno in gattabuia.
3. Al momento opportuno, coinvolgete il presidente o il Primo Ministro
Quando avrete stabilito il momento migliore per creare la vostra psicosi da terrorismo e scelto la categoria che dovrà ordire il “complotto”, sarà importante ottenere il coinvolgimento del capo del governo. Costui vorrà avere la possibilità di rivolgersi alla nazione ed attribuirsi il merito di aver salvato il popolo dalla terribile minaccia. Verrà immediatamente imitato dai leader dei principali partiti d’opposizione, tutti ansiosi di dimostrare la propria credibilità, la propria responsabilità e il proprio patriottismo. Non appena avrete reso pubblica la verità ufficiale, i media e le istituzioni dello Stato vi si adegueranno.
4. “Dimostrateci che stiamo mentendo”
Ricordate: è straordinariamente facile dichiarare di avere “sventato” qualcosa di terribile ed è quasi impossibile per gli scettici provare che non lo avete fatto. Soprattutto se il complotto è stato “sventato” nelle sue prime fasi. Naturalmente ve la prenderete con individui appartenenti a un gruppo che sarà già stato demonizzato in precedenza e che avrà dunque paura di replicare o di reagire. La maggioranza sarà incline a concedervi il beneficio del dubbio. Mettere in discussione il governo in tempi di “emergenza nazionale” non è impresa facile.
5. Non temete, ognuno farà la sua parte
Cospirazioni complesse, che coinvolgano moltitudini di persone, sono del tutto inutili. Tutto ciò che serve è che il vostro gruppo, ristretto e insospettabile, ordini a chi si trova nei livelli più bassi di agire sulla base delle “informazioni ricevute”. Non c’è bisogno che sappiano quali sono queste informazioni. Devono conoscere solo gli indirizzi delle case in cui fare irruzione e i nomi delle persone da arrestare. Quando agiranno saranno sicuri di trovare qualche articolo politico o religioso, qualche file negli hard disk, qualche prodotto chimico di uso domestico, che, in base alle circostanze che avrete costruito, apparirà sospetto. Se poi utilizzate degli agenti provocatori, essi potranno “fabbricare” le prove o riferire conversazioni sospette per dare un po’ di pepe all’evento. Naturalmente i dettagli non saranno mai disponibili in forma ufficiale e verificabile, ma tracce e frammenti di presunte “prove” potranno essere fatti trapelare a giornalisti di fiducia (vedi sotto).
6. Date da mangiare ai polli
Rilasciate il minor numero possibile di informazioni alla stampa ufficiale. Avrete una scusa plausibile per farlo: troppe informazioni potrebbero nuocere alle indagini in corso e pregiudicare l’operato dei tribunali. Anziché fatti e responsabilità precise, fornite un flusso continuo di piccole indiscrezioni “sotto garanzia di anonimato” a giornalisti selezionati da organizzazioni mediatiche politicamente affidabili. Queste persone saranno accuratamente scelte in base al loro conservatorismo politico e alla loro “responsabilità” giornalistica. E se anche non fosse così, avranno comunque bisogno di una storia e conteranno su di voi per averne una. Non importa se i dettagli lasciati trapelare saranno assurdamente illogici. Anche se avranno dei dubbi sulla vostra storia, i vostri contatti la pubblicheranno lo stesso piuttosto che perdersi lo scoop. In questo modo riuscirete a dar vita ad una versione ufficiale non ufficiale che la maggior parte del pubblico sarà incline ad accettare come qualcosa di molto vicino alla verità. Essi saranno già stati condizionati dai mastini dei media a nutrire una profonda diffidenza verso il gruppo da cui provengono le vostre vittime e penseranno che se le accuse concordano con i loro schemi, allora le vittime sono probabilmente colpevoli di qualcosa e non sarebbe prudente rilasciarle.
7. I politici che non vi appoggiano al 100% sono amici dei terroristi
A nessun politico piace essere definito “irresponsabile” o essere accusato di scarso patriottismo o di essere debole coi terroristi. Ben pochi di loro oseranno contestare le vostre accuse per paura di sbagliarsi. La maggior parte di loro sono politicastri venali che si guadagnano da vivere alla grande con un lavoro che gli piace. Riterranno più sicuro unirsi al coro della condanna del terrorismo e congratularsi con voi per la vostra vigilanza. Nella peggiore delle ipotesi, qualche politico potrà decidere di mostrare gli attributi criticandovi ad alta voce per non aver agito prima e non essere stati più duri. I pochi che resteranno perplessi, probabilmente non diranno assolutamente nulla.
8. Non preoccupatevi di dimostrare una connessione con veri gruppi terroristici
Una volta, non molto tempo fa, si sarebbe sentita la necessità di dimostrare che la vostra “cellula terroristica” locale era stata reclutata da, ed era in comunicazione con, al-Qaeda o altro gruppo che avesse assunto forma concreta in un passato non troppo lontano. Ciò creava alcuni problemi, dato che le prove di questa connessione erano spesso poco convincenti o – peggio ancora – portavano sotto i riflettori loschi personaggi con un curriculum di collaborazioni con
Ancora oggi è una buona idea suggerire questi legami, ma non è più indispensabile, perché il problema è scomparso con la felice invenzione della cellula terroristica SFSA, cioè “spontaneously-forming, self activating”, di formazione spontanea e ad autoattivazione, teorizzata dopo gli attentati londinesi del 7/7/2005. Secondo la teoria della SFSA, i terroristi non hanno bisogno di essere reclutati o addestrati. Ogni volta che tre giovani musulmani felici, di successo e ben integrati si riuniscono per parlare di politica o di religione o anche solo per giocare a cricket, essi spontaneamente decidono di creare una cellula terroristica fai-da-te. Scrutano internet alla ricerca di ricette per esplosivi poderosi e altamente instabili fabbricabili con bibite gassate, perossido, gel per capelli, acetone e latte per neonati. Senza alcuna direttiva dall’esterno, essi scelgono i bersagli e stabiliscono la data. Tutto ciò di cui avrete bisogno per “provare” la cospirazione, sarà il fatto che si siano riuniti, che abbiano parlato di politica e che fossero in possesso di comuni prodotti chimici per la casa, bibite gassate e un telefono cellulare. Non importa se dalle loro conversazioni non verrà fuori nulla di esplicito. Potrete dire che stavano parlando in codice. Se riuscirete a dimostrare che almeno uno di loro ha fatto un viaggio oltreoceano, tanto meglio. Altrimenti potrete sempre affermare che stavano “valutando” l’acquisto di un biglietto aereo o che avevano mostrato interesse per i viaggi oltremare.
La teoria della SFSA non si limita ad esimervi dal dover dimostrare connessioni con gruppi terroristici internazionali, questo è solo un bonus: essa ha il vantaggio di accrescere la paura collettiva. Qualunque gruppo di giovani musulmani che giochi a palla nel parco, starà in realtà progettando di far saltare in aria un treno. O un aereo. Qualunque cosa possiate fare a questa gente sarà presumibilmente “tollerato”, se non esplicitamente approvato, dai sempliciotti patriottardi.
9. Non ha importanza se un tribunale li proclama innocenti
Le vostre vittime non otterranno un’udienza in tribunale per mesi, forse per anni, e se avrete ben organizzato le cose riuscirete ad operare all’interno di un sistema legislativo in cui al pubblico e ai vostri media addomesticati sarà proibito riferire dettagli importanti o perfino accedere all’aula del processo. Quando le vostre vittime arriveranno in tribunale, la paura che avrete creato servendovi di loro avrà già sortito i suoi effetti. Anche se le vostre vittime dovessero essere proclamate innocenti, questo fatto riceverà ben poca attenzione da parte di un sistema mediatico imbarazzato dal ruolo svolto in una truffa così evidente; e comunque, la notizia del proscioglimento dei terroristi si perderà nel clamore della prossima grande minaccia.
Buona fortuna, e divertitevi.
POSTA SCIENTIFICA

Un lettore che si firma Topo Gigio mi scrive:
Ciao Gianluca, sono un lettore e assiduo frequentatore del tuo blog da ormai un paio di anni. Ti scrivo innanzitutto per farti i complimenti per il blog, l'unico o quasi nella rete "di sinistra" senza pregiudizi (mi riferisco agli argomenti tradizionalmente tabù in questa sfera politica: sionismo, nazifascismo ed anche libertarianesimo) e che vale veramente la pena leggere assiduamente visti gli spunti che offre, difficili da trovare altrove. In secondo luogo volevo esporti una critica, o meglio un'opinione personale, riguardo all'argomento scienza, che negli ultimi mesi è apparso diverse volte sul tuo blog. Avrei voluto aggiungere questo messaggio ai commenti, ma data la sua lunghezza, e soprattutto vista l'impossibilità di visualizzare gli stessi (è ancora Dada oppure è semplicemente il mio firefox?) [è Dada, NdR] preferisco dilungarmi con una mail. Vengo subito al dunque. Pur essendo d'accordo sul fatto che un titolo di laurea non sia un passepartout che ti permette di pontificare insindacabilmente sulla materia in questione, penso che ci sia una distinzione essenziale da fare tra le discipline scientifiche ed umanistiche. Parlare di scienza senza avere una formazione scientifica, è un po' come parlare di una lingua senza conoscerla. Mentre posso aprire un libro su Dante, leggerlo, capirlo e commentarlo, non posso fare lo stesso con un testo scientifico (in particolare di fisica e/o di matematica). E' questa la differenza: il titolo (che qui intendo SOLO come sinonimo di tempo speso ad apprendere quella materia) è indispensabile, perchè per capire a fondo la questione DEVI poter parlare quel linguaggio.
Il paragone tra "un laureato in fisica non è autorizzato a parlare di Dante" non calza, perchè qui in realtà si tratta piuttosto di una persona ignorante in inglese che pretende di fare l'anchorman per
Ti faccio un esempio: prendi il discorso sulla cosmologia e sul big bang. Discutere le teorie di Arp (che furono anche di Hoyle e Sciama) senza conoscere nei dettagli il "Big bang" ( o meglio, il modello LAMBDA CDM) è abbastanza insensato. Intanto tra tutti gli scienziati che conosco (lavorando anche da diversi anni nell'ambiente a livello internazionale) non ce n'è uno che non sarebbe disposto a "sacrificare" il BB nel nome di una teoria "migliore" (ergo, più coerente dal punto di vista teorico e in maggiore accordo coi dati); per cui farne un discorso "personale" come fa Arp (e come fanno molti altri) è sbagliato. Il problema vero qui è che Arp e i suoi "seguaci" (con i quali ho avuto un paio di discussioni) nel nome di UNA o DUE misure IGNORANO completamente tutte le altre, usando in maniera (ora sì) dogmatica il "falsificazionismo popperiano".
Perchè il Big Bang potrebbe anche essere un modello falso, ma quello che normalmente questi stessi astrofisici minimizzano o trascurano è che questo modello riesce benissimo a spiegare (bada che molti di questi effetti furono previsti prima di essere osservati!):
- il pefetto accordo tra i modelli di nucleosintesi cosmologica e le abbondanze di elementi leggeri osservate.
- l'ottimo accordo tra i modelli di formazione delle strutture e la misura delle curve dello spettro di potenza delle densità di materia.
- la predizione (nel 1950) della radiazione di fondo (osservata nel '67) quasi perfettamente omogenea e isotropa (come PREVISTO dai modelli di cosmologia del BB e inflazionaria, confermati dalle misurazioni di COBE e dal '
- le osservazioni sulle supernovae di tipo Ia (Riess '98 fino al 2006) che verificano la legge di Hubble con una precisione dell'ordine dell'1%.
- l'evidenza indiretta della presenza del fondo cosmico di neutrini che deriva dalle misure di CMB e LSS
e potrei andare avanti con le BAO, il lensing gravitazionale debole, e miriadi di altri effetti che si stanno studiando e misurando. L'esempio che fai tu, della meccanica celeste di una volta o del rimpicciolimento NON può calzare in questo caso, perchè qui si tratta di misure diverse, effettuate con tecniche diverse, di effetti fisici a priori totalmente diversi.
Ora, che tutte queste siano "solo fortuite coincidenze" è una frase che potrei sentirmi pronunciare in questo caso solamente da un sig. Attivissimo o da qualche suo emulo :). Quello che fanno, spesso, isostenitori di teorie alternative è definire per l'appunto serie di evidenze sperimentali simili "coincidenze" e urlare alla scoperta ed alla congiura in nome di una singola misura (sia essa il petrolio a
Un esempio? I chimici "esperti di particelle" che hanno cercato di fermare l'esperimento LHC con la stronzata del buco nero. Qui, caro Gianluca, mi sembra che tu abbia preso una bella cantonata. Prima di tutto definendo "scienziati di fama mondiale" degli sconosciuti (tra l'altro CHIMICI, e ti assicuro che tra lo studio delle molecole di benzene ed i buchi neri ci passano più o meno 3 anni di calcolo tensoriale, teoria dei gruppi, elettrodinamica quantistica e relatività generale) degli sfigati senza arte nè parte che hanno avuto i loro bravi 15 minuti di gloria con la sortita a Strasburgo. In secondo luogo perchè svergognando (giustamente) questi cazzari hai in realtà preso le parti dell'"establishment scientifico" (in questo caso rappresentato dai fisici del CERN) contro cui inveivi in generale nel tuo articolo.
Detto questo, sono comunque convinto che ricerche come quelle di Arp, Hoyle, Zwicky, Mignani, e perchè no, di questi geologi russi (verso le quali sono scettico ma mi riservo di approfondire), servano e siano importanti. Tutte le ricerche non-ortodosse (o per meglio dire, ESTREMAMENTE non ortodosse, visto che mentre il 20% delle ricerche si preoccupa di confermare, l'80% mira a scoprire cose nuove i.e. migliorare - e quindi in qualche misura sbugiardare - l'ortodossia) abbiano valore a prescindere. Per quanto improbabili (anche se a tutto c'e' un limite) sono pur sempre almeno uno stimolo e una spinta al pensiero critico - che comunque non manca all'interno della comunità scientifica: basta leggere qualche articolo, o qualche libro (che so, di cosmologia o fisica delle particelle) per vedere quanto rilievo venga dato ai DIFETTI della teoria "dominante", che spesso sono elencati proprio in apertura. Un'altra cosa: non facciamo confusione tra la scienza e la "proiezione mediatica" della scienza. Spesso la percezione che "il non tecnico" ha della scienza deriva proprio da articoli di giornale che pubblicano in maniera arbitraria e con tempismi sospetti, le frasi (non capite, riportate male e comunque estrapolate dal contesto) del professor X docente all'università Y sul tema Z, eliminando tutta la parte di dibattito, riserve, dubbi interna alla dialettica scientifica. Quando su un giornale si leggono frasi come "gli scienziati dicono che..." è quasi certo che:
1) gli scienziati non abbiano proprio parlato
2) quand'anche avessero parlato, avrebbero detto un'altra cosa (la probabilità che abbiano veramente detto quello che c'è scritto è paragonabile alla probabilità che il malvagissimo dittatore Putin abbia veramente ordito l'uccisione della impavida e democratica Polytkovskaya, come tutti abbiamo letto).
Mi potrei dilungare sulle diverse posizioni (sempre in seno alla comunità scientifica) proprio sul clima (visto che ti fai beffe dei climatologi), ma mi limito a citarti un fatto emblematico. Quando Pecoraro Scanio un annetto fa convocò una conferenza nazionale sul cambiamento climatico (la quale decretò insindacabilmente che l'italia era sovrariscaltata e l'effetto serra ci stava bruciando tutti) i maggiori esperti di climatologia in Italia si lamentarono con una lettera pubblica per le stronzate ivi affermate. Il che vuol dire, per inciso, che i climatologi italiani non sono dei catastrofisti e non erano stati neanche invitati alla conferenza "degli esperti". Salvo poi leggere sul quotidiano di turno "Commissione ministeriale dei saggi professori esperti dice: solo 5 anni per salvare il pianeta" o idiozie del genere. Per cui: la stessa attenzione che si ripone nello smascherare le distorsioni dei "reportage" dalla Russia, Iran o Venezuela diffuse dalla stampa nazionale andrebbe riposta anche nelle notizie in apparenza più "politicamente neutre" come quelle scientifiche.
Concludendo: volevo solo esporti il mio punto di vista su dei punti da te trattati a mio avviso con un pizzico di ingenuità e leggerezza (non si può liquidare con due immagini e due righe l'intero LambaCDM, come non posso liquidare il comunismo con la solita stronzata dei 1000000 miliardi di morti o Pirandello definendolo uno scrittore iscritto al partito fascista), visto che si tratta (come sempre nell'ambito scientifico) di questioni intrinsecamente sottili e complesse, in cui in assenza di una "formazione specifica" è molto facile prendere degli abbagli. Non che solo i tecnici ne possano parlare, chiaro. Ma pontificare con arroganza in assenza di una conoscenza più approfondita mi pare un'eccesso ben peggiore: spesso il tentativo di far passare "gli esperti" come una casta di cospiratori sembra servire solo a coprire alcune lacune. Spero di essere stato chiaro, ho cercato di essere organico e sintetico per quanto possibile ma è un compito improbo su un'argomento così vasto. Buona giornata!
P.S. Se hai il tempo e la voglia, ti consiglio di leggere qualche capitolo di queste dispense:
http://www.roma1.infn.it/~dagos/cern/ che ha delle considerazioni filosofiche "Bayesiane" molto interessanti su falsificazionismo e sul significato delle misure sperimentali in fisica.
* * *
Caro lettore, grazie della lunga, interessante ed esauriente missiva. Nessuno dubita che esistano al mondo scienziati seri, tantomeno io. Personalmente non ho neppure dubbi sul fatto che, come dici, gli articoli di divulgazione riescano spesso a trasformare studi scientifici seri in baggianate. E’ più che evidente, poi, che gli “articoli scientifici” che compaiono su riviste e quotidiani mainstream non meritino l’appellativo di “scientifici”, spesso neanche quello di “articoli”. I problemi che volevo sollevare nel mio articolo, però, erano i seguenti:
1) A decidere quali idee scientifiche siano attendibili e quali no, non sono di solito i titoli che può vantare chi le propugna, né le evidenze sperimentali, né il grado di coerenza intrinseca. La teoria abiotica, come anche quelle sull’Universo Stazionario e tante altre bollate come “fuffa” sono sostenute da fior di studiosi con fior di titoli. Purtroppo sono gli ignorantissimi boss dei media mainstream che decidono a quali teorie dare spazio e quali lasciare nell’ombra. E gli studiosi difficilmente sono proprietari di mezzi di comunicazione. Questa situazione non ha solo un effetto devastante sulle convinzioni scientifiche dell’uomo della strada (cosa di cui, in fondo, mi potrebbe anche importare poco). Influisce anche sull’assegnazione di fondi, sulle ricerche e sul dibattito interno alla comunità scientifica. E' questo che mi preoccupa un po’.
2) Quanta fiducia dobbiamo dare alle tesi scientifiche oggi più accreditate e su quali basi? E’ davvero sufficiente possedere un impressionante curriculum di studi scientifici ed una vasta fama accademica per essere considerati propugnatori di verità? Se così fosse, forse l’”allarme buco nero” andrebbe preso abbastanza sul serio. Il tizio che lo ha lanciato, infatti, non è esattamente un “chimico sfigato” (non più "sfigato" dei fisici del CERN, almeno). Si chiama Otto Rössler e qui si possono leggere le sue credenziali. E’ laureato in biochimica, ha fatto il dottorato all’Istituto Max Planck, ha insegnato – tra l’altro - matematica all’università di Guelph in Canada e fisica teoretica alla Technical University di Danimarca, può vantare un numero considerevole di cattedre universitarie, saggi e pubblicazioni. Non è un semplice letteraio come il sottoscritto, insomma. I titoli scientifici per parlare di buchi neri e fisica delle particelle non gli mancano di certo. Il suo problema non è la mancanza di titoli per parlare di questioni scientifiche. Il suo problema è che, titoli o no, dice un pozzo, anzi un buco nero, di scemenze. Peggio ancora: dice scemenze che – ci scommetto un mese di stipendio – non sarà disposto a riconoscere come tali quando per tali saranno dimostrate. La mia modesta opinione è che di “illustri scienziati” del genere il mondo scientifico sia letteralmente intasato. E che lo sia stato anche in passato, per cui molte delle teorie scientifiche che oggi diamo per scontate – magari perché, come quella del Big Bang, ci consentono di dare una spiegazione raffazzonata ad una decina di fenomeni, ignorandone altri cento – sono state elaborate proprio da “scienziati” come il dottor Rössler. Naturalmente questa è l’opinione di un profano che i buchi neri li ha studiati solo su internet, e questo ci porta alla seconda questione:
3) Quali sono i diritti di un profano? Entro quali margini deve tenersi lontano dalle diatribe scientifiche per manifesta incompetenza? Voglio dire: da umile letteraio sono consapevole dei miei limiti. Non mi permetterei mai di sfidare un cattedratico dell’Università delle Scienze di Philadelphia sulla fisica dei neutrini o sulla magnetizzazione anisotropica del paramagnete di Van Vleck. Allo stesso modo, mi auguro che il cattedratico di Philadelphia si tenga lontano dalle diatribe di filologia petrarchesca senza prima aver condotto studi specifici sulla materia. Tuttavia mi chiedo se, per sostenere che i gatti non volano, sia indispensabile una laurea in veterinaria. O se una cattedra in scienze agrarie sia l’unico titolo legittimante per asserire che i cocomeri non crescono sugli alberi. Per fare un esempio: prendete le controindicazioni mediche di questi due noti farmaci citotossici per la “cura del cancro”, il Taxotere e il Cisplatino Teva (ringrazio infinitamente per la segnalazione Freeman e David87 di Luogocomune). Quante lauree in medicina devo avere, esattamente, per affermare che curare un malato di cancro col veleno per topi sarebbe probabilmente meno pericoloso?
Oppure: quando i sostenitori delle teorie darwiniane, di fronte all’evidenza della coesistenza tra dinosauri e mammiferi (che esclude, quindi, la possibilità che i mammiferi si siano sviluppati all’interno di una nicchia ecologica prima occupata dai rettili, come costoro sostenevano fino a ieri), salvano in corner la loro teoria-colabrodo affermando, di punto in bianco, che «gli eventi cruciali macro-evolutivi dei lignaggi mammiferi con discendenti attuali» sono avvenuti «molto prima» della sparizione dei dinosauri, e poi si sono ripetuti «molto più tardi», con quanti esami di biologia sul proprio libretto universitario si acquisisce il diritto di definirli ciarlatani?
Oppure, per restare in tema petrolio: se una teoria petrolifera di nuovo conio riesce a dare una spiegazione meno istintivamente ridicola di quella biologica di Lomonosov (che risale nientemeno che al 1757); se dà buona prova di sé in centinaia di occasioni e a profondità tali in cui la presenza di organismi biologici in quantità così ingenti è semplicemente inverosimile; se tutto ciò si verifica, è proprio necessaria la qualifica di geologo per capire che qualcuno ci sta prendendo per il naso?
Tutto questo non inficia minimamente l’importanza della cultura e dell’approfondimento scientifico nella costruzione della propria visione del mondo. Vuole solo essere un invito a non gettare via il buon senso mentre ci si addentra nei labirinti dell’analisi. Il buon senso in certi casi può ingannare, ma trattarlo da zavorra di cui sbarazzarsi al più presto per non appesantire i falansteri teorici degli eruditi mi sembra un po’ esagerato. Esistono università, da qualche parte del mondo, che rilascino diplomi di laurea in buon senso? Secondo me dovrebbero essere propedeutiche a qualunque corso di studi scientifico. (GF)
COMMENTI DEI LETTORI

Il Recensore mi ha scritto:
Freda: come ho già avuto più volte modo di scrivere, dovresti pensare seriamente di dare "dignità cartacea" al tuo blog. Uno Zibaldone 2.0, si parva licet. Riguardo quest'ultimo post: Hoyle era uno scienziato eclettico e talentuosissimo che ha dato davvero il meglio di sé con approcci originali sui grandi temi. Peraltro il termine "Big Bang" era suo, coniato con intento dispregiativo: infatti Hoyle propugnava insieme a Hermann Bondi la teoria dello "stato stazionario", ossia la creazione continua di materia in relazione al tasso di espansione dell'Universo (pochi atomi per anno-luce cubico al secondo). 50 anni fa Hoyle ha scritto anche un quasi celebre racconto di fantascienza, "La nuvola nera" (meritatamente ristampato da Feltrinelli di recente) di cui non dirò niente - nel caso non l'avessi letto ma avessi voglia di farlo - se non che tratta in modo spiazzante di vita intelligente non antropica (è grande SF, e la science-fiction spinge a pensare in grande quando tutti vorrebbero che pensassimo in piccolo). Di Hoyle andrebbe poi fatto leggere al colto e all'inclita anche un saggio poco noto, "L'origine dell'Universo e l'origine delle religioni" (un tempo era a catalogo negli Oscar Mondadori), dove in maniera rigorosa ma a tratti sardonica mostra come catastrofi meteoriche in epoca protostorica abbiano potuto far emergere i miti di colleriche divinità celesti e maschili a scapito delle pacifiche religioni "terrestri" e matriarcali del Neolitico. Riguardo al grandissimo Bondi, infine, ne segnalo il fondamentale "Che cos'è la relatività" edito in un'ormai introvabile collana Zanichelli destinata ai licei scientifici e agli istituti tecnici. Approfitto anche per segnalare un testo che potresti trovare di un certo interesse riguardo le tesi non convenzionali sulla coscienza: "La mentre nuova dell'imperatore" di Roger Penrose (proprio il formalizzatore di quello che poi si sarebbe chiamato "triangolo di Penrose", che ha ispirato alcune fra le più riuscite litografie di Escher), ed. Rizzoli, dove associa l'emergere della coscienza alle dimensioni metriche indistinte e "di confine" fra modello meccanico classico e modello quantistico, quando l'uno scivola nell'altro in modo non deterministico: queste particolari dimensioni coinciderebbero con la sezione dei _centrioli_, organelli subcellulari presenti in tutte le cellule animali e anche di qualche pianta. Un legame coscienza-fisica quantica assolutamente originale e non indegno d'attenzione, anzi. Saluti e complimenti p.s.: sembra che i commenti sul tuo blog non siano più leggibili, né con IE, né con FF, né con Chrome.
Grazie, Recensore, per l’interesse e per i consigli di lettura. Mi sono scaricato da E-Mule “The black cloud” di Hoyle e lo sto leggendo proprio ora. So bene che i commenti del blog non sono più visibili da circa un mese e non so come rimediare. Io riesco a leggerli sulla sezione “commenti” di Dada, ma sulle pagine del blog restano invisibili. Ho scritto a Dada due volte, spiegando la situazione, ma per due volte mi hanno risposto che tutto è a posto e che i commenti si vedono benissimo. La negazione della realtà, a quanto pare, fa proseliti anche tra i tecnici informatici. Se la situazione dovesse proseguire, non mi resterà altro che cambiare piattaforma, il che sarebbe spiacevole, visto che mi ero affezionato a questo indirizzo web. Colgo l’occasione per chiedere a chiunque abbia avuto problemi simili con il blog se ha qualche dritta da darmi per risolvere la situazione (a parte quella drastica dell’abbandono di Dada, che è comunque già presa in considerazione). (GF)
IL BUCO NERO

“L’idea che il petrolio possa aver avuto origine da una qualche trasformazione di pesci schiacciati o di detriti biologici è sicuramente l’idea più scema mai sostenuta da un considerevole numero di persone in un periodo di tempo prolungato”
(Fred Hoyle, 1982)
Qualche giorno fa, in risposta all’articolo Apeakalypse now, ho ricevuto da un lettore il seguente commento (ortografia e grammatica sono originali):
Mi sembra ancora improbabile che possano esistere persone che cerchino di diffondere tali credenze, e invece non è così. Ce ne sono e continuano a confidare non nella scienza e nelle sue capacità ma sono spesso i portavoce di personaggi che logicamente non volgiono che si sappiano cose che potrebbero nuocerli.. E' deprimente vedere come il lavoro di molte persone (tra cui quello di ASPO-Italia) venga ignorato e addirittura sbeffeggiato, dopo che molte ricerche hanno confermato le loro tesi. Ci terrei a sottolinerare che quelli sono i maggiori scienziati mondiali esperti in materia e hanno alle spalle anni di studi in ambito scinetifico. I loro lavori sono riconosciuti globalmente e non penso sia giusto che il signor Freda si metta a sparlare in malo modo con una laurea in lettere, settore filologico-letteraio. Non volgio togliere assolutamente nulla a chi ha studiato nel settore umanistico ma penso che sia bene informarsi adeguatamente prima di esprimersi riguardo a un argomento che è ben correlato con il proseguo della nostra umanità!!!
Il lettore pare non amare i laureati nel settore filologico-letterario (pardon: letteraio) che ardiscono parlare di materie che non gli competono. Nella sua weltanschauung, ciascun essere umano è legittimato a parlare di un argomento solo se è in grado di esibire un titolo di studio in carta bollata che attesti la sua competenza in merito. Non importa se prima di scrivere o affermare qualcosa ha letto opinioni diverse, si è informato, ha messo a confronto vari punti di vista. Per essere autorizzati a parlare di qualunque cosa, occorre un idoneo attestato rilasciato dalle autorità competenti. In quest’accezione, lauree e diplomi possono essere intesi come un indispensabile passepartout per la fregnaccia. Ad esempio, il sottoscritto, stante la sua qualifica di letteraio, è legittimato ad affermare sulla materia in oggetto tutto ciò che gli passa per la testa. Posso scrivere che Dante era contemporaneo di Moravia, che Leopardi ha scritto il Decameron, che Il Porto Sepolto è un trattato di archeologia ottocentesco. Nessuno sarà autorizzato a smentirmi, eccetto – al limite – un altro letteraio. E se lo farà, gli astanti non-letterai dovranno assistere alla dotta diatriba senza ridere, in ossequioso e trepidante silenzio. Solo noi siamo competenti su questa materia. Solo noi possiamo discuterne. E se per ventura un luminare di altro settore dello scibile – ad esempio un ingegnere – osasse far sommessamente notare che tra lo stile del Decameron e quello dello Zibaldone gli sembra di scorgere alcune lievi difformità, guai a lui! Come si permette? Il letteraio sono io, chè! Stia zitto e rispetti le affermazioni di un esperto che ha alle spalle anni e anni di studi nel settore, perbacco!
Sto meditando, conclusa
Non posso ridere quando vedo che dinanzi alla realtà di giacimenti petroliferi reperiti a
Non posso ridere quando, a sostegno dell’origine biologica del petrolio, si accampa la similitudine tra le molecole del petrolio e quelle degli organismi viventi. Un po’ come dire che le zanne degli elefanti sono la dimostrazione che i simpatici pachidermi si cibano di tasti di pianoforte (citazione da questo articolo comparso nel 2001 sulla rivista “Energia”).
Del resto, non sono certo che un paio di lauree in materie scientifiche migliorerebbero la mia situazione. I signori Kenney, Karpov, Krayushkin, Alekseev e tutti gli altri sostenitori della teoria abiotica di cui trovate a questo indirizzo un consistente compendio di articoli, sono tutti fisici, geochimici, geologi, ma neppure a loro è consentito ridere. I “maggiori scienziati mondiali” di cui parla il lettore sono, probabilmente, solo coloro che avallano le scempiaggini impazzanti sulle riviste scientifiche omologate. Tutti gli altri, benché titolari di ampia attestazione curricolare, devono contenere comunque l’ilarità per non vilipendere la religione ufficiale.
Mi sono chiesto se alcune voci presenti nel mio cursus honorum possano bastare a garantirmi l’esercizio di una moderata ilarità, limitatamente ad alcuni temi specifici. Per esempio: posso attestare più di un 30 e lode nei miei vecchi esami di filosofia all’università. Chissà se questo è sufficiente a farmi rilasciare un’autorizzazione alla risata – non troppo lunga, diciamo una decina di minuti al massimo – quando sento disquisire in tono serio della teoria del Big Bang? Mi auguro di sì, ne va della mia salute. Quando sento gli “esperti in materia” descrivere l’universo come una specie di grossa caldaia a vapore, che a un certo punto schiatta lanciando pezzi in ogni direzione, trattenere il riso è qualcosa che, sul lungo periodo, potrebbe cagionarmi disfunzioni biliari di una certa gravità. Un certificato medico potrebbe supplire all’assenza di una laurea specifica in scienze astronomiche? E quando sento gli insigni climatologi prospettare, per la miliardesima volta in un secolo, improbabili apocalissi meteorologiche, con quale livello di valutazione negli esami universitari di geografia è possibile ottenere un permesso temporaneo per l’esercizio di un furtivo sghignazzo?
Confesso che in alcune occasioni, spinto dal bisogno, ho violato la legge, rotolandomi sul pavimento in preda all’ilarità senza possedere alcuna autorizzazione in merito. Ad esempio, l’altra sera ero lì che girellavo pigramente sul web e all’improvviso mi imbatto in questo articolo di Repubblica, in cui i soliti scienziati di fama mondiale, con una faccia seria seria, pronosticano che tra pochi giorni il nostro pianeta verrà inghiottito da un buco nero a causa degli armeggi dei ricercatori di Ginevra con il nuovo acceleratore di particelle. Denunciatemi pure, ma non ce l’ho fatta più. Mi sono spanciato per un quarto d’ora buono, fino alle lacrime, temendo che i vicini mi sentissero e telefonassero alla Guardia di Finanza. Se
L’illustre lettore pensa che dovrei vergognarmi di tanto incolto scetticismo? Trova riprovevoli i miei sberleffi da scribacchino al sacro indirizzo della “scienza e delle sue capacità”? Va bene. Facciamo una scommessa.
Se tra una settimana ci troveremo tutti in un buco nero e la grande avventura del genere umano sarà ormai una scoreggia nell’universo, ammetterò le mie colpe. Verrò qui sul blog – sperando che la piattaforma di Dada, in condizioni fisiche estreme, funzioni meglio di quanto faccia attualmente – e scriverò: “Sono stato un idiota impudente! Non ho creduto ai saggi avvertimenti degli insigni studiosi e per colpa mia il sistema solare è ora scomparso in una nera distorsione spaziale! Offro il mio corpo al vostro scempio. Che Dio possa perdonarmi”.
Tuttavia, nella remota eventualità che tra una settimana dovessimo trovarci tutti ancora qui, su questo piano dimensionale, a cazzeggiare come al solito, vorrei anch’io una piccola contropartita. No, non pretendo che gli illustri studiosi mondiali che hanno lanciato l’allarme cosmico si mettano in fila davanti alla mia porta di casa per lasciarsi prendere, uno per uno, a pedate nel culo, come pure meriterebbero. Non pretendo neppure che mi consegnino i loro certificati di laurea affinché io li ricicli per la lettiera del gatto. Troppa grazia.
Vorrei però che i molti lettori che mi inviano lettere intrise di fede nella scienza ortodossa e nei suoi dotti celebranti eseguissero per penitenza, coram populo, le seguenti salutari riflessioni:
1) I “maggiori scienziati mondiali” aventi alle spalle “anni di studi in ambito scientifico”, dicono e scrivono in alcune occasioni – come dimostrato dalla perdurante esistenza nel cosmo della razza umana – puttanate di tali incredibili proporzioni che un umile laureato in letteratura neppure in un millennio potrebbe sperare di eguagliare.
2) Ne consegue che il titolo di “scienziato” non è necessariamente una certificazione di attendibilità, né il fatto che si sia dedicata tutta la vita allo studio di un problema è garanzia della sua corretta impostazione e soluzione. In casi non rari, l’unico effetto della consacrazione della propria esistenza allo studio di un argomento sarà che su di esso si riusciranno a dire impunemente, in virtù della credibilità acquisita, stronzate molto più grosse.
3) Se vedi uno scarafaggio, vuol dire che hai la cucina piena. Se insigni ricercatori di fisica possono proferire tali enormità senza che il mondo scientifico li ripudi per sempre, è probabile che “scienziati” del genere infestino e abbiano infestato nel passato anche tutti gli altri campi dello scibile.
4) Ne consegue la necessità di porsi, quando si parla di questioni scientifiche, in un atteggiamento di ostinato e costruttivo scetticismo. Ma uno scetticismo ribaltato rispetto a quello esternato dall’ASPO o dal cortese lettore. Occorre essere scettici non tanto verso le teorie nuove e inaudite – che essendo per l’appunto nuove, dovranno faticare non poco prima di imporsi come nuovi dogmi – ma soprattutto verso le cose che diamo per acquisite e scontate. Queste ultime sono pericolose, in quanto essendo ormai universalmente accettate non devono fare nessuna fatica a fotterci il cervello.
Dobbiamo costringerle a rimettersi all’opera, a rimettersi in discussione. Dobbiamo accertarci che non siano idee elaborate nel passato da “scienziati” simili a quelli che predicono con nonchalance la fine del nostro pianeta prima dell’apertura delle scuole; e poi, quando il pianeta non finisce e le scuole riaprono, si allontanano fischiettando con indifferenza. Credete che le teorie di Darwin siano irrefutabili? Informatevi sull’argomento e potreste scoprire che i loro stessi sostenitori non sanno più come tappare i buchi del loro colabrodo. Date per scontato che la massima velocità dell’universo sia quella della luce? E se vi dicessero che è una velocità più volte superata in laboratorio? L’idea che
Tenete presente che il fatto che una teoria scientifica permetta di compiere con precisione alcuni calcoli e dia risultati concreti, significa che essa è utile, non necessariamente che è vera. Gli antichi compivano calcoli astronomici di estrema precisione pur avendo un modello dell’universo assai diverso dal nostro. Esiste una differenza intuitiva – ma purtroppo dimenticata da molti – tra la realtà e il modello scientifico di rappresentazione della realtà. Se mi allontano da un oggetto lo vedo rimpicciolirsi in distanza e posso elaborare un modello di rappresentazione della realtà che metta in relazione la distanza col variare delle dimensioni degli oggetti. Non c’è niente di male in questo, è un modello che potrà essermi utile nei disegni prospettici, negli studi ottici e in chissà quante altre circostanze. Basta non sostenere che gli oggetti si rimpiccioliscono fisicamente quando noi ci allontaniamo solo perché il modello che abbiamo elaborato ci è utile nella vita concreta. Questa sarebbe, non dico una scemata (mai dare della scemata a una teoria innovativa, impariamo a prendercela soprattutto con le teorie più grosse e prepotenti), ma perlomeno un’idea da dimostrare con molte prove concrete alla mano, non a partire dalla sua mera opportunità pratica.
Pensate che l’origine biologica del petrolio sia scontata e che ciò renda gli idrocarburi una risorsa in via d’esaurimento, decretando per il genere umano l’apocalisse energetica (sempre che il buco nero non faccia giustizia di noi entro la prossima settimana)? Provate a chiedere ai molti geologi, seguaci dell’eresia abiotica, perché gli viene da ridere. Provate a chiedere ai russi perché non sono minimamente preoccupati e promuovono
LA SCIENZA NASCOSTA

di Stefano Calamita
dal sito Performancetrading
Una nuova scienza della vita
Agli inizi degli anni Ottanta, un giovane studioso di biologia vegetale, l'inglese Rupert Sheldrake, entrò in questa polemica con una teoria che scosse il mondo scientifico. La sua «ipotesi di causazione formativa» comparve nel suo libro A New Science of Life [Una nuova scienza della vita]. La teoria ha destato reazioni appassionate, sia da parte di sostenitori sia di detrattori. Come Driesch, anche Sheldrake è stato snobbato e attaccato da alcuni suoi colleghi scienziati. Altri l'hanno appoggiato con energia, ritenendo la sua teoria una seria proposta da verificare in sede sperimentale. Se si fosse dimostrata esatta, essa sarebbe assurta al rango di una delle più grandi idee del secolo, anzi dell'intera epoca scientifica.
L'ipotesi di Sheldrake è pertinente alla nostra concezione di mente non localizzata, con cui è anzi estremamente compatibile. La sua idea di causazione normativa suggerisce che la mente umana non sia localizzata nello spazio e neppure nel tempo; che non sia limitata al «qui e adesso»; che sia immortale e non energetica, con il corollario che il suo effetto non venga diminuito dalla separazione spaziale.
Nella sua ipotesi la mente è non localizzata in un altro importante modo: non è ristretta al cervello né prodotta da esso, anche se può agire attraverso il cervello, più o meno come l'elettricità agisce attraverso un filo senza essere generata dal filo stesso. L'ipotesi di Sheldrake corrobora l'idea di una coscienza collettiva secondo cui essa può essere immagazzinata collettivamente come una sola mente, fuggendo dalla prigionia del cervello e del corpo di singole persone.
Poiché questa ipotesi suggerisce che la mente non è localizzata nello spazio, che può persistere nel tempo e che è oltre il corpo, essa contiene strabilianti implicazioni circa l'immortalità. Inoltre, secondo l'ipotesi di Sheldrake la coscienza non è necessariamente limitata agli esseri umani. Perlomeno in grandi variabili, può essere condivisa da molte forme di vita oltre che dagli esseri umani.
Rupert Sheldrake studiò scienze naturali presso il Clare College dell'Università di Cambridge, poi passò un anno a Harvard studiando filosofia e storia delle scienze. Ritornò poi a Cambridge dove, nel 1967, si laureò in biochimica e biologia cellulare; infine dal 1967 al 1973 lavorò per il Clare College e fu direttore dell'Istituto di biochimica. Durante il suo soggiorno a Cambridge concentrò le sue ricerche, presso la fondazione Rosenheim della Royal Society, sullo sviluppo delle piante e l'invecchiamento delle cellule.
Nel 1974 si recò in India, spinto dal desiderio di applicare la sua formazione scientifica per il bene dell'umanità. Lavorò in questo paese e precisamente a Hydebad fino al 1978, presso l'Istituto internazionale di ricerca sulle coltivazioni nei tropici semi-aridi, dedicandosi alla fisiologia delle piante leguminose tropicali. Per molti anni continuò a trascorrere circa quattro mesi all'anno in India, come consulente di fisiologia vegetale, vivendo in condizioni umili con i suoi colleghi indiani, alla ricerca di tecniche di ottimizzazione dei raccolti, in considerazione del disperato fabbisogno alimentare di molti paesi.
Eppure alcuni dei detrattori di Sheldrake l'hanno dipinto come un filosofo da strapazzo e non un vero scienziato. Al contrario, Sheldrake ha una profonda conoscenza dei più intimi particolari della biologia, sia a livello cellulare sia macroscopico e inoltre si è immerso di proposito nello studio formale della filosofia della scienza, disciplina di cui pochi scienziati possono vantare la conoscenza.
Secondo l'ipotesi di Sheldrake, i sistemi sono organizzati nel modo in cui ora si manifestano perché sistemi analoghi erano organizzati allo stesso modo in passato. Specificatamente, le forme e il comportamento caratteristici di tutti i sistemi chimici, fisici e biologici attualmente esistenti sono guidati e plasmati da campi organizzativi che, come una mano invisibile, agiscono attraverso lo spazio e il tempo. Sheldrake li chiama campi morfogeni (dal greco morphe, forma, e genesis, messa in essere).
I campi morfogeni di ogni sistema esercitano la loro influenza su sistemi successivi mediante un processo chiamato risonanza morfica. Per fare un esempio, si può dire che il motivo per cui una cellula di una pianta diventa una cellula di foglia e non una di radice è perché si sintonizza, per così dire, attraverso la risonanza morfica, con i campi morfogeni di tutte le foglie precedenti della stessa specie. Questo processo si determina per tutti i sistemi riscontrabili in natura.
Le attuali concezioni biologiche divergono molto, naturalmente, da questa visione. Tuttavia l'idea di campi invisibili non è nuova.
Essi rappresentano anzi una parte accettata della fisica contemporanea (per esempio i campi elettromagnetici e gravitazionali). La stessa cosa si può dire per l'azione a distanza (anch'essa un caposaldo della teoria di Sheldrake), come l'attrazione gravitazionale della luna sugli oceani terrestri, che crea le nostre maree. Anche se i campi sono particolarmente comuni nella fisica odierna, non trovano però spazio nella biologia ortodossa.
Un'altra grande differenza fra la proposta di Sheldrake e quella della scienza ortodossa è che questa sostiene che tutti i processi fisici sono guidati attraverso leggi fisiche inviolabili. Queste leggi sono eterne ed esistono al di fuori del tempo. Al contrario, i campi morfogeni esistono nel tempo. Vengono sviluppati con il passare del tempo, sono modificati dalle configurazioni e dalle forme di tutti i sistemi successivi, e si trasmettono attraverso il tempo influenzando futuri sistemi ancora a venire.
Sheldrake non è stato l'unico a contestare l'asserzione che le leggi fisiche sono eterne e immutabili: anche molti altri scienziati operanti entro schemi accettati hanno cominciato a sollevare dubbi circa questo assunto.
Forse la più grande sfida proviene dalle attuali teorie cosmologiche. E' opinione ampiamente diffusa che l'universo si sia organizzato in quell'inimmaginabile istante chiamato Big Bang; in quest'attimo colossale tutta la materia dell'universo entrò in essere, congiuntamente a tutte le leggi fisiche che ne regolano il comportamento. Poiché prima del Big Bang non c'era niente di materiale o fisico, non ha senso parlare di leggi «fisiche» esistenti allora; d'altra parte, se non esistevano allora, sono derivate e frutto di uno sviluppo, non date per sempre. Viste nella prospettiva della moderna teoria cosmologica, l'idea di Sheldrake che le leggi fisiche non sono immutabili ed eterne ma si sviluppano nel tempo con il «procedere» delle cose, non appare eretica come potrebbe sembrare.
Ma i cosmologi non si spingono così lontano come Sheldrake. Essi suggeriscono che dopo il Big Bang le leggi si siano calcificate; esse sono diventate fisse e da allora non si sono più modificate. invece Sheldrake sostiene che le leggi governanti le forme di tutte le cose sono sempre in trasformazione con il passare dei tempo, dato che i campi morfogeni sono sempre suscettibili di modificazione.
La pubblicazione in Inghilterra di A New Science of Life scatenò un vespaio di polemiche. Sheldrake fu paragonato a Uri Geller, il paragnosta famoso per la sua facoltà di piegare i cucchiai, e fu accusato di essersi «dato al misticismo». Altri scienziati presero le difese sia delle idee di Sheldrake sia del principio della libertà di ricerca, sostenendo che nessuna idea dovrebbe essere condannata prima di essere vagliata sperimentalmente, per quanto possa apparire bizzarra.
Il fisico Brian Josephson, un premio Nobel, dichiarò: "Sta ora emergendo un nuovo modo di concepire la natura, con concetti come ordine implicito e realtà soggetto-dipendente (e oggi, forse, causazione formativa)".
Nei primi giorni successivi alla sua pubblicazione uno dei più forti sostenitori dell'ipotesi di Sheldrake della causazione formativa fu la rivista inglese New Scientist, che dichiarò coraggiosamente: «La scienza occidentale ha purtroppo creato una falsa costruzione del mondo e delle creature che esso contiene... Quanto Sheldrake propone è scientifico. Ciò non significa che egli abbia ragione, ma che la sua teoria è sperimentalmente controllabile».
Una delle prime persone che negli Stati Uniti riconobbe la potenziale importanza delle idee di Sheldrake fu Marilyn Ferguson, editore e direttore del Brain Mind Bulletin e autrice di un libro che fu accolto con grande favore, The Aquarian Conspiracy: Personal and Social Transformation in the 1980. [Il complotto acquariano: trasformazioni personali e sociali negli anni Ottanta].
La nuova ipotesi iniziale [di Sheldrake] potrebbe capovolgere molti concetti basilari sulla natura e la conoscenza. Nelle sue implicazioni, ha la vastità di portata della teoria dell'evoluzione di Darwin .
Plasmati da campi morfogeni
Negli esseri viventi, tutti i processi di sviluppo partono da sistemi che hanno già i loro caratteristici modelli di organizzazione. L'embrione che si sviluppa all'interno di un uovo fecondato, per esempio, contiene acidi nucleici e proteine organizzati in modo specifico. Non solo queste sostanze implicano un determinato chimismo (certe formule che descrivono il contenuto molecolare di azoto, carbonio, idrogeno, ossigeno e altri elementi) ma inoltre esistono forme specifiche che hanno già cominciato a prendere forma all'interno delle stesse molecole.
La forma, quindi, inizia ai primi stadi negli organismi viventi a partire dai più interni recessi molecolari. Sheldrake sostiene inoltre che le forme contenute nelle molecole sono plasmate da campi morfogeni che sono già stati sistemati da molecole analoghe di passati sistemi.
Molti visualizzano un campo morfogeno come uno scultore invisibile che lavora dall'esterno dei sistemi, scolpendoli o modellandoli in determinate forme, plasmando qua un braccio e là una penna, facendo un elefante che è un elefante, un salmone che è un salmone, con un suo sistema abile e benefico. Anche se quest'immagine può dare solo una vaga idea della visione di Sheldrake, è possibile concepire il lavoro come compiuto dall'interno anziché dall'esterno, perché i campi morfogeni funzionano come restrizioni schematizzate sulla moltitudine di eventi probabili e indeterminati che avvengono ai livelli più profondi dei sistemi fisici. E' qui, nelle conformazioni più interne assunte dagli atomi e dalle molecole, che i campi morfogeni possono essere innanzi tutto avvertiti.
Questo processo può poi dispiegarsi all'esterno, manifestandosi alla fine nelle forme visibili, esterne, delle cose. Così il processo di causazione formativa può essere considerato come un «lavoro dall'interno», non dall'esterno. Anche le emozioni e i pensieri possono essere influenzati da questi campi, così come il nostro chimismo interno può influire sui nostri sentimenti.
Questo è il motivo per cui i campi sono potenzialmente così pervasivi e per cui possiamo saltare dagli atomi ai pensieri nel discutere delle loro attività. In effetti, non si ha assolutamente nessun «salto», una volta che comprendiamo l'effettivo funzionamento dei campi: dove i loro effetti iniziano e dove finiscono. Non c'è però realmente una «fine» all'espressione dei campi; infatti, una volta che una qualsiasi persona o un qualsiasi altro essere vivente subisce la loro influenza, la persona o l'essere influiscono a loro volta sui campi stessi, aggiungendovisi con effetto cumulativo.
Tutte le cose, pensieri e comportamenti sono quindi risospinti nel grande processo di avanzamento dei campi morfogeni. Ciò è in netto contrasto con l'idea dominante della scienza moderna, secondo cui l'influenza dell'organismo nel mondo termina quando esso muore. Secondo l'ipotesi della causalità formativa, si ha un incessante assorbimento nel Grande Serbatoio dell'Essere, da cui un individuo viene eternamente portato in esistenza e che si manifesta come influenze sui modelli interiori ed esteriori di esseri appena nati.
Il modo più semplice per comprendere la risonanza morfica è attraverso un'analogia a cui Sheldrake ricorre sempre, quella di un apparecchio televisivo o radiofonico. Nella TV fili, transistor e altre componenti agiscono insieme come apparecchio ricevente che capta segnali emessi dalla stazione televisiva. L'immagine finale che compare dipende dagli elementi interni dell'apparecchio, che deve essere sintonizzato correttamente sulla trasmissione.
Se si cambiano le componenti, si può cambiare la sintonizzazione e interferire con l'immagine. Questo può causare distorsioni dell'immagine, ma anche la sua perdita completa.
Analogamente, in un uovo che si sviluppa, il DNA e le altre sostanze chimiche da esso contenute danno origine alle «caratteristiche di sintonizzazione» di quella particolare specie, esattamente come un apparecchio TV può captare una certa banda di segnali e non altri. L'uovo nel suo processo di sviluppo può «sintonizzarsi» con certi campi morfogeni che sono stati creati da uova sviluppatesi in modo analogo in passato. Ciò fa si che quell'uovo particolare diventi un uovo di gallina, per esempio, e non un uovo di pernice o d'aquila.
Similmente, il cervello ha le sue parti componenti: i suoi neuroni, vasi sanguigni, strutture di sostegno e così via. Esso produce immagini mentali, pensieri, emozioni, e determina molti eventi motori. Ma non crea questi eventi più di quanto l'apparecchio TV produca la propria immagine.
Quando si affronta il discorso della relazione tra la mente e il cervello, i materialisti convenzionali negano che queste analogie contengano una qualsiasi verità. Si sostiene che il cervello sia l'origine della coscienza. Non esiste nessuna fonte eterna da cui abbia origine il «segnale». Per dimostrarlo, da lungo tempo i fisiologi hanno addotto il fatto che un danno al cervello provoca la cessazione di certe funzioni: la favella, l'udito e funzioni vitali come il battito cardiaco o la respirazione.
In chirurgia è anche possibile stimolare certe parti del cervello e produrre veri e propri pensieri, azioni compulsive, immagini, parole articolate o movimenti di una determinata parte del corpo: ecco altre prove, si afferma, del fatto che la nostra vita mentale e motoria risiede nel cervello; inoltre, l'eliminazione completa della funzione cerebrale cancella del tutto la mente, come avviene dopo una prolungata anossia o un grave trauma.
Ma torniamo all'analogia della TV e spingiamola oltre: immaginiamo un sempliciotto che non abbia mai visto un apparecchio televisivo. Guardando l'immagine, si chiede da dove provenga. Può pensare che abbia origine all'interno dell'apparecchio stesso: non è irragionevole supporlo. Allora guarda dentro l'apparecchio, tirando un filo qua, cambiando un collegamento là. A ogni modifica, l'immagine cambia: prima si fa confusa, poi scompare del tutto quando egli danneggia una componente fondamentale; poiché ha perso l'immagine dopo aver danneggiato l'interno dell'apparecchio, egli conclude allora che l'origine dell'immagine dev'essere per forza là dentro.
La sua «prova» è analoga alla logica dei meccanicisti del cervello, fermamente convinti che il danno cerebrale dimostri come il cervello sia l'origine della mente. In entrambi i casi, tutto è nella macchina. In entrambi i casi il ragionamento trascura il fatto che possono essere in azione forze esterne: il segnale TV e, per quanto riguarda il cervello e sistemi in sviluppo come gli embrioni, sottolinea Sheldrake, coscienza e campi morfogeni.
Non tutto quanto è presente nel cervello né nel DNA. Fino a un certo punto il fisiologo del cervello ha ragione: è possibile confondere il risultato interferendo con fili, transistor, DNA, proteine, sangue, ossigeno e altre componenti, ma ciò non spiega completamente né l'apparecchio TV, né il cervello, né l'embrione in sviluppo.
«Ma allora i meccanicisti diranno», argomenta Sheldrake. «"Ammettiamo pure che oggi non possiamo spiegarlo: un giorno però potremo farlo". In questo modo emettono una cambiale non datata. E' essenzialmente un atto di fede nel metodo meccanicistico, non realmente un'ipotesi rigorosamente scientifica».
Tema ricorrente in questa cambiale è il ruolo del DNA; esso contiene il codice genetico che, in qualche modo, si suppone avere il compito di governare tutto quello che avviene in esseri viventi in via di sviluppo. Cellule d'osso, orecchio e fegato contengono il medesimo DNA e, quindi, dev'esserci qualcosa oltre e al di sopra di esso che spieghi il loro esito diverso.
Si sostiene che il codice genetico sia il fattore nascosto. Ma Sheldrake crede che, nell'ipotizzare il codice genetico come una sorta di poderoso dispositivo, atto a diramare ordini e spingere in qualche modo le cellule verso un obiettivo (per esempio quello di diventare un leucocita anziché una cellula epatica), i meccanicisti facciano intervenire qualcosa di stranamente simile proprio ai campi morfogeni, anch'essi dotati di uno scopo.
Questo concetto di programma genetico è, dopo tutto, teleologico , spinge verso un obiettivo specifico esattamente come fanno i proposti campi morfogeni. Ciò va molto oltre l'approccio meccanicistico, che dichiaratamente nega qualsiasi scopo od obiettivo in natura. Fin qua c'è un'inaspettata analogia fra l'ipotesi di Sheldrake e le idee sull'azione dei geni.
Ma l'analogia non si spinge molto a fondo. Sheldrake così compendia i problemi suscitati dalle attuali concezioni biologiche dominate dal DNA.
Il DNA, fornendo il codice per la sequenza degli amminoacidi, permette alla cellula di produrre determinate proteine. Questo è tutto quello che esso può fare. Il problema posto dalla morfogenesi non si ferma però alla questione di fornire le proteine giuste alle cellule giuste al momento giusto. Il problema è capire come, date queste proteine, le cellule si organizzino in forme particolari, e come si sviluppino in organismi di particolari forme. Il DNA ci aiuta a capire come otteniamo le proteine che forniscono, per così dire, i mattoni e il cemento con cui l'organismo viene costruito, ma non spiega in che modo questi elementi vengano a comporsi in particolari modelli e forme.
L'idea del DNA che dà forma agli organismi e programma il loro comportamento è un'estrapolazione del tutto illegittima dall'insieme dei dati noti sull'azione del DNA.
Nel quadro del modello meccanicistico, tutto quello che ha a che fare con l'ereditarietà e le proprietà di organismi viventi viene proiettato sul DNA: tutti i problemi insoluti in biologia vengono attribuiti... al DNA. Perciò, la costruzione scientifica che inizia come una rigorosa e ben definita teoria sul modo in cui il DNA codifica il RNA e quest'ultimo codifica le proteine, ben presto diventa una sorta di teoria mistica in cui il DNA ha inspiegati poteri e proprietà che non possono assolutamente essere specificati in esatti termini molecolari. Questi presunti maggiori poteri e proprietà sono, a mio modo di vedere, il risultato dell'azione dei campi morfogeni.
Attualmente si nutre la grande speranza di poter comprendere le forme in sviluppo di embrioni in base all'azione dei cosiddetti morfogeni, sostanze chimiche che, presumibilmente sotto la direzione del DNA, controllano la forma che viene assunta dagli embrioni. Il lavoro fin qua svolto sembra promettente, e si è già visto che un particolare elemento chimico, l'acido retinoico, ha un certo effetto sotto questo punto di vista.
Non è però chiaro se l'identificazione di questi composti risolverà il problema della forma, perché i meccanicisti quasi certamente continueranno a metterli sotto il controllo del DNA, ritenendo eretico permettere che qualcosa sfugga all'egemonia del codice genetico. L'identificazione dei morfogeni parrebbe, quindi, limitarsi a inserire un altro anello nella catena dei meccanicisti senza risolvere i problemi indicati da Sheldrake. In ogni caso, Sheldrake si preoccupa non solo delle forme assunte da esseri viventi come gli embrioni ma anche di quelle di oggetti inanimati come i cristalli e nessun morfogeno è stato ipotizzato per poter spiegare la comparsa della forma in tale genere di oggetti.
Secondo la dottrina del materialismo estremo o radicale, la coscienza dev'essere scartata fuorché come funzione dei processi fisici che avvengono nel cervello; non si è però costretti ad assumere questa rigidissima posizione se si accetta l'ipotesi della causazione normativa. In essa è possibile seguire una concezione dettata dal senso comune, come spiega Sheldrake, che è quella di riconoscere la realtà della propria coscienza. Indubbiamente questo atteggiamento non è troppo impegnativo. Dopo tutto, è quello che ogni essere umano, perfino i materialisti più convinti, assume comunque.
APEAKALYPSE NOW

Su Comedonchisciotte ho riletto questo articolo di Roberto Vacca, tratto dal Sole 24Ore, che io pure avevo pubblicato qualche tempo fa. Vacca ribadisce alcuni concetti che ultimamente iniziano ad insinuarsi anche in occidente e che nei paesi dell’est sono noti da tempo. In sostanza: l’idea che il petrolio sia in via d’esaurimento è una sciocchezza. Anche perché sembra sempre più probabile che il petrolio non sia affatto una risorsa biologica derivante dalla decomposizione di materiali organici, bensì una risorsa minerale e rinnovabile di origine ancora sconosciuta. Non si tratta affatto di teorie campate in aria: in Russia le conoscono e le applicano da una cinquantina d’anni con risultati strepitosi e ben visibili. E’ grazie a queste teorie che i russi sono riusciti a trovare il petrolio in zone in cui nessuno avrebbe pensato di andarlo a cercare. Nel 1970, basandosi sulla teoria abiotica (cioè dell’origine non biologica del petrolio), l’URSS iniziò a trivellare il pozzo di Kola SG-3, nella penisola omonima, fino alla profondità record di oltre
Non contenti di sfruttare tali tecnologie a casa propria, i russi le portarono anche in aiuto del Vietnam, che gli americani avevano devastato e poi abbandonato al proprio destino, sostenendo che non possedeva altre risorse da sfruttare. La tecnologia russa consentì di trivellare l’immenso pozzo del White Tiger a oltre
Tuttavia le risposte date all’articolo di Vacca dai lettori di Comedonchisciotte sono state, nella maggior parte dei casi, dello stesso tenore di quelle viste a suo tempo su questo sito: anatemi, sarcasmo e citazioni di “auctoritates” infallibili per definizione (la solita biliosa smentita di aspoitalia, diventata ormai un riferimento fisso per gli adepti dell’apocalisse petrolifera prossima ventura). Ho l’impressione che questi lettori, più che da un legittimo e sano scetticismo verso le teorie nuove e rivoluzionarie, siano ispirati da un’inguaribile pigrizia. A costoro non piace – come non piace a nessuno – che la principale fonte energetica del XXI secolo continui ad essere una risorsa sporca, inquinante ed obsoleta come il petrolio. Come non condividere questo sentimento? Costoro sono disgustati dagli sprechi e dal consumismo forsennato che un’eventuale illimitatezza delle risorse petrolifere consentirebbe di perpetuare per l’eternità. In questo mi sento perfettamente solidale con loro. Solo che per contrastare tutto questo occorrerebbe rispolverare gli antichi concetti di “etica” e “moralità”, non aggrapparsi alle bubbole. Bisognerebbe spiegare alla gente che, picco petrolifero o no, tenere ferma la tecnologia energetica all’Ottocento per garantire gli interessi delle grandi compagnie è un’oscenità morale. Bisognerebbe avere il coraggio di combattere il consumismo perché esso è moralmente osceno e decerebrante, perché è uno schiaffo alla miseria, perché vive e prospera sulla predazione di risorse altrui e sull’impoverimento di tre quarti del globo a vantaggio di una ristretta minoranza di sciacalli. E tra gli sciacalli, naturalmente, dovremmo avere il coraggio di annoverare anche noi stessi, che continuiamo a riempire i serbatoi delle nostre automobiline alla faccia dei milioni di morti ammazzati in Medio Oriente. Spiegare tutto questo alla gente, accettando il rischio di apparire incoerenti, sarebbe estremamente faticoso. Molto meglio allora confidare in un’Apocalisse ineluttabile, che, come un imminente sol dell’avvenire, ci liberi presto del consumismo e dagli idrocarburi senza che noi si debba muovere un dito o staccare le natiche dalla poltrona. Ci eviterà anche di essere tacciati d’incoerenza mentre predichiamo la (sacrosanta) necessità di ricondurre i consumi entro limiti umanamente ed eticamente accettabili, ma continuiamo a tenere accesi i condizionatori a settembre e il riscaldamento ad aprile. Il picco petrolifero, ovviamente, risolverà il nostro dilemma: farà giustizia degli empi e ci toglierà le castagne dal fuoco.
Cari amici, ve lo potete scordare.
Il picco petrolifero non soltanto è una bufala, ma è una bufala mostruosa, concepita ad arte per giustificare la ferocia predatoria di Stati Uniti e Israele contro il Medio Oriente; ferocia per la quale il petrolio è solo uno, e non necessariamente il più importante, dei fattori in gioco. C’è un bel film di Sidney Pollack, I tre giorni del Condor, che tutti prima o poi abbiamo visto. Memorabile il dialogo tra Joe Turner (Robert Redford) e il suo mefistofelico superiore Higgins (Cliff Robertson):
Higgins: E’ semplice economia. Oggi è il petrolio, giusto? Tra 10 o 15 anni sarà il cibo o il plutonio. Forse anche prima. Cosa credi che la gente ci chiederà di fare allora?
Turner: Chiediglielo.
Higgins: Non adesso! Allora. Chiediglielo quando staranno per esaurire le risorse. Chiediglielo quando non avranno più riscaldamento nelle loro case e avranno freddo. Chiediglielo quando i loro motori si fermeranno. Chiediglielo quando persone che non hanno mai avuto fame inizieranno ad essere affamate. Vuoi sapere una cosa? Loro non vorranno che gli chiediamo nulla. Vorranno solo che andiamo a prendergli ciò che gli serve.
In sintesi: dite a un cretino che lo scialo e lo sperpero beato stanno per finire ed egli accetterà qualunque guerra, qualunque atrocità pur di assicurarne la continuazione. E’ a questo che doveva servire l’enorme bufala del picco petrolifero: a trasformare in “male necessario”, agli occhi dell’opinione pubblica, una guerra d’aggressione che era necessaria solo agli interessi politico-strategici USraeliani. Si capisce bene perché George W., a ridosso dell’invasione di Afghanistan e Iraq, citasse così spesso la necessità di “garantire lo stile di vita americano”. Quante volte avete sentito ripetere “o loro o noi” da qualche scellerato demente? Demente non perché il bisogno di sopravvivere all’esaurimento delle risorse energetiche non fosse umanamente comprensibile, ma perché quell’esaurimento era una bufala, costruita ad arte per fabbricare consenso. Non è un caso che si sia iniziato a diffondere le dicerie sul “picco del petrolio” proprio negli anni in cui veniva progettato il “Nuovo Secolo Americano” e l’evento “catalizzante come una nuova Pearl Harbour”. Gli esperti del “picco petrolifero” comparvero in massa, all’improvviso, nella seconda metà degli anni ’90, strepitando i loro funesti pronostici di sventura.
Fu il dottor Colin Campbell a riassumere le loro posizioni in una conferenza tenuta all’università di Clausthal nel dicembre 2000. “I pozzi tradizionali”, spiegava Campbell, “forniscono la maggior parte del petrolio oggi prodotto e da essi proviene il 95% del petrolio estratto fino ad ora. Continueranno a dominare l’offerta per molto tempo ancora. E’ questo ciò che conta di più. Il picco del ritrovamento di nuovi pozzi si è avuto negli anni ’60. Oggi si estrae un barile per ogni quattro che vengono consumati. La produzione del Medio Oriente è destinata ad aumentare. Il resto del mondo ha raggiunto invece il suo picco nel 1997 ed è pertanto in declino terminale. Il picco mondiale arriverà entro cinque anni [cioè più o meno nel dicembre 2005]”.
Traduzione: il Medio Oriente ha il petrolio. Noi non più. Non vi sembra sia ora di dare inizio a una bella guerra da quelle parti? Guarda caso, proprio nel 2000 Saddam Hussein varava il suo progetto di vendere il petrolio irakeno in euro anziché in dollari, minacciando di distruggere in breve tempo la valuta statunitense, già allora cartaccia il cui unico valore stava nell’essere l’unica moneta in cui il petrolio poteva essere commerciato. Il discorso di Campbell era la foglia di fico che copriva con una finta necessità di sopravvivenza energetica un progetto bellico che aveva in realtà caratteri di tutela valutaria.
Erano tutte balle quelle di Campbell? Non del tutto. E’ vero che oggi consumiamo 4 barili di petrolio per ogni barile estratto. Ma questo dipende solo dal fatto che nessuno ha più voglia di andare a cercare petrolio grezzo da estrarre. Nel 2004 le riserve petrolifere mondiali ammontavano ad oltre due trilioni di barili. Finché esistono riserve così consistenti, nessuno avrà voglia di spendere denaro per estrarne altre. Quando le riserve inizieranno a scemare, le trivelle ricominceranno a muoversi. Ma c’è un grosso problema: se il mondo, nel suo complesso, possiede giacimenti petroliferi sufficienti a soddisfare per lungo tempo il suo fabbisogno energetico, gli Stati Uniti non hanno più i soldi per comprare quel petrolio o una valuta in grado di controllarne lo scambio. E’ un bel guaio, trattandosi di un paese energeticamente famelico. Con appena il 6% della popolazione mondiale, gli USA consumano il 25% delle risorse petrolifere globali. Impossibile far fronte a questa voracità con la sola produzione interna. Gli USA importano oggi dall’estero 6 barili di petrolio su 10, che in previsione saranno 8 su 10 entro il 2020. E la loro fame di petrolio è in continua crescita. Ecco perché gli USA hanno deciso di giocare il tutto per tutto (ottenendo per ora solo perdite disastrose) e di andarsi a prendere il petrolio del Medio Oriente con la forza. Ecco perché i guru di Wall Street hanno decretato l’invasione dell’Iraq, paventando la fine delle luminarie del 4 di luglio e delle scorribande in SUV. Ma questo non significa affatto che le riserve mondiali di petrolio stiano per esaurirsi. Significa solo che gli USA non ne hanno a sufficienza per i loro sprechi e – con il dollaro in procinto di diventare carta igienica - non hanno più neppure i soldi per comprarlo dall’estero. Agli USA servirebbero a poco anche le tecnologie russe per l’estrazione abiotica, trattandosi di un metodo più lento e più costoso di quello tradizionale che non riuscirebbe a far fronte alla crescita esponenziale dei consumi su cui si fonda l’American Way of Life.
Dicevo più sopra che chi detesta lo spreco consumistico e l’arretratezza tecnologica che discende dalla dipendenza petrolifera, dovrebbe imparare a parlare di etica, non di improbabili giorni del giudizio energetico. Non è la scarsità di petrolio globale che sta insanguinando il Medio Oriente e rischiando di portarci sull’orlo di un conflitto planetario. E’ l’incapacità di un paese, di un solo paese, di ridimensionare i suoi inutili sperperi, di fondare il valore della sua valuta nazionale sulla produzione anziché sulla forza militare, di imporre ai suoi cittadini non la fame, l’eremitaggio o la morte per congelamento, ma un livello di vita di media e razionale agiatezza. Lo stesso vale, naturalmente, per l’Europa, la quale ha però due enormi vantaggi: il non possedere eserciti con cui supplire alla propria irresponsabilità gestionale e il dovere dunque ricorrere ad una maggiore oculatezza nell’amministrare le risorse; e l’avere un vicino come





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