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DEMOCRAZIA: CON COSA SOSTITUIRLA?

by Gianluca Freda (21/08/2008 - 14:55)


Massimiliano Olivo mi scrive:

Ho finito di leggere Democrazia - il dio che ha fallito.
Minchia che libro, non posso che ringraziarti di averlo recensito sul blog.
La tesi, credo tu la conosca, è quella di una totale rivoluzione per portare il mondo a nazioni transnazionali (non geograficamente localizzate) dove il ruolo dei governi sia giocato da assicuratori privati in concorrenza (certamente non le assicurazioni che conosciamo) con cui chiunque possa scegliere di assicurarsi. Per fare un paragone è come se io, sempre vivendo a Trieste, potessi scegliere se essere musulmano o tedesco ed a questo "stato" "pagare le tasse". Sarei sottoposto alle leggi tedesche quando pago i premi all'assicuratore che mi impone una condotta tedesca per assicurarmi, musulmano quando pago i premi all'assicuratore che mi impone una condotta musulmana.

Devo dire che mi sono rimasti dei dubbi riguardo alla proposta, probabilmente sensata ed unica possibile, di utilizzare arbitrati (attraverso agenzie specializzate in arbitraggi) come metodo di risoluzione dei conflitti locali tra abitanti sottoposti a legislazioni diverse (se io tedesco a Trieste ho un contenzioso con un musulmano a Trieste), la cosa è di una rivoluzionarietà spaventosa: talmente avanti che non la raggiungeremo mai.

Ciò che mi preme di dire è che in fin dei conti questa soluzione dal mio punto di vista propone l'unica forma di socialismo possibile, nel senso di sostenibile. Fa di più, somma il massimo del liberismo possibile al massimo del socialismo possibile, anche se lo fa proponendo un mondo apparentemente più selvaggio delle democrazie social democratico europee.

Apro una breve parentesi, io di assicurazioni ne capisco, visto che mi ci guadagno da vivere, per chi non è del settore magari quanto sopra può sembrare strano.

Perché l'assicurazione è socialista? Perché trasferisce trasversalmente, cioè da me verso gli altri assicurati, il rischio. Se io rischio di perdere il lavoro al 50% tu rischi di perdere il lavoro al 50% ed entrambi paghiamo una polizza per assicurarci contro il rischio di perdere il lavoro, abbiamo condiviso il rischio. Statisticamente solo uno dei due perderà il lavoro e l'altro avrà contribuito al suo mantenimento con il premio che ha pagato. Socialismo reale.

Perché il massimo del liberismo?

La socializzazione del rischio è se ci pensi bene il fine ultimo di ogni stato: noi abbiamo l'inps che ci vende assicurazioni vita (purtroppo scegliendo lei il prezzo) l'inail ci vende assicurazioni contro gli incidenti sul lavoro (purtroppo scegliendo lei il prezzo), pagando un premio veniamo assicurati, attraverso la scuola pubblica, dal rischio di analfabetismo (e anche qui il premio ci viene imposto) ecc... Cosa a cui non avevo mai pensato (grazie Hoppe) è che anche la tassazione per la protezione è un premio assicurativo per acquistare una polizza di protezione della persona e della proprietà (purtroppo neanche qui scegliamo il prezzo).

Lo stato ci assicura.

Quindi qual è la massima libertà se non quella di poter scegliere chi ci assicura, cioè scegliere a quale legislazione sottostare? Questo in pratica significa poter scegliere in quale nazione vivere senza dover per forza abbandonare il luogo in cui si è nati o in cui si vuole vivere. Fantastico.

Saluti, complimenti ed un invito. Posta di più.

Grazie, Massimiliano, la tua sintesi delle idee di Hoppe è mirabile. Vorrei poter postare di più, ma a volte mi manca il tempo, altre volte le idee meritevoli di essere postate. Fortuna che ogni tanto si trovano pensatori come Hoppe e lettori come te che forniscono materiale di riflessione e discussione.  (GF)

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TBILISI FOR DUMMIES

by Gianluca Freda (21/08/2008 - 02:30)



dal sito TBRNews
traduzione di Gianluca Freda
 

Questo stringato ma eloquente  riassunto dell’attuale situazione politica internazionale, tratto da TBRNews, è stato scritto da un funzionario – di cui ho già tradotto altri articoli - operante all’interno del governo americano e che mantiene, per ovvi motivi, uno stretto anonimato.   (GF)
 

Washington, D.C., 17 agosto 2008 – Alcune persone che lavorano nel mio ufficio, con molta voce e poco coraggio, venerdì scorso mi hanno retoricamente domandato che cosa cerchino di ottenere i russi con l’invasione della Georgia. Come molti degli scemi che lavorano qui, essi non leggono i rapporti, che pure abbondano, perciò mi sono preso il disturbo di spiegar loro che cosa vogliano ottenere i russi.

Prima di tutto vogliono distruggere la Georgia come potenza militare, trattandosi di una potenza interamente controllata e armata dagli Stati Uniti.

Vogliono localizzare e distruggere gli enormi depositi di armamenti – incluse le armi di piccolo calibro, quelle leggere da fanteria, i veicoli corazzati e gli autocarri – forniti alla Georgia dagli Stati Uniti.

Questo lo hanno già fatto.

In poche parole, vogliono distruggere a tal punto la Georgia come potenza militare che siano necessari dieci anni anche solo per poter pensare ad una ricostruzione.

Vogliono impiantare una forte presenza militare in Ossezia del Sud e in Abkhazia, così che la Georgia, sostenuta da Stati Uniti e Israele, non osi mai più attaccare al di là dei propri confini.

Un altro obiettivo della Russia, va da sé, è quello di rovinare a tal punto la reputazione nazionale e internazionale del traballante presidente georgiano, Mikhail Saakashvili, che il popolo georgiano finisca per deporlo o ucciderlo.

Soprattutto, il temibile Vladimir Putin, che è di fatto alla guida delle operazioni, vuole mostrare - a Bush e a tutti i deboli ma volonterosi popoli del blocco orientale - cosa succede a chi insiste a leccare il culo di una Washington senza più artigli.

La NATO? Una forza a cui congiungersi? Poco probabile.

L’esercito belga è assai meglio equipaggiato di quello americano e nessuno dei due riuscirebbe a torcere un pelo alla Russia in una guerra sul terreno.

La milizia americana, un tempo potente e terribile, è oggi un penoso pateracchio, le sue truppe di terra sono sfiancate dalla maratona di cinque anni contro la guerriglia irakena e afghana, i suoi tanto decantati elicotteri e veicoli corazzati sono in riparazione nei magazzini del Texas, distrutti dalla sabbia del deserto irakeno.

Se la Russia attaccasse la Polonia o l’Ucraina questa sera, tutto ciò che Bush potrebbe fare sarebbe chiudersi nel suo bunker alla Casa Bianca e cagarsi addosso, mentre Cheney, nascosto nel suo bunker di comando, lancerebbe imprecazioni dalla toilette chimica.

Tra parentesi, in Inghilterra, uno dei viscidi tabloid di Rupert Murdoch ha scritto che Putin minaccia di usare armi nucleari contro la Polonia. Naturalmente Putin non ha mai detto niente di simile e chiunque creda a ciò che scrivono i giornali di Murdoch e che dice la sua idrofoba FOX News dovrebbe farsi lobotomizzare.

La NATO? Non fidatevi di lei, signori, si rivelerà una trappola e una delusione, come ha detto Patrick Henry in un brillante discorso al parlamento della Virginia.

L’equilibrio del mondo si è spostato in soli sei giorni, grazie alla presunzione e alla stupidità di Washington e Tel Aviv e al maniaco presidente della Georgia.

Ho detto queste cose ai miei colleghi di lavoro con la testa piena d’aria e quando ho finito di parlare mi hanno detto che ero pazzo.

Dite a qualcuno che un enorme uragano si sta dirigendo verso le regioni della Florida o del Golfo del Messico in cui egli vive e lo vedrete immediatamente prepararsi a fare un picnic sulla spiaggia!

Che Dio salvi tutti noi, perché Bush non potrà farlo.

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