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SU POPPER E IL METODO SCIENTIFICO

by Gianluca Freda (19/08/2008 - 15:23)


Nella perdurante irreperibilità dei commenti (Spero che i capoccioni di Dada tornino al più presto dalle ferie) pubblico questo commento inviatomi da Giorgio Menon in relazione all’articolo La vanvera della scienza. Qui mi limito a condividere in pieno la citazione di Lakatos: che gli scienziati abbiano la testa dura non esiste il minimo dubbio.  (GF)  


Troppo spesso Popper viene citato come ultimo baluardo del metodo che permette di distinguere vera scienza da pseudoscienza. Ma basta leggere un po' di libri di epistemologia per capire che il dividere il mondo a metà con l'accetta è operazione mai facile. In particolare non si può parlare di Popper senza menzionare i suoi falsificatori, Lakatos e Feyerabend. Se il metodo di Popper sta tutto nel suo termine “convenzione: la falsificazione dovrà di conseguenza essere considerata come una proposta di accordo o convenzione”. Tale accordo nei confronti di Lakatos o Neurath (ad es) non fu mai ratificato, e questo da solo getta una luce alquanto sinistra su tutta l'opera popperiana, prodiga di consigli consigli nei riguardi di chicchessia ma invariabile nei principi propri. Trovo questo limite preoccupante. Scrive Neurath (pro verificazionismo e scettico nei confronti del falsificazionismo): "Uno scienziato nella scelta di una certa enciclopedia non rinuncia senz'altro a una teoria a causa di un qualche risultato negativo." Rincara la dose Lakatos: "Scientists have thick skins. They do not abandon a theory [merely] because facts contradict it." (Gli scienziati hanno la testa dura. Non abbandonano una teoria solo perchè dei fatti la contraddicono).

Popper, infastidito dal tentativo di Lakatos di falsificarne il contenuto, gli scriverà sarcasticamente: "Grazie per confondere ciò che ho cercato così attentamente di spiegare".

Lakatos interpreta Popper così: chi si dimostra tenace nei confronti delle proprie teorie è immorale e deve essere bandito dal consesso scientifico. Popper aveva in mente Marx e Freud, che non sopportava.

Peccato poi Popper stesso si sia tenacemente attaccato alle proprie teorie schivando tutti quei tentativi di falsificazione che le avrebbero migliorate. Ma per tornare al rapporto scienza/filosofia che l'articolo tratta credo che il commento finale spetti a Neurath:

"Noi possiamo tranquillamente pensare che un ricercatore coronato da successo metterà da parte l'ipotesi falsificante, da considerarsi "corroborata" secondo la tesi di Popper, se sulla base di serie
riflessioni di carattere molto generale la giudicherà un ostacolo per lo sviluppo della scienza".

Quindi se Mengele o Trotta sono convinti la morale contrapposta alla curva di congelamento di un umano o un certa lettura del redshift siano "un ostacolo per lo sviluppo della scienza" è bene che questo ostacolo sia rimosso. Nel nome della scienza, of course. Con buona pace di Popper e di tutta l'epistemologia.

Amen

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