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LE DEMOCRAZIE GIUDIZIARIE / 3

by Gianluca Freda (18/08/2008 - 17:55)

IL DOMINIO DEI SAGGI (terza parte)
di Israel Shamir
dal sito www.israelshamir.net
traduzione di Gianluca Freda


3. La sorellanza combattente

Nei progetti della Corte vi è anche l’appoggio al femminismo attivo e pugnace. Il presidente della Corte Suprema, Dorit Beinish, e la sua migliore amica, il giudice Edna Arbel, sono ferventi femministe che si ispirano a Gloria Steinem. A Tel Aviv si discute, con opinioni divergenti, se  queste due amino le donne o semplicemente detestino gli uomini. Personaggi del genere sono certamente utili e necessari alla società, ma sono assolutamente inadatti a detenere i poteri dittatoriali che hanno acquisito. Questo argomento viene discusso raramente per paura di essere etichettati come ‘sessisti’; proprio come i Democratici americani non hanno il coraggio di combattere apertamente i neocon perché non potrebbero sopravvivere all’accusa di antisemitismo.

Sarà bene ricapitolare brevemente le azioni compiute dalla sorellanza, per convincersi dell’appoggio fornitole dai giudici. Le organizzazioni lesbiche e femministe hanno accelerato il programma per convertire il paese alla loro fede: hanno organizzato parate del gay pride perfino a Gerusalemme, anche se esse infastidiscono i pii e conservatori abitanti della città. Eseguono rumorose manifestazioni contro gli uomini via via indicati dalla Beinish. La persecuzione degli eterosessuali ritenuti colpevoli di molestie e abusi ha assunto le dimensioni di una caccia alle streghe di Salem. Sotto il patrocinio della Beinish è stata promulgata una nuova legge che classifica ogni relazione eterosessuale tra due colleghi di lavoro come abuso sessuale, se non addirittura stupro. La maggioranza, cioè le famiglie composte da uomini e donne, viene discriminata, non avendo a disposizione gli stessi introiti di gay e lesbiche.

Le femministe forzute e aggressive occupano troppo spazio televisivo e rivestono eccessiva influenza. Sono settarie e si difendono l’una con l’altra; criticare una di queste donne viene considerato un attacco ai diritti femminili. Nello stato ebraico le lesbiche sono diventate gli ebrei degli ebrei: influenti, potenti, combattive e protette dalla paura che incute l’etichetta di sessismo. In verità non avrebbero di che lamentarsi: la prospera e numerosa comunità lesbica è ben integrata in tutti i settori della vita pubblica. Dal punto di vista della religione ebraica, il lesbismo non è un peccato (al contrario dell’omosessualità maschile). In realtà esse stanno perseguendo una ridefinizione sessuale dell’intera società e in questo hanno trovato alcuni alleati estremamente antidemocratici: la ridefinizione dei sessi non è un modo per gratificare i desideri sessuali, ma una forma assai efficiente di addomesticamento sociale.

Sotto l’influsso della sorellanza combattente, Israele ha subito una mutazione. Un tempo gli ebrei americani mandavano i propri figli a sposarsi in Israele; oggi Israele è diventato il posto in cui cercare un partner dello stesso sesso. Un tempo Israele era un paese di uomini mascolini e donne femminee; ora non più. Le cose sono cambiate dall’era ‘macho’ della Guerra dei Sei Giorni, quando l’omosessualità era bandita, il Ministro della Difesa Dayan, con il suo unico occhio, si scopava tutte le reclute di sesso femminile e l’esercito israeliano annientava tre armate arabe in un’unica settimana. Oggi l’omosessualità non è un ostacolo, un ministro può essere denunciato per aver baciato una ragazza e l’esercito viene sconfitto da un manipolo di libanesi barbuti. Indipendenti per tradizione, le donne ebree lo sono diventate oggi ancora di più, tanto da militare nelle unità di combattimento alla pari degli uomini e da essere protette dagli sguardi passionali da una polizia sempre in stato d’allerta.

Beinish e Arbel sono rappresentanti di questo gruppo. La donna che essi sperano di veder diventare Primo Ministro d’Israele, Tzipi Livni, Ministro degli Esteri ed ex agente dei servizi segreti, appartiene alla sorellanza, ha passato milioni di dollari alle organizzazioni gay guidate dalle sue patriottiche sorelle. La sua vittoria è praticamente scontata.

La sorellanza combatte in modo particolarmente acceso gli uomini che fanno parte di altre comunità, quelle non ashkenazite, non solo in virtù del proprio razzismo, ma anche perché queste comunità – gli ebrei orientali, arabi, russi – non si sono sottomesse all’addomesticamento e alla ridefinizione sessuale. Esse tengono d’occhio e infine distruggono ogni personaggio pubblico intelligente o carismatico che venga fuori da queste comunità. A questo scopo lo fanno sorvegliare dalla polizia e alla fine organizzano la sua caduta.

- Aryeh Deri, l’astuto e pio fondatore del partito religioso Shas (“l’Hamas ebraico”), fu fatto pedinare per dieci anni, finché non si riuscì a montare contro di lui un’improbabile accusa e a mandarlo in prigione.

-  Avigdor Lieberman, leader brutale ma avvenente del partito russo. I molti commenti sessisti sul suo conto e sui membri del suo partito si concentrano sui loro baffi, evidente simbolo dell’odiata mascolinità. Lieberman è stato convocato di tanto in tanto dalla polizia, e ciascuno di questi eventi è stato ben pubblicizzato rendendo pubblici i sospetti attraverso la TV, ma non è mai stato incriminato. La settimana scorsa (27 luglio 2008) un Lieberman piuttosto frustrato si è appellato alla Corte Suprema contro l’Attorney General. Ha chiesto la fine delle indagini nei suoi confronti, ancora aperte dopo 12 anni di investigazioni della polizia: “Incriminatemi o chiudete il caso”. Per usare le sue parole, il pubblico ministero Edna Arbel continua a dargli la caccia perché egli è “amico di Aryeh Deri, russo, porta la barba ed è a favore dei coloni”.

-  Arcadi Gaydamak, il carismatico uomo d’affari e filantropo russo, è un affarista di stampo romantico, un po’ bucaniere. Una specie di Henry Morgan o di Cecil Rhodes. Nel suo passato vi sono missioni nella giungla dell’Angola e sulle montagne della Jugoslavia, l’amicizia con i guerriglieri dell’MPLA e con i militanti serbi. Ora si è candidato a sindaco di Gerusalemme. E’ stato attaccato dalla sorellanza nel momento stesso in cui ha deciso di entrare in politica. E’ stato accusato di riciclaggio di denaro nell’affare Bank Hapoalim, ma le accuse non sono approdate a nulla nonostante molti anni di indagini e di cattiva pubblicità. Non è mai stato incriminato, ma il suo nome è stato infangato e molti israeliani hanno paura di farsi vedere in sua compagnia. Anche lui ha chiesto di essere incriminato o proclamato innocente, ma la sorellanza ha preferito tenere la spada di Damocle appesa sopra la sua testa.

E’ possibile che questi uomini siano corrotti e che la polizia abbia semplicemente compiuto il proprio dovere indagando sulle segnalazioni dei loro misfatti? Se andate dalla polizia a lamentarvi che casa vostra è stata svaligiata o che vi hanno rubato la macchina, probabilmente vi diranno che non hanno tempo né risorse per occuparsi di simili indagini. Hanno cose più importanti da fare, come sprecare migliaia di ore di lavoro e milioni di dollari a combattere i politici. E il bersaglio viene sempre stabilito dalla sorellanza combattente.

(3 – fine)

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