ANTO'... FA FREDDO! ANTO'... FA CALDO!

“Comunque, un matematico che riuscisse a sostenere la sua profezia con terminologia e formule matematiche, non verrebbe capito da nessuno ma sarebbe creduto da tutti”
(Isaac Asimov, Preludio alla Fondazione)
Non c’è dubbio che i mass media possiedano una loro straordinaria coerenza. Da oltre cent’anni continuano a profetizzare, torvi e severi come arcangeli dell’Apocalisse, una catastrofe climatica che incombe sulle zucche vuote di noi peccatori gaudenti. E noi, ridanciani ignoranti, ci ostiniamo da altrettanto tempo a sopravvivere senza riguardo alle terribili fini del mondo che questi saggi e studiosi emuli di Noè vanno generosamente annunciando di decennio in decennio. La loro abnegazione nell’attesa fideistica del Giorno del Giudizio meteorologico è caratterizzata da una costanza ammirevole. L’unica cosa che è cambiata più volte, nel corso degli anni, è la temperatura del Grande Disastro Climatico Finale.
Oggi i media ci vanno raccontando che, causa i nostri immondi peccati di consumatori indefessi e assassini dell’ambiente, faremo tra pochi anni la meritata fine del pollo alla diavola o dell’affogato al caffè.
Ma negli anni ’70 il Grande Disastro strombazzato dai media era di un altro tipo: fresco e dissetante come una granita al limone. “Un’altra Era Glaciale?”, domandava nel 1974 la rivista Time Magazine ai suoi accaldati e speranzosi lettori. L’articolo garantiva che, stante il progressivo raffreddamento della temperatura terrestre riscontrato da tutti i più insigni climatologi, una nuova glaciazione sarebbe iniziata da lì a qualche anno, qualche decennio al massimo. Il giornale Newsweek scriveva che le prove di un raffreddamento progressivo del globo terrestre avevano “iniziato ad accumularsi in modo così massiccio che i metereologi fanno fatica a tenerne il conto”.
Ma il più attivo tra gli avventisti della Grande Ghiacciata era il giornalista Walter Sullivan. Già all’inizio degli anni ’70 gli articoli sul New York Times di questo gelataio mediatico regalavano refrigeranti brividi ai lettori prospettando invasioni di pinguini a Times Square. “Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica”, scriveva Sullivan martedì 27 gennaio 1972, “stanno conducendo indagini su larga scala per stabilire come mai il clima dell’Artico stia diventando più freddo e perché alcune zone del Mar Glaciale Artico siano diventate negli ultimi tempi minacciosamente più spesse e se l’estensione di questa coltre ghiacciata contribuisca a preparare nuove Ere Glaciali”. L’articolo si intitolava: “Gli esperti del clima scorgono tracce di Era Glaciale”.
Faccio sommessamente notare che questi tetri indizi di catastrofe non vengono mai colti dalla gente comune, che persiste inconsapevole ad accendere il camino d’inverno e a farsi vento con il New York Times d’estate (visto che serve a qualcosa?). Solo gli “esperti”, gli “studiosi”, gli “scienziati”, i “climatologi”, i “metereologi”, i dotti luminari sanno che stiamo per morire tutti e sono così altruisti da venircelo a dire. Sono sinceramente preoccupati per la nostra sopravvivenza. Come mai faremmo senza di loro?
Il 31 ottobre 1972, Sullivan raggiungeva la terribile certezza nell’articolo intitolato: “Gli scienziati [sempre loro] temono che l’equilibrio climatico nel mondo stia per finire”. “Dallo studio di campioni di ghiaccio estratti dalla calotta groenlandese, sembra che 89.500 anni fa qualcosa di catastrofico abbia modificato il clima, portandolo da una temperatura maggiore di quella odierna a quella di una piena Era Glaciale”. E sta per succedere di nuovo, sozzi peccatori impenitenti, pareva ghignare lo scribacchino. Che aspettate a pentirvi, per le ossa di san Giuda?
Alla vigilia di Ferragosto del 1975, Sullivan, forse per fare un dispetto ai suoi lettori soffocati dall’afa, cambiava repentinamente opinione. Nell’articolo Tendenza al riscaldamento del clima: due articoli contestano l’idea che sia in arrivo un nuovo periodo glaciale, Sullivan scriveva: “Il clima del mondo sta cambiando. Di questo gli scienziati [immancabili] sono fermamente convinti. Ma perché e in quale direzione lo stia facendo è oggetto di un acceso dibattito”.
Ma il 21 dicembre 1975, rinfrescatosi le idee con l’arrivo della prima neve, Sullivan tornava sui suoi passi nell’articolo Gli esperti [e quando mai] temono un grave pericolo se i fumi inquinanti raffredderanno
Basta così. Ma fino ai primi anni ’80 Sullivan e molti “giornalisti” come lui continuarono a pubblicare articoli di questo tenore, naturalmente sotto l’autorevole consulenza di insigni scienziati e studiosi. “Quest’inverno Chicago è rimasta paralizzata dalla neve. L’inverno scorso fu Boston.
Aaaaaaaaaahhhh! E’ finitaaaaah! Si salvi chi può! Etc., etc. Etcì!
Forse Sullivan non sapeva (o magari, a ben pensarci, sapeva benissimo) di essere stato un grande innovatore. Aveva infatti svecchiato e reinventato il mito del Grosso Botto Climatico in voga fino a pochi anni prima. Infatti, fino all’inizio degli anni ’60, il terribile destino che attendeva l’umanità secondo la litania della pseudo-informazione di allora, non era troppo diverso da quello profetizzato oggi: riscaldamento globale e tutti rosolati come rosticciana e salsicce.
Il crescente riscaldamento della Terra è evidente ai poli, strillava tale Gladwin Hill sul New York Times del 15 febbraio 1959, aggiungendo: “Alcune scoperte nell’Artico confermano la teoria dell’innalzamento delle temperature globali. Un misterioso riscaldamento del clima si sta lentamente manifestando nell’Artico, dando vita a un ‘serio problema internazionale’. Lo ha detto oggi il Dr. Hans Ahlmann, noto geofisico svedese”. Un geofisico svedese, mica baubau miciomicio. Lo avessi detto io che anche nell’Artico, come nel resto del mondo, le temperature salgono e scendono, non mi avrebbe creduto nessuno. Ma nel 1957 (due anni prima) lo stesso giornale titolava: “Gli scienziati [aarghhh!] concordano: il mondo è più freddo”. Poi, nel 1959, non concordavano più. Poi ancora, l’8 ottobre 1961, concordavano di nuovo: Il clima della Terra si raffredda. Ma nell’articolo si leggeva: “La teoria che il mondo si stia lentamente riscaldando ha ricevuto nuove conferme dai dati delle temperature”. Boh. Forse la catastrofe definitiva è imminente davvero: con tutti questi passaggi improvvisi dal caldo al freddo, la povera vecchia Palla Azzurra rischia di schiattare di broncopolmonite o rinite fulminante. E non dite che gli illustri scienziati non vi hanno avvertito.
Dalla consultazione dei reperti d’archivio, scopriamo anche che già negli anni ’40 non c’erano più le stagioni di una volta. Infatti, venerdì 30 maggio 1947, il solito NYT, nell’articolo Il riscaldamento climatico nell’Artico fa sciogliere i ghiacciai e alza il livello degli oceani, dicono gli scienziati, scriveva: “Il nostro clima sta forse cambiando? Il succedersi di estati temperate e di inverni miti da diversi anni a questa parte, culminato lo scorso inverno nella quasi totale assenza di croste di ghiaccio nella valle dell’Hudson, rende questa domanda pertinente. I concittadini più anziani ci dicono che gli inverni non sono più freddi come quando loro erano giovani, e noi tutti abbiamo potuto notare una notevole diminuzione media del freddo in quest’ultimo decennio”. In questo caso assistiamo ad un inedito team-up tra scienziati e vecchi rincoglioniti di paese che si sostengono l’un l’altro nel vaticinio di una caldana poderosa che spazzerà via il male dal mondo.
Ma già alla fine del XIX secolo, sotto la presidenza di Benjamin Harrison, per la precisione il 23 giugno 1890, il NYT compiangeva i bei vecchi tempi, quando gli inverni erano inverni e le estati estati, preventivando cataclismatici rivolgimenti delle temperature. IL NOSTRO CLIMA: PERCHE’ QUESTI INVERNI MITI E QUESTE ESTATI TEMPERATE? [ma perché cazzo non siete mai contenti?]. LE PROVE GEOLOGICHE DELLA PREVALENZA ALTERNATA DI ATMOSFERE SEMITROPICALI [se volete sapere che significa, chiedetelo agli scienziati]. “Poiché il clima di ogni paese ha una relazione inseparabile con le caratteristiche fisiche dei suoi abitanti, l’attenzione del Governo si è rivolta, da alcuni anni a questa parte, alla raccolta di precise statistiche meteorologiche nel territorio di tutti gli Stati Uniti”. In questo caso la causa del Riscaldamento Globale erano i venti tropicali e non lo scioglimento dei ghiacciai artici, forse perché non tutti sapevano ancora con precisione che diavolo fosse l’Artico. Ciò rendeva l’umanità molto più felice.
Purtroppo nel 1895 già il Times ricominciava a menarla con la glaciazione: “Prospettive di un nuovo periodo glaciale: i geologi pensano che il mondo stia per ghiacciarsi di nuovo”.
Per finire, cito anche lo splendido e significativo titolo di un articolo d’epoca comparso sul NYT del 5 gennaio 1855: “Uno sguardo alle notizie riportate dai media di lamentele sul fatto che il clima non è perfetto, raccolte da John Shotsky”. Orribile questa mancanza di perfezione. Un anno rischiamo di estinguerci congelati e sommersi, l’anno dopo soffocati nel Girarrosto Purificatore della vendetta della Terra Stuprata. Che mondo di merda. Se non ci fossero giornalisti e scienziati ad avvertirci del pericolo avremmo già fatto la fine dei dodo. Il che, a giudicare dal livello dell'informazione mediatica e dal discernimento della maggioranza dei suoi fruitori, non sarebbe forse una gran perdita per l’universo.
P.S.: chiudo con un appello accorato. Qualcuno ha per caso più visto il Buco nell’Ozono? Che gli è successo? Si è richiuso? E’ imploso come l’isola di Lost alla fine della quarta stagione? Era qui fino ad un attimo fa e ora non riesco più a trovarlo in nessun notiziario. Non trovo più neppure la sovrappopolazione, l’epidemia di aviaria e il Millennium Bug. Forse sono caduti nel Buco prima che implodesse. Vi supplico, aiutatemi a ritrovarli. Non posso vivere senza le mie paure. Garantisco mancia competente.





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