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    ZAPPATORE

    di Gianluca Freda (05/05/2008 - 21:53)

    “Musica, musicante!
    Fatevi mórdo onore...
    Stasera, 'mmiez'a st'uommene aligante,
    abballa un contadino zappatore!”
    (Mario Merola)

     

    “Zapping” è una trasmissione radiofonica di Rai1 condotta, da circa 14 anni, da tal Aldo Forbice. Ho sentito con le mie orecchie alcune persone definire questo ponderoso scialacquio di megahertz un “programma d’informazione”. A queste persone vorrei manifestare la mia più profonda solidarietà umana e porgere i miei auguri di pronta e completa guarigione. Supplico gli infermieri di non stringere troppo le cinghie di cuoio del lettino ai loro polsi e di portargli ogni tanto qualche sigaretta. Nel programma di Forbice la maggior parte delle telefonate degli ascoltatori ricevono repliche del seguente tenore: Ascoltatore: «Dottor Forbice io le riconosco di avere condotto nella sua trasmissione molte battaglie civili. Che cosa penserebbe di condurre un’altra battaglia per la raccolta di firme per la reintegrazione dei tre giornalisti che sono stati esclusi dal fare trasmissioni come sa lei?» Forbice: «Come si permette? Questa è una trasmissione Rai. E in Rai di queste cose non si discute. Buonasera e grazie» (butta giù il telefono). Oppure: all’epoca dell’elaborazione del porcellum, un ascoltatore telefona affermando che non gli pare corretto modificare la legge elettorale a pochi mesi dal voto. Forbice lo zittisce: "Ma tutte le leggi elettorali si fanno negli ultimi mesi della legislatura, questo è normale...". L’ascoltatore ribadisce che sarà anche normale, ma non gli sembra accettabile. Forbice sbraita: “... Ho detto che è normale, dunque è anche accettabile, se non fosse normale non sarebbe accettabile, se la lingua italiana ha ancora un senso. Buonasera". E butta giù il telefono. E’ difficile definire questo ardito innovatore della lingua italiana, questo demiurgo d’audaci sinonimi, in termini non querelabili. Si potrebbe definirlo il Bokassa del suo miserabile palinsesto, ma questo non aiuterebbe a distinguerlo dagli innumerevoli imbrattatori italiani di frequenze meritevoli dello stesso titolo. Lo definirò dunque semplicemente “zappatore”, in ossequio al titolo della sua trasmissione e alla sua impareggiabile cultura umanistica e giornalistica.

    Come ogni sotto-beneficiario di microscopico feudo, Zappatore non ama i nemici dell’economia curtense. Fra costoro c’è anche Beppe Grillo, che Zappatore ama attaccare con lo humour e la proprietà di linguaggio tipiche del calloso e nerboruto piantator di barbabietole. Vero è che Grillo, in virtù delle baggianate che ogni tanto non riesce a fare a meno di proferire, offre il fianco agli attacchi con una frequenza sempre più preoccupante. Ma finché avrà contro zotici armati soltanto di zappe e forconi, non corre pericolo di vita e può tranquillamente permettersi, semel in anno, qualche frescaccia, che, opportunamente assolta da repliche argomentate, fa solo bene alla salute.

    Per esempio: Grillo, sul suo blog, si è adirato per la pubblicazione online, da parte dell’agenzia delle entrate, dei redditi dichiarati dai cittadini italiani nel 2005. Ha scritto:  

    “I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’agenzia delle entrate. I nullatenenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato. Le rapine in villa si faranno finalmente in tutta Italia e non saranno concentrate nel Lombardo Veneto.”

    Ora, è chiaro che in queste poche righe c’è una tale concentrazione di frescacce da alimentare una piccola centrale nucleare. Le dichiarazioni dei redditi di cittadini e aziende sono pubblici per legge fin dal 1973. E’ dovere dell’agenzia delle entrate rendere pubblici questi dati, come è diritto di ogni cittadino conoscerli. E’ semmai stupefacente che a poche ore dalla pubblicazione le autorità minaccino di arresto i cittadini che esercitano questo loro diritto (senza peraltro neppure contestare l’operato di chi ha messo i dati su internet). La criminalità organizzata non ha certo bisogno di vedere i dati online per andare a colpo sicuro. E se mai ne avesse bisogno, povera criminalità organizzata! Finirebbe per sequestrare bidelli e operai, i quali, stando alle dichiarazioni dei redditi, guadagnano più di commercialisti e gioiellieri. Inoltre, con questa improvvida sfuriata, Grillo ha mostrato di nutrire preoccupazioni da magnate, che ben poco interessano la moltitudine di precari e profughi della globalizzazione che rappresentano lo stuolo dei suoi seguaci. Essere rapiti dall’anonima sarda non è esattamente la paura principale di cassintegrati e operatori di call center. Insomma, Grillo ha toppato stavolta così alla grande che qualsiasi avversario dotato di minima intelligenza dialettica avrebbe potuto agevolmente ridurlo in fettuccine. Fortunatamente per lui – e per chi come il sottoscritto nutre per Grillo, nonostante tutto, una certa simpatia – aveva contro lo Zappatore.

    Il bifolco a onde medie, provocato da un ascoltatore, non ha trovato di meglio - prima di sbattergli il consueto telefono in faccia – che rammentare al popolo i 4 milioni e passa di euro percepiti da Grillo nel 2005. Immagino che nell’idioma rurale dei nostri progenitori ciò voglia dire: “Ahò, sete straccioni e ve strusciate ai damerini, ma nun ve vergognate? Nun lo vedete che questo predica bene e razzola male?”.

    Torni pure alle sue succose melanzane, buon dottor Forbice. Grillo, in realtà – se queste sono le accuse – predica bene e razzola bene, nonostante qualche occasionale sproloquio. I suoi soldi vengono dal suo lavoro, non dalle tasse dei cittadini. I milioni che guadagna vengono dal contante che molti cittadini, per scelta e non per imposizione fiscale dello Stato, sborsano per assistere ai suoi spettacoli e acquistare i suoi DVD. Non come certi conduttori radiofonici, che sbafano a ufo i soldi dei contribuenti – provenienti dal canone RAI – offrendo come contropartita solo gutturalità sintattiche, bestialità argomentative e cornette sbattute nel muso. Grillo utilizza parte del denaro che guadagna per fare spesso (non sempre, ma nessuno è perfetto) ottima informazione, anziché per trasformare in melanzane i suoi ascoltatori e trattarli di conseguenza. Grillo non ha mai fatto mistero dei suoi corposi introiti, a differenza di certi coltivatori diretti dal reddito imprecisato. “Io sono il contribuente numero 30 dello Stato italiano”, ha dichiarato egli stesso in molti spettacoli. Su quei soldi paga regolarmente le tasse, il che è raro per un italiano e per un genovese è quasi eroico.

    Dice Zappatore che si regalano soldi a Grillo ogni volta che si clicca sul suo sito. Io questo mese ci avrò cliccato un migliaio di volte. Mamma mia, chissà che salasso la prossima bolletta di Fastweb! Del resto anche i soldi che ogni cittadino, volente o nolente, deve donare a Zappatore sono regalati, soprattutto per coloro che, avendo traslocato in un quartiere dotato di rivendita ortofrutticola, non hanno più bisogno di usufruire del servizio pubblico offerto dagli zappatori di Stato.

    La buffa esibizione campestre si conclude a sputazzate, con l’Uomo del Monte che, contestualmente all’attesa censura dell’ascoltatore eretico, inveisce contro “le migliaia di allocchi che ancora credono alle cretinate di Grillo”. Migliaia di allocchi che, per inciso, non pagano una lira a Grillo se non volontariamente, mentre sono costretti a pagare, contro la loro volontà, lo stipendio dello Zappatore per essere trattati a pomodori nel muso. In questo lo Zappatore ha ragione: sono allocchi. A quando uno sciopero dei consumi di melanzane – e delle retribuzioni obbligatorie ai braccianti analfabeti – che ci consenta di recuperare un po’ di saggezza? 

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