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    L'INDIPENDENZA DEI BOCCALONI

    di Gianluca Freda (21/02/2008 - 22:03)


    UN'INDIPENDENZA POSTMODERNA
    di John Laughland
    dal sito Lewrockwell.com
    Traduzione di Gianluca Freda
     

    Sembrava che non ci sarebbero state conseguenze immediate quando, nel 1908, l’Austria annettè la Bosnia-Erzegovina. Vienna agiva in palese violazione del Trattato di Berlino del 1878, che aveva firmato e che assegnava la Bosnia alla Turchia, ma le proteste di Russia e Serbia furono inutili. L’anno successivo il fatto ormai compiuto fu messo per iscritto in un trattato appositamente emendato. Ma sei anni dopo un cecchino serbo appoggiato dalla Russia si vendicò assassinando a Sarajevo l’erede al trono d’Austria, nel giugno 1914. Il resto è storia.

    I parallelismi tra il Kosovo del 2008 e la Bosnia del 1908 sono piuttosto rilevanti, e non solo perché, quale che sia l’artificio legale utilizzato dall’occidente per aggirare la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU – che assegnava il Kosovo alla Serbia – la proclamazione del nuovo stato avrà incalcolabili conseguenze a lungo termine: sui movimenti secessionisti dal Belgio al Mar Nero, passando per la Bosnia, sulle relazioni con Cina e Russia, sul sistema internazionale nel suo complesso. Sono anche rilevanti perché l’ultima cosa che il nuovo stato proclamato a Pristina domenica scorsa otterrà sarà l’indipendenza. Al contrario, ciò che è emerso a sud del fiume Ibar è uno stato postmoderno, un’entità che sarà sovrana solo di nome e che è in realtà un protettorato USA-UE.    

    L’Unione Europea sta per inviare in Kosovo 2.000 soldati a prendere il posto delle Nazioni Unite, che hanno governato la regione fin dal 1999. Vuole nominare una Rappresentanza Civile Internazionale che – secondo il progetto elaborato l’anno scorso dall’inviato delle Nazioni Unite, Martti Ahtisaari – sarà in Kosovo l’”autorità suprema”, col potere di “correggere o annullare le decisioni delle autorità pubbliche del Kosovo”. Il Kosovo avrebbe avuto molta più indipendenza alle condizioni offerte da Belgrado di quanta ne avrà adesso.

    Coloro che approvano quella specie di “sovranità polivalente” e di “statalità postnazionale” che già abbiamo in UE, danno il benvenuto a questi accordi, visti come rottura del crudo decisionismo dello statalismo post-westfaliano. Ma queste finzioni sono in realtà sempre allestite dalle innumerevoli realtà del potere più bieco. Ci sono 16.000 uomini della Nato in Kosovo e non hanno nessuna intenzione di tornarsene a casa; anzi, proprio ora stanno per ricevere un incremento di 1.000 militari inviati dall’Inghilterra. Loro, e non l’esercito del Kosovo, saranno responsabili per la sicurezza interna ed esterna della provincia.

    Il Kosovo ospita anche una grande base militare americana, Camp Bondsteel, vicino Urosevac: una mini Guantanamo che è solo una dell’arcipelago di basi militari americane in Europa Orientale, nei Balcani e in Asia Centrale. Ecco perché il primo ministro serbo, Vojislav Kostunica, nel suo discorso di domenica, ha attaccato specificamente gli Stati Uniti per la proclamazione d’indipendenza del Kosovo, affermando che essa è la dimostrazione che “gli Stati Uniti sono pronti a ridicolizzare l’ordine internazionale, con la violenza e l’assenza di scrupoli, al solo scopo di perseguire i propri interessi militari”.

    Per simbolizzare il proprio status di ultimo arrivato nella colonia Euro-Atlantica, il Kosovo ha scelto una bandiera modellata su quella della Bosnia-Erzegovina: lo stesso oro dell’UE, le stesse stelle su sfondo blu. Perché anche la Bosnia è governata da un alto funzionario straniero che ha il potere di annullare l’elezione dei politici e abolire le leggi, il tutto allo scopo di preparare il paese per l’integrazione nell’UE.

    Proprio come avvenuto per la Bosnia, anche il Kosovo ha ricevuto miliardi per finanziare l’amministrazione internazionale, ma non per migliorare il tenore di vita del suo popolo. Il Kosovo è una palude di povertà e corruzione, entrambe esplose a partire dal 1999, e i suoi abitanti hanno trascinato le proprie vite per nove anni in uno stato mafioso dove non esiste lavoro e neppure un’adeguata fornitura di energia elettrica: la corrente viene staccata ogni poche ore e le strade delle città del Kosovo esplodono di un tintinnante ronzìo tutte le volte che case e negozi avviano all’unisono i propri generatori.

    Questa tragica situazione è resa possibile dalla fatale scissione, propria di ogni interventismo, tra potere e responsabilità. La comunità internazionale ha orchestrato minuziosamente ogni aspetto dello sbriciolamento della Jugoslavia, fin da quando l’UE gestì l’accordo di Brioni a pochi giorni dall’inizio della guerra in Slovenia, nel luglio 1991. Ma ha sempre addossato le responsabilità agli abitanti del luogo. Anche oggi, il nuovo governo del Kosovo sarà controllato dai suoi padroni internazionali, i quali però non accetteranno alcuna responsabilità per i loro fallimenti. Preferiscono governare da dietro le quinte, nella pericolosa – e senza dubbio deliberata – discrepanza tra apparenza e realtà.

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    LISTE DI PROSCRIZIONE CHE NON FANNO NOTIZIA

    di Gianluca Freda (21/02/2008 - 00:33)

    Dal blog di kelebek

    SCOPERTA LISTA DI PROSCRIZIONE

    Clamoroso scoop.

    Un commentatore di questo blog ha scoperto una lista di proscrizione contro 67 docenti della Sapienza, nascosta sul sito di un estremista di destra noto negli ambienti dell'eversione nera come Er Mongolino [1] .
    Restiamo in attesa delle dichiarazioni del Ministro degli Interni.

    Nota:
    [1] Lo so, non è politicamente corretto. Ma mica è colpa mia che lo chiamano così. E' colpa sua.

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    MA CHI TI PIGLIA?

    di Gianluca Freda (17/02/2008 - 13:31)


    FEMMINISTE ALLA CANNA DEL GAS
    di Henry Makow
    dal sito www.henrymakow.com
    Traduzione di Gianluca Freda
     

    Quale miglior esempio di comportamento stupido e autolesionista che questo consiglio offerto da una veterana del femminismo?

    In un articolo intitolato “Sposatelo” (Atlantic Monthly, marzo 2008), Lori Gottlieb consiglia alle sue sorelle di “sistemarsi”... di sposare, cioè, il primo che capita... e alla svelta. Questa resa umiliante, benché soddisfi il mio desiderio di dire “ve lo avevo detto”, è tuttavia triste.

    Milioni di donne che avevano delocalizzato il buon senso e si erano fidate dei media, dei loro insegnanti, dei loro leader e della loro società si trovano adesso all’asciutto. Era stato loro promesso che avrebbero potuto avere tutto, ma molte di loro non ci sono riuscite.

    Oggi le donne single fra i 30 e i 40 anni sono il triplo che negli anni Settanta. Quando queste donne arriveranno a stabilizzare le proprie carriere, saranno ormai troppo impegnate e stanche per potersi sposare e gli uomini di qualche valore saranno tutti esauriti.

    Queste donne sono vittime del più malvagio e più riuscito progetto di ingegneria sociale della storia. Esso era stato elaborato per produrre esattamente i frutti che ha prodotto: offrire alle donne una carriera anziché una famiglia. Ma fino a quando le femministe non riconosceranno di essere state vittime di una beffa crudele, non riusciranno a salvare ciò che è rimasto.

    In futuro parlerò più approfonditamente di questo argomento, ma prima vorrei offrirvi un assaggio della saggezza di una donna che è la definizione della parola “patetico”.
     

    La donna che perse il treno

    La signorina Gottlieb inizia descrivendo un picnic in cui lei e una sua amica (entrambe con bambini avuti grazie a donatori di sperma) avevano concluso di “non sentirsi soddisfatte”. Sorpresa. Sentivano la mancanza di un marito. E senza dubbio i bambini sentivano la mancanza di un padre.

    “Chiedete a qualsiasi donna single ed eterosessuale, che sia intorno ai 40 anni e sia disposta ad aprirvi la sua anima, che cosa desideri di più dalla vita... ciò che veramente desidera è un marito...” confessa la Gottlieb.

    Benché lei e le sue amiche continuino a “definirci femministe e insistere perché ogni donna si renda indipendente ed autosufficiente... ogni donna che io conosca – per quanto ambiziosa e di successo, per quanto finanziariamente ed emotivamente sicura – viene presa dal panico... se raggiunge i 30 anni e si ritrova senza marito”.

    Neanche fosse una vecchia fattucchiera ebrea o Oprah Winfrey, il consiglio della Gottlieb è: “Sistematevi!”. Dimenticate il vero amore, le sue fastidiose abitudini, la sua alitosi e il suo terribile senso estetico. Matrimonio, ha scoperto, vuol dire avere un compagno, anche se non è l’amore della vostra vita. Finisce perfino per consigliare i gay come possibili compagni.

    Come ha fatto a ridursi così? Troppa “educazione”, immagino. Troppa crescita del potere femminista, troppe aspettative - alimentate da Hollywood - dagli uomini e dalle storie d’amore. Quando era più giovane, la Gottlieb aveva scaricato qualcuno perché nonostante tra loro vi fosse “una forte attrazione chimica” e le loro “sensibilità fossero simili”, tuttavia si trovarono in disaccordo di mezzo tono e “non ci sentimmo mai in armonia, né mai vedemmo la vita attraverso la stessa lente”.

    A quanto sembra era alla ricerca di un clone.

    “Oggi, tuttavia, capisco che se non voglio restare sola per il resto della mia vita, ho l’età in cui mi piacerebbe sistemarmi con qualcuno a cui piaccia sistemarsi con me... Abbiamo perso di vista la nostra mortalità. Abbiamo dimenticato che anche noi finiremo per invecchiare e per essere meno attraenti. ... Il che è un motivo in più per sistemarsi prima che tale possibilità non rientri più fra le opzioni disponibili”.

    “Prendete l’appuntamento a cui sono andata l’altra sera. Il tipo era abbondantemente più vecchio di me. Aveva una lunga storia di crisi depressive e - riferendosi ai film che sta scrivendo – ha detto di “essere affascinato dal coma” e di “nutrire un forte interesse verso i terroristi”. Non era mai stato sposato. E’ stato scortese con il cameriere. Ma desiderava tanto una famiglia ed era un uomo di successo, carino, intelligente. Osservandolo dall’altra parte del tavolo, ho pensato: “Sì, voglio rivederlo. Forse posso sistemarmi con lui”. Ma il mio pensiero successivo è stato: “Forse posso sistemarmi con qualcosa di meglio”. E’ come quel gioco in cui devi correre a prendere una sedia prima che la musica s’interrompa: quand’è che ci si decide a prendere una sedia, una sedia qualsiasi, pur di non ritrovarsi in piedi da soli?”.

    “Le mie amiche sposate continuano a dirmi cose del tipo: “Oh, come sei fortunata a non dover negoziare con tuo marito il costo delle lezioni di piano” e “come sei fortunata a non avere nessuno che ti mette il bambino davanti alla TV e a poter allevare tuo figlio come preferisci”. Mi sento dire perfino: “Come sei fortunata a non dover fare sesso con uno quando non ne hai voglia”.

    “L’elenco potrebbe continuare e ogni volta io rispondo: “Okay, se voi siete così infelici e io così fortunata, lasciate i vostri mariti! Anzi, mandateli qui da me!”.

    “Ma nessuno, finora, ha accettato quest’offerta”.

    Avevo detto “patetica”?
     

    COMMENTARIO

    Il mio consiglio alle donne single fra i 30 e i 40 anni è: niente panico. Non “sistematevi”. Starete molto meglio da sole che con un fallito. Inoltre, qualunque cosa facciate, evitate di fare un figlio fuori dal matrimonio con una banca dello sperma. Questo farebbe diminuire enormemente le vostre speranze matrimoniali. La Gottlieb ha così tante difficoltà a “sistemarsi” anche perché si ritrova un moccioso tra i piedi.

    La cosa fondamentale da capire è che il femminismo non è stato un cambiamento sociale nato spontaneamente dalle radici della società. E’ stato un progetto di ingegneria sociale, studiato per annichilire la differenza tra i sessi, il matrimonio e i nuclei familiari. I nuclei familiari sono oggi ridotti alla metà rispetto agli anni ’60. La distruzione della famiglia fa parte di un progetto più vasto per destabilizzare e spopolare la società in vista di un governo totalitario mondiale che si nasconde dietro un velo sottile. Leggete il mio libro “La beffa crudele” e visitate il mio sito per avere i dettagli.

    La liberazione sessuale faceva parte di questo programma. Gli uomini non hanno più motivo di sposarsi, ora che il sesso libero da legami è così ampiamente diffuso. Consiglio alle donne di riservare il sesso alle sole relazioni d’amore di lunga durata e di chiudere ogni relazione entro 6-8 mesi se il matrimonio non è ancora in vista. Non sprecate il vostro tempo con dei manichini.

    Le femministe sono state indotte ad adottare come modello il ruolo maschile e a rinnegare quello femminile. Hanno bisogno di riscoprire i loro naturali istinti femminili. Ciò implica il trovare un uomo di cui possano fidarsi, accudirlo e non accettare di sistemarsi per qualcosa di meno. Il vero amore sboccia dal sacrificio che le donne compiono per la persona che amano. Lasciate a lui la guida e tacete sui suoi difetti. Ma non permettetegli di darvi per scontata e scaricatelo se non vi restituisce il vostro amore (cioè se non si occupa dei vostri interessi e delle vostre necessità).

    In generale, le persone che stanno dietro a questo progetto elitario d’ingegneria sociale sono satanisti, nel senso che vogliono essere Dio. Vogliono definire cosa è Verità e cosa no in relazione ai loro interessi. Vogliono sopraffare Dio (la Verità) E ANCHE la natura.

    Le donne sono state progettate per sposarsi e avere figli durante la pubertà ed entro i primi vent’anni. E’ in questo periodo che risultano irresistibili per i giovani uomini. Dovrebbero sposare uomini che siano laureati e all’inizio della loro carriera.

    Allevare bambini non è un ripensamento. E’ ciò che le coppie sposate fanno insieme, ciò che hanno in comune. E’ crescita naturale, sia sul piano biologico, sia a livello di sviluppo e soddisfazione personale.

    La natura non concede proroghe, come milioni di donne stanno scoprendo, nel modo più duro.

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    SOLIDARIETA'

    di Gianluca Freda (13/02/2008 - 00:03)



    Questo è il post che ho inviato al blog di Tafanus a proposito di questo ignobile articolo, copiaincollato dal sito di Repubblica e arricchito di ingiurie, appena uscito sul suo blog. Ho già sospeso da qualche giorno la mia partecipazione al Network Progressista, su richiesta, prontamente accettata, dei suoi partecipanti e organizzatori. Colgo l’occasione per dichiarare a Paolo Munzi (ammesso che esista e che fosse davvero il titolare del blog oggetto del linciaggio mediatico di questi giorni) la mia piena e incondizionata solidarietà. La mia perplessità su certe posizioni espresse sul blog oscurato, a questo punto, non è più importante. Quando un blogger qualsiasi viene sottoposto ad un simile fuoco di fila di ingiurie, menzogne e diffamazioni, la solidarietà deve prevalere su tutto. Se il signor Paolo Munzi è qualcosa di più di un fantasma mediatico inventato da Repubblica per i suoi fini propagandistici e se lo desidera può postare, in qualsiasi momento, al mio indirizzo mail, un commento sull’accaduto e verrà prontamente pubblicato. Prometto che questa storia non finisce qui. Come dicevo a Tafanus nel congedarmi dal Network progressista: esiste un limite.

    P.S.: Tafanus resta comunque nell’elenco dei “preferiti” e chiunque mi scriva chiedendomi il perché (Tafanus compreso) semplicemente non riceverà risposta. E’ così e basta.

    Tafanus, leggendo questo articolo (e soprattutto il tuo commento in rosso) sono felice di essere uscito dal Network Progressista. Permettimi di dirti che l'articolo di Repubblica e il tuo commento sono ripugnanti, un disonore per l'informazione. Se le leggi avessero un senso sarebbe questo blog a subire una doppia querela. Sia perché non mi risulta che sia consentito dare liberamente e pubblicamente del "bastardo" a un cittadino (che tra l'altro non è accusato, per il momento, di nessun reato). Sia perché la storia della black list, come hanno fatto notare i siti di mezzo web e come ormai dovresti sapere, era una delle solite bufale di Repubblica. La cosiddetta "black list" era in rete da anni per volontà dei suoi stessi sottoscrittori (i quali, tra parentesi, non sono nemmeno tutti ebrei), era stata pubblicata perfino dal Corriere della Sera ed era in realtà una petizione contro il boicottaggio a Israele delle università inglesi. Puoi trovarla, se ti interessa, con tanto di appello dei sottoscrittori, all'indirizzo http://www.nostreradici.it/riprendiamo-appello.htm

    A questo punto non credo più nemmeno che tu sia solo un ignorante in buona fede. Le smentite alla bufala di Repubblica sono state un'infinità (compresa quella sul mio blog) ma questo non ha impedito a te e a Repubblica di continuare il vostro linciaggio. A Paolo Munzi (chiunque egli sia e ammesso che abbia davvero qualcosa a che vedere con questa faccenda) andrà tutta la solidarietà mia e del mio blog. Faurisson e gli altri revisionisti ce l'hanno già da tempo.
    Se ti venisse la curiosità di vedere come sono fatte delle liste di proscrizione (vere, stavolta) prova a farti un giro qui:
    http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2647&parametro=
    Con disgusto

    Gianluca Freda

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    GIU' IL SIPARIO, PER FAVORE

    di Gianluca Freda (11/02/2008 - 22:41)


    “In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO!
    E adesso alle urne, bestiame!”

    (Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906)

     

    Comprereste un governo usato da quest’uomo? Io neanche se me lo regalasse.

    Walter Veltroni ha iniziato la sua campagna elettorale esattamente come mi aspettavo: con la prepotenza, la retorica e la cialtroneria di un quisling perfetto. Dietro di lui ci sono gli Stati Uniti e Israele, le loro guerre e i loro orrori. Ma occupati come sono a creare nuovi burattini, questi due stati-canaglia non hanno pensato a rinnovare il copione della commedia. Che essendo da sessant’anni sempre la stessa, tende ormai a provocare insofferenza e fitte intestinali anche nel pubblico più robusto di stomaco. Questa volta la rappresentazione potrebbe finire con un fitto lancio di ortofrutta stagionata, prospettiva che è tra quelle da me più accarezzate.
    Veltroni ha concluso la passata, inqualificabile legislatura con un tentativo di inciucio bipartisan con lo stesso “pericolo per la democrazia” di cui i suoi elettori ubriachi si riempiono la bocca. E non desiste. Oggi Repubblica, il giornale che funge da PR al quattrocchi, riporta ancora, in prima pagina, le sue invocazioni alla cessazione immediata del “muro contro muro”. Gli sbandati seguaci del John Fitzgerald del Gianicolo credono davvero che il loro partito sia – o sia mai stato – un muro contro la coalizione avversaria? Se è così sono ormai così irrimediabilmente fumati da non riuscire nemmeno più a distinguere un muro da uno scendiletto. Il 13 e 14 aprile sbatteranno contro l’impietoso muro degli exit poll e questo potrebbe aiutarli a intuire la differenza, sempre che sopravvivano allo schianto. Veltroni, invece, non corre alcun pericolo. In un modo o nell’altro, che vincano o che perdano le elezioni, saranno le sue truppe a gestire e amministrare il potere nei prossimi anni. Perché, per coloro che ancora non lo avessero capito, questo paese non si amministra dal Parlamento o dal Governo. Si amministra dalle poltrone degli enti pubblici, dalle sedi bancarie internazionali, dai consigli d’amministrazione delle multinazionali italiane e straniere, dalla Knesset e da Wall Street. E questi poteri hanno già deciso chi sarà il loro vicerè per l’immediato futuro. Non certo il patetico nano di Arcore, troppo ricco per essere manipolabile e troppo ignorante per essere prevedibile. Ma proprio il vecchio Walter, l’uomo che si presentò all’elettorato italiano pigolando “I  Care”. Il “democratico” che plaude alla censura di un blog fastidioso per i suoi comandanti vomitando ettolitri di sciocchezze e di menzogne. Il più scrupoloso e fedele dei maggiordomi. Non ha nessun bisogno di essere al governo per esercitare questo prestigioso incarico. Il governo, le elezioni, la campagna elettorale fatta di urla, spintoni e strillazzi di Repubblica, sono favole per le vecchie. Che Berlusconi si pigli pure la maggioranza schiacciante di tutte queste scatole vuote. La situazione non cambierà di mezza virgola. Sarà sempre Walter a gestire la situazione, per conto di Mangiafuoco, il burattinaio che non tollera errori. E’ per questo che Walter tende la mano ai burattini avversari. Perché non si può recitare la grande commedia della “democrazia” con un burattino solo. Gli altri fantocci devono capire bene qual è il copione e convincersi che se il pubblico in sala non trovasse la recita convincente, Mangiafuoco ne sarebbe molto, ma molto contrariato.

    Gli zotici nel loggione, da sempre, si appassionano all’operetta. Soffrono e s’immedesimano. Si sentono nel “mondo reale” e non vedono il palcoscenico di legno, il cielo dipinto. Applaudono a scena aperta i frizzi e lazzi dei pupazzi. S’indignano o esultano all’arrivo in scena del loro beniamino, alle avventure e disavventure ora dell’una, ora dell’altra parte in commedia. Fremono d’orrore alla comparsa dei malvagi sullo sfondo di cartapesta. Ecco il maligno antisemita, nemico del genere umano, pronto a ridurre in sapone l’intero pubblico pagante! Tremate, bifolchi! Invocate il vostro eroe, quale che sia, ed egli arriverà a razzo in vostro soccorso, sputando sentenze e mandati di cattura. Ecco il truce neonazista con la sua bella svastica di truciolato a listelle e i suoi baffetti di spago, che v’invaderà la Polonia per tutta la vita se solo distogliete per un attimo lo sguardo! Aita, bifolchi! Belate in coro il nome dei liberatori e delle sante vittime dell’olocausto ed egli sparirà in una nuvola di zolfo! Ecco il bieco comunista, col suo carretto puzzolente di purgati siberiani! Ecco il pedofilo feroce, che vi schiaffa la prole su internet e se la vende su E-bay. Nessun timore, ovini! Walter e Silvio sono qui per salvarvi, a turno, il primo nei giorni pari, l’altro nei giorni dispari.

    Quando venne il suo turno (nei giorni pari) Silvio, povero scemo, era convinto di poter fare il sovrano assoluto solo perché aveva vinto le elezioni con una maggioranza bulgara. Dovette capire ben presto, e con somma costernazione, chi comanda davvero in questo e altri paesi. La sua maggioranza bulgara fu appena sufficiente a sfornare leggi su leggi per salvarlo dai processi penali che incessantemente si affastellavano contro di lui. Non dico che non avrebbe strameritato un milione di volte di andare in galera. Dico che per tutti i suoi cinque anni di legislatura bulgara fu tenuto sotto schiaffo dai magistrati e non potè fare altro che fuggire disperatamente in cerca di salvezza. Non appena conclusa la legislatura, guarda caso, i processi contro di lui si fecero improvvisamente più blandi, le accuse furono lasciate cadere, le leggi-vergogna furono tenute in vita dai suoi “acerrimi nemici”, libere di produrre i sospirati effetti assolutori. Berlusconi, ormai domato e messo sull’avviso di chi è che porta i pantaloni, andava adesso salvaguardato nella funzione di “spalla” del teatrino repubblican-democratico, di cui aveva ora imparato a conoscere le regole. Quei processi, per quanto fondati su malefatte autentiche, non erano autentici. Erano un consiglio, un avvertimento se volete: vedi di rigare dritto o ti sostituiamo col primo che passa dall’oggi al domani e finisci a coltivare carciofi. Questo è quel che è successo all’uomo con la maggioranza parlamentare più robusta della storia repubblicana, questo è quello che gli succederà ancora se non si rassegna a recitare la sua parte in commedia. Non a caso – leggo oggi sui giornali – il suo atteggiamento elettorale è oggi tanto mite, tutto un “parliamone”, “dialoghiamo”, “facciamo le larghe intese”. L’uomo ha visto la luce. Ha anche visto cosa succede ai magistrati che tentano di indagare sui favoriti di Mangiafuoco. Non si perde non dico una legislatura, ma nemmeno una settimana, a difendersi da loro. Li si fa fuori con un trasferimento, con un’incriminazione davanti al CSM, con il linciaggio mediatico, in un battibaleno. Chi tocca i maggiordomi dei potenti – quelli veri e lontani - non solo muore, ma muore senza togliere tempo prezioso agli affari. Il fantoccio di Arcore osserva ammirato e sogna i suoi problemi con i De Magistris e le Forleo del futuro risolti in un battito di ciglia dalla sua cedevole affiliazione. Fare il maggiordomo, in fondo, non è poi un mestiere così spiacevole.

    C’è tuttavia, come dicevo all’inizio, un’incognita che potrebbe mandare a monte l’ennesima, scialba replica di questi decrepiti saltimbanchi. Quest’incognita è la noia. Siamo appena all’ouverture dell’opera dei pupi e già risuonano le stesse litanie ritrite, le stesse chimeriche logorree già ascoltate fino all’intasamento delle trombe d’Eustachio, fino alla somatizzazione ansiogena. “Meno tasse, su i salari”, strilla il quattrocchi entrando in scena. “Via gli immigrati”, gli risponde a freddo il nano saltellante. E noi già sappiamo, disperatamente sappiamo, che ne sarà di queste promesse/minacce nel secondo atto della performance. Questa volta il pubblico potrebbe anche decidere di cambiare spettacolo. Potrebbe decidere di uscire dal teatro, di non pagare, né con denaro, né con la propria presenza, per assistere al miliardesimo allestimento di questa rappresentazione primordiale. Potrebbe ricoprire Mangiafuoco e i suoi sciancati pupazzi di tanta verdura fresca da aprirci un mercatino; potrebbe abbandonarli al loro destino e decidere di scindere, fuori, all’aperto, la propria vita concreta dalla realtà virtuale di una recita in cui il lavoro, i salari, l’immigrazione sono solo frasi scritte su un canovaccio da un pessimo sceneggiatore. Il pubblico potrebbe decidere di disertare la messinscena del 13 e 14 aprile e di lasciare i suoi burattinai a recitare davanti a una sala vuota. Io ci spero un sacco.

    Ma non ci conto. Il teatro - Pirandello insegna - possiede una sua metadimensione, una volta entrati nella quale è difficile distinguere il pubblico dagli attori, la realtà dei personaggi del dramma dalla realtà di chi al dramma assiste. Non è perciò inverosimile che il pubblico di ovini si metta anche stavolta in fila, zitto zitto, per salvare l’Italia dal nazismo di Berlusconi o dal comunismo di Veltroni. Non è detto che non ricominci a ciarlare, perfino in quest’estrema notte delle speranze, di mali minori e di “esercizio dei propri diritti” (è così che viene chiamato l’accorrere dei ruminanti alla tosa al risuonar del campanaccio pastorizio). Se così sarà, questa volta sarò io a godermi lo spettacolo. Guarderò ballare le marionette sulle assi della ribalta, ma anche quelle nella sala gremita, tutte manovrate dagli stessi fili, tutte rassegnate a vivere o morire secondo il volere dei direttori artistici. Mi farà ridere e sentire un po’ meno marionetta, anche se sono, in realtà, solo una marionetta che ha la sciagura di vedere i suoi fili. E che ha avuto la fortuna, per caso, per puro caso, di scoprirsi un giorno di tanti anni fa in un teatro molto più grande.

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    L'IMPORTANTE E' PARLARNE (ANCHE A VANVERA)

    di Gianluca Freda (10/02/2008 - 17:22)


    Da Giuseppe Galluccio (titolare del blog Altrestorie), a seguito di un confronto via mail che ha coinvolto diversi membri del Network Progressista a cui avevo dato (forse troppo frettolosamente) la mia adesione, ricevo la seguente mail:

    Non ho letto Faurisson perchè non mi interessa leggere le tesi revisioniste,  cosi non leggo Pansa, non leggo Vespa e manco topolino. Mi disturbano.

    Non si ha il tempo di leggere tutto soprattutto quando si tratta di schifezze o vaneggiamenti fanatici ( perchè aldilà del contenuto sono monotematici, quaindi maniacali!!). Dopo avere letto dove vanno a parare non ha alcun interesse a perdere tempo. Prima di acquistare o leggere un libro, soprattutto un saggio guardo almeno di cosa parla. Il sesso degli angeli, il capello in 32, o magari approfondire la teoria del destino manifesto non mi attirano.  Perchè anche se avessero  ragione i negazionisti, non sposta di un grammo l'essenza di quello che fu il nazismo. Ed i se ed i ma sono pericolosi, servono non alla verità storica ma ai fascisti.  [...] Perchè dopo aver visto sul tuo sito l'accozzaglia di link, dove sponsorizzi un sito sionista come (http://www.mentecritica.net/)  ed un sito neonazi come quello della thule toscana  credo che più che altro tu abbia bisogno di diradare un pò di confusione.

    Sono due siti fascisti..e come si faccia a sponsorizzare la thule e dirsi comunisti, o sponsorizzare un sito sionista e sparare contro gli ebrei mi piacerebbe capirlo.

    Trovo inoltre  sgradevole che rilanci una lista di proscrizione, esattamente come troverei sgradevole che qualcuno inserisse il mio nome nella lista di quelli che sponsorizzano il boicottaggio di easy london o inserissero il tuo nella lista di quelli che si dichiarano ancora comunisti. Rivendichi una libertà di espressione e di pensiero che non concedi ad altri.

    Cosa significa quella lista? Hanno espresso un parere su una cosa che a TE ( a noi non piace). Li vuoi ammazzare per questo? Li esponi a possibili ritosrsioni, violi la loro risrevatezza. E se io inserissi il tuo nome in una lista di quelli che stanno  sponsorizzando il neonazismo..esponendoti magari a denunce a fastidi...ti farebbe piacere ? Cosa penseresti?
    Coerenza Gianluca, coerenza.

    Galluccio: hai il diritto di evitare di leggere ciò che ti disturba, però a questo punto è inutile proseguire la discussione con uno che condanna e definisce “schifezze” e “vaneggiamenti fanatici” ciò di cui non sa assolutamente nulla. Non temere, sei in ottima compagnia. Quasi tutti coloro che condannano il revisionismo, infatti, lo fanno da cani di Pavlov: per istinto mediaticamente indotto, senza avere la più pallida idea di ciò che stanno dicendo. A casa mia, sia detto per inciso, il fanatismo nasce proprio da atteggiamenti del genere, dal parlare in modo preconcetto di cose di cui non si sa assolutamente niente. E’ questo che “disturba” me, mi disturba un sacco, per quel che conta.  Inutile chiederti, non avendoli letti, come tu faccia a sapere “dove vanno a parare” i revisionisti. Immagino te l’abbiano già detto Repubblica e il Corriere della Sera.

    Allo stesso modo, è sempre Repubblica che ti ha parlato della “lista di proscrizione” e tu ci hai creduto senza nemmeno prenderti la briga di controllare, perché, si sa, se lo dice Repubblica dev’essere vero per forza. Inutile verificare, no? Immagino sia anche questa una cosa che “non ti interessa”. Siccome a me, invece, interessa, e molto, mi sono preso la briga di verificare anche per conto tuo. Faccio dunque presente quanto segue:

    1) Il blog di cui stiamo parlando (quello che avrebbe pubblicato, secondo gli scribacchini di Repubblica, la fantomatica “lista di proscrizione) è stato oscurato dai gestori della piattaforma “il cannocchiale” dopo le accuse infamanti di cui è stato fatto oggetto. Lo si può comunque ancora visionare a questa pagina cache.
    ATTENZIONE: la pagina contiene immagini impressionanti, relative ai massacri perpetrati dall’esercito israeliano in Palestina. Merita però una visita, almeno da parte di coloro che amano parlare delle cose con cognizione di causa. Gli altri, quelli che amano parlare per partito preso, si astengano pure.

    2) Le operazioni di indottrinamento mediatico, come quello portato avanti da Repubblica in questo caso, hanno diversi scopi. Tra essi è prevalente quello di generare negli utenti un modo di pensare che stravolga la logica e il senso comune. Il metodo usato è quello orwelliano: etichettare un fenomeno con un termine che lo trasformi, nel pensiero comune, nel suo esatto contrario. Ad esempio, le liste di proscrizione, da che mondo è mondo, vengono stilate dal potere nei confronti dei cittadini comuni. Qui si cerca di dare a bere che siano i cittadini comuni a stilare le “liste di proscrizione” nei confronti di certe manifestazioni del potere (nel nostro caso, la lobby dei professori universitari filoisraeliani).

    3) In realtà le cose vanno come sempre sono andate. Non sono i blogger che possono trasformare in proscritti i baroni universitari, ma il contrario. Infatti è stato il blog ad essere oscurato, non i baroni universitari presenti nella lista, che sono ancora tutti comodamente al loro posto. Per inciso, il sito sionista “Informazione Corretta” (altro esempio di terminologia orwelliana) stila da tempo liste su liste di personalità “sgradite” agli ambienti ebraici, senza che nessuno abbia nulla da dire.

    Lo Steven Roth Institute di Tel Aviv è un ente con lo scopo preciso di catalogare e denunciare, paese per paese, le manifestazioni di “antisemitismo” che accadono nel mondo. Cito dal sito Luogocomune.net:

    “Ha pubblicato dozzine di liste, una per ogni nazione in cui essi ritengono che esista anche solo un potenziale focolaio di “antisemitismo”. Nella pagina che riguarda l’Italia troviamo elencati, ad esempio, il “Partito dei Comunisti Italiani”, il “Partito della Rifondazione Comunista” e la “Federazione dei Verdi”, che sono fra l’altro definiti degli “anti-parliamentary parties”, ovvero dei partiti in qualche modo “contro il Parlamento” [?]. Sono poi elencati, con nome e cognome, gli esponenti più in vista delle varie associazioni islamiche, come ad esempio Roberto Hamza Piccardo, oppure il chirurgo siriano Mohammad Nur Dachan, divenuto cittadino italiano. Ci sono scrittori come Dagoberto Bellucci, Claudio Mutti o Maurizio Blondet, siti Internet come 11settembre.net, Disinformazione o ComeDonChisciotte, e quotidiani come il Manifesto o lo stesso Corriere della Sera”.

    Prima o poi l’onore verrà accordato anche a me. Anche in questo caso nessuno ha gridato allo scandalo, né si è affrettato a prendere provvedimenti.

    Gli storici revisionisti, caduti nelle liste di proscrizione (senza virgolette) delle lobby ebraiche sono stati picchiati, processati, condannati al carcere, esiliati, cacciati dalle loro cattedre universitarie, infamati dalla stampa, privati della pensione, hanno subito il sequestro dei loro beni, la chiusura dei loro siti, il rogo delle loro pubblicazioni. Ma in questi casi nessuno ha parlato di “liste di proscrizione”. Perché si sa, sono i comuni cittadini (soprattutto se revisionisti e/o titolari di blog) che compilano le proscrizioni contro il potere, mica il contrario. Di più: le liste di proscrizione sono tali solo se contengono nomi di personalità ebraiche.

    4) Nel caso del blog additato da “Repubblica” al pubblico ludibrio, siamo di fronte ad una menzogna di una spudorataggine senza confini. Infatti, non solo la lista incriminata non è (per definizione) una “lista di proscrizione”, ma non è nemmeno una lista compilata dal titolare del blog. E’ stata compilata, invece, proprio dai baroni universitari filoisraeliani che ora frignano, accusano e si atteggiano a vittime. La lista pubblicata dal blog potete trovarla a questo indirizzo.

    Ora andate a quest’altro indirizzo:
    http://www.nostreradici.it/riprendiamo-appello.htm

    Qui troverete la lista, pubblicata il 14 maggio 2005 dal Corriere della Sera, degli accademici italiani che avevano firmato una petizione per bloccare il boicottaggio delle università inglesi contro Israele. Come vedete, le due liste sono identiche. L’autore del blog non ha fatto che copia-incollare sul suo sito una lista che era pubblica, arcinota, pubblicata dai quotidiani nazionali e sottoscritta dagli stessi docenti che sarebbero stati oggetto della fantomatica “proscrizione”. In sostanza: Repubblica non ha fatto altro che montare un caso inesistente e spudoratamente falso, per assecondare interessi la cui natura non dovrebbe essere troppo difficile da immaginare. Perché lo ha fatto?

    5) Se andate alla pagina cache che ho indicato poco fa, noterete che il blog oscurato dedicava la stragrande maggioranza del suo spazio non certo alle “liste di proscrizione” di cui si riempiono la bocca i giornalisti di Repubblica e i loro decerebrati lettori; bensì ai crimini dello Stato di Israele contro i palestinesi, alle censure e alle persecuzioni perpetrate dalle lobby ebraiche contro scrittori   sgraditi al sionismo. Perfino scrittori ebrei, come Norman Finkelstein, che è stato privato della sua cattedra alla De Paul University di Chicago per aver osato pubblicare il libro “L’industria dell’Olocausto” (questa non è “proscrizione”, Galluccio?); o come Ariel Toaff, figlio del rabbino capo di Roma e autore del libro “Pasque di Sangue”, costretto a ritirare il suo libro dal commercio e a ripubblicarlo “edulcorato” per non subire la stessa sorte di Finkelstein e di mille altri autori che hanno osato sfidare le lobby (ripeto: questa non è “proscrizione”, Galluccio?). Il blog, per concludere, è stato probabilmente oscurato perché dava fastidio alle lobby sioniste a causa dei suoi contenuti di denuncia, non certo per l’improbabile “lista di proscrizione”, che non esisteva e alla quale solo uno sciocco può credere.

    Galluccio, sei proprio sicuro di voler continuare a parlare di certi argomenti senza minimamente interessartene né approfondirli? Come credi che dovremmo definire un atteggiamento di questo tipo da parte di un blogger che pretende di fare informazione?

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    CENSURATEMI 'STA %&?^!

    di Gianluca Freda (08/02/2008 - 15:52)


    Ancora una volta, su istigazione delle lobby ebraiche e dei giornalisti da guardia di Repubblica, è stato oscurato un sito web che denunciava le malefatte della casta di potere sionista in Italia. Il linciaggio è partito da questo articolo di Repubblica, con cui Riccardo Pacifici (da sempre a capo delle intimidazioni squadriste contro chiunque non si rassegni a convertirsi al culto dell’olocausto e della penitenza filoisraeliana) e Walter Veltroni (politico che senza l’appoggio sionista rischia non solo la sconfitta elettorale, ma la definitiva – e auspicabile – disapparizione politica) hanno invocato l’intervento del Viminale e l’oscuramento del sito incriminato. La “colpa” del sito in questione era quella di aver pubblicato un elenco di docenti universitari italiani filosionisti (soprattutto dell’Università La Sapienza di Roma) che si erano opposti al boicottaggio contro Israele proposto dalle università inglesi a seguito dell’aggressione israeliana contro il Libano. Apriti cielo! Veltroni, approfittando della ghiotta occasione per sfruttare lo spauracchio dell’antisemitismo a scopo elettorale, si è affrettato a dichiarare: “Quel blog va oscurato [Sic. Così parla l’uomo il cui partito porta la parola “democratico” nel proprio nome], ogni tentativo di dare fiato all'antisemitismo deve allarmarci e vederci reagire. Ha ragione la comunità ebraica, la reazione a fatti come questo vanno denunciati e immediatamente combattuti. Le liste di professori ebrei ricordano quelle delle leggi razziste del 1938 [Bum! Del resto, se Veltroni ricorda Kennedy...], ma chiunque voglia ripercorrere la strada dell'antisemitismo si scontrerà con l'opposizione e la ripulsa degli italiani [Parla per te, quattrocchi]. Il fatto è particolarmente grave perché avviene nel mondo dell'università e degli studi, dove invece più forte dovrebbe essere il rifiuto di ogni forma di discriminazione e di odio [compreso quello per le lobby dei docenti universitari ebraici, i quali appoggiano e approvano la politica di uno Stato stragista e genocida come Israele]”. Pacifici e Veltroni hanno invocato l’immediato intervento del Viminale. Detto fatto. Il sito, che fino a stamattina era ancora raggiungibile, è stato oscurato nel primo pomeriggio.

    L’articolo di Repubblica è, come al solito, piuttosto repellente. Non fosse altro che per il fatto di limitarsi a pubblicare le invettive e gli improperi dei potenti contro un utente web, senza neppure fornire l’indirizzo del blog incriminato per un raffronto.

    Rimedio io: il sito si trova (o si trovava) all’indirizzo web re.ilcannocchiale.it. Anche se è stato oscurato, è ancora visibile in versione cache, a questo indirizzo. La lista dei professori sionisti potete ancora trovarla QUI. Va detto che il sito presenta contenuti che non mi sento di condividere, essendo animato da un integralismo cattolico che mi sconcerta quasi quanto quello sionista di Pacifici e Veltroni. Tuttavia non è ammissibile che un sito internet italiano, quali che siano i punti di vista del suo curatore, venga oscurato su richiesta di una lobby che cura gli interessi di uno Stato straniero e dei politici ad essa asserviti. Tanto più che il sito, fra molte sciocchezze, conteneva alcune interessanti ricerche sulla censura ebraica ai danni del libro Pasque di sangue di Ariel Toaff e diversi altri articoli di vario interesse. La stessa lista dei professori sionisti de La Sapienza, quali che siano le intenzioni con cui è stata compilata, può essere un utile vademecum per quegli studenti che intendano seguire le lezioni universitarie nella piena consapevolezza di quale sia l’approccio didattico (non certo obiettivo e imparziale) dei loro docenti. Per cui, come si usava fare un tempo nei paesi liberi, date un’occhiata e fatevi un’opinione.

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    UN ALTRO BUON MOTIVO PER NON VOTARE

    di Gianluca Freda (06/02/2008 - 20:50)


    I motivi per non votare mai più per i partiti cosiddetti “di sinistra” sono ormai infiniti ed è superfluo elencarli, avendone già presentato, su questo stesso blog, un resoconto piuttosto dettagliato negli ultimi due anni. Per i poveri compagni che ancora stiano dando fondo alla loro arguzia sofistica nel tentativo di dimostrare che, rispetto al governo Berlusconi prossimo venturo, la sinistra rappresenti pur sempre il “meno peggio”, pubblico questa notizia, gentilmente segnalatami dal lettore Giampaolo Faccani. Questi assassini corrotti e stragisti non avranno mai più il mio voto e sarebbe bello che le prossime elezioni rappresentassero per loro il definitivo canto del cigno. Devono sparire, morire, dissolversi nel nulla. Comprendo bene la preoccupazione del cittadino sensibile al pensiero di doversi sorbire altri cinque anni di cabaret berlusconiano. Ma, a questo punto, penso davvero che un cabarettista losco e incapace sia per il paese meno dannoso di una banda di cialtroni che si sono dimostrati non solo servi criminali delle guerre americane quanto Berlusconi (e perfino un po’ di più),  ma anche traditori e repressori del loro stesso elettorato. D’Alema, Prodi e i loro accoliti non si sono limitati a sbeffeggiare e tradire i loro elettori e le aspettative di rinnovamento. Hanno anche avallato e fomentato la repressione violenta e la carcerazione della loro stessa base politica. Mi aspetto che le prossime elezioni del 13 e 14 aprile segnino la disfatta irrimediabile  e senza ritorno del loro regno di terrore. Vedete di non deludermi. Se proprio non vi regge lo stomaco a votare per Berlusconi e il suo circo dei pagliacci, fate come me: astenetevi dal voto. E non venite a dirmi che così “si rinuncia a un proprio diritto”. Esistono diritti – come quello sacro e inviolabile di prendersi gli zebedei a martellate – che non è sempre saggio esercitare. Anche questo è un diritto.
     

    Novantun anni di carcere
    di Kelebek
    dal sito Pressante.com
     

    Nove anni fa, iniziò quella che viene chiamata la guerra del Kosovo. Un po' ovunque, vi furono manifestazioni contro la guerra.

    A Firenze, il corteo si avvicinò un po' troppo al consolato degli Stati Uniti, un imponente edificio sul Lungarno che gode di una zona di sicurezza forzatamente pedonalizzata: una zona che strozza uno dei punti principali di passaggio del già complesso traffico fiorentino.

    La polizia caricò subito: cinque manifestanti finirono in ospedale, molti altri non si fecero medicare per evitare guai. Io non sono un manicheo su queste cose. So che esistono dirigenti della polizia molto responsabili; ed esistono manifestanti cretini, come è umano. Ma quella volta, andò proprio così.

    Paradossalmente, per fare un dispetto al governo di D'Alema, fu Striscia la Notizia a trasmettere un video in cui si vedeva chiaramente che era stata la polizia a compiere un pestaggio indiscriminato.

    Le denunce contro la polizia sono state però archiviate; mentre l'altro ieri tredici imputati sono stati condannati a sette anni di carcere ciascuno (fate il conto - 91 anni in tutto) per "resistenza aggravata". Molto più di quanto chiesto dallo stesso pubblico ministero.

    Lasciamo perdere ragioni e torto della guerra del Kosovo e tutto il resto.

    In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, ammettiamo pure che i manifestanti abbiano reagito con insulti, parolacce, monetine o persino lanciando qualche sasso, che però non ha ferito nessuno.

    Ma sentenze così sono da tribunale russo. Cioè da un paese dove ci aspettiamo che uno dei compiti principali dei tribunali sia sopprimere il dissenso.

    Eppure nessuno, a parte lo stretto giro degli amici dei condannati, si scandalizza per la sentenza di Firenze.

    Allora vuol dire che l'abolizione dello stato di diritto è passata tranquillamente nei cervelli delle persone.

    Solo che quando si accetta una cosa del genere, ci rimettono tutti.