FAURISSON: PROVATE A ZITTIRLO

Il 25 gennaio, Robert Faurisson, il più importante tra gli storici revisionisti viventi, è stato arrestato dalla polizia francese, che lo ha trattenuto e interrogato per sei ore. Faurisson ha 79 anni ed era stato vittima, nel maggio scorso, di un’aggressione da parte di ebrei che gli avevano impedito di tenere, presso l’Università di Teramo, una conferenza alla quale era stato invitato dal prof. Claudio Moffa. In Francia Faurisson ha subito un’infinità di processi a causa della legge Fabius-Gayssot, che proibisce la libera espressione e la ricerca storica sull’olocausto. Attualmente è imputato in tre diversi procedimenti penali, due dei quali per la sua partecipazione, nel dicembre 2006, alla Conferenza di Teheran sull’olocausto, il terzo perché citato in giudizio dal quotidiano Libération per aver citato alcuni articoli senza autorizzazione. Faurisson, come è solito fare ormai da decenni, ha risposto alle domande degli inquirenti con un secco “no comment” e con la frase standard che è solito ripetere in queste occasioni: “Rifiuto di collaborare con la polizia francese e con il sistema giudiziario alla repressione del movimento revisionista”. Dopo il fermo, Faurisson è stato ricondotto alla sua abitazione, che è stata perquisita dalla polizia francese. Durante la perquisizione (seguendo anche in questo caso un’abitudine ormai consolidata) Faurisson ha preso nota dei nomi degli agenti che lo accompagnavano, dichiarando: “E’ probabile che la storia si ricorderà della vostra esistenza, dopo che avrò menzionato i vostri nomi e secondo il modo in cui li ho menzionati”.
In onore di questo grande e coraggioso ricercatore, ripubblico qui (tratto dal sito Radioislam) un suo celebre articolo del 1995, riguardante il campo di Auschwitz e la mitologia nata intorno ad esso.
Auschwitz: I fatti e la leggenda
di Robert Faurisson
All'inizio del 1940, Auschwitz era solo una città, di 13.000 abitanti, dell'Alta Slesia tedesca. Nel maggio dello stesso anno, nella periferia di Auschwitz inizia a costruirsi, sull'area di una caserma dell'artiglieria polacca, un "campo di transito" per 10.000 detenuti polacchi. Negli anni che seguirono, con l'aggravarsi della guerra, Auschwitz divene il centro di un insieme di circa quaranta campi e sotto-campi e la capitale di un enorme complesso agricolo e industriale (miniere, petrolchimica, fabbriche di armamenti,) dove lavoravano numerosi detenuti, ebrei e polacchi in particolare, a fianco di lavoratori civili. Auschwitz fu, di volta in volta o successivamente, un campo di concentramento e un campo di lavori forzati e lavoro libero. Non fu mai un campo di "sterminio" (espressione inventata dagli alleati). Nonostante le drastiche misure igieniche e i numerosi edifici o baraccamenti ospedalieri, a volte muniti degli ultimi ritrovati della scienza medica tedesca, il tifo, che era endemico nella popolazione ebrea polacca e tra i prigionieri di guerra russi, operò, insieme alla febbre tifoide e altre epidemie, devastazioni nei campi e nella città di Auschwitz tra la popolazione concentrazionaria e quella civile, come tra gli stessi medici tedeschi. È così che, durante tutta l'esistenza del campo, queste epidemie, unite per taluni alla fame, al caldo, al freddo e a terribili condizioni di lavoro in questa zona di paludi, causarono, dal 20 maggio 1940 al 18 gennaio 1945, la morte di molte persone, probabilmente 150.000 detenuti (1).
Le voci su Auschwitz
Come è normale in tempi di guerra e di propaganda di guerra, varie voci si svilupparono a partire da questi fatti drammatici. Soprattutto verso la fine della guerra e soprattutto negli ambienti ebrei al di fuori della Polonia, ci si mise a raccontare che i tedeschi uccidevano a Auschwitz, su ordine ricevuto da Berlino, milioni di detenuti in maniera sistematica. Secondo queste voci, i nazisti avevano installato delle "fabbriche della morte", particolarmente per gli ebrei; sezionavano i detenuti vivi (vivisezione) o li bruciavano vivi (nelle fosse, negli altiforni o nei crematori); o, ancora, prima di bruciarli, gasavano gli ebrei in mattatoi chimici chiamati "camere a gas". In questo circuito fatto di voci si ritrovano alcuni miti della Prima Guerra Mondiale (2).
L'imbarazzo dei liberatori sovietici
I sovietici occuparono Auschwitz il 27 gennaio 1945. Ciò che essi scoprirono era talmente contrario a quello che divulgava la propaganda che si può dire che restarono a bocca aperta. Per la sua stessa organizzazione e per le sue installazioni sanitarie, talmente moderne agli occhi dei sovietici, quel campo era tutto il contrario di un "campo di sterminio". Così per diversi giorni
I nazisti uccidevano con il gas i bambini, i malati così come gli uomini e le donne inabili al lavoro. Bruciavano i cadaveri inforni speciali. Nel campo c'erano dodici di questi forni.
E per aggiungere che il numero dei morti era stato valutato in "migliaia e migliaia" e non in milioni. L'indomani il grande reporter ufficiale del giornale, Boris Polevoi, affermava che il mezzo principale usato dai tedeschi per sterminare le loro vittime era l'elettricità:
[Si utilizzava una] catena elettrica dove centinaia di persone erano uccise simultaneamente da una corrente elettrica; i cadaveri cadevano su di un nastro mosso lentamente da una catena e così avanzavano verso un altoforno.
La propaganda sovietica era disorientata e poté mostrare solamente in alcuni film le persone, morte o morenti, che i tedeschi, in ritirata, avevano lasciato sul posto. C'erano anche, come mostrano i cinegiornali dell'epoca sulla liberazione del campo, numerosi bambini vivi così come degli adulti in buona salute. La propaganda ebraica venne allora in soccorso a quella sovietica.
La propaganda ebraica alla fine del 1944
Nella primavera del 1944, due ebrei evasi da Auschwitz si erano rifugiati in Slovacchia. Là, con l'aiuto di correligionari, iniziarono a mettere a punto una storia dei campi di Auschwitz, di Birkenau (campo annesso ad Auschwitz) e di Majdanek, da loro descritti come dei "campi di sterminio".
Il più famoso di questi ebrei era Walter Rosenberg, alias Rudolf Vrba, il quale vive ancora oggi in Canada. Il loro racconto, altamente fantasioso, passa in seguito, sempre attraverso ambienti ebraici, in Ungheria, in Svizzera e, in fine, negli Stati Uniti. Qui prese la forma di un rapporto dattiloscritto pubblicato dal War Refugee Board, nel novembre del 1944, sotto l'egida della presidenza degli Stati Uniti; il War Refugee Board doveva la sua creazione a Henry Morgenthau Junior (1891-1967), segretario del Tesoro, che si sarebbe reso celebre per il "piano Morgenthau" che, se fosse stato applicato da Roosevelt e Truman, avrebbe portato all'annientamento fisico, dopo la guerra, di milioni di tedeschi.
Questo rapporto servì come base per la "verità" ufficiale di Auschwitz. I Sovietici vi si ispirarono per il loro documento URSS-008 del 6 maggio 1945 che, al processo di Norimberga, si vide accordare, come il loro rapporto su Katyn, lo statuto di documento "di valore autentico", che era proibito contestare. Secondo questo documento, i tedeschi avevano uccciso ad Auschwitz più di 4.000.000 di persone, segnatamente li si gasava con l'insetticida chiamato "Zylon B". Questa "verità" ufficiale sarebbe sprofondata nel 1990.
La confessione di Rudolf Höss
Il 15 aprile 1946, uno dei tre comandanti succesivi di Auschwitz, Rudolf Höss (da non confondersi con Rudolf Hess) "confessa" sotto giuramento, davanti ai suoi giudici e davanti ai giornalisti del mondo intero, che, dal tempo della sua gestione, cioè dal 20 maggio 1940 al primo dicembre 1943, almeno 2.500.000 detenuti di Auschwitz erano stati uccisi con il gas e che almeno altri 500.000 erano morti per la fame e per le malattie, per un totale di almeno 3.000.000 di morti per quel solo periodo. Mai, neppure per un istante, R. Höss fu interrogato o contro-interrogato sulla materialità dei fatti straordinari che riportava. Fu affidato ai Polacchi. Redasse a matita, sotto la sorveglianza dei suoi carcerieri comunisti, una confessione nella dovuta e prevista forma. Dopo di che fu impiccato ad Auschwitz il 16 aprile 1947. Fatto curioso, si dovette attendere il 1958 per avere comunicazione, parziale, di questa confessione conosciuta poi dal grande pubblico sotto il titolo di Comandante ad Auschwitz (3).
Impossibilità fisico-chimiche
La descrizione, estremamente rapida e vaga, dell'operazione di gassazione dei detenuti, come R. Höss la riferiva nella sua confessione scritta, era impossibile per ragioni di ordine fisico e chimico. Non si deve confondere una gassazione per esecuzione con una gassazione suicida o incidentale: in una gassazione per esecuzione si vuole uccidere senza essere uccisi!
Lo Zyklon B è un insetticida a base di acido cianidrico, utilizzato a partire dal 1922 e ancor oggi. È molto pericoloso. Aderisce alle superfici. Si disperde difficilmente. È esplosivo. Gli Americani, in alcuni stati, utilizzano il gas cianidrico per l'esecuzione dei loro condannati a morte. Una "camera a gas per esecuzione" è necessariamente molto sofisticata e la procedura è lunga e pericolosa. Ora, R. Höss, nella sua confessione, diceva che la squadra incaricata di estrarre 2.000 cadaveri da una camera a gas vi entrava dopo aver acceso il ventilatore e procedeva a questa fatica di Ercole mangiando e fumando, cioè, se si capisce bene, senza maschere antigas. Impossibile. Nesssuno sarebbe potuto entrare così in un oceano di acido cianidrico per manipolare migliaia di cadaveri cianurizzati, essi stessi divenuti intoccabili perché impregnati di un forte veleno che uccide per contatto. Anche con maschere antigas munite di filtro speciale per l'acido cianidrico il lavoro sarebbe stato impossibile, poiché questi filtri non potevano resistere a lungo in caso di respirazione pesante dovuta a uno sforzo fisico, anche di debole intensità.
Una risposta di 34 storici
Nei numeri di Le Monde del 29 dicembre 1978 e del 16 gennaio 1979, esponevo brevemente le ragioni per le quali, conoscendo i luoghi e la pretesa procedura seguita, ritenevo che le gasazioni di Auschwitz erano tecnicamente impossibili.
Il 21 febbraio, sempre su Le Monde, apparve una dichiarazione di 34 storici che si concludeva così: "Non bisogna domandarsi come, tecnicamente, un tale omicidio di massa sia stato possibile. È stato possibile tecnicamente perché è accaduto".
Secondo me, gli "sterminazionisti", come io li chiamo, segnavano là una palese capitolazione. Sul piano della scienza e della storia, il mito delle camere a gas naziste riceveva un colpo fatale. Dopo questa data, nessuna opera sterminazionista è venuta a portarci dei chiarimenti su questo punto, e soprattutto non quella di Jean-Claude Pressac fallacemente intitolata Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers (4) . Per iniziare, è finito il tempo in cui gli storici osavano dirci che era autentica quella tale camera a gas presentata ai turisti come "in stato originale", "allo stato della ricostruzione" o "allo stato di rovine" (delle rovine possono essere parlanti). Le pretese camere a gas di Auschwitz non erano nient'altro che celle frigorifere per la conservazione dei cadaveri in attesa della cremazione, così come attestano i piani che ho scoperto nel 1976.
”Mostratemi o disegnatemi"
Nel marzo 1992, lanciai a Stoccolma una sfida di portata internazionale: "Mostratemi o disegnatemi una camera a gas nazista!" Precisai che non ero interessato ad un edificio che si supponeva contenesse una tale camera a gas, né a un lembo di muro, né a una porta, né a dei capelli, né a delle scarpe. Volevo una rappresentazione completa dell'arma del delitto, della sua tecnica, del suo funzionamento. Aggiungevo che, se ora si pretendeva che i tedeschi avessero distrutto quest'arma, bisognava che la si ridisegnasse. Rifiutavo di credere a una "realtà materiale" priva di rappresentazione materiale.
L'Holocaust Memorial Museum
Il 30 agosto 1994 visitai l'Holocaust Memorial Museum di Washington. Non trovai alcuna rappresentazione fisica della magica camera a gas. Allora, davanti a quattro testimoni, nel suo ufficio, domandai a Michael Berenbaum, Direttore della Ricerca del museo, di spiegarmi questa anomalia. Dopo essersi violentemente adirato, finì per rispondermi che "era stata presa la decisione di non dare alcuna rappresentazione fisica della camera a gas nazista!" Non cercava neppure d'invocare l'esistenza nel suo museo di un plastico artistico del crematorio II di Birkenau: sapeva benissimo che questo plastico, d'altronde non riprodotto nel suo libro-guida del museo (5) , non era altro che una creazione artistica senza alcuna relazione con la realtà.
La rotta degli sterminazionisti
Ebbi anche l'occasione di ricordare a M. Berenbaum alcuni eventi disastrosi per la causa sterminazionista.
Nel 1968, nella sua tesi, la storica ebrea Olga Wormser-Migot aveva riconosciuto che esisteva un "problema delle camere a gas" e aveva scritto che Auschwitz-I era "senza camera a gas" (quella "camera a gas" visitata da milioni di turisti!) (6).
Nel 1983, un britannico, sebbene difensore della leggenda dello sterminio, rivela come Rudolf Höss, prima di deporre davanti al tribunale di Norimberga, fosse stato torturato da ebrei appartenenti ai servizi inglesi di sicurezza militare, e che poi finì con il confessare a forza di calci, pugni e frustate, esposizione al gelo e privazione del sonno (7).
Nel 1985, al primo processo a Ernst Zündel a Toronto, il testimone n· 1, Rudolf Vrba, e lo storico n· 1 della tesi sterminazionista, Raul Hilberg, erano crollati al momento del contro-interrogatorio condotto dall'avvocato, che assistevo, Douglas Christie (8).
Nel 1988, lo storico ebreo americano Arno Mayer, che affermava di credere al genocidio e alle camere a gas, scriveva: "Sources for the study of the gas chambers are at once rare and unreliable []. Besides, from 1942 to 1945, certainly at Auschwitz, but probably overall, more Jews were killed by so-called 'natural' causes than by 'unnatural' ones" (Le fonti per lo studio delle camere a gas sono nello stesso tempo rare e dubbie [] Inoltre, dal 1942 al 1945, certamente ad Auschwitz, ma probabilmente anche sempre altrove, le cause dette "naturali" uccisero più ebrei che non quelle "non naturali" [sottoalimentazione, malattie, epidemie, sfinimento]) (9) .
Nel 1992, Yehuda Bauer, professore all'Università ebraica di Gerusalemme, tacciava di "silly" (assurda) la tesi secondo la quale la decisione di sterminare gli ebrei era stata presa il 20 gennaio
Nel 1993, Jean-Claude Pressac valutava il numero di morti di Auschwitz (ebrei e non) a un totale di 775.000 e, nel
Quello stesso anno, il professor Christopher Browning, collaboratore dell'Encyclopedia of the Holocaust, dichiarava: "Höss was always a very weak and confused witness" (Höss è sempre stato un testimone molto debole e confuso) ed ebbe la disinvoltura di aggiungere: "The revisionists use him all the time for this reason, in order to try and discredit the memory of Auschwitz as a whole" (È per questo che i revisionisti lo citano sempre, per cercare di screditare la memoria di Auschwitz nella sua totalità) (l2).
Ad Auschwitz, fino all'inizio del 1990, chiunque poteva constatare che, sulle diciannove lastre metalliche del grande monumento di Birkenau, era scritto, in diciannove differenti lingue, che 4.000.000 di persone erano morte in questo campo; ora, queste lastre sono state ritirate verso l'aprile del 1990 dalle autorità del museo di Auschwitz che, ancora oggi, non sanno con quale cifra rimpiazzare quella falsa, di fronte alla quale sono venuti ad inchinarsi tutti i grandi del mondo, compreso Giovanni Paolo II (13).
In appoggio alla loro tesi i revisionisti dispongono di tre diverse perizie F. Leuchter (l4) , G. Rudolf (15) , W. Luftl e del principio di una perizia polacca (16) , mentre gli sterminazionisti non osano intraprendere una perizia dell'arma del crimine.
Tutti gli ebrei sopravvissuti ad Auschwitz e, in particolare, i "bambini di Auschwitz", cioè coloro i quali sono nati nel campo o vi hanno vissuto i loro anni d'infanzia, sono prove viventi del fatto che Auschwitz non ha mai potuto essere un campo di sterminio.
Non solo non esiste né un ordine né un piano, né la traccia di una direttiva né di un budget per questa grande impresa che sarebbe stata lo sterminio sistematico degli ebrei; non solo non esiste un solo rapporto d'autopsia che stabilisca la morte di un detenuto per gassazione, né una perizia ufficiale sull'arma del crimine, ma non esiste alcun testimone delle camere a gas a dispetto di ciò che qualche autore di best-seller vorrebbe farci credere.
Nel suo
La menzogna di Auschwitz
Dichiarai nel 1980: "Attenzione! Nessuna delle 60 parole che sto per pronunciare mi è dettata da una opinione politica. Le prétendu génocide des juifs et les prétendues chambres à gaz hitlériennes forment un seul et même mensonge historique, qui a permis une gigantesque escroquerie politico-financière dont les principaux bénéficiaires sont l'État d'Israël et le sionisme international et dont les principales victimes sont le peuple allemand MAIS NON PAS SES DIRIGEANTS et le peuple palestinien tout entier (Il preteso genocidio ebraico e le pretese camere a gas naziste formano una sola e medesima menzogna storiografica, che ha permesso una gigantesca truffa politico-finanziaria di cui i principali beneficiari sono lo stato d'Israele e il sionismo internazionale e di cui le principali vittime sono il popolo tedesco MA NON I SUOI DIRIGENTI e tutto il popolo palestinese).
Oggi non ritirerei una parola di questa dichiarazione malgrado le aggressioni fisiche, i processi, e le multe che ho subito dal 1978 e malgrado l'incarcerazione, l'esilio o la persecuzione di tanti revisionisti. Il revisionismo storico è la grande avventura intellettuale di questa fine secolo. Ho solo un rimpianto: di non poter trovare, nei limiti di questo articolo, lo spazio necessario per rendere omaggio al centinaio di autori revisionisti che, dopo il francese Paul Rassinier e passando per l'americano Arthur R. Butz, il tedesco Wilhelm Stäglich, l'italiano Carlo Mattogno e lo spagnolo Enrique Aynat, hanno accumulato sulla realtà storica della seconda guerra mondiale una mole di lavoro di pregio eccezionale.
Un'ultima parola: i revisionisti non sono dei negazionisti né dei personaggi animati da turpi intenzioni. Essi cercano di dire ciò che è stato e non ciò che non è stato. Sono positivi. Ciò che annunciano è una buona notizia. Continuano a proporre un dibattito pubblico, in piena chiarezza, anche se, fin qui, è stato loro risposto soprattutto con l'insulto, la violenza, con la forza ingiusta della legge o ancora con delle vaghe considerazioni politiche, morali o filosofiche. La leggenda di Auschwitz deve, presso gli storici, lasciare il posto alla verità dei fatti (18).
(11 gennaio 1995)
NOTE
(1) Questa cifra di 150.000 morti corrisponde forse al numero degli uccisi del più grande "crematorio per vivi" del mondo: quello del bombardamento di Dresda "
(2) Durante
(3) Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, Einaudi, Torino, 1960; nuova ed. 1992. Per una puntuale confutazione delle "confessioni" di Höss, cfr. C. Mattogno, Auschwitz: le "confessioni" di Höss, Ed.
(4) Auschwitz : Technique and Operation of the Gas Chambers,
(5) The World Must Know. The History of the Holocaust As Told in the
(6) Le Système concentrationnaire nazi (1933-1945), Presses Universitaires de France, 1968, p. 157, 541-545.
(7) Rupert Butler, Legions of Death,
(8) Barbara Kulaszka, Did Six Million Really Die ? Report of the Evidence in the Canadian "False News" Trial of Ernst Zündel 1988,
(9) The "Final Solution" in History,
(10) "Wannsee's importance rejected", Jewish Telegraphic Agency, The Canadian Jewish News, 30 January 1992.
(11) Les Crématoires d'Auschwitz, CNRS éditions, 1993, p. 148; Die Krematorien von Auschwitz, München, Piper Verlag, 1994, p. 202.
(12) Christopher Hitchens, "Whose History is it ?", Vanity Fair, December 1993, p. 117.
(13) Per la documentazione fotografica della rimozione cfr. Revue d'histoire révisionniste n. 3, nov. déc. 1990/jan. 1991, pp. 30-32 (N.d.T.).
(14) Per una traduzione, parziale, in lingua italiana, Rapporto Leuchter, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma, 1993; in lingua francese, Annales d'histoire révisionnsite, n. 5, été-automne 1988, pp. 51-102. Leuchter ha redatto altri rapporti meno noti: The Second Leuchter Report. Dachau, Mauthausen, Hartheim, D. Clark, Decatur, Al., USA, 1989 (cfr. Revue d'histoire révisionniste n. 1, mai-jui-juil. 1990, pp. 49-114); The Third Leuchter Report. A Technical Report on the Execution Gas Chambers at Mississippi State Penitentiary, Samisdat Publishers, Toronto, 1989; The Fourth Leuchter Report. An Engineering Evaluation of Jean-Claude Pressac's Book "Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers", Fred A. Leuchter Associates,
(15) Da Mattogno presentata come "prova chimica" per eccellenza. Cfr. C. Mattogno, op. cit., pp. 39-40 (N.d.T.).
(16) Cfr. Revue d'histoire révisionniste n. 5, nov. 1991, pp. 143-150 (N.d.T.).
(17)
(18) Per le pubblicazioni revisioniste in francese contattare R.H.R. (BP. 122, F-92704 Colombes Cedex) e, per le pubblicazioni in inglese o in tedesco, Samisdat Publishers (206 Carlton Str., Toronto, Ont. M5A 2L1, Canada) o Institute for Historical Review (P.O. Box 2739, Newport Beach, California 92 659, USA).
IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE - 2

FUGA DAL GHETTO DI GAZA
di Israel Shamir
fonte: The Truth Seeker
Traduzione di Gianluca Freda
Sono usciti, hanno rischiato le loro vite, superato l’esercito, rovesciato i reticolati, scavalcato il filo spinato, spazzato via il confine fra due stati, hanno compiuto infiniti atti eroici, degni di grandi guerrieri, subendo perdite. E una volta passati, sono andati nei negozi a comprare pane per i loro figli. Ciò rende l’idea di quanto sia bugiarda l’immagine dei palestinesi che gli ebrei hanno cercato di radicare nella coscienza del mondo: quella di fanatici, violenti e selvaggi, senza più controllo. Invece, questa gente è uscita di prigione ed è andata a comprare pane. Il che significa che erano stati ridotti alla fame dai loro padroni ebrei. Passerà del tempo prima che possiamo ricevere del Medio Oriente un quadro più eloquente di quei padri di famiglia che portano pane alle loro case.
Sono così normali, questi abitanti di Gaza, come voi e me. Conducono le loro vite normali, in una banca o in un garage, ma ricevono un trattamento da medioevo. Prima sono stati privati delle loro proprietà e recintati dentro Gaza, poi sono stati trattati come neanche i cani dovrebbero essere trattati; non gli è stato permesso di viaggiare su una strada se quella strada viene usata da un ebreo, non gli è stato più permesso di vedere le loro famiglie che vivono ad appena un miglio di distanza. E infine questo assedio. Niente cibo, niente con cui nutrire i loro figli. E nessun futuro, con Israele come vicino. Hanno sofferto per un unico crimine: quello di non essere ebrei, anche se, ironicamente, molti di loro sono discendenti di ebrei, alcuni con celebri nomi di famiglie ebraiche che avevano abbracciato Cristo o il Profeta.
Si pensava che avrebbero subìto in silenzio, ma gli abitanti di Gaza hanno molta dignità. Hanno votato per Hamas contro la volontà di Israele e dell’America e hanno espulso la banda collaborazionista di Dahlan. Ora hanno oltrepassato lo steccato e questo è stato un buon monito per tutti noi: non si può fare nulla restando nei limiti legali che i nostri nemici hanno imposto. C’è bisogno di una spallata, che si chiama Rivoluzione.
Quando i coraggiosi abitanti di Gaza sono tornati indietro, carichi dei loro fortunati acquisti, pane e riso, sale e biancheria, verdura e carne d’agnello, gli ebrei si sono sentiti decisamente infelici. I nativi rischiano di dimenticare che noi siamo Dio per loro: premiamo e puniamo, nutriamo e affamiamo. Invece di accettare la nostra sentenza, hanno preso il loro destino nelle proprie mani. Insieme a pane e riso, gli abitanti di Gaza porteranno a casa fucili e questo potrebbe costringerci a rimandare la grande offensiva già concordata con George W. Gli ebrei preferiscono assalire vittime disarmate.
Anche gli egiziani hanno deluso le aspettative ebraiche. “Penso che gli egiziani sappiano qual è il loro lavoro”, ha detto l’arrogante generale israeliano Ehud Barak. Il lavoro che costui aveva affidato all’Egitto era quello di carceriere dei suoi fratelli palestinesi. “Gli abitanti di Gaza non oserebbero mai rompere l’assedio verso il Sinai - scrivevano gli eruditi israeliani una settimana o anche solo un giorno fa – gli egiziani li accoglierebbero col fuoco delle mitragliatrici”. Quando ci fu una sparatoria, gli israeliani furono felici per un po’. Effi Eitam, un leader religioso ebreo di destra, che sembra “un ben nutrito maiale kosher con lo yarmulke [il tipico cappellino ebreo, NdT]” (come lo descrive Gilad Atzmon) ha scritto su Yediot Ahronot un editoriale grondante di lacrime di coccodrillo. Noi ebrei siamo così teneri e compassionevoli rispetto agli egiziani, ha scritto. Ma Mubarak vuole sopravvivere e sa che esistono limiti oltre i quali non può andare. Ha ordinato ai suoi soldati di non aprire il fuoco. Gli ebrei hanno frignato che gli egiziani devono rafforzare i confini e fornire la loro libbra di carne secondo gli accordi. Invano. Mubarak non vuole seguire Anwar as-Sadat all’inferno.
Profondamente contrariati, gli ebrei hanno guardato questo fiume di persone che usciva dalla loro prigione per godersi un intervallo. Del resto sono difficili da compiacere, questi ebrei. I palestinesi devono uccidersi a vicenda in una guerra civile o morire di fame perché gli ebrei siano soddisfatti.
Mio nonno lo fece, morì di fame e di stenti nel 1942 nel Ghetto di Stanislaw. I tedeschi e i loro quisling ucraini fecero agli ebrei ciò che gli ebrei stanno facendo agli abitanti di Gaza: li chiusero in un ghetto e li lasciarono lì dentro a morire di fame. Gli slogan dei nazisti, mutatis mutandis, erano presi anch’essi dal libro di Homerton-Barak: “devono soffrire perché i loro capi sono nostri nemici, devono essere puniti per il loro terrorismo rivoluzionario, che muoiano di fame perché i loro fratelli si oppongono alle truppe tedesche e bombardano le città tedesche”. Mio nonno Israel – ho preso il mio nome da lui – finì per soccombere alla fame, al freddo e agli stenti, non dovettero neanche sparargli; non era all’altezza del loro programma di omicidi mirati.
Aspetta, mi direte, com’è possibile che la riduzione alla fame degli abitanti di Gaza, voluta da Barak e Olmert, influenzi i tedeschi del 1942? Come possono essere loro i responsabili della morte di mio nonno? La risposta viene dal linguaggio segreto del misticismo ebraico: Ein mukdam, ein meuhar beTorah. La successione degli eventi – nella Sacra Scrittura come nel mondo – è irrilevante, perché tutti gli eventi e le loro conseguenze hanno luogo nello stesso iper-tempo, che crea eterni circoli viziosi di gatto-che-insegue-il-topo-che-spaventa-l’elefante-che-schiaccia-il-gatto. Poincare e Einstein hanno tradotto questo concetto nel linguaggio della fisica moderna, descrivendo il tempo come solo una fra le dimensioni, che può essere curvata quanto le altre.
Douglas Adams lo ha reso popolare nei suoi romanzi: i suoi personaggi tornano indietro nel tempo per risolvere un problema, ci riescono, ma ad un certo prezzo: salvano un pesce, ma i dodo si estinguono, ritrovano la musica di Bach, ma perdono i poemi di Coleridge. La gente non si accorge che il mondo è cambiato: che adesso hanno un po’ più Bach, ma meno Coleridge. Solo coloro che possono uscire dalla cornice del tempo, sanno: il mondo cambia in continuazione come conseguenza delle nostre azioni, e questi cambiamenti producono effetti “avanti” e “indietro”, perché non esistono l’”avanti” e l’”indietro”. Così, gli armeni hanno massacrato e scacciato gli azeri e i loro antenati furono deportati nel deserto per soffrire per mano dei curdi; e i curdi pagano per questo crimine e per il loro appoggio all’occupazione americo-sionista.
E certe cose non si sono ancora materializzate, ma lo faranno: quando sento dire agli ebrei (e ai polacchi, e agli ucraini, e agli americani) che “Stalin era come Hitler” e che “non c’è differenza tra nazisti e comunisti” e li sento parlare di “antisemitismo russo”, so già che nel prossimo futuro l’Armata Rossa non combatterà contro i tedeschi, non libererà
Questo mondo è giusto e il Signore è giusto. Egli punisce l’ingratitudine facendo scomparire i fatti per cui si dovrebbe essere riconoscenti.
Se commettete un’azione malvagia, il passato cambierà e vi prenderà a calci. Riducete alla fame gli abitanti di Gaza e vostro nonno morirà di sete e di fame. Torturate i palestinesi e i vostri antenati verranno torturati dall’inquisizione utilizzando gli stessi ragionamenti che voi applicate oggi ai vostri nemici. Trasformate Hebron in una prigione per i suoi abitanti e gli ebrei verranno massacrati nel 1929. Il crimine del maltrattamento dei palestinesi da parte degli ebrei viene punito perfino in questo momento. Non domandatevi chi muore di fame, chi è che viene torturato: è sempre qualcuno molto vicino a voi.
IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE

PEGGIO DI UN CRIMINE
di Uri Avnery
dal sito gush-shalom
Traduzione di Gianluca Freda
Sembrava la caduta del muro di Berlino. E non solo lo sembrava. Per un momento, il varco di Rafah è stato la porta di Brandenburgo.
E’ impossibile non sentirsi sollevati quando masse di persone oppresse e affamate abbattono il muro che li reclude, con gli occhi radiosi, abbracciando tutti coloro che incontrano; ci si sente così anche quando è stato il tuo stesso governo ad erigere quel muro.
La striscia di Gaza è la più grande prigione della Terra. L’abbattimento del muro di Rafah è stato un atto di liberazione. E’ la dimostrazione che una politica disumana è sempre una politica stupida: nessun potere può opporsi a una massa di persone che abbia varcato il confine della disperazione.
Questa è la lezione che viene da Gaza, gennaio 2008.
Si potrebbe ripetere, con poche varianti, il detto dello statista francese Boulay de
Mesi fa, i due Ehud – Barak e Olmert – imposero il blocco della Striscia di Gaza e ne menarono vanto. Recentemente avevano stretto ancora di più il nodo mortale, così che quasi nulla riusciva ad entrare nella Striscia. La settimana scorsa avevano reso assoluto il blocco: niente cibo, niente medicine. La situazione ha raggiunto il suo apice quando hanno impedito anche l’ingresso dei combustibili. Ampie zone di Gaza sono rimaste senza elettricità: incubatrici per neonati prematuri, apparecchi per la dialisi, pompe per l’acqua e le fognature. Centinaia di migliaia di persone sono rimaste senza riscaldamento nel gelo dell’inverno, senza poter cucinare, senza più cibo.
Senza interruzione, Al Jazeera ha trasmesso quelle immagini in milioni di case del mondo arabo. Anche molte emittenti televisive di tutto il mondo le hanno mostrate. Da Casablanca ad Amman, sono esplose rabbiose proteste di massa che hanno impaurito i regimi arabi autoritari. Hosny Mubarak, preso dal panico, ha telefonato a Ehud Barak. Verso sera, Barak è stato costretto a ritirare, almeno temporaneamente, il blocco dei rifornimenti di carburante che aveva imposto al mattino. Ma a parte questo, il blocco è rimasto totale.
E’ difficile immaginare un’azione più stupida.
Il pretesto addotto per giustificare la riduzione alla fame e al gelo di un milione e mezzo di esseri umani, accalcati su un territorio di
Un pretesto ben scelto. Serve a compattare quei settori incolti e primitivi del pubblico israeliano. Serve a rendere inoffensive le critiche delle Nazioni Unite e dei governi di tutto il mondo, i quali altrimenti avrebbero potuto pronunciarsi contro una punizione collettiva che rappresenta, senza alcun dubbio, un crimine di guerra per la legge internazionale.
Al mondo viene presentato un quadro senza ombre: da Gaza il regime terrorista di Hamas lancia razzi contro innocenti civili israeliani. Nessun governo del mondo tollererebbe il bombardamento dei propri cittadini da oltreconfine. L’esercito israeliano non è riuscito a trovare un rimedio militare ai missili Qassam. Perciò non c’era altra strada che quella di esercitare sulla popolazione di Gaza una pressione così forte da spingerla a sollevarsi contro Hamas e costringerlo a fermare il lancio di missili.
Il giorno in cui la fornitura di energia elettrica a Gaza si interruppe, i nostri corrispondenti militari erano raggianti: solo due Qassam erano stati lanciati dalla Striscia. Quindi funziona! Ehud Barak è un genio!
Ma il giorno dopo vennero lanciati 17 Qassam e la gioia evaporò. Politici e generali avevano (letteralmente) perduto la testa: un politico propose di “agire in modo più folle del loro”, un altro suggerì di “bombardare indiscriminatamente l’area urbana di Gaza per ogni Qassam lanciato”, un noto professore (ormai un po’ squilibrato) propose l’attuazione della “malvagità definitiva”.
Lo scenario governativo è stato la ripetizione della seconda guerra libanese (un rapporto sulla quale verrà pubblicato tra pochi giorni). Allora: Hezbollah aveva catturato due soldati sul lato israeliano del confine; oggi: Hamas ha sparato contro città e villaggi sul lato israeliano del confine. Allora: il governo aveva frettolosamente iniziato una guerra; oggi: il governo ha frettolosamente deciso di imporre un blocco totale. Allora: il governo aveva ordinato il massiccio bombardamento della popolazione civile per spingerla a fare pressione su Hezbollah; oggi: il governo ha deciso di provocare la massiccia sofferenza della popolazione civile per spingerla a fare pressione su Hamas.
I risultati, in entrambi i casi, sono stati identici: la popolazione libanese non si sollevò contro Hezbollah ma, al contrario, persone di ogni fede religiosa si unirono dietro l’organizzazione sciita. Hassan Nasrallah divenne l’eroe dell’intero mondo arabo. E oggi: la popolazione si unisce dietro Hamas e accusa Mahmoud Abbas di collaborare con il nemico. Qualsiasi madre che non abbia cibo per i propri figli non maledice Ismail Haniyeh, maledice Olmert, Abbas e Mubarak.
Cosa fare, allora? E’ impossibile tollerare la sofferenza degli abitanti di Sderot, sottoposti ad un fuoco continuo.
Ciò che si nasconde al pubblico incarognito è che il lancio di razzi Qassam potrebbe cessare domani mattina.
Alcuni mesi fa Hamas aveva proposto un cessate il fuoco. Questa settimana ha ripetuto l’offerta.
Dal punto di vista di Hamas un cessate il fuoco significa: i palestinesi smetteranno di lanciare Qassam e proiettili di mortaio, gli israeliani porranno fine alle incursioni a Gaza, agli omicidi “mirati” e al blocco.
Perché il nostro governo non coglie al volo questa proposta?
Semplice: per fare un accordo simile dovremmo accettare di parlare con Hamas, direttamente o indirettamente. E questo è esattamente ciò che il governo si rifiuta di fare.
Perché? Semplice, di nuovo: perché Sderot è solo un pretesto, proprio come i due soldati catturati erano un pretesto per fare qualcos’altro. Il vero obiettivo di tutta questa strategia è quello di rovesciare il regime di Hamas a Gaza e di impedire ad Hamas di prendere il potere nella West Bank.
In parole semplici e brutali: il governo sta sacrificando il destino della popolazione di Sderot sull’altare di un principio senza speranza. Per il governo è più importante boicottare Hamas – che è adesso la punta di diamante della resistenza palestinese – che porre fine alle sofferenze di Sderot. Tutti i media cooperano a questa strategia.
E’ già stato detto che nel nostro paese è pericoloso fare della satira: troppo spesso la satira diventa realtà. Qualche lettore ricorderà forse un articolo satirico che scrissi alcuni mesi fa. In esso descrivevo la situazione di Gaza come un esperimento scientifico posto in essere allo scopo di scoprire fino a che punto bisognasse spingersi, nell’affamare una popolazione civile e trasformare la sua vita in un inferno, prima che essa alzasse le mani in segno di resa.
Questa settimana, la satira è diventata politica ufficiale. Stimati opinionisti hanno dichiarato esplicitamente che Ehud Barak e i capi dell’esercito stanno lavorando col metodo “prova ed errore” e che cambiano di giorno in giorno il proprio metodo operativo in rapporto ai risultati. Tolgono il carburante a Gaza, osservano cosa succede e poi corrono ai ripari se le reazioni internazionali sono troppo negative. Tolgono le medicine, osservano cosa succede, eccetera. Il fine scientifico giustifica i mezzi.
L’uomo posto a capo dell’esperimento è il Ministro della Difesa Ehud Barak, uomo di molte idee e pochi scrupoli, un uomo il cui modo di pensare è fondamentalmente disumano. Egli è oggi, forse, l’individuo più pericoloso che vi sia in Israele, più pericoloso di Ehud Olmert e Benyamin Netanyahu, pericoloso per la stessa esistenza di Israele, sul lungo periodo.
L’uomo incaricato dell’esecuzione del progetto è il Capo dello Staff. Questa settimana abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare i discorsi di due dei suoi predecessori, i generali Moshe Ya'alon e Shaul Mofaz, in un forum rigonfio di pretese intellettuali. Abbiamo potuto scoprire che entrambi hanno punti di vista che li situano da qualche parte fra l’estrema destra e l’ultra-destra. Entrambi hanno una mente spaventosamente primitiva. Non c’è bisogno di spendere una parola sulle qualità morali e intellettuali del loro diretto successore, Dan Halutz. Se queste sono le voci degli ultimi tre capi dello Staff, cosa succederà con quello in arrivo, che non può parlare apertamente quanto loro? Sarà una mela che andrà a cadere ancora più lontano dall’albero?
Fino a tre giorni fa, i generali avrebbero potuto sostenere che l’esperimento stava avendo successo. La miseria nella Striscia di Gaza aveva raggiunto il suo culmine. Centinaia di migliaia di persone erano letteralmente minacciate dalla fame. Il capo della UNRWA [L’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi] aveva parlato di incombente catastrofe umanitaria. Solo i ricchi potevano ancora andare in macchina, riscaldare le proprie case e mangiare. Il mondo restava a guardare, dimenando la sua lingua collettiva. I leader degli stati arabi rilasciavano vuote dichiarazioni di solidarietà senza muovere un dito.
Barak, che possiede abilità matematiche, riusciva perfino a calcolare quando la popolazione sarebbe finalmente collassata.
E poi è successo qualcosa che nessuno di loro aveva previsto, nonostante fosse l’evento più prevedibile della Terra.
Quando si mettono un milione e mezzo di persone dentro una pentola a pressione e si continua ad aumentare il fuoco, essa prima o poi esplode. Questo è ciò che è avvenuto sul confine fra Gaza e l’Egitto.
Dapprima l’esplosione è stata piccola. Una folla ha assalito i cancelli, i poliziotti egiziani hanno aperto il fuoco, ci sono state dozzine di feriti. Era solo un avvertimento.
Il giorno dopo è arrivato l’attacco vero e proprio. Combattenti palestinesi hanno fatto esplodere il muro in diversi punti. Centinaia di migliaia di persone si sono riversate in territorio egiziano e hanno tratto un profondo respiro. Il blocco era stato spezzato.
Anche prima che ciò avvenisse, Mubarak si trovava già in una situazione impossibile. Centinaia di milioni di arabi, un miliardo di musulmani, vedevano che l’esercito israeliano aveva chiuso
Il presidente egiziano, che si proclama leader dell’intero mondo arabo, era visto come collaboratore di un’operazione disumana condotta da un nemico crudele allo scopo di ottenere l’appoggio (e il denaro) degli americani. I suoi nemici interni, i Fratelli Musulmani, avevano sfruttato la situazione per delegittimarlo agli occhi del suo stesso popolo.
Difficilmente Mubarak avrebbe potuto resistere in questa posizione. Ma le masse palestinesi lo hanno liberato dall’obbligo di prendere una decisione. Hanno deciso loro per lui. Sono arrivate come un’ondata di tsunami. Ora egli dovrà decidere se cedere o no alle richieste israeliane di imporre nuovamente il blocco contro i suoi fratelli arabi.
Cosa ne sarà allora dell’esperimento di Barak? Quale sarà il prossimo passo? Le opzioni non sono molte:
1) Rioccupare Gaza. Ma all’esercito quest’idea non piace. Capisce che ciò esporrebbe migliaia di soldati ad una crudele guerriglia, che sarebbe molto diversa dalle precedenti intifada.
2) Stringere nuovamente il blocco ed esercitare forti pressioni su Mubarak, compreso l’utilizzo dell’influsso israeliano sul Congresso degli Stati Uniti per privarlo dei miliardi di dollari che egli riceve ogni anno in cambio dei suoi servigi.
3) Trasformare la maledizione in una benedizione, restituendo
Il blocco brutale è stato un crimine di guerra. E anche peggio: è stata una mossa stupida.
MAI PIU'

“Io nego forse l’Olocausto? No! No davvero. Spero che l’Olocausto non venga mai negato né dimenticato. Spero che l’Olocausto venga ricordato come la più grande invenzione di propaganda e la maggiore campagna d’odio mai diretta contro un popolo civilizzato. Non dobbiamo mai dimenticare. Dobbiamo guardare negli occhi la spoliazione del nostro popolo e della nostra cultura e chiederci: perché i cieli non si oscurano? Abbiamo perduto la volontà e il coraggio di difenderci. E’ giunto il tempo di compiere una nuova blasfemia. E’ tempo di negare gli dèi del Nuovo Ordine Mondiale”.
(Tom Blair, “
“Il nemico del pensiero sovversivo non è la censura, ma la pubblicazione. La verità non teme la luce del giorno; le menzogne appassiscono di fronte ad essa. Le opinioni impopolari di oggi sono i luoghi comuni di domani, e in ogni caso l’uomo saggio desidera conoscere entrambe le versioni di ogni problema”.
(Sir Stanley Unwin)
In occasione della “giornata della memoria”, vorrei commemorare brevemente alcune vittime dell’olocausto. Persone miti, uomini di scienza, perseguitati, condannati, incarcerati, aggrediti o costretti all’esilio in nome di un’ideologia cieca e feroce. Perché simili orrori non si ripetano mai più. Per non dimenticare.
Robert Faurisson – Storico francese, ex insegnante di letteratura presso l’Università di Lione, è il più noto e il più combattivo degli studiosi revisionisti. Nel 1960 era rimasto scandalizzato da un articolo pubblicato su Die Zeit da Martin Broszat in cui si affermava che le camere a gas naziste nel territorio dell'Antico Reich non erano che un’invenzione propagandistica. Documentatosi allo scopo di dimostrare che Broszat si sbagliava, finì per scoprire che aveva invece tutte le ragioni del mondo. Nel 1974, dopo aver studiato e riflettuto a lungo, si decise a rendere noto ciò che aveva scoperto. Da qui ebbero inizio la sua “carriera” di revisionista e le persecuzioni nei suoi confronti, che proseguono tuttora. E’ stato aggredito almeno 10 volte da ebrei o da fanatici sostenitori dell’olocausto, riportando in un caso la frattura della mascella. In alcune occasioni ha rischiato di essere assassinato. Gli è stata tolta la cattedra universitaria
Norman Finkelstein – Americano, studioso di dinamiche politiche, figlio di ebrei deportati in campo di concentramento durante il nazismo, ha scritto numerosi saggi e articoli sul conflitto israelo-palestinese, evidenziando le violenze e le menzogne propagandistiche israeliane. Nel suo libro L’industria dell’Olocausto ha evidenziato – basandosi anche sui ricordi e sui racconti dei suoi genitori – l’uso spregiudicato e distorto che il sionismo ha fatto della sofferenza ebraica e del mito dell’olocausto allo scopo di giustificare la politica israeliana e di ottenere risarcimenti enormi dal popolo tedesco, risarcimenti che continuano ancora oggi ad essere versati. Contro i suoi libri e le sue ricerche, il sionismo scatenò una campagna aggressiva e diffamatoria, servendosi del “mastino” dell’ebraismo integralista, Alan Dershowitz. Dopo una lunga battaglia, Dershowitz riuscì ad ottenere che a Finkelstein fosse tolta la cattedra alla DePaul University di Chicago. La decisione di negare a Finkelstein l’insegnamento universitario fu presa dal preside della DePaul, Dennis Holtschneider, nonostante l’opposizione del Dipartimento di Scienze Politiche e della maggioranza degli studenti. Pochi giorni fa, Finkelstein ha tenuto una serie di conferenze in Libano, incontrandosi, per l’occasione, con alcuni leader di Hezbollah. Nelle sue conferenze Finkelstein ha affermato che Hezbollah rappresenta una “speranza” per il paese.
Marc Fredriksen – Membro del FANE francese (Federazione d’Azione Nazionale ed Europea), fu aggredito il 12 ottobre 1980 da militanti sionisti. Fu ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Rambouillet. Durante la degenza, ignoti si introdussero nella sua abitazione, distruggendo tutto. Mentre era in cura a Berck-sur-Mer per fratture multiple, rischiò di subire una nuova aggressione: alcuni ignoti si presentarono chiedendo di lui per motivi imprecisati. La loro descrizione corrisponde a quella dei membri del gruppo sionista Aziza, che aggredì e sfigurò con l’acido vari altri membri del FANE, come Michel Caignat e l’ottantaquattrenne Charles Bousquet. Nove giorni prima dell’aggressione a Fredriksen, altri sei membri del FANE erano stati aggrediti fuori dal Palazzo di Giustizia da un commando della “Organizzazione per
Roger Garaudy – Scrittore, filosofo e attivista politico, nato a Marsiglia nel 1913, nel 1941 fu membro della lotta di liberazione contro il nazifascismo. Nel 1995 pubblicò il libro "The Founding Myths of Modern Israel" (I miti fondanti del moderno Stato di Israele), ripubblicato nel 1996 con il titolo "Samiszdat Roger Garaudy". Per quest’opera fu accusato di aver contestato l’esistenza dei crimini nazisti contro l’umanità, dando luogo ad una campagna di diffamazione e di incitamento all’odio razziale. Subì cinque procedimenti penali, avviati sulla base della legge 29 luglio 1981 sulla libertà di stampa, che si conclusero con sentenza del 16 dicembre 1998 con la condanna a 6 mesi ci carcere e a numerose ammende. Le condanne vennero confermate dalla Cassazione parigina il 12 settembre 2000. Garaudy fece ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo, adducendo la violazione dell’articolo 10 della Convenzione europea, che recita nel suo primo articolo: "Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione, senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche".
Jurgen Graf - Storico e filologo svizzero di Basilea, lavorò a lungo come insegnante di latino e francese. Nel 1991 venne a conoscenza del revisionismo storico olocaustico: l'interesse fu tanto che fece della persecuzione antiebraica degli anni '40 il suo campo di studi privilegiato, pubblicando numerose opere scientifiche negli anni seguenti (alcune in collaborazione con Carlo Mattogno). Nel marzo 1993 (dopo l'apparizione del suo Der Holocaust auf dem Prüfstand, “L’olocausto messo alla prova”) fu licenziato dal lavoro e nel 1998 incriminato insieme al suo editore, Gehrard Förster, per reato d'espressione. Nel luglio di quell'anno la corte lo condannò a 15 mesi di prigione più una cospicua multa. Per sfuggire all'arresto e poter proseguire nelle sue ricerche, nell'agosto 2000 Graf scelse l'esilio, dapprima in Iran, poi in Bielorussia ed ora a Mosca, dove ha conosciuto e sposato sua moglie (una storica bielorussa) e lavora come traduttore. Le sue opere sono state pubblicate, oltre che in tedesco, anche in francese, spagnolo, olandese, bulgaro, italiano, russo e arabo. Nel dicembre 1994 il Ministero degli Interni francese (retto allora da Charles Pasqua) mise al bando la sua opera L’Olocausto allo scanner, la cui edizione russa (riveduta ed ampliata) ha raggiunto però le 200.000 copie vendute.
Gerd Honsik – Studioso austriaco, “colpevole” di aver negato l’olocausto e le camere a gas, nel 1992 era stato condannato a 18 mesi di carcere dalle autorità austriache, che punivano i suoi studi come reato. Fu costretto a fuggire in Spagna per evitare l’arresto. Qui continuò a diffondere su internet le proprie ricerche, ma nell’ottobre 2007 è stato arrestato dalle autorità spagnole ed estradato in Austria a causa del Mandato d’Arresto Europeo, che ha affossato il principio della doppia punibilità. Dovrà scontare una pena aggiuntiva a quella originaria a causa dell’attività “negazionista” svolta durante il suo soggiorno in Spagna.
David Irving – Denunciato dalla studiosa americana Deborah Lipstadt per le sue opinioni sull’olocausto, nel 1998 fu giudicato da un tribunale inglese “attivo negazionista dell’olocausto; antisemita e razzista, associato ad estremisti di destra per promuovere il neonazismo”. Il tribunale affermò anche che Irving aveva “distorto e manipolato l’evidenza storica in modo persistente e deliberato per proprie motivazioni ideologiche”. Non fu mai esplicitamente incarcerato per l’accusa di negazione dell’olocausto. Tuttavia fu arrestato in Austria nel febbraio 2006 con l’accusa di apologia e sostegno del partito di estrema destra NSDAP, scontando 10 mesi di carcere.
Fred A. Leuchter – Americano, ingegnere elettronico specializzato nella progettazione di macchine per l’esecuzione capitale nei penitenziari statunitensi, venne contattato da Ernst Zundel (in occasione del suo processo in Canada) per dimostrare che le camere a gas non sono mai esistite. Leuchter raccolse campioni delle pareti dalle presunte camere a gas di Auschwitz e li fece analizzare, dimostrando che essi non mostravano tracce del gas “Zyklon B” che i nazisti, secondo la leggenda, avrebbero utilizzato per gasare gli ebrei. Perseguitato per le sue scoperte, perse il lavoro, finì sul lastrico e vide fallire il suo matrimonio. La sua storia è stata narrata nel film-documentario di Errol Morris Mr. Death – The Rise and Fall of Fred A. Leuchter.
Olivier Mathieu – Il 6 febbraio 1990, milioni di spettatori francesi assistettero alla brutale aggressione contro il revisionista Olivier Mathieu. Nel corso di una trasmissione TV, presentata dall’anchorman francese Christophe Dechavanne, Jeanne-Pierre Bloch, capo della Organizzazione per
Paul Rassinier – Comunista francese, figlio di una famiglia di comunisti, entrò nella resistenza d’oltralpe dopo l’invasione nazista della Francia. Arrestato dalla Gestapo nell'ottobre del '43, fu torturato per undici giorni (mani schiacciate, mascella fratturata, un rene a pezzi) . Sua moglie e suo figlio di due anni furono anch'essi arrestati e restarono in carcere per due mesi. Fu deportato a Buchenwald, poi a Dora (diciannove mesi); invalido nella misura del 95 per 100 (misura accresciuta del 10% in sede di revisione) a seguito delle sofferenze subite come deportato, sopravvisse solo grazie ad una disciplina draconiana e alle cure prodigategli dai familiari. Membro del partito socialista francese (SFIO) fin dal 1934, verrà espulso dopo la pubblicazione del suo libro “La menzogna di Ulisse”, nel quale, basandosi sulle esperienze vissute in campo di concentramento, contraddiceva la storia ufficiale delle deportazioni ebraiche, evidenziando il ruolo svolto dai deportati con ruoli amministrativi nella tortura e persecuzione dei loro compagni di prigionia. Nel 1964 pubblica Le Drame des Juifs européens, in cui esprime dubbi sulla realtà dello sterminio pianificato e attuato attraverso le camere a gas, cosa che varrà a intensificare la campagna diffamatoria nei suoi confronti, continuata fino alla morte (1967). Le sue ricerche sono state proseguite e ampliate da Robert Faurisson.
Vincent Reynouard - 38 anni, insegnante di matematica, nel novembre 2007 è stato condannato a un anno di carcere e a 10.000 euro di ammenda per negazione di crimini contro l’umanità, secondo quanto disposto dalla sentenza. E’ stato perseguito per aver diffuso in musei, movimenti d’iniziativa, comuni e aziende di diversi settori, un opuscolo di 16 pagine intitolato: “Holocauste? Ce qu'on vous cache” [“Olocausto? Quello che non sapete”]. In questo opuscolo Reynouard nega il genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, definendolo “propaganda”. Nel 1997 era stato licenziato dalla scuola pubblica per aver messo in ordinazione, presso il liceo di Honfleur dove insegnava, alcuni testi che rimettevano in discussione il massacro di Oradour-sur-Glane ad opera di una divisione SS del Reich. Aveva anche proposto ai suoi allievi un esercizio sulle statistiche di mortalità all’interno del campo di Auschwitz, basandosi su una pubblicazione revisionista.
Germar Rudolf – Tedesco, esperto chimico, dimostrò su basi scientifiche l’impossibilità fisica delle camere a gas di Auschwitz. Fu il suo primo, grave crimine che pagò con la condanna a 14 mesi di carcere. Il secondo crimine fu la pubblicazione di un resoconto del processo contro il curatore dell’antologia Dissecting the Holocaust. Tale resoconto fu sequestrato da tutte le librerie e tutte le copie furono distrutte. Rudolf dovette fuggire negli USA per scampare ad un nuovo arresto. Nel 2004 le autorità tedesche sequestrarono tutte le proprietà di Rudolf e lo condannarono a pagare il 55% di tutti gli introiti ricevuti a partire dal 1996. Nonostante avesse sposato una cittadina statunitense, ottenendo così la nazionalità americana, fu arrestato il 15 novembre 2005 e deportato in Germania, dove fu condannato a due anni e mezzo di prigione per incitazione all’odio, oltraggio ai defunti e calunnia. Attualmente è rinchiuso nel carcere di Stuttgart-Stammheim a Baden-Württemberg.
Georges Theil – Pensionato, ex dirigente di una società di telecomunicazioni francese dipendente da France Telecom. Nel 2004 pubblicò qualche dozzina di copie di un libretto stampato a proprie spese - Un cas d'insoumission - Comment on devient révisionniste [Un caso d'insubordinazione - Come si diventa revisionista], in cui descriveva la propria autobiografia intellettuale, approdata ad uno scetticismo radicale riguardo alle "camere a gas" naziste e ai "6 milioni" di vittime ebree. In seguito a tale pubblicazione, e per aver espresso più volte pubblicamente il proprio scetticismo sulla “shoah”, fu condannato per due volte a 6 mesi di prigione senza condizionale. In seguito venne anche condannato a pagare ammende per complessivi 98.000 euro, escluse le spese legali. Incurante delle condanne, continuò a sostenere l’impossibilità fisica, chimica, logistica e architettonica delle camere a gas e a raccogliere prove (ormai innumerevoli) al riguardo. Per questo motivo fu trascinato nuovamente in tribunale e condannato ad ulteriori 6 mesi di reclusione (condanna ora temporaneamente annullata dalla Cassazione). L’edizione cartacea del libro di Theil (costo: 13 euro) può essere richiesta al suo indirizzo:
M. Georges Theil
BP 50 38
F - 38037
Serge Thion – Militante dell’anticolonialismo francese, giornalista e storico, membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Francia dal 1971, fu dimissionato nel
Gerald Fredrick Töben – Fondatore nel 1994 del gruppo di studi revisionisti australiano Adelaide Institute (www.adelaideinstitute.org ), fu arrestato in Germania nel 1999 mentre svolgeva, insieme a Robert Faurisson, alcune indagini sul campo di concentramento di Auschwitz. Fu condannato a 10 mesi di carcere, ma avendo già scontato 7 mesi in attesa del processo, fu rilasciato dietro pagamento di una cauzione di 5000 dollari. Nel 2000 fu preso di mira dalla Australian Human Rights and Equal Opportunity Commission, che gli ordinò di chiudere il suo sito internet e scusarsi con le persone che aveva offeso. Poiché le ordinanze dell’HREOC non hanno valore di legge, nel 2002 fu condannato dalla Corte Federale Australiana a rimuovere dal suo sito gran parte del materiale ritenuto offensivo. Fortunatamente la sentenza è stata rispettata solo in minima parte.
Siegfried Verbeke – Perseguitato fin dal 1990 per aver diffuso articoli su internet e pamphlet che contestavano la versione ufficiale dell’olocausto. Nel 2004 fu arrestato in Belgio, dove fu condannato a un anno di carcere e a una multa di 2500 euro. Nel 2005 fu nuovamente arrestato ad Amsterdam sulla base di un mandato di cattura emesso dalle autorità tedesche e condannato a 9 mesi di carcere per negazione dell’olocausto. Uscì il 5 maggio 2006, ma il 15 dicembre 2006 fu nuovamente arrestato su mandato di cattura della Corte d’Appello di Antwerp. Attualmente si trova in carcere in Belgio.
Ernst Zundel – Fondatore, in Canada, della Samisdat Publishing che pubblicò opuscoli in forte contrasto con la versione ufficiale dell’olocausto, tra cui il noto Did Six Millions Really Die? di Richard Verrall. Subì tre attentati alla sua vita, due attuati con ordigni esplosivi e uno con l’incendio della sua abitazione. Per le sue idee subì due processi, nel 1985 e 1988, che si conclusero con la sua assoluzione e con una grande vittoria dei revisionisti. Nel corso dei processi, infatti, Robert Faurisson, testimone della difesa, riuscì a sbugiardare in modo definitivo uno dei principali fondatori del mito olocaustico, Raul Hilberg, che non si riprese mai più da quella sconfitta professionale. Zundel fu però arrestato negli USA nel 2003, con l’accusa pretestuosa di violazione delle leggi sull’immigrazione. Deportato in Canada, scontò due anni in cella d’isolamento. Infine fu deportato in Germania (in violazione delle leggi canadesi sull’estradizione) dove, grazie alle leggi antinegazioniste, fu condannato il 24 febbraio






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