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    HA VINTO PUTIN

    by Gianluca Freda (04/12/2007 - 11:07)


    Il mio medio di oggi è dedicato innanzitutto ai capoccioni e ai giornalisti di Repubblica, che si sono mobilitati con mesi d’anticipo per strepitare contro le elezioni in Russia e per gettare fango su Vladimir Putin. Cari i miei pennivendoli, è stato tutto inutile. Putin ha vinto, anzi stravinto, perciò potete prendere il vostro fango, rimetterlo in saccoccia e continuare a blaterare di pedofili e delitti di cogne, argomenti certamente più adatti al livello culturale e informativo delle vostre rotative. Dedico inoltre il mio saluto agli scimpanzè dell’Osce, che hanno avuto la faccia tosta di dichiarare: "Queste elezioni non hanno rispettato molti degli impegni e degli standard che abbiamo nell'Osce e nel Consiglio d'Europa". Dopo accurata analisi, il mio ponderato commento in merito è: ecchisenestrafrega. Quando l’Osce applicherà gli stessi standard e gli stessi preoccupati appelli alle elezioni americane (vinte da Bush per due volte con brogli colossali), a quelle italiane (i cui risultati sono stati modificati e/o creati direttamente sui computer del Viminale, come mostrato da ben due film di Enrico Deaglio che l’Osce ha dimenticato di visionare), a quelle in Serbia (pilotate contro Milosevic da apparati sovversivi americani come la PBS), a quelle delle “rivoluzioni arancioni” come in Ucraina (o in Georgia, dove il governo Saakashvili, sostenuto dagli USA, utilizza questi bei sistemi per tenere a bada la rabbia della gente ), sovvenzionate sempre dagli americani per trasformare quei paesi in propri satelliti in funzione anti-russa; quando l’Osce si deciderà a dirigere i suoi strali anche contro le “democrazie” occidentali e filoccidentali - sempre state dittatoriali, ma mai come negli ultimi quindici anni – allora forse potremo attribuire qualche valore alle sue accorate grida d’allarme. Fino ad allora diremo che l’Osce sta solo facendo propaganda anti-russa, su ordine degli stessi poteri economici americani a cui Putin ha deciso, con enorme successo, di smettere d’inchinarsi.

    Dedico il mio dito anche a Luc Van Der Brande, capo degli osservatori dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, secondo il quale in Russia “non si sono svolte elezioni giuste. Se nella federazione russa la democrazia è pilotata, anche queste elezioni sono state pilotate”. Risposta: tanto piacere. Quand’anche fossero state pilotate, il pilotaggio ha permesso alla Russia di avere un leader come Putin. Il “pilotaggio” occidentale ci ha regalato leader come Prodi, Berlusconi, Bush, Sarkozy o come i ridicoli gemelli Kaczynski in Polonia. Scambierei volentieri i brogli elettorali italiani o americani con quelli russi, se servissero ad avere capi di governo dotati del coraggio politico di Putin.  

    Risparmio ogni commento su George Bush, il quale ha avuto l’ardire di esprimere “preoccupazione” per le irregolarità delle elezioni russe. Qui un medio è decisamente inadeguato, per questo sanguinario ubriacone fallito occorrerebbe un palo dell’ENEL, possibilmente unto di vaselina.

    Vogliamo dire che le elezioni in Russia non sono state “democratiche”? Diciamolo pure. Per assicurarsi di tenere i partiti minori fuori dalla Duma, il Cremlino ha introdotto una soglia di sbarramento pari al 7% dei seggi. Chi non supera questa soglia, non entra in Parlamento.  In più, Putin ha vietato le coalizioni fra piccoli partiti, per assicurarsi che questo limite non venisse raggiunto. La TV ha dato ampio spazio a “Russia Unita”, relegando gli altri partiti (i resti del Partito Comunista e il pagliaccesco partito di estrema destra che si fa chiamare “Partito Democratico”) in comparsate occasionali. Alcuni capi dell’opposizione sono stati minacciati e in certi casi arrestati.  Per dirla tutta, Putin non è neanche membro del partito “Russia Unita”, che ha vinto a valanga le elezioni solo perché il presidente ha deciso di esserne comunque il capolista. Possiamo dunque affermare che in Russia la democrazia è stata tradita? Certo che possiamo. Possiamo anche dire che sono stati traditi i sacri princìpi del Regno di Oz e il patto dei saggi di Mordor, che sono esistenti nella realtà concreta più o meno quanto la democrazia. Per mettere le cose in prospettiva, dovremmo aggiungere che trucchetti come le soglie di sbarramento e le leggi elettorali che consentono ai partiti “ufficiali” di fare ciò che vogliono sono ampiamente diffuse anche in occidente e credo sia inutile citare degli esempi. E’ superfluo anche parlare del monopolio televisivo dei partiti maggiori: quando Rai e Mediaset daranno al Partito dei Pensionati lo stesso spazio che viene dato al Partito Democratico o all’ormai ex Forza Italia (convention, convegni, tribune elettorali e dichiarazioni altisonanti dei leader incoronati) potremo permetterci di gettare la croce addosso a Putin, ma per ora faremmo meglio a tacere. La democrazia come mostrano di intenderla i frignoni di Repubblica e dell’Osce esiste forse nella Terra degli Hobbit e sono loro gli unici che possano permettersi di fare le pulci a Putin, sempre che non abbiano niente di meglio da fare. Quanto all’arresto dei “capi dell’opposizione”, uno degli arrestati è stato l’ex campione di scacchi Garri Kasparov, tra i fondatori del Comitato anti-Putin Drugaya Rossija. Kasparov, mezzo americano e mezzo ebreo (il suo vero cognome è Weinstein), lavora come consigliere per il National Security Council e fa la spola tra Mosca e Washington per ricevere istruzioni e consigli dai nemici della Russia sui metodi “democratici” da adottare per far fuori Putin. Solo la benevolenza di Putin e il desiderio di non inimicarsi troppo gli europei, con cui Putin è determinato ad intessere relazioni sempre più strette, ha fatto sì che Kasparov fosse arrestato e detenuto per soli cinque giorni, anziché condannato a morte per alto tradimento, come sarebbe stato più appropriato. Se in Italia avessimo adottato le stesse misure contro gli arrivisti politici che hanno svenduto il nostro paese agli interessi delle banche israelo-americane, oggi forse non saremmo ridotti lo straccio che siamo.

    La differenza tra Putin e i leader “democratici” di casa nostra (che i mezzi d’informazione nostrani evitano accuratamente di citare), è che Putin, democratico o non democratico, è sostenuto, secondo gli ultimi sondaggi, dal 75% della popolazione russa, che lo vede giustamente come l’uomo che ha salvato il paese dall’asservimento agli Stati Uniti, dalla svendita dei beni nazionali alle aziende estere, dal degrado e dall’umiliazione vissuta negli anni di Eltsin, dalla povertà derivante dalla soggezione al cappio bancario a cui tutti i paesi dell’UE sono costretti a sottostare. I leader “democratici” di casa nostra possono vantare più o meno le stesse percentuali di popolarità, ma all’inverso: il 75% della gente vorrebbe vederli appesi a un lampione e le regole “democratiche”, di cui tanto ci vantiamo, esistono proprio allo scopo di impedirci di soddisfare questo desiderio.

    Putin ha ricondotto un paese che nel 1998 era alla bancarotta economica ad essere nuovamente una potenza mondiale, ha cacciato gli oligarchi alla Berezhovsky e Khodorkovsky che stavano saccheggiando l’economia del paese, ha reso la russa Gazprom il leader mondiale nella fornitura d’energia, ha pazientemente intessuto rapporti di relazione con i paesi dell’UE, tentando di sottrarli al cappio israelo-americano a cui si stanno impiccando. Con buona pace di Repubblica e dei piagnoni dell’Osce, cederei volentieri gran parte della fogna che ci ostiniamo a definire “democrazia” in cambio di un po’ di uomini della caratura politica di Putin. Nella peggiore delle ipotesi, e a costo di sacrificare l'ideale di pluralismo a cui sono sempre stato legato, me ne basterebbe anche uno soltanto.

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