HA VINTO PUTIN

Il mio medio di oggi è dedicato innanzitutto ai capoccioni e ai giornalisti di Repubblica, che si sono mobilitati con mesi d’anticipo per strepitare contro le elezioni in Russia e per gettare fango su Vladimir Putin. Cari i miei pennivendoli, è stato tutto inutile. Putin ha vinto, anzi stravinto, perciò potete prendere il vostro fango, rimetterlo in saccoccia e continuare a blaterare di pedofili e delitti di cogne, argomenti certamente più adatti al livello culturale e informativo delle vostre rotative. Dedico inoltre il mio saluto agli scimpanzè dell’Osce, che hanno avuto la faccia tosta di dichiarare: "Queste elezioni non hanno rispettato molti degli impegni e degli standard che abbiamo nell'Osce e nel Consiglio d'Europa". Dopo accurata analisi, il mio ponderato commento in merito è: ecchisenestrafrega. Quando l’Osce applicherà gli stessi standard e gli stessi preoccupati appelli alle elezioni americane (vinte da Bush per due volte con brogli colossali), a quelle italiane (i cui risultati sono stati modificati e/o creati direttamente sui computer del Viminale, come mostrato da ben due film di Enrico Deaglio che l’Osce ha dimenticato di visionare), a quelle in Serbia (pilotate contro Milosevic da apparati sovversivi americani come
Dedico il mio dito anche a Luc Van Der Brande, capo degli osservatori dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, secondo il quale in Russia “non si sono svolte elezioni giuste. Se nella federazione russa la democrazia è pilotata, anche queste elezioni sono state pilotate”. Risposta: tanto piacere. Quand’anche fossero state pilotate, il pilotaggio ha permesso alla Russia di avere un leader come Putin. Il “pilotaggio” occidentale ci ha regalato leader come Prodi, Berlusconi, Bush, Sarkozy o come i ridicoli gemelli Kaczynski in Polonia. Scambierei volentieri i brogli elettorali italiani o americani con quelli russi, se servissero ad avere capi di governo dotati del coraggio politico di Putin.
Risparmio ogni commento su George Bush, il quale ha avuto l’ardire di esprimere “preoccupazione” per le irregolarità delle elezioni russe. Qui un medio è decisamente inadeguato, per questo sanguinario ubriacone fallito occorrerebbe un palo dell’ENEL, possibilmente unto di vaselina.
Vogliamo dire che le elezioni in Russia non sono state “democratiche”? Diciamolo pure. Per assicurarsi di tenere i partiti minori fuori dalla Duma, il Cremlino ha introdotto una soglia di sbarramento pari al 7% dei seggi. Chi non supera questa soglia, non entra in Parlamento. In più, Putin ha vietato le coalizioni fra piccoli partiti, per assicurarsi che questo limite non venisse raggiunto.
La differenza tra Putin e i leader “democratici” di casa nostra (che i mezzi d’informazione nostrani evitano accuratamente di citare), è che Putin, democratico o non democratico, è sostenuto, secondo gli ultimi sondaggi, dal 75% della popolazione russa, che lo vede giustamente come l’uomo che ha salvato il paese dall’asservimento agli Stati Uniti, dalla svendita dei beni nazionali alle aziende estere, dal degrado e dall’umiliazione vissuta negli anni di Eltsin, dalla povertà derivante dalla soggezione al cappio bancario a cui tutti i paesi dell’UE sono costretti a sottostare. I leader “democratici” di casa nostra possono vantare più o meno le stesse percentuali di popolarità, ma all’inverso: il 75% della gente vorrebbe vederli appesi a un lampione e le regole “democratiche”, di cui tanto ci vantiamo, esistono proprio allo scopo di impedirci di soddisfare questo desiderio.
Putin ha ricondotto un paese che nel 1998 era alla bancarotta economica ad essere nuovamente una potenza mondiale, ha cacciato gli oligarchi alla Berezhovsky e Khodorkovsky che stavano saccheggiando l’economia del paese, ha reso la russa Gazprom il leader mondiale nella fornitura d’energia, ha pazientemente intessuto rapporti di relazione con i paesi dell’UE, tentando di sottrarli al cappio israelo-americano a cui si stanno impiccando. Con buona pace di Repubblica e dei piagnoni dell’Osce, cederei volentieri gran parte della fogna che ci ostiniamo a definire “democrazia” in cambio di un po’ di uomini della caratura politica di Putin. Nella peggiore delle ipotesi, e a costo di sacrificare l'ideale di pluralismo a cui sono sempre stato legato, me ne basterebbe anche uno soltanto.





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