IN CERCA DI FUNGHI

Harry Brunsner Report
tratto da TBRnews.org
Traduzione di Gianluca Freda
Nota dell’editore: Mr. Brunsner è un’eccellente fonte di alto livello, interna all’intelligence che fornisce servizi informativi sulla situazione all’estero.
La situazione in Pakistan al 21 novembre 2007 è pressappoco la seguente: deciso ad aggrapparsi al potere ad ogni costo, soprattutto per l’accesso che esso garantisce a donazioni di denaro contante illimitate e senza controlli da parte degli Stati uniti, il generale Pervez Musharraf rifiuta di recedere dalla draconiana proclamazione della legge marziale in Pakistan. Le minacce e le richieste di Washington hanno generato soltanto la vaga promessa di “future elezioni”, ma da parte di Musharraf non vi è stata alcuna azione rivolta a chiarire ciò che appare come un problema molto serio. I fondamentalisti islamici al confine con l’Afghanistan diventano ogni giorno più forti e mentre l’esercito pakistano è impegnato a fronteggiare le proteste interne essi stanno avanzando verso territori un tempo considerati saldamente nelle mani delle forze armate. La rabbia dell’opinione pubblica per le restrizioni della libertà diventa un problema insignificante dinanzi alla situazione, oltremodo critica, dell’arsenale nucleare pakistano. In effetti, la crisi nazionale sta celando quello che è il problema più critico: nessuno nel settore che si occupa della sicurezza americana sembra avere considerato la possibilità che qualcuno, provvisto di accesso ai “core” delle testate nucleari, possa squagliarsela con due o tre di essi, rimpiazzandoli con sfere delle stesse dimensioni fabbricate con uranio impoverito, materiale di cui gli USA hanno utilizzato centinaia di tonnellate come munizioni di calibro 50 e proiettili anticarro, sia in Iraq che in Kosovo. Le munizioni all’uranio impoverito sono considerate “innocue” dagli USA e i controlli su di esse sono estremamente generici. Chiunque abbia delle conoscenze in ambiente militare potrebbe riuscire con facilità ad ottenere centinaia di libbre di questo materiale, sotto forma di munizioni all’uranio impoverito, e rimodellarlo in sfere metalliche che riproducano perfettamente, nell’aspetto, nelle dimensioni e nel peso, i veri “core” atomici. Resterebbe solo da sostituire le sfere di uranio impoverito a quelle di uranio altamente arricchito (HEU) durante le ispezioni e i procedimenti di controllo. Non conosciamo le procedure di supervisione pakistane, che sono certamente strettamente segrete, ma è sicuro che tali ispezioni vengono eseguite regolarmente, molto probabilmente da due o forse tre persone, e rappresentano una comoda opportunità per eseguire la sostituzione quando il collega è distratto o è girato dall’altra parte. Se le ispezioni consistessero in una semplice conta numerica, e non includessero un test con i contatori geiger (il che è improbabile, eccettuati controlli occasionali per assicurarsi che i “core” non si siano deteriorati) la sostituzione potrebbe non venire notata per anni.
Questo scenario dovrebbe scatenare un pandemonio se qualcuno affermasse pubblicamente che una cosa del genere è già avvenuta. Non solo potrebbe essere facilmente accaduta in Pakistan, ma in qualsiasi parte del mondo in cui siano conservati dei “core” per testate nucleari. Ogni installazione nucleare dovrebbe rimboccarsi le maniche e controllare le migliaia di “core” esistenti in magazzino. Tuttavia, poiché il Pakistan pullula di folli islamici, che hanno nelle propria fila anche alcuni scienziati, l’idea che una cosa del genere possa avvenire laggiù è ancor più terrificante.
Detto tutto questo, sappiamo, in base ad informazioni molto attendibili, che almeno sei core nucleari sono stati trafugati e sostituiti con dei falsi. Questo è avvenuto negli ultimi due mesi e mezzo. Benché si sappia che il furto è avvenuto, nessuno sa chi lo abbia compiuto (anche se dev’essere stato portato a termine con collaborazioni militari ad alto livello) e nessuno sa che cosa i ladri intendano fare col materiale trafugato. Le nostre fonti sostengono che, in una scala da uno a dieci, nove indica la probabilità di un attacco contro l’India, probabilmente nell’enorme mercato di Delhi. Naturalmente non possiamo avvertire l’India di questa situazione, perché, se intraprendessimo un’operazione militare contro il Pakistan, che in questo momento è in seria considerazione, l’India ci servirebbe come base d’appoggio. Per questo motivo, abbiamo detto all’India (mentendo) di avere sotto custodia tutte le armi atomiche. Ciò che non abbiamo detto è che sei “core” sono stati trafugati e non abbiamo idea di dove si trovino, di chi li abbia presi o di che cosa si abbia intenzione di farne. Poiché nell’azione dovrebbe essere coinvolto personale militare pakistano di alto livello, la cui copertura è molto forte e continuamente aggiornata, non siamo stati in grado di penetrare i loro sistemi di sicurezza. Ostentare amicizia è la parola d’ordine, ma la realtà è che si sta tramando nell’ombra.
* * *
Nota di Gianluca Freda: ho tradotto e pubblicato questa notizia non tanto perché la reputi credibile, ma perché la trovo preoccupante per motivi diversi da quelli esposti. Terroristi islamici che trafugano core nucleari? Mi sembra un po’ improbabile. E’ più facile che siano i soliti servizi segreti israelo-americani a compiere o semplicemente a inscenare il furto per poi realizzare un attentato atomico false flag in qualche ridente cittadina, scaricando la colpa sulla solita Al Qaeda. Articoli come questo potrebbero far parte della messinscena, anticipando la responsabilità dei “terroristi islamici” prima di andare in onda con i fuochi d’artificio. A questo proposito consiglio di rileggere questo vecchio articolo di Maurizio Blondet, in cui si dava notizia di un incredibile furto avvenuto nella centrale atomica di Pelindaba, in Sudafrica. Blondet faceva notare il fatto che a questo avvenimento così clamoroso, non era stato dato risalto sulla stampa di nessun paese. “Questo tipo di copertura degli aggressori”, scriveva Blondet, “avviene, a memoria di chi scrive, solo in casi specialissimi: quando gli aggressori sono
COME MUORE UN ITALIANO

L’Italia è quel felice paese nel quale se il dito indica la luna, solo lo stolto guarda la luna. L’uomo saggio tiene gli occhi ben puntati sul dito, per scongiurare il rischio di trovarselo infilato dove non desidera mentre è intento a contemplare il firmamento. Così, di fronte alla notizia dell’attesa rivolta dei giornalisti RAI, infuriati per l’imprevedibile rivelazione che la loro azienda non fa né servizio pubblico né informazione, ma solo vassallaggio ai ceti politici (berlusconiani e non) che emergono via via dai liquami della politica, è opportuno trattenere l’istintiva tentazione di stappare lo spumante al grido di “era ora!” e cercare invece di capire quale ennesima fregatura si stia tramando ai nostri danni.
Il fatto è che Repubblica, organo di stampa del Partito Unico dei Vassalli del Nuovo Ordine Mondiale, ha fatto una scoperta incredibile. Pensate: RAI e Mediaset non si facevano concorrenza, come noi tutti credevamo, ma intrallazzavano fra loro, attraverso uomini di fiducia del biscione prestati all’azienda di Stato, per offrire ai teleutenti un prodotto uniforme e in linea con la volontà politica del guitto di passaggio a Palazzo Chigi (Berlusconi, nel caso in esame). Roba da non crederci! Chi l’avrebbe mai detto?
In verità l’avrebbe detto – e infatti l’ha detto – un sacco di gente negli ultimi tredici anni. Per tacere dell’umillimo sottoscritto, parliamo di Gianni Minà, uno che alla RAI aveva lavorato una vita prima di essere defenestrato dal cambio di regime che sconvolse l’Italia all’inizio degli anni ’90. In questo suo vecchio articolo, risalente all’inizio del 2002, Minà fa nomi e cognomi degli uomini Mediaset insediati da Berlusconi nel servizio pubblico all’epoca del suo primo governo e poi tenuti al loro posto anche dai successivi governi dell’Ulivo; segno che fare concorrenza a Mediaset e contrastare Berlusconi non era esattamente una priorità né per la RAI né per gli esecutivi di centrosinistra succedutisi tra il 1996 e il 2001. Repubblica, naturalmente, si guarda bene dal domandarsene il perché. Cito qualche passo dall’articolo:
“Si è arrivati al punto, ad un certo momento, durante il consiglio d'amministrazione presieduto da Zaccaria, di assumere un manager della Fininvest (il dottor Brugola) alla direzione della divisione che amministra Rai 1 e Rai 2 e di mettere in mano della sua assistente, dottoressa Maria Teresa Corvini, tutto l'ufficio casting dell'azienda. Qualunque autore o conduttore di trasmissione doveva passare da lei per avere gli ospiti.
“Ed allora i fatti mi dicono che, per esempio, durante gli ultimi governi di centro sinistra il direttore di Rai 1, la rete ammiraglia del servizio pubblico radio televisivo era Agostino Saccà, eletto pochi giorni fa direttore generale della nuova Rai del Polo. E poi uno degli assistenti più importanti del direttore generale Celli era l'avvocato Comanducci (attuale direttore amministrativo della divisione che sovrintende a Rai 1 e Rai 2), che durante la presidenza di Letizia Moratti divideva proprio con Saccà l'incarico di curare la segreteria dell'attuale ministro della pubblica istruzione che io, pateticamente, cercavo di incontrare per chiedere ragione della mia esclusione. Ed ancora Clemente Mimun è stato ed è il direttore del Tg2. Per meriti indiscutibili, certo, ma così come le mie, anche le sue idee sono note a tutti. Così come quelle di Vespa, al quale il centro sinistra ha assicurato, fino all'apparizione di "Chiambretti c'è", un programma "protetto", cioè che non doveva avere concorrenza nelle altre reti Rai”.
In pratica, Repubblica ha scoperto l’acqua calda con tredici anni di ritardo e per scoprirla ha dovuto pure ricorrere alle immancabili intercettazioni telefoniche. Intercettazioni che rappresentano la materia prima di tutte le sue umide e tardive scoperte, senza che nessuno si domandi da dove provenga e da cosa sia giustificato questo rapporto privilegiato del noto organo di partito con il Grande Orecchio che origlia e registra ogni nostra conversazione telefonica, mettendola poi da parte per future evenienze e futuri scoop.
L’articolo di Minà sorvola su una questione che il lettore attento riuscirà comunque a leggere tra le righe. E cioè: per quale motivo i governi di centrosinistra non hanno epurato, e anzi hanno in ogni modo favorito, l’avvento di infiltrati del loro presunto “nemico politico” nelle fila della TV di Stato? La domanda ha una semplicissima risposta, a patto che si smetta di guardare la situazione dell’informazione italiana immaginando inesistenti rivalità politiche e conflitti ideologici di cui non c’è traccia. Il fatto è che nella prima metà degli anni ’90
Questa “reductio ad unum” della molteplicità dell’intrattenimento e dell’informazione è stata attuata grazie al trapianto di cellule berlusconiane infette (gli uomini Mediaset, portatori non sani di omologazione culturale) in un corpo “sano” (quello della TV di Stato, che aveva svenduto ai partiti il proprio onore, ma non il proprio carattere peculiare). E grazie anche alla complicità del centrosinistra, a cui i poteri d’oltreoceano hanno garantito la titolarità vitalizia del feudo italiano a condizione che eseguissero senza fiatare i progetti di devastazione economica, territoriale e culturale imposti dall’imperatore. Se Prodi, D’Alema, Ciampi, Amato non hanno mosso un dito per fermare l’invasione berlusconiana della RAI, è solo perché l’invasione era parte del contratto che avevano firmato con chi li aveva trasformati da reietti di un comunismo in rovina in padroni assoluti di un feudo da depredare a piacimento. Berlusconi, sciocco, avido, incolto e incapace di comprendere qualunque programma che esuli dalla mera acquisizione di ricchezze e potere personali, si è prestato inconsapevolmente alla realizzazione dello schema, senza vederne i contorni né curarsene. Ogni rivolta dei giornalisti RAI che prescinda da questo scenario, limitandosi a scandalizzarsi della riprova di cose già risapute, è puro teatro e desiderio di vendetta privata.
Ora che l’opera di appiattimento culturale è compiuta, Berlusconi non serve più. Il segnale per il suo linciaggio è stato dato. I suoi ex alleati lo hanno sconfessato e maledetto. Il centrosinistra ha avuto il via libera per liberarsi di ciò che resta di lui. Repubblica ha dato la stura all’ennesima “rivelazione” di ciò che era già stato rivelato da un pezzo, montando il caso sul suo mezzo chilo di cartaccia giornaliero. I giornalisti della RAI e le loro futili e tardive proteste servono, se dotati della giusta cassa da risonanza, ad amplificare le grida che sono il segnale convenuto di ogni linciaggio di buon livello. Gli ultimi spasmi d’agonia dell’uomo di Arcore, con il suo Partito del Popolo fondato in mezz’ora con la forza della disperazione, sono imbarazzanti e orribili a vedersi. Sotto il lampione che attende di sostenere il peso dondolante della sua carcassa, Montezemolo e i suoi armigeri sono già in posizione per colmare il grande vuoto. Il circo berlusconiano, ignobile e repellente quanto si vuole, sta per essere sostituito da un grande centro senza colore che sarà il completamento della macchina normalizzante progettata quindici anni fa, alla cui realizzazione Berlusconi ha fornito un immenso contributo e sotto i cui cingoli sta per restare schiacciato. Sarà un centro senza niente intorno, senza estremità da cui distinguersi, che prenderà il posto dei frizzi e dei lazzi dell’ultimo pagliaccio che abbia trovato asilo nella politica italiana. Se pensate che niente al mondo possa essere peggio di una politica dominata da un pagliaccio, allora non siete mai stati in un cimitero.
TIME OUT

NOTIZIE FLASH: FORSE IL TEMPO NON ESISTE
(per non parlare della sua direzione)
di Tim Folger
dal sito discovermagazine.com
Traduzione di Gianluca Freda
Nessuno tiene conto del tempo meglio di Ferenc Krausz. Nel suo laboratorio dell’Istituto Max Planck di Ottica Quantica, a Garching, in Germania, egli ha cronometrato il più piccolo intervallo di tempo mai osservato. Krausz utilizza pulsazioni di laser ultravioletto per cronometrare i salti quantici, assurdamente brevi, degli elettroni all’interno degli atomi. Gli eventi che è riuscito ad osservare durano all’incirca 100 attosecondi, cioè 100 quintilionesimi di secondo. Per mettere la cosa in prospettiva, 100 attosecondi stanno a un secondo come un secondo sta a 300 milioni di anni.
Ma perfino Krausz si trova ben lontano dalla frontiera del tempo. Esiste un regno temporale noto come “Scala di Planck” in cui anche gli attosecondi si trascinano come fossero eoni. Esso segna il limite della fisica conosciuta, una regione in cui distanze e intervalli sono così brevi che gli stessi concetti di spazio e tempo iniziano a dissolversi. Il tempo di Planck – la più piccola unità di tempo che possieda ancora un significato fisico – è pari a 10-43 secondi, meno di un trilionesimo di trilionesimo di attosecondo. E dopo? Tempus incognito. Almeno per ora.
I tentativi di comprendere il tempo al di sotto della Scala di Planck hanno portato ad una svolta di crescente bizzarria nel campo degli studi di fisica. Il problema, in breve, è che forse il tempo non esiste al livello fondamentale della realtà fisica. Ma se è così, allora che cos’è il tempo? E perché esso è così palesemente e tirannicamente onnipresente nella nostra esperienza? “Il significato di tempo è diventato tremendamente controverso nella fisica contemporanea”, spiega Simon Saunders, docente di filosofia della fisica all’Università di Oxford. “La situazione è così sgradevole che la miglior cosa da fare è quella di proclamarsi agnostici”.
I problemi col tempo iniziarono un secolo fa, quando le teorie einsteiniane della relatività speciale e generale demolirono l’idea del tempo come costante universale. Una delle conseguenze è che passato, presente e futuro non sono entità assolute. Le teorie di Einstein crearono anche una spaccatura nel mondo della fisica, poiché le norme della relatività generale (che descrivono la gravità e la struttura macroscopica del cosmo) sembrano incompatibili con quelle della fisica quantistica (che governa il reame del microscopico). Circa quattro decenni fa, il noto fisico John Wheeler, che all’epoca insegnava a Princeton, e il vecchio Bryce DeWitt, allora all’Università del North Carolina, elaborarono una straordinaria equazione che offre una possibile cornice per unificare relatività e fisica quantistica. Ma l’equazione di Wheeler-DeWitt è sempre stata controversa, anche perché infligge un altro e ancor più beffardo colpo alla nostra comprensione del tempo.
“Nell’equazione di Wheeler-DeWitt il tempo, semplicemente, scompare”, dice Carlo Rovelli, fisico dell’Università del Mediterraneo a Marsiglia, in Francia. “E’ un problema che ha fatto scervellare molti studiosi. Forse il modo migliore di pensare alla realtà quantica è quello di abbandonare il concetto di tempo. La descrizione dei fondamenti dell’universo dovrebbe prescindere dal tempo”.
Nessuno è ancora riuscito ad usare l’equazione di Wheeler-DeWitt per integrare la teoria dei quanti con la relatività generale. Eppure, una nutrita minoranza di studiosi, compreso Rovelli, è convinta che per fondere con successo i due grandi capolavori della fisica del 20° secolo si debba inevitabilmente descrivere un universo in cui, in ultima analisi, il tempo non esiste.
La possibilità che il tempo non esista è nota tra gli studiosi come “problema del tempo”. Si tratta forse del più grande, ma non certo dell’unico, enigma temporale. Candidato per il secondo posto nella classifica delle stranezze: il fatto che le leggi della fisica non riescano a spiegare perché il tempo si muove sempre verso il futuro. Tutte le leggi – siano quelle di Newton o di Einstein o le curiose regole quantiche – funzionerebbero altrettanto bene se il tempo scorresse all’indietro. Eppure, per quanto ne sappiamo, il tempo è un processo a senso unico: non torna mai indietro, benché nessuna legge lo vieti.
“E’ piuttosto misterioso il motivo per cui siamo soggetti ad una così evidente freccia del tempo”, dice Seth Lloyd, ingegnere di meccanica quantistica al MIT. (Quando gli domando che ora è, mi risponde: “Boh. Abbiamo già finito?”). “La spiegazione consueta di questo fenomeno è che per specificare cosa avviene in un sistema, bisogna specificare non solo le leggi fisiche, ma anche una condizione iniziale o finale”.
La madre di tutte le condizioni iniziali, dice Lloyd, è il Big Bang. I fisici sono convinti che l’universo sia iniziato come una palla di energia, molto semplice ed estremamente compatta. Anche se le leggi della fisica non danno ragione della freccia del tempo, è l’attuale espansione dell’universo a darne ragione. Man mano che l’universo si espande, esso diventa sempre più complesso e disordinato. Il disordine crescente – che i fisici chiamano crescita dell’entropia – è guidato dall’espansione dell’universo, che potrebbe essere all’origine di ciò a cui pensiamo come l’incessante marcia in avanti del tempo.
Da questo punto di vista, il tempo non è qualcosa che esiste separatamente dall’universo. Non c’è un orologio che ticchetta al di fuori del cosmo. Molti di noi tendono a concepire il tempo come lo concepiva Newton: “Tempo assoluto, vero e matematico, che di per sé, e per sua stessa natura, scorre uniformemente, a prescindere da tutto ciò che è esterno ad esso”. Ma come Einstein ha dimostrato, il tempo è parte della stessa materia dell’universo. Contrariamente a ciò che Newton credeva, i nostri comuni orologi non misurano qualcosa di indipendente dall’universo. In realtà, dice Lloyd, gli orologi non misurano affatto il tempo.
“Ultimamente sono stato al National Institute of Standards and Technology di Boulder”, dice Lloyd. (Il NIST è il laboratorio governativo in cui si trova l’orologio atomico, che è il punto di riferimento per la misurazione del tempo in ogni nazione). “Lì ho detto qualcosa tipo ‘I vostri orologi misurano il tempo con grande precisione’. Loro mi hanno risposto: ‘I nostri orologi non misurano il tempo’. Ho pensato, wow, come sono umili questi tipi. Ma loro mi hanno spiegato: ‘E’ il tempo ad essere definito su ciò che i nostri orologi misurano’. Ed è vero. Quegli orologi definiscono gli standard temporali in tutto il mondo. Il tempo è definito dal numero di scatti dei loro orologi”.
Rovelli, sostenitore dell’universo senza tempo, afferma che i guardiani del tempo del NIST hanno ragione. Inoltre, il loro punto di vista si accorda perfettamente con l’equazione di Wheeler-DeWitt. “In realtà noi non vediamo mai il tempo”, spiega. “Noi vediamo solo orologi. Se diciamo che un oggetto si muove, ciò che vogliamo dire in realtà è che quell’oggetto si trova nella tal posizione quando la lancetta del nostro orologio si trova nella tal posizione, e così via. Diciamo di misurare il tempo con gli orologi, ma vediamo solo le lancette degli orologi, non il tempo in sé. E le lancette degli orologi sono variabili fisiche come tutte le altre. In un certo senso stiamo barando, perché ciò che realmente studiamo sono variabili fisiche come funzione di altre variabili fisiche, ma noi rappresentiamo questo come se ogni cosa si evolvesse nel tempo.
L’equazione di Wheeler-DeWitt ci dice che dobbiamo smetterla di giocare a questo gioco. Anziché introdurre questa variabile fittizia – il tempo, che in sé non è osservabile – dovremmo limitarci a descrivere le relazioni tra le diverse variabili. La domanda è: il tempo è davvero una proprietà fondamentale della realtà o è solo l’apparenza macroscopica delle cose? Io direi che è solo un effetto macroscopico. Qualcosa che emerge solo nelle cose di grandi dimensioni”.
Per “grandi dimensioni” Rovelli intende qualsiasi cosa che esista molto al di sopra della misteriosa Scala di Planck. Attualmente non esiste nessuna teoria fisica che descriva in modo soddisfacente come sia fatto l’universo al di sotto della Scala di Planck. Una possibilità, se i fisici riuscissero a unificare la teoria dei quanti e la relatività generale, è che spazio e tempo possano essere descritti in base a una versione modificata della meccanica quantistica. In una tale teoria, spazio e tempo non sarebbero più fluidi e continui. Sarebbero invece fatti di piccoli frammenti – quanti, in gergo fisico – proprio come la luce è composta di singole particelle di energia chiamate fotoni. Questi frammenti sarebbero i mattoni costitutivi dello spazio e del tempo. Non è facile immaginare che lo spazio e il tempo siano fatti di qualcos’altro. Dove dovrebbero esistere i componenti dello spazio e del tempo, se non nello spazio e nel tempo stessi?
Come spiega Rovelli, in meccanica quantistica tutte le particelle di materia e di energia possono essere descritte come onde. E le onde possiedono una proprietà insolita: può esistere un numero infinito di esse nella medesima posizione. Se un giorno si riuscisse a dimostrare che spazio e tempo sono composti di quanti, i quanti potrebbero esistere sovrapposti tutti insieme in un unico punto senza dimensione. “In questa visuale, in un certo senso, spazio e tempo scompaiono”, dice Rovelli. “Non esiste più lo spazio. Solo quanti che sono come sovrapposti l’uno all’altro senza essere realmente immersi nello spazio”.
Rovelli ha lavorato con uno dei più grandi matematici del mondo, Alain Connes del Collège de France di Parigi, proprio su questa materia. Insieme hanno elaborato una struttura per spiegare in che modo ciò che noi sperimentiamo come tempo emerga da una realtà che, a livello di base, è priva di tempo. Secondo la descrizione di Rovelli, “il tempo potrebbe essere un concetto approssimativo, qualcosa che emerge su ordini di grandezza macroscopici. Un po’ come il concetto di “superficie dell’acqua”, che ha senso a livello macroscopico, ma perde ogni significato a livello atomico”.
Rendendosi conto che questa spiegazione riesce solo a rendere più fitto il mistero del tempo, Rovelli afferma che buona parte della conoscenza che oggi diamo per scontata era un tempo egualmente stupefacente. “Capisco che non si tratti di questioni intuitive. Ma è proprio a questo che serve la fisica: scoprire nuovi modi di pensare al mondo, proporli e vedere se funzionano. Immagino che quando Galileo disse che
Einstein, per esempio, trovava conforto nella propria rivoluzionaria concezione del tempo. Nel marzo 1955, quando morì il suo caro amico Michel Besso, scrisse una lettera per confortare la famiglia dello scomparso: “Adesso se n’è andato da questo strano mondo un po’ prima di me. Ma questo non significa nulla. Le persone come noi, che credono nella fisica, sanno che la distinzione tra passato, presente e futuro è solo un’illusione ostinatamente persistente”.
Rovelli sente che un’altra rivoluzione nel modo di concepire il tempo è proprio dietro l’angolo. “Nel 1905 uscirono gli studi di Einstein e il modo in cui le persone pensavano allo spazio-tempo cambiò all’improvviso. Siamo di nuovo nel pieno di un momento simile”, mi dice. Quando la polvere si poserà, il tempo – qualunque cosa sia – potrebbe rivelarsi qualcosa di anche più strano e illusorio di quanto Einstein credesse.
UN VELENO CHIAMATO AMERICA

VACCINAZIONI FORZATE IN UN
TRIBUNALE DEL MARYLAND
di Mike Adams
dal sito www.newstarget.com
Traduzione di Gianluca Freda
Facendo seguito alle minacce rivolte dallo Stato del Maryland contro i genitori che rifiutano di fare vaccinare i propri figli, diversi bambini sono stati radunati in un tribunale di Prince George, sorvegliati da personale armato e provvisto di cani da attacco. All’interno, i bambini sono stati vaccinati con la forza, molti contro la loro volontà, per ordine del procuratore generale dello Stato del Maryland, di diversi giudici del luogo e del locale Direttore dell’Istituzione Scolastica; tutti costoro hanno cospirato illegalmente, minacciando di carcerazione i genitori dei bambini se non avessero sottoposto i loro figli alle vaccinazioni.
Lo Stato del Maryland è dunque ricorso a tattiche da Gestapo per imporre al popolo le proprie direttive sanitarie, privando i genitori del diritto di decidere come proteggere i propri figli dalle malattie infettive. Le autorità sanitarie hanno già annunciato il proposito di rapire, in sostanza, i genitori e buttarli in galera, separandoli dai bambini per un periodo che può durare fino a trenta giorni, se continueranno a rifiutarsi di sottoporre i figli a vaccinazione. Tutto questo verrà fatto sotto la minaccia delle armi, con personale armato e cani da attacco addestrati, assicurandosi che tutti restino in riga e sopprimendo ogni germoglio di pubblico dissenso contro questa politica di vaccinazione orwelliana.
La stessa campagna di stampa condotta contro questi genitori è palesemente illegale. Nessuna legge, nel Maryland, impone la vaccinazione dei bambini, dunque i genitori che la rifiutano non possono essere accusati di aver violato alcuna legge. Per questo la sanità del Maryland e le istituzioni scolastiche usano metodi da Gestapo, minacciando di incriminare i genitori per violazione degli obblighi parentali, criminalizzandoli per aver osato proteggere i propri figli dalle pericolose sostanze chimiche scoperte nei vaccini (tra le quali il thimerosal, un additivo chimico che contiene una sostanza neurotossica a base di mercurio).
La disperazione della medicina organizzata è sempre più evidente
Via via che un numero sempre maggiore di genitori viene informato dei pericoli delle vaccinazioni e del loro stretto legame con l’autismo, le autorità sanitarie di Stato vanno trasformandosi in “Medicina a Mano Armata” per costringere la gente ad assoggettarsi ai veleni della medicina tradizionale. I genitori che tentano di salvare i propri figli dalle chemioterapie assassine, vengono arrestati e si vedono portar via i bambini dai Servizi di Protezione per l’Infanzia (vedi QUI); e gli oncologi, un tempo armati soltanto di macchinari per le radiazioni e di siringhe di chemioterapici, ora si armano di agenti di pubblica sicurezza e di altre autorità di polizia locale che usano armi cariche per imporre “il volere dello Stato” ai genitori che fanno resistenza.
Perfino l’AAPS, l’Associazione Americana Medici e Chirurghi, ha annunciato la propria ferma condanna della campagna di “Medicina a Mano Armata” dello stato del Maryland. In un comunicato stampa del 16 novembre, l’AAPS afferma:
“L’Associazione Americana Medici e Chirurghi ha condannato quest’oggi la “retata di vaccinazioni” eseguita questa settimana a Prince George, nel Maryland, e ha promesso di fare tutto il possibile per sostenere quei genitori che rifiutano di vaccinare i propri figli.
“Questo sfoggio di potere distrugge il consenso fondato sull’informazione e i diritti dei genitori”, ha affermato Kathryn Serkes, direttrice delle politiche dell’AAPS, uno dei pochi gruppi sanitari nazionali che rifiutano le sovvenzioni delle compagnie farmaceutiche.
In uno scenario che ricorda i raduni di bestiame, il procuratore dello stato ha inviato mandati di comparizione a più di 1600 genitori che non hanno presentato il certificato di vaccinazione per i propri bambini. Solo che anziché impugnare un pungolo per il bestiame, il procuratore di stato ha deciso di agitare una siringa per tenere in riga la “mandria”.
QUI si può leggere il resto del comunicato stampa.
Medicina a Mano Armata: perché gli spacciatori di droga si affidano a tattiche da Gestapo
La medicina tradizionale (farmacologica) è l’unico sistema curativo del mondo così impopolare presso i consumatori informati che deve essere amministrata sotto la minaccia di una pistola. Non esiste nessun altro sistema curativo al mondo che debba ricorrere a simili metodi per reclutare i propri pazienti.
Mentre in Maryland si svolgevano i fatti del 17 novembre, gli attivisti Jim Moody e Kelly Ann Davis del sito SafeMinds (www.SafeMinds.org) sono riusciti a presentarsi di fronte alle telecamere dei notiziari e ad esprimere a gran voce la propria avversione per questa politica di vaccinazione coatta. Eppure, stranamente, molti genitori si sono messi in fila come bestie pronte ad essere marchiate, senza mettere in discussione la moralità o la legalità del sistema che stanno contribuendo a sostenere.
Anche un blog per la libertà della salute che si chiama Center for the Common Interest (www.CommonInterest.info) ha dato ampio risalto alla vicenda e riferisce che un attivista locale di nome Donovan Hubbard ha ripreso tutto l’accaduto e sta per mettere il video online (NewsTarget vorrebbe contattare Donovan e/o pubblicizzare il suo video. Se sapete come contattarlo, chiamateci per cortesia al (520) 232-9300).
Cosa farà adesso
Mentre continua ad emergere la verità sugli estremi pericoli dei vaccini e dei prodotti farmaceutici,
In sostanza,
Inoltre, i genitori che rifiutano di iniettare ai propri figli i prodotti farmaceutici imposti da Big Pharma, verranno criminalizzati, radunati e incarcerati per “rifiuto di accondiscendere alle politiche sanitarie”. Tutto ciò viene perpetrato dallo Stato col pretesto di “proteggere i bambini” dai genitori che credono nella medicina naturale (è folle, vero, pensare che proteggere i propri figli da sostanze chimiche tossiche è oggi un crimine negli Stati Uniti?).
Il fine ultimo di tutto questo è l’applicazione delle tattiche di Medicina a Mano Armata a tutti noi. Compresi gli adulti e gli anziani. Chiunque soffra, per esempio, di colesterolo alto e non si assoggetti ai farmaci statinici della Big Pharma, potrà essere arrestato, legato a un tavolo e curato contro la sua volontà. Chi è affetto da cancro, potrà essere arrestato per aver scelto di curarlo con medicine botaniche sicure ed efficaci, anziché con farmaci brevettati e fonti di alti profitti per
Lo Stato è molto esplicito riguardo alla medicina: se volete restare liberi cittadini, dovete assoggettarvi alle droghe sintetiche fabbricate dalle stesse corporazioni che controllano i regolamenti sanitari del governo. Qualsiasi persona che faccia resistenza a queste “cure”, verrà additata come minaccia alla salute pubblica, una definizione che agli occhi di molti burocrati di governo viene subito dopo quella di “terrorista”. Essi credono dunque che non debba esservi limite al livello di forza da utilizzare per costringere la gente a sottoporsi ai trattamenti farmaceutici della Big Pharma. Oggi usano guardie armate e cani da attacco. Domani potrebbero utilizzare il “water boarding” o altri metodi di tortura. Pensate sia impossibile? Ripensateci: solo cinque anni fa, nessuna persona sana di mente avrebbe mai creduto che dei genitori che non volevano vaccinare i propri figli potessero finire in prigione, che i loro bambini potessero essere rapiti dalle autorità di Stato e costretti a sottoporsi a pericolose iniezioni di prodotti chimici sotto la minaccia delle armi. Invece questo è proprio ciò che accade oggi nello Stato del Maryland. E’ accaduto sabato scorso, per la precisione.
Dov’è lo sdegno?
La cosa più interessante in questa storia di utilizzare la minaccia del carcere per costringere i bambini a vaccinarsi, non sta in chi si ribella a tutto questo, ma in chi sceglie di restare in silenzio.
La medicina organizzata è convinta che la gente sia troppo stupida per poter prendere da sola le decisioni riguardanti la propria salute. Burocrati e medici, questo ci viene detto, sono i soli ad aver diritto di prendere delle decisioni e chiunque non le condivida verrà etichettato come criminale, arrestato e processato. Non si tratta di un’esagerazione. Si tratta, in effetti, di una descrizione spaventosamente accurata dell’attuale politica di profilassi dello Stato del Maryland.
Non molto tempo fa, gli americani si sarebbero sollevati in massa e avrebbero protestato contro questa specie di tirannia sanitaria. I notiziari avrebbero denunciato la politica di vaccinazioni del Maryland con un linguaggio forte e con accuse durissime. La gente avrebbe sfilato per le strade, chiedendo la libertà di decidere della propria salute. Ma oggi l’America è diversa. La gente è drogata di farmaci e inebetita dal fluoruro. E’ troppo intossicata per ragionare, è indotta a sottomettersi da un governo fondato sulla paura che invoca la tirannia interna per avere ogni opportunità di controllare le persone, manipolarle e spingerle a fare ciò che esso desidera.
L’America “libera” che conoscevamo è morta da molto tempo ed è stata rimpiazzata dagli Stati Uniti dell’America Corporativa, dove metodi polizieschi vengono utilizzati per sostenere politiche sanitarie devastanti e chi governa lo Stato non pensa più che ci sia qualcosa di sbagliato nel radunare la popolazione con la forza ed eseguire esperimenti medici su larga scala sui suoi figli. In fondo è questo che sono i vaccini: un enorme esperimento medico, i cui effetti saranno conosciuti solo dopo che una generazione sottoposta all’avvelenamento di massa sarà venuta e passata.
COME NON SCIUPARE UNA RIVOLUZIONE

LETTERA APERTA A BEPPE GRILLO E AI GRILLINI
di Matteo Pistilli
A cura del Coordinamento Progetto Eurasia
dal sito della rivista OPPOSTA DIREZIONE
www.cpeurasia.org
mail: cpeurasia@yahoo.it
Cari amici di Beppe Grillo,
non possiamo esimerci dallo scrivervi queste poche righe, proprio ora che le vostre speranze, i vostri temi hanno conosciuto la ribalta. Già, perché porsi in modo netto, come avete fatto voi, in un atteggiamento di opposizione all’attuale sistema politico italiano, comporta spesso la condanna all’esilio e la marginalizzazione dalla vita pubblica del Paese. Invece, guidati intelligentemente dal vostro famoso tribuno, vi siete ritagliati un importante spazio e riuscite a mantenerlo grazie alla convinzione che vi anima e grazie anche a questo sistema ormai decrepito che non aspettava altro che qualche coraggioso capace di scagliare la prima pietra. Ora, però, ed è per questo che ci permettiamo di recarvi questo messaggio, ci sono diverse questioni che ci preoccupano; questioni di non poco conto e che riguardano prima fra tutte il destino dei vostri impegni. Riuscirete a mantenere fede alle parole dette, agli obiettivi che vi siete posti? E dopo tante parole così necessarie, riuscirete ad intraprendere la strada adeguata a colpire il cuore delle questioni che avete sollevato?
Osiamo rivolgerci a voi, perché come avrete capito, è ormai molto tempo che ci interessiamo a molti dei temi da voi affrontati in passato e che continuate ad affrontare oggi: la corruzione, l’economia falsata, la mancanza di rappresentatività, lo stato sociale, gli inganni del sistema finanziario e chi più ne ha più ne metta; alcuni problemi possono essere affrontati separatamente, ma la maggioranza fanno parte di tutto un sistema che tutela se stesso e la propria classe dirigente. Ed è proprio questa la prima critica che vi vogliamo sollevare, secondo noi punto di debolezza che alla lunga vi renderà impotenti e vi risucchierà nella palude dei disonesti: affrontate il sistema politico come se davvero fosse qualcosa di slegato e indipendente dal sistema economico-politico-sociale mondiale, o comunque occidentale/atlantico; lo affrontate come se l’Italia possa essere riformata senza badare agli equilibri ed alle disposizioni giunte da oltre oceano; la verità è che in Italia, come nel resto dell’Europa occidentale, manca la sovranità! Nel nostro Paese sono presenti migliaia di militari americani, giunti per assicurarsi la nostra terra alla fine della seconda guerra mondiale e mai più andati via! Ma non è questione dei soli militari. Il fatto è che i politici che voi attaccate (giustamente) per la loro corruzione ed incapacità, non hanno realmente nessun tipo di potere. Essi sono solo marionette mosse a piacimento dai burattinai internazionali, dagli Stati Uniti, dalle Organizzazioni transnazionali, finanziarie e non, da questi controllate. Come potete pensare di raggiungere i vostri obiettivi andando ad operare sull’effetto della malattia (i nostri parlamentari e tutto il sistema politico italiano) senza invece agire sulla sua causa (il complesso del sistema politico ed economico atlantico)?
Avete proposto un referendum che andrebbe ad operare inserendo alcune leggi che ritenete necessarie per il buon funzionamento della Repubblica: scelta dei candidati da parte degli elettori, massimo due mandati al parlamento e impossibilità per i pregiudicati di candidarsi. In una situazione di piena sovranità, queste misure possono sicuramente assicurare una più limpida vita parlamentare, essendo volte al tentativo di abbattere la corruzione. Ma crediamo, per diversi motivi, che il vostro sforzo, sebbene valido, sia inutile: intanto perché è molto improbabile (per non dire impossibile) che il referendum riesca a produrre i suoi effetti senza essere affossato o modificato, ma soprattutto perché, come già detto, anche se, per assurdo, le leggi da voi proposte riescano a raggiungere la validità, essendoci una situazione di totale mancanza di sovranità, a ben poco servirebbero e non produrrebbero gli effetti desiderati. A che serve controllare l’accesso alle camere di determinati parlamentari, quando oggi, tutti, dal primo all’ultimo hanno in comune la sottomissione al potere americano? In più entrerebbe in funzione su di voi quel meccanismo da sempre utilizzato per conservare il sistema da eventuali perturbatori dello status quo: riusciranno a farvi credere, in un modo o nell’altro, che i vostri sforzi sono stati vani a causa di un qualche motivo a voi estraneo così che fra decine di anni ancora farete i discorsi di oggi, ancora tenterete di percorrere le stesse strade di oggi, così che avrete sempre la speranza di riuscire a mettere in pratica le vostre idee negli stessi modi, obiettivi che per sempre saranno lì lì per essere raggiunti, ma mai conquistati davvero; è quello che succede da una cinquantina d’anni ai vari gruppi politici e partiti che sperano di cambiare la situazione italiana; ovviamente la speranza è tutta dei militanti, e che dicono oggi quello che dicevano ieri e vengono come ieri mobilitati contro questo o quell’altro pericolo urgente, con l’assicurazione che la prossima legislatura, vedrete (bla, bla, bla).
Ci auguriamo sinceramente che voi riuscirete a non entrare in questo circolo vizioso, magari facendovi fagocitare dai vari girotondisti (ottimi rappresentanti di eterni insoddisfatti sempre ad attendere la grazia di qualcuno, ma sempre disposti a piegarsi al volere di chi comanda), che stanno già tentando di aggregarvi alle loro chiacchiere, facendovi diventare parte dello status quo che difendono. Un altro tema a noi caro, che affrontate anche voi, è la definitiva perdita di significato delle categorie politiche di sinistra e destra. Non siamo stati noi i primi ad affrontare questo discorso, che era già in auge all’inizio del novecento, quando la differenza fra i vari capi dei gruppi nel Parlamento risiedeva nel solo fatto di difendere gruppi di interessi diversi. Oggi è ancora così, con l’aggiunta che i gruppi di interessi contrapposti, non sono più così contrapposti, anzi spesso e volentieri sono proprio gli stessi. Destra e sinistra, nella vostra polemica, non hanno più senso perché rappresentate da parlamentari corrotti e inefficienti, ma in realtà possiamo assicurarvi, parlando da amici, che semmai è l’inverso: i parlamentari riescono ad essere corrotti ed inefficienti proprio sfruttando le possibilità che gli vengono dal binomio in questione; non ci sono più (se mai ci siano state è da vedere), differenze reali, riguardanti la politica pratica, che potessero identificare destra e sinistra; se notiamo i presupposti ideologici semmai, troviamo differenze di altro tipo, che però non è corretto e onesto identificare come “destra” o “sinistra”.
Il discorso sarebbe lungo e soprattutto lasciamo ai numerosi studiosi di politica il compito di affrontare la questione più approfonditamente (dall’inizio del 1900 ad oggi saranno migliaia i politologi che hanno fatto notare questa problematica, ovviamente tenuta ai margini da chi ha sempre tratto profitto dalla conservazione del binomio). Il problema risiede nel fatto che non si può affrontare una questione del genere dall’interno delle logiche di cui lo stesso sistema politico bipolare o bipartitico si nutre: alla denuncia dell’inconsistenza delle differenze fra destra e sinistra deve seguire un nuovo approccio pratico e ideologico, una consapevolezza dei propri obiettivi e un realismo legato a doppio filo ad una radicalità (non estremismo) di vedute. Destra e sinistra, così come in Italia, rappresentano la strategia d’azione della liberal-democrazia di marca statunitense anche in tutte le altre nazioni sottoposte alla tutela atlantica; attraverso queste due compagini i grandi poteri riescono a legiferare in ogni campo a proprio piacimento, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, accontentando l’industriale e l’impresa mafiosa; impossibile affrontare la questione prendendo come esempio un Mastella o un qualsiasi altro politico italiano: non possiamo fronteggiare un disegno globale come un fatto esclusivamente nostrano. Ovunque, i partiti politici, quando si rifanno a due o più schieramenti, quando predicano l’alternanza rispondono a logiche mondializzanti di fronte alle quali siamo impotenti se intendiamo agire localmente; i problemi di corruzione, inefficienza e via dicendo che osserviamo sul nostro suolo, sono gli stessi che si osservano in tutti i satelliti della potenza americana o, più moderatamente, negli aderenti al suo sistema internazionale.
In tutta Europa (e oltre) vengono affrontate le stesse tematiche; in tutta Europa vengono mantenute in vita destra e sinistra (per poi accordarsi al momento di costituire un governo e creare le Grandi Coalizioni che i nostri politici tanto desiderano) proprio perché sono necessarie alla sopravvivenza del sistema. Cari amici di Beppe Grillo, questi sono - a grandi linee - i dubbi che ci attanagliano quando osserviamo e ci rallegriamo delle vostre prese di posizione; come vedete sono questioni piuttosto diverse da quelle che vengono prese in considerazione nei grandi media (per esempio l’accusa di qualunquismo e di antipolitica che noi gireremmo volentieri ai mittenti), ed è forse questo che più di ogni altra cosa dovrebbe farvi un attimo riflettere: gli appartenenti alla casta collaborazionista vi accusano di tutto, ma mai entrano nel merito delle questioni che ponete, questo perché sanno o sperano di potervi, prima o poi, plagiare direttamente o attraverso la partecipazione ai loro teatrini; cominci da subito la vostra battaglia per non perdere la via intrapresa, per rendere la vostra lotta realistica ed efficace. Vi invitiamo a rifletterci su e ci uniamo al vostro grido, mandando a quel paese i nostri parlamentari e soprattutto i loro padroni d’oltreoceano.
SI PUO' DARE DI PIU'

La sezione “Voice of the White House” del sito TBRnews.org è tenuta da un ignoto personaggio che opera all’interno della Casa Bianca e che, svolgendo il ruolo di “talpa”, informa i lettori del sito, settimana dopo settimana, di ciò che accade nell’epicentro del potere americano. Sul sito è recentemente comparsa questa notizia, foriera di ardite speranze.
Voice of the White House, 16 novembre 2007
dal sito www.TBRnews.org
Traduzione di Gianluca Freda
“E’ tradizione da tempo consolidata che nella Giornata del Veterano il Presidente degli Stati Uniti deponga una corona di fiori sulla Tomba del Milite Ignoto, sita nel Cimitero Nazionale di Arlington”
Ma quest’anno Bush, anziché deporre la corona di fiori, se n’è andato in vacanza in Texas, lasciando la celebrazione della cerimonia al vicepresidente Dick Cheney. E’ stata semplice arroganza? O stupidità? Nessuna delle due cose. Gira voce alla Casa Bianca che siano stati gli stessi servizi segreti interni a impedire a Bush di partecipare alla cerimonia, a causa di ciò che essi hanno definito “l’esistenza di un piano piuttosto verosimile per assassinarlo”.
Ho annusato un po’ in giro e pare che George W. Bush abbia ricevuto finora più minacce di morte di qualunque altro presidente nella storia. L’anno scorso si è scoperto che un ignoto cecchino aveva sparato contro le finestre della Stanza Ovale. Il proiettile non aveva penetrato i vetri rinforzati, ma un piccolo cratere in una delle vetrate ha reso evidente ciò che era accaduto. Nessuno sul tetto della Casa Bianca (dove vi è un presidio permanente che ha il compito di prevenire eventuali attacchi dall'alto all’edificio) ha sentito alcun rumore, perciò si sospetta che sia stata utilizzata un’arma con silenziatore. Nonostante le minuziose indagini, non si è riusciti a capire da dove il cecchino abbia sparato e non si è neppure sicuri del momento in cui l’attacco ha avuto luogo.
I Servizi Segreti hanno appreso che mentre Bush si trovava in visita a Mainz, in Germania, c’è stato un altro rapporto, altrettanto credibile, questa volta da parte del controspionaggio tedesco, in cui si parlava dell’esistenza di un piano per far saltare in aria l’auto del presidente americano durante i suoi spostamenti nella città tedesca. Tutti i passaggi sono stati immediatamente sigillati, gli ingressi fognari sono stati sottoposti a forte sorveglianza armata, le case e le botteghe lungo il percorso sono state evacuate e a tutte le finestre è stato piazzato personale tedesco addetto alla sicurezza.
Questo argomento è molto delicato ed è severamente proibito anche solo farne cenno, ma qui molti operai hanno rifiutato l’assegnazione all’ufficio postale della Casa Bianca essendovi la forte paura che congegni chimici o esplosivi possano in qualche modo superare le pur strettissime misure di sicurezza.
Vi prego di notare che non una sola parola di questo problema corrente è trapelata sui media americani e, per preciso ordine, mai trapelerà. Arlington è un luogo vasto, relativamente poco sorvegliato e sempre pieno di visitatori, parenti di defunti, funerali in corso e così via. L’area è inoltre fitta di alberi e si ritiene che un cecchino nascosto in un albero potrebbe facilmente sfuggire ai controlli. Viviamo in tempi davvero molto interessanti.






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