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    LE VIE DEL MOSSAD SONO INFINITE

    di Gianluca Freda (21/10/2007 - 14:13)



    E’ banale dirlo, ma solo un tizio che di cognome si chiama Levi poteva proporre il disegno di legge con cui si cerca di zittire l’informazione su internet. Levi è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega (guarda caso) all’editoria e questo ci dice anche da quali categorie d’interessi siano manovrati e controllati da vicino i politici-burattini che qualche scemo ancora si ostina a definire “democraticamente eletti”. Di Levi dice Wikipedia:

    “Ricardo Franco Levi (Montevideo, Uruguay 10 aprile 1949) è un uomo politico italiano.

    Di origini ebraiche, laureato in scienze politiche, dapprima ha lavorato come giornalista scrivendo e dirigendo Il Tempo, collaborando con la redazione economica del Corriere della Sera e fondando nel 1991 il quotidiano L'Indipendente, che ha diretto fino al 1992.

    In seguito divenne stretto collaboratore di Romano Prodi, di cui è stato portavoce sia durante l'esperienza del primo esecutivo guidato dal Professore sia a Bruxelles, quando il politico di Scandiano fu a capo della Commissione Europea.

    Alle elezioni politiche del 2006 viene eletto deputato nella circoscrizione Lombardia 1, in qualità di rappresentante della lista dell'Ulivo. Dal 18 maggio dello stesso anno è sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel secondo governo Prodi”.

    La Rete è un doppio fastidio per la categoria di cui Levi rappresenta gli interessi. Lo è perché svela, giorno dopo giorno, il meccanismo di potere, di evidente matrice ebraica, che gestisce il sistema finanziario e bancario mondiale, e dunque anche la politica, l’informazione, gli apparati militari e tutto il resto a cascata. E lo è anche perché sta progressivamente emarginando e screditando, come si meritano, gli organi tradizionali dell’informazione di regime che fanno ormai sempre più fatica a tenere agganciati i loro utenti. Un danno economico e d’immagine di enormi proporzioni che i padroni dei grandi media – quasi tutti ebrei, come è facile controllare attraverso una breve ricerca su Google – non possono più tollerare. Il disegno di legge di Levi, che vorrebbe imporre ad ogni sito o blog che si occupi d’informazione la registrazione al ROC, il pagamento di bolli, la costituzione di una società editrice e la presenza di un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile, mira ovviamente a mettere il bavaglio a tutti i piccoli e medi blog che attraverso la ricerca e la denuncia sul web mettono a nudo giorno dopo giorno le responsabilità e i meccanismi autentici del potere. Nessun blog, salvo quelli gestiti o gestibili dagli amici di Levi, potrebbe mai continuare a svolgere il proprio lavoro sotto il fardello di questo mare di obblighi e sotto la spada di Damocle di una denuncia penale ai sensi degli artt. 57 e 57 bis del codice penale. In rete resterebbero solo siti d’informazione e di propaganda accuratamente mirata, come ad esempio l’indegno Informazione Corretta, nome orwelliano per uno dei siti più spudoratamente filoisrealiani e filosionisti che esistano su internet.

    Di fronte alle proteste dei blogger italiani (Beppe Grillo in primis) Levi non ha trovato di meglio che replicare: ''Non intendiamo in alcun modo né 'tappare la bocca a Internet' né provocare 'la fine della Rete'. Non ne abbiamo il potere e, soprattutto, non ne abbiamo l’intenzione'', il che è una mezza verità. E’ falso che non ne abbiano l’intenzione, ma è verissimo che non ne hanno, per ora, il potere. Qualsiasi blogger dilettante sarebbe capace di trasferire i propri contenuti informativi su un server straniero, se le cose dovessero volgere al peggio. Ogni tentativo di mettere un freno alle potenzialità di internet si è tradotto, finora, in un ampliamento esponenziale delle possibilità della Rete. Basti pensare alla guerra al Peer to Peer scatenata dalle major discografiche e cinematografiche, che non ha fatto altro che incrementare la tecnologia di file sharing col risultato che oggi qualsiasi brano musicale o film pubblicato nell’ultimo secolo è reperibile gratuitamente sul web con un minimo di ricerca.

    Contro il disegno di legge Levi è nata una petizione online che chi vuole può firmare, anche se personalmente non ne vedo l’impellente necessità. A rendere carta straccia questo ennesimo attacco (della solita matrice) contro la libertà del web sarà più utile, come sempre, la quotidiana pratica di disobbedienza che non la proclamazione di princìpi e la sottoscrizione di imploranti appelli alla libertà d’espressione, della quale a Levi, ai suoi superiori e ai suoi inferiori importa meno di nulla. Le rivoluzioni hanno luogo quando le si compie nel concreto, attraverso la serena attuazione quotidiana delle loro direttive, non quando ci si limita a proclamarne, pur con le migliori intenzioni, la necessità e moralità.   

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