LE VIE DEL MOSSAD SONO INFINITE

E’ banale dirlo, ma solo un tizio che di cognome si chiama Levi poteva proporre il disegno di legge con cui si cerca di zittire l’informazione su internet. Levi è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega (guarda caso) all’editoria e questo ci dice anche da quali categorie d’interessi siano manovrati e controllati da vicino i politici-burattini che qualche scemo ancora si ostina a definire “democraticamente eletti”. Di Levi dice Wikipedia:
“Ricardo Franco Levi (Montevideo, Uruguay 10 aprile 1949) è un uomo politico italiano.
Di origini ebraiche, laureato in scienze politiche, dapprima ha lavorato come giornalista scrivendo e dirigendo Il Tempo, collaborando con la redazione economica del Corriere della Sera e fondando nel 1991 il quotidiano L'Indipendente, che ha diretto fino al 1992.
In seguito divenne stretto collaboratore di Romano Prodi, di cui è stato portavoce sia durante l'esperienza del primo esecutivo guidato dal Professore sia a Bruxelles, quando il politico di Scandiano fu a capo della Commissione Europea.
Alle elezioni politiche del 2006 viene eletto deputato nella circoscrizione Lombardia
Di fronte alle proteste dei blogger italiani (Beppe Grillo in primis) Levi non ha trovato di meglio che replicare: ''Non intendiamo in alcun modo né 'tappare la bocca a Internet' né provocare 'la fine della Rete'. Non ne abbiamo il potere e, soprattutto, non ne abbiamo l’intenzione'', il che è una mezza verità. E’ falso che non ne abbiano l’intenzione, ma è verissimo che non ne hanno, per ora, il potere. Qualsiasi blogger dilettante sarebbe capace di trasferire i propri contenuti informativi su un server straniero, se le cose dovessero volgere al peggio. Ogni tentativo di mettere un freno alle potenzialità di internet si è tradotto, finora, in un ampliamento esponenziale delle possibilità della Rete. Basti pensare alla guerra al Peer to Peer scatenata dalle major discografiche e cinematografiche, che non ha fatto altro che incrementare la tecnologia di file sharing col risultato che oggi qualsiasi brano musicale o film pubblicato nell’ultimo secolo è reperibile gratuitamente sul web con un minimo di ricerca.
Contro il disegno di legge Levi è nata una petizione online che chi vuole può firmare, anche se personalmente non ne vedo l’impellente necessità. A rendere carta straccia questo ennesimo attacco (della solita matrice) contro la libertà del web sarà più utile, come sempre, la quotidiana pratica di disobbedienza che non la proclamazione di princìpi e la sottoscrizione di imploranti appelli alla libertà d’espressione, della quale a Levi, ai suoi superiori e ai suoi inferiori importa meno di nulla. Le rivoluzioni hanno luogo quando le si compie nel concreto, attraverso la serena attuazione quotidiana delle loro direttive, non quando ci si limita a proclamarne, pur con le migliori intenzioni, la necessità e moralità.






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