IL REGNO DEI RETTILI

LE LUCERTOLE DI JAFFA
di Israel Shamir
da www.israelshamir.net
Traduzione di Gianluca Freda
Lo scorso maggio è stato per i russi un momento di grande delusione. Sono passati anni da quando hanno abbandonato il comunismo, smembrato l’Unione Sovietica, garantito l’indipendenza (o meglio regalato agli Stati Uniti) ogni territorio da loro controllato, consentito alle compagnie occidentali di comprare e vendere il loro retaggio e il loro stile di vita, chiuso le loro basi militari, abbandonato i loro missili e sottomarini ad arrugginire in pace, esaudito ogni richiesta e desiderio degli Stati Uniti. Dopodiché si erano preparati ad una grande celebrazione del V-Day, hanno invitato ospiti, lucidato le loro medaglie, recuperato le leggende di supremo eroismo... e hanno ricevuto una doccia fredda da parte da parte di Stati Uniti e Inghilterra, i loro ex alleati nella II Guerra Mondiale. Il presidente Bush, con il solito tatto, è andato a Tbilisi e ha dichiarato che non c’era poi una gran differenza tra
“Oh, Dio, ma perché abbiamo combattuto per loro?”, avranno pensato molti russi. “Perché abbiamo sostenuto lo sbarco anglo-americano in Normandia, invece di firmare un trattato di pace separato con una Germania che, nella primavera del 1944, era praticamente già sconfitta, quando il nostro territorio era stato ormai liberato? Perché tanti soldati russi hanno dovuto combattere e morire per liberare
Se fosse possibile inviare messaggi attraverso il tempo, non ho dubbi: nel 1944 succederebbe proprio questo e oggi vivremmo in un mondo diverso. In quel mondo alternativo, i russi non avrebbero dato retta agli inviti di un presidente americano a non essere così duri verso i loro nemici.
Queste filippiche così oscenamente ingiuste compaiono nei media occidentali perché il modo di vedere la guerra cambia moltissimo da occidente a oriente. Per i russi e i loro vicini, l’evento importante fu la grande vittoria sul nemico tedesco; mentre in occidente l’olocausto ebraico ha oscurato le vittorie di Stalingrado e Berlino. L’occidente ha adottato una strana leggenda incentrata sul destino degli ebrei. Secondo questa leggenda, i tedeschi avevano deciso di sterminare tutti gli ebrei, dagli infanti agli anziani; ed è per questo che la guerra fu combattuta. Il mondo ignorò con indifferenza la tragedia degli ebrei, ma poi avvenne un miracolo: gli ebrei furono salvati e crearono lo Stato d’Israele dalle ceneri dell’Olocausto.
Dal punto di vista russo, l’URSS non “ignorò con indifferenza” un bel niente, ma versò il sangue dei propri figli e figlie migliori. La guerra non fu combattuta per gli ebrei o a causa degli ebrei; ma
Nell’attuale leggenda ebraica, che è divenuta la versione ufficiale della storia occidentale contemporanea grazie al lavoro dei padroni ebraici dei media,
I leader americani ed europei hanno accettato in pieno la leggenda ebraica, non fosse altro che per il fatto che essa li liberava dagli obblighi verso quell’alleato che aveva portato sulle proprie spalle l’immenso fardello della guerra. Hanno guardato con meraviglia e irritazione le celebrazioni del V-Day a Mosca. Per loro, l’evento centrale aveva avuto luogo pochi mesi prima, ad Auschwitz. Lì, al contrario che a Mosca, nessuno aveva dimenticato di partecipare e di chiedere perdono agli ebrei. Per loro, la tragedia ebraica era l’unico evento importante del 1945. Quanto alla vittoria... quale vittoria?
La vittoria è stata rubata. In Israele, lo scorso 9 maggio, si è parlato dell’eroismo dei soldati e partigiani ebrei, neanche avessero vinto la guerra da soli. I libri di scuola israeliani non fanno alcun accenno alla guerra, se non in relazione all’olocausto. La ben nutrita ignoranza degli israeliani è in questo modo completa.
Uno studente russo scrisse una volta una tesi sulla battaglia di Mosca dell’inverno 1941 e la menzionò nel corso di un meeting a Tel Aviv con studenti israeliani. “Chi ha combattuto chi a Mosca nel 1941?”, chiese un giovane israeliano. Dopo un breve silenzio, un docente israeliano spiegò: i tedeschi avevano combattuto contro i giapponesi!
Così la storia dell’olocausto ebraico ha oscurato la guerra e la vittoria sovietica. Gli anticomunisti occidentali volevano rubare quella vittoria e i sionisti gli hanno dato una mano, pensando ai propri interessi. Ora a loro vanno miliardi di dollari in risarcimenti, mentre l’eroica lotta dei nostri padri è stata dimenticata. A me, che risiedo a Jaffa, questo ribaltamento degli eventi ricorda il mito di Perseo e della sua vittoria sul Mostro del Mare. Probabilmente ricorderete di come il Mostro del Mare avesse minacciato Jaffa di distruzione se la principessa Andromeda non fosse stata consegnata alle sue grinfie; di come Perseo decapitò la gorgone Medusa, indossò i sandali alati di Ermes, volò fino a Jaffa e qui tramutò in pietra il Mostro del Mare, salvando così la principessa Andromeda.
Ora immaginate che alcuni anni dopo questo exploit, un giovanotto di nome Giasone decidesse di verificare questa leggenda e di dare un’occhiata alla principessa. Riunì i propri amici, giovani gentiluomini ateniesi con molto tempo da perdere, e fece vela verso est con la sua nave nera. I venti e le correnti erano favorevoli e la nave raggiunse Jaffa in fretta e in sicurezza. Se gli ateniesi avevano nutrito dubbi sulla reale esistenza di Perseo, essi furono fugati in modo assai convincente: l’enorme carcassa del Mostro del Mare giaceva sugli scogli a un centinaio di metri dalla riva, creando un accogliente porticciolo (si trova lì ancora oggi e viene mostrata ai turisti).
In un locale caffè dove si serviva l’arrack, una bibita forte e lattiginosa simile all’ouzo ellenico, gli ateniesi domandarono del Mostro del Mare:
“Sì, questo scheletro è la memoria sempiterna della grande tragedia delle lucertole”, disse il barista.
“Quale tragedia delle lucertole?”, domandò un marinaio.
“Il mostro divorava tutte le lucertole”, disse il barista. “Le lucertole, queste inermi, squisite e graziose creature erano il suo cibo preferito. Ogni giorno ne inghiottiva a migliaia. Le lucertole sarebbero state eliminate se il Mostro non fosse stato ucciso. Oggi celebriamo il giorno della memoria per la tragedia delle lucertole e qui ha sede il memoriale della Lucertola Divorata”.
In effetti, i nostri marinai non avevano fatto caso, fino a quel momento, ad una modesta scultura che abbelliva la piazza cittadina. Raffigurava una lucertola in posa sofferente, con la coda tagliata e le zampette sollevate verso l’azzurro cielo di Jaffa.
“Strano! Non avevamo mai sentito parlare di Perseo dal punto di vista delle lucertole”, mormorò Giasone.
“Ah, Perseo!”, esclamò il barista. “A lui non importava nulla delle lucertole. Girano storie terribili secondo le quali lui stesso avrebbe ucciso molte lucertole. Quando utilizzò senza nessuna prudenza la sua arma, la testa di Medusa, migliaia di lucertole vennero trasformate in pietra. Alcuni dicono che Perseo non fosse migliore del drago”.
Il figlio del barista s’inserì nella conversazione. “A scuola abbiamo imparato che questo Perseo lasciava molto a desiderare anche sul piano morale. Ebbe molte squallide avventure, approfittò di alcune anziane signore, le Graie, uccise la povera Gorgone nel sonno. E peggio ancora: assassinò il proprio padre!”.
“Era un assassino di massa”, intervenne un altro jaffaita, indaffarato con arrack e olive. “Uccise il pretendente di sua madre, Polidette, e molte altre persone utilizzando la stessa testa della Gorgone. Perseo non è il nostro eroe, ricordalo!”.
“Ogni volta che osserviamo il nostro porto, ringraziamo Dio Onnipotente per aver salvato le lucertole”, salmodiò piamente un sacerdote.
“Ma ha sconfitto il drago!”, strillò Giasone.
“Il drago fu sconfitto dagli sforzi congiunti delle coraggiose lucertole e dei loro amici umani. Perseo giocò solo un ruolo minore in questo dramma. Chiunque avrebbe potuto fare ciò che fece lui: non fece altro che mostrare al drago la testa della Medusa e trasformarlo in pietra. Ma prima di ciò, le nostre Forze Alleate sostennero una guerra pericolosa e brutale; migliaia di lucertole attaccarono il mostro e tutti noi pregammo insieme per la sua fine. Non credi che le nostre preghiere dovrebbero essere menzionate come la principale ragione della vittoria?”.
“Ma poi perché continuiamo a parlare del drago?”, chiese il figlio del barista. “Il drago fu sconfitto da tutti e comunque la storia importante è quella della Tragedia delle Lucertole. E Perseo non è il nostro eroe”.
“Voi siete lucertole?”, chiese sarcastico Giasone.
“Oh, no, siamo umani. Ma le lucertole sono la cosa migliore che ci sia mai capitata. Seguiamo sempre i loro consigli”.
“E che ne è stato di Andromeda?”, chiese Giasone.
“Niente di speciale. Casa sua è ancora laggiù, in Via delle Lucertole”.
I marinai pagarono le consumazioni e si diressero verso la casa che il barista aveva indicato. Andromeda
“Sembra che la gente di Jaffa abbia dimenticato chi li salvò dal Drago. Ma tu, Andromeda, tu certamente ricordi il Perseo che ti ha salvata?”, domandò Giasone.
“Perseo?”, chiese la principessa, fissando il monumento alla Lucertola Divorata fuori dalla finestra. “Perseo? A lui non importava nulla delle lucertole”.
Il drappello di greci si alzò e ritornò a casa visibilmente disgustato. Da allora il genere umano è diviso tra coloro che leggono la storia di Perseo il Vittorioso e coloro che adorano
Una vecchia panzana
Un simile slittamento di paradigma è avvenuto in occidente. L’Est celebra la propria vittoria sul Drago, mentre l’Ovest compiange
Dimenticano che ogni leggenda è animata da interessi di fondo. Gli anticomunisti occidentali e i Maestri Parolai del sionismo non sono mossi da compassione: promuovono una storia di sofferenza finché reca vantaggio a loro. Hanno promosso la storia della carestia in Ucraina per mettere gli ucraini contro i russi e smantellare l’Unione Sovietica. Hanno promosso la storia dell’Olocausto per oscurare la nostra vittoria. Si sono inventati la storia delle atrocità comuniste allo scopo di sradicare il Comunismo e privatizzare i beni pubblici dalla California alla Siberia.
Per un po’ di tempo la frottola delle “atrocità rosse” era stata dimenticata, ma ritornò vendicativa quando i russi misero un freno agli oligarchi e rallentarono la conquista nemica dell’economia russa da parte delle compagnie occidentali. Allora vennero riesumate le pazze esagerazioni di Conquest, secondo le quali i russi avrebbero ucciso più persone di quante ne fossero mai nate in Russia.
Se posso sfruttare un cliché ebraico molto amato da Abe Foxman della ADL e dai suoi simili, è tempo di farla finita con la vecchia panzana dei “comunisti che hanno ucciso milioni di persone”. Non solo essa viene utilizzata per promuovere lo stile di vita (e di morte) americano, ma è semplicemente non vera. Queste assurde storie-fotocopia dell’olocausto sono state smontate non solo da storici russi di sinistra, come Sergej Kara-Murza, ma anche da storici russi nazionalisti che non possono certo essere sospettati di simpatie filocomuniste: Vadim Kozhinov e Stanislav Kunyaev.
Ora, il nostro ex amico Patrick Buchanan, che avevo molto ammirato per la sua opposizione alla guerra irakena e al sionismo, è tornato alle sue follie da Guerra Fredda. Ha scritto un altro dei suoi attacchi contro i “comunisti russi”.
“Bush ha detto la terribile verità su ciò che ha realmente trionfato dopo
Niente di più, niente di meno.
Ho iniziato a dubitare tanto della sanità mentale quanto della sincerità di Buchanan. Della sua sanità mentale perché egli afferma che “Castro ha ucciso decine di milioni di persone” su un’isola la cui popolazione complessiva è di nove milioni. Della sua sincerità perché a che servono le diatribe anti-sioniste se la sua intenzione è di riconsegnare Cuba a Meyer Lansky e alla sua mafia?
Buchanan non è il solo, oh no. Il 7 maggio 2005 l’Economist di Londra ha condannato “la riluttanza dei russi a riconoscere i crimini dell’Unione Sovietica prima, durante e dopo la guerra, come il massacro degli ufficiali polacchi a Katyn nel 1940, le atrocità dell’Armata Rossa in marcia su Berlino o il patto Molotov-Ribbentrop del 1939 che divise l’Europa”.
I russi dovrebbero dunque pentirsi del patto Molotov-Ribbentrop tra URSS e Germania? No. L’unico rimpianto è che esso non sia durato più a lungo. Il brutale Hitler e l’astuto Churchill erano egualmente ostili alla Russia. Il discorso di Churchill a Fulton in cui si affermava che
I russi dovrebbero pentirsi per Katyn? La storia di Katyn è stata propagandata per mettere i polacchi contro i russi e ripristinare il cordon sanitaire intorno alla Russia. Ai nostri nemici non importa un fico dei polacchi ammazzati. Altrimenti parlerebbero delle decine di migliaia di polacchi assassinati dalle squadre di Bandera, gli ucraini occidentali ultra-nazionalisti. Invece stanno zitti, perché i seguaci di Bandera sono loro alleati nella lotta contro i russi. Infatti, dopo il 1945, questi alleati di Hitler vennero sostenuti, armati e addestrati dalla CIA e sono sopravvissuti fino ai giorni nostri fino a costituire la forza trainante della Rivoluzione Arancione del dicembre 2004 (la città di Lvov ha dedicato la sua via principale a questo assassino di massa di polacchi, russi ed ebrei).
I russi dovrebbero pentirsi delle “atrocità dell’Armata Rossa in marcia su Berlino”? Il destino dei civili tedeschi non interessa agli ipocriti britannici. Londra esalta il ricordo del maresciallo dell’aviazione “Bomber” Harris e ha fatto perfino scolpire una statua di bronzo per onorare la sua memoria dieci anni fa, nonostante questo criminale di guerra abbia ammazzato più persone di Gengis Khan. Negli anni ’20 Harris fece bombardare e mitragliare gli irakeni e più tardi pianificò ed eseguì i bombardamenti alleati sulle città tedesche, inclusa la feroce ecatombe di Dresda, che ridusse in cenere centomila rifugiati tedeschi. Se questo assassino di massa viene onorato in Inghilterra, i russi non hanno motivo di versare una lacrima sulle lotte avvenute durante la marcia verso Berlino. Non sono loro i colpevoli di Dresda, Hiroshima e Auschwitz, né sono stati loro ad usare l’Agente Orange contro civili innocenti.
Saltiamo le scuse
Ciò di cui i russi non hanno bisogno sono le scuse che gli chiedete. Dico a voi, curatori di musei dell’olocausto e direttori dell’Economist, Mr. Conquest e Mr. Buchanan: ficcatevi i vostri cataloghi della sofferenza e i vostri richiami alla pietà e al pentimento voi-sapete-dove. Esibire le proprie ferite e mettere in mostra le proprie deformità è degno di mendicanti, non di guerrieri e di filosofi. Basta con questo continuo flirtare con la morte e la sofferenza! Lasciate che i morti seppelliscano i morti. La peggiore eredità degli ebrei in questo secolo ebraico è la loro ossessione per la morte, il dolore, la commiserazione e la sofferenza: i loro due luoghi più sacri in Israele sono il Muro del Pianto e il Museo dell’Olocausto, il giorno più importante dell’anno è la festa del pentimento. Che è anticipata dal giorno della commemorazione dei caduti, dal giorno dell’olocausto, dal giorno del ricordo della distruzione del tempio e altro ancora. Il genere preferito degli ebrei è la kina, la lamentazione. Questa malattia del pensiero si diffonde per il mondo in un parossismo di autocommiserazione, senso di colpa e rabbia.
Se intendete seguire questa passione degli ebrei per il piagnisteo, seguitela fino in fondo. Gli ebrei non sono così sciocchi da riconoscere le proprie colpe e chiedere scusa. Nessuno, finora, ha mai ricevuto scuse da un ebreo. Un ebreo risponderebbe: “Forse che TUTTI gli ebrei hanno fatto questo?”. Questa meravigliosa replica può essere utilizzata con eguale efficacia da tutti noi, dai russi riguardo a Katyn, dai tedeschi riguardo ad Auschwitz, dagli inglesi riguardo a Dresda, dagli Yankee riguardo a
E non andatevene in giro a chiedere scusa e implorare perdono. E’ una cosa disgustosa. L’ultimo Papa ha aperto le porte dell’inferno quando se n’è andato in giro per il mondo a domandare perdono per azioni che non aveva compiuto, dal sacco di Costantinopoli all’inedia di Dachau. Ogni giorno ci viene chiesto di scusarci per azioni che non abbiamo commesso. Dovremmo lasciare tutto questo per la domenica di Quaresima, da buoni cristiani.
Il nostro amico filosofo polacco Marek G. aveva ragione: “Se vogliamo avere una società in buona salute, occorre estinguere, non alimentare, l’antico odio etnico e le altre ferite al suo interno. Per tenere unito il popolo ateniese, il governo democratico di questa polis, dopo una sanguinosa guerra civile, proclamò l’”amnesia”: era proibito, sotto pena di morte, ricordare pubblicamente chi avesse ucciso chi nei decenni precedenti. Oggi il paradigma giudeo-americano ha deciso l’opposto: tutte le ferite devono continuare a sanguinare in eterno”.
Basta frignare! Non riesco più a leggere i reportage dalla Palestina scritti da un brav’uomo (e bravo reporter) come Gideon Levy, perché la sua storia è solo una storia di sofferenza. Sì, c’è sofferenza, ma c’è anche coraggio, valore, azioni eroiche e vittoria finale, come ho cercato di spiegare nella storia di Farris Ode (cercatela su Google!). Le antiche cronache russe narrano che i conquistatori mongoli amavano ascoltare le tristi canzoni degli sconfitti. Cerchiamo di cantare canzoni che facciano infuriare i nostri conquistatori.


Questo diverso modo di vedere la vittoria non è uno slittamento verso un credo pagano, come pensava Nietzsche. E’ un dono prezioso della cristianità ortodossa d’Oriente, la cui immagine prevalente è quella del Cristo trionfante. Non troverete mai un Cristo sofferente in un’icona orientale. Noi commemoriamo la sua sofferenza nel Venerdì Santo, ma allo stesso tempo viviamo sotto il sole splendente della sua Resurrezione. Solo dopo il fatale scisma d’Oriente, con Prima Lumi, l’arte occidentale iniziò a raffigurare il Cristo tormentato. Perfino le nostre Sindoni sono diverse: la sindone occidentale (quella di Veronica, in alto) mostra il Cristo con una corona di spine sulla Via Dolorosa, mentre la sindone orientale (quella di Re Abgar di Edessa, in basso) lo raffigura come Dominatore del Mondo. Questa cristianità virile e vittoriosa d’Oriente ha trovato espressione nell’immagine orientale della grande vittoria.
Questi due paradigmi – quello del Perseo Vittorioso e quello della Lucertola Divorata – trovano rappresentanza a Berlino in due distinti monumenti. Uno è la statua sovietica a Treptov Park che presenta un soldato poderoso, dall’aspetto nordico; le sue spalle fiere proclamano la sua vittoria, i suoi piedi formidabili calpestano una svastica spezzata, in una mano tiene una possente spada, rivolta verso il basso, mentre nell’altra regge una bambina tedesca, che si aggrappa al suo collo. Si potrebbe prenderli per un padre e una figlia, una versione capovolta della Madonna con bambino. Si tratta di un simbolo cristiano ortodosso, reso familiare dall’icona di Cristo che regge la sua esile madre. Il soldato sembra aver salvato la bambina in battaglia, proprio come Cristo salva sua madre e come Perseo salvò Andromeda.

I sovietici sentivano davvero di aver salvato
La statua è opera di Eugene Vutechich, grande controparte sovietica del miglior scultore tedesco contemporaneo, Arno Breker. Agli occhi dei tedeschi, questo soldato non appare etnicamente o esteticamente straniero. Potrebbe essere stato scolpito da Breker, che creò molti pregevoli e nobili guerrieri, sebbene dotati di un tocco di omoerotismo ellenico. Vuchetich e Breker incarnavano l’estetica e gli ideali morali, perfino lo spirito delle società Sovietica e Nazional-Socialista. Nonostante le molte differenze, erano uniti dalla mascolinità nordica ed ellenica, dalla potenza degli eroi dell’Iliade, tanto ammirati da Simone Weil.
Uno storico dell’arte russo ha notato che “l’energia bruta ed eroica delle statue di Vuchetich è vicina, nello spirito, al plasticismo germanico del Terzo Reich”. Una statua del genere non offende i tedeschi. Non c’è vergogna nell’essere sconfitti da un guerriero migliore. Russi e tedeschi combatterono coraggiosamente una dura guerra che costò la vita a milioni di soldati e di civili. I loro sforzi e le loro perdite ridicolizzano quelle degli altri partecipanti alla guerra europea. La loro fu una battaglia di Titani, di Asar nordici, di due eroi poderosi, e il migliore vinse, sia gloria all’eroe (Ho disprezzo per coloro che definiscono la loro comune virilità come “totalitarismo”).


Ma il migliore non vince sul lungo periodo, dice l’Ecclesiaste. L’ideologia eroica e mascolina si dissolse e oggi siamo schiavi di un’ideologia che trova la propria estetica e la propria espressione morale in un’altra opera memorialistica berlinese, che riproduce un vasto campo di blocchi di pietra, simile a un cimitero, vicino alla Porta di Brandenburgo. Si tratta del Memoriale dell’Olocausto. Questa creazione esteticamente orribile, concettualmente riduttiva, intrusiva e insultante è stata realizzata dalla nuova forza d’occupazione.

I nostri avversari affermano che l’olocausto è un dato di fatto. E alcuni revisionisti contestano questo fatto, se le camere a gas siano esistite o meno. Ma per la sinistra la questione non riguarda i fatti, bensì la predominanza dell’una o dell’altra narrazione. Anche se tutti i fatti che i nostri avversari citano fossero veri, dovremmo comunque rifiutare questa narrazione e negarle importanza. Un importante pensatore olandese di estrema sinistra, Paul Treanor, ha scritto in un articolo intitolato Perché dimenticare l’olocausto
“L’olocausto è stato il principale pretesto storico per giustificare l’intervento militare degli USA e dei loro alleati. Indirettamente, viene anche usato per legittimare l’ingiustizia sociale nelle nazioni liberal-democratiche, e per insinuare l’idea del diritto liberal-democratico al monopolio del potere. Viene utilizzato per legittimare le diseguaglianze globali, come se esso conferisse ai soli oppositori dell’olocausto il diritto alla prosperità, condannando gli altri alla fame. Ricordare l’olocausto non è un imperativo morale: il ricordo non serve a fini benevoli, solo a fini malvagi. La memoria dell’olocausto è diventata uno strumento della destra. L’olocausto dovrebbe essere pubblicamente dimenticato, per lo stesso motivo per cui oggi è pubblicamente commemorato”.
L’Europa può ancora scegliere tra le due leggende della Seconda Guerra Mondiale, quella della virilità salvifica espressa dal soldato russo con la bambina tedesca in braccio, e quella dell’evirazione, che ammassa blocchi marmorei di sensi di colpa nella vostra anima. In fondo, è la stessa scelta di Andromeda, se ricordare il suo salvatore Perseo o piangere
Epilogo
Ma la storia della Lucertola non è finita qui. Nel suo reportage dal futuro, chiamato Addio, e grazie per tutto il pesce, Douglas Adams (Guida Galattica per Autostoppisti) ci racconta cosa accadde dopo.
Una nave spaziale, un disco volante atterrò sulla Terra, e ne venne fuori un robot d’argento, alto un centinaio di piedi, che disse: “Vengo in pace”, aggiungendo dopo un lungo istante di stridore meccanico, “portatemi dalle vostre Lucertole”.
Un esperto di cultura extra-terrestre, Ford, spiegò questa strana richiesta: “Vedete, il robot viene da una democrazia molto antica”.
“Vuoi dire che viene da un pianeta di lucertole?”.
“No”, disse Ford, “Non è così semplice. Sul suo pianeta, le persone sono persone. I capi sono lucertole. Le persone odiano le lucertole e le lucertole governano le persone”.
“Credevo avessi detto che era una democrazia”.
“Infatti”, disse Ford, “Lo è”.
“Vorresti dire che votano per le lucertole?”.
“Oh sì”, disse Ford, “Naturalmente”.
“E perché?”.
“Perché se non votassero per una lucertola”, disse Ford, “Potrebbe vincere la lucertola sbagliata. Alcune persone dicono che le lucertole sono la miglior cosa che gli sia mai capitata. Naturalmente si sbagliano, ma che qualcuno provi a dirglielo”.
Sembra che le lucertole di Jaffa abbiano traslocato altrove e abbiano trovato una nuova fornitura di umani creduloni.





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