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CENTO COLPI DI SPAZZOLA

by Gianluca Freda (03/09/2007 - 01:21)



Ce l’avevamo sotto il naso e non ce n’eravamo accorti. Eccola trovata la causa del declino dell’Italia e del malessere crescente del popolaccio italiota: i lavavetri. Da giorni monopolizzano le prime pagine dei giornali, oggetto di invettive e maledizioni che fungono da valvola di sfogo per lavoratori precari, laureati disoccupati e sottoscrittori di mutui alla canna del gas. E’ tutta colpa loro se le cose vanno male. Ed è bello avere qualcuno a cui dare la colpa dell’affondamento inesorabile di questa cloaca di paese, qualcuno su cui sfogarsi che sappia fungere da capro espiatorio senza rispondere né reagire. Prendersela con politicanti e banchieri sarebbe troppo complicato. Quelli s’incazzano, minacciano, querelano. E poi, dopotutto, sono loro, i politici votati dal popolo, che hanno intelligentemente individuato questa radice della crisi nazionale. Fino a ieri credevamo che la radice fossero loro, la loro corruzione, le loro clientele, i loro appartamenti al centro di Roma comprati dagli enti pubblici per un tozzo di pane. E’ una fortuna che siano riusciti a individuare il diversivo ideale proprio mentre stavamo finendo di insaponare la corda. E’ una fortuna che esistano categorie contro le quali l’italianaccio impoverito e frustrato può lanciare i suoi strali senza rischiare il licenziamento, la querela e la galera. Ed è una fortuna che in questo paese di poveracci esista qualcuno più poveraccio di noi a cui tirare pomodori quando ci sentiamo veramente di merda: altrimenti ci toccherebbe inventarlo.

Io non ce l’ho con i politicanti “di sinistra” per avere inventato questo finto bersaglio, proprio mentre iniziava a diventare più forte il clangore delle spade. Se per le mie malefatte rischiassi il linciaggio ad opera di un’orda di ex edonisti ridotti sul lastrico, anch’io giocherei il tutto per tutto pur di salvare la pelle. Chissà, forse rinnegherei perfino i miei valori etici fondanti, quelli di sinistra, che dovrebbero spingermi alla solidarietà, e non alla repressione, verso i più deboli. Forse, come hanno fatto senza esitare i sindaci e gli assessori di mezza Italia, anch’io additerei come nemico pubblico, all’approssimarsi del giudizio, le categorie che ero stato eletto per proteggere e integrare nella società (ammesso e non concesso che abbia un senso parlare di “società” nell’atomizzazione individualistica terminale a cui l’Italia si è impiccata).

No, non ce l’ho con loro. Ce l’ho con Maurizio Blondet, i cui articoli non riesco a smettere di ammirare, ma che cade vittima delle stesse trappole di cui conosce benissimo il meccanismo non appena gli venga offerta su un piatto d’argento la possibilità di praticare un po’ di sana xenofobia. Da anni Blondet ci mette in guardia – giustamente – contro i diversivi con cui la finta sinistra (o “menodestra”, come la chiama genialmente Antonio Vota) tenta di distogliere l’attenzione dalle proprie soperchierie. I gay, l’eutanasia, l’aborto, la liberalizzazione delle droghe leggere: tutti temi interessanti in un paese prospero e senza altri grilli per la testa, ma che si trasformano - nel miserabile terzo mondo in cui scivoliamo giorno dopo giorno - in un mero espediente per farci parlare d’altro. Cioè di qualcosa che non sia la ribellione al ceto politico/finanziario/sindacale che ci ha ridotti in questo stato. Ma quando il diversivo ha in mano un tergivetro e un secchio d’acqua insaponata, ecco che Blondet batte le mani felice. I diversivi vanno temuti e identificati solo quando mettono a rischio l’impostazione ideologica del clericalismo blondettiano. I diversivi in carne e ossa, zoppicanti, affamati e urbanisticamente inestetici, vengono accolti con tanto di passerella e strilletti d’approvazione.

I lavavetri rompono i coglioni? Certo che sì, come negarlo? Ma non più dei rappresentanti porta a porta di enciclopedie informatiche, dei Testimoni di Geova, dei volantinari che ti riempiono la cassetta della posta di cartacce assortite, delle vendite e dei sondaggi telefonici... Se il problema è il fastidio arrecato ai passanti, vogliamo, per cortesia, bandire per legge anche i promotori che ti fermano al supermercato - mentre spingi rabbiosamente il carrello della spesa pregando di uscire al più presto da quell’orribile inferno in terra che sono i centri commerciali - per invitarti ad assaggiare pezzettini di grana e cubetti di mortadella?

Sento parlare di lavavetri rabbiosi, che aggrediscono e rapinano i passanti. Non ho mai visto niente di simile in tutte le città in cui ho vissuto o che ho visitato. Non metto in dubbio che, in base a un calcolo probabilistico, casi del genere possano essersi verificati in qualche luogo; così come da qualche parte dovranno pur esistere delle suore carmelitane che, tra l’ora della meditazione e quella della penitenza, si dedichino segretamente all’attività di entreneuse. In questi casi – che non mi pare rappresentino esattamente un’emergenza di ordine pubblico - il lavavetri aggressore o rapinatore non va contrastato con una nuova legge contro i lavavetri; va contrastato con le leggi contro l’aggressione e la rapina, che sono già esistenti e vanno semplicemente applicate. Ma applicare le leggi è costoso, comporta la necessità di dotare magistrati e forze dell’ordine di organici aggiuntivi e di fondi per pagare la benzina e i ricambi delle auto. Perché spendere tanti quattrini quando si può ottenere consenso con una semplice campagna propagandistica orchestrata ad arte che solletichi la xenofobia innata del popolaccio italiota?

Ma forse il punto non è neanche questo. Mettiamola così: vi sono al mondo svariati miliardi di individui, impoveriti e affamati da secoli di rapina e sfruttamento dell’occidente, che stanno venendo qui. Fermarli è impossibile. Non basteranno né le norme anti-lavavetri, né i lager (altrimenti detti CPT), né le norme sull’immigrazione. Non basterebbero nemmeno i muri e le esecuzioni di massa, che certi imbecilli non cessano di invocare. Siamo pochi milioni di individui pigri e senza più identità collettiva né valori etici contro un mondo spinto a muoversi dalla ferrea motivazione della fame . Il metabolismo, e non l’ideologia, è il vero motore della storia. Esiste una determinazione dei disperati alla sopravvivenza ed esiste anche (come se non bastasse) un interesse del capitalismo ad avere a disposizione una gran quantità di manodopera a basso costo da utilizzare per lo sfruttamento e per disfarsi della manodopera nostrana e dei pochi diritti che ancora possiede, visti ormai come un inutile costo. Di questo non si può certo incolpare gli immigrati: non sono loro ad avere inventato le norme del profitto, né sono loro ad applicarle con tanta spregiudicatezza. Loro rappresentano oggi la riduzione dei costi di produzione che il nostro capitalismo straccione, venuto meno il mito della concorrenza sulla qualità del prodotto, invoca per la sopravvivenza.

Detto ciò, non abbiamo molta scelta. Possiamo scatenare la guerra ai disperati che ci stanno invadendo neanche tanto silenziosamente. La perderemo comunque e la scomparsa del mondo che conosciamo sarà solo più ignominiosa e cruenta. Oppure possiamo agevolare e accettare con serenità ciò che nel passato è sempre avvenuto: la scomparsa graduale di una civiltà che non ha più niente da dire alla storia - la nostra, in questo caso - e la sua progressiva sostituzione (e fusione) con una massa affamata che non può ancora definirsi una civiltà, ma è desiderosa di diventarlo, col tempo e con l’evoluzione.

Fate la scelta che volete, il risultato sarà identico. Possiamo bandire i lavavetri dai semafori e vederli trasformare – stavolta per davvero – in bande costrette alla rapina dal venir meno del loro unico, misero mezzo di sostentamento. Possiamo distruggere le baraccopoli e vederle risorgere pochi metri più in là, piene di rancore e di odio per la violenza subita. Possiamo riempire i CPT fino a farli scoppiare e quando saranno scoppiati divertirci a vedere cosa succede.

Oppure possiamo fare quel che piacerebbe a me: garantire a chi viene nel nostro paese gli stessi, identici diritti di cui godono (o dovrebbero godere) i cittadini italiani, imponendo e facendo ferreamente rispettare gli stessi, identici doveri. Non è vero che non ci siano abbastanza risorse. Le risorse ci sono, ma sono monopolizzate e divorate dalla casta di miliardari di stato che mette al bando i lavavetri per paura di essere, senza un diversivo creato all’uopo, essa stessa bandita. La stessa casta che incita i poveri alla lotta contro altri poveri, perché è dividendo che il potere ha sempre imperato.

Fate pure la vostra scelta, decidete il vostro gioco. Io so chi sono i miei veri nemici. E non somigliano neanche lontanamente ad un senegalese straccione con una spazzola in mano. Neanche lontanamente.

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