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    OLOCAUSTO: UN'IDEA DI SUCCESSO

    di Gianluca Freda (30/08/2007 - 02:11)



    IN DIFESA DI FOXMAN, O: ARMENI, DATEVI UNA CALMATA

    di Israel Shamir
    da www.israelshamir.net
    Traduzione di Gianluca Freda
     

    Anche un orologio guasto segna l’ora esatta due volte al giorno. Abe Foxman, capo della polizia del pensiero giudaico-massonica chiamata ADL, indubbiamente uno dei personaggi più repellenti della vita pubblica americana, non è utile quanto un orologio, ma una volta tanto può anche avere ragione. E quella volta è adesso.

    Il Congresso americano, questo moderno aeropago di santi e di saggi, la più alta autorità morale del pianeta, sta per condannare la Turchia per il massacro degli armeni avvenuto quasi un secolo fa. Dal 1915 è passato un sacco di tempo e i legislatori americani probabilmente non sanno neppure dove si trovi l’Armenia e dove si trovasse allora. Questa questione è una lattina piena di vermi dove niente è come sembra.

    I motivi non sono certo di natura morale. I promotori americani vogliono punire la Turchia per essere rimasta fuori dalla guerra in Iraq e spaventare questo grande paese per costringerlo all’obbedienza. Il progetto dei neocon per un nuovo Medio Oriente comprende l’ampliamento del Kurdistan con l’annessione di alcune parti dell’Anatolia orientale e la condanna della Turchia non è che un nuovo tentativo di strappare ad Ankara i territori richiesti.

    Gli armeni, sempre pronti a scimmiottare gli ebrei, vogliono avere un olocausto registrato a loro nome, ricolmo di risarcimenti, di musei e di permessi per massacrare i loro vicini azeri. Perché mai gli eventi del 1915 dovrebbero legittimare le loro atrocità contro gli azeri, i quali consentirono tra l’altro ai rifugiati armeni di sistemarsi nel loro territorio? Anche qui, gli armeni hanno preso a prestito una pagina dal libro degli ebrei: se gli ebrei possono uccidere palestinesi innocenti, sulla cui terra avevano trovato rifugio dopo essere stati espulsi dalla Germania, allora anche gli armeni possono fare la stessa cosa agli egualmente innocenti azeri.

    Questa decisione rischia di creare attriti con la Turchia e dunque non verrà presa a cuor leggero. D’altra parte, essa può servire a tenere i turchi sui carboni ardenti, affinché smettano di essere così testardi. Inoltre, gli armeni possiedono una piccola ma efficiente lobby, sorella minore della più potente lobby ebraica, e i loro desideri hanno un certo peso.

    Ora, quando si tratta di questioni importanti, un italiano consulta il suo prete, uno svizzero il suo banchiere, un tedesco il suo poliziotto, mentre un americano va dagli ebrei, felicemente riuniti in un’istituzione religiosa e finanziaria con funzioni di polizia segreta. In questo caso, Abe Foxman ha detto una cosa giusta: “Un intervento congressuale non sarà d’aiuto ad una riconciliazione su questo argomento. La risoluzione porta a prendere una posizione, ad esprimere un giudizio. Turchi e armeni hanno bisogno di rivedere il proprio passato. La comunità ebraica non dovrebbe ergersi ad arbitro di quella storia, né dovrebbe farlo il Congresso americano”. Dopo questa dichiarazione, la ADL e altre tre potenti organizzazioni ebraiche – l’American Jewish Committee, il massonico B'nai Brith International, e il Jewish Institute of National Security Affairs – hanno chiesto al Congresso americano di tenersi lontano da questo problema.

    I motivi di Foxman erano interessati quanto quelli degli apologisti armeni. La Turchia è un paese tradizionalmente amichevole verso gli ebrei ed è convinzione comune che le decisioni del Congresso americano siano prese o almeno approvate dagli ebrei. Una risoluzione ostile provocherebbe l’inimicizia della Turchia verso gli ebrei e lo Stato ebraico; gli armeni, del resto, sono per tradizione nemici degli ebrei.

    Foxman è stato attaccato e quasi linciato da molti membri della sua comunità, che avevano sognato per anni questa opportunità di politicamente corretto. [vedi qui]. Difficile dispiacersi per la sua possibile scomparsa politica. Però questa volta aveva ragione. Il Congresso americano e la comunità ebraica non dovrebbero ergersi ad arbitri della storia.

    Se gli americani hanno voglia di condannare gli omicidi di massa, dovrebbero cominciare da casa propria. Inizino a condannare l’omicidio di massa di irakeni e afghani, invece di finanziare il suo incremento. Dopodiché, potrebbero condannare gli omicidi di massa compiuti dai loro padri e nonni – si tratti di Dresda o di Hiroshima, del Vietnam o della Cambogia, delle Filippine o del Messico, di Atlanta o di Wounded Knee – offrendo risarcimento alle vittime e a tutte le nazioni che hanno bombardato e derubato. In questo modo si guadagnerebbero almeno il diritto morale di esprimere il proprio punto di vista, se non proprio quello di ergersi a giudici.

    Anche gli ebrei dovrebbero scendere dal loro cavallo bianco, visto che continuano a soffocare e affamare Gaza. Che paghino per gli orrori della Nakba, l’olocausto palestinese, per 60 anni, prima di aprire ancora il becco su questioni di genocidio, in Turchia o in Sudan. Ma è improbabile che lo facciano. Non capiscono quando è ora di fermarsi. Questo estremismo sarà causa, alla fine, della loro sconfitta. Hanno voluto portare una buona idea comunista ai suoi estremi trotzkisti e adesso, portando l’olocaustismo alle estreme conseguenze, hanno lanciato una campagna di “riconosci il genocidio” e creato una nuova coalizione imparziale e multietnica per contrastare la negazione di noti casi di genocidio, come quelli del Darfur, della Cambogia, degli ebrei, del Ruanda e dell’Armenia.

    Mi domando perché fermarsi qui. Perché non includere anche il sacco di Troia e il genocidio che ne seguì? Non negatelo, i troiani si sono estinti, tranne che sui computer! E pensate al genocidio più antico di tutti, quello dei Neandertaliani. Essi furono sterminati dall’Homo Sapiens. I nostri antenati li ammazzarono tutti. Non dovremmo mai dimenticare né perdonare questo crimine.

    A proposito degli armeni, il Congresso americano dovrebbe riconoscere e condannare anche il massacro dei ciprioti da parte degli armeni nel 13° secolo, che portò allo spopolamento dell’isola, o il massacro degli azeri a Baku nel 1918 (oltre 30.000 morti) e a Kalabagh nel 1992, entrambi opera degli armeni. D’altro canto, poiché gli armeni sono discendenti della tribù di Amalek, il Congresso americano dovrebbe riconoscere il loro genocidio ad opera di re Saul e chiedere agli ebrei un risarcimento...

    Nutro molte riserve riguardo le moderne invenzioni, e il genocidio, concetto inventato nel 1945, è una di queste. Nulla è cambiato nell’omicidio da quando esso fu praticato per la prima volta da Caino su Abele; che bisogno c’era di inventarsi un concetto nuovo di zecca? Il suo inventore, un ebreo polacco di nome Raphael Lemkin, era consigliere degli Stati Uniti. Egli sentiva che uccidere un ebreo è un crimine molto peggiore dell’uccidere un semplice goy. Per questo motivo studiò il Talmud, e il Talmud fa appunto questa importante distinzione. Allo scopo di convincere i goyim americani, inventò il concetto di genocidio. Perciò “genocidio” non è che una nuova parola per esprimere quel particolare crimine di cui parla il Talmud, che consiste nell’uccidere o minacciare un ebreo. Il genocidio non è la stessa cosa del “massacro di civili”, altrimenti le vittime dell’assedio di Leningrado o del bombardamento di Dresda conterebbero qualcosa.

    Il concetto di “genocidio” fu inventato dagli ebrei e le invenzioni degli ebrei vanno bene solo per gli ebrei. Ad esempio, l’assedio ebraico di Gaza rientrerebbe nella categoria del genocidio, ma provate a dirlo: verrete chiamati nazisti ed emarginati dalla società perbene. Del resto, quando Ahmadinejad chiama alla distruzione dello stato razzista degli ebrei, si tratta di “genocidio”; quando un missile di Hezbollah uccise dieci soldati israeliani lo scorso agosto, fu un caso di “genocidio”; perché essi “sono stati uccisi solo in quanto ebrei”. L’uccisione di un goy non conta: quando i tedeschi affamavano Leningrado, gli americani lanciavano l’atomica su Hiroshima e gli ebrei bombardavano Gaza e Beirut, questo non era genocidio, perché i carnefici erano indifferenti all’orientamento etnico-religioso delle loro vittime, affermano gli esegeti del politically correct. Gli Yankee non potevano escludere che Hiroshima fosse popolata da scozzesi; i tedeschi avrebbero anche potuto pensare che Leningrado fosse di maggioranza Zulu; mentre gli ebrei erano convinti che a Beirut e Gaza vivessero solo terroristi assassini. Questa spiegazione è così forzata che tocca tirare in ballo il Rasoio di Occam: la mia spiegazione, “genocidio vuol dire uccisione di ebrei”, è molto più semplice.

    In seguito, l’omicidio di massa degli ebrei fu promosso al rango di “Olocausto”, mentre il concetto di genocidio fu degradato e utilizzato per etichettare il nemico in generale: comunisti, musulmani, tiranni disobbedienti. L’uccisione di poche dozzine di briganti albanesi nel Kosovo fu definita “genocidio”, la Serbia fu bombardata per questo crimine e il suo presidente finì i suoi giorni in prigione. Una guerra civile in Ruanda divenne “genocidio”, benché la popolazione tutsi si sia in realtà incrementata. Oggi si dice che ciò è dovuto ai musulmani. In Cambogia ci fu un “genocidio”, mentre in Vietnam (dove gli americani ammazzarono cinque milioni di persone) no. In parole povere, “genocidio” è solo un etichetta di natura politica, di nessuna importanza.

    Ascoltate: la guerra è un inferno e uccidere civili è un crimine, o dovrebbe essere un crimine, qualunque sia il loro background etnico. Questa semplice regola è molto meglio dell’innovazione del genocidio. Il problema è che essa elimina la superiorità morale degli Alleati sull’Asse, poiché entrambe le parti uccisero un gran numero di civili. Ma questo non dovrebbe importarci. Liberiamoci dell’invenzione del genocidio. Essa non ci aiuta in alcun modo e aiuta invece i nostri nemici.

    Joachim Martillo ha scoperto che la campagna contro il genocidio in Darfur è stata ideata e orchestrata dalla rete ebreo-americana “Progetto David” e dai suoi affiliati allo scopo di demonizzare musulmani e arabi e di coinvolgere i non ebrei [vedi rivelazioni alle pagine http://eaazi.blogspot.com/ e http://karinfriedemann.blogspot.com/ ]. Non c’è dubbio: la lobby armena ha firmato quel progetto su tutte le linee tratteggiate. Se non lo avesse fatto, non sarebbe andata molto lontano.

    Allora, cosa successe agli armeni? Gli armeni soffrirono durante la Prima Guerra Mondiale perché combatterono contro l’Impero Ottomano. E persero. Si schierarono dalla parte dei suoi nemici. Gli Alleati gli avevano promesso quasi tutta l’Anatolia, e i turchi sarebbero andati incontro allo stesso triste destino degli azeri se non fosse stato per la spada di Mustafa Kemal. Gli armeni tentarono di attuare una pulizia etnica di turchi e curdi, ma fallirono. Vennero internati e poi deportati dal governo imperiale. Allo stesso modo, i giapponesi furono internati da Franklin D. Roosevelt, i tedeschi furono deportati dai britannici, i palestinesi furono deportati da Israele, i turchi furono deportati dai greci. E molti morirono.

    Da allora il mondo è cambiato. L’Impero Ottomano non esiste più; e la Turchia è solo uno dei tanti stati che gli sono succeduti, insieme a Israele, Siria, Libano, Grecia, Iraq, ecc. E’ ingiusto e oltremodo razzista prendersela con la sola Turchia, tanto più che i deportati armeni vennero uccisi dai loro vicini, i curdi. Oggi esiste un Kurdistan (quasi) indipendente che possiede molto petrolio. Se proprio gli armeni vogliono un risarcimento, dovrebbero rivolgersi ai curdi. Se poi vi sono degli armeni che ci tengono a tornare a Lake Van, dovrebbe essergli consentito di ritornare, a patto che riconoscano in pieno la sovranità della Turchia.

    La dissoluzione degli imperi è un evento doloroso che porta con sé guerre di successione come eredità permanente. Eppure, l’India non reclama risarcimenti dall’Inghilterra per i massacri di Indù e Musulmani e per le guerre del 1948. Succede spesso che una comunità paghi le conseguenze di scelte sbagliate fatte durante una guerra. Gli armeni le pagarono senz’altro, ma non si può dare la colpa ai turchi. Dovremmo respingere il concetto razzista di ereditarietà della colpa: chiunque avesse torto nel 1915 oggi è sicuramente defunto.

    Oggi gli armeni vivono in pace nella moderna Turchia; non sono alla ricerca di condanne. Il giornalista armeno recentemente assassinato era chiaramente contrario a simili condanne provenienti da un governo straniero. Riteneva che si trattasse di un problema interno alla Turchia. Aveva ragione: ogni nazione dovrebbe ricercare la propria anima e attribuire le proprie colpe. Ma l’abitudine dei benpensanti occidentali di distribuire torti e ragioni dovrebbe essere limitata al minimo.

    Perfino nel caso della nostra amata Palestina, noi non chiediamo al Congresso USA di condannare la Nakba: gli chiediamo di dare eguali diritti ai palestinesi che vivono in Palestina e di consentire il ritorno dei profughi. Che il passato badi a se stesso, mentre noi ci prendiamo cura del nostro presente.

    Consiglio anche agli armeni di badare al loro presente. A causa della loro ossessione per il passato, la loro Repubblica è allo sfascio. Chiunque ne abbia la possibilità, emigra. Ci sono più armeni a Mosca che a Yerevan. Mettersi nelle mani dei neocon non migliorerà la loro situazione. Invece di aggravarla e di sognare di ridisegnare le carte geografiche, dovrebbero darsi una calmata e fare la pace con i loro vicini turchi, azeri e curdi. 

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    IL POPOLO? NON CI SERVE, GRAZIE.

    di Gianluca Freda (29/08/2007 - 13:49)



    Riguardo ai fatti dell’11 settembre, un lettore anonimo ha scritto nei commenti:
     

    Il problema a mio parere (perchè non ci pensate un po'?) è come fare arrivare queste notizie in televisione! Il fatto che qualche persona intelligente ce le proponga su internet è importante ma io mi accorgo che quando ne parli al di fuori pensano davvero che sei una persona appena arrivata dalla Luna. E' stato provvidenziale che noi ci siamo trovati su internet e che sappiamo a differenza di altri cose importanti perchè qualcuno è in grado di reperire le fonti etc ma siamo troppo pochi al massimo il 20% e questa cifra se non aumenta decreterà un'amara sconfitta per tutti. Il panorama non è affatto rassicurante anzi è in peggioramento bisognerebbe meditare e trovare delle modalità per fuoriuscire da questo gruppo provvidenziale non servendosi delle strade bloccate ma utilizzando nuovi canali,pensiamoci!
     

    Io penso invece che dovremmo liberarci dell’ossessione della TV e della maggioranza. La TV è la principale arma del nemico. L’11 settembre è stato letteralmente costruito dalla TV. Essa ha contribuito in modo decisivo alla realizzazione degli attentati sul piano della propaganda, non meno degli esecutori materiali degli eccidi, diffondendo sull’argomento migliaia di filmati e servizi di pura disinformazione. I dirigenti delle principali TV sono uomini di fiducia del governo americano, dei servizi segreti e delle lobby ebraiche, cioè di coloro che hanno progettato e realizzato l’11/9 e tutte le carneficine che ne sono seguite. Porsi il problema di come far arrivare in TV la verità sull’11 settembre è come chiedersi in che modo spingere i neocon, la CIA e il Mossad a confessare i loro misfatti. Non ci riusciremo mai. Esiste, è vero, qualche nicchia di informazione televisiva controcorrente (Report, certe puntate di Matrix, ecc.) ma anche queste nicchie, proprio in quanto tali, hanno il solo fine di mettere in minoranza il nostro punto di vista, permettendo alla “verità ufficiale” di trionfare. Nella mentalità del grande pubblico, i TG sono il luogo della “realtà”, tutto il resto appartiene al campo delle “opinioni”, più o meno pittoresche. La Tv non va conquistata, va screditata e annichilita, rivelandola per ciò che è: un disgustoso strumento di controllo delle coscienze, ripieno di assurdità, di falsità e di imponenti quantità di merda. Anche su internet si trovano imponenti quantità di merda, ma vi si trova anche un numero crescente di persone che mettono in gioco il proprio tempo, le proprie carriere e qualche volta la propria pelle per dire ciò che altri non osano dire. La TV non offre questa scelta.

    Non è vero che il panorama non è rassicurante. E’ vero il contrario. Lentamente, ma inesorabilmente, le cose si stanno muovendo a nostro favore, se è vero che una parte sostanziosa del pubblico inizia ad abbandonare le cazzate dei TG e della carta stampata – altro strumento di disinformazione – per informarsi su internet.

    Dobbiamo anche liberarci dell’ossessione di essere maggioranza. Nessuna grande rivoluzione della storia è mai stata attuata da maggioranze, ma sempre e soltanto da minoranze organizzate e determinate. Giornalisti e direttori di network non sono una maggioranza, sono una sparuta minoranza che ha per le mani un potente strumento di orientamento del pensiero. Anche noi adesso ne abbiamo uno, mille volte più potente, e tutto ciò che dobbiamo fare è svilupparlo e difenderlo dagli attacchi. Alcuni servizi del web di fondamentale importanza sono già sotto attacco, come Youtube, che è stato comprato da Google e reso inutilizzabile. Per fare solo un esempio, sono spariti tutti i filmati relativi al revisionismo dell’olocausto. Filmati come “Holocaust Denial Movie”, che è stato censurato su pressione delle solite lobby giudaiche (ma lo si trova lo stesso su altri siti con una semplice ricerca). In compenso è stato lasciato al suo posto il filmato di replica dei cosiddetti debunker, che come sempre spaccano il capello in quattro nel tentativo di dimostrare l’indimostrabile, con una tecnica ripresa dalle stucchevoli “suasorie” dell’antichità latina che avrebbe fatto la felicità dei parolai del Foro. Della serie: ascolterete solo le verità che piacciono a noi. Occorre ricostruire al più presto, altrove, l’opportunità che Youtube offriva e che ci è stata sottratta. Forse ci sta pensando il sito The Pirate Bay, che ha annunciato il prossimo varo di “The Video Bay”, un nuovo sito di filmati in streaming libero da ogni censura. Non resta che sperare per il meglio.

    Alla maggioranza non importa nulla della verità. E’ ossessionata dai mutui, dallo shopping, dalla ricerca di lavoro, se ne è priva, o dalle rivalità con i colleghi di lavoro, se un lavoro ce l’ha. Non capisco perché a noi dovrebbe importare di loro. Alla maggioranza delle persone non frega niente di sapere che sono schiave, anzi, detestano e maledicono chi glielo dimostra. La maggioranza non ha tempo né voglia di ricercare la verità e chiede soltanto che qualcuno gliela offra già bella e pronta. La TV oggi, come la religione in passato, serve appunto a soddisfare questa richiesta. Non abbiamo nulla da guadagnare, né in credibilità, né in autorevolezza, ad avere dalla nostra parte una massa indaffarata e pavida che della logica non sa che farsene. La massa è alla ricerca di una auctoritas che le dica cosa pensare. Oggi quell’auctoritas è la TV, che offre una realtà già impacchettata e pronta per il consumo. Presto, forse, quell’auctoritas potrebbe essere internet. Ma il giorno in cui il mio blog dovesse diventare una auctoritas, non mi sentirei né soddisfatto né lusingato. Non so che farmene dell’appoggio di una moltitudine che mi ascolta per pigrizia mentale e per il potere che possiedo, anziché per riflettere su ciò che dico ed eventualmente contestarlo con argomenti razionali e documentati.

    Sei miliardi di spettatori chiusi in casa ad assistere, applaudire e giocare con la Playstation non cambieranno mai il mondo, né in meglio né in peggio. A cambiare il mondo penseranno, come sempre, quelle poche centinaia di persone che siano capaci di organizzarsi sulla base di un’etica comune, di un progetto condiviso, di regole precise e della garanzia di appoggio reciproco. Sarebbe bello se, per una volta, a fare questo potessimo essere noi sfigatissimi e nottambuli blogger.

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    NON CI SONO PIU' I DEBUNKERS DI UNA VOLTA

    di Gianluca Freda (28/08/2007 - 12:06)



    Un lettore che si firma “Marconi” scrive nei commenti:

    Copio&Incollo un mio intervento su un'altro forum dove qualcuno ha avuto il cattivo gusto di postare il tuo trash-articolo... Ancora con queste str...te, ma è mai possibile? Inutile ripetere all'infinito domande ovvie, tanto i sostenitori del complotto riescono a sopraffarti per stanchezza. * Inutile ricordare loro, che i parenti delle vittime non sono comparse. * Inutile ricordare loro, che i parenti delle vittime erano a conoscenza su quale volo i loro estinti si sarebbero imbarcati. * Inutile ricordare loro, che un volo schedulato non s'inventa all'improvviso e che dietro a quello vi è una macchina organizzativa enorme che comprende il coinvolgimento di centinaia di personale dislocato in più aeroporti, personale di terra e di volo. * Inutile ricordare loro, che...ecc, ecc, ecc.... * ... * ... * ... E in quanto al Bureau of Transportation Statistics, se si avesse la premura di andare a spulciare le statistiche di quel giorno, si potrebbe scorgere la seguente nota: "On September 11, 2001, American Airlines Flight #11 and #77 and United Airlines #93 and #175 were hijacked by terrorists. Therefore, these flights are not included in the on-time summary statistics."

    [Il lettore inserisce un link a QUESTA PAGINA del sito del BTS dove si legge, appunto: “L’11 settembre 2001 i voli 11 e 77 della American Airlines e i voli 93 e 175 della United Airlines furono dirottati da terroristi, perciò le statistiche di quei voli non compaiono nel sommario delle partenze regolari (on-time statistics)”].

    Tutto questo mi ricorda un po' l'altra leggenda metropolitana che vuole assenti i nomi dei terroristi dalla lista delle vittime dell'11/09...Ma fu per rispetto delle vittime che i nomi dei terroristi furono omessi da quella lista. In conclusione : GIANLUCA FREDA COPIANCOLLATORE DI NOTIZIE D'OLTRE OCEANO, VINCITORE DEL PREMIO "MIGLIOR TRASH 2007"
     

    Rispondo:

    - E’ vero che i parenti delle vittime non sono comparse. Esistono associazioni di parenti delle vittime delle Twin Towers, piuttosto incazzate e combattive, che chiedono la riapertura delle inchieste sull’11/9 e non credono affatto ai risultati della commissione d’inchiesta.

    Qualcuno ha mai sentito parlare di associazioni di parenti delle vittime degli aerei dirottati? Qui faccio solo presente che quattro presunti passeggeri del volo 11 della American Airlines, i cui cognomi erano Ward, Weems, Roux e Jalbert, sono inspiegabilmente segnalati anche come passeggeri del volo 175 della United Airlines, che colpì la torre sud.

    - E’ vero che un volo “schedulato” (parola orrenda, ma si fa per capirsi) non s’inventa all’improvviso. L’articolo dice appunto che i voli della AA coinvolti nell’11/9 non erano “schedulati”.

    - La nota citata dal lettore alla pagina del BTS (come si può leggere QUI) è stata aggiunta dopo il novembre 2003. Prima di allora, la pagina del BTS relativa ai voli United Airlines dell’11/9 era quella che si può vedere QUI (qualcuno, prevedendo manipolazioni successive, ha immaginato che fosse prudente salvarla e conservarla a futura memoria).

    I voli della American Airlines, invece, non sono mai stati inseriti nelle statistiche del BTS, semplicemente perché quel giorno non erano programmati. A proposito: anche in questo caso starò scoprendo l’acqua calda (come mi accusa giustamente di fare un lettore di ComeDonChisciotte); però sono rimasto sbigottito nello scoprire che i voli della UA, che avrebbero dovuto restare distrutti durante i fatti dell’11/9, hanno invece continuato a volare indisturbati per altri quattro anni, fino al 28 settembre 2005. Solo allora sono stati registrati come “cancellati”, non come “distrutti”, che sarebbe la normale dicitura di registrazione dopo un incidente.

    - Queste note sono state redatte nello spazio di 10 minuti, nel tempo compreso tra la colazione e il salire in macchina per andare al lavoro. A volte bastano 10 minuti di documentazione per evitare di dire fesserie. Grazie comunque del premio, caro Marconi. Me lo spedisci per posta o devo venirlo a ritirare di persona?

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    11 SETTEMBRE: CE LO SIAMO SOGNATO.

    di Gianluca Freda (26/08/2007 - 01:42)



    Ogni tanto, gironzolando sul web, si scoprono cose che lasciano allibiti. La pagina di Wikipedia dedicata all’American Airlines è stata modificata nella parte che riguarda i dirottamenti dell’11 settembre 2001.

    Sentite un po’.

    La versione originale (ultima revisione: 23 aprile 2006, ore 13.29) era la seguente (traduco):

    “Due aerei della American Airlines vennero dirottati e si schiantarono nel corso degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001: il volo American Airlines 77 (un Boeing 757) e il volo American Airlines 11 (un Boeing 767)”.

    Per chi non lo ricordasse: il volo 77 era quello che, secondo la leggenda, si sarebbe schiantato sul Pentagono, mentre il volo 11 era l’aereo schiantatosi contro la Torre Nord del WTC.

    Bene. La pagina di Wikipedia è stata modificata il 25 aprile 2006 e attualmente vi si legge:

     “Due aerei della American Airlines vennero dirottati e si schiantarono nel corso degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001: il volo American Airlines 77 (un Boeing 757) e il volo American Airlines 11 (un Boeing 767). Benché questi voli fossero partenze giornaliere prima dell’11 settembre 2001 e anche il mese successivo, tuttavia né il volo 11 né il volo 77 erano programmati per l’11 settembre 2001. I registri curati dal Bureau of Transportation Statistics (www.bts.gov/gis/) non elencano, per quel giorno, nessuno dei due voli”.

    Capito? Gli aerei che si schiantarono contro il WTC e contro il Pentagono non erano in programma per l’11 settembre 2001 e secondo il BoTS non sono mai decollati. A questo punto sorge la legittima curiosità di chiedere ai curatori di Wikipedia – nonché al BoTS - che cosa, esattamente, abbia colpito, secondo loro, le torri e il Pentagono in quel giorno fatidico.

    Si dirà che Wikipedia è un’enciclopedia “aperta” ed è tristemente nota per le manipolazioni incontrollate (o poco controllate) che chiunque può eseguire sulle sue voci.

    Ma qui viene il bello.

    Stando ad una ricerca eseguita dai curatori, la modifica in questione è stata effettuata dall’indirizzo IP 144.9.8.21, che è situato presso gli uffici della stessa American Airlines. Perché la AA ha eseguito queste modifiche? Davvero al Bureau of Transportation Statistics quei voli non risultano in programma per l’11 settembre? Ci siamo sognati tutto?

    Io, nel mio piccolo, corro a tirare di nuovo fuori dal cassetto la mia vecchia tesi degli aerei militari camuffati e teleguidati...  

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    L'OCCIDENTE IN SINTESI

    di Gianluca Freda (24/08/2007 - 02:22)


    NAUSEA

    di Layla Anwar
    dal blog irakeno An Arab Woman Blues
    traduzione di Gianluca Freda

    22 agosto 2007

    Sono così disgustata da tutto che non me la sento neppure di scrivere.

    Sono disgustata dagli americani, dai britannici, dai francesi, dai tedeschi, dagli scandinavi, dagli australiani, dagli iraniani, dagli arabi, dai musulmani, dai cristiani, dagli ebrei... (non cito Israele perché mi ha già disgustato molto tempo fa. E’ scontato).

    Tutto e tutti mi disgustano.

    Ho esaurito le parole. Non saprei nemmeno più che parole usare. Vi siete mai sentiti così? A non sapere più che parole usare? Potrei scrivere tonnellate di post e non farebbe una sola fottuta differenza. Ma ho promesso a qualcuno che non avrei smesso di scrivere, perciò eccomi qua...

    Nir Rosen, non che io ami particolarmente Nir Rosen, ma finalmente qualcuno che non sia un irakeno si è deciso a dire “L’Iraq non esiste più”.

    Beh, ehilà, io ho continuato a ripeterlo ancora e ancora e ancora: i partiti e le milizie settarie degli sciiti iraniani controllano ormai tutto. Insieme agli egualmente sciovinisti fricchettoni curdi appoggiati da Israele.

    Immaginate di arrivare un bel giorno a realizzare che il vostro paese, nell’arco di 4 anni, non esiste più. Riuscite a visualizzarlo? Semplicemente non esiste più.

    Finora sono stata troppo educata. Il mio tutore mi aveva insegnato a rispettare gli ospiti, i visitatori, ma voialtri non sapete cosa sia l’educazione. Meritate che vi parli usando il vostro linguaggio.

    Un americano segaiolo, masturbatore mentale, ha condotto una ricerca non molto tempo fa. La ricerca rivela che:

    “La maggioranza degli irakeni vuole oggi un governo laico”.

    Ma che cazzo vuol dire? Ce l’avevamo già un governo laico, branco di stronzi!

    Avevamo un paese con un governo laico che i vostri accademici “entre autre” sono riusciti a distruggere.

    Vi ricordate quel figlio di puttana di Chomsky, con i suoi poveri sciiti oppressi? Vi ricordate i vostri egualmente fottuti movimenti contro la guerra? Vi ricordate di tutti quei segaioli della blogosfera e del web che postavano articoli e articoli e articoli sul povero Iran che rischiava di essere riportato all’età della pietra a suon di bombe? Vi ricordate di quegli “orientalisti”, oh, così pieni di buone intenzioni, che hanno visitato l’Iraq una volta sola e improvvisamente sapevano tutto e hanno usato il dolore e la sofferenza dell’Iraq per difendere l’Iran? Perfino i blogger palestinesi non sono stati esenti da questa masturbazione mentale, la masturbazione del politically correct.

    Beh, indovinate un po’ coglioni, io non ho più un paese!

    Siete contenti adesso? Bel lavoro che avete fatto! Branco di criminali.

    VOI siete i responsabili del massacro di irakeni innocenti da parte dell’esercito e del governo americano e della totale distruzione del nostro paese nello spazio di 4 fottuti anni. Solo 4 anni, bastardi.

    Voi, i teorici, gli scrittori, i giornalisti, la merda anti-guerra, gli studiosi politici di ‘sta minchia, gli anal-isti...
    Tutti voi siete responsabili oggi. Tutti voi.
    Tutti voi avete sulle mani il sangue di 1 milione di irakeni e tutti voi avete un paese in rovina sulla coscienza.

    Ma voi non avete una fottuta coscienza, branco di pagati, venduti bastardi. Quelli di voi che si sono venduti all’Iran, e che si sono venduti a Israele, e che si sono venduti all’America e all’Inghilterra.

    Voi siete le troie “intellettuali” di questo mondo. Siete le sue PROSTITUTE. Io sputo su di voi, sui vostri risultati accademici, sulle vostre pubblicazioni e sulla vostra stampa, sui vostri articoli e sui vostri libri.

    Giuro che perfino le puttane hanno più integrità morale di voi.

    Così il regime “totalitario” è sparito. Così la “dittatura” se n’è andata, ma ditemi, figli di puttana, che ne è della tirannia?

    Come mai ogni singolo irakeno che io conosca, sciita, sunnita o marziano, si sentiva molto più libero sotto la “dittatura” che sotto la vostra merdosa democrazia? Come mai?

    Come mai ogni singolo irakeno che io conosca era libero di andare al lavoro, di guadagnarsi da vivere, di insegnare, leggere, ballare, mangiare, bere, sposarsi, camminare per strada, andare al cinema, andare al ristorante, andare a fare una gita, andare a far spese, dipingere, cantare, ascoltare la musica, vestirsi come gli/le pareva, andare dal parrucchiere... le cose banali che voi fate tutti i giorni.

    Come mai sotto il regime “totalitario” ogni irakeno era libero di fare queste cose, mentre oggi...
    Mentre oggi attraversare la strada significa rischiare di essere ridotti al silenzio.
    Il silenzio della morte della vostra merdosa democrazia di stampo iranian-americano.

    Andate all’inferno voi, la vostra democrazia e tutte le democrazie.
    Vadano all’inferno internet, il web, i blog, i media, i libri, i giornali, le riviste...
    Vada all’inferno ogni singola cosa che ho imparato nelle vostre università, nelle vostre scuole, nelle vostre istituzioni...

    Andate all’inferno tutti. Voi, vomitevole, repellente feccia.

     

    Immagine: dipinto dell’artista irakeno Sabeeh Kalash

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    FINKELSTEIN, L'AMMAZZAVAMPIRI

    di Gianluca Freda (22/08/2007 - 21:27)



    ASSASSINI DI VAMPIRI
    di Israel Shamir
    dal sito www.arabcomint.com
    traduzione a cura di www.arabcomint.com
     

                Le storie popolari sui vampiri danno ai lettori una serie di rimedi per arginare la possibilita' di un attacco da parte di quei personaggi. Una manciata di polvere di cimitero, aglio, una croce, ad esempio, sono tutti rimedi efficaci. Ma questi non sempre funzionano. Nell'esilarante commedia degli orrori di Roman Polansky "Per favore non mordermi sul collo", l'eroe cerca di scacciare un vampiro ebreo facendosi il segno della croce. L'ebreo gli sorride con un tenero sorriso di comprensione e affonda le sue zanne. La croce non lo ha salvato. Mi viene in mente proprio il film di Polansky mentre seguo la nuova ondata di controversie sull'olocausto.

    Gli "storici revisionisti", che sono considerati "negatori dell'olocausto" dai loro avversari, si sono incontrati a Beirut per confrontare i loro studi sul genocidio nazista. L'establishment ebraico-americano, tra cui spiccano la Lega Anti-diffamazione e l'Organizzazione Sionista Americana (ZOA), hanno chiesto di proibire tale conferenza. La ZOA non e' contro il revisionismo in se'. Questa organizzazione e' pioniera nell'arte di negare la storia ed ha pubblicato, a spese dei contribuenti americani, un libercolo chiamato: "Deir Yassin: storia di una menzogna".

    Deir Yassin era un pacifico villaggio che i gruppi terroristici ebraici Etzel e Lehi attaccarono il 9 aprile del 1948, massacrandone gli abitanti, uomini, donne e bambini. Non voglio ripetere il terribile racconto di cio' che avvenne, poiche' tutti i massacri sono simili, da Babi Yar a Chain Gang a Deir Yassin.

    I revisionisti della ZOA hanno utilizzato tutti i metodi dei loro avversari, "i revisionisti dell'Olocausto": hanno trascurato i racconti dei testimoni oculari e dei sopravvissuti, della Croce Rossa, della polizia britannica, degli scouts e di altri testimoni ebrei che erano presenti sulla scena del massacro. Hanno trascurato persino le scuse di Ben Gurion, dal momento che, dopo tutto, i comandanti di quelle bande divennero, l'uno dopo l'altro, primo ministro dello stato ebraico. Per la ZOA, aveva validita' solo la testimonianza dei massacratori. Questo, ovviamente, se i massacratori sono ebrei.

    Se gli ebrei sono le vittime, queste organizzazioni americane-sioniste non fanno alcun tentativo di revisionare alcunche'. Questa posizione morale alquanto dubbia e' stata di grande aiuto per gli storici riuniti a Beirut. Secondo logica, se gli israeliani dicono delle bugie riguardo a cio' che avvenne nel 1948, probabilmente anche il racconto dell'olocausto dev'essere stato gonfiato. E' un'energia sprecata. Certo, il revisionismo ha mandato a riposo la storia del sapone fabbricato con grasso umano, o dei forni crematori di Wiesel, ma quando si parla di numero di vittime, trovo che sia inutile continuare a parlarne. Se anche fossero stati uccisi mille ebrei o mille zingari, sarebbe troppo. Non e' un soggetto importante, questo, poiche' la definizione reale delle vittime e' basata sull'interpretazione.

    Un buon esempio di "definizione delle vittime" e' stato fornito ultimamente dal giornale Ha'aretz. Quando nel 1991 termino' la guerra del Golfo, era noto che vi era stata una sola vittima israeliana. Oggi, ci sono ufficialmente un centinaio di israeliani che sono riconosciute vittime della guerra del Golfo, e tutte ricevono una pensione a spese dell'Iraq. Alcune delle vittime erano morte di stress, alcune morte soffocate per non aver saputo togliere la maschera anti-gas. Ha'aretz asserisce che molte altre pretese di "presunte vittime" furono declinate dalle autorita' israeliane. Ecco perche' Michael Elkins, l'ex-corrispondente della BBC da Gerusalemme e cittadino israeliano, ha ragione a sostenere che sei milioni o tre milioni di vittime non fa alcuna differenza.

    I "revisionisti" mettono a repentaglio le loro sostanze e le loro stesse vite per cercare di minare cio' che definiscono "il mito dell'olocausto". Il loro interesse puo' essere compreso. Oggi si puo' mettere in dubbio qualsiasi cosa, dall'Immacolata Concezione a (forse) i miti fondatori dello stato d'Israele. Solo il culto dell' olocausto mantiene una cortina di ferro super-rinforzata, unica, contro qualsiasi investigazione che possa gettare un dubbio sul suo sacro dogma. I dogmi hanno sempre attirato le menti critiche. E cosi', le corna del toro infuriato fendono l'aria sottile. Gli argomenti sulle camere a gas e sulla produzione del sapone sarebbero molto interessanti, ma sono irrilevanti. Dunque, dov'e' il matador?

    Un coraggioso passo e' stato fatto dal dott. Norman Finkelstein nel suo best-seller "L'industria dell'olocausto". C'e' comunque una distinzione da fare tra Finkelstein ed i revisionisti riunitisi a Beirut. Il dott. Finkelstein, figlio di un sopravvissuto all'olocausto, si e' mantenuto lontano da qualsiasi possibilmente illegale controversia statistica e si e' concentrato sulla costruzione ideologica del culto dell'olocausto.

    Cio' gli ha provocato un mucchio di guai. Una organizzazione ebraica chiamata "Avvocati senza frontiere" lo ha gia' citato in giudizio in Francia. Questi avvocati sono restati perfettamente in silenzio quando la macchina legale israeliana ha pronunciato una condanna a sei mesi di liberta' condizionata per l'assassino (ebreo) di un bambino (non-ebreo). Non hanno mosso un dito quando la giovane 15enne palestinese Suad e' stata messa in una cella di isolamento, senza supporto legale e soggetta a torture psicologiche. Sono completamente assenti dalle corti militari israeliane, dove un singolo ufficiale ebreo puo' emettere sentenze di lunga prigionia senza alcuna prova chiara. Apparentemente, questi avvocati sono consapevoli di determinati limiti.

    Finkelstein ha cercato di esplorare il segreto del nostro discreto fascino ebraico, un fascino che apre il cuore degli americani e le cassaforti dei banchieri svizzeri. La sua conclusione e' che noi sfruttiamo il senso di colpa degli europei e degli americani. "Il culto dell'olocausto ha dimostrato di essere un' indispensabile arma ideologica. Attraverso quest'arma, una delle piu' formidabili potenze militari del mondo, con un orrendo record di violazione dei diritti umani, si e' potuta proporre come vittima, ed il gruppo etnico piu' di successo degli Stati Uniti ha esso stesso acquisito lo status di vittima". Finkelstein porta avanti una brillante analisi del culto dell'olocausto, ed arriva ad una scoperta allarmante: esso non e' altro che una meschina costruzione di pochi cliche' cuciti insieme dalla addolorata voce di Elie Wiesel.

    Finkelstein non e' consapevole dell'immensita' della sua scoperta, poiche' egli crede ancora che il culto dell'olocausto sia un grande concetto, secondo solo all'invenzione della ruota. Esso risolve l'eterno problema del ricco e dell'influente, eliminando, altresi', l'invidia e l'odio del povero e dello sfruttato. Esso permette a Mark Rich e ad altri truffatori di ingannare e di rubare, permette all'esercito israeliano di uccidere bambini e di far morire di fame le donne impunemente. Questa sua opinione e' condivisa da molti israeliani. Ari Shavit, un noto giornalista di Ha'aretz, lo espresse molto bene nel 1996, quando l'esercito israeliano uccise oltre 100 profughi a Cana, in Libano: "Possiamo uccidere impunemente, perche' il museo dell'olocausto e' da noi". Boaz Evron, Tom Segev ed altri scrittori israeliani hanno condiviso lo stesso punto di vista.

    Possiamo riassumere le tesi del dott. Finkelstein come segue: gli ebrei sono riusciti a far quadrare il cerchio ed a risolvere il problema che angustia l'aristocrazia e i miliardari rampanti. Proprio cosi': essi sono riusciti a disarmare i loro oppositori suscitando la loro pieta' ed il senso di colpa.

    Io ammiro il dott. Finkelstein perche' continua a credere nel buon cuore dell'uomo. Ritengo anche che lui creda nelle favole. Per quello che credo io, la compassione ed il senso di colpa possono offrirti forse un piatto di zuppa gratis. Non innumerevoli miliardi di dollari. Finkelstein non e' cieco. Si e' accorto che gli zingari, un'altra vittima dei Nazisti, non hanno ricevuto neanche un marco dai "compassionevoli" tedeschi. La capacita' americana di sentirsi in colpa verso le loro vittime vietnamite (5 milioni di uccisi, un milione di vedove, distruzioni a tappeto) e' stata ben espressa dall'ex segretario alla Difesa William Cohen: "Non c'e' posto per le scuse. La guerra e' guerra". Nonostante abbia tutti i fatti a sua disposizione, Finkelstein afferra la sua croce e cerca, in questo modo, di spaventare il vampiro e di metterlo in fuga.

    Qual'e' la vera fonte del potere che alimenta l'industria dell'olocausto? Non e' un discorso ozioso o una questione teorica. Un'altra tragedia palestinese si profila all'orizzonte, col lento strangolamento delle sue citta'. Ogni giorno un albero viene sradicato, una casa demolita, un bambino ucciso. A Gerusalemme, gli ebrei festeggiano il Purim con un pogrom di Gentili, e questo viene citato solo a pagina sei dei giornali locali. A Hebron, i seguaci di Kahane celebrano il Purim accorrendo alla tomba dell'assassino di massa Goldstein. Non e' tempo di agire subdolamente.

    Nel romanzo "Le Sirene", Bloom esprime le sensazioni del suo creatore James Joyce verso il sanguinoso concetto della liberazione irlandese, sull'epitaffio di un combattente per la liberta' irlandese. I miei nonni, i miei zii e le mie zie morirono durante la II Guerra Mondiale. Ma io giuro sulla loro memoria, se pensassi che il senso di colpa da cui e' nato il culto dell'olocausto ha causato la morte di un solo bimbo palestinese, io stesso trasformerei il Memoriale dell'olocausto in un urinatoio pubblico.

    La meschinita' del culto dell'olocausto e la facilta' con cui ha spillato miliardi e' la prova concreta del potere reale che c'e' dietro quest'industria. Questo potere e' oscuro, invisibile, ineffabile, ma reale. Non e' un potere derivato dall'olocausto, ma, piuttosto, il culto dell'olocausto rappresenta la messa in mostra dei muscoli da parte di coloro che controllano il vero potere. Ecco perche' tutti gli sforzi dei revisionisti vengono condannati. Le persone che hanno promosso il culto possono promuovere qualsiasi cosa, poiche' essi dominano tutti i pubblici discorsi. Il culto dell'olocausto non e' altro che una piccola manifestazione della loro abilita'. Questo potere riesce solo a sorridere delle rivelazioni del dott. Finkelstein.

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    ...E PURE IL TEATRO!

    di Gianluca Freda (21/08/2007 - 15:41)


    TEATRI NEI CAMPI
    dal sito www.air-photo.com
    Traduzione di Gianluca Freda

    Sopra: manifesti di programmi teatrali disegnati a mano dai detenuti nel campo [di Auschwitz] nel 1943, con l’immagine di una sala da concerti e di un palcoscenico interno, insieme ai cartelloni pubblicitari dell’opera di Strauss “Die Fledermaus” (Il Pipistrello) e di un programma di “Musica di Mozart”. Nella lista degli strumenti è compreso un pianoforte.

    Molti dei grandi campi di concentramento tedeschi avevano sale da concerto dove i detenuti organizzavano regolarmente, ogni sabato sera, recite teatrali, opere e spettacoli danzanti ai quali assistevano migliaia dei loro compagni di detenzione. Questi concerti erano molto invidiati dagli abitanti dei villaggi vicini ai campi, che non avevano gli strumenti né le sale per l’organizzazione di simili spettacoli. A volte gli abitanti dei villaggi vicini venivano invitati ad assistere agli spettacoli insieme ai detenuti.

    (I programmi sono in esposizione presso il campo di Mauthausen)

     


     

    I detenuti organizzavano ogni settimana spettacoli di musica, canto e produzioni teatrali a cui partecipavano, il sabato e la domenica, i detenuti di tutti i campi della zona di Auschwitz. I detenuti entravano dalla porta visibile nella foto, mentre i lavoratori e le famiglie degli altri campi, insieme agli abitanti dei villaggi, entravano dalla porta principale sull’altro lato dell’edificio. Erano necessarie fino a 8 repliche al giorno per permettere a tutti di assistere agli spettacoli. L’unica sala più ampia si trovava presso la chiesa cattolica della città di Oswiecim, 2 chilometri più a nord (la foto è del 1987).

     

     

    Non si conosce l’esistenza di fotografie delle produzioni teatrali di Auschwitz, ma esistono foto dei gruppi teatrali degli altri campi. La didascalia di questa foto dice: “Dopo lo scioglimento del gruppo nel 1941, gli artisti del Gruppo Culturale Ebraico lavorarono singolarmente in diversi campi, in recite collettive e cori. Questa è una produzione del 1943 presso il campo di Westerbork; qui l’attrice Camilla Spira recitò in molti spettacoli”

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