CHI CI LIBERERA'?

E’ da un po’ di tempo che non parlo più di politica italiana. Non solo sul blog, ma anche nelle quotidiane conversazioni. Fino a poco più di un anno fa era l’unico argomento di cui mi sembrava valesse la pena di parlare. Questo blog era iniziato così, con le ingenue speranze preelettorali di chi aveva combattuto per cinque anni, con scarsi mezzi e poche forze, contro un governo che gli sembrava l’incarnazione di quanto di più pericoloso e violento si fosse mai visto in questo paese dagli anni del fascismo. Rileggermi i primi post, pieni di esultanza ludica e doverosamente scurrile per la sconfitta del centrodestra e di timidi preventivi per il futuro, è un viaggio a ritroso nella percezione della politica che sembra durare decenni anziché i miseri sedici mesi trascorsi da allora. Ai conoscenti dico sempre che l’espansione e poi l’esplosione della blogosfera - quindi dell’informazione libera da condizionamenti e censure - mi ha insegnato in un anno più cose di quante ne avessi imparate nei restanti 41. Che mi ha spinto a parlare di questioni internazionali a molti aliene, perché è in quelle vicende (in ciò che accade nelle riunioni del Bilderberg, del Bohemian Grove o dell’AIPAC) e non nei ridicoli parlamenti nazionali che si decide, da sempre, il destino delle nazioni e del mondo.
E’ vero.
Ma non è tutta la verità.
Se non parlo più di politica italiana non è solo perché essa ha perduto ogni rilievo nella mia personale classifica delle cause di infelicità o felicità dei cittadini, cause che colloco ormai nettamente altrove. Il fatto è che la politica italiana, con questo governo-farsa tenuto in piedi da ottuagenari incarogniti, ha semplicemente cessato di esistere. Ciò che leggo la mattina sul giornale non è politica. E’ una cloaca, un fiume in piena di deiezioni puzzolenti che rischia di straripare ogni volta che un politico o un sindacalista, perfino dell’area che un tempo consideravo mia, apre bocca e dice la sua.
Stamattina, per esempio, teneva banco la trattativa sulle pensioni. Il fetore era tale che sono riuscito a stento a raggiungere l’edicola. L’assassinio delle speranze di sopravvivenza di milioni di pensionati, presenti e futuri, è stato perpetrato, secondo regola sperimentata, in piena estate, quando la gente è distratta dalla canicola e dalla tintarella. Chissà se funzionerà anche questa volta, con il V-Day alle porte. La scusa è la solita, impresentabile, ridicola: dobbiamo sacrificarci, o l’INPS non avrà più soldi, in futuro, per pagare le pensioni ai giovani che iniziano oggi a lavorare. Peccato che l’INPS, proprio l’altro giorno, abbia comunicato i suoi conti: nei primi 5 mesi dell’anno ha incassato 3,8 miliardi di euro in più rispetto al 2006 e ne ha spesi solo
La possibilità di liberarsi della schiavitù del lavoro viene rinviata ad un’età sempre più lontana e irraggiungibile man mano che si va avanti negli anni, con lo stomachevole balletto sulla “quota
Quando si leggono i commenti dei sindacalisti, il fiume di merda verbale si fa più impetuoso. Va bene che, col regalone ricevuto dal governo (il TFR dei lavoratori così tonti da averlo lasciato nelle sue grinfie, pronto per gli investimenti più pazzi), non c’era da aspettarsi battaglia da parte della triade, semmai si trattava di un’occasione per ringraziare e ricambiare il favore. Ma la vecchia trimurti, dopo aver dissimulato per anni la sua totale strafottenza verso le ragioni dei lavoratori che dovrebbe tutelare, ha stavolta compiuto il salto di qualità: rendere esplicita la strafottenza, sfottere apertamente i lavoratori che dissangua, tanto, litigiosi e stupidi come sono, cosa volete che possano fare per opporsi? I più schifosi e servili, come sempre, sono stati quelli di Cisl e Uil: "Dò un giudizio molto, molto positivo", scoreggiava Bonanni, senza più curarsi di sapere se i suoi iscritti condividessero o no il suo ben remunerato entusiasmo. Angeletti sputazzava cifre a vanvera sul roseo futuro dei giovani, garantito dalla taumaturgica revisione dei coefficienti, come una fattucchiera di borgata che predìca la salute e l’amore sulle interiora di una rana morta.
Infine è stato ripugnante, davvero ripugnante, l’atteggiamento tenuto dalla sinistra radicale, quella che un tempo non lontano chiamavo la “mia” parte politica. Collusi con i banchieri quanto gli altri, ma impossibilitati a darlo a vedere senza sparire dalla scena politica, Verdi, Rifondazione e Comunisti Italiani hanno accettato l’accordo con una mano, mentre l’altra vibrava iraconda verso il cielo in segno di sdegno e orrore. Evidentemente sono convinti che apparire schizofrenici sia preferibile, in termini di consenso, all’apparire traditori. E’ il vecchio trucco di ogni malandrino: fingersi pazzo per salvare le chiappe. Peccato che finiscano per apparire sia traditori che schizofrenici, con i risultati che ben presto vedremo. Finiranno i loro giorni, e gli ultimi miserabili residui di consenso che gli restano, in una cella imbottita, non rimpianti neppure da chi, fino all’ultimo, aveva insistito a dargli fiducia.
Tutto questo accadeva mentre il giudice Clementina Forleo inviava in Parlamento la richiesta di poter utilizzare 68 intercettazioni sulle scalate di Antonveneta, Bnl e Rcs nei relativi procedimenti penali.
Pochi giorni fa






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