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    Archivio Giugno 2007

    ANIMALI RARI

    by Gianluca Freda (10/06/2007 - 17:50)



    Fra tanti messaggi di insulti e mail minatorie, ogni tanto compare qualcuno che rimette la tua giornata sul binario giusto. Permettetemi di pubblicare, una volta tanto, una mail di complimenti anziché i soliti improperi da mercato del pesce:

    Ti volevo ringraziare per il lavoro di informazione che stai facendo. Prima di leggere il tuo sito pensavo veramente che i negazionisti fossero delle persone che dicevano che i campi di concentramento fossero dei club med. Da quando ho scoperto il tuo sito ho cercato anche di informarmi di piu'. Oggi per esempio sono riuscito a trovare un sito che mi ha fornito informazioni sui motivi che portarono alla seconda guerra mondiale. Anche tenendo conto che è un sito fatto da gente politicizzata e quindi interessata a mostrare i fatti sotto una certa luce, le argomentazioni che ho trovato mi sono sembrate convincenti. […] Comunque grazie ancora e mi raccomando continua così perche' la via che hai scelto è quella giusta del dialogo e del confronto e prima o poi quelle che sono le tue teorie saranno accettate. Spero che non sia un riconoscimento postumo.  (Unknown)

    Grazie a te, anonimo. A scrivere sono capaci tutti, ma è raro trovare persone che leggano con attenzione ciò che viene scritto. E’ bello sapere che non si sono ancora del tutto estinte.  

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    APPASSITI QUARANTENNALI

    by Gianluca Freda (10/06/2007 - 16:00)



    40 BRUTTI ANNI
    di Uri Avnery
    tratto da Gush Shalom
    traduzione di Gianluca Freda
     

    “Riposo è giunto per gli stanchi/ Riposo per gli esausti/ Una pallida notte ricopre/ I campi della valle di Jezreel/ Rugiada sotto e luna sopra/ Da Kibbutz Bet-Alfa a Moshav Nahalal”

    Così cantavamo quando eravamo giovani. Ora tutto questo non è che una serie televisiva nostalgica, adolescenti degli anni ’50 che cantano canzoni dei pionieri.

    Il pensiero vaga. Chi furono i pionieri, i primi a cantare queste canzoni?

    Vennero da ricche case di San Pietroburgo, dagli shtetl in Galizia, figli e figlie di professori universitari tedeschi. Avrebbero potuto imbarcarsi per l’America, come molti emigranti facevano in quel periodo. Invece furono attratti da un remoto paese orientale, da una grande avventura nazionale. Vivevano in spaventosa povertà, lavorando duramente sotto un sole impietoso a cui non erano abituati, e sognavano una perfetta società umana.

    Erano veri idealisti. Non gli veniva in mente che stavano facendo del male ad esseri umani di un altro popolo. Gli arabi erano per loro parte di quel paesaggio romantico. Credevano in assoluta innocenza di stare portando beneficio e progresso a tutti gli abitanti della regione.

    Visti da oggi, quattro o cinque generazioni dopo, appaiono piuttosto diversi. La loro innocenza è dimenticata. A molti essa appare come lurida ipocrisia, un paravento per la rapina e l’oppressione.

    Questo è uno dei risultati di 40 anni di occupazione. Gli attuali coloni affermano di essere i successori di quei pionieri degli anni ’20 e ’30. Sostengono di essere i pionieri di oggi. Questi criminali, violenti e ladri, credono davvero che noi si possa scorgere negli antichi pionieri i loro precursori spirituali.

    Se mettiamo insieme tutto il danno che l’occupazione ci ha causato – anche a noi, e non soltanto alle sue vittime dirette, gli abitanti dei territori occupati – cerchiamo di non dimenticare una cosa. L’occupazione avvelena la memoria nazionale. Inquina non solo il presente, ma anche il passato, non solo agli occhi del mondo, ma anche ai nostri occhi.

    Basta guardare cosa ha fatto l’occupazione alla religione nazionale.

    Da bambino, a casa, mi insegnavano che l’ebraismo era una religione umana, “una luce per i Gentili”. Ebraismo significa disprezzare la violenza, preferire la spiritualità al potere, trasformare il nemico in amico. A un ebreo è permesso difendersi – “Se qualcuno viene per ucciderti, uccidilo tu per primo”, come recita il precetto talmudico – ma non per amore della violenza e dell’intossicazione da potere.

    Cosa è rimasto di tutto questo?

    Alcuni amici, preoccupati, mi hanno inviato di recente alcune citazioni da far rizzare i capelli tratte dalle dichiarazioni del rabbino Mordechai Eliyahu, ex capo dei rabbini sefarditi d’Israele e leader spirituale dei coloni e dell’intera orbita religiosa sionista. In una lettera al Primo Ministro, il rabbino decretava che era inammissibile avere compassione della popolazione civile di Gaza se ciò mette a rischio i soldati israeliani. Suo figlio, Shmuel, ha interpretato tale decreto nell’ottica paterna: se l’uccisione di 100 arabi non è sufficiente a fermare il lancio di razzi Qassam verso Israele, se ne uccidano 1000. E se questo non basta, allora 10.000, 100.000 e anche un milione. Questo allo scopo di fermare i Qassam, che in tutti questi anni non sono riusciti a uccidere neanche una dozzina di ebrei.

    Che relazione c’è tra questa visuale “religiosa” e il Dio che (in Genesi, 18) promise di non distruggere Sodoma se fosse stato possibile trovarvi anche solo 10 persone giuste?

    Che differenza esiste tra questo atteggiamento morale e quello dei nazisti, che uccidevano 10 ostaggi per ogni soldato tedesco ucciso dalla resistenza?

    Il decreto del rabbino non ha prodotto alcuna reazione. Nessun grido si è levato, né dal suo gregge né dal pubblico in generale. I rabbini che sostengono apertamente simili metodi si contano ormai a centinaia. Molti di loro vengono dagli insediamenti. Quest’ottica “religiosa” è cresciuta nell’atmosfera velenosa dell’occupazione, una religione dell’occupazione. Essa getta vergogna sulla religione ebraica del presente e del passato.

    Non c’è da stupirsi che una persona dalla forte coscienza religiosa, Avraham Burg, ex portavoce della Knesset e capo della Jewish Agency, questa settimana abbia ripudiato il sionismo e abbia chiesto che venga abolita la definizione di Israele come stato ebraico.

    Non dico niente di nuovo se faccio notare che l’occupazione sta distruggendo l’esercito israeliano.

    Un esercito non può adempiere alla propria missione di difendere lo Stato contro i potenziali nemici quando viene utilizzato da decenni come forza di polizia coloniale. Si può dare un nome attraente a uno squadrone della morte – Team Mango o Unit Peach – ma esso resterà ciò che è: uno strumento di omicidio e di oppressione brutale.

    Un ufficiale che progetti oggi l’assassinio in stile mafioso di un “vecchio militante” attraverso un’operazione segreta nella Kasbah di Nablus, non sarà in grado domani di guidare un battaglione di carri armati contro un nemico dotato di armi sofisticate. Un esercito che spara a chi lancia pietre, che insegue i bambini nei vicoli del campo profughi di Balata o che sgancia una bomba da una tonnellata su un edificio residenziale non potrà trasformarsi, nell’arco di una notte, in una forza efficiente su un moderno campo di battaglia in una guerra ad alta tecnologia.

    Non serve andarlo a leggere nel rapporto Winograd. Basta paragonare i comandanti del 1967 – gente come Yitzhak Rabin, Israel Tal, Ezer Weitzman, Dado Elazar e Matti Peled – con i loro corrispettivi odierni. Dopo 40 anni di azioni spregevoli contro una popolazione inerme, l’esercito non attrae più quei giovani che possiedano originalità di pensiero e alte motivazioni, che siano coraggiosi e pieni di risorse. Attrae solo i mediocri tra i mediocri.

    Durante la Guerra dei Sei Giorni, un piccolo, sofisticato esercito difese lo Stato dall’interno della Linea Verde, definita una volta da Abba Eban come “il confine di Auschwitz”. Quest’esercito riuscì in meno di sei giorni a sopraffare quattro eserciti nemici. Da allora, dopo che il territorio fu ampliato e nuovi “confini di sicurezza” furono stati stabiliti, l’esercito divenne molto più grande e il suo budget si gonfiò oltremisura. I risultati si sono potuti vedere durante la Seconda Guerra del Libano.

    Da un punto di vista militare, l’occupazione è una grave minaccia alla sicurezza dello Stato.

    Ci resta la Suprema Corte. I sondaggi d’opinione hanno evidenziato come l’opinione pubblica derida la Knesset e sia disgustata dal governo, ma rispetti la Suprema Corte come bastione della democrazia e fonte d’orgoglio nazionale.

    Ultimamente è diventato lampante che questo atteggiamento è privo di fondamenti. Un attimo dopo il ritiro dalla Corte del Giudice Supremo Aaron Barak, l’intero sistema giudiziario ha iniziato a sprofondare in un pantano di intrighi, reciproche accuse e perfino calunnie. Non solo su anonimi blog, ma perfino nelle dichiarazioni del nuovo Ministro della Giustizia, la nomina di un Primo Ministro appare inquinata da scandali e corruzione personale.

    Come è potuto succedere?

    Ormai da molti anni la Corte vive in un regno d’illusioni. I giudici hanno preferito chiudere gli occhi sulle proprie stesse azioni. Mentre credevano di rappresentare un pilastro del liberalismo e della democrazia, autorizzavano esecuzioni extra-giudiziali. Hanno chiuso gli occhi mentre la tortura diventava routine. Hanno creato montagne di sofisticate argomentazioni secondo le quali il mostruoso Muro sarebbe essenziale alla sicurezza, tentando di nascondere l’ovvia realtà, cioè che il suo fine principale è quello di recuperare territori per gli insediamenti.

    Quando la Corte Internazionale ha reso pubblica la semplice, chiara e inconfutabile opinione che il Muro violasse la legislazione internazionale nonché diverse convenzioni firmate dallo stesso Israele, la nostra Suprema Corte la ha semplicemente ignorata.

    Una Corte che mente a se stessa su un argomento, non può garantire la propria integrità su un altro. Il “bastione della democrazia” è stato minato, e potrebbe anche crollare del tutto.

    Nel frattempo i libri della legge sono stati macchiati da una legislazione razzista: dalla legge che vieta ai cittadini israeliani di vivere in Israele con spose palestinesi, al decreto che è stato oggetto questa settimana dell’attenzione primaria della Knesset e che permette a 80 membri della Knesset di espellere un membro della Knesset che abbia espresso, dentro o fuori dall’assemblea, critiche ai ministri o ai comandanti delle forze armate.

    Non si può negarlo: 40 anni di occupazione hanno reso lo Stato d’Israele irriconoscibile.

    Ciò è visibile in ogni aspetto della vita. Ciascuno di essi è stato contaminato.

    Ragazzini di 18 anni, molti dei quali cresciuti da genitori onesti come esseri umani dotati di una morale, vengono attratti dall’esercito, penetrano nella brutale sottocultura dei loro reparti e ricevono un indottrinamento che giustifica qualunque atto di brutalità contro gli arabi. Solo pochi e rari individui sono in grado di resistere alla pressione. Dopo tre anni la maggioranza di essi abbandona l’esercito, induriti, con una sensibilità annebbiata. La brutalità nelle nostre strade, gli omicidi abituali nei dintorni delle discoteche, il proliferare di stupri e violenze in ambito familiare, tutto questo è stato senza dubbio influenzato dalla realtà quotidiana dell’occupazione. Dopo tutto si tratta delle stesse persone che la gestiscono.

    Un poliziotto assegnato ai checkpoint di Hebron o Hawara, che tratta gli abitanti di quei luoghi come creature inferiori, che si comporta in modo sadico o giustifica il sadismo dei suoi camerati, potrà forse trasformarsi in una persona diversa quando tornerà, il giorno dopo, a Tel Aviv, Haifa o Shefa-Amr? Si sveglierà la mattina dopo e si scoprirà, miracolosamente, servo devoto dei suoi cittadini in una società democratica?

    Da anni servizi segreti, polizia ed esercito mentono su ciò che avviene nei territori occupati. La menzogna è diventata routine. Sono pochi nel mondo i giornalisti che accettano queste dichiarazioni senza porre domande. E quando la menzogna diviene la norma su un determinato argomento, le bugie non si fermano lì. I bugiardi dei servizi, della polizia e dell’esercito si sono ormai abituati a mentire anche su altre questioni.

    Nei “territori” impazza la corruzione. Ufficiali militari si tolgono l’uniforme e si lasciano coinvolgere in loschi affari. Baroni capitalisti approfittano dei rapporti con loro. Certo, non è questa l’unica fonte di una corruzione divenuta ormai una rovina di stato, ma è sicuramente un fattore che contribuisce.

    L’occupazione genera marciume, che penetra poi attraverso tutti i pori dell’organismo nazionale.

    Dopo 40 anni, c’è ben poca somiglianza tra lo Stato d’Israele di oggi e quello che i fondatori vedevano con l’occhio della mente: un modello di giustizia sociale, eguaglianza e pace. I fondatori sognavano una società moderna, illuminata, secolare, liberale, socialmente progressista, con un’economia fiorente che recasse benefici a tutti. La realtà, come sappiamo, si è rivelata molto, molto diversa.

    In verità, non si può dare tutta la colpa all’occupazione. Anche prima del 1967 il giovane Stato era ben lungi dalla perfezione. Ma l’opinione pubblica sentiva che si trattava di una situazione temporanea. Le cose avrebbero potuto essere corrette e migliorate. Quando la Repubblica d’Israele si trasformò nel nascente Impero Israeliano, allora iniziò il drammatico deterioramento.

    Alla fine della Guerra dei Sei Giorni il mondo intero ci salutò con simpatia. Il piccolo, coraggioso Davide aveva vinto contro Golia. Ora siamo noi che veniamo visti come un Golia brutale e spietato.

    Il boicottaggio contro Israele annunciato da diverse organizzazioni estere dovrebbe far suonare un campanello d’allarme. Nella Dichiarazione d’Indipendenza, Thomas Jefferson scrisse che ogni nazione deve comportarsi con “educato rispetto verso le opinioni del genere umano”. Non si trattava solo di un problema di etica, ma anche di concreto buon senso. Tenere in vita un’occupazione che viola le leggi internazionali è per noi come sputare negli occhi al lato migliore della natura umana.

    Israele suscita aspettative diverse rispetto al Congo o al Sudan. Ma ormai da anni centinaia di milioni di persone ci vedono ogni giorno nelle vesti di soldati d’occupazione, armati fino ai denti, che compiono abusi contro una popolazione inerme. L’accumulo di questa percezione sta oggi diventando evidente.

    Certo, si può trattare con disprezzo l’opinione del genere umano, sulla falsariga della celebre domanda di Stalin “quante divisioni militari possiede il Papa?”. Ma è stupido. L’opinione internazionale può esprimersi in mille modi diversi. Essa influenza le politiche dei governi e la società civile. I tentativi di boicottaggio non sono che un primo sintomo.

    Ma al di là della cattiva fama che l’occupazione ha gettato su Israele, all’interno del paese e all’estero, esiste qualcosa che riguarda ciascuno di noi. Qualsiasi essere umano desidera essere fiero del proprio paese. L’occupazione ci priva di questa aspettativa.

    Per il 40° anniversario dell’occupazione di Gerusalemme Est, una TV straniera voleva intervistarmi nel quartiere musulmano della Città Vecchia. Abbiamo passeggiato per la Via Dolorosa, la Via della Croce. La strada era quasi vuota. I proprietari dei negozi che vendevano antichità, souvenir e tappeti pregiati stavano fermi sulla porta, emanando disperazione, cercando di attirarci dentro con lo sguardo.

    Di tanto in tanto passavano piccoli gruppi di turisti. Ogni gruppo era accompagnato da quattro guardie di sicurezza in uniforme bianca, due davanti e due dietro. Ciascuna di esse teneva in pugno una pistola carica, pronta ad aprire il fuoco nello spazio di una frazione di secondo. E’ così che passeggiavano per la strada.

    Questa è la realtà di “Gerusalemme Riunita e Indivisibile, Capitale d’Israele per Tutta l’Eternità”, come recita lo slogan ufficiale, 40 anni dopo la sua “liberazione”.  

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    IL BENVENUTO DI ROMA A BUSH

    by Gianluca Freda (10/06/2007 - 02:48)



    (da www.luogocomune.net )

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    CONFESSIONI INVOLONTARIE

    by Gianluca Freda (10/06/2007 - 02:30)



    L’ARPA PIEMONTE “AMMETTE” L’ESISTENZA DELLE SCIE CHIMICHE!

    dal sito sciechimiche-zret.blogspot.com/  
     

    L’ARPA Piemonte, interpellata da un cittadino in merito alla precipitazione di una sostanza giallastra rinvenuta sulle auto ed in merito alla questione delle scie rilasciate da aerei privi di contrassegni, ammette, in un documento di risposta, l'esistenza del problema con le seguenti parole...

    Il Dott. *** mi ha inoltrato la richiesta di informazioni da lei pervenuta relativamente al fenomeno del 25 maggio di precipitazioni che hanno lasciato le automobili ricoperte di polvere gialla.

    In effetti, l'analisi di un campione probabilmente avrebbe permesso di risolvere il dubbio sulla natura e composizione di tale polvere, tuttavia l'attività analitica dell'ARPA è strutturata su analisi di routine con metodiche standardizzate previste dai compiti istituzionali dell'ARPA.

    Non abbiamo avuto altre segnalazioni di percezione di presenza di zolfo (come lei indica per l'odore) durante il fenomeno da lei segnalato e rimaniamo convinti che probabilmente si trattasse di polline. Per cui concordo nel poter considerare "la questione zolfo chiusa". Presso il Dipartimento ARPA di Torino mi occupo del monitoraggio della Qualità dell'aria ed il controllo è focalizzato sui parametri previsti dalla normativa vigente, i cui dati possono essere consultati e scaricati presso il seguente indirizzo...

    http://www.sistemapiemonte.it/ambiente/srqa/

    I dati vengono aggiornati quotidianamente per i campionatori automatici, e appena disponibili quelli relativi alle polveri.

    Mentre nel link seguente vi è un resoconto aggiornato annualmente della Qualità dell'aria a Torino e Provincia
    http://www.provincia.torino.it/ambiente/inquinamento/eventi/sguardo

    Le segnalo, comunque, che oltre ad i parametri previsti dalla normativa che potrà trovare nei siti indicati, da quest'anno è iniziata la determinazione di solfati, nitrati, cloruri e ammonio su particolato PM10 e su deposizioni umide, quindi avremo informazioni anche su questi composti che ci permetteranno di valutare l'entità dei composti dello zolfo presenti nell'aria.

    Per quanto riguarda il fenomeno delle "scie chimiche" conosciamo il problema, tuttavia l'ARPA è un organo tecnico che misura e fornisce i dati ambientali, ma non è deputato a prendere decisioni di tipo politico o strategico.

    Colgo l'occasione per porgerle distinti saluti.
    Dott.ssa***

    ARPA - SC06 Dipartimento Provinciale della Provincia di Torino
    SS 06.02 - Attività Istituzionali di Produzione - Qualità dell'Aria

    Si tratta di un'ammissione obliqua ed un po' ambigua, ma è pur sempre una dichiarazione in cui l'ARPA riconosce che sostanze chimiche sono irrorate nell'atmosfera, pur nascondendosi poi dietro il dito della non competenza ad agire.

    Dopo che la dichiarazione dell'ARPA viene diffusa sulla Rete, un responsabile dell'Agenzia, su pressioni di un disinformatore ben informato e che opera in azioni di censura, in collaborazione con altri agenti, fa dietro front, smentendo le precedenti asserzioni della sua collega nel modo seguente, con la classica foglia di fico:

    In riferimento alla risposta fornita alla richiesta pervenuta all'URP in data 26 maggio 2007 relativamente ad un fenomeno di "inquinamento da zolfo" nella città di Torino, si segnala una fuorviante interpretazione di una frase riportata nella risposta, in quanto con il termine “scie chimiche” ci si riferiva ai normali gas derivanti dalla combustione dei normali propellenti degli aerei civili che naturalmente sono composti "chimici" (ossidi di azoto, ossidi di zolfo, idrocarburi...) e che in effetti a seconda della temperatura degli stessi e dell'atmosfera e della velocità, possono condensarsi nell'atmosfera, determinando delle scie bianche visibili, ma non ci si riferiva a ipotesi di natura diversa di cui non siamo a conoscenza. Si richiede pertanto di rendere pubblica tale precisazione sul forum.

    Si richiede inoltre di richiedere al forum di cancellare le indicazioni del nome cognome e indirizzo mail del funzionario ARPA riportato sul forum, in quanto viola quanto previsto dal decreto sulla tutela della privacy che era riportato in calce alla mail di risposta e che si riporta di seguito. Pertanto si DIFFIDA chiunque dal continuare a diffondere tali dati personali (nome cognome e indirizzo mail)

    Il Direttore del Dipartimento Arpa di Torino
    Dott. ***

    Troppo tardi! Ormai il vaso di Pandora è stato scoperchiato: per l'ennesima volta un ente ufficiale è costretto a riconoscere, sebbene in modo indiretto, che si sta perpetrando, nella totale impunità degli avvelenatori e nell'indifferenza o collusione delle istituzioni, un genocidio. I contribuenti sono tartassati per mantenere con lauti stipendi, questa legione di parassiti, di codardi che violano la Costituzione e le leggi della repubblica, mentre la magistratura, le forze dell’”ordine”, i ministeri teoricamente preposti alla tutela della salute ed alla protezione dell’ambiente, continuano, con il loro silenzio e la loro inettitudine, a rendersi complici di imperdonabili scelleratezze per le quali un giorno dovranno pagare lo scotto. Si noti come la dottoressa della prima missiva parli di "questioni politiche e strategiche". Ora... si parla di "questioni politiche e strategiche" relativamente ad innocue scie di condensa? Bugiardi! Ormai la frittata l'avete fatta!

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