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    IL RITORNO DI SCHIAVONE

    di Gianluca Freda (05/06/2007 - 22:32)



    Mi scrive il simpatico Pier Franco Schiavone:

    Vedi Freda la tua risposta, piena di insulti, al mio post pubblicato sul blog di Sabelli, mi fa ritenere che ho ragione. Tra l'altro non hai saputo nemmeno cogliere l'amara ironia quando ho parlato di sganassone che rifilerebbe ad un negazionista il figlio di uno scampato, non io. Il fatto poi che tu liquidi il nazismo magico con un no comment indica le tue lacune. Freda, di nazismo non sai nulla se non sai che alla base dei miti che hanno dato linfa a quell’ideologia, c'è proprio il nazismo magico; leggi, sul tema, un bel libro di Giorgio Galli. A proposito del Mein Kampf di Hitler, poi, sottaci che scrisse, a proposito di razze: "… vi ho ordinato di massacrare senza pietà qualsiasi uomo, donna o bambino che non appartenga alla vostra razza. Così soltanto potremo ottenere lo spazio fisico che ci abbisogna". Dice molto di più, naturalmente, ma dovresti fare lo sforzo di leggerlo quel libraccio.
    Fai una cosa, lo dico per la tua salute mentale, lascia stare la storia che non è roba per te; sei così bravo quando ti occupi di politica Italiana, di no-global, di tante altre cose interessanti, perché vuoi umiliare in questo modo la tua indubbia intelligenza? Il tuo odio per Israele ti confonde; nemmeno a me piace la politica degli Israeliani, la loro arroganza e il loro razzismo; sono anche d’accordo che ci sono stermini in atto come quello in Cecenia, per esempio, ma la Shoa è altro. Nei prossimi giorni andrò a prendere in Cambogia un bambino, lì Pol Pot ha consumato un genocidio terribile, ma nemmeno lui ha rilasciato fatture e un domani un megalomane potrebbe sostenere che i Khmer non hanno mai sterminato un milione o più di Cambogiani (Il futuro Khmer rosso potrebbe dire: “mai ammazzato con un colpo in testa centinaia di migliaia di persone, dimostratemelo esibendo le fatture dell’armaiolo!” “Ma come, e i teschi con il foro della pallottola?” “Fatti col trapano!”). Ricordati che quando cento tesi a favore di un fatto le smonti una per una con affermazioni (vedi la tua risposta sulle sentenze) che non ammettono discussioni perché radicate in una tua personalissima convinzione, oppure dove, scorrettamente, come mai uno storico farebbe, riporti le dichiarazioni di un pazzo che ha parlato di bombe atomiche
    [neretto mio, NdT], non fai ricerca storica, ma la falsifichi.
    Quando insisti su teorie bislacche, mi ricordi i seguaci di Scientology, come loro hai abbracciato qualcosa di molto simile a delle idee settarie. Ho letto il tuo Faurisson e non mi ha convinto, cosa vuoi, costringermi a credere nelle sue teorie? In ogni caso sappi che potrei, con lo stessa tecnica usata da te e dai tuoi eroi, sostenere che Cesare non è mai esistito. […]                                                   

                                                                 *  *  *  *  *

    Eh, a vantarsi si fa presto. Vuole dimostrare che Giulio Cesare non è mai esistito, gentile Schiavone? Si accomodi. Studi per trent’anni le testimonianze, le fonti, i luoghi, gli scritti storici, come ha fatto Faurisson con le deportazioni e i campi di concentramento. Contesti l’autenticità del “De Bello Gallico” con argomentazioni e ricerche inoppugnabili. Abbia le palle di sfidare la storiografia ufficiale pubblicando i suoi risultati. Rispetto a Faurisson avrà molti meno problemi. Nessuno la priverà del suo lavoro, né la trascinerà in tribunale, né le romperà la mascella a cazzotti a causa del lavoro che sta svolgendo. Al massimo dovrà affrontare qualche sogghigno d’incredulità, ma per uno storico che crede nella serietà delle proprie ricerche questo è un problema che non esiste nemmeno. Non mi dia vanterie e chiacchiere, mi dia una ricerca argomentata e approfondita sull’inesistenza di Giulio Cesare. Le prometto che la leggerò con molta più attenzione di quella che lei ha riservato alle ricerche di Faurisson, sulle quali si ostina a non sapere e a non voler sapere assolutamente niente.

    Ad esempio: lei ha una vaga idea di come sia fatta una camera a gas? Non basta inserire in una stanzetta un tubo collegato allo scappamento di un autocarro, come lei, in una delle sue più divertenti performance sul blog di Sabelli, ha sostenuto avvenisse a San Sabba. Servono macchinari complessi per la ventilazione, servono materiali speciali che impediscano all’acido cianidrico di impregnare le strutture, servono chiusure di sicurezza, servono protezioni per gli addetti alla rimozione dei corpi, servono sistemi di rilevamento del gas che dicano a chi sta all’esterno quando si può entrare nell’ambiente senza pericolo. Questa roba non si compra dall’armaiolo come le cartucce di fucile, va prodotta in fabbriche ad alta tecnologia, va ordinata, spedita, fatturata, messa in funzione da tecnici specializzati. Sulla costruzione di strutture così complesse dovrebbero esserci montagne di documenti, che non sono mai stati trovati da nessuno. Non le sembra strano, egregio Schiavone? I tedeschi, giustamente noti per la loro meticolosità, ci hanno lasciato documenti, ordini e fatture per ogni tipo di materiale presente ad Auschwitz, ma sulle camere a gas non c’è nemmeno mezza riga. La polacca Danuta Czech, ricercatrice del museo statale di Auschwitz, ha pubblicato un suo studio che – fatta la tara dei commenti personali – contiene una quantità impressionante di documenti relativi alla costruzione della struttura e alla vita quotidiana all’interno del campo. Ci sono ricevute di pagamenti, fatture di fornitori, sentenze di tribunali, documenti sui premi assegnati alle SS più solerti nella repressione dei tentativi di fuga, perfino l’elenco dei numeri di matricola assegnati ai deportati. Inutile dire che, in tutta questa mole di documenti, non ce n’è uno che riguardi le camere a gas. Si noti che i tedeschi non sono accusati di aver utilizzato queste mitiche strutture per eliminare un detenuto alla volta, ma di averle fatte funzionare su scala industriale, senza interruzione, uccidendovi tra le 1000 e le 4000 persone alla volta. Solo ammettendo questo, infatti, sarebbe possibile giustificare la cifra pazzesca di sei milioni di morti in pochi anni. Un simile poderoso macchinario di sterminio, se fosse davvero esistito, non potrebbe non aver lasciato tracce fisiche o documentali. Invece non ne ha lasciate, dunque – almeno finché non vi sia prova del contrario – è legittimo pensare che non sia mai esistito.

    Certo, ciò non esclude che i tedeschi abbiano ucciso 4000 persone alla volta coi tubi di scappamento, con le mazzate in testa e magari con le micidiali flatulenze prodotte dalla dieta a base di crauti. Quando si fa storiografia con le leggende popolari, anziché sullo studio dei documenti, tutto diventa possibile. Chi invece avesse voglia di leggere uno studio serio sulla Risiera di San Sabba (ennesimo improbabile campo di sterminio della saga olocaustica) può leggere questo articolo di Carlo Mattogno. Tanto per avere un’idea di quale sia il livello delle bufale che ci costringono a ingurgitare.

    Riguardo al Mein Kampf: era un libro razzista, scritto da un razzista, in un’Europa in cui non c’era un solo capo di Stato che non considerasse il razzismo un valore e una verità scientifica. C’è da stupirsi che contenesse affermazioni razziste? Il punto è che non c’è una sola riga in cui il razzismo di Hitler mostri di voler andare oltre il livello che era comune, all’epoca, in ogni ambiente politico. L’idea di sterminare gli ebrei non è neppure presa in considerazione, né citata. Al contrario, Hitler spiega di essere cresciuto detestando i pregiudizi contro gli ebrei e di essere arrivato solo molto tardi a comprendere che rappresentavano un problema. Il suo disprezzo, più che agli ebrei in sé, va a quel gruppo di essi rappresentato dai sionisti. Scrive Hitler:

    Tutti i dubbi che ancora nutrivo, si dissolsero di fronte al comportamento di una parte degli stessi ebrei. Tra loro c’era infatti un grande movimento, molto diffuso a Vienna, che confermava con nettezza il carattere nazionale degli ebrei: costoro erano i Sionisti.

    Sembrava, a dire il vero, che soltanto una parte degli ebrei approvasse il loro punto di vista, mentre la maggioranza condannava e rifiutava dentro di sé le loro formulazioni. Ma… i cosiddetti ebrei liberali non respingevano i sionisti come non ebrei, ma solo come ebrei che avevano un modo poco pratico, forse perfino pericoloso, di esprimere il loro essere ebrei.

    E ancora:

    Perché benché i sionisti cerchino di far credere al resto del mondo che la coscienza nazionale degli ebrei troverà soddisfazione con la creazione di uno Stato in Palestina, qui ancora una volta gli ebrei stanno prendendo astutamente in giro gli sciocchi goyim. Non gli passa neanche per la testa di edificare uno stato ebraico allo scopo di viverci: ciò che vogliono è soltanto un’organizzazione centrale per la loro estorsione internazionale, dotata di poteri sovrani e posta al riparo dagli interventi di altri stati. Un rifugio per  avanzi di galera e un’università per  associazioni a delinquere.

    Mi seccherebbe molto dare ragione a Hitler, e non lo farò. Anche perché, perlomeno su questo punto, ci ha già pensato la Storia.   

    Riguardo al “pazzo” che ha testimoniato sull’utilizzo di bombe atomiche per lo sterminio degli ebrei, se lei si fosse scomodato a consultare il link che ho inserito, si sarebbe reso conto che quel pazzo si chiamava Robert H. Jackson, giudice della Corte Suprema americana che rappresentò l’accusa nel processo di Norimberga contro i crimini nazisti. Questo dovrebbe darle un’idea di quante fandonie e quanto discredito gratuito i vincitori americani abbiano inteso gettare sui tedeschi sconfitti, imputando ad altri l’orrore atomico che erano stati loro a scatenare sul mondo. Queste fandonie (la saponificazioni, i geyser eruttanti sangue, le camere a gas, le bombe atomiche e, sì, anche la favola per massaie del “nazismo magico”) rappresentano ancora oggi ciò che il popolino crede di sapere sulla realtà storica del nazismo. Fu lo stesso Jackson a inventare, tra le tante bufale, quella dell’atomica contro gli ebrei, come si vede leggendo la trascrizione del verbale. Il 21 giugno 1946, a Norimberga, Jackson stava interrogando Albert Speer sugli esperimenti atomici condotti dai tedeschi e poiché Speer, in un impeto di lucidità, si rifiutava di dire sciocchezze sotto giuramento, fu lo stesso Jackson a tentare di mettergli in bocca le parole. Di fronte alla reticenza di Speer, Jackson afferma (cito):

    “Possiedo informazioni certe, ricevute in prima persona, di un esperimento condotto vicino Auschwitz. Lo scopo dell’esperimento era quello di trovare un sistema rapido e completo di distruggere le persone senza la perdita di tempo e i problemi derivanti dalle esecuzioni, dalle gasazioni e dalle cremazioni, come era stato fatto fino ad allora; l’esperimento, per quanto ne so, consisteva in questo. Venne costruito provvisoriamente, con strutture temporanee, un villaggio, un piccolo villaggio, dove vennero sistemati 20.000 ebrei. Grazie a quest’arma di distruzione appena inventata, queste 20.000 persone vennero annichilite istantaneamente e in modo tale da non lasciare traccia…”.

    Il tribunale di Norimberga, similmente ad uno dell’Inquisizione, è pieno di testimonianze assurde e ridicole, come si può vedere QUI. Queste testimonianze furono frutto della rabbia degli ex detenuti contro i loro carcerieri, che li portava ad accusarli delle più nefande e improbabili scelleratezze. Ma derivarono anche dalle confessioni (rigorosamente sotto tortura) di molti ufficiali tedeschi e, naturalmente, dalla sfrenata fantasia dei giudici e degli avvocati americani, desiderosi di trasferire su una nazione sconfitta tutta la ferocia di cui il loro popolo si era mostrato capace e sempre più si sarebbe macchiato in futuro. Da qui viene anche l’assurda sciocchezza delle camere a gas. Una completa revisione delle testimonianze, delle deposizioni e delle sentenze del Tribunale di Norimberga è urgente e indispensabile per chi ama la ricerca non inquinata dalla propaganda. Basterebbe solo questo a esemplificare il servigio che i revisionisti, mettendo a rischio le loro carriere e le loro vite, stanno rendendo alla verità storica e al mondo.

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