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    NUOCE GRAVEMENTE ALLE DITTATURE

    by Gianluca Freda (11/05/2007 - 18:42)


    Recentemente ho ripreso a fumare. So che non ve ne frega niente e sarei preoccupato per voi se fosse altrimenti, ma il ritorno di una vecchia e sana abitudine va festeggiato. Avevo smesso di fumare più di due anni fa, non certo per motivi di salute o di igienismo, ma semplicemente per protestare contro un ennesimo rincaro delle sigarette varato dal governo Berlusconi per finanziare, tra le tante altre cose, le nostre missioni di sterminio (o di collaborazione allo sterminio) in Afghanistan. Mi ero ripromesso di non toccare più una sigaretta finché il governo del nano non fosse andato alla malora, e così ho fatto. Volendo strafare, ho continuato a tenermi lontano dalle bionde per un altro anno dopo il crollo del berlusconismo. Da un mese ho ripreso a fumare il mio mezzo pacchetto di MS al giorno e devo dire che mi sento molto meglio. Le sigarette sono molto, ma molto meno nocive di un turno di lavoro da 8 ore al giorno e gli unici validi motivi per tenersene lontani sono di carattere politico. Lo sapevano bene i milanesi, che nel 1848, un paio di mesi prima delle gloriose Cinque Giornate, proclamarono lo sciopero del tabacco per danneggiare le finanze austriache. In soli due giorni di astensione dal fumo (1 e 2 gennaio 1848) riuscirono ad infliggere danni economici piuttosto pesanti all’impero, tanto che il 3 gennaio fu varato un decreto imperiale che minacciava severe punizioni per ogni cittadino che avesse impedito agli altri di fumare. Lo stesso 3 gennaio, le truppe austriache si scatenarono contro la popolazione milanese, fumando ostentatamente sigari e sigarette mentre operavano la repressione e frustando a sangue i milanesi che li schernivano (vedi sopra il disegno d’epoca di Edoardo Matania).

    Comunque sono di nuovo un fumatore e per festeggiare pubblico questo articolo di Paul Joseph Watson che denuncia i veri obiettivi delle crociate contro il fumo promosse dai governi occidentali da qualche anno a questa parte. Fumare farà anche male alla salute – come qualsiasi attività del vivere, del resto - ma il diritto di disporre della propria salute come si crede è un pilastro della libertà individuale che a nessun legislatore dovrebbe essere consentito abbattere.

     

    IL FUMO FA MALE? MAI QUANTO IL FASCISMO

    di Paul Joseph Watson
    tratto da da Prison Planet
    Traduzione di Gianluca Freda


    Una quantità di nota e inquietante letteratura relativa alla crociata contro il fumo all’epoca del Nazismo può servirci a tracciare un chiaro parallelo con gli accadimenti contemporanei e a lanciare l’avvertimento che la restrizione delle abitudini personali da parte dello Stato è sempre un preludio alla dittatura.

    A partire dai primi anni ’30, come parte del progetto nazista per la purezza della razza, Hitler promosse una campagna nazionale per bandire il fumo dai luoghi pubblici e denunciò la pratica del fumo come tradimento dell’ideale nazista di purezza fisica.


    “Fratello nazional socialista, lo sai che il nostro Führer è contrario al fumo e crede che ogni tedesco sia responsabile dell’intero popolo attraverso i propri atti e le proprie emissioni e che non abbia il diritto di danneggiare il proprio corpo facendo uso di droghe?”, si leggeva su una rivista.

    Come ho già scritto in precedenza nel corso di quest’anno, “La regolamentazione dell’abitudine personale di fumare, che comprende l’introduzione a San Francisco di nuove leggi con cui si vorrebbero bandire le sigarette dalle case private, e il suo sostegno all’interno di una violenta cornice di intrusioni e violazioni da parte dello Stato, non è altro che una mossa del Grande Fratello mirante alla completa soggiogazione e incatenamento dell’individuo”.       

    Leggete questi incredibili paralleli e metteteli a confronto con gli infiniti sermoni che siamo costretti a subire oggi riguardo alle nostre scelte di vita, ad opera dello Stato e del suo braccio propagandistico, i mezzi di comunicazione di massa.

    - I nazisti avevano proibito la pubblicità del tabacco e finanziato gigantesche campagne pubblicitarie per convincere la gente a smettere di fumare.

    - I nazisti avevano proibito il fumo negli uffici governativi, nei mezzi di trasporto pubblici, nelle università, nelle case di riposo, negli uffici postali, in molti bar e ristoranti, negli ospedali e nei luoghi di lavoro. Hitler conferiva premi ai suoi collaboratori che smettevano di fumare.

    - Fu progettata una proibizione del fumo anche all’interno dei mezzi di trasporto privati.

    - Il Ministero della Salute del Reich Nazista avvertiva che il fumo provocava l’impotenza; fece anche stampare manifesti in cui il fumo veniva presentato come una brutta abitudine di ebrei, zingari, negri, intellettuali e indiani.

    - Membri della lobby nazista intervenivano nelle scuole per terrorizzare i bambini sugli orrori dell’impurità razziale derivante dal fumo.

    - Il termine “fumo passivo” (Passivrauchen) fu coniato dalla Lega Nazista Anti-Tabacco. Il suo autore, Fritz Lickint, non presentò nessuna prova che dimostrasse che i fumatori avvelenavano le persone che avevano intorno, in compenso affermò anche che bere caffé poteva provocare il cancro.

    - Hitler era un convinto vegetariano e smise di fumare e di bere a partire dai 30 anni, accreditando perfino l’ascesa del nazismo al suo successo nel vincere questi vizi. Proibiva a chiunque di fumare in una stanza in cui sarebbe dovuto entrare lui. Anche i suoi colleghi fascisti Mussolini, Napoleone [sic, NdT] e Franco detestavano il fumo.

    - La crociata dei nazisti contro il fumo fu sostenuta da un’informazione scientifica da quattro soldi diffusa dalle autorità mediche e sanitarie; si raccontava, ad esempio, che il fumo provocava “aborti spontanei” alle donne in gravidanza.

    - Hitler tentò di rendere il fumo troppo costoso per i tedeschi, imponendo tasse altissime sulle sigarette.

    - Nonostante la crociata propagandistica del Nazismo contro il fumo, le vendite di tabacco in Germania aumentarono, facendo ipotizzare ad alcuni professori di storia che il fumo fosse un atto di resistenza culturale contro il fascismo; questo fino alla fine degli anni ’30, quando il fumo fu proibito in gran parte dei luoghi pubblici e le vendite di tabacco declinarono rapidamente.  


    Quali conclusioni possiamo trarre da questi paralleli? O i nazisti erano gente benevola che aveva a cuore la salute della gente oppure sfruttavano lo spettro della nocività del fumo per esercitare un controllo massiccio sulla vita delle persone e per ridurre alcune libertà fondamentali, mettendo un piede nella porta della dittatura politica che sarebbe seguita di lì a poco.

    Allo stesso modo oggi, o la stessa elite che proclama la necessità di una “decurtazione massiccia” della maggioranza della popolazione mondiale è preoccupata del benessere e della salute pubblica oppure sta utilizzando la “lotta contro il fumo” come pretesto per spingerci ad accettare la regolamentazione da parte dello Stato di ogni aspetto delle nostre vite private.

    La vera posta in gioco è il controllo, il farci capire chi è che comanda. Se il governo si arroga il diritto di intromettersi nel nostro comportamento e nelle nostre abitudini personali, quale sarà il prossimo passo? Se lo stato è tanto preoccupato per la nostra salute come vorrebbe farci credere, perché non sfruttare le ultime scoperte scientifiche per rimuovere quel fastidioso gene dell’aggressività che provoca tanti dispiaceri? In fondo esso sta causando disturbo e minando la salute di chi vi sta intorno, quindi perché non farlo? Le vostre opinioni politiche non sono forse una patologia mentale? Non danneggiano forse la società? Forse sarebbe opportuno mettere fuori legge certe forme di “libera espressione” che recano disturbo agli altri.

    Potete capire dove può portarci tutto questo. Quanto ci vorrà prima che agli scanner ai raggi x montati sui muri vengano aggiunti speciali rilevatori antifumo che informino la Stasi locale ogni volta che osate accendervi una sigaretta?      

    Viviamo in un mondo paranoico, affollato di pappemolle timorose di bagnarsi un pollice nell’acqua per paura che esista una legge che lo vieti, che possa dare fastidio a qualcuno o che sia dannoso per la loro salute.

    Molte persone che leggono questo articolo avranno perso persone care a causa del fumo. Per favore cercate di non reagire in modo emotivo e di capire qual è il punto. Il fumo fa male, ma sempre meno del fascismo e le regole imposte dai governi sui comportamenti privati conducono alla dittatura.

    Il fatto stesso che il linguaggio e le campagne pubblicitarie da cui siamo bombardati per giustificare il controllo del governo sulle nostre personali scelte di vita siano direttamente mutuate dalle politiche naziste per l’igiene razziale degli anni ’30, dovrebbe allarmarci e farci da sveglia circa i veri obiettivi che stanno dietro le odierne purghe antifumo. 

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