DALLA PARTE DEI PEDOFILI

La vicenda di Rignano Flaminio ha tutte le caratteristiche di una bufala mediatica. Una bufala del tipo più squallido, quelle con cui giornalisti senza etica trasformano in mostri cittadini innocenti, approfittando della morbosità del pubblico e dell’arrivismo di avvocati e pubblici ufficiali senza scrupoli, desiderosi di farsi un nome inventando un caso che faccia presa sul pubblico. Naturalmente non ho elementi per dire che gli accusati di pedofilia dell’asilo di Rignano siano innocenti delle accuse che gli sono state rivolte. Anzi, per la verità ne avrei uno, che in un paese in cui la giustizia non fosse una favola per le vecchie dovrebbe essere piuttosto convincente: gli accusati non sono stati ancora né processati né condannati, dunque sono innocenti a tutti gli effetti. La condanna preventiva pronunciata nei loro confronti dai media e dal popolaccio che legge Libero o Repubblica non è altro che la prova che nel nostro paese il potere giudiziario si trova in mani da cui dovrebbe tenersi lontano.
Non ho elementi, dicevo, eppure le bufale mediatiche hanno un odore inconfondibile che chi si occupa di metodi di manipolazione della percezione impara a riconoscere alla prima annusata. Il primo indizio che ci si trova di fronte a una “bufala” sta nel fatto che un problema privo di qualunque rilievo sociale viene gonfiato, per vari motivi, ben al di là delle sue reali proporzioni. Se il problema dell’Italia fosse la pedofilia, saremmo il paese più felice del mondo, vista l’incidenza assolutamente trascurabile di questo tipo di reato sulle statistiche criminali. Eppure alla vicenda di Rignano sono state dedicate centinaia di pagine di giornali, ore e ore di servizi televisivi. Basterebbe già questo a dimostrare che questo tipo d’informazione, che dirotta l’attenzione del pubblico su questioni di nessun rilievo, non ha lo scopo di “informare”. Serve invece a diffondere la paura e la diffidenza, strumenti essenziali per il controllo delle masse; serve ad avallare l’arbitrio della forza pubblica e dei tribunali, costringendo ogni cittadino sulla difensiva, spingendolo a “stare in riga” per sfuggire ad un potere senza controllo (quello di media e magistrati) contro il quale sente di non avere difesa. Incidentalmente serve anche a vendere qualche copia in più di fogliacci indegni e impresentabili, il che non guasta mai. E’ da una “informazione” condotta con questi criteri che, come cittadino, mi sento minacciato, non certo dai pedofili. E ancor più mi sento minacciato dalla “psicosi del pedofilo” che campagne di stampa infami e infamanti come questa non mancano mai di generare.
Il secondo indizio che ci si trova di fronte a una bufala sta nel fatto che gli argomenti dell’accusa (rappresentata più dai media che dai magistrati) se esaminati con un minimo d’attenzione si rivelano futili, inconsistenti e contraddittori. Ho letto decine di pagine di giornali sui “mostri” di Rignano, ma non ho ancora trovato un solo argomento plausibile in grado non dico di dimostrare, ma anche solo di farmi sorgere un sospetto circa la loro mostritudine. Si prendono per oro colato le testimonianze di bambini in età prescolare, già suggestionati dalle pressioni dei genitori, che possono essere spinti a dire qualunque cosa. Si ricama su fatti inconsistenti ("Formazioni pilifere e tracce di altre sostanze organiche" nella Fiat 500 di una delle maestre; sai che roba, dovrebbero vedere la mia Rover). Si da per scontato, in spregio ad ogni deontologia giornalistica, ciò che dovrebbe essere dimostrato (un titolo di giornale letto qualche giorno fa diceva: “Ora i mostri gridano: siamo innocenti”; cioè, innocenti o no, sono comunque mostri, visto che sono i media a sostenerlo). Con simili “prove” e metodi d’indagine chiunque di noi potrebbe essere prelevato da casa propria e condotto a Rebibbia. Quando in assenza di nuove pruderie da gettare in pasto al pubblico l’attenzione inizia a calare, ecco che si ricorre ad articoli immondi come questo, in cui la morbosità irreperibile nella condotta degli accusati trova un degno surrogato nella patologia sessuofobica dei genitori. Come dicevo, non posso sapere se i maestri di Rignano siano davvero dei mostri, ma so per certo che genitori che sottopongono un bambino ad un simile terzo grado e lo filmano pure con la videocamera dovrebbero farsi vedere da uno psichiatra, uno bravo, e per prudenza essere privati della potestà sul minore fino al completamento del percorso di recupero. Titolo dell’articolo: “Rignano, video choc dei bambini”, così che il lettore disattento (i lettori di queste non-notizie sono sempre disattenti e leggono solo i titoli) possa pensare che i sospetti pedofili siano stati incastrati da un’incontrovertibile prova filmata. In realtà questa “prova filmata” incastra solo i genitori dei bambini di Rignano alle loro ossessioni morbose e dovrebbe essere sufficiente, già da sola, a spingere un giornalista dotato di etica professionale a rivedere tutta la vicenda sotto un altro, possibile punto di vista.
Infine, il terzo indizio che siamo di fronte a una bufala è il rilievo distorto o fugace che viene dato agli argomenti di chi tenta di difendere gli accusati dal linciaggio dei media. Ad esempio Repubblica, nel dare notizia della fiaccolata organizzata sotto il carcere di Rebibbia da amici, colleghi di lavoro e semplici concittadini delle maestre arrestate, si affretta a sottolineare che sugli striscioni comparivano “slogan innocentisti”, come se l’innocenza di persone non ancora condannate né processate fosse un’opinione e non un dato di fatto garantito dalle tutele costituzionali. Altro esempio: le molte lettere scritte dai cittadini di Rignano per difendere il buon nome di insegnanti di cui conoscono di persona l’irreprensibilità vengono relegate nella posta dei lettori e sommerse dalla retorica del curatore di turno. Come questa lettera inviata a Libero dalla signora Raffaella Rojatti:
Sono un'abitante di Rignano Flaminio, ho tre figli che hanno tutti frequentato la scuola materna e per questo conosco personalmente le persone interessate. Questo ed altri fatti oggettivi (che posso cirostanziare, se le interessa) mi inducono ad essere molto scettica sulle accuse, pur nel rispetto dei timori dei genitori. Ma al di là di questo e dei miei sentimenti personali di assoluta fiducia e stima per le maestre, condivido la sensazione di "vergogna" da lei descritta. La mia sensazione è che stiamo assistendo a una vergognosa caccia alle streghe e ho il profondo timore che la sentenza sia già stata scritta, sull'onda dell'emozione popolare. Eppure il caso di Rignano non è isolato (una ricerca anche superficiale evidenzia che in diverse città di Italia sono state mosse accuse analoghe, sempre a maestre della scuola materna, sempre risoltesi con l'assoluzione degli interessati). Possibile che a nessun giornalista venga la curiosità di studiare il caso da un'angolazione un po' più ampia? E' troppo faticoso o cos'altro?
Alla signora Rojatti risponde Cesare Lanza, il quale, pur riconoscendo – e ci voleva lui – “la ferocia con cui i media si sono scagliati sugli indagati” non manca però di sputacchiare qualche frase fatta sulla “magistratura istituzionalmente imparziale”, fingendo di non sapere che la magistratura italiana è tra le più corrotte e inaffidabili del mondo. Lanza si duole e si dispera per l’arresto del suo amico Gianfranco Scancarello, per il quale si dichiara “pronto a mettere la mano sul fuoco”. Dimentica però di ricordare le infinite campagne di stampa contro l’”emergenza pedofilia” su cui il giornalaccio giustizialista per cui lavora ha campato e prosperato negli ultimi anni. Il fatto che oggi un suo amico sia rimasto vittima della stessa caccia alle streghe che Libero ha contribuito a scatenare dovrebbe far riflettere Lanza e i suoi colleghi su come ogni contagio, una volta diffuso per il proprio gretto tornaconto, risulti molto difficile da tenere sotto controllo.
Che dire? In un articolo che ho pubblicato qualche giorno fa Curt Maynard diceva: “Diffido ormai a tal punto dei media che se






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