Archivio Aprile 2007
UN PUGNO DI DOLLARI
di Gianluca Freda (14/04/2007 - 23:34)

APOCALISSE PER IL BIGLIETTO VERDE
di Mike Whitney
da Global Research dell’11 aprile 2007
Traduzione di Gianluca Freda
“Di tutti gli espedienti inventati per truffare le classi lavoratrici del genere umano, nessuno è stato più efficace dell’illuderli con denaro di carta” (Daniel Webster)
Il popolo americano vive nel mondo delle nuvole. Se avessero idea di cosa sta cercando di fare la Federal Reserve scenderebbero in strada agitando i pugni e i forconi. Invece, tutti noi continuiamo a badare agli affari nostri, come se tutto andasse bene.
Siamo davvero così stupidi?
Perché la gente non capisce cos’è il deficit commerciale? Non parliamo mica di scienza spaziale. Il Current Account Deficit ha superato gli 800 miliardi di dollari all’anno. Questo significa che stiamo spendendo più di quanto guadagniamo e così facendo stiamo distruggendo il dollaro. In questo momento ci servono oltre 2 miliardi di dollari di investimenti stranieri al giorno solo per evitare che le ruote si stacchino dal carro.
Tutti concordano nel sostenere che l’attuale assetto della bilancia commerciale è insostenibile e probabilmente innescherà enormi devastazioni dell’economia che ci porteranno verso una recessione globale. Nonostante ciò, Washington e la Fed si rifiutano ostinatamente di modificare le proprie posizioni e di adottare politiche che portino a ridurre l’iper-consumo e invertire i trend attuali.
E’ una follia.
La classe degli investitori adora i grossi deficit, perché forniscono una facile giustificazione ai generosi tagli fiscali e alla guerra di Bush. Riciclare dollari in Buoni del Tesoro USA e in titoli basati sul dollaro è un modo semplice di coprire le spese del governo e dare propellente al mercato borsistico utilizzando valuta straniera. Per Wall Street e per le élite politiche è un gioco al quale non possono perdere. Per il resto di noi è la rovina.
Il deficit commerciale spinge il dollaro verso il basso e agisce come una tassa indiretta. Infatti proprio di questo si tratta: di una tassa! Man mano che il deficit cresce, sempre più denaro viene sottratto alle pensioni e ai risparmi dei lavoratori americani. E’ una bomba inflattiva mascherata dalla retorica del “libero mercato” e della “deregulation”.
Si consideri questo: nel 2002 l’Euro era scambiato a 0,87 dollari. Venerdì scorso (06-04-2007) ha chiuso a 1,34 sul dollaro. Un apprezzamento dell’Euro di più del 50% in soli 4 anni. Lo stesso vale per l’oro. Nell’aprile del 2000 l’oro veniva venduto a 279$ l’oncia. Venerdì scorso, alla chiusura dei mercati, è schizzato a 679,50$ l’oncia, un prezzo più che raddoppiato.
Non è che l’oro stia salendo; è semplicemente il metro della dissoluzione del valore del dollaro. La verità è che il dollaro sta affondando e la principale colpa di ciò va all’allargarsi del deficit commerciale.
La demolizione del dollaro non è casuale. E’ parte di un piano per spostare ricchezza da una classe all’altra e concentrare tutto il potere politico nelle mani di un’elite che lo eserciti in permanenza. Non si tratta di una notizia particolarmente nuova e Bush e Greenspan non hanno fatto nulla per nascondere ciò che stanno facendo. La massiccia espansione del governo Federale, i tagli alle tasse senza copertura, i bassi tassi d’interesse e gli incrementi esorbitanti nell’emissione di moneta sono stati attuati nella piena consapevolezza del popolo americano. Nulla è stato celato. Né al governo né alla Fed sembra importare che noi si sappia o no che ci stanno rovinando. Sono cavoli nostri. Ciò che gli interessa sono i 3 trilioni di dollari che sono passati dalle tasche degli schiavi salariati e dei pensionati a quelle dei plutocrati scola-brandy come Greenspan e il suo amico Bush, che non ne fa mai una giusta.
Queste politiche hanno avuto un effetto devastante sul dollaro, che non ha fatto altro che calare da quando Bush assunse l’incarico nel 2000. Ora che i finanziamenti stranieri del debito pubblico USA stanno iniziando a crollare, il biglietto verde potrebbe sprofondare in voragini anche maggiori. Non c’è davvero modo di sapere quanto in basso arriverà la caduta del dollaro.
Questo ci pone ad un bivio. Dipendiamo in modo così assoluto dalla “carità degli estranei” (investimenti stranieri) che un guizzo del 9% della borsa cinese (o anche un apprezzamento dello yen dallo 0,25 in su) è sufficiente a lanciare Wall Street in un vortice disastroso. Mentre il mercato immobiliare prosegue la sua discesa, il mercato azionario (che è strapieno di titoli legati ai debiti da mutuo) si sposterà anch’esso verso il basso e gli investimenti stranieri in Buoni del Tesoro e “securities” americani finiranno per prosciugarsi. Questo sarà il giorno dell’apocalisse per il biglietto verde: quando le banche centrali di tutto il pianeta cercheranno di liberarsi delle montagne di dollari che possiedono scambiandole con oro o altre valute.
Questo giorno sembra avvicinarsi rapidamente, visto che le 3 economie più potenti del globo si stanno surriscaldando e hanno bisogno di alzare i tassi d’interesse per abbattere l’inflazione. Ciò renderà le loro obbligazioni e le loro valute assai più attraenti per gli investitori stranieri, distogliendo questi ultimi dai mercati americani, che ne avrebbero un disperato bisogno.
Vi immaginate gli effetti sul già zoppicante mercato immobiliare se i tassi d’interesse dovessero crescere improvvisamente per mantenere invariato l’afflusso di capitale straniero?
La BCE (Banca Centrale Europea), il Giappone e la Cina stanno già cooperando per deflazionare “gradualmente” il dollaro, minimizzando gli effetti sull’economia mondiale. Infatti la Cina, il giorno del Venerdì santo, ha perfino atteso la chiusura dei mercati per annunciare un nuovo incremento dei tassi d’interesse. E’ chiaro che i cinesi stanno cercando di evitare che si ripeta il bagno di sangue dello scorso fine febbraio, che fece perdere a Wall Street 400 punti in una sola giornata.
Anche il Giappone sta cercando di tenere il coperchio sui tassi d’interesse (e consentendo la persistenza del carry trade) benché il settore della proprietà commerciale a Tokyo sia incandescente e prossimo a scatenare un rovinoso ciclo di speculazione.
Ma per quanto tempo queste economie in espansione potranno evitare quel rialzo dei tassi d’interesse che è indispensabile per abbattere l’inflazione nei loro paesi? Il problema, ovviamente, è che combattendo l’inflazione in casa propria, faranno esplodere l’inflazione negli Stati Uniti. In altre parole, rafforzando le proprie valute, indeboliranno il dollaro. E’ inevitabile.
Ciò rappresenterà un duro colpo per i consumi negli USA che si ripercuoterà sull’intera economia globale.
I problemi che nascono dalla caduta del dollaro non possono essere risolti con aggiustamenti o intimidazioni. Per dirla tutta, il dollaro non ha più speranze di “atterraggio morbido” di quante ne abbia il gonfiatissimo mercato immobiliare. La bolla economica creata da Greenspan ci sta portando verso il disastro e non c’è molto che chiunque di noi possa fare per limitare i danni. Quando i prezzi delle case crolleranno e i proprietari non potranno più ricorrere agli “equity” [Gli "equity loans" sono prestiti che permettono di "estrarre" dagli immobili liquidità da destinare a investimenti o consumi, NdT] la spesa dei consumatori diminuirà, l’economia si restringerà e la Fed sarà costretta ad abbassare i tassi d’interesse.
Sfortunatamente, a quel punto, abbassare i tassi non sarà più sufficiente. I tassi d’interesse hanno bisogno di almeno 6 mesi per produrre degli effetti e per allora il rullo di tamburi degli espropri e dei prezzi delle case in caduta libera avrà reso il pubblico diffidente verso un’intera categoria di beni per molti anni a venire. Molti vedranno i risparmi di tutta una vita scivolare via mese dopo mese, mentre i prezzi continueranno ad inabissarsi e gli “equity” si dissolveranno nell’aria. Costoro saranno le vere vittime della truffa dei bassi tassi d’interesse realizzata da Greenspan.
La Federal Reserve è pienamente cosciente del danno che ha provocato con la sua allegra politica di ribasso dei tassi. In una dichiarazione del 2006, la Fed aveva riconosciuto di sapere benissimo che trilioni di dollari di speculazioni sarebbero stati incanalati nel mercato immobiliare:
“Come i prezzi di altri beni, anche i prezzi delle case sono influenzati dai tassi d’interesse e in alcuni paesi il mercato immobiliare è un fondamentale canale di trasmissione delle politiche monetarie”.
Belle “politiche monetarie”!! Trilioni di dollari di mutui sono stati concessi a persone che non avevano nessuna possibilità di ripagarli. E’ stato un vergognoso imbroglio. Nonostante ciò, questa politica è andata avanti, nel disperato tentativo di impedire all’economia USA di collassare in una recessione. Il risultato di questa politica sciagurata è stata “la più grande bolla creditizia della storia” che ora minaccia la solvibilità economica americana.
Benjamin Wallace ha commentato l’operato della Fed in un articolo sull’Atlantic Monthly, intitolato: There Goes the Neighborhood: Why home prices are about to plummet—and take the recovery with them (“Addio al quartiere: perché i prezzi delle case stanno per crollare portandosi via la ripresa economica”).
“Supponiamo per un momento che un numero sufficiente di persone si faccia imbrogliare e il boom dei rifinanziamenti possa andare avanti per un altro anno. E poi? Qui sorge il vero problema. Perché se pensate che Greenspan ci sia andato cauto con i rifinanziamenti, la verità di cui egli evita accuratamente di parlare è che siamo nel bel mezzo di una spaventosa bolla immobiliare, di dimensioni viste una sola volta dall’epoca della Grande Depressione. Peggio ancora, il mercato immobiliare così gonfiato si trova oggi in una posizione unica sul piano storico, rappresentando il motore della nostra intera economia. Entro uno o due anni quella bolla, probabilmente, esploderà e quando ciò avverrà potrebbe anche portare via con sé tutta l’economia americana”.
Altro articolo di Robert Shiller, intitolato Irrational Exuberance (“Irrazionale esultanza”):
“Gente di ogni parte del mondo ha ancora troppa fiducia che i mercati finanziari, e perfino il mercato immobiliare, continueranno ad essere molto redditizi e questa eccessiva fiducia può portare all’instabilità. Nuove e significative crescite di questi mercati porteranno, prima o poi, a decrescite altrettanto significative. Il triste risultato rischia di essere che un’eventuale decrescita produca un massiccio incremento di fallimenti individuali, il che porterebbe automaticamente ad una seconda ondata di fallimenti nelle istituzioni finanziarie. Un’altra conseguenza a lungo termine potrebbe essere il declino della fiducia nel consumo e nell’imprenditoria e un’altra ancora una recessione di proporzioni globali”.
Se non sarà gestita in modo appropriato, la crisi immobiliare potrebbe generare una nuova Grande Depressione. L’America non ha più la capacità (produttiva) per uscire da una recessione profonda. Mentre la Fed inondava il mercato immobiliare con 11 trilioni di dollari attraverso prestiti a basso interesse, il settore manifatturiero americano veniva traslocato in Cina e in India in nome della globalizzazione. Senza investimento di capitale e incremento produttivo la ripresa economica sarà difficile, se non impossibile. La cosiddetta “ripresa” dalla recessione del 2001 è stata dovuta a un abbassamento artificiale dei tassi d’interesse e alla facilità di credito che ha finito per gonfiare il mercato immobiliare. Non ha avuto niente a che fare con incrementi di produttività, esportazioni o pagamento di debiti arretrati. In altre parole la “ripresa” non è stata vera creazione di ricchezza, ma semplice espansione del credito. C’è un abisso tra i concetti di “produttività” e di “consumo” anche se Greenspan sembra non aver mai capito la differenza.
Un penny ricevuto in prestito non è la stessa cosa di un penny guadagnato, anche se entrambi possono generare una lieve crescita del PIL. L’operato di Greenspan è stato ben sintetizzato da Addison Wiggin del Daily Reckoning, che ha affermato: “Il PIL è la misura del consumo alimentato dall’indebitamento. In realtà esso non fa altro che misurare la velocità con cui l'America sta andando a pezzi".
Bingo.
Il principale bene d’esportazione americano è la sua valuta-carta straccia [nell’originale “fiat-currency”, cioè moneta che ha un valore solo perché il sovrano del paese in cui viene emessa dice che ne ha uno, NdT], valuta che gli stranieri sono sempre più esitanti ad accettare.
Potete dargli torto?
Essi hanno inziato a capire che non potremo mai pagarli e che la solidità e l’affidabilità degli Stati Uniti sono pari pressappoco a quelle dei progetti pensionistici gestiti da Ken Lay [il presidente della Enron la cui corruzione e megalomania portò l’azienda ad uno dei fallimenti più disastrosi della storia, NdT].
La fragilità dell’economia americana diventerà più evidente man mano che la bolla immobiliare di Greenspan continua a perdere aria e l’indice dei consumi rimane piatto. Come dicevamo prima, il ricorso agli “equity” a sostegno degli acquisti immobiliari sta per finire, il che rallenterà la crescita e scoraggerà gli investimenti stranieri. Il crollo dei prestiti “subprime” [prestiti concessi con poche o nessuna garanzia, solitamente allo scopo di rifinanziare le ipoteche su immobili acquistati, NdT] ha attirato l’attenzione sui manovratori delle banche e sui concessionari di mutui e molte persone iniziano a capire in modo più chiaro quale sia stato il ruolo della Federal Reserve nella creazione di questa mostruosa bolla economica.
Incrementi del 10% o del 20% all’anno sul valore delle case non si erano mai visti. Essi sono una “pura bolla” che non ha nessuna relazione con l’incremento dei salari, della domanda, della produttività, degli investimenti di capitale o del PIL. Si tratta di una bolla di sapone fabbricata dal più grande saponaro del mondo, Alan Greenspan.
Come nota Addison Wiggin, “esiste una sola, vera fonte di ricchezza: un ambiente sano e competitivo in cui lo scambio di beni sia accompagnato da un controllo sul deficit spending”.
Le élite della Federal Reserve e dell’amministrazione Bush ci hanno allontanato da questo sentiero “sicuro e sperimentato” e ci hanno portato sulla strada dell’indebitamento e della catastrofe. Non sarà facile ripristinare il nostro tessuto manifatturiero e competere di nuovo sui mercati, ma dobbiamo farlo. Un’economia forte si fonda sul fatto che alcune persone producono ciò che altre persone vogliono. Si tratta di un’elementare verità che è andata perduta tra il fumo e gli specchi delle malefatte di Greenspan alla Fed.
Purtroppo, ciò che abbiamo davanti è probabilmente una crisi economica che durerà decenni, durante la quale il dollaro continuerà a indebolirsi, i mercati azionari crolleranno, il PIL si restringerà e gli standard di vita a cui siamo abituati andranno in declino.
Il trend del mercato immobiliare sarà probabilmente opposto a ciò che è stato negli ultimi 10 anni. Ciò avrà un effetto drammatico sui consumi (che sono il 70% del PIL) e determinerà un’ulteriore discesa del dollaro.
Il dollaro si trova già in pessime acque. L’unica cosa che ancora lo tiene a galla sono i titoli del debito pubblico USA acquistati da investitori stranieri che non vogliono ritrovarsi per le mani trilioni di banconote ridotte a cartaccia (il debito pubblico USA rappresenta il più grande patrimonio del Giappone!). Questi “flussi di sostegno” hanno creato una domanda di dollari fittizia che si dissiperà inevitabilmente non appena le banche centrali inizieranno a diversificare gli investimenti.
La scorsa settimana il FMI ha avvertito che sarà necessario un “cospicuo” declino del dollaro per riportare il deficit commerciale a livelli accettabili. Questa, ovviamente, è l’intenzione della Fed e della Banda Bush: ridurre l’ammontare del debito svalutando la moneta. E’ un’idea assurda. Nessuno distrugge il potere d’acquisto della propria valuta solo per ripagare i debiti. Questo tanto per dare un’idea della mancanza di scrupoli dei politici attualmente in carica.
In più, il 20 marzo 2007, il governatore della Banca Centrale Cinese, Zhou Xiaochuan, ha annunciato che “la Cina non accumulerà altre riserve di valuta straniera e destinerà una piccola parte delle riserve attuali alla formulazione di una nuova politica valutaria”. La dichiarazione di Zhou è un colpo tremendo per il dollaro. Gli USA hanno bisogno all’incirca di 70 miliardi di dollari di investimenti stranieri al mese per coprire il proprio deficit commerciale. La Cina è uno dei principali acquirenti di debito pubblico USA. Se la Cina “diversifica”, il dollaro crollerà e le scosse si ripercuoteranno sui mercati di tutto il mondo.
I cinesi sono molto cauti nelle dichiarazioni economiche. Dunque le affermazioni di Zhou vanno prese sul serio. Tre settimane fa egli aveva rilasciato una dichiarazione altrettanto inquietante, in cui diceva: “La Cina diversificherà un trilione di dollari di riserve di moneta straniera, le più ampie del mondo, indirizzandosi verso differenti valute e strumenti d’investimento, anche nei mercati emergenti”. (Reuters)
Ciò avrebbe dovuto rappresentare una sirena d’allarme per i commercianti di valuta, ma i media hanno insabbiato la faccenda e i mercati se la sono diligentemente scrollata dalle spalle. La verità è che le nostre relazioni con la Cina stanno cambiando molto rapidamente e che i giorni del credito a buon mercato e del dollaro in ascesa stanno per finire.
Il 70% delle riserve di valuta straniera della Cina sono in dollari. L’effetto della “diversificazione” sarà devastante per l’economia statunitense. Cresce la probabilità di un periodo di iperinflazione proprio nello stesso momento in cui il mercato immobiliare fronteggia il suo più rovinoso declino da 80 anni a questa parte. Quando una crisi valutaria arriva nello stesso momento di una crisi economica, i problemi sono molto più difficili da risolvere.
Apocalisse per il biglietto verde.
E’ impossibile prevedere quali saranno gli effetti di un crollo del dollaro. Il dollaro è una valuta dissimile da qualsiasi altra ed è la pietra fondante del potere americano, politico, economico e militare. Come riserva valutaria per antonomasia, accettata in ogni ambito internazionale, esso permette alla Federal Reserve di controllare il sistema economico mondiale creando credito dal nulla e utilizzando moneta-carta straccia per acquistare beni e risorse produttive. Ciò fa sì che un gruppo di banchieri, non eletti da nessuno, possa stabilire l’ammontare dei tassi di interesse che influenzano direttamente le economie di tutto il mondo.
L’Iraq ha dimostrato che l’esercito americano non può più sostenere l’egemonia del dollaro con la forza delle armi. Stanno nascendo nuove alleanze che danno nuova forma al panorama geopolitico e segnalano l’emergere di un mondo multipolare. Il declino del modello-superpotenza risulta evidente dalla ridefinizione dei costi di beni e risorse di vitale importanza in termini di valuta estera. Semplicemente, l’America sta perdendo la presa su quelle fonti d’energia da cui dipendono tutte le economie industriali. L’Iraq è stato il punto di rottura del dominio globale americano.
Quando le banche centrali abbandoneranno il biglietto verde l’attuale sistema collasserà e il modello di ordine mondiale “unitario” avrà improvvisamente fine.
Ciò sarà un’esperienza dolorosa per gli americani, che assisteranno senza dubbio ad un netto declino del loro standard di vita. Ma sarà anche una grandiosa opportunità per smantellare la Federal Reserve e restituire il controllo della valuta nazionale ai legittimi rappresentanti del popolo nel congresso americano.
Sarà il primo passo per la rimozione della casta di potenti finanzieri in entrambi i partiti che rappresentano solo le ristrette ambizioni di interessi privati.
La Guerra al Terrorismo è una messinscena propagandistica creata allo scopo di nascondere le operazioni militari e di intelligence miranti ad accaparrare le risorse in esaurimento e a mantenere la supremazia del dollaro. Ma è inutile pensare di poter controllare l’ascesa di Cina, India, Russia e dei paesi in via di sviluppo e preservare allo stesso tempo il potere delle elite bianche occidentali.
La forza dell’euro annuncia una crescente competizione col dollaro e un rapido declino dell’influenza americana nel mondo. Questo dovrebbe esser visto come uno sviluppo positivo. Una maggiore parità tra le valute implica un maggiore equilibrio tra gli stati, dunque più democrazia. Inoltre il “modello-superpotenza” ha solo incrementato il terrorismo, il militarismo, la violazione dei diritti umani e la guerra. Da qualsiasi punto di vista obbiettivo, Washington è stata un pessimo guardiano della sicurezza mondiale.
La caduta del dollaro prepara anche uno sconvolgimento politico interno causato dalla crisi economica. Dovremmo esserne felici. L’America ha bisogno di rimettersi in sesto, di ritrovare i suoi originari princìpi di libertà personale, diritti civili e giustizia sociale; di ripudiare la demagogia e il bellicismo del regime di Bush; di ristabilire la nostra fede nell’habeas corpus, nella presunzione d’innocenza e nelle norme di diritto. Cosa più importante, abbiamo bisogno di ritrovare il nostro onore.
Grandi cambiamenti sono in arrivo per il dollaro; dobbiamo solo decidere se permetteremo a questi cambiamenti di lasciarci in un pantano di recriminazione e pessimismo o se li useremo invece per creare una nuova immagine dell’America e ripristinare i princìpi del governo repubblicano. Dipende solo da noi.
di Mike Whitney
da Global Research dell’11 aprile 2007
Traduzione di Gianluca Freda
“Di tutti gli espedienti inventati per truffare le classi lavoratrici del genere umano, nessuno è stato più efficace dell’illuderli con denaro di carta” (Daniel Webster)
Il popolo americano vive nel mondo delle nuvole. Se avessero idea di cosa sta cercando di fare la Federal Reserve scenderebbero in strada agitando i pugni e i forconi. Invece, tutti noi continuiamo a badare agli affari nostri, come se tutto andasse bene.
Siamo davvero così stupidi?
Perché la gente non capisce cos’è il deficit commerciale? Non parliamo mica di scienza spaziale. Il Current Account Deficit ha superato gli 800 miliardi di dollari all’anno. Questo significa che stiamo spendendo più di quanto guadagniamo e così facendo stiamo distruggendo il dollaro. In questo momento ci servono oltre 2 miliardi di dollari di investimenti stranieri al giorno solo per evitare che le ruote si stacchino dal carro.
Tutti concordano nel sostenere che l’attuale assetto della bilancia commerciale è insostenibile e probabilmente innescherà enormi devastazioni dell’economia che ci porteranno verso una recessione globale. Nonostante ciò, Washington e la Fed si rifiutano ostinatamente di modificare le proprie posizioni e di adottare politiche che portino a ridurre l’iper-consumo e invertire i trend attuali.
E’ una follia.
La classe degli investitori adora i grossi deficit, perché forniscono una facile giustificazione ai generosi tagli fiscali e alla guerra di Bush. Riciclare dollari in Buoni del Tesoro USA e in titoli basati sul dollaro è un modo semplice di coprire le spese del governo e dare propellente al mercato borsistico utilizzando valuta straniera. Per Wall Street e per le élite politiche è un gioco al quale non possono perdere. Per il resto di noi è la rovina.
Il deficit commerciale spinge il dollaro verso il basso e agisce come una tassa indiretta. Infatti proprio di questo si tratta: di una tassa! Man mano che il deficit cresce, sempre più denaro viene sottratto alle pensioni e ai risparmi dei lavoratori americani. E’ una bomba inflattiva mascherata dalla retorica del “libero mercato” e della “deregulation”.
Si consideri questo: nel 2002 l’Euro era scambiato a 0,87 dollari. Venerdì scorso (06-04-2007) ha chiuso a 1,34 sul dollaro. Un apprezzamento dell’Euro di più del 50% in soli 4 anni. Lo stesso vale per l’oro. Nell’aprile del 2000 l’oro veniva venduto a 279$ l’oncia. Venerdì scorso, alla chiusura dei mercati, è schizzato a 679,50$ l’oncia, un prezzo più che raddoppiato.
Non è che l’oro stia salendo; è semplicemente il metro della dissoluzione del valore del dollaro. La verità è che il dollaro sta affondando e la principale colpa di ciò va all’allargarsi del deficit commerciale.
La demolizione del dollaro non è casuale. E’ parte di un piano per spostare ricchezza da una classe all’altra e concentrare tutto il potere politico nelle mani di un’elite che lo eserciti in permanenza. Non si tratta di una notizia particolarmente nuova e Bush e Greenspan non hanno fatto nulla per nascondere ciò che stanno facendo. La massiccia espansione del governo Federale, i tagli alle tasse senza copertura, i bassi tassi d’interesse e gli incrementi esorbitanti nell’emissione di moneta sono stati attuati nella piena consapevolezza del popolo americano. Nulla è stato celato. Né al governo né alla Fed sembra importare che noi si sappia o no che ci stanno rovinando. Sono cavoli nostri. Ciò che gli interessa sono i 3 trilioni di dollari che sono passati dalle tasche degli schiavi salariati e dei pensionati a quelle dei plutocrati scola-brandy come Greenspan e il suo amico Bush, che non ne fa mai una giusta.
Queste politiche hanno avuto un effetto devastante sul dollaro, che non ha fatto altro che calare da quando Bush assunse l’incarico nel 2000. Ora che i finanziamenti stranieri del debito pubblico USA stanno iniziando a crollare, il biglietto verde potrebbe sprofondare in voragini anche maggiori. Non c’è davvero modo di sapere quanto in basso arriverà la caduta del dollaro.
Questo ci pone ad un bivio. Dipendiamo in modo così assoluto dalla “carità degli estranei” (investimenti stranieri) che un guizzo del 9% della borsa cinese (o anche un apprezzamento dello yen dallo 0,25 in su) è sufficiente a lanciare Wall Street in un vortice disastroso. Mentre il mercato immobiliare prosegue la sua discesa, il mercato azionario (che è strapieno di titoli legati ai debiti da mutuo) si sposterà anch’esso verso il basso e gli investimenti stranieri in Buoni del Tesoro e “securities” americani finiranno per prosciugarsi. Questo sarà il giorno dell’apocalisse per il biglietto verde: quando le banche centrali di tutto il pianeta cercheranno di liberarsi delle montagne di dollari che possiedono scambiandole con oro o altre valute.
Questo giorno sembra avvicinarsi rapidamente, visto che le 3 economie più potenti del globo si stanno surriscaldando e hanno bisogno di alzare i tassi d’interesse per abbattere l’inflazione. Ciò renderà le loro obbligazioni e le loro valute assai più attraenti per gli investitori stranieri, distogliendo questi ultimi dai mercati americani, che ne avrebbero un disperato bisogno.
Vi immaginate gli effetti sul già zoppicante mercato immobiliare se i tassi d’interesse dovessero crescere improvvisamente per mantenere invariato l’afflusso di capitale straniero?
La BCE (Banca Centrale Europea), il Giappone e la Cina stanno già cooperando per deflazionare “gradualmente” il dollaro, minimizzando gli effetti sull’economia mondiale. Infatti la Cina, il giorno del Venerdì santo, ha perfino atteso la chiusura dei mercati per annunciare un nuovo incremento dei tassi d’interesse. E’ chiaro che i cinesi stanno cercando di evitare che si ripeta il bagno di sangue dello scorso fine febbraio, che fece perdere a Wall Street 400 punti in una sola giornata.
Anche il Giappone sta cercando di tenere il coperchio sui tassi d’interesse (e consentendo la persistenza del carry trade) benché il settore della proprietà commerciale a Tokyo sia incandescente e prossimo a scatenare un rovinoso ciclo di speculazione.
Ma per quanto tempo queste economie in espansione potranno evitare quel rialzo dei tassi d’interesse che è indispensabile per abbattere l’inflazione nei loro paesi? Il problema, ovviamente, è che combattendo l’inflazione in casa propria, faranno esplodere l’inflazione negli Stati Uniti. In altre parole, rafforzando le proprie valute, indeboliranno il dollaro. E’ inevitabile.
Ciò rappresenterà un duro colpo per i consumi negli USA che si ripercuoterà sull’intera economia globale.
I problemi che nascono dalla caduta del dollaro non possono essere risolti con aggiustamenti o intimidazioni. Per dirla tutta, il dollaro non ha più speranze di “atterraggio morbido” di quante ne abbia il gonfiatissimo mercato immobiliare. La bolla economica creata da Greenspan ci sta portando verso il disastro e non c’è molto che chiunque di noi possa fare per limitare i danni. Quando i prezzi delle case crolleranno e i proprietari non potranno più ricorrere agli “equity” [Gli "equity loans" sono prestiti che permettono di "estrarre" dagli immobili liquidità da destinare a investimenti o consumi, NdT] la spesa dei consumatori diminuirà, l’economia si restringerà e la Fed sarà costretta ad abbassare i tassi d’interesse.
Sfortunatamente, a quel punto, abbassare i tassi non sarà più sufficiente. I tassi d’interesse hanno bisogno di almeno 6 mesi per produrre degli effetti e per allora il rullo di tamburi degli espropri e dei prezzi delle case in caduta libera avrà reso il pubblico diffidente verso un’intera categoria di beni per molti anni a venire. Molti vedranno i risparmi di tutta una vita scivolare via mese dopo mese, mentre i prezzi continueranno ad inabissarsi e gli “equity” si dissolveranno nell’aria. Costoro saranno le vere vittime della truffa dei bassi tassi d’interesse realizzata da Greenspan.
La Federal Reserve è pienamente cosciente del danno che ha provocato con la sua allegra politica di ribasso dei tassi. In una dichiarazione del 2006, la Fed aveva riconosciuto di sapere benissimo che trilioni di dollari di speculazioni sarebbero stati incanalati nel mercato immobiliare:
“Come i prezzi di altri beni, anche i prezzi delle case sono influenzati dai tassi d’interesse e in alcuni paesi il mercato immobiliare è un fondamentale canale di trasmissione delle politiche monetarie”.
Belle “politiche monetarie”!! Trilioni di dollari di mutui sono stati concessi a persone che non avevano nessuna possibilità di ripagarli. E’ stato un vergognoso imbroglio. Nonostante ciò, questa politica è andata avanti, nel disperato tentativo di impedire all’economia USA di collassare in una recessione. Il risultato di questa politica sciagurata è stata “la più grande bolla creditizia della storia” che ora minaccia la solvibilità economica americana.
Benjamin Wallace ha commentato l’operato della Fed in un articolo sull’Atlantic Monthly, intitolato: There Goes the Neighborhood: Why home prices are about to plummet—and take the recovery with them (“Addio al quartiere: perché i prezzi delle case stanno per crollare portandosi via la ripresa economica”).
“Supponiamo per un momento che un numero sufficiente di persone si faccia imbrogliare e il boom dei rifinanziamenti possa andare avanti per un altro anno. E poi? Qui sorge il vero problema. Perché se pensate che Greenspan ci sia andato cauto con i rifinanziamenti, la verità di cui egli evita accuratamente di parlare è che siamo nel bel mezzo di una spaventosa bolla immobiliare, di dimensioni viste una sola volta dall’epoca della Grande Depressione. Peggio ancora, il mercato immobiliare così gonfiato si trova oggi in una posizione unica sul piano storico, rappresentando il motore della nostra intera economia. Entro uno o due anni quella bolla, probabilmente, esploderà e quando ciò avverrà potrebbe anche portare via con sé tutta l’economia americana”.
Altro articolo di Robert Shiller, intitolato Irrational Exuberance (“Irrazionale esultanza”):
“Gente di ogni parte del mondo ha ancora troppa fiducia che i mercati finanziari, e perfino il mercato immobiliare, continueranno ad essere molto redditizi e questa eccessiva fiducia può portare all’instabilità. Nuove e significative crescite di questi mercati porteranno, prima o poi, a decrescite altrettanto significative. Il triste risultato rischia di essere che un’eventuale decrescita produca un massiccio incremento di fallimenti individuali, il che porterebbe automaticamente ad una seconda ondata di fallimenti nelle istituzioni finanziarie. Un’altra conseguenza a lungo termine potrebbe essere il declino della fiducia nel consumo e nell’imprenditoria e un’altra ancora una recessione di proporzioni globali”.
Se non sarà gestita in modo appropriato, la crisi immobiliare potrebbe generare una nuova Grande Depressione. L’America non ha più la capacità (produttiva) per uscire da una recessione profonda. Mentre la Fed inondava il mercato immobiliare con 11 trilioni di dollari attraverso prestiti a basso interesse, il settore manifatturiero americano veniva traslocato in Cina e in India in nome della globalizzazione. Senza investimento di capitale e incremento produttivo la ripresa economica sarà difficile, se non impossibile. La cosiddetta “ripresa” dalla recessione del 2001 è stata dovuta a un abbassamento artificiale dei tassi d’interesse e alla facilità di credito che ha finito per gonfiare il mercato immobiliare. Non ha avuto niente a che fare con incrementi di produttività, esportazioni o pagamento di debiti arretrati. In altre parole la “ripresa” non è stata vera creazione di ricchezza, ma semplice espansione del credito. C’è un abisso tra i concetti di “produttività” e di “consumo” anche se Greenspan sembra non aver mai capito la differenza.
Un penny ricevuto in prestito non è la stessa cosa di un penny guadagnato, anche se entrambi possono generare una lieve crescita del PIL. L’operato di Greenspan è stato ben sintetizzato da Addison Wiggin del Daily Reckoning, che ha affermato: “Il PIL è la misura del consumo alimentato dall’indebitamento. In realtà esso non fa altro che misurare la velocità con cui l'America sta andando a pezzi".
Bingo.
Il principale bene d’esportazione americano è la sua valuta-carta straccia [nell’originale “fiat-currency”, cioè moneta che ha un valore solo perché il sovrano del paese in cui viene emessa dice che ne ha uno, NdT], valuta che gli stranieri sono sempre più esitanti ad accettare.
Potete dargli torto?
Essi hanno inziato a capire che non potremo mai pagarli e che la solidità e l’affidabilità degli Stati Uniti sono pari pressappoco a quelle dei progetti pensionistici gestiti da Ken Lay [il presidente della Enron la cui corruzione e megalomania portò l’azienda ad uno dei fallimenti più disastrosi della storia, NdT].
La fragilità dell’economia americana diventerà più evidente man mano che la bolla immobiliare di Greenspan continua a perdere aria e l’indice dei consumi rimane piatto. Come dicevamo prima, il ricorso agli “equity” a sostegno degli acquisti immobiliari sta per finire, il che rallenterà la crescita e scoraggerà gli investimenti stranieri. Il crollo dei prestiti “subprime” [prestiti concessi con poche o nessuna garanzia, solitamente allo scopo di rifinanziare le ipoteche su immobili acquistati, NdT] ha attirato l’attenzione sui manovratori delle banche e sui concessionari di mutui e molte persone iniziano a capire in modo più chiaro quale sia stato il ruolo della Federal Reserve nella creazione di questa mostruosa bolla economica.
Incrementi del 10% o del 20% all’anno sul valore delle case non si erano mai visti. Essi sono una “pura bolla” che non ha nessuna relazione con l’incremento dei salari, della domanda, della produttività, degli investimenti di capitale o del PIL. Si tratta di una bolla di sapone fabbricata dal più grande saponaro del mondo, Alan Greenspan.
Come nota Addison Wiggin, “esiste una sola, vera fonte di ricchezza: un ambiente sano e competitivo in cui lo scambio di beni sia accompagnato da un controllo sul deficit spending”.
Le élite della Federal Reserve e dell’amministrazione Bush ci hanno allontanato da questo sentiero “sicuro e sperimentato” e ci hanno portato sulla strada dell’indebitamento e della catastrofe. Non sarà facile ripristinare il nostro tessuto manifatturiero e competere di nuovo sui mercati, ma dobbiamo farlo. Un’economia forte si fonda sul fatto che alcune persone producono ciò che altre persone vogliono. Si tratta di un’elementare verità che è andata perduta tra il fumo e gli specchi delle malefatte di Greenspan alla Fed.
Purtroppo, ciò che abbiamo davanti è probabilmente una crisi economica che durerà decenni, durante la quale il dollaro continuerà a indebolirsi, i mercati azionari crolleranno, il PIL si restringerà e gli standard di vita a cui siamo abituati andranno in declino.
Il trend del mercato immobiliare sarà probabilmente opposto a ciò che è stato negli ultimi 10 anni. Ciò avrà un effetto drammatico sui consumi (che sono il 70% del PIL) e determinerà un’ulteriore discesa del dollaro.
Il dollaro si trova già in pessime acque. L’unica cosa che ancora lo tiene a galla sono i titoli del debito pubblico USA acquistati da investitori stranieri che non vogliono ritrovarsi per le mani trilioni di banconote ridotte a cartaccia (il debito pubblico USA rappresenta il più grande patrimonio del Giappone!). Questi “flussi di sostegno” hanno creato una domanda di dollari fittizia che si dissiperà inevitabilmente non appena le banche centrali inizieranno a diversificare gli investimenti.
La scorsa settimana il FMI ha avvertito che sarà necessario un “cospicuo” declino del dollaro per riportare il deficit commerciale a livelli accettabili. Questa, ovviamente, è l’intenzione della Fed e della Banda Bush: ridurre l’ammontare del debito svalutando la moneta. E’ un’idea assurda. Nessuno distrugge il potere d’acquisto della propria valuta solo per ripagare i debiti. Questo tanto per dare un’idea della mancanza di scrupoli dei politici attualmente in carica.
In più, il 20 marzo 2007, il governatore della Banca Centrale Cinese, Zhou Xiaochuan, ha annunciato che “la Cina non accumulerà altre riserve di valuta straniera e destinerà una piccola parte delle riserve attuali alla formulazione di una nuova politica valutaria”. La dichiarazione di Zhou è un colpo tremendo per il dollaro. Gli USA hanno bisogno all’incirca di 70 miliardi di dollari di investimenti stranieri al mese per coprire il proprio deficit commerciale. La Cina è uno dei principali acquirenti di debito pubblico USA. Se la Cina “diversifica”, il dollaro crollerà e le scosse si ripercuoteranno sui mercati di tutto il mondo.
I cinesi sono molto cauti nelle dichiarazioni economiche. Dunque le affermazioni di Zhou vanno prese sul serio. Tre settimane fa egli aveva rilasciato una dichiarazione altrettanto inquietante, in cui diceva: “La Cina diversificherà un trilione di dollari di riserve di moneta straniera, le più ampie del mondo, indirizzandosi verso differenti valute e strumenti d’investimento, anche nei mercati emergenti”. (Reuters)
Ciò avrebbe dovuto rappresentare una sirena d’allarme per i commercianti di valuta, ma i media hanno insabbiato la faccenda e i mercati se la sono diligentemente scrollata dalle spalle. La verità è che le nostre relazioni con la Cina stanno cambiando molto rapidamente e che i giorni del credito a buon mercato e del dollaro in ascesa stanno per finire.
Il 70% delle riserve di valuta straniera della Cina sono in dollari. L’effetto della “diversificazione” sarà devastante per l’economia statunitense. Cresce la probabilità di un periodo di iperinflazione proprio nello stesso momento in cui il mercato immobiliare fronteggia il suo più rovinoso declino da 80 anni a questa parte. Quando una crisi valutaria arriva nello stesso momento di una crisi economica, i problemi sono molto più difficili da risolvere.
Apocalisse per il biglietto verde.
E’ impossibile prevedere quali saranno gli effetti di un crollo del dollaro. Il dollaro è una valuta dissimile da qualsiasi altra ed è la pietra fondante del potere americano, politico, economico e militare. Come riserva valutaria per antonomasia, accettata in ogni ambito internazionale, esso permette alla Federal Reserve di controllare il sistema economico mondiale creando credito dal nulla e utilizzando moneta-carta straccia per acquistare beni e risorse produttive. Ciò fa sì che un gruppo di banchieri, non eletti da nessuno, possa stabilire l’ammontare dei tassi di interesse che influenzano direttamente le economie di tutto il mondo.
L’Iraq ha dimostrato che l’esercito americano non può più sostenere l’egemonia del dollaro con la forza delle armi. Stanno nascendo nuove alleanze che danno nuova forma al panorama geopolitico e segnalano l’emergere di un mondo multipolare. Il declino del modello-superpotenza risulta evidente dalla ridefinizione dei costi di beni e risorse di vitale importanza in termini di valuta estera. Semplicemente, l’America sta perdendo la presa su quelle fonti d’energia da cui dipendono tutte le economie industriali. L’Iraq è stato il punto di rottura del dominio globale americano.
Quando le banche centrali abbandoneranno il biglietto verde l’attuale sistema collasserà e il modello di ordine mondiale “unitario” avrà improvvisamente fine.
Ciò sarà un’esperienza dolorosa per gli americani, che assisteranno senza dubbio ad un netto declino del loro standard di vita. Ma sarà anche una grandiosa opportunità per smantellare la Federal Reserve e restituire il controllo della valuta nazionale ai legittimi rappresentanti del popolo nel congresso americano.
Sarà il primo passo per la rimozione della casta di potenti finanzieri in entrambi i partiti che rappresentano solo le ristrette ambizioni di interessi privati.
La Guerra al Terrorismo è una messinscena propagandistica creata allo scopo di nascondere le operazioni militari e di intelligence miranti ad accaparrare le risorse in esaurimento e a mantenere la supremazia del dollaro. Ma è inutile pensare di poter controllare l’ascesa di Cina, India, Russia e dei paesi in via di sviluppo e preservare allo stesso tempo il potere delle elite bianche occidentali.
La forza dell’euro annuncia una crescente competizione col dollaro e un rapido declino dell’influenza americana nel mondo. Questo dovrebbe esser visto come uno sviluppo positivo. Una maggiore parità tra le valute implica un maggiore equilibrio tra gli stati, dunque più democrazia. Inoltre il “modello-superpotenza” ha solo incrementato il terrorismo, il militarismo, la violazione dei diritti umani e la guerra. Da qualsiasi punto di vista obbiettivo, Washington è stata un pessimo guardiano della sicurezza mondiale.
La caduta del dollaro prepara anche uno sconvolgimento politico interno causato dalla crisi economica. Dovremmo esserne felici. L’America ha bisogno di rimettersi in sesto, di ritrovare i suoi originari princìpi di libertà personale, diritti civili e giustizia sociale; di ripudiare la demagogia e il bellicismo del regime di Bush; di ristabilire la nostra fede nell’habeas corpus, nella presunzione d’innocenza e nelle norme di diritto. Cosa più importante, abbiamo bisogno di ritrovare il nostro onore.
Grandi cambiamenti sono in arrivo per il dollaro; dobbiamo solo decidere se permetteremo a questi cambiamenti di lasciarci in un pantano di recriminazione e pessimismo o se li useremo invece per creare una nuova immagine dell’America e ripristinare i princìpi del governo repubblicano. Dipende solo da noi.






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