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    LET'S BOMB IRAN

    by Gianluca Freda (01/04/2007 - 00:41)



    LA VERA “MINACCIA ALL’ESISTENZA”. LA GUERRA CON L’IRAN INAUGURA UN CONFLITTO GLOBALE.
    di Justin Raimondo
    dal sito Globalresearch.ca
    Traduzione di Gianluca Freda

     I nostri media “liberi” sono così ansiosi di accettare le spiegazioni britanniche sul motivo per cui i loro marinai/Marines sono finiti sotto custodia iraniana, che la maggior parte dell’”informazione” occidentale ignora ogni prova del contrario; come ad esempio le trancianti osservazioni dell’ex diplomatico britannico Craig Murray:

    “Il Governo Britannico ha pubblicato una mappa che mostra le coordinate dell’incidente all’interno del confine marittimo Iran/Iraq. I media tradizionali e perfino la blogosfera hanno abboccato all’amo, in pieno. Ma vi sono due problemi colossali.

    A) Il confine marittimo tra Iran e Iraq mostrato sulla mappa del Governo Britannico non esiste. E’ stato inventato dal Governo Britannico. Solo l’Iran e l’Iraq possono stabilire i propri reciproci confini e non l’hanno mai fatto per il Golfo, solo per lo Shatt-al-Arab, poichè lì vi sono anche confini terrestri. I confini che sono stati pubblicati sono un falso senza alcun valore legale.
     
    B) Anche se accettassimo le coordinate della HMS Cornwall e dell’incidente, esse si trovano più vicine al territorio iraniano che a quello iracheno. Provate a stampare la mappa e a prendere le misure. Questo per sottolineare il fatto che i confini presentati dal Governo Britannico non sono attendibili.”


    Ciò che Murray chiama la “falsa mappa” britannica viene in questi giorni riprodotto dai maggiori media occidentali, come se rappresentasse qualcosa di diverso da una pura fantasia. C’è poco da sorprendersi, nella nostra era orwelliana. Ma ciò che è stupefacente è che essi si aspettano che ci sia rimasto qualcuno a credere a ciò che dicono, non importa quante volte le loro notizie siano state filtrate attraverso la “camera eco” delle fonti mainstream. Il giornalismo è morto: lunga vita alla stenografia. I media occidentali hanno ripetuto la certezza di Blair che i 15 inglesi siano stati catturati in acque irakene come se si trattasse di vangelo. 

    Per fortuna la blogosfera tiene gli occhi aperti e la menzogna di Blair era appena stata sussurrata che già veniva smantellata qui, qui, qui e qui, solo per cominciare, tanto che la BBC – che aveva già dato credibilità all’ex ambasciatore Murray intervistandolo in diverse occasioni – era costretta dopo un paio di giorni a riportare anche il suo punto di vista, benché relegando i suoi commenti in coda ai notiziari. I media americani hanno risolto il problema allo stesso modo. Ben pochi tra i giornali più diffusi hanno pubblicato la storia di Robert H. Reid della Associated Press, che cita opinioni critiche sulla posizione britannica, non solo quelle di Murray ma anche quelle di Richard Schofield del King's College, il più importante esperto occidentale di diritto marittimo:

    “Se il fatto è accaduto a sud di dove termina il confine del fiume, conoscere le coordinate non ci è di molto aiuto. Dobbiamo accettare le affermazioni britanniche con lo stesso scetticismo di quelle iraniane” .

    Ecco qualcosa che i nostri media “liberi” non fanno: mettere le affermazioni sullo stesso piano, cioè trattarle con eguale scetticismo. Gli iraniani, si capisce, sono i “cattivi”, mentre gli inglesi sono i “bravi ragazzi” (per non parlare di una ragazza, piuttosto visibile), ed è con queste regole che si giocherà la seconda fase della Grande Guerra Mediorientale.

    Il vero significato della presenza nel Golfo è che la fase irakena della guerra si è conclusa e il motivo per cui lo sappiamo è l’improvvisa attenzione rivolta all’Iraq dal Congresso americano guidato dai Democratici. Nel momento stesso in cui la portavoce Nancy Pelosi ha acconsentito a stralciare dal provvedimento “contro la guerra” un emendamento che avrebbe imposto al Presidente di presentarsi al Congresso prima di attaccare l’Iran, il capitolo iraniano di questa lunga e sanguinosa saga ha potuto essere considerato aperto in modo semi-ufficiale. Ricevuta la luce verde per andare avanti – nientemeno che dallo stesso partito di “opposizione” – le forze della “coalizione” nel Golfo si sono mosse con celerità. I russi riferiscono di un concentramento di truppe americane sul confine Iran/Iraq e almeno due portaerei, con tutta la loro flottiglia di contorno, sono in navigazione all’interno del Golfo o nelle sue immediate vicinanze.

    L’incursione britannica in un’area altamente problematica è solo l’ultima di una serie di provocazioni, inclusi alcuni attacchi terroristici di matrice occidentale realizzati all’interno dell’Iran. L’aiuto fornito dagli americani ad elementi affiliati ad Al-Qaeda all’interno del Libano, come contrappunto alla crescente influenza di Hezbollah, è inesplicabile salvo che lo si veda come parte di una nuova strategia volta a neutralizzare gli interessi iraniani nella regione. La battaglia sta per estendersi nel cuore del regno dei mullah, grazie all’incitamento di minoranze etniche e religiose all’interno del paese: Azeri, Sunniti (compresi alcuni gruppi associati con Osama Bin Laden) e naturalmente i sempre utili Curdi, veri e propri giannizzeri dell’America in Medio Oriente.

    L’atteggiamento degli iraniani su questi problemi sembra fondato sulla convinzione che la decisione di attaccarli sia già stata presa. Perché mai, altrimenti, avrebbero fatto sfilare i 15 prigionieri di fronte alle telecamere e pubblicato due lettere di uno di loro, incluso un appello per il ritiro degli occidentali dall’Iraq? Visto che le bombe pioveranno comunque, perché rinunciare a un po’ di propaganda finché ancora splende il sole?

    Le voci che parlano di una guerra all’inizio di aprile – il 6 è la data che viene menzionata spesso come inizio dell’attacco – che fino a poco tempo fa sembravano piuttosto remote, appaiono assai credibili in questo momento particolare. Se sarà il sei, non è da sottovalutare il significato di questa data, che è quella in cui gli Stati Uniti entrarono nella Prima Guerra Mondiale. Le conseguenze di un attacco americano contro l’Iran segneranno l’inizio di una nuova e terribile guerra mondiale, che non interesserà il solo Medio Oriente, dalle coste del Libano alle foreste del Waziristan, ma coinvolgerà anche la Russia e si rifletterà sull’Europa.

    E per che cosa? O meglio, per chi?

    C’è solo un paese sulla Terra che trarrà beneficio da un conflitto dell’occidente con la Persia e i suoi attuali governanti non si sono certo mostrati timidi nell’invocare apertamente una guerra. Gli israeliani hanno affermato spesso e a voce alta che il possesso di tecnologia nucleare da parte dell’Iran rappresenta una “minaccia all’esistenza” dello Stato ebraico e hanno minacciato di distruggere i centri nucleari iraniani da soli nel caso che noi dovessimo venir meno al nostro dovere di farlo per loro. Da come si stanno mettendo le cose, comunque, sembra che non ne avranno bisogno...

    La Lobby si è mossa rapidamente per inchiodare i politici occidentali alla sua volontà, compresi i Democratici “antimilitaristi” al Congresso americano. Una volta ricevuta la luce verde per l’invasione dalla portavoce Pelosi e dai suoi leccapiedi, c’è forse da meravigliarsi che il Partito della Guerra stia ora attraversando quella linea inesistente dello Shatt-al-Arab, il Rubicone delle nostre ambizioni imperiali?

    Se mai abbiamo avuto bisogno della lungamente attesa – ma ormai data per moribonda – risoluzione del Sen. James Webb, che dovrebbe essere per la camera alta l’equivalente dell’emendamento “non invadete l’Iran” affondato dalla Pelosi, quel momento è ora. Il provvedimento del Senato n. 759 vieta l’uso dei fondi per operazioni militari contro l’Iran, ma si è arenato alla Commissione Affari Esteri del Senato, mentre l’emergenza per la fornitura di viveri all’Iraq (braciole comprese), così piena di buchi da ricordare una grossa fetta di formaggio svizzero, succhia tutto l’ossigeno.  E’ proprio tipico dei Democratici: si sono opposti alla guerra all’Iraq solo quando era troppo tardi, e allo stesso tempo danno il via libera all’amministrazione per procedere con la prossima guerra.

    E’ stupefacente che il Partito della Guerra, dopo aver inferto un colpo letale al nostro esercito e agli interessi americani nel mondo con l’invasione dell’Iraq, riesca a mobilitare le sue forze per un altro round, questa volta su più larga scala. E’ anche più stupefacente che lo facciano senza incontrare alcuna opposizione politica, il che la dice lunga sulla corruzione e la falsità del nostro sistema “democratico”, che non ha più alcun legame con la volontà popolare. In un mondo razionale, chiunque provasse anche solo a suggerire la possibilità di iniziare un’altra guerra in Medio Oriente verrebbe preso a frustate. Nell’Universo Bizarro in cui siamo scivolati dopo l’11/9, tuttavia, questa follia è la norma.

    Dove sono i nostri leader intellettuali, politici e religiosi? Nessuno si alza per chiedere che si ponga fine a questo incubo nazionale e per condurci verso la salvezza? Entrambi i partiti politici sono responsabili allo stesso modo: non un solo candidato alla presidenza ha detto qualcosa contro questa folle impresa, che sembra inamovibile e, a questo punto, inevitabile. Io alzo le braccia disperato di fronte al potere di questa lobby e mi domando, ad alta voce, perché nessuna persona di un qualche rilievo abbia il coraggio di opporsi a loro. Sembra quasi impossibile che siamo sull’orlo di essere precipitati in un conflitto più ampio e di gran lunga più devastante, eppure tutto questo sta avvenendo piuttosto rapidamente.

    L’imminente guerra con l’Iran non si concluderà finché l’intera regione non sarà in fiamme. E il fuoco si estenderà verso tre continenti, e oltre. E’ questo il prezzo che il mondo intende pagare per porre fine alla “minaccia all’esistenza” di Israele? Oppure i nostri governanti si fermeranno, prima di scaraventarci nell’abisso, e si domanderanno: e come la mettiamo con la “minaccia all’esistenza” del resto del mondo?   
     

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