Archivio Febbraio 2007
RITORNO ALLA BASE
di Gianluca Freda (02/02/2007 - 15:28)

Con la faccia di tolla diventata ormai un marchio di fabbrica del suo giornale, Massimo Giannini individua prontamente i responsabili del crescendo di figure di merda che il governo sta rimediando in questi giorni sulla questione dell’ampliamento della base USA a Vicenza. La colpa, manco a dirlo, è della sinistra radicale, che rifiuta irresponsabilmente di svendere i propri principi etici e politici alla prepotenza americana – come ormai fanno tutti, compreso Giannini – ostinandosi a considerare il proprio elettorato come una forza legittimante dell’azione politica anziché come un branco di selvaggi con la sveglia al collo a cui sbolognare casse e casse di chiacchiere. Giannini non se ne dà pace. Ma come? Questi ingrati della sinistra radicale hanno avuto l’occasione della loro vita, pur non meritandola. Gli è stato concesso il raro privilegio di far parte di un governo – sembra quasi che siano stati Giannini o Prodi a concederglielo – e loro com’è che ringraziano? Mordendo la mano che li nutre.
“Bertinotti sa bene” – scrive incredulo Giannini – “quale impensabile miracolo è presiedere la terza carica dello Stato, per il leader dell'unico partito capace di chiamarsi ancora "comunista" nell'Europa novecentesca insanguinata non solo dai lager, ma anche dall'orrore dei gulag”.
Lager e gulag sono come il prezzemolo: vanno bene su tutto.
“Pecoraro Scanio” – continua Giannini – “sa altrettanto bene quale irripetibile opportunità è guidare il ministero dell'Ambiente, per il leader di un partito verde che ha resistito alle crisi dei movimenti ambientalisti nel resto del mondo”. Il succo è: questi poveracci dovrebbero solo ringraziare. Ringraziare Prodi, che ha loro concesso questa immeritata opportunità, e naturalmente il giornale di Giannini, che li ha quasi trattati da persone normali. Ma c’è un limite a tutto. Ora si sono montati la testa, pretenderebbero di rispettare i sentimenti e le volontà degli elettori che li hanno mandati al governo anziché i servili giochetti di potere di coloro che Giannini, a sua volta, ha deciso di servire.
Pretenderebbero di rispettare la popolazione vicentina, che è a larghissima maggioranza contraria all’ampliamento di un avamposto di guerra americano che li esporrebbe a rischi di ogni tipo. Pretenderebbero di rispettare la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini italiani, che non ne possono più di essere messi sotto i piedi da americani e giudei, dalle loro guerre di sterminio e dalla complicità vigliacca dei governi di destra e di sinistra. Ma stiamo scherzando? Qui si perde tempo a parlare di una miserevole cosa, come il rispetto della volontà degli elettori, quando c’è in gioco nientepopodimeno che la sopravvivenza del governo!
Riesumando il frasario archeologico della destra rampante (le “anime belle”, i “kabulisti guidati da Gino Strada” e altri piacevoli luoghi comuni) Giannini spiega che il fine supremo di un governo non è la realizzazione degli interessi dei cittadini, ma la sopravvivenza del governo stesso e la lotta contro le forze di centrodestra che perseguono (almeno nel mondo virtuale in cui vive Giannini) interessi opposti.
“Nell'Unione” – scrive Giannini – “c'è uno zoccolo duro e puro, estremo e irriducibile, che rischia di sfuggire a ogni controllo. Non considera il governo come un "valore", e forse continua a rimpiangere le praterie libere e irresponsabili di un'opposizione bellissima e perennemente minoritaria. In Parlamento c'è un manipolo di una decina di eletti che non sembra rispondere al vincolo di coalizione e che rifiuta l'adesione a qualunque "linea di partito". Danza beatamente intorno al totem del "Programma", manipolandone le tante zone grigie e rifiutandone le poche indicazioni certe”.
Il salto logico è carpiato con triplo avvitamento. Il governo è da considerarsi come “valore” in quanto governo, non in quanto istituzione rispondente agli interessi e ai voleri della maggioranza dei cittadini italiani. La stessa nebulosità del programma non va superata ascoltando le esigenze della base elettorale, ma attraverso l’interpretazione autentica fornita delle auctoritates di governo, delle quali la sinistra radicale, estrema e irriducibile com’è, non può certo sperare di far parte. Giannini non è così stupido da non capire che è proprio l’incapacità non dico di ascoltare, ma almeno di non guardare con superiore disprezzo le esigenze degli elettori che fa la debolezza di questo governo. E’ questa distanza siderale che ha disgregato e disgustato in pochi mesi quella base elettorale stremata da dieci anni di berlusconismo, che si aspettava un cambio di rotta. E’ questa autoreferenzialità irresponsabile che costringe il governo ad annaspare e che lo farà affogare – spero – nell’arco di pochi mesi. Giannini non è così stupido da non capirlo, ma è abbastanza servile da fingersi stupido lo stesso.
Il crollo (ormai auspicabile) di questa squallida lobby di interessi mafiosi, bancari e imprenditoriali mascherata da esecutivo lascerà dietro di sé un paese devastato e senza più nemmeno una prospettiva di cambiamento. Continuo a non credere che dovremo sorbirci un Berlusconi-ter, non sono più gli anni ’90 e noi antiberlusconiani siamo un po’ meno ingenui di allora e un po’ più disposti a picchiare duro (sul serio). Ma comunque vadano le cose è consolante pensare che il futuro esecutivo italiano, quale che esso sia, non potrà che provocare ai vassalli come Giannini un salutare travaso di bile.
“Bertinotti sa bene” – scrive incredulo Giannini – “quale impensabile miracolo è presiedere la terza carica dello Stato, per il leader dell'unico partito capace di chiamarsi ancora "comunista" nell'Europa novecentesca insanguinata non solo dai lager, ma anche dall'orrore dei gulag”.
Lager e gulag sono come il prezzemolo: vanno bene su tutto.
“Pecoraro Scanio” – continua Giannini – “sa altrettanto bene quale irripetibile opportunità è guidare il ministero dell'Ambiente, per il leader di un partito verde che ha resistito alle crisi dei movimenti ambientalisti nel resto del mondo”. Il succo è: questi poveracci dovrebbero solo ringraziare. Ringraziare Prodi, che ha loro concesso questa immeritata opportunità, e naturalmente il giornale di Giannini, che li ha quasi trattati da persone normali. Ma c’è un limite a tutto. Ora si sono montati la testa, pretenderebbero di rispettare i sentimenti e le volontà degli elettori che li hanno mandati al governo anziché i servili giochetti di potere di coloro che Giannini, a sua volta, ha deciso di servire.
Pretenderebbero di rispettare la popolazione vicentina, che è a larghissima maggioranza contraria all’ampliamento di un avamposto di guerra americano che li esporrebbe a rischi di ogni tipo. Pretenderebbero di rispettare la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini italiani, che non ne possono più di essere messi sotto i piedi da americani e giudei, dalle loro guerre di sterminio e dalla complicità vigliacca dei governi di destra e di sinistra. Ma stiamo scherzando? Qui si perde tempo a parlare di una miserevole cosa, come il rispetto della volontà degli elettori, quando c’è in gioco nientepopodimeno che la sopravvivenza del governo!
Riesumando il frasario archeologico della destra rampante (le “anime belle”, i “kabulisti guidati da Gino Strada” e altri piacevoli luoghi comuni) Giannini spiega che il fine supremo di un governo non è la realizzazione degli interessi dei cittadini, ma la sopravvivenza del governo stesso e la lotta contro le forze di centrodestra che perseguono (almeno nel mondo virtuale in cui vive Giannini) interessi opposti.
“Nell'Unione” – scrive Giannini – “c'è uno zoccolo duro e puro, estremo e irriducibile, che rischia di sfuggire a ogni controllo. Non considera il governo come un "valore", e forse continua a rimpiangere le praterie libere e irresponsabili di un'opposizione bellissima e perennemente minoritaria. In Parlamento c'è un manipolo di una decina di eletti che non sembra rispondere al vincolo di coalizione e che rifiuta l'adesione a qualunque "linea di partito". Danza beatamente intorno al totem del "Programma", manipolandone le tante zone grigie e rifiutandone le poche indicazioni certe”.
Il salto logico è carpiato con triplo avvitamento. Il governo è da considerarsi come “valore” in quanto governo, non in quanto istituzione rispondente agli interessi e ai voleri della maggioranza dei cittadini italiani. La stessa nebulosità del programma non va superata ascoltando le esigenze della base elettorale, ma attraverso l’interpretazione autentica fornita delle auctoritates di governo, delle quali la sinistra radicale, estrema e irriducibile com’è, non può certo sperare di far parte. Giannini non è così stupido da non capire che è proprio l’incapacità non dico di ascoltare, ma almeno di non guardare con superiore disprezzo le esigenze degli elettori che fa la debolezza di questo governo. E’ questa distanza siderale che ha disgregato e disgustato in pochi mesi quella base elettorale stremata da dieci anni di berlusconismo, che si aspettava un cambio di rotta. E’ questa autoreferenzialità irresponsabile che costringe il governo ad annaspare e che lo farà affogare – spero – nell’arco di pochi mesi. Giannini non è così stupido da non capirlo, ma è abbastanza servile da fingersi stupido lo stesso.
Il crollo (ormai auspicabile) di questa squallida lobby di interessi mafiosi, bancari e imprenditoriali mascherata da esecutivo lascerà dietro di sé un paese devastato e senza più nemmeno una prospettiva di cambiamento. Continuo a non credere che dovremo sorbirci un Berlusconi-ter, non sono più gli anni ’90 e noi antiberlusconiani siamo un po’ meno ingenui di allora e un po’ più disposti a picchiare duro (sul serio). Ma comunque vadano le cose è consolante pensare che il futuro esecutivo italiano, quale che esso sia, non potrà che provocare ai vassalli come Giannini un salutare travaso di bile.






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