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    LA GABBIA DEL PENSIERO

    di Gianluca Freda (01/02/2007 - 14:01)



    Era inevitabile: anche la discussione sul negazionismo dell’Olocausto e sulle vergognose leggi italiane ed europee che lo riguardano ha preso la piega che prende ogni discussione nella realtà virtuale in cui i mezzi di comunicazione di massa ci hanno rinchiusi. Questa piega può essere definita “ingabbiamento mediatico del pensiero” e il suo aspetto più pericoloso è che i soggetti meno smaliziati tendono a scambiarla – con catatrofico errore – per libertà d’opinione. Il meccanismo funziona così: per ogni evento che riguarda direttamente o indirettamente le nostre vite, TV e giornali non stabiliscono mai una verità assoluta e ufficiale a cui attenersi. Forniscono invece i limiti, più o meno ristretti, entro i quali la libertà di pensiero può essere esercitata. Ci si può muovere liberamente entro questi confini, prendendo posizione in un angolo o nell’altro della gabbia. Ma se si prova ad uscirne, scattano immediati i meccanismi di sorveglianza. Che non consistono – di solito – in sanzioni penali. Ciò avviene solo nei casi in cui i tentativi d’evasione iniziano ad essere massicci e non più controllabili con metodi ordinari. Per i tentativi isolati di fuga dalla “gabbia del pensiero”, è sufficiente il deterrente psicologico.

     Le opinioni non allineate vengono ignorate dai media e punite, prima di tutto, col silenzio. Se il silenzio non è sufficiente (e non lo è più, da che esiste internet), scattano gli attacchi degli opinionisti allineati, non sempre prezzolati, ma sempre pronti a mordere chiunque si senta così pieno di boria da sfidare i limiti di pensiero a cui ogni persona per bene dovrebbe attenersi. Vige il principio non scritto, ma profondamente sentito dall’uomo della strada, che chi esce dal seminato tracciato da TV e giornali può solo essere un pazzo o un violento o un esibizionista alla ricerca di visibilità. Così lo si morde volentieri, un po’ per divertimento (è divertente azzannare un fuggiasco avendo le spalle coperte da centinaia di altri prigionieri, con il benestare delle sentinelle), un po’ per paura di scoprire che ha ragione e che il mondo in cui abbiamo sempre vissuto non era che un elaborato allestimento scenico.

    Qualche esempio: si fa un gran parlare dei Pacs e i media mi consentono di essere favorevole o contrario a tale istituto. Non mi consentono, invece, di dire che, in questo specifico frangente storico e politico, dei Pacs a me - nonostante io sia convivente con prole - non importa assolutamente una cippa, essendoci problemi ben più seri che richiederebbero l’attenzione del governo. Se mai dovessi provare a rendere esplicita questa mia opinione, uscirei dalla gabbia del pensiero in cui i media mi tengono recluso. Verrei bollato come “benaltrista” e mi verrebbe risposto che “una cosa non esclude l’altra”. Il tempo e l’energia che il governo ha a disposizione sono notoriamente infiniti e tutti i problemi italiani – i Pacs, la precarizzazione del lavoro, la corruzione politica, i servizi sociali da terzo mondo, il declino economico e produttivo – possono tranquillamente essere messi sullo stesso piano e affrontati senza stabilire una priorità precisa.

    Altro esempio: mi viene consentito di scegliere tra due possibili coalizioni politiche a cui affidare il governo del paese, una di centrodestra e una di centrosinistra. In pratica posso scegliere se farmi governare da una merda oppure da una merda con sopra una deliziosa ciliegina rossa. I media mi consentono di fare a botte con i miei simili per stabilire quale delle due merde sia quella con la ciliegina. Ma non mi è consentito proporre e tantomeno fondare qualcosa di diverso da una merda. Verrei bollato come “estremista radicale” ed esposto al pubblico ludibrio in contrapposizione alla prudente saggezza dei “moderati” con e senza ciliegina.

    La stessa gabbia mentale viene approntata per qualsiasi evento dell’informazione: sono libero di dire che i servizi segreti americani sono stati efficienti o inefficienti nel prevenire il terrorismo, ma dire che l’11 settembre è stato progettato e organizzato dagli stessi servizi segreti americani e israeliani, con la copertura del governo USA, è solo una “tesi complottista” da tenere confinata su internet, il quale, si sa, è pieno di cazzate. Il che è vero, ma internet è il mondo e nel mondo ci sono anche le cazzate. In TV e sui giornali ci sono solo quelle e non si può scegliere.
    Oppure: sono libero di dire che la guerra è il modo più efficace o meno efficace per combattere Al Qaeda, ma se dico che Al Qaeda è solo una ridicola invenzione americana per giustificare la guerra vengo preso per matto. Sono libero di scegliere se regalare il mio tfr ai fondi pensione o all’Inps, ma non all’armaiolo del mio quartiere, dal quale mi piacerebbe acquistare una carabina per assaltare il Parlamento e le sedi dei sindacati confederali che hanno deciso, dopo lunghe e sofferte trattative, di fottersi i miei soldi. Eccetera eccetera.  

    La stessa cosa accade per le leggi sul negazionismo. Si può sostenere, democraticamente, che tutte le opinioni sono legittime e dunque anche quelle dei negazionisti devono essere tollerate. Si può sostenere che i negazionisti sono farabutti e devono andare in galera. Ma è impossibile dire la verità: e cioè che i negazionisti non esistono. Nemmeno gli storici revisionisti più radicali, come David Irving, si sono mai sognati di affermare che le deportazioni non sono mai avvenute o di negare gli eccidi e la barbarie nazista. Hanno solo cercato di inserire il nazismo e le sue stragi in una prospettiva storica, liberandolo dal corollario di assurdità, miti e leggende che ancora oggi lo circondano. Il mito della “teorizzazione” dello sterminio su base razziale. Il mito dei forni. Il mito delle camere a gas. Negare queste cose – soprattutto quando lo si fa con tanto di documenti e testimonianze alla mano – non significa certo negare gli orrori del nazismo e delle sue azioni.

    Pensateci un attimo. Nei gulag staliniani non esistevano camere a gas. Erano forse, solo per questo, dei divertenti villaggi turistici? Stalin non operò nessuna teorizzazione razziale ma si limitò a spedire nei gulag i nemici politici. Lo consideriamo, solo per questo, un omaccione bonario e un po’ burbero? Voglio dire: se si scoprisse – come in effetti si è scoperto – che nei lager nazisti decine di migliaia di persone non morirono nelle camere a gas, bensì di fame, di stenti, di violenze e di esecuzioni sommarie, il nazismo ci sembrerebbe forse meno mostruoso? Se si scoprisse – come si è scoperto – che gli ebrei non venivano mandati nei campi in quanto ebrei, ma in quanto potenziali nemici politici del nazismo, insieme ad altri nemici politici - come gli uomini della resistenza slava, i partigiani italiani, i combattenti russi, ecc. – l’orrore dei lager ne uscirebbe forse sminuito? Certo che no. Il problema è che risulterebbe accresciuto, enormemente accresciuto, l’orrore per i genocidi che americani ed ebrei portano avanti da settant’anni contro le popolazioni arabe e che hanno superato di gran lunga, per brutalità, durata e numero di vittime, la barbarie nazista. La giustificazone ideologica con cui Israele e gli Usa coprono i loro genocidi è sempre la stessa, da sessant’anni: noi non uccidiamo la gente in nome di un’ideologia. Non massacriamo interi popoli sulla base di una teorizzazione razziale. Gli facciamo la guerra, è vero, facciamo un sacco di vittime, è vero, ma siamo sempre meglio del nazismo che teorizzava IL DIRITTO di sterminare interi popoli sulla base di un’idea di superiorità razziale e attuava in modo sistematico tale teorizzazione attraverso le camere a gas.

    Provate a eliminare dal mito nazista la teorizzazione razziale e la sistematicità dell’eccidio (di cui le camere a gas sono il principale simbolo) e resteranno solo montagne di cadaveri, in nulla diverse da quelle fabbricate dalla barbarie israelo-americana nel corso dei decenni. Senza le addizioni fantastiche, il nazismo, come giustificazione ideologica, risulterebbe inservibile tanto per l’espansionismo sionista quanto per quello americano, strettamente legato al primo. La gente non riuscirebbe più a vedere la differenza. Capito perché è così essenziale che chi nega le camere a gas e le teorizzazioni hitleriane vada in galera? Non è in gioco la memoria storica di quegli eventi, da tempo perduta e distorta. E’ in gioco il diritto di USA e Israele di continuare a massacrare impunemente i popoli che ostacolano i loro interessi economici. Internet ha iniziato a diffondere in tutto il mondo le idee alternative sull’Olocausto che fino a ieri, grazie alla TV e ai giornali ammaestrati, potevano essere tenute ai margini del pensiero. La dissuasione del silenzio non è più sufficiente, queste idee dilagano e se si vuole fermarle occore usare la mano forte della dissuasione penale. Volete che questa gente si fermi di fronte ad una sciocchezza come la libertà d’espressione? Non ci contate. La libertà d’espressione è il loro nemico. Altrimenti a che gli sarebbe servito piazzare un televisore in ogni casa? Possiamo, è vero, resistere tramite internet. E’ l’ultimo baluardo dell’informazione non omologata, già sotto attacco, e se ci sta a cuore la libertà dovremmo difenderlo a costo della pelle.

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