Archivio Febbraio 2007
CARO COMPAGNO TI SCRIVO...
di Gianluca Freda (24/02/2007 - 15:19)

Inviato da Sandro Giusti
Ciao Gianluca, forse hai gia' letto il mini-post (non venivano accettati piu' caratteri di quelli...) ma francamente tutto il tuo blog con relativi post e' un summa di quel tipo di atteggiamento da duro e puro a cui hai sempre aspirato: mi conosci abbastanza perche' non possa essere frainteso, condivido sempre qualcosa di quello che hai detto in passato e che continui a mettere per iscritto sul tuo blog, ma ho sempre pensato che quello che vi fa' difetto e' sempre questo voler sempre essere piu' realisti del re che vi (ci) porta irrimediabilmente ad avere atteggiamenti del tipo /tafazzi /do you remember il tipo che si tirava bottigliate nelle palle.... sic!
Ora sai benissimo (spero) che io non ho mai fatto confusione fra "ricatto" e "democrazia" ma caro Freda, "L’ho fatto perché non mi importa una cippa che la nostra squadra vinca o perda" mi fa' veramente incazzare quando lo associ a "non importa se dal dal governo o dall’opposizione," perche' cari duri e puri di sto' cazzo la NOSTRA SQUADRA che Voi illusi/ottusi di nonsisa'benechecosa, vi state sbattendo i coglioni di affossare forse definitivamente, si chiama POPOLO e non c'entra un cazzo con nessuna merda di partito grande o piccolo, piu' a sinistra della sinistra o meno; "pisciare sulla coerenza, sugli ideali e sull’integrità morale per perseguire machiavellici ed autolesivi compromessi" questa poi... e' sempre quello per cui ho sempre lottato e sempre lottero' (IDEALI, COERENZA, INTEGRITA' MORALE) ma sono cosciente del fatto che per perseguire questo scopo dovro' (senza falsi moralismi e ipocrisie) compiere quotidianamente piccoli compromessi che sono certo non altereranno di un grammo i principi di cui sopra, ma forse mi daranno qualche chances di arrivare ad ottenere un qualche risultato per tutti quelli che insieme a poveri illusi come me ambiscono ad una societa' diversa, forse non perfetta, ma sicuramente giorno dopo giorno, battaglia dopo battaglia, sicuramente piu' giusta.
Con immutato affetto (lo dico per davvero stronzo..)
Sandro (ancora con orgoglio dentro ad un sindacato che si chiama CGIL, voglio pensare ancora perlomeno un pochino come alla sua costituzione).
Ciao a risentirci.
Ciao Sandro, sono felice di risentirti e di sapere che ogni tanto ti fai un giro da queste parti.
Scrivi di aver sempre lottato per gli ideali, la coerenza e l’integrità morale. Ti conosco e so bene che è vero. Ma ti chiedo (e mi sono sempre chiesto): com’è possibile conciliare queste aspirazioni con la miseria morale e umana di questa – sottolineo: questa – presunta sinistra? Soprattutto, come si fa a conciliare questa sinistra con la nozione di “popolo” senza essere degli inguaribili illusi? Nessuno, nemmeno Berlusconi con i suoi convegni di partito per soli adepti, ha mai mostrato tanto disinteresse, disprezzo e disgusto per il popolo come i rappresentanti di ciò che ci ostiniamo, contro ogni evidenza, a chiamare “sinistra”. I quali – per come la vedo io – sembra quasi che abbiano ucciso la sinistra italiana e ne abbiano preso il posto come i baccelloni de “L’invasione degli ultracorpi”. Lo dimostrano le loro auto blu, più numerose che in qualunque paese europeo, con le quali tengono noi pezzenti a distanza. Lo dimostrano le loro conferenze blindate, con gli studenti tenuti fuori dall’aula per paura che qualcuno gridi che il re è nudo. Lo dimostrano le minacce, le repressioni, gli avvertimenti in stile mafioso che vengono posti in opera ogni qualvolta il popolo prova a dire una parola. Pochi giorni fa proprio noi della CGIL (nonostante le delusioni ci sto ancora dentro) abbiamo vissuto sulla nostra pelle, e per l’ennesima volta, questa strategia intimidatoria, con i media aizzati a dovere contro di noi per aver avuto l’ardire di appoggiare una manifestazione con cui il popolo esprimeva ripugnanza per i crimini americani e per la complicità con essi dei nostri governi. Come si fa ad essere idealisti, coerenti e moralmente integri sostenendo questa gentaglia?
Io ti capisco Sandro e solo cinque o sei anni fa, di fronte a un intervento come il mio, avrei scritto una lettera identica alla tua. Ci sono passato anch’io e so bene quanta fatica, non solo intellettuale, ma anche fisica e perfino economica costi abbandonare gli schemi di pensiero in cui si è vissuti e guardare la realtà negli occhi. Ma urge farlo. Siamo intrappolati tra due schieramenti politici equivalenti che per il popolo – di cui tu e io facciamo parte - rappresentano due diversi tipi di condanna a morte. Gramsci diceva che tra due diversi tipi di condanna a morte è sempre meglio scegliere un pollo. Il problema è che di polli – cioè di seconde vie politiche umanamente sostenibili - all’orizzonte oggi se ne vedono pochi. Se ti sembro un idealista duro e puro, illuso e ottuso – quindi un pollo – è perché è esattamente ciò che sto cercando di essere. Il pragmatismo e i compromessi hanno abbondantemente fallito e credo che oggi solo un prepotente ritorno dell’idealismo – che non è “duro e puro” per scelta personale, ma per definizione - possa salvarci.
Ciao e saluta tutta la banda.
(Gianluca)
Ciao Gianluca, forse hai gia' letto il mini-post (non venivano accettati piu' caratteri di quelli...) ma francamente tutto il tuo blog con relativi post e' un summa di quel tipo di atteggiamento da duro e puro a cui hai sempre aspirato: mi conosci abbastanza perche' non possa essere frainteso, condivido sempre qualcosa di quello che hai detto in passato e che continui a mettere per iscritto sul tuo blog, ma ho sempre pensato che quello che vi fa' difetto e' sempre questo voler sempre essere piu' realisti del re che vi (ci) porta irrimediabilmente ad avere atteggiamenti del tipo /tafazzi /do you remember il tipo che si tirava bottigliate nelle palle.... sic!
Ora sai benissimo (spero) che io non ho mai fatto confusione fra "ricatto" e "democrazia" ma caro Freda, "L’ho fatto perché non mi importa una cippa che la nostra squadra vinca o perda" mi fa' veramente incazzare quando lo associ a "non importa se dal dal governo o dall’opposizione," perche' cari duri e puri di sto' cazzo la NOSTRA SQUADRA che Voi illusi/ottusi di nonsisa'benechecosa, vi state sbattendo i coglioni di affossare forse definitivamente, si chiama POPOLO e non c'entra un cazzo con nessuna merda di partito grande o piccolo, piu' a sinistra della sinistra o meno; "pisciare sulla coerenza, sugli ideali e sull’integrità morale per perseguire machiavellici ed autolesivi compromessi" questa poi... e' sempre quello per cui ho sempre lottato e sempre lottero' (IDEALI, COERENZA, INTEGRITA' MORALE) ma sono cosciente del fatto che per perseguire questo scopo dovro' (senza falsi moralismi e ipocrisie) compiere quotidianamente piccoli compromessi che sono certo non altereranno di un grammo i principi di cui sopra, ma forse mi daranno qualche chances di arrivare ad ottenere un qualche risultato per tutti quelli che insieme a poveri illusi come me ambiscono ad una societa' diversa, forse non perfetta, ma sicuramente giorno dopo giorno, battaglia dopo battaglia, sicuramente piu' giusta.
Con immutato affetto (lo dico per davvero stronzo..)
Sandro (ancora con orgoglio dentro ad un sindacato che si chiama CGIL, voglio pensare ancora perlomeno un pochino come alla sua costituzione).
Ciao a risentirci.
Ciao Sandro, sono felice di risentirti e di sapere che ogni tanto ti fai un giro da queste parti.
Scrivi di aver sempre lottato per gli ideali, la coerenza e l’integrità morale. Ti conosco e so bene che è vero. Ma ti chiedo (e mi sono sempre chiesto): com’è possibile conciliare queste aspirazioni con la miseria morale e umana di questa – sottolineo: questa – presunta sinistra? Soprattutto, come si fa a conciliare questa sinistra con la nozione di “popolo” senza essere degli inguaribili illusi? Nessuno, nemmeno Berlusconi con i suoi convegni di partito per soli adepti, ha mai mostrato tanto disinteresse, disprezzo e disgusto per il popolo come i rappresentanti di ciò che ci ostiniamo, contro ogni evidenza, a chiamare “sinistra”. I quali – per come la vedo io – sembra quasi che abbiano ucciso la sinistra italiana e ne abbiano preso il posto come i baccelloni de “L’invasione degli ultracorpi”. Lo dimostrano le loro auto blu, più numerose che in qualunque paese europeo, con le quali tengono noi pezzenti a distanza. Lo dimostrano le loro conferenze blindate, con gli studenti tenuti fuori dall’aula per paura che qualcuno gridi che il re è nudo. Lo dimostrano le minacce, le repressioni, gli avvertimenti in stile mafioso che vengono posti in opera ogni qualvolta il popolo prova a dire una parola. Pochi giorni fa proprio noi della CGIL (nonostante le delusioni ci sto ancora dentro) abbiamo vissuto sulla nostra pelle, e per l’ennesima volta, questa strategia intimidatoria, con i media aizzati a dovere contro di noi per aver avuto l’ardire di appoggiare una manifestazione con cui il popolo esprimeva ripugnanza per i crimini americani e per la complicità con essi dei nostri governi. Come si fa ad essere idealisti, coerenti e moralmente integri sostenendo questa gentaglia?
Io ti capisco Sandro e solo cinque o sei anni fa, di fronte a un intervento come il mio, avrei scritto una lettera identica alla tua. Ci sono passato anch’io e so bene quanta fatica, non solo intellettuale, ma anche fisica e perfino economica costi abbandonare gli schemi di pensiero in cui si è vissuti e guardare la realtà negli occhi. Ma urge farlo. Siamo intrappolati tra due schieramenti politici equivalenti che per il popolo – di cui tu e io facciamo parte - rappresentano due diversi tipi di condanna a morte. Gramsci diceva che tra due diversi tipi di condanna a morte è sempre meglio scegliere un pollo. Il problema è che di polli – cioè di seconde vie politiche umanamente sostenibili - all’orizzonte oggi se ne vedono pochi. Se ti sembro un idealista duro e puro, illuso e ottuso – quindi un pollo – è perché è esattamente ciò che sto cercando di essere. Il pragmatismo e i compromessi hanno abbondantemente fallito e credo che oggi solo un prepotente ritorno dell’idealismo – che non è “duro e puro” per scelta personale, ma per definizione - possa salvarci.
Ciao e saluta tutta la banda.
(Gianluca)
THEY'RE BACK!
di Gianluca Freda (24/02/2007 - 01:43)
Dopo una settimana di passione i commenti dovrebbero essere tornati a funzionare. Mi auguro che Dada non faccia più di questi scherzi.
(Gianluca)
C'E' CHI E' PIU' INCAZZATO DI ME...
di Gianluca Freda (24/02/2007 - 01:34)

IGNOBILE SINISTRA
di Gianfranco La Grassa
da www.ripensaremarx.splinder.com
La giornata della caduta del Governo è stata di quelle che rappresentano, in un certo senso, un giro di boa. Non è per me una sorpresa, e tuttavia vedere a quale livello di bassezza sono giunti i sinistri, ivi compresi, anzi in particolare, quelli "estremi", non è stato facile da sopportare; anche perché, essendo l´opposizione il loro riflesso speculare, questi scarafaggi disgustosi torneranno in breve tempo a governare e infestare questo "povero paese". C´è stata una persona, Turigliatto, che non conosco e che non voglio incensare con motivazioni che apparirebbero ridondanti e magari demagogiche, dotata del coraggio di votare infine secondo quella che era una minimale coerenza con le proprie idee e che si è perfino dimesso da senatore (e spero non faccia come Cacciari, il "minore"), rinunciando a quel po´ po´ di stipendio, di emolumenti e facilitazioni vari a non finire, alla pensione (per cui occorrono i due anni, sei mesi, un giorno). Per questa minima dignità e coerenza, ha rischiato addirittura l´aggressione fisica da parte di "compagni"; in specie da parte di una Erinni a nome Palermi, che poi lo ha appellato nei TG e nelle trasmissioni serali come traditore e altri infamanti appellativi. E perché, in nome di quale programma politico? Perché il suo non voto rischia di "far tornare Berlusconi". Questa è la sinistra falsa comunista: non ha lo straccio di un´idea, non sa governare nemmeno un cesso pubblico, ma cerca il consenso in nome dell´odio verso una sola persona. Disgustosa e senza cervello, senza morale, senza nulla di nulla.
I vari Giordano, Russo Spena, Diliberto, insomma tutti i meschini individui di questa specie, sono andati a Vicenza per cercare i voti dei pacifisti, ma poi non vogliono mandare a casa chi continua a traccheggiare. Il Ministro degli Esteri ha fatto una relazione, in cui ha tralasciato l´Afghanistan e ha appena accennato a Vicenza, solo dicendo che merita più approfondite discussioni, ma concludendo comunque che il non mantenere tale impegno "sarebbe uno schiaffo per gli Stati Uniti". Eppure, tutti i vermi parlamentari che sono andati a strisciare a Vicenza hanno sostenuto di aver ascoltato un meraviglioso discorso, e hanno aggredito come fossero traditori coloro che si sono attenuti ad un minimo di coerenza. Tutti intanto abbarbicati ai cadreghini; poi discuteranno, non si sa su quali linee date le premesse. Agli imbroglioni, meschini, esseri solo da disprezzare per la loro viltà ed infamia - che hanno partecipato alla manifestazione onde turlupinare una massa di "gonzi" - ciò non interessa. Fra l´altro, per loro è come se la questione non riguardasse una base aerea americana, che coinvolge la Nato (quindi Europa e Italia) in una visione strategica geopolitica a livello globale, secondo gli interessi USA; una base da cui, per esempio, partirà la 173.ma brigata aerea statunitense nella prossima offensiva di primavera nel lontano paese asiatico, dove il contingente italiano è occupante assieme ad altri eserciti della Nato e sotto comando americano. Un problema di politica estera (e militare) viene da questi esseri abietti ridotto a questione di edilizia comunale, se espandere la base verso la città o verso la parte opposta; per cui questi scarafaggi ancora etichettati "comunisti" pretendono un referendum vicentino. Queste le basi di una "seria" discussione, quella promessa nell´"alto", in realtà miserabile, discorso di D´Alema, l´aggressore della Jugoslavia, quello che bombardava allegramente al seguito dell´aviazione americana, sostenendo - con il tipico linguaggio orwelliano di "1984", quello del "Grande Fratello" - che si trattava di "difesa integrata".
Un discorso che riceve gli apprezzamenti di "Libero" e l´osanna di Della Loggia sul "Corriere", che ormai ne fa l´ultima spiaggia per difendere gli interessi dei padroni del giornale mediante il sostegno ad un ceto politico e intellettuale di un luridume senza pari. A questo punto, bisognerà pur dire con chiarezza quale pattume siano ormai diventati gli ultimi esiti dei "comunisti" (e dei postcomunisti, che hanno tutto rinnegato senza mai seppellire il "cadavere"): e questo sia in Italia che in alcuni paesi dell´ex "socialismo reale" o, ad es., in Irak dove i "comunisti" sono conniventi con gli occupanti stranieri, ecc.
E´ inutile cincischiare e far finta che con simili cellule cancerogene si possa ancora parlare. Questi stanno impestando tutto un paese; ovviamente, so benissimo quali sono i poteri decisivi (internazionali e nazionali, cioè predominanti e subdominanti) che stanno dietro le quinte a organizzare la regia dell´infezione. Tuttavia, questa sinistra - sia post e rinnegata del comunismo, sia ancora a denominazione "comunista" - è l´agente patogeno; è iniettato nell´organismo da quei "poteri forti", ma questo è l´agente. Per farlo dimenticare, disperati come sono ma sapendo di poter contare ancora su una certa massa di quei coglioni che li hanno votati, simili cellule cancerogene, senza più nemmeno cercare di avere un programma purchessia, ripetono come dischi rotti che non si deve far tornare Berlusconi. Che si tratti di cellule incurabili, e che si dovrebbero solo estirpare chirurgicamente, ammesso che sia ancora possibile salvare l´organismo (perché ne ho certo molti dubbi), è per me ormai un assioma.
Non voglio implicare nessun altro del blog in quello che dico, ma io non intendo più recedere da questa posizione: per me la malattia mortale è la sinistra (i postcomunisti nonché rinnegati del comunismo, in alleanza con quelli che ancora fingono d´essere comunisti, ivi compresi i minimi gruppetti di falsi ortodossi che cercano solo di sviare quelle ancor piccole schiere di giovani che potrebbero essere il germe di una "nuova pianta"). Per me è altrettanto ovvio - e anche in questo la giornata del 21 febbraio appare come una illuminazione a giorno del problema - che la cura di questo male non è nella destra, non è in questi fasulli e virulenti liberali (in realtà affossatori di ogni libertà, solo dediti a manovrine da pezzenti per rientrare nel gioco). Sia chiaro: questa destra, al contrario di quello che i vermi di sinistra ci hanno raccontato, è la risposta alla malattia cancerogena rappresentata da loro (in specie quelli già indicati come post e rinnegati del comunismo o "comunisti" per puro inganno). Questi ultimi sono "il lupo", e proprio per celare la loro pericolosità da quasi quindici anni gridano al lupo, dandogli le sembianze di Berlusconi. Tuttavia la risposta al cancro di sinistra, offerta da questa destra, è essa stessa una risposta malata, la risposta di un organismo che non riesce ad organizzare un contrattacco delle difese immunitarie per riconquistare la sanità. Nella giornata di ieri, una qualsiasi opposizione "sana" avrebbe posto un aut aut e, nel caso di reiterato rifiuto ad andarsene, avrebbe chiamato "la gente" (e forse non solo) a un´opera di autentica ripulitura del cancro che ci sta uccidendo. Invece, hanno dimostrato che non sono una cura, ma solo una risposta "autoimmunitaria" (o come divolo si dice) che aggrava la malattia.
D´ora in poi, in sintesi e con calma, bisogna riflettere sulla storia da "mani pulite" in poi; mettere in luce questo cancro di sinistra, questa risposta malata di destra; e si tratta di capire dove (e se) esistono settori sani dell´organismo per dare un´altra risposta. A questo compito sono chiamati soprattutto i più giovani, quelli che non hanno voglia di cedere alla malattia che ci sta completamente devastando; quelli che vogliono prepararsi un diverso futuro rispetto ai vermi e scarafaggi, di cui è composto l´attuale ceto politico e intellettuale asservito alla GFeID (grande finanza e industria decotta), che ha eletto la sinistra (quella già indicata più volte) a suo principale agente patogeno e mortale. In questo blog, ho posto in chiara luce come tutti i giochi interni ai poteri finanziari e industriali (parassitari) siano condotti con l´utilizzo dei vari gruppi di cellule cancerogene di sinistra.
Ieri, l´ultima prova. Geronzi (Capitalia) pretende di liquidare il suo ad Arpe. Geronzi è quello che è stato fin qui oppositore di Bazoli e della "SanIntesa"; soprattutto è un ostacolo alla conquista di Mediobanca e Generali da parte di quest´ultima. L´ho illustrato non so quante volte. Geronzi ha subito dagli avversari un trattamento - mediante il solito intervento di magistrature "molto autonome" - per certi versi analogo a quello di Tronchetti. Come il presidente della Pirelli, anche quello della Capitalia non si rivolge però all´opposizione per difendersi, ma a pezzi del centrosinistra. In effetti a chi ha offerto il posto di ad di Arpe? Fra i nomi fatti ci sono Pietro Modiano (che ha rifiutato) e De Bustis (che non mi sembra abbia ancora dato una risposta). Chi sono questi due? Il primo era al vertice del San Paolo, in un primo momento dimenticato nel nuovo organigramma della superbanca nata dall´ormai nota fusione, e poi ripescato per rimostranze dei DS (Fassino e soprattutto D´Alema). Il secondo era ad della Banca 121 del Salento, poi assorbita ad un prezzo elevatissimo d´acquisizione dal Montepaschi (e l´ad dell´assorbita lo diventa dell´assorbente). Il tutto perché De Bustis è vicino a D´Alema. Poi scoppia lo scandalo della Banca del Salento (su cui la magistratura si è arenata, non va avanti malgrado la rovina di circa 6000 clienti), Il Montepaschi ne subisce un contraccolpo finanziario non da poco; De Bustis si dimette e diventa ad della sezione italiana della Deutsche Bank (cascano sempre in piedi i "protetti"). Si tratta, in ogni caso, di finanzieri legati alla sinistra; e sono questi, appunto, che anche Geronzi vuole ai vertici della sua banca al fine di difendersi da Bazoli, "padrone" del maggiordomo Prodi.
Sono sempre loro, sono le cellule cancerogene in azione per uccidere il corpo della società italiana. Si ricade quindi nello stesso discorso: se è possibile, vanno estirpate, altrimenti l´organismo muore. Ma una cosa è certa: che non si può accettare di essere conniventi con loro, non si può continuare a discutere come "fare giochetti" con questa sinistra, adducendo l´immonda scusa che lì ci sarebbero "le masse". Mi dispiace. E´ vero che politica e morale non debbono andare a braccetto. Ci sono però momenti in cui ciò che alla mera apparenza è un atteggiamento morale, è invece semplicemente politico. Quando c´è un cancro delle dimensioni di quello della sinistra, o lo si estirpa (e senza remore morali) oppure ci si limita ad illustrare il decorso della malattia (come in fondo fa il sottoscritto). Ma non si finga di fare politica alimentando il cancro, discutendo con le cellule infette, con quelli senza cervello che lasciano propagarsi il male affinché "non torni Berlusconi". No, questo non è far politica, questa è stupidità ormai congenita.
Per adesso, è tutto. Comunque, dal 21 febbraio, la fase è cambiata; almeno per me. Gli altri "amici" decidano. Ma sia chiaro: per me il nemico principale e definitivo da combattere è innanzitutto la sinistra, in particolare i rinnegati del comunismo e i finti "comunisti". La destra è semplicemente la risposta malata, quindi da non seguire per nessun motivo. In questo momento, arrivati a questo punto, non mi interessa se "si vede qualcun altro all´orizzonte". Si cerchi, ma soprattutto si agisca, ognuno come può, perché si crei questo qualcun altro. E senza moralismi, per puro spirito di salvezza dalla malattia mortale rappresentata dalla sinistra che si finge comunista o che ha rinnegato il comunismo; sono della stessa pasta, hanno lo stesso fine di annientarci con la loro malattia.
Una volta sciolta infine questa indecisione, che ormai portavo con me da troppo tempo, d´ora in poi - e quando starò un po´ meglio - porterò avanti l´analisi del cancro e delle sue evoluzioni contorte. Cercherò anche nuove categorie d´analisi, perché quelle passate hanno contribuito al dilagare della malattia; e coloro che ancora le usano, forse in buona fede o forse no, sono come minimo oggettivi portatori di agenti patogeni. Per quanto invece riguarda la cura, non ho ricette, e non le posso inventare da solo. L´unico principio direttivo che mi orienta è il seguente: non credo minimamente ai pannicelli caldi ma ai ferri del chirurgo; non credo alla omeopatia, ma ad energiche cure "chimiche" di tipo tradizionale. Detto questo, non posso suggerire altro.
PS Un ulteriore episodio minore, che dimostra però quanto scarafaggi siano questi sinistri. Il 21 muore in Afghanistan, saltando su una mina messa dai guerriglieri, una soldatessa spagnola, che faceva parte di un convoglio di appoggio a due squadre italiane. Il comunicato spagnolo dice che tali squadre erano dell´Omlt; composte di 16 uomini l´una, appartenenti ai nostri corpi speciali, fra i più duri e tipo "teste di cuoio", che fanno da istruttori all´esercito afgano. Gli italiani hanno invece diffuso la notizia che facevano parte del Cimic, un organismo detto di cooperazione civile/militare, incaricato, si sostiene, di operazioni umanitarie. A parte il fatto che già fa ridere il connubio civile/militare, e per compiere operazioni umanitarie. Ciò che più indigna è però la continua menzogna di questi veri vermi. Possibile che, tra quel "ceto medio" dei servizi, del turismo, dello spettacolo e di tutti i lavori più improduttivi che si conoscano, ceto medio che è il vero elettorato dei "rinnegati" di cui sopra, non ci sia un po´ di decoro e dignità, un po´ di senso morale, sufficiente ad indignarsi con questi spudorati mentitori? Ma non era meglio e più coerente l´aperto amerikano Berlusca piuttosto che degli invertebrati del genere? Di questo mi riesce difficile capacitarmi. Esco da una famiglia "borghese", ma quella "classe" non era così disgustosa e priva di moralità come questi vuoti e vanesi borghesucci da quattro soldi, che sostengono degli ignobili "giocatori delle tre carte". Vergognatevi, diessini, rifondaroli, pdicisti e verdi (parlo, sia sempre chiaro, dei politici, giornalisti e intellettuali di questo vomitevole schieramento; non della semplice "gente").
di Gianfranco La Grassa
da www.ripensaremarx.splinder.com
La giornata della caduta del Governo è stata di quelle che rappresentano, in un certo senso, un giro di boa. Non è per me una sorpresa, e tuttavia vedere a quale livello di bassezza sono giunti i sinistri, ivi compresi, anzi in particolare, quelli "estremi", non è stato facile da sopportare; anche perché, essendo l´opposizione il loro riflesso speculare, questi scarafaggi disgustosi torneranno in breve tempo a governare e infestare questo "povero paese". C´è stata una persona, Turigliatto, che non conosco e che non voglio incensare con motivazioni che apparirebbero ridondanti e magari demagogiche, dotata del coraggio di votare infine secondo quella che era una minimale coerenza con le proprie idee e che si è perfino dimesso da senatore (e spero non faccia come Cacciari, il "minore"), rinunciando a quel po´ po´ di stipendio, di emolumenti e facilitazioni vari a non finire, alla pensione (per cui occorrono i due anni, sei mesi, un giorno). Per questa minima dignità e coerenza, ha rischiato addirittura l´aggressione fisica da parte di "compagni"; in specie da parte di una Erinni a nome Palermi, che poi lo ha appellato nei TG e nelle trasmissioni serali come traditore e altri infamanti appellativi. E perché, in nome di quale programma politico? Perché il suo non voto rischia di "far tornare Berlusconi". Questa è la sinistra falsa comunista: non ha lo straccio di un´idea, non sa governare nemmeno un cesso pubblico, ma cerca il consenso in nome dell´odio verso una sola persona. Disgustosa e senza cervello, senza morale, senza nulla di nulla.
I vari Giordano, Russo Spena, Diliberto, insomma tutti i meschini individui di questa specie, sono andati a Vicenza per cercare i voti dei pacifisti, ma poi non vogliono mandare a casa chi continua a traccheggiare. Il Ministro degli Esteri ha fatto una relazione, in cui ha tralasciato l´Afghanistan e ha appena accennato a Vicenza, solo dicendo che merita più approfondite discussioni, ma concludendo comunque che il non mantenere tale impegno "sarebbe uno schiaffo per gli Stati Uniti". Eppure, tutti i vermi parlamentari che sono andati a strisciare a Vicenza hanno sostenuto di aver ascoltato un meraviglioso discorso, e hanno aggredito come fossero traditori coloro che si sono attenuti ad un minimo di coerenza. Tutti intanto abbarbicati ai cadreghini; poi discuteranno, non si sa su quali linee date le premesse. Agli imbroglioni, meschini, esseri solo da disprezzare per la loro viltà ed infamia - che hanno partecipato alla manifestazione onde turlupinare una massa di "gonzi" - ciò non interessa. Fra l´altro, per loro è come se la questione non riguardasse una base aerea americana, che coinvolge la Nato (quindi Europa e Italia) in una visione strategica geopolitica a livello globale, secondo gli interessi USA; una base da cui, per esempio, partirà la 173.ma brigata aerea statunitense nella prossima offensiva di primavera nel lontano paese asiatico, dove il contingente italiano è occupante assieme ad altri eserciti della Nato e sotto comando americano. Un problema di politica estera (e militare) viene da questi esseri abietti ridotto a questione di edilizia comunale, se espandere la base verso la città o verso la parte opposta; per cui questi scarafaggi ancora etichettati "comunisti" pretendono un referendum vicentino. Queste le basi di una "seria" discussione, quella promessa nell´"alto", in realtà miserabile, discorso di D´Alema, l´aggressore della Jugoslavia, quello che bombardava allegramente al seguito dell´aviazione americana, sostenendo - con il tipico linguaggio orwelliano di "1984", quello del "Grande Fratello" - che si trattava di "difesa integrata".
Un discorso che riceve gli apprezzamenti di "Libero" e l´osanna di Della Loggia sul "Corriere", che ormai ne fa l´ultima spiaggia per difendere gli interessi dei padroni del giornale mediante il sostegno ad un ceto politico e intellettuale di un luridume senza pari. A questo punto, bisognerà pur dire con chiarezza quale pattume siano ormai diventati gli ultimi esiti dei "comunisti" (e dei postcomunisti, che hanno tutto rinnegato senza mai seppellire il "cadavere"): e questo sia in Italia che in alcuni paesi dell´ex "socialismo reale" o, ad es., in Irak dove i "comunisti" sono conniventi con gli occupanti stranieri, ecc.
E´ inutile cincischiare e far finta che con simili cellule cancerogene si possa ancora parlare. Questi stanno impestando tutto un paese; ovviamente, so benissimo quali sono i poteri decisivi (internazionali e nazionali, cioè predominanti e subdominanti) che stanno dietro le quinte a organizzare la regia dell´infezione. Tuttavia, questa sinistra - sia post e rinnegata del comunismo, sia ancora a denominazione "comunista" - è l´agente patogeno; è iniettato nell´organismo da quei "poteri forti", ma questo è l´agente. Per farlo dimenticare, disperati come sono ma sapendo di poter contare ancora su una certa massa di quei coglioni che li hanno votati, simili cellule cancerogene, senza più nemmeno cercare di avere un programma purchessia, ripetono come dischi rotti che non si deve far tornare Berlusconi. Che si tratti di cellule incurabili, e che si dovrebbero solo estirpare chirurgicamente, ammesso che sia ancora possibile salvare l´organismo (perché ne ho certo molti dubbi), è per me ormai un assioma.
Non voglio implicare nessun altro del blog in quello che dico, ma io non intendo più recedere da questa posizione: per me la malattia mortale è la sinistra (i postcomunisti nonché rinnegati del comunismo, in alleanza con quelli che ancora fingono d´essere comunisti, ivi compresi i minimi gruppetti di falsi ortodossi che cercano solo di sviare quelle ancor piccole schiere di giovani che potrebbero essere il germe di una "nuova pianta"). Per me è altrettanto ovvio - e anche in questo la giornata del 21 febbraio appare come una illuminazione a giorno del problema - che la cura di questo male non è nella destra, non è in questi fasulli e virulenti liberali (in realtà affossatori di ogni libertà, solo dediti a manovrine da pezzenti per rientrare nel gioco). Sia chiaro: questa destra, al contrario di quello che i vermi di sinistra ci hanno raccontato, è la risposta alla malattia cancerogena rappresentata da loro (in specie quelli già indicati come post e rinnegati del comunismo o "comunisti" per puro inganno). Questi ultimi sono "il lupo", e proprio per celare la loro pericolosità da quasi quindici anni gridano al lupo, dandogli le sembianze di Berlusconi. Tuttavia la risposta al cancro di sinistra, offerta da questa destra, è essa stessa una risposta malata, la risposta di un organismo che non riesce ad organizzare un contrattacco delle difese immunitarie per riconquistare la sanità. Nella giornata di ieri, una qualsiasi opposizione "sana" avrebbe posto un aut aut e, nel caso di reiterato rifiuto ad andarsene, avrebbe chiamato "la gente" (e forse non solo) a un´opera di autentica ripulitura del cancro che ci sta uccidendo. Invece, hanno dimostrato che non sono una cura, ma solo una risposta "autoimmunitaria" (o come divolo si dice) che aggrava la malattia.
D´ora in poi, in sintesi e con calma, bisogna riflettere sulla storia da "mani pulite" in poi; mettere in luce questo cancro di sinistra, questa risposta malata di destra; e si tratta di capire dove (e se) esistono settori sani dell´organismo per dare un´altra risposta. A questo compito sono chiamati soprattutto i più giovani, quelli che non hanno voglia di cedere alla malattia che ci sta completamente devastando; quelli che vogliono prepararsi un diverso futuro rispetto ai vermi e scarafaggi, di cui è composto l´attuale ceto politico e intellettuale asservito alla GFeID (grande finanza e industria decotta), che ha eletto la sinistra (quella già indicata più volte) a suo principale agente patogeno e mortale. In questo blog, ho posto in chiara luce come tutti i giochi interni ai poteri finanziari e industriali (parassitari) siano condotti con l´utilizzo dei vari gruppi di cellule cancerogene di sinistra.
Ieri, l´ultima prova. Geronzi (Capitalia) pretende di liquidare il suo ad Arpe. Geronzi è quello che è stato fin qui oppositore di Bazoli e della "SanIntesa"; soprattutto è un ostacolo alla conquista di Mediobanca e Generali da parte di quest´ultima. L´ho illustrato non so quante volte. Geronzi ha subito dagli avversari un trattamento - mediante il solito intervento di magistrature "molto autonome" - per certi versi analogo a quello di Tronchetti. Come il presidente della Pirelli, anche quello della Capitalia non si rivolge però all´opposizione per difendersi, ma a pezzi del centrosinistra. In effetti a chi ha offerto il posto di ad di Arpe? Fra i nomi fatti ci sono Pietro Modiano (che ha rifiutato) e De Bustis (che non mi sembra abbia ancora dato una risposta). Chi sono questi due? Il primo era al vertice del San Paolo, in un primo momento dimenticato nel nuovo organigramma della superbanca nata dall´ormai nota fusione, e poi ripescato per rimostranze dei DS (Fassino e soprattutto D´Alema). Il secondo era ad della Banca 121 del Salento, poi assorbita ad un prezzo elevatissimo d´acquisizione dal Montepaschi (e l´ad dell´assorbita lo diventa dell´assorbente). Il tutto perché De Bustis è vicino a D´Alema. Poi scoppia lo scandalo della Banca del Salento (su cui la magistratura si è arenata, non va avanti malgrado la rovina di circa 6000 clienti), Il Montepaschi ne subisce un contraccolpo finanziario non da poco; De Bustis si dimette e diventa ad della sezione italiana della Deutsche Bank (cascano sempre in piedi i "protetti"). Si tratta, in ogni caso, di finanzieri legati alla sinistra; e sono questi, appunto, che anche Geronzi vuole ai vertici della sua banca al fine di difendersi da Bazoli, "padrone" del maggiordomo Prodi.
Sono sempre loro, sono le cellule cancerogene in azione per uccidere il corpo della società italiana. Si ricade quindi nello stesso discorso: se è possibile, vanno estirpate, altrimenti l´organismo muore. Ma una cosa è certa: che non si può accettare di essere conniventi con loro, non si può continuare a discutere come "fare giochetti" con questa sinistra, adducendo l´immonda scusa che lì ci sarebbero "le masse". Mi dispiace. E´ vero che politica e morale non debbono andare a braccetto. Ci sono però momenti in cui ciò che alla mera apparenza è un atteggiamento morale, è invece semplicemente politico. Quando c´è un cancro delle dimensioni di quello della sinistra, o lo si estirpa (e senza remore morali) oppure ci si limita ad illustrare il decorso della malattia (come in fondo fa il sottoscritto). Ma non si finga di fare politica alimentando il cancro, discutendo con le cellule infette, con quelli senza cervello che lasciano propagarsi il male affinché "non torni Berlusconi". No, questo non è far politica, questa è stupidità ormai congenita.
Per adesso, è tutto. Comunque, dal 21 febbraio, la fase è cambiata; almeno per me. Gli altri "amici" decidano. Ma sia chiaro: per me il nemico principale e definitivo da combattere è innanzitutto la sinistra, in particolare i rinnegati del comunismo e i finti "comunisti". La destra è semplicemente la risposta malata, quindi da non seguire per nessun motivo. In questo momento, arrivati a questo punto, non mi interessa se "si vede qualcun altro all´orizzonte". Si cerchi, ma soprattutto si agisca, ognuno come può, perché si crei questo qualcun altro. E senza moralismi, per puro spirito di salvezza dalla malattia mortale rappresentata dalla sinistra che si finge comunista o che ha rinnegato il comunismo; sono della stessa pasta, hanno lo stesso fine di annientarci con la loro malattia.
Una volta sciolta infine questa indecisione, che ormai portavo con me da troppo tempo, d´ora in poi - e quando starò un po´ meglio - porterò avanti l´analisi del cancro e delle sue evoluzioni contorte. Cercherò anche nuove categorie d´analisi, perché quelle passate hanno contribuito al dilagare della malattia; e coloro che ancora le usano, forse in buona fede o forse no, sono come minimo oggettivi portatori di agenti patogeni. Per quanto invece riguarda la cura, non ho ricette, e non le posso inventare da solo. L´unico principio direttivo che mi orienta è il seguente: non credo minimamente ai pannicelli caldi ma ai ferri del chirurgo; non credo alla omeopatia, ma ad energiche cure "chimiche" di tipo tradizionale. Detto questo, non posso suggerire altro.
PS Un ulteriore episodio minore, che dimostra però quanto scarafaggi siano questi sinistri. Il 21 muore in Afghanistan, saltando su una mina messa dai guerriglieri, una soldatessa spagnola, che faceva parte di un convoglio di appoggio a due squadre italiane. Il comunicato spagnolo dice che tali squadre erano dell´Omlt; composte di 16 uomini l´una, appartenenti ai nostri corpi speciali, fra i più duri e tipo "teste di cuoio", che fanno da istruttori all´esercito afgano. Gli italiani hanno invece diffuso la notizia che facevano parte del Cimic, un organismo detto di cooperazione civile/militare, incaricato, si sostiene, di operazioni umanitarie. A parte il fatto che già fa ridere il connubio civile/militare, e per compiere operazioni umanitarie. Ciò che più indigna è però la continua menzogna di questi veri vermi. Possibile che, tra quel "ceto medio" dei servizi, del turismo, dello spettacolo e di tutti i lavori più improduttivi che si conoscano, ceto medio che è il vero elettorato dei "rinnegati" di cui sopra, non ci sia un po´ di decoro e dignità, un po´ di senso morale, sufficiente ad indignarsi con questi spudorati mentitori? Ma non era meglio e più coerente l´aperto amerikano Berlusca piuttosto che degli invertebrati del genere? Di questo mi riesce difficile capacitarmi. Esco da una famiglia "borghese", ma quella "classe" non era così disgustosa e priva di moralità come questi vuoti e vanesi borghesucci da quattro soldi, che sostengono degli ignobili "giocatori delle tre carte". Vergognatevi, diessini, rifondaroli, pdicisti e verdi (parlo, sia sempre chiaro, dei politici, giornalisti e intellettuali di questo vomitevole schieramento; non della semplice "gente").
PER NON ESSERE ANTISEMITI
di Gianluca Freda (23/02/2007 - 11:51)

da Alessandro Ceratti
Vede caro Freda, sostenere che nella sterminata bibliografia riguardante l'Olocausto compaiano inesattezze o anche cose schiettamente false è un conto. E su quel punto difficilmente potrei darle torto. Sostenere che l'olocausto in toto sia una bufala, come le è capitato di sostenere, è un altro conto. Non dovrebbe esserle difficile capire la differenza.
Inoltre, per quanto riguarda i parametri indicati dal dipartimento di Stato per individuare le cose antisemite. Se quella lista di comportamenti o di affermazioni non vi va bene, allora me lo indicate voi in che cosa consiste un comportamento antisemita? Che cosa bisogna fare, dire, pensare per essere antisemiti?
Non mi sono mai sognato di dire che l’Olocausto sia in toto una bufala. Ho sempre detto che è una verità resa storicamente irricevibile dalla quantità di bufale che la propaganda sionista vi ha innestato sopra. Fra queste bufale vi è, ad esempio, lo stesso termine “Olocausto”, che ci costringe a pensare alle deportazioni di massa naziste come a qualcosa che abbia riguardato solo gli ebrei anziché molteplici categorie di persone; come ad un "sacrificio" (è questo il significato del termine) con cui il solo popolo ebraico si è immolato, quale nuovo messia, per redimere il genere umano dai suoi peccati; e come ad un crimine a sfondo razziale, etnico o religioso anziché politico.
Sull’antisemitismo: un tempo non essere antisemiti era molto più semplice. Bastava non odiare gli ebrei, la loro cultura, la loro religione e ritenere imbecille chi lo faceva. Erano capaci tutti. Oggi bisogna anche applaudire le stragi di Olmert e Sharon. Per quanto mi spiaccia, temo di non potermelo più permettere.
(Gianluca)
Inoltre, per quanto riguarda i parametri indicati dal dipartimento di Stato per individuare le cose antisemite. Se quella lista di comportamenti o di affermazioni non vi va bene, allora me lo indicate voi in che cosa consiste un comportamento antisemita? Che cosa bisogna fare, dire, pensare per essere antisemiti?
Non mi sono mai sognato di dire che l’Olocausto sia in toto una bufala. Ho sempre detto che è una verità resa storicamente irricevibile dalla quantità di bufale che la propaganda sionista vi ha innestato sopra. Fra queste bufale vi è, ad esempio, lo stesso termine “Olocausto”, che ci costringe a pensare alle deportazioni di massa naziste come a qualcosa che abbia riguardato solo gli ebrei anziché molteplici categorie di persone; come ad un "sacrificio" (è questo il significato del termine) con cui il solo popolo ebraico si è immolato, quale nuovo messia, per redimere il genere umano dai suoi peccati; e come ad un crimine a sfondo razziale, etnico o religioso anziché politico.
Sull’antisemitismo: un tempo non essere antisemiti era molto più semplice. Bastava non odiare gli ebrei, la loro cultura, la loro religione e ritenere imbecille chi lo faceva. Erano capaci tutti. Oggi bisogna anche applaudire le stragi di Olmert e Sharon. Per quanto mi spiaccia, temo di non potermelo più permettere.
(Gianluca)
CARO SERRA, PRENDITELA CON ME
di Gianluca Freda (22/02/2007 - 18:32)

Scrive Michele Serra su Repubblica di oggi:
SI CAPISCE, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere l'onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c'erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.
Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d'oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento.
Michele Serra e i suoi amici di governo hanno tutto il diritto di non coltivare “ideali integerrimi”. Hanno tutto il diritto, se gli fa piacere, di sguazzare in quel “merdaio di compromessi e patteggiamenti” a cui la loro incapacità idealistica ha ridotto la vita politica. Ma il problema vero non è tanto che la politica sia ridotta a un merdaio (lo è sempre stata, in maggiore o minor misura) ma che si tratta di un merdaio che ha perduto la funzione d’origine, quella che ne giustificava l’esistenza e il cattivo odore. La politica era un tempo un grosso mucchio di letame il cui scopo era di fungere da concime alla vita quotidiana dei cittadini. Da quell’ammasso di escrementi nascevano – come gustosi ortaggi - le leggi che presiedevano agli scambi, alla ricerca, alla gestione del territorio, ai rapporti con gli stati esteri, il tutto sotto il vigile controllo dell’opinione pubblica, che sceglieva un partito o l’altro a seconda del suo gradiente di fertilità. Oggi quel mucchio di letame ha abdicato a questa utile funzione: vuole essere adorato, colmato di onori, sacrifici e privilegi come una divinità uranica, ma rifiuta di essere utilizzato per la funzione che gli è propria. Guarda con superiore disprezzo i suoi fedeli e le miserabili preghiere di salvezza che gli rivolgono. Non li lascia più nemmeno avvicinare per paura di esserne contaminato. Teorizza il proprio diritto ad esistere e ad emanare miasmi pestilenziali semplicemente in virtù della propria superiorità elementale. Noi siamo fedeli tolleranti e pazienti, ma l’arroganza di questa scostante e puzzolente divinità (e dei suoi adoratori più fanatici, come Michele Serra) ci ha veramente stroncato gli zebedei.
Cito a titolo d’esempio solo due episodi, i più recenti. Un paio di giorni fa, all’Università Statale di Milano, Giuliano Amato e Tommaso Padoa Schioppa hanno tenuto una conferenza in un’aula blindata, dalla quale tutti gli studenti -suppongo in quanto elementi potenzialmente eversivi e pericolosi - erano stati esclusi. La conferenza si è tenuta tra l’apprezzamento e il vivo interesse delle guardie del corpo dei due politicanti.
La manifestazione di Vicenza, con la quale i fedeli italiani chiedevano di poter decidere se sia opportuno o no che il loro paese divenga base d’appoggio per i genocidi portati avanti da uno stato criminale e possibile bersaglio dei suoi nemici, è stata ostracizzata, criminalizzata, boicottata in tutti i modi possibili. Perfino con l’invenzione, a scopo intimidatorio, di un inesistente revanscismo brigatista a cui collegare le idee politiche dei manifestanti. Proprio ieri il Presidente della Repubblica Napolitano aveva ammonito che le manifestazioni sono legittime (molto gentile da parte sua) ma che alla fine devono essere le istituzioni a decidere il da farsi, anche fregandosene dei desideri espressi dei cittadini attraverso le manifestazioni. Altrimenti si rischia (e figuriamoci) di “compiere il passo verso la degenerazione estrema del terrorismo". Traduzione: fatevi pure le vostre passeggiate, basta che vi rassegniate a non contare un tubo.
Questa classe politica (destra o sinistra, fa lo stesso) non solo è marcia e corrotta fino al midollo, ma rifiuta anche di riconoscere a se stessa quella funzione in virtù della quale i cittadini si erano rassegnati a sopportare tanto marciume: la rappresentatività di desideri e aspirazioni provenienti dal basso. Chiusa nei propri intrallazzi e nell’adorazione di se stessa, impoverisce, demonizza e uccide il proprio elettorato, convinta di poter splendere ormai di luce propria.
E’ puerile Michele Serra quando scrive che col governo Berlusconi avremmo il triplo di basi americane. Gli americani non hanno bisogno di altre basi in Italia e se mai ne avessero bisogno basterebbe chiederle al governo (Prodi o Berlusconi, fa lo stesso) e le otterrebbero seduta stante. Non capisco – almeno non senza immaginare oscuri complotti, che è meglio riservare alle cose serie - perché persone di un certo livello intellettuale, quale Serra certamente è, facciano tanti sforzi per inventarsi una realtà virtuale in cui la classe politica italiana è ancora bipolare e animata da ideali contrapposti. Lo vede anche un orbo che non è così.
Personalmente questo governo Prodi, il cui avvento avevo salutato con molta speranza, mi ha fatto rimpiangere il governo Berlusconi in almeno tre occasioni: l’indulto, lo scippo del TFR ai lavoratori, l’ignobile DDL proposto da Mastella contro il negazionismo (cioè contro la libera espressione). In tutte le altre occasioni Berlusconi non è stato rimpianto, anche perché non ha mai dato l’impressione di essersene andato. Nulla è stato non dico fatto, ma neppure progettato, per restituire ai lavoratori i diritti che la legge Biagi gli aveva tolto, per riformare il sistema televisivo controllato da Mediaset, per restituire ai cittadini il potere d’acquisto andato a picco dopo l’ingresso nell’euro, per eliminare i mostruosi CPT, per rendersi indipendenti coi fatti e non con le chiacchiere dalla politica di sterminio di Israele e degli Stati Uniti. Stando così le cose, perché mai dovrei temere il ritorno di un Berlusconi che è sempre rimasto qui?
Tutto l’impegno del governo Prodi si è concentrato su quei due specchietti per le allodole che sono i Pacs (o Dico) e le liberalizzazioni, come se il principale interesse degli italiani fossero il riconoscimento delle coppie di fatto (lo dico da componente di una dodecaennale coppia di fatto: non m’importa una cippa di essere riconosciuto) e il pagare un paio di euro in meno il parrucchiere andando a farsi i capelli all’Ipercoop. Tutto questo mentre le manovre israelo-americane in corso in Medio Oriente potrebbero portare, nell’arco di pochi mesi, ad un attacco contro l’Iran e ad una nuova guerra mondiale.
Dice Serra che noi idealisti integerrimi, restii a sporcarci la giacchetta nel merdaio in cui lui ama evidentemente sguazzare, dovremmo avere l’onestà morale di: 1) Non entrare in coalizioni di governo e 2) Di avvertire prima che certe cose non le tolleriamo. Per quanto riguarda il punto 1, posso solo rispondergli che sono loro ad averci scelto. Non esiste solo Rifondazione al mondo, se i comunisti non gli garbano più che suggerisca ai suoi referenti politici di trovare un accordo con l’UDC (che sarebbe felicissima di un inciucio) e di governare con loro. Se vogliono noi, devono rassegnarsi all’idea che Rifondazione è un settore di quel divino letamaio di cui parlavo poc’anzi in cui il legame con i fedeli non si è ancora del tutto dissolto.
I parlamentari di Rifondazione sono tutt’altro che moralisti integerrimi – come gli ultimi mesi hanno dimostrato, ahimé, con implacabile evidenza – ed è vero che sono stati spediti in Parlamento da una segreteria di partito e non dagli elettori. Ma sono, per vari motivi, più legati agli umori della loro base, composta da persone che si lasciano prendere in giro un po’ meno facilmente dell’elettore medio degli altri partiti. Siamo noi – la base - i moralisti integerrimi che hanno imposto la caduta del governo Prodi, tra lo sconcerto di alcuni dei nostri stessi referenti istituzionali. I quali sono così sconcertati che si sono detti pronti a votare la fiducia ad un governo di cui hanno appena decretato la crisi. Che Serra cerchi di comprenderli, sono presi tra due fuochi: se fanno cadere il governo perdono la poltrona, se non lo fanno cadere la loro esistenza politica finisce qui, e con noi non c’è condizionamento mediatico che tenga. E’ normale che appaiano un po’ schizofrenici. Tutto questo, che il giornalaccio su cui Serra scrive denuncia spesso come “ricatto”, un tempo si chiamava “democrazia” e consisteva nella capacità degli elettori di tenere sotto controllo l’operato dei loro eletti. Un tempo anche Serra lo chiamava così, prima che la concretezza dei ragionevoli compromessi - degenerazione senile del comunismo – prendesse il sopravvento sui suoi neuroni.
E dunque, per quanto riguarda il punto 2, non dica Serra che non erano stati avvertiti. Al di là delle dichiarazioni – spesso vili – dei nostri parlamentari, le nostre intenzioni erano ben note, come pure l’intenzione di non abdicare ad un controllo sul loro operato. Personalmente avevo dichiarato più volte, su questo e altri siti, che la mia fiducia verso Prodi e i maggiori partiti della sua coalizione era nulla e che l’unico motivo per cui avrei votato per Rifondazione Comunista era di avere in Parlamento dei cani da guardia pronti ad azzannare l’esecutivo nel caso esso avesse provato a ripetere la ripugnante esperienza politica del 1996-2001. Ci hanno messo fin troppo tempo ad azzannare, per i miei gusti.
Sono io – se mi si perdona l’immodestia - che ho programmato, fin da principio, la caduta d’emergenza di questo governo nel caso in cui si fosse mutato in qualcosa di troppo ignobile da tollerare. Sono io il complice di Andreotti e Pininfarina. Che Serra, se ha le palle, se la prenda con me e non con i poveri Rossi e Turigliatto che se avessero potuto si sarebbero volentieri risparmiati gli insulti dell’aula e che non hanno più smesso di implorare perdono dopo l’astensione in Senato. Sono io che godo, non loro. Sono io che ho preso le bandierine che Serra sventolava ilare da nove mesi per la vittoria della nostra squadra e gliele ho ficcate in culo. L’ho fatto perché non mi importa una cippa che la nostra squadra vinca o perda. Voglio che persegua, non importa se dal dal governo o dall’opposizione, un progetto politico, che non ha proprio nulla di eversivo né di estremista , ma consiste semplicemente nel rispetto dei princìpi sanciti nella Costituzione Italiana. E non pretendo neppure un’applicazione integralista di quei precetti, mi basta che non si faccia il loro esatto contrario, spacciando le missioni di sterminio per missioni di pace e la creazione premeditata di sperequazione sociale per riforme.
Ne ho piene le scatole di questo (qui il termine ci sta bene) ricatto con cui Serra e quelli come lui vorrebbero costringermi da 13 anni a questa parte a comportarmi come Berlusconi per paura che Berlusconi torni a governare. Berlusconi non sarebbe neppure mai nato in un paese in cui gli opinionisti come Serra non invitassero tutti i giorni a pisciare sulla coerenza, sugli ideali e sull’integrità morale per perseguire machiavellici ed autolesivi compromessi. Se c’è uno che su queste cose sa pisciare benissimo è proprio Berlusconi. Si può sapere perché Serra, viste le cose che scrive, ne ha così tanta paura?
SI CAPISCE, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere l'onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c'erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.
Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d'oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento.
Michele Serra e i suoi amici di governo hanno tutto il diritto di non coltivare “ideali integerrimi”. Hanno tutto il diritto, se gli fa piacere, di sguazzare in quel “merdaio di compromessi e patteggiamenti” a cui la loro incapacità idealistica ha ridotto la vita politica. Ma il problema vero non è tanto che la politica sia ridotta a un merdaio (lo è sempre stata, in maggiore o minor misura) ma che si tratta di un merdaio che ha perduto la funzione d’origine, quella che ne giustificava l’esistenza e il cattivo odore. La politica era un tempo un grosso mucchio di letame il cui scopo era di fungere da concime alla vita quotidiana dei cittadini. Da quell’ammasso di escrementi nascevano – come gustosi ortaggi - le leggi che presiedevano agli scambi, alla ricerca, alla gestione del territorio, ai rapporti con gli stati esteri, il tutto sotto il vigile controllo dell’opinione pubblica, che sceglieva un partito o l’altro a seconda del suo gradiente di fertilità. Oggi quel mucchio di letame ha abdicato a questa utile funzione: vuole essere adorato, colmato di onori, sacrifici e privilegi come una divinità uranica, ma rifiuta di essere utilizzato per la funzione che gli è propria. Guarda con superiore disprezzo i suoi fedeli e le miserabili preghiere di salvezza che gli rivolgono. Non li lascia più nemmeno avvicinare per paura di esserne contaminato. Teorizza il proprio diritto ad esistere e ad emanare miasmi pestilenziali semplicemente in virtù della propria superiorità elementale. Noi siamo fedeli tolleranti e pazienti, ma l’arroganza di questa scostante e puzzolente divinità (e dei suoi adoratori più fanatici, come Michele Serra) ci ha veramente stroncato gli zebedei.
Cito a titolo d’esempio solo due episodi, i più recenti. Un paio di giorni fa, all’Università Statale di Milano, Giuliano Amato e Tommaso Padoa Schioppa hanno tenuto una conferenza in un’aula blindata, dalla quale tutti gli studenti -suppongo in quanto elementi potenzialmente eversivi e pericolosi - erano stati esclusi. La conferenza si è tenuta tra l’apprezzamento e il vivo interesse delle guardie del corpo dei due politicanti.
La manifestazione di Vicenza, con la quale i fedeli italiani chiedevano di poter decidere se sia opportuno o no che il loro paese divenga base d’appoggio per i genocidi portati avanti da uno stato criminale e possibile bersaglio dei suoi nemici, è stata ostracizzata, criminalizzata, boicottata in tutti i modi possibili. Perfino con l’invenzione, a scopo intimidatorio, di un inesistente revanscismo brigatista a cui collegare le idee politiche dei manifestanti. Proprio ieri il Presidente della Repubblica Napolitano aveva ammonito che le manifestazioni sono legittime (molto gentile da parte sua) ma che alla fine devono essere le istituzioni a decidere il da farsi, anche fregandosene dei desideri espressi dei cittadini attraverso le manifestazioni. Altrimenti si rischia (e figuriamoci) di “compiere il passo verso la degenerazione estrema del terrorismo". Traduzione: fatevi pure le vostre passeggiate, basta che vi rassegniate a non contare un tubo.
Questa classe politica (destra o sinistra, fa lo stesso) non solo è marcia e corrotta fino al midollo, ma rifiuta anche di riconoscere a se stessa quella funzione in virtù della quale i cittadini si erano rassegnati a sopportare tanto marciume: la rappresentatività di desideri e aspirazioni provenienti dal basso. Chiusa nei propri intrallazzi e nell’adorazione di se stessa, impoverisce, demonizza e uccide il proprio elettorato, convinta di poter splendere ormai di luce propria.
E’ puerile Michele Serra quando scrive che col governo Berlusconi avremmo il triplo di basi americane. Gli americani non hanno bisogno di altre basi in Italia e se mai ne avessero bisogno basterebbe chiederle al governo (Prodi o Berlusconi, fa lo stesso) e le otterrebbero seduta stante. Non capisco – almeno non senza immaginare oscuri complotti, che è meglio riservare alle cose serie - perché persone di un certo livello intellettuale, quale Serra certamente è, facciano tanti sforzi per inventarsi una realtà virtuale in cui la classe politica italiana è ancora bipolare e animata da ideali contrapposti. Lo vede anche un orbo che non è così.
Personalmente questo governo Prodi, il cui avvento avevo salutato con molta speranza, mi ha fatto rimpiangere il governo Berlusconi in almeno tre occasioni: l’indulto, lo scippo del TFR ai lavoratori, l’ignobile DDL proposto da Mastella contro il negazionismo (cioè contro la libera espressione). In tutte le altre occasioni Berlusconi non è stato rimpianto, anche perché non ha mai dato l’impressione di essersene andato. Nulla è stato non dico fatto, ma neppure progettato, per restituire ai lavoratori i diritti che la legge Biagi gli aveva tolto, per riformare il sistema televisivo controllato da Mediaset, per restituire ai cittadini il potere d’acquisto andato a picco dopo l’ingresso nell’euro, per eliminare i mostruosi CPT, per rendersi indipendenti coi fatti e non con le chiacchiere dalla politica di sterminio di Israele e degli Stati Uniti. Stando così le cose, perché mai dovrei temere il ritorno di un Berlusconi che è sempre rimasto qui?
Tutto l’impegno del governo Prodi si è concentrato su quei due specchietti per le allodole che sono i Pacs (o Dico) e le liberalizzazioni, come se il principale interesse degli italiani fossero il riconoscimento delle coppie di fatto (lo dico da componente di una dodecaennale coppia di fatto: non m’importa una cippa di essere riconosciuto) e il pagare un paio di euro in meno il parrucchiere andando a farsi i capelli all’Ipercoop. Tutto questo mentre le manovre israelo-americane in corso in Medio Oriente potrebbero portare, nell’arco di pochi mesi, ad un attacco contro l’Iran e ad una nuova guerra mondiale.
Dice Serra che noi idealisti integerrimi, restii a sporcarci la giacchetta nel merdaio in cui lui ama evidentemente sguazzare, dovremmo avere l’onestà morale di: 1) Non entrare in coalizioni di governo e 2) Di avvertire prima che certe cose non le tolleriamo. Per quanto riguarda il punto 1, posso solo rispondergli che sono loro ad averci scelto. Non esiste solo Rifondazione al mondo, se i comunisti non gli garbano più che suggerisca ai suoi referenti politici di trovare un accordo con l’UDC (che sarebbe felicissima di un inciucio) e di governare con loro. Se vogliono noi, devono rassegnarsi all’idea che Rifondazione è un settore di quel divino letamaio di cui parlavo poc’anzi in cui il legame con i fedeli non si è ancora del tutto dissolto.
I parlamentari di Rifondazione sono tutt’altro che moralisti integerrimi – come gli ultimi mesi hanno dimostrato, ahimé, con implacabile evidenza – ed è vero che sono stati spediti in Parlamento da una segreteria di partito e non dagli elettori. Ma sono, per vari motivi, più legati agli umori della loro base, composta da persone che si lasciano prendere in giro un po’ meno facilmente dell’elettore medio degli altri partiti. Siamo noi – la base - i moralisti integerrimi che hanno imposto la caduta del governo Prodi, tra lo sconcerto di alcuni dei nostri stessi referenti istituzionali. I quali sono così sconcertati che si sono detti pronti a votare la fiducia ad un governo di cui hanno appena decretato la crisi. Che Serra cerchi di comprenderli, sono presi tra due fuochi: se fanno cadere il governo perdono la poltrona, se non lo fanno cadere la loro esistenza politica finisce qui, e con noi non c’è condizionamento mediatico che tenga. E’ normale che appaiano un po’ schizofrenici. Tutto questo, che il giornalaccio su cui Serra scrive denuncia spesso come “ricatto”, un tempo si chiamava “democrazia” e consisteva nella capacità degli elettori di tenere sotto controllo l’operato dei loro eletti. Un tempo anche Serra lo chiamava così, prima che la concretezza dei ragionevoli compromessi - degenerazione senile del comunismo – prendesse il sopravvento sui suoi neuroni.
E dunque, per quanto riguarda il punto 2, non dica Serra che non erano stati avvertiti. Al di là delle dichiarazioni – spesso vili – dei nostri parlamentari, le nostre intenzioni erano ben note, come pure l’intenzione di non abdicare ad un controllo sul loro operato. Personalmente avevo dichiarato più volte, su questo e altri siti, che la mia fiducia verso Prodi e i maggiori partiti della sua coalizione era nulla e che l’unico motivo per cui avrei votato per Rifondazione Comunista era di avere in Parlamento dei cani da guardia pronti ad azzannare l’esecutivo nel caso esso avesse provato a ripetere la ripugnante esperienza politica del 1996-2001. Ci hanno messo fin troppo tempo ad azzannare, per i miei gusti.
Sono io – se mi si perdona l’immodestia - che ho programmato, fin da principio, la caduta d’emergenza di questo governo nel caso in cui si fosse mutato in qualcosa di troppo ignobile da tollerare. Sono io il complice di Andreotti e Pininfarina. Che Serra, se ha le palle, se la prenda con me e non con i poveri Rossi e Turigliatto che se avessero potuto si sarebbero volentieri risparmiati gli insulti dell’aula e che non hanno più smesso di implorare perdono dopo l’astensione in Senato. Sono io che godo, non loro. Sono io che ho preso le bandierine che Serra sventolava ilare da nove mesi per la vittoria della nostra squadra e gliele ho ficcate in culo. L’ho fatto perché non mi importa una cippa che la nostra squadra vinca o perda. Voglio che persegua, non importa se dal dal governo o dall’opposizione, un progetto politico, che non ha proprio nulla di eversivo né di estremista , ma consiste semplicemente nel rispetto dei princìpi sanciti nella Costituzione Italiana. E non pretendo neppure un’applicazione integralista di quei precetti, mi basta che non si faccia il loro esatto contrario, spacciando le missioni di sterminio per missioni di pace e la creazione premeditata di sperequazione sociale per riforme.
Ne ho piene le scatole di questo (qui il termine ci sta bene) ricatto con cui Serra e quelli come lui vorrebbero costringermi da 13 anni a questa parte a comportarmi come Berlusconi per paura che Berlusconi torni a governare. Berlusconi non sarebbe neppure mai nato in un paese in cui gli opinionisti come Serra non invitassero tutti i giorni a pisciare sulla coerenza, sugli ideali e sull’integrità morale per perseguire machiavellici ed autolesivi compromessi. Se c’è uno che su queste cose sa pisciare benissimo è proprio Berlusconi. Si può sapere perché Serra, viste le cose che scrive, ne ha così tanta paura?
UN OLOCAUSTO VERO: DRESDA
di Gianluca Freda (21/02/2007 - 03:16)

IL MASSACRO DI DRESDA
di Eddy Morrison
Mentre in occidente siamo costretti a celebrare, ogni 27 gennnaio, la memoria di un olocausto fasullo – almeno nei termini in cui ci è stato raccontato – è stato invece del tutto cancellato il ricordo di un olocausto vero, spaventoso, crudelmente premeditato dalle forze anglo-americane. Un olocausto che provocò tra i 200.000 e i 500.000 morti civili in poche ore. Migliaia di uomini, donne e bambini assassinati a sangue freddo da Inghilterra e Stati Uniti, a guerra quasi conclusa, senza che ve ne fosse alcuna motivazione militare. Stiamo parlando dell’eccidio di Dresda, compiuto con cinica spietatezza da Churchill e Roosevelt il 13 febbraio del 1945 al solo scopo di impressionare Stalin in vista della conferenza di Yalta. Questo articolo, che ho tradotto da www.spearhead.com/0502-em.html, commemora la storia di un massacro avvenuto nel cuore dell’Europa che solo l’asservimento del nostro continente alla violenza e alla propaganda americana ha consentito di lasciare per così tanti anni senza ricordo.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
[...]
Un atto di terrorismo
Sessantadue anni fa, la sera del 13 febbraio 1945, un’orgia di genocidio e barbarie si abbattè su una città tedesca indifesa, uno dei maggiori centri culturali d’Europa. In meno di 14 ore, non solo questa intera città sarebbe stata ridotta in rovine fiammeggianti, ma circa un quarto dei suoi abitanti, probabilmente un quarto di milione, sarebbe perito in uno dei più spaventosi massacri di tutti i tempi.
Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, mentre gli aerei alleati facevano piovere morte e distruzione sulla Germania, l’antica città sassone di Dresda sembrava un’isola di tranquillità in mezzo ad un oceano di desolazione. Famosa soprattutto per le sue arti e per l’architettura barocca, priva di ogni interesse militare, Dresda era stata risparmiata dal terrore che dal cielo discendeva sul resto del paese.

In effetti, molto poco era stato fatto per dotare l’antica città di artisti e scultori di difese antiaeree. Uno squadrone di aeroplani aveva stazionato a Dresda per un certo tempo, ma la Luftwaffe aveva poi deciso di spostare gli aerei in un’altra zona dove riteneva sarebbero stati più utili. Sembrava che avesse prevalso uno “gentlemen’s agreement” che faceva di Dresda una “città aperta”.
Il 13 febbraio 1945, giorno del martedì grasso, un fiume di rifugiati, in fuga dall’Armata Rossa che si trovava a 60 miglia di distanza, aveva invaso la città facendo salire la sua popolazione a oltre un milione di anime. Ogni rifugiato portava spaventose testimonianze degli orrori e delle atrocità sovietiche. Questi rifugiati, in fuga dal terrore rosso, non potevano immaginare di stare per morire in un orrore ben peggiore di quanto Stalin avrebbe mai potuto concepire.
Normalmente, l’atmosfera carnevalesca s’impossessava di Dresda il giorno del martedì grasso. Nel 1945, tuttavia, lo spettacolo era piuttosto deprimente. Dovunque le case erano piene di rifugiati e migliaia di persone erano state costrette ad accamparsi sulle strade, tremando nel freddo pungente.
In ogni caso, la gente si sentiva relativamente al sicuro. E nonostante l’umore fosse tetro, il circo tenne tutti i suoi spettacoli quella sera, permettendo a migliaia di persone di dimenticare per un momento gli orrori della guerra. Gruppi di majorettes sfilarono per le strade in abiti carnevaleschi, nel tentativo di risollevare gli animi. Le risate delle ragazze incontrarono solo dei mezzi sorrisi, ma la tristezza fu alleviata.
Nessuno sapeva che entro meno di 24 ore molte di quelle fanciulle sorridenti sarebbero morte urlando nella tempesta di fuoco scatenata da Churchill. Nessuno avrebbe potuto prevederlo. Si conosceva bene la ferocia dei sovietici, ma gli americani e gli inglesi erano ritenuti “onorevoli”.
Così, quando le prime sirene segnalarono l’inizio di quelle 14 ore d’inferno, la gente di Dresda scivolò diligentemente nei rifugi. Lo fecero senza troppo entusiasmo, credendo che gli allarmi fossero falsi, poiché la loro città non era mai stata minacciata dall’aria. Molti di loro non ne sarebbero usciti vivi, perché il “grande statista democratico” Winston Churchill, in accordo con l’altro “grande statista democratico” Franklin D. Roosevelt, aveva deciso di cancellare la città di Dresda con un bombardamento a tappeto.
I motivi politici
Quali furono i motivi di Churchill? E’ probabile che siano stati politici piuttosto che militari. Gli storici concordano unanimemente sul fatto che Dresda non aveva alcun valore militare. Le uniche industrie che aveva producevano sigarette e porcellana. Ma era imminente la conferenza di Yalta, in cui i sovietici e i loro alleati occidentali si sarebbero seduti come demoni a divorare il cadavere devastato dell’Europa. Churchill voleva un asso nella manica, una dimostrazione della devastante potenza anglo-americana con cui impressionare Stalin.

Quell’asso nella manica non fu utilizzato a Yalta, perché le cattive condizioni meteorologiche fecero slittare l’attacco aereo. Nonostante ciò Churchill insistette perché l’attacco avesse luogo, per “spaventare e confondere” la popolazione civile tedesca dietro le linee.
I cittadini di Dresda ebbero appena il tempo di raggiungere i rifugi. La prima bomba cadde alle ore 22.09. L’attacco durò 24 minuti, lasciando nel centro della città un mare di fiamme divampanti. La precisione del bombardamento a tappeto aveva creato la desiderata “tempesta di fuoco”.

Si ha una “tempesta di fuoco” quando centinaia di piccoli incendi si uniscono in un’unica, ampia conflagrazione. Enormi masse d’aria vengono risucchiate dall’inferno di fiamme che si autoalimenta, provocando un tornado artificiale. Chi è così sfortunato da trovarsi sul percorso del vento, viene scagliato nelle fiamme anche ad interi isolati di distanza. Coloro che cercano rifugio nei sotterranei finiscono spesso per soffocare, perché l’ossigeno viene sottratto all’aria per alimentare l’incendio, oppure muoiono in un’esplosione al calor bianco, calore così intenso da fondere la carne umana.
Contro donne e bambini
Un sopravvissuto raccontò di aver visto “donne che correvano su e giù per le strade portando con sé i bambini, con vestiti e capelli in fiamme, e urlavano finché non cadevano a terra o venivano sepolte dal crollo degli edifici”.

Ci fu una pausa di tre ore tra il primo e il secondo attacco. La tregua era stata progettata per far uscire i civili dai rifugi e attirarli di nuovo all’aperto. Per sfuggire agli incendi, decine di migliaia di civili si erano radunati nel Grossen Garten, uno splendido parco di oltre due chilometri quadrati. Il secondo attacco arrivò alle ore 1.22, senza preavviso. C’erano, rispetto al primo raid, il doppio dei bombardieri, con un carico massiccio di bombe incendiarie. La seconda ondata era stata progettata per estendere la tempesta di fuoco nel cuore del Grossen Garten.

Fu un completo “successo”. In pochi minuti un lenzuolo di fiamme esplose dall’erba, sradicando molti alberi e cospargendo i rami di altri di ogni tipo di oggetto, dalle biciclette alle membra umane. Per giorni e giorni, dopo l’attacco, questi resti rimasero bizzarramente sparsi per il luogo come un tetro promemoria del sadismo alleato. Al momento del secondo attacco aereo, molte persone erano ancora ammassate nei rifugi e nei sotterranei, nell’attesa che si estinguessero gli incendi del primo attacco.
All’1.30 uno spaventoso rumore di tuono fu udito dal comandante di una squadra di soccorso inviata nel centro della città. Egli lo descrisse così: “La detonazione fece tremare i muri dei sotterranei. Il rumore delle esplosioni si univa ad un suono nuovo, strano, che sembrava avvicinarsi sempre di più, un suono rimbombante come di una cascata. Era il rumore del terribile tornado che ululava nel centro della città”.
Carne fusa
Molte persone, che si erano rifugiate nei sotterranei, morirono. Ma almeno morirono senza dolore. Si illuminarono di una luce blu e arancio, nel buio. Man mano che il calore si intensificava, essi si disintegrarono trasformandosi in cenere o si fusero in pozzanghere di un liquido denso, che raggiungevano spesso il metro di profondità.

Poco dopo le 10.30 del mattino del 14 febbraio, l’ultimo attacco aereo colpì la città. Questa volta fu il turno degli americani. I loro bombardieri martellarono l’ammasso di macerie che era stata Dresda per 38 lunghi minuti. Questo attacco fu molto meno duro dei primi due. Tuttavia si distinse per l’impassibile spietatezza con cui fu portato a termine.
Gli US Mustangs (e i loro coraggiosi, eroici piloti americani) comparvero a volo radente sulla città, mitragliando qualunque cosa si muovesse, compresa una colonna di veicoli di soccorso che si dirigeva verso la città per evacuare i sopravvissuti. Le mitragliatrici compirono un massacro sul molo del fiume Elba, dove i superstiti si erano ammassati durante quell’orribile notte.
Nell’ultimo anno di guerra, Dresda era divenuta una città ospitale. Durante il massacro della notte precedente, eroiche infermiere avevano trascinato migliaia di feriti verso l’Elba. I Mustang a volo radente (e i loro coraggiosi, eroici piloti americani) mitragliarono (macellarono) questi feriti inermi insieme a migliaia di altri uomini, donne e bambini che erano sfuggiti all’inferno della città.

Quando l’ultimo aereo scomparve dal cielo, Dresda era una rovina riarsa, con strade annerite ricolme di cadaveri. Nessun orrore fu risparmiato alla città. Uno stormo di avvoltoi fuggì dallo zoo cittadino, banchettando sui cadaveri. Orde di topi sciamarono sulle cataste dei morti.
Un cittadino svizzero descrisse la sua visita a Dresda due settimane dopo l’attacco: “Si vedevano in giro braccia e gambe mutilate, teste e busti che erano stati separati dai corpi ed erano rotolati via. In certi posti i cumuli di cadaveri erano così fitti che dovevo fare attenzione a passarci attraverso, per non inciampare in gambe e braccia”.

La stima delle vittime è incerta. La piena portata dell’Olocausto di Dresda si può valutare tenendo conto che oltre 250.000 persone – ma probabilmente quasi mezzo milione – morirono nell’arco di 14 ore, mentre la stima di coloro che morirono a Hiroshima oscilla tra le 90.000 e le 140.000 persone. (1)
Gli apologeti di questo massacro fanno spesso un parallelo fra Dresda e la nostra città di Coventry. Ma i 380 morti di Coventry nel corso dell’intera guerra non possono essere paragonati al numero di vittime 1000 volte superiore che vennero massacrate a Dresda in sole 14 ore. Inoltre, Coventry era centro di produzione di motori e munizioni, dunque un bersaglio militare legittimo. Dresda, al contrario, non produceva nulla di paragonabile.
L’attacco aereo su Londra – che, lo riconosco, fu terribile e mostrò tutto il coraggio del popolo londinese – dovrebbe essere valutato alla luce della distruzione abbattutasi su Dresda. In una sola notte, il massacro di Dresda distrusse 16.000 acri di territorio, mentre Londra se la cavò con la distruzione di 600 acri nel corso dell’intera guerra.
Ironicamente, l’unico bersaglio militare apprezzabile che Dresda possedeva, la sua ferrovia, fu totalmente ignorato dai bombardieri alleati che erano troppo impegnati a concentrarsi su vecchi, donne e bambini indifesi.
Di tutti i crimini di guerra, l’Olocausto di Dresda è certamente uno dei più luridi di ogni tempo.
Eppure nessun film viene oggi girato per condannare questo spietato massacro e nessun membro dell’aviazione alleata – tantomeno Sir Winston – è stato processato a Norimberga. Al contrario, gli uomini che bombardarono Dresda hanno ricevuto medaglie per il ruolo svolto in questo omicidio di massa. E naturalmente non avrebbero mai potuto essere processati, visto che “stavano solo eseguendo gli ordini”.

Churchill, che, come abbiamo visto, ordinò il massacro di Dresda per tenere buono Stalin, fu fatto cavaliere; e il resto è storia. Comunque, l’impassibile sadismo dell’eccidio viene di solito ignorato dai biografi di Churchill, che non riescono ancora a capacitarsi di come il desiderio di un pazzo di impressionarne un altro possa portare all’assassinio di massa di mezzo milione di persone.
Perciò, lo ripeto, quando parliamo di olocausti e crimini di guerra non dimentichiamoci di Dresda, dove uomini bianchi annichilirono con le bombe centinaia di altri uomini, donne e bambini bianchi. Vedremo mai, in Inghilterra, un Giorno della Memoria per Dresda? Ne dubito.
(1) Anche se non sarà mai possibile avere il numero esatto delle vittime, una ragionevole stima può essere ottenuta prendendo il numero degli abitanti della città registrati, raddoppiandolo per tener conto di coloro che al momento del bombardamento si trovavano in città come rifugiati non registrati e poi estrapolando la percentuale di morti che si ebbero in circostanze analoghe in altre città tedesche, durante bombardamenti a tappeto e altre atrocità dell’aviazione; per esempio in città come Amburgo, Darmstadt e Pforzheim, tra le altre.
di Eddy Morrison
Mentre in occidente siamo costretti a celebrare, ogni 27 gennnaio, la memoria di un olocausto fasullo – almeno nei termini in cui ci è stato raccontato – è stato invece del tutto cancellato il ricordo di un olocausto vero, spaventoso, crudelmente premeditato dalle forze anglo-americane. Un olocausto che provocò tra i 200.000 e i 500.000 morti civili in poche ore. Migliaia di uomini, donne e bambini assassinati a sangue freddo da Inghilterra e Stati Uniti, a guerra quasi conclusa, senza che ve ne fosse alcuna motivazione militare. Stiamo parlando dell’eccidio di Dresda, compiuto con cinica spietatezza da Churchill e Roosevelt il 13 febbraio del 1945 al solo scopo di impressionare Stalin in vista della conferenza di Yalta. Questo articolo, che ho tradotto da www.spearhead.com/0502-em.html, commemora la storia di un massacro avvenuto nel cuore dell’Europa che solo l’asservimento del nostro continente alla violenza e alla propaganda americana ha consentito di lasciare per così tanti anni senza ricordo.
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Un atto di terrorismo
Sessantadue anni fa, la sera del 13 febbraio 1945, un’orgia di genocidio e barbarie si abbattè su una città tedesca indifesa, uno dei maggiori centri culturali d’Europa. In meno di 14 ore, non solo questa intera città sarebbe stata ridotta in rovine fiammeggianti, ma circa un quarto dei suoi abitanti, probabilmente un quarto di milione, sarebbe perito in uno dei più spaventosi massacri di tutti i tempi.
Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, mentre gli aerei alleati facevano piovere morte e distruzione sulla Germania, l’antica città sassone di Dresda sembrava un’isola di tranquillità in mezzo ad un oceano di desolazione. Famosa soprattutto per le sue arti e per l’architettura barocca, priva di ogni interesse militare, Dresda era stata risparmiata dal terrore che dal cielo discendeva sul resto del paese.

In effetti, molto poco era stato fatto per dotare l’antica città di artisti e scultori di difese antiaeree. Uno squadrone di aeroplani aveva stazionato a Dresda per un certo tempo, ma la Luftwaffe aveva poi deciso di spostare gli aerei in un’altra zona dove riteneva sarebbero stati più utili. Sembrava che avesse prevalso uno “gentlemen’s agreement” che faceva di Dresda una “città aperta”.
Il 13 febbraio 1945, giorno del martedì grasso, un fiume di rifugiati, in fuga dall’Armata Rossa che si trovava a 60 miglia di distanza, aveva invaso la città facendo salire la sua popolazione a oltre un milione di anime. Ogni rifugiato portava spaventose testimonianze degli orrori e delle atrocità sovietiche. Questi rifugiati, in fuga dal terrore rosso, non potevano immaginare di stare per morire in un orrore ben peggiore di quanto Stalin avrebbe mai potuto concepire.
Normalmente, l’atmosfera carnevalesca s’impossessava di Dresda il giorno del martedì grasso. Nel 1945, tuttavia, lo spettacolo era piuttosto deprimente. Dovunque le case erano piene di rifugiati e migliaia di persone erano state costrette ad accamparsi sulle strade, tremando nel freddo pungente.
In ogni caso, la gente si sentiva relativamente al sicuro. E nonostante l’umore fosse tetro, il circo tenne tutti i suoi spettacoli quella sera, permettendo a migliaia di persone di dimenticare per un momento gli orrori della guerra. Gruppi di majorettes sfilarono per le strade in abiti carnevaleschi, nel tentativo di risollevare gli animi. Le risate delle ragazze incontrarono solo dei mezzi sorrisi, ma la tristezza fu alleviata.
Nessuno sapeva che entro meno di 24 ore molte di quelle fanciulle sorridenti sarebbero morte urlando nella tempesta di fuoco scatenata da Churchill. Nessuno avrebbe potuto prevederlo. Si conosceva bene la ferocia dei sovietici, ma gli americani e gli inglesi erano ritenuti “onorevoli”.
Così, quando le prime sirene segnalarono l’inizio di quelle 14 ore d’inferno, la gente di Dresda scivolò diligentemente nei rifugi. Lo fecero senza troppo entusiasmo, credendo che gli allarmi fossero falsi, poiché la loro città non era mai stata minacciata dall’aria. Molti di loro non ne sarebbero usciti vivi, perché il “grande statista democratico” Winston Churchill, in accordo con l’altro “grande statista democratico” Franklin D. Roosevelt, aveva deciso di cancellare la città di Dresda con un bombardamento a tappeto.
I motivi politici
Quali furono i motivi di Churchill? E’ probabile che siano stati politici piuttosto che militari. Gli storici concordano unanimemente sul fatto che Dresda non aveva alcun valore militare. Le uniche industrie che aveva producevano sigarette e porcellana. Ma era imminente la conferenza di Yalta, in cui i sovietici e i loro alleati occidentali si sarebbero seduti come demoni a divorare il cadavere devastato dell’Europa. Churchill voleva un asso nella manica, una dimostrazione della devastante potenza anglo-americana con cui impressionare Stalin.

Quell’asso nella manica non fu utilizzato a Yalta, perché le cattive condizioni meteorologiche fecero slittare l’attacco aereo. Nonostante ciò Churchill insistette perché l’attacco avesse luogo, per “spaventare e confondere” la popolazione civile tedesca dietro le linee.
I cittadini di Dresda ebbero appena il tempo di raggiungere i rifugi. La prima bomba cadde alle ore 22.09. L’attacco durò 24 minuti, lasciando nel centro della città un mare di fiamme divampanti. La precisione del bombardamento a tappeto aveva creato la desiderata “tempesta di fuoco”.

Si ha una “tempesta di fuoco” quando centinaia di piccoli incendi si uniscono in un’unica, ampia conflagrazione. Enormi masse d’aria vengono risucchiate dall’inferno di fiamme che si autoalimenta, provocando un tornado artificiale. Chi è così sfortunato da trovarsi sul percorso del vento, viene scagliato nelle fiamme anche ad interi isolati di distanza. Coloro che cercano rifugio nei sotterranei finiscono spesso per soffocare, perché l’ossigeno viene sottratto all’aria per alimentare l’incendio, oppure muoiono in un’esplosione al calor bianco, calore così intenso da fondere la carne umana.
Contro donne e bambini
Un sopravvissuto raccontò di aver visto “donne che correvano su e giù per le strade portando con sé i bambini, con vestiti e capelli in fiamme, e urlavano finché non cadevano a terra o venivano sepolte dal crollo degli edifici”.

Ci fu una pausa di tre ore tra il primo e il secondo attacco. La tregua era stata progettata per far uscire i civili dai rifugi e attirarli di nuovo all’aperto. Per sfuggire agli incendi, decine di migliaia di civili si erano radunati nel Grossen Garten, uno splendido parco di oltre due chilometri quadrati. Il secondo attacco arrivò alle ore 1.22, senza preavviso. C’erano, rispetto al primo raid, il doppio dei bombardieri, con un carico massiccio di bombe incendiarie. La seconda ondata era stata progettata per estendere la tempesta di fuoco nel cuore del Grossen Garten.

Fu un completo “successo”. In pochi minuti un lenzuolo di fiamme esplose dall’erba, sradicando molti alberi e cospargendo i rami di altri di ogni tipo di oggetto, dalle biciclette alle membra umane. Per giorni e giorni, dopo l’attacco, questi resti rimasero bizzarramente sparsi per il luogo come un tetro promemoria del sadismo alleato. Al momento del secondo attacco aereo, molte persone erano ancora ammassate nei rifugi e nei sotterranei, nell’attesa che si estinguessero gli incendi del primo attacco.
All’1.30 uno spaventoso rumore di tuono fu udito dal comandante di una squadra di soccorso inviata nel centro della città. Egli lo descrisse così: “La detonazione fece tremare i muri dei sotterranei. Il rumore delle esplosioni si univa ad un suono nuovo, strano, che sembrava avvicinarsi sempre di più, un suono rimbombante come di una cascata. Era il rumore del terribile tornado che ululava nel centro della città”.
Carne fusa
Molte persone, che si erano rifugiate nei sotterranei, morirono. Ma almeno morirono senza dolore. Si illuminarono di una luce blu e arancio, nel buio. Man mano che il calore si intensificava, essi si disintegrarono trasformandosi in cenere o si fusero in pozzanghere di un liquido denso, che raggiungevano spesso il metro di profondità.

Poco dopo le 10.30 del mattino del 14 febbraio, l’ultimo attacco aereo colpì la città. Questa volta fu il turno degli americani. I loro bombardieri martellarono l’ammasso di macerie che era stata Dresda per 38 lunghi minuti. Questo attacco fu molto meno duro dei primi due. Tuttavia si distinse per l’impassibile spietatezza con cui fu portato a termine.
Gli US Mustangs (e i loro coraggiosi, eroici piloti americani) comparvero a volo radente sulla città, mitragliando qualunque cosa si muovesse, compresa una colonna di veicoli di soccorso che si dirigeva verso la città per evacuare i sopravvissuti. Le mitragliatrici compirono un massacro sul molo del fiume Elba, dove i superstiti si erano ammassati durante quell’orribile notte.
Nell’ultimo anno di guerra, Dresda era divenuta una città ospitale. Durante il massacro della notte precedente, eroiche infermiere avevano trascinato migliaia di feriti verso l’Elba. I Mustang a volo radente (e i loro coraggiosi, eroici piloti americani) mitragliarono (macellarono) questi feriti inermi insieme a migliaia di altri uomini, donne e bambini che erano sfuggiti all’inferno della città.

Quando l’ultimo aereo scomparve dal cielo, Dresda era una rovina riarsa, con strade annerite ricolme di cadaveri. Nessun orrore fu risparmiato alla città. Uno stormo di avvoltoi fuggì dallo zoo cittadino, banchettando sui cadaveri. Orde di topi sciamarono sulle cataste dei morti.
Un cittadino svizzero descrisse la sua visita a Dresda due settimane dopo l’attacco: “Si vedevano in giro braccia e gambe mutilate, teste e busti che erano stati separati dai corpi ed erano rotolati via. In certi posti i cumuli di cadaveri erano così fitti che dovevo fare attenzione a passarci attraverso, per non inciampare in gambe e braccia”.

La stima delle vittime è incerta. La piena portata dell’Olocausto di Dresda si può valutare tenendo conto che oltre 250.000 persone – ma probabilmente quasi mezzo milione – morirono nell’arco di 14 ore, mentre la stima di coloro che morirono a Hiroshima oscilla tra le 90.000 e le 140.000 persone. (1)
Gli apologeti di questo massacro fanno spesso un parallelo fra Dresda e la nostra città di Coventry. Ma i 380 morti di Coventry nel corso dell’intera guerra non possono essere paragonati al numero di vittime 1000 volte superiore che vennero massacrate a Dresda in sole 14 ore. Inoltre, Coventry era centro di produzione di motori e munizioni, dunque un bersaglio militare legittimo. Dresda, al contrario, non produceva nulla di paragonabile.
L’attacco aereo su Londra – che, lo riconosco, fu terribile e mostrò tutto il coraggio del popolo londinese – dovrebbe essere valutato alla luce della distruzione abbattutasi su Dresda. In una sola notte, il massacro di Dresda distrusse 16.000 acri di territorio, mentre Londra se la cavò con la distruzione di 600 acri nel corso dell’intera guerra.
Ironicamente, l’unico bersaglio militare apprezzabile che Dresda possedeva, la sua ferrovia, fu totalmente ignorato dai bombardieri alleati che erano troppo impegnati a concentrarsi su vecchi, donne e bambini indifesi.
Di tutti i crimini di guerra, l’Olocausto di Dresda è certamente uno dei più luridi di ogni tempo.
Eppure nessun film viene oggi girato per condannare questo spietato massacro e nessun membro dell’aviazione alleata – tantomeno Sir Winston – è stato processato a Norimberga. Al contrario, gli uomini che bombardarono Dresda hanno ricevuto medaglie per il ruolo svolto in questo omicidio di massa. E naturalmente non avrebbero mai potuto essere processati, visto che “stavano solo eseguendo gli ordini”.

Churchill, che, come abbiamo visto, ordinò il massacro di Dresda per tenere buono Stalin, fu fatto cavaliere; e il resto è storia. Comunque, l’impassibile sadismo dell’eccidio viene di solito ignorato dai biografi di Churchill, che non riescono ancora a capacitarsi di come il desiderio di un pazzo di impressionarne un altro possa portare all’assassinio di massa di mezzo milione di persone.
Perciò, lo ripeto, quando parliamo di olocausti e crimini di guerra non dimentichiamoci di Dresda, dove uomini bianchi annichilirono con le bombe centinaia di altri uomini, donne e bambini bianchi. Vedremo mai, in Inghilterra, un Giorno della Memoria per Dresda? Ne dubito.
(1) Anche se non sarà mai possibile avere il numero esatto delle vittime, una ragionevole stima può essere ottenuta prendendo il numero degli abitanti della città registrati, raddoppiandolo per tener conto di coloro che al momento del bombardamento si trovavano in città come rifugiati non registrati e poi estrapolando la percentuale di morti che si ebbero in circostanze analoghe in altre città tedesche, durante bombardamenti a tappeto e altre atrocità dell’aviazione; per esempio in città come Amburgo, Darmstadt e Pforzheim, tra le altre.
CERATTI AVEVA RAGIONE
di Gianluca Freda (20/02/2007 - 12:44)

postato da Marisa
Ciao è un po' che cerco di scrivere nei commenti ma non ci riesco per cui ti metto qui le mie segnalazioni in merito all'argomento, credo che la situazione sia gravissima:
Nel suo "Report on Global Anti-Semitism" e nel suo "Global Anti-Semitism Report", il Dipartimento di Stato statunitense ha stilato una lista delle convinzioni che vanno considerate antisemite:
1) Qualunque affermazione secondo la quale "la comunità ebraica controlla il governo, i media, il business internazionale e il mondo finanziario" va considerato antisemita.
2) "Un forte sentimento anti-israeliano" va considerato antisemita.
3) "Ogni vivace critica" dei leader israeliani, del passato o del presente, è antisemita. Secondo il Dipartimento di Stato, si ha antisemitismo quando viene rappresentata una svastica in una vignetta critica nei confronti dei leader sionisti del passato o del presente.
E così, andrebbe considerata "antisemita" una vignetta su cui appare una svastica, critica nei confronti della brutale invasione, da parte di Ariel Sharon, della West Bank, rappresentato mentre scaglia missili "hell-fire" sui poveri palestinesi uomini, donne e bambini.
Allo stesso modo sarebbe "antisemita" l'uso della parola "Zionazi" in riferimento ai bombardamenti a tappeto ordinati da Sharon nel 1982 (quando furono uccisi 17.500 rifugiati innocenti).
4) Ogni critica della religione giudaica o dei suoi leader religiosi o della sua letteratura (specialmente il Talmud e la Kabbalah) è antisemita.
5) Ogni critica del governo e del Congresso degli Stati Uniti accusati di essere influenzati indebitamente dalla comunità ebraica-sionista (compreso l'AIPAC) è antisemita.
6) Ogni critica della comunità ebraica-sionista, accusata di promuovere il globalismo (New World Order) è antisemita.
7) Il biasimare i leader giudei e i loro seguaci per aver incitato alla crocefissione di Cristo da parte dei romani è antisemita.
8) Ogni riduzione della cifra dei "sei milioni" di vittime dell'olocausto è antisemita.
9) Definire Israele uno Stato "razzista" è antisemita.
10) Affermare che esista una "cospirazione sionista" è antisemita.
11) Affermare che gli ebrei e i loro leader crearono la rivoluzione bolscevica in Russia è antisemita.
I criteri elaborati dal Dipartimento di Stato hanno delle ricadute serie per tutti.
Quella più seria, forse, è che essi trasformano in "antisemiti" un buon numero di ebrei, che hanno fatto molte delle affermazioni sopra riportate in libri e articoli.
Ma le definizioni del Dipartimento di Stato presentano altre serie implicazioni di tipo storico.
Se consideriamo i numeri 4 e 7, per esempio, ci sembra che, stando ai criteri del Dipartimento di Stato, non soltanto i semplici cattolici ma i Papi e i santi siano passibili dell'accusa di antisemitismo.
Numerosi Papi, a partire da Gregorio IX nel 1238, hanno condannato il Talmud considerandolo un insulto blasfemo alla persona di Cristo e alla fede cristiana e hanno ordinato ai fedeli di confiscarne e bruciarne le copie.
A proposito del punto 7, san Pietro, il primo Papa, ha affermato, negli Atti degli Apostoli, che gli ebrei furono responsabili della morte di Cristo.
E persino nella "Nostra Aetate", la dichiarazione del Vaticano II sugli ebrei che ha aperto ad un'era di buoni sentimenti e di "ecumenismo", si ritrova l'affermazione che "alcuni ebrei" furono responsabili della morte di Cristo.
Con il loro uso promiscuo del termine antisemitismo, Rickman e le sue coorti del Dipartimento di Stato hanno trasformato il tradizionale insegnamento cattolico in un crimine d'odio ("hate-crime").
Continua?
Da : http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1669¶metro=religione
e
http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=324427
Un saluto
Marisa
Ciao Marisa.
I commenti, in effetti, sono inaccessibili da giorni, accidenti a Dada.
Degli 11 punti citati dal Dipartimento di Stato americano, ben 9 rappresentano cose che in effetti penso ed affermo spesso. Fanno eccezione il punto 7 (del quale poco so e poco m’importa sapere) e il punto 11 (che reputo falso e se fosse vero, dal mio punto di vista, sarebbe una menzione d’onore). 9 punti su 11 fanno di me un antisemita di tutto rispetto. Ceratti aveva ragione a chiamarmi così. Resta il sollievo di non vivere in un paese liberticida come gli USA e la preoccupazione derivante dalla consapevolezza che ogni nefandezza che nasce nel cuore dell’impero si estende alle periferie in un battibaleno. Sta già accadendo.
Ah, io ci aggiungerei anche un punto 12: “Affermare che il Dipartimento di Stato USA redige documenti che limitano la libertà di espressione dei cittadini americani per favorire le trame sioniste è antisemita”.
Così andremmo a quota 10 su 12. Niente male.
Ciao è un po' che cerco di scrivere nei commenti ma non ci riesco per cui ti metto qui le mie segnalazioni in merito all'argomento, credo che la situazione sia gravissima:
Nel suo "Report on Global Anti-Semitism" e nel suo "Global Anti-Semitism Report", il Dipartimento di Stato statunitense ha stilato una lista delle convinzioni che vanno considerate antisemite:
1) Qualunque affermazione secondo la quale "la comunità ebraica controlla il governo, i media, il business internazionale e il mondo finanziario" va considerato antisemita.
2) "Un forte sentimento anti-israeliano" va considerato antisemita.
3) "Ogni vivace critica" dei leader israeliani, del passato o del presente, è antisemita. Secondo il Dipartimento di Stato, si ha antisemitismo quando viene rappresentata una svastica in una vignetta critica nei confronti dei leader sionisti del passato o del presente.
E così, andrebbe considerata "antisemita" una vignetta su cui appare una svastica, critica nei confronti della brutale invasione, da parte di Ariel Sharon, della West Bank, rappresentato mentre scaglia missili "hell-fire" sui poveri palestinesi uomini, donne e bambini.
Allo stesso modo sarebbe "antisemita" l'uso della parola "Zionazi" in riferimento ai bombardamenti a tappeto ordinati da Sharon nel 1982 (quando furono uccisi 17.500 rifugiati innocenti).
4) Ogni critica della religione giudaica o dei suoi leader religiosi o della sua letteratura (specialmente il Talmud e la Kabbalah) è antisemita.
5) Ogni critica del governo e del Congresso degli Stati Uniti accusati di essere influenzati indebitamente dalla comunità ebraica-sionista (compreso l'AIPAC) è antisemita.
6) Ogni critica della comunità ebraica-sionista, accusata di promuovere il globalismo (New World Order) è antisemita.
7) Il biasimare i leader giudei e i loro seguaci per aver incitato alla crocefissione di Cristo da parte dei romani è antisemita.
8) Ogni riduzione della cifra dei "sei milioni" di vittime dell'olocausto è antisemita.
9) Definire Israele uno Stato "razzista" è antisemita.
10) Affermare che esista una "cospirazione sionista" è antisemita.
11) Affermare che gli ebrei e i loro leader crearono la rivoluzione bolscevica in Russia è antisemita.
I criteri elaborati dal Dipartimento di Stato hanno delle ricadute serie per tutti.
Quella più seria, forse, è che essi trasformano in "antisemiti" un buon numero di ebrei, che hanno fatto molte delle affermazioni sopra riportate in libri e articoli.
Ma le definizioni del Dipartimento di Stato presentano altre serie implicazioni di tipo storico.
Se consideriamo i numeri 4 e 7, per esempio, ci sembra che, stando ai criteri del Dipartimento di Stato, non soltanto i semplici cattolici ma i Papi e i santi siano passibili dell'accusa di antisemitismo.
Numerosi Papi, a partire da Gregorio IX nel 1238, hanno condannato il Talmud considerandolo un insulto blasfemo alla persona di Cristo e alla fede cristiana e hanno ordinato ai fedeli di confiscarne e bruciarne le copie.
A proposito del punto 7, san Pietro, il primo Papa, ha affermato, negli Atti degli Apostoli, che gli ebrei furono responsabili della morte di Cristo.
E persino nella "Nostra Aetate", la dichiarazione del Vaticano II sugli ebrei che ha aperto ad un'era di buoni sentimenti e di "ecumenismo", si ritrova l'affermazione che "alcuni ebrei" furono responsabili della morte di Cristo.
Con il loro uso promiscuo del termine antisemitismo, Rickman e le sue coorti del Dipartimento di Stato hanno trasformato il tradizionale insegnamento cattolico in un crimine d'odio ("hate-crime").
Continua?
Da : http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1669¶metro=religione
e
http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=324427
Un saluto
Marisa
Ciao Marisa.
I commenti, in effetti, sono inaccessibili da giorni, accidenti a Dada.
Degli 11 punti citati dal Dipartimento di Stato americano, ben 9 rappresentano cose che in effetti penso ed affermo spesso. Fanno eccezione il punto 7 (del quale poco so e poco m’importa sapere) e il punto 11 (che reputo falso e se fosse vero, dal mio punto di vista, sarebbe una menzione d’onore). 9 punti su 11 fanno di me un antisemita di tutto rispetto. Ceratti aveva ragione a chiamarmi così. Resta il sollievo di non vivere in un paese liberticida come gli USA e la preoccupazione derivante dalla consapevolezza che ogni nefandezza che nasce nel cuore dell’impero si estende alle periferie in un battibaleno. Sta già accadendo.
Ah, io ci aggiungerei anche un punto 12: “Affermare che il Dipartimento di Stato USA redige documenti che limitano la libertà di espressione dei cittadini americani per favorire le trame sioniste è antisemita”.
Così andremmo a quota 10 su 12. Niente male.







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