Archivio Gennaio 2007
LO SCIOPERO DI HEZBOLLAH E LE CAZZATE DI "REPUBBLICA"
di Gianluca Freda (23/01/2007 - 21:44)

Lo sciopero a oltranza proclamato da Hezbollah in Libano continua e il successo dell’iniziativa è dimostrato dalla rabbia e dal disappunto con cui Fouad Siniora, leader di governo senza più maggioranza né appoggio popolare, ha accolto l’iniziativa. Finora – stando almeno a ciò che strilla la propaganda filosionista di Repubblica – ci sono 5 morti accertati negli scontri di piazza. Se pure fosse vero, sarebbe una cifra ridicola rispetto alle dimensioni della protesta, alla sua reiterazione (uno sciopero analogo si era tenuto all’inizio di dicembre) e alla situazione politica del Libano, in cui un premier delegittimato e colluso con gli aggressori giudeo-americani pretenderebbe di mettere a tacere un’opposizione che rappresenta ormai non solo il partito più numeroso del paese, ma anche quello dotato del maggior sostegno popolare, grazie alla resistenza (davvero eroica) opposta l’estate scorsa all’aggressione israeliana, che costrinse i giudei ad una disastrosa ritirata.
Lo sciopero generale di Hezbollah è un’iniziativa pacifica e coraggiosa, nonché doverosa per un partito che voglia tentare di dare un futuro al Libano sbarazzandosi dei maggiordomi dell’occidente che attualmente lo governano. Insieme a Hezbollah (che è, come è noto, un movimento sciita) l’opposizione nazionale libanese è composta di Amal, altra organizzazione sciita, e del Libero Movimento Patriottico del generale Michel Aoun, cristiano maronita. La presenza del cristiano Aoun nell’opposizione dimostra la malafede di chi vorrebbe vedere nella lotta di Hezbollah al governo di Siniora una mera manovra filosiriana volta a rafforzare il controllo di Damasco sulla politica libanese. Non che da parte siriana gli appoggi a Hezbollah siano carenti, ma essi non sono certo il motore di questa protesta, che è una semplice conseguenza della rabbia e dell’orrore dei cittadini libanesi per i massacri perpetrati dai sionisti contro il loro paese tra l’indifferenza dell’occidente e gli incomprensibili balbettii di Siniora, servo degli aggressori. Hezbollah sta giocando una partita molto rischiosa. Nulla, infatti, farebbe più felice Israele di una guerra civile interna al Libano, che una protesta di queste dimensioni, con gli opportuni incentivi offerti da uomini del Mossad opportunamente infiltrati tra i manifestanti, potrebbe anche innescare. Fino ad oggi Hezbollah non è caduto nella trappola e le sue manifestazioni sono state di una compostezza e di una flemma esemplari. Il che non fa piacere a Israele e dunque, a quanto sembra, nemmeno ai media occidentali asserviti ai suoi interessi.
Uno di questi media è, appunto Repubblica, che con questo articolo svolge degnamente – ancora una volta - il proprio ruolo disinformativo al servizio delle lobby israeliane. Leggendo l’articolo veniamo a sapere che, nell’opinione del presidente-fantoccio libanese, la situazione nel paese sarebbe “oltre ogni limite”. Immagino si riferisca allo sciopero a oltranza di Hezbollah e non alla complicità del suo governo nelle orribili stragi giudee dell’estate scorsa. Quale sia l’opinione di Hezbollah (il quale è appoggiato, non dimentichiamolo, dalla STRAGRANDE MAGGIORANZA della popolazione del Libano) non ci è dato sapere. L’articolo di Repubblica parla di “caos in tutto il paese”, cioè di ciò che i giudei ardentemente desiderano e, non riuscendo a ottenerlo, lo fanno scrivere a Repubblica confidando nel principio della predizione che avvera se stessa. Inoltrandoci nella lettura veniamo informati che il “caos” creato da Hezbollah in tutto il paese sarebbe principalmente simboleggiato dal gesto di un automobilista di Beirut il quale, spazientito dai cortei, avrebbe tirato un manifestante sotto le ruote del mezzo, imprecando poi contro i blocchi stradali. Immagino che saranno ascrivibili alla cattiveria di Hezbollah anche i casi di infarto e di parto prematuro indotti dall’ebbrezza contestataria dei militanti del partito. Ci sono più incidenti e feriti in una qualunque domenica calcistica italiana che nella sacrosanta opposizione di Hezbollah al governo infingardo di Siniora. Ma la disinformazione – soprattutto quella scalcagnata di Repubblica - è fatta così: quando c’è da dipingere un cattivo non si butta via niente, nemmeno la cronaca nera e le casistiche ospedaliere.
Più avanti leggiamo di scontri tra sunniti e sciiti e tra gruppi di cristiani rivali. Qui la cosa si fa più preoccupante e si tratterebbe di capire se si tratta di scontri veri e propri o di semplici scaramucce da stadio, cosa che Repubblica non aiuta a fare. Una cosa è certa: dietro gli scontri tra sunniti e sciiti – lo si è visto in Iraq – ci sono sempre i servizi segreti occidentali e israeliani, che realizzano e finanziano attentati contro l’una o l’altra parte allo scopo di riaccendere rivalità etniche e religiose sopite da decenni, quando non da secoli. La spaventosa guerra civile che infuria in Iraq è il frutto degli eccidi compiuti dagli squadroni della morte, finanziati e addestrati dagli USA e coperti dal ministero degli interni iracheno, nei quartieri sunniti. E’ il cosiddetto “metodo Negroponte”, già applicato con successo in Salvador e poi esportato in Iraq, che ha fatto divampare artificialmente un odio interetnico che sotto il governo di Saddam era del tutto inesistente. Una riproposizione libanese della stessa strategia è il minimo che ci si possa aspettare dagli uomini del Mossad presenti in Libano. Mi auguro che Hezbollah, a quest’ora, abbia compreso il trucco ed eviti di cascare nello stesso tranello.
Più avanti, l’articolo di Repubblica si lancia in un’affermazione che lascia addirittura a bocca aperta. Si legge:
“L'opposizione ha convocato lo sciopero per protestare contro il governo di Siniora, che ha varato una serie di misure economiche in vista della conferenza di Parigi. Tra queste, l'aumento dell'Iva e privatizzazioni nel settore statale”.
Qui è difficile capire se chi ha scritto questa robaccia lo abbia fatto nel tentativo deliberato di aizzare l’opinione pubblica italiana contro l’opposizione libanese o per semplice ignoranza della situazione. In realtà lo sciopero di Hezbollah non si nasconde dietro nessuna protesta fiscale e ha il solo scopo, dichiaratamente politico, di provocare la caduta del governo di Siniora e di dare un nuovo esecutivo al paese. Il fatto è che allo sciopero di Hezbollah se ne è aggiunto un altro, questo sì a carattere economico, dichiarato dai sindacati libanesi contro le misure fiscali previste dal governo nel suo programma di riforme economiche. Ma si tratta di uno sciopero collaterale, con cui i sindacati libanesi hanno voluto sfruttare la popolarità dei partiti d’opposizione per ottenere un po’ di visibilità anche per se stessi. Non si tratta certo della causa principale delle proteste, né tantomeno, come beotamente scrive l’articolista di Repubblica, del motivo per cui è stato convocato lo sciopero.
L’articolo si conclude con un trafiletto intitolato “Le reazioni”. Tutte negative ovviamente. Lo sanno tutti che il mondo intero ce l’ha con Hezbollah, impresentabile covo di terroristi. Ecco quindi i piagnistei di D’Alema sui malvagi sobillatori che vorrebbero rovesciare un “governo costituzionale” (ah, se esistessero sobillatori simili anche dalle nostre parti!). Ecco le invettive del celeberrimo deputato druso antisiriano Akram Shehayeb (ma chi minchia è?) e del cristiano Samir Geagea, che si produce in un originalissimo commento in puro stile berlusconiano ("bloccare le strade e impedire alla gente di condurre la sua vita normale è un comportamento terroristico") (1); mentre nessuno spazio viene dedicato alle opinioni dei cristiani che appartengono al partito di Aoun, alleato di Hezbollah, né a quelle dei deputati dell’opposizione, né a quelle degli uomini e delle donne libanesi che a centinaia di migliaia hanno affollato le strade per chiedere la fine del governo Siniora. Un governo che vorrebbe ulteriormente asservire il proprio paese agli assassini israelo-occidentali con la richiesta di un prestito di 5 miliardi di dollari in aiuti che Siniora stava per presentare ai banchieri strozzini della conferenza di Parigi. I disordini libanesi lo hanno costretto a restare in Patria, impedendogli di tendere il cappello agli sterminatori del suo popolo. Già soltanto questa, Hezbollah dovrebbe considerarla una grande vittoria politica.
(1) - Samir Geagea, per la cronaca, è un esponente falangista filo-israeliano che fu protagonista dei massacri di Sabra e Chatila. Repubblica sa scegliere bene le personalità politiche a cui far commentare gli eventi.
Lo sciopero generale di Hezbollah è un’iniziativa pacifica e coraggiosa, nonché doverosa per un partito che voglia tentare di dare un futuro al Libano sbarazzandosi dei maggiordomi dell’occidente che attualmente lo governano. Insieme a Hezbollah (che è, come è noto, un movimento sciita) l’opposizione nazionale libanese è composta di Amal, altra organizzazione sciita, e del Libero Movimento Patriottico del generale Michel Aoun, cristiano maronita. La presenza del cristiano Aoun nell’opposizione dimostra la malafede di chi vorrebbe vedere nella lotta di Hezbollah al governo di Siniora una mera manovra filosiriana volta a rafforzare il controllo di Damasco sulla politica libanese. Non che da parte siriana gli appoggi a Hezbollah siano carenti, ma essi non sono certo il motore di questa protesta, che è una semplice conseguenza della rabbia e dell’orrore dei cittadini libanesi per i massacri perpetrati dai sionisti contro il loro paese tra l’indifferenza dell’occidente e gli incomprensibili balbettii di Siniora, servo degli aggressori. Hezbollah sta giocando una partita molto rischiosa. Nulla, infatti, farebbe più felice Israele di una guerra civile interna al Libano, che una protesta di queste dimensioni, con gli opportuni incentivi offerti da uomini del Mossad opportunamente infiltrati tra i manifestanti, potrebbe anche innescare. Fino ad oggi Hezbollah non è caduto nella trappola e le sue manifestazioni sono state di una compostezza e di una flemma esemplari. Il che non fa piacere a Israele e dunque, a quanto sembra, nemmeno ai media occidentali asserviti ai suoi interessi.
Uno di questi media è, appunto Repubblica, che con questo articolo svolge degnamente – ancora una volta - il proprio ruolo disinformativo al servizio delle lobby israeliane. Leggendo l’articolo veniamo a sapere che, nell’opinione del presidente-fantoccio libanese, la situazione nel paese sarebbe “oltre ogni limite”. Immagino si riferisca allo sciopero a oltranza di Hezbollah e non alla complicità del suo governo nelle orribili stragi giudee dell’estate scorsa. Quale sia l’opinione di Hezbollah (il quale è appoggiato, non dimentichiamolo, dalla STRAGRANDE MAGGIORANZA della popolazione del Libano) non ci è dato sapere. L’articolo di Repubblica parla di “caos in tutto il paese”, cioè di ciò che i giudei ardentemente desiderano e, non riuscendo a ottenerlo, lo fanno scrivere a Repubblica confidando nel principio della predizione che avvera se stessa. Inoltrandoci nella lettura veniamo informati che il “caos” creato da Hezbollah in tutto il paese sarebbe principalmente simboleggiato dal gesto di un automobilista di Beirut il quale, spazientito dai cortei, avrebbe tirato un manifestante sotto le ruote del mezzo, imprecando poi contro i blocchi stradali. Immagino che saranno ascrivibili alla cattiveria di Hezbollah anche i casi di infarto e di parto prematuro indotti dall’ebbrezza contestataria dei militanti del partito. Ci sono più incidenti e feriti in una qualunque domenica calcistica italiana che nella sacrosanta opposizione di Hezbollah al governo infingardo di Siniora. Ma la disinformazione – soprattutto quella scalcagnata di Repubblica - è fatta così: quando c’è da dipingere un cattivo non si butta via niente, nemmeno la cronaca nera e le casistiche ospedaliere.
Più avanti leggiamo di scontri tra sunniti e sciiti e tra gruppi di cristiani rivali. Qui la cosa si fa più preoccupante e si tratterebbe di capire se si tratta di scontri veri e propri o di semplici scaramucce da stadio, cosa che Repubblica non aiuta a fare. Una cosa è certa: dietro gli scontri tra sunniti e sciiti – lo si è visto in Iraq – ci sono sempre i servizi segreti occidentali e israeliani, che realizzano e finanziano attentati contro l’una o l’altra parte allo scopo di riaccendere rivalità etniche e religiose sopite da decenni, quando non da secoli. La spaventosa guerra civile che infuria in Iraq è il frutto degli eccidi compiuti dagli squadroni della morte, finanziati e addestrati dagli USA e coperti dal ministero degli interni iracheno, nei quartieri sunniti. E’ il cosiddetto “metodo Negroponte”, già applicato con successo in Salvador e poi esportato in Iraq, che ha fatto divampare artificialmente un odio interetnico che sotto il governo di Saddam era del tutto inesistente. Una riproposizione libanese della stessa strategia è il minimo che ci si possa aspettare dagli uomini del Mossad presenti in Libano. Mi auguro che Hezbollah, a quest’ora, abbia compreso il trucco ed eviti di cascare nello stesso tranello.
Più avanti, l’articolo di Repubblica si lancia in un’affermazione che lascia addirittura a bocca aperta. Si legge:
“L'opposizione ha convocato lo sciopero per protestare contro il governo di Siniora, che ha varato una serie di misure economiche in vista della conferenza di Parigi. Tra queste, l'aumento dell'Iva e privatizzazioni nel settore statale”.
Qui è difficile capire se chi ha scritto questa robaccia lo abbia fatto nel tentativo deliberato di aizzare l’opinione pubblica italiana contro l’opposizione libanese o per semplice ignoranza della situazione. In realtà lo sciopero di Hezbollah non si nasconde dietro nessuna protesta fiscale e ha il solo scopo, dichiaratamente politico, di provocare la caduta del governo di Siniora e di dare un nuovo esecutivo al paese. Il fatto è che allo sciopero di Hezbollah se ne è aggiunto un altro, questo sì a carattere economico, dichiarato dai sindacati libanesi contro le misure fiscali previste dal governo nel suo programma di riforme economiche. Ma si tratta di uno sciopero collaterale, con cui i sindacati libanesi hanno voluto sfruttare la popolarità dei partiti d’opposizione per ottenere un po’ di visibilità anche per se stessi. Non si tratta certo della causa principale delle proteste, né tantomeno, come beotamente scrive l’articolista di Repubblica, del motivo per cui è stato convocato lo sciopero.
L’articolo si conclude con un trafiletto intitolato “Le reazioni”. Tutte negative ovviamente. Lo sanno tutti che il mondo intero ce l’ha con Hezbollah, impresentabile covo di terroristi. Ecco quindi i piagnistei di D’Alema sui malvagi sobillatori che vorrebbero rovesciare un “governo costituzionale” (ah, se esistessero sobillatori simili anche dalle nostre parti!). Ecco le invettive del celeberrimo deputato druso antisiriano Akram Shehayeb (ma chi minchia è?) e del cristiano Samir Geagea, che si produce in un originalissimo commento in puro stile berlusconiano ("bloccare le strade e impedire alla gente di condurre la sua vita normale è un comportamento terroristico") (1); mentre nessuno spazio viene dedicato alle opinioni dei cristiani che appartengono al partito di Aoun, alleato di Hezbollah, né a quelle dei deputati dell’opposizione, né a quelle degli uomini e delle donne libanesi che a centinaia di migliaia hanno affollato le strade per chiedere la fine del governo Siniora. Un governo che vorrebbe ulteriormente asservire il proprio paese agli assassini israelo-occidentali con la richiesta di un prestito di 5 miliardi di dollari in aiuti che Siniora stava per presentare ai banchieri strozzini della conferenza di Parigi. I disordini libanesi lo hanno costretto a restare in Patria, impedendogli di tendere il cappello agli sterminatori del suo popolo. Già soltanto questa, Hezbollah dovrebbe considerarla una grande vittoria politica.
(1) - Samir Geagea, per la cronaca, è un esponente falangista filo-israeliano che fu protagonista dei massacri di Sabra e Chatila. Repubblica sa scegliere bene le personalità politiche a cui far commentare gli eventi.






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