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    QUANDO LA DEMOCRAZIA LA PORTARONO A NOI

    di Gianluca Freda (12/01/2007 - 21:07)



    Tutti conoscono i nomi dei luoghi degli eccidi nazisti della II Guerra Mondiale: Marzabotto, S. Anna di Stazzema, Civitella in Val di Chiana, sono diventati sinonimi della barbarie degli invasori tedeschi. “Invasori” barbari sì, ma anche invitati da noi, resi feroci dalla sconfitta e dall’incredibile voltafaccia degli italiani, che passarono dalla parte degli angloamericani dopo solo pochi mesi di bombardamenti. E’ molto grave, però, che la propaganda del dopoguerra abbia invece del tutto cancellato il ricordo delle stragi e degli orrori angloamericani con una sistematica opera di disinformazione. Bisogna andarsi a rileggere Moravia o i giornali dell’epoca per trovare traccia dei massacri compiuti in Italia dagli alleati, così simili a quelli che vediamo compiere oggi in Iraq e aventi il solo scopo di spargere il terrore tra una popolazione civile già demoralizzata, che aspettava, anche se viveva nei territori della Rsi, soltanto la caduta dei nazifascisti. Una tecnica di feroce guerra psicologica che è sempre stata, ed è ancora, il marchio inconfondibile dell’imperialismo americano. Ecco una breve rassegna delle stragi compiute dai nostri “liberatori” ai tempi in cui, generosi com’erano e ancora sono, vennero a “portarci la democrazia”. 

    LA TECNICA DEL MASSACRO


    Per massacrare quanti più civili possibile, gli aerei americani e inglesi, durante la Seconda Guerra Mondiale, utilizzavano una strategia particolarmente efficace: bombardamenti composti da tre ondate successive in cui alle bombe dirompenti seguivano gli spezzoni incendiari e poi, nel terzo passaggio, bombe a scoppio ritardato per annientare tutti coloro che avevano cercato scampo nei rifugi antiaerei. Distruggere il morale delle popolazioni nemiche attraverso massacri feroci e indiscriminati è sempre stata la tecnica preferita dagli americani, dalla distruzione dell’Italia a quella dell’Iraq. Nei documenti dell’aviazione americana è rarissimo trovare traccia di disposizioni agli aviatori di risparmiare la popolazione e i monumenti storici. La guerra americana è sempre stata una guerra terroristica, cosapevolmente rivolta contro i civili innocenti più che contro le truppe militari.

    LA DISTRUZIONE DI MONTECASSINO


    La mattina del 15 febbraio 1944 uno stormo di bombardieri B-17, su ordine di Washington, sgancia un grappolo di bombe da 250 kg. l’una sulla storica abbazia di Montecassino. L’abbazia, la più antica della cristianità, fondata da S. Benedetto nel 529, ne risulterà completamente rasa al suolo. Nell’attacco vengono massacrati centinaia e centinaia di profughi che nell’abbazia avevano cercato rifugio. Di fronte all’orrore del mondo, il presidente USA Franklin Delano Roosevelt dichiara: “Il motivo per cui l’abbazia è stata bombardata è che i tedeschi se ne servivano per bombardare noi. Era un caposaldo tedesco, con artiglieria e tutto il necessario”. Si tratta di una volgare menzogna. Nell'abbazia non si trovava - come dichiarò dopo il bombardamento l'abate Diamare - alcun soldato tedesco, ed i tedeschi avevano escluso il monumento dalla propria organizzazione difensiva, rinunciando così ad avvalersi di quello che avrebbe potuto essere un caposaldo di prim'ordine, sulla vetta di uno scosceso monte che domina la vallata sottostante. I preziosissimi documenti dell’archivio e della biblioteca dell’abbazia vennero salvati dalla barbarie americana grazie all’aiuto degli stessi tedeschi, che misero a disposizione un convoglio di dodici autocarri militari, distolti dall’impiego bellico, per trasportare i documenti alla Rocca di Spoleto.

    LA BOMBA DI SAN MINIATO AL TEDESCO


    Il 22 luglio 1944 un proiettile americano a scoppio ritardato si abbattè sul Duomo di San Miniato al Tedesco (Pisa) provocando 56 morti (accertati) e decine di feriti. L’eccidio venne però attribuito ai tedeschi e nel 1954 sul luogo venne posta una lapide grondante di retorica che ancora oggi recita:

    QUESTA LAPIDE RICORDA NEI SECOLI
    IL GELIDO ECCIDIO PERPETRATO DAI TEDESCHI
    IL 22 LUGLIO 1944
    DI SESSANTA VITTIME, INERMI, VECCHI, INNOCENTI
    PERFIDAMENTE SOLLECITATI A RIPARARE NELLA CATTEDRALE
    PER RENDERE PIÙ RAPIDO E PIÙ SUPERBO IL MISFATTO.
    NON NECESSITÀ DI GUERRA, MA PURA FEROCIA
    PROPRIA DI UN ESERCITO IMPOTENTE ALLA VITTORIA
    PERCHÈ NEMICO DI OGNI LIBERTÀ, SPINSE GLI ASSASSINI
    A LANCIARE MICIDIALE GRANATA NEL TEMPIO MAGGIORE.
    ITALIANI CHE LEGGETE, PERDONATE MA NON DIMENTICATE !

    RICORDATE CHE SOLO NELLA PACE E NEL LAVORO
    È L'ETERNA CIVILTÀ.

    Si tratta di un vero e proprio stravolgimento della verità. Già la commissione istituita nell’autunno del ’44 aveva ritrovato, sul luogo dell’esplosione, un’inconfondibile spoletta americana che firmava la paternità dell’eccidio. Tuttavia la verità venne tenuta nascosta per decenni dalla propaganda filoamericana. Perfino il film “La notte di San Lorenzo” dei fratelli Taviani partecipò a questa vergognosa operazione di mistificazione storica con la scena della chiesa piena di gente fatta saltare in aria dai tedeschi.

    IL MASSACRO DI CANICATTI’


    Il 14 luglio 1943 ad un ignoto tenente colonnello americano dell’AMGOT (Governo Militare Alleato per i Territori Occupati) di stanza a Canicattì venne comunicato che un folto gruppo di civili era entrato nella locale Saponeria Narbone-Garilli attraverso un buco nel muro provocato dall’artiglieria americana. I civili, tra cui c’erano molte donne e bambini, stavano riempiendo alcuni secchielli di sapone liquido delle fosse. Il colonnello si recò sul posto con due uomini dell’intelligence e ordinò ai soldati, che avevano fermato una quarantina di persone, di uccidere tutti i prigionieri. I soldati, agghiacciati dalla prospettiva di massacrare donne e bambini, rifiutarono di obbedire. Allora il colonnello diede lo stesso ordine agli uomini dell’intelligence, i quali a loro volta si rifiutarono, impietriti. A questo punto il tenente colonnello estrasse la propria pistola Colt 45 e iniziò a sparare. Il prof. Joseph S. Salemi della New York University, figlio di uno dei militari dell'Intelligence che furono presenti alla strage, racconta: “Egli svuotò il primo caricatore, e poi ricaricò, ne svuotò un altro e quindi ricaricò di nuovo [...]. Mio padre ricorda, in particolare, che un bambino di circa dodici o tredici anni ricevette un colpo di rivoltella direttamente nello stomaco. Il bambino non morì subito, ma si mise a gridare più volte in dialetto siciliano C'haiu na bodda ntu stummachu! C'haiu na bodda ntu stummachu! [ cioè “Ho un proiettile nello stomaco”, NdR]". Alla fine della sparatoria sul terreno rimasero otto vittime.

    L’ECCIDIO DI ACATE


    La stessa mattina del 14 luglio 1943, vicino al campo di aviazione di Acate, presso Ragusa, trentasei prigionieri italiani e tedeschi vennero fucilati da un plotone di soldati americani al comando del capitano John Compton. Altri trentasette prigionieri italiani vennero uccisi a colpi di mitra dal sergente Horace West. I nomi dei 73 prigionieri sono rimasti sconosciuti. Responsabili dell’eccidio furono i soldati americani della 45a divisione di fanteria “Thundebirds”: Cap. John Compton, Ten. Richard Blanks, Ser. Jim Hair, Ser. Jank Wilson, soldati John Gazzetti, Raymond Marlowe John Carrol, Ser. Horace West. Tra il settembre e l’ottobre del 1943 la Corte marziale degli USA processò Compton e West come responsabili dei due eccidi di Acate. Compton fu assolto perché aveva obbedito agli ordini del Gen. Patton (“…se si arrendono solo quandi gli sei addosso, ammazzali”). West invece fu condannato alla pena di morte (poi comminata in ergastolo) per violazione dell’art. 92 del Codice di Guerra. La pena non fu mai scontata, infatti West ritornò a combattere da volontario a Omaha Beach. Oggi il suo nome figura tra gli eroi caduti in Normandia nel D-day.

    IL BOMBARDAMENTO DI TREVISO

    I resti del teatro Garibaldi a Treviso dopo il bombardamento americano del 7
    aprile 1944.

    Il 7 aprile 1944 (giorno di Venerdì Santo), senza una motivazione strategica comprensibile, la città di Treviso fu bombardata e pressoché rasa al suolo da aerei americani. Le vittime civili furono circa 4000, l’80 % dei monumenti e degli edifici della città fu distrutto. Sulla città vennero sganciate oltre 2000 bombe con l’unico obiettivo di provocare un massacro, non essendoci nella città obiettivi militari di rilievo.  

    GORLA


    Il 20 ottobre 1944 i bombardieri angloamericani si resero colpevoli di uno dei massacri più atroci e inutili perpetrati contro la popolazione civile italiana. Una formazione di B24 e B27, partita per bombardare le officine Breda e la stazione ferroviaria di Greco in prossimità di Milano, non riuscendo a colpire gli obiettivi previsti sganciò comunque le bombe sul quartiere di Gorla, una zona di Milano altamente popolata e priva di qualsiasi rilevanza militare o strategica. Uno degli ordigni esplosivi da 500 kg. colpì in pieno la scuola elementare Francesco Crispi mentre i maestri tentavano di evacuare i bambini dell’istituto nei rifugi. Quei bambini erano figli di operai, artigiani e impiegati del quartiere che i genitori avevano fatto rientrare dallo sfollamento convinti che, dopo l’8 settembre, la guerra fosse finita. La bomba americana distrusse completamente la scuola, uccidendo 184 scolari più altre 18 persone tra insegnanti e inservienti. In totale, quel giorno, le vittime milanesi furono 614, tutte civili, colpite nei quartieri operai e artigiani che sono da sempre il  bersaglio favorito delle bombe USA in tutte le guerre imperiali.


    E' da notare che nei luoghi degli eccidi nazisti i monumenti e le lapidi accusano più o meno esplicitamente i tedeschi di essere gli autori delle stragi (anche quando non è vero, come nel caso di San Miniato). Invece, nei rari casi in cui i monumenti commemorano una strage americana (come nel caso di Gorla), ad essere accusata è genericamente "la guerra", implacabile entità metafisica ed astorica con la quale gli americani, evidentemente, non hanno nulla a che fare.

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