Archivio Dicembre 2006
FAURISSON SULL'OLOCAUSTO
di Gianluca Freda (24/12/2006 - 12:08)

Quanto segue è una mia traduzione di una parte dell'intervento dello storico francese Robert Faurisson alla conferenza di Teheran sull'Olocausto. La versione integrale in inglese è disponibile QUI.
[...]
Il presidente Ahmadinejad ha usato la parola esatta: il presunto “Olocausto” degli ebrei è un mito, vale a dire una fede fondata sulla credulità e sull’ignoranza. In Francia è perfettamente legale dichiarare di non credere in Dio, ma è proibito affermare di non credere nell’“Olocausto” o anche solo dubitarne. Questo divieto posto su ogni forma di discussione è stato formalizzato e reso ufficiale con la legge del 13 luglio 1990. Questa legge fu pubblicata sul Journal officiel de la République française, guarda caso proprio il giorno dopo, cioè il 14 luglio, data in cui si commemora la Repubblica e la Libertà. Essa prevede la pena fino a un anno di carcere e una multa fino a 45.000 €, senza contare la possibilità che si venga condannati al risarcimento dei danni e a sostenere i costi considerevoli delle spese giudiziarie. E’ rilevante che la legge specifichi la possibilità di essere applicata “anche se [la discussione] è presentata in forma velata o dubitativa o sotto forma di insinuazione” (Code pénal, Paris, Dalloz, 2006, p. 2059). Perciò la Francia ha un solo mito ufficiale, quello dell’ “Olocausto”, e una sola forma di blasfemia, quella che offende l’“Olocausto”.
L’11 luglio 2006 io stesso sono stato chiamato a comparire di fronte ad un tribunale di Parigi a causa di questa legge speciale. Il giudice che presiedeva, Nicolas Bonnal, aveva da poco partecipato ad un corso in cui venivano insegnati gli strumenti per stroncare il revisionismo su Internet, un corso organizzato dalla sede europea del Centro Simon Wiesenthal, a Parigi, sotto gli auspici del Conseil représentatif des institutions juives de France (CRIF) (Consiglio Rappresentativo delle Istituzioni Ebraiche di Francia)! In un articolo trionfalmente intitolato “La CRIF gioca un ruolo attivo nell’addestramento dei giudici europei” questa associazione ebraica, la cui forza politica è esorbitante, non si vergognava di affermare di aver arruolato Nicolas Bonnal fra i suoi pupilli o “addestrati”. E non è tutto. Al mio processo, per andare sul sicuro, il pubblico ministero era un’ebrea di nome Anne de Fontette; nel finale della sua arringa, con la quale chiedeva il mio arresto e la mia condanna, costei, benché parlando in nome di uno stato laico, invocò “la vendetta di Jahvé, protettore del popolo eletto” contro “le menzognere labbra di Faurisson”, colpevole di aver rilasciato un’intervista telefonica di carattere revisionista ad una stazione radiotelevisiva iraniana, Sahar 1.
I tedeschi del Terzo Reich volevano estirpare gli ebrei dall’Europa, non sterminarli. Ciò che cercavano era una soluzione definitiva – o finale – alla questione ebraica, ma di carattere territoriale, non una “soluzione finale” intesa nel senso della soppressione fisica (volere la “soluzione finale della disoccupazione” non significa desiderare la morte dei disoccupati). I tedeschi avevano campi di concentramento, non “campi di sterminio” (un’espressione coniata dalla propaganda alleata). Usavano camere con gas disinfettante che funzionavano con un’insetticida chiamato Zyklon-B (il cui ingrediente attivo era l’acido cianidrico) ma non hanno mai avuto camere a gas o vagoni a gas finalizzati all’omicidio. Usavano forni crematori per incenerire i cadaveri e non per gettarci dentro persone vive. Dopo la guerra, le fotografie delle presunte “atrocità naziste” mostravano detenuti dei campi malati, moribondi o morti, ma non assassinati. A causa del blocco commerciale degli alleati e del loro bombardamento “a zona” della Germania, nonché dell’apocalisse abbattutasi su quest’ultima alla fine di un conflitto durato quasi sei anni, la fame e le epidemie, in particolar modo quella di tifo, avevano devastato il paese e in particolare i campi delle regioni occidentali, sopraffatti dall’arrivo in massa di detenuti evacuati dai campi dell’Est e perciò terribilmente carenti di cibo, medicine e dello Zyklon-B necessario alla protezione contro il tifo.
In quella macelleria che è una guerra, la gente soffre. In una guerra moderna, i civili delle nazioni belligeranti soffrono spesso quanto i loro soldati se non di più. Durante il conflitto che, dal 1933 al 1945, li contrappose alla Germania, gli ebrei d’Europa ebbero occasione di soffrire, ma infinitamente meno di quanto abbiano il coraggio di asserire con una gran dose di faccia tosta. Certamente i tedeschi li trattarono come una minoranza ostile e pericolosa (c’erano dei motivi per farlo) e contro questo popolo le autorità del Terzo Reich furono chiamate ad adottare, a causa della guerra, un sempre maggior numero di politiche di coercizione o di misure di sicurezza militare. In certi casi tali misure comportavano la detenzione in campi d’internamento o la deportazione in campi di concentramento o di lavori forzati. A volte gli ebrei venivano anche giustiziati per sabotaggio, spionaggio, terrorismo e soprattutto per attività di guerriglia in favore degli alleati, particolarmente sul fronte russo, ma non per il semplice fatto di essere ebrei. Hitler non ordinò né permise mai l’uccisione di una persona a causa della sua razza o religione. Quanto alla cifra di sei milioni di ebrei morti, si tratta di una pura invenzione che non è mai stata documentata nonostante gli sforzi in tal senso dello Yad Vashem Institute di Gerusalemme.
Di fronte alle formidabili accuse formulate contro la Germania sconfitta, i revisionisti hanno chiesto agli accusatori:
1) Mostrateci un solo documento che, dal vostro punto di vista, provi che Hitler o qualsiasi altro Nazional-Socialista abbia mai ordinato e pianificato lo sterminio fisico degli ebrei;
2) Mostrateci quell’arma di distruzione di massa che, secondo le accuse, sarebbe stata la camera a gas; mostratecene anche solo una, ad Auschwitz o altrove; e nell’eventualità in cui doveste sostenere che non è possibile mostrarla perché i tedeschi, secondo voi, avrebbero distrutto “l’arma del delitto”, allora forniteci almeno un disegno tecnico rappresentante uno di questi mattatoi che, a vostro dire, i tedeschi avrebbero distrutto e spiegateci come sia stato possibile che un’arma con una così grande capacità omicida abbia potuto essere azionata senza provocare la morte dei suoi stessi operatori o dei loro aiutanti.
3) Spiegateci in che modo siete arrivati a definire la cifra di sei milioni di vittime.
Comunque, in oltre sessant’anni, gli storici ebrei o non ebrei che formulano queste accuse si sono mostrati incapaci di offrire una risposta a queste domande. Così hanno iniziato ad accusare senza prove. Questo è ciò che si chiama calunnia.
Ma c’è qualcosa di più grave: i revisionisti hanno prodotto una serie di fatti incontestabili che provano che lo sterminio fisico, le camere a gas, i sei milioni di morti non possono essere mai esistiti. 1) Il primo di questi fatti è che, per tutta la durata della guerra, milioni di ebrei europei vissero, visibili a tutti, in mezzo al resto della popolazione, buona parte di essi impiegati nelle fabbriche tedesche, che erano terribilmente a corto di manodopera, e questi milioni di ebrei, pertanto, non vennero uccisi. Di più: fino agli ultimi mesi del conflitto, i tedeschi continuarono testardamente ad offrirsi di consegnare agli alleati tutti gli ebrei che volessero, alla sola condizione che essi non venissero, in seguito a ciò, mandati in Palestina. Questa clausola era stata posta in segno di rispetto verso “il nobile e valoroso popolo arabo” di quella regione, già violentemente aggredito dai colonizzatori ebrei. 2) Il secondo fatto, che ci viene accuratamente nascosto, è che gli eccessi compiuti nei confronti degli ebrei avrebbero portato alle sanzioni più severe: l’uccisione anche di un solo ebreo o di un’ebrea avrebbe fatto sì che l’assassino, anche se soldato tedesco, venisse condannato a morte da una corte marziale e fucilato. In altre parole, gli ebrei, sotto il dominio tedesco, continuarono a godere, purché rispettassero le regole del posto, della tutela della legge penale, anche di fronte alle forze armate. 3) Il terzo fatto è che le presunte camere a gas naziste - ad Auschwitz o altrove – sono semplicemente inconcepibili per ovvie ragioni di carattere fisico e chimico; dopo aver gasato centinaia di migliaia di persone con l’acido cianidrico in uno spazio chiuso, nessuno avrebbe potuto entrare sul serio in un’aria contaminata da quel veleno per maneggiare e rimuovere così tanti cadaveri che, inzuppati di gas di cianuro all’esterno e all’interno, sarebbero diventati intoccabili. L’acido cianidrico aderisce tenacemente alle superfici. Penetra perfino attraverso il cemento e i mattoni ed è molto difficile rimuoverlo da un locale con la semplice aerazione; penetra attraverso la pelle, contamina i corpi, mescolandosi con i fluidi corporei. Negli Stati Uniti è proprio questo veleno che viene usato oggi nelle camere a gas per giustiziare i condannati a morte, ma si tratta di camere fatte di vetro e acciaio, equipaggiate con macchinari che sono necessariamente molto complessi e che richiedono precauzioni straordinarie nel loro utilizzo; è sufficiente osservare una camera a gas americana, progettata per mettere a morte un unico individuo, per capire che le presunte camere a gas di Auschwitz, che si vorrebbe utilizzate per uccidere moltitudini di persone, giorno dopo giorno, non possono essere mai esistite né aver mai funzionato.
Ma allora, ci si può domandare, che ne è stato di tutti quegli ebrei che noi revisionisti, sulla base delle nostre ricerche, sosteniamo non essere mai stati uccisi? La risposta è già qui, davanti ai nostri occhi e alla portata di chiunque: una parte della popolazione ebraica d’Europa è morta – insieme ad altri dieci milioni di non ebrei – a causa della guerra, della fame e delle malattie, e un’altra parte – diversi milioni - è semplicemente sopravvissuta alla guerra. Costoro si spacciano spesso, fraudolentemente, come “miracolosamente” sopravvissuti. Nel 1945 i “sopravvissuti” e i “miracolosamente sfuggiti” si contavano a milioni e si diffondevano per il mondo in più di 50 paesi, a cominciare dalla Palestina. Come avrebbe potuto la presunta decisione di totale sterminio fisico degli ebrei generare milioni di “miracolosi” sopravvissuti ebrei? Se ci sono milioni di “miracolosamente sopravvissuti” non c’è più nessun miracolo: c’è un falso miracolo, una menzogna, una truffa.
Da parte mia, nel 1980 ho riassunto, in una frase di 60 parole francesi, le scoperte compiute dai ricercatori revisionisti:
Le presunte camere a gas alla Hitlerite e il presunto genocidio degli ebrei rappresentano una sola e unica menzogna storica, che ha consentito un gigantesco imbroglio politico e finanziario i cui principali beneficiari sono lo Stato d’Israele e il Sionismo internazionale e le cui principali vittime sono il popolo tedesco – ma non i suoi leader politici – e il popolo palestinese nella sua totalità.
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Il presidente Ahmadinejad ha usato la parola esatta: il presunto “Olocausto” degli ebrei è un mito, vale a dire una fede fondata sulla credulità e sull’ignoranza. In Francia è perfettamente legale dichiarare di non credere in Dio, ma è proibito affermare di non credere nell’“Olocausto” o anche solo dubitarne. Questo divieto posto su ogni forma di discussione è stato formalizzato e reso ufficiale con la legge del 13 luglio 1990. Questa legge fu pubblicata sul Journal officiel de la République française, guarda caso proprio il giorno dopo, cioè il 14 luglio, data in cui si commemora la Repubblica e la Libertà. Essa prevede la pena fino a un anno di carcere e una multa fino a 45.000 €, senza contare la possibilità che si venga condannati al risarcimento dei danni e a sostenere i costi considerevoli delle spese giudiziarie. E’ rilevante che la legge specifichi la possibilità di essere applicata “anche se [la discussione] è presentata in forma velata o dubitativa o sotto forma di insinuazione” (Code pénal, Paris, Dalloz, 2006, p. 2059). Perciò la Francia ha un solo mito ufficiale, quello dell’ “Olocausto”, e una sola forma di blasfemia, quella che offende l’“Olocausto”.
L’11 luglio 2006 io stesso sono stato chiamato a comparire di fronte ad un tribunale di Parigi a causa di questa legge speciale. Il giudice che presiedeva, Nicolas Bonnal, aveva da poco partecipato ad un corso in cui venivano insegnati gli strumenti per stroncare il revisionismo su Internet, un corso organizzato dalla sede europea del Centro Simon Wiesenthal, a Parigi, sotto gli auspici del Conseil représentatif des institutions juives de France (CRIF) (Consiglio Rappresentativo delle Istituzioni Ebraiche di Francia)! In un articolo trionfalmente intitolato “La CRIF gioca un ruolo attivo nell’addestramento dei giudici europei” questa associazione ebraica, la cui forza politica è esorbitante, non si vergognava di affermare di aver arruolato Nicolas Bonnal fra i suoi pupilli o “addestrati”. E non è tutto. Al mio processo, per andare sul sicuro, il pubblico ministero era un’ebrea di nome Anne de Fontette; nel finale della sua arringa, con la quale chiedeva il mio arresto e la mia condanna, costei, benché parlando in nome di uno stato laico, invocò “la vendetta di Jahvé, protettore del popolo eletto” contro “le menzognere labbra di Faurisson”, colpevole di aver rilasciato un’intervista telefonica di carattere revisionista ad una stazione radiotelevisiva iraniana, Sahar 1.
Le scoperte della ricerca revisionista
I tedeschi del Terzo Reich volevano estirpare gli ebrei dall’Europa, non sterminarli. Ciò che cercavano era una soluzione definitiva – o finale – alla questione ebraica, ma di carattere territoriale, non una “soluzione finale” intesa nel senso della soppressione fisica (volere la “soluzione finale della disoccupazione” non significa desiderare la morte dei disoccupati). I tedeschi avevano campi di concentramento, non “campi di sterminio” (un’espressione coniata dalla propaganda alleata). Usavano camere con gas disinfettante che funzionavano con un’insetticida chiamato Zyklon-B (il cui ingrediente attivo era l’acido cianidrico) ma non hanno mai avuto camere a gas o vagoni a gas finalizzati all’omicidio. Usavano forni crematori per incenerire i cadaveri e non per gettarci dentro persone vive. Dopo la guerra, le fotografie delle presunte “atrocità naziste” mostravano detenuti dei campi malati, moribondi o morti, ma non assassinati. A causa del blocco commerciale degli alleati e del loro bombardamento “a zona” della Germania, nonché dell’apocalisse abbattutasi su quest’ultima alla fine di un conflitto durato quasi sei anni, la fame e le epidemie, in particolar modo quella di tifo, avevano devastato il paese e in particolare i campi delle regioni occidentali, sopraffatti dall’arrivo in massa di detenuti evacuati dai campi dell’Est e perciò terribilmente carenti di cibo, medicine e dello Zyklon-B necessario alla protezione contro il tifo.
In quella macelleria che è una guerra, la gente soffre. In una guerra moderna, i civili delle nazioni belligeranti soffrono spesso quanto i loro soldati se non di più. Durante il conflitto che, dal 1933 al 1945, li contrappose alla Germania, gli ebrei d’Europa ebbero occasione di soffrire, ma infinitamente meno di quanto abbiano il coraggio di asserire con una gran dose di faccia tosta. Certamente i tedeschi li trattarono come una minoranza ostile e pericolosa (c’erano dei motivi per farlo) e contro questo popolo le autorità del Terzo Reich furono chiamate ad adottare, a causa della guerra, un sempre maggior numero di politiche di coercizione o di misure di sicurezza militare. In certi casi tali misure comportavano la detenzione in campi d’internamento o la deportazione in campi di concentramento o di lavori forzati. A volte gli ebrei venivano anche giustiziati per sabotaggio, spionaggio, terrorismo e soprattutto per attività di guerriglia in favore degli alleati, particolarmente sul fronte russo, ma non per il semplice fatto di essere ebrei. Hitler non ordinò né permise mai l’uccisione di una persona a causa della sua razza o religione. Quanto alla cifra di sei milioni di ebrei morti, si tratta di una pura invenzione che non è mai stata documentata nonostante gli sforzi in tal senso dello Yad Vashem Institute di Gerusalemme.
Di fronte alle formidabili accuse formulate contro la Germania sconfitta, i revisionisti hanno chiesto agli accusatori:
1) Mostrateci un solo documento che, dal vostro punto di vista, provi che Hitler o qualsiasi altro Nazional-Socialista abbia mai ordinato e pianificato lo sterminio fisico degli ebrei;
2) Mostrateci quell’arma di distruzione di massa che, secondo le accuse, sarebbe stata la camera a gas; mostratecene anche solo una, ad Auschwitz o altrove; e nell’eventualità in cui doveste sostenere che non è possibile mostrarla perché i tedeschi, secondo voi, avrebbero distrutto “l’arma del delitto”, allora forniteci almeno un disegno tecnico rappresentante uno di questi mattatoi che, a vostro dire, i tedeschi avrebbero distrutto e spiegateci come sia stato possibile che un’arma con una così grande capacità omicida abbia potuto essere azionata senza provocare la morte dei suoi stessi operatori o dei loro aiutanti.
3) Spiegateci in che modo siete arrivati a definire la cifra di sei milioni di vittime.
Comunque, in oltre sessant’anni, gli storici ebrei o non ebrei che formulano queste accuse si sono mostrati incapaci di offrire una risposta a queste domande. Così hanno iniziato ad accusare senza prove. Questo è ciò che si chiama calunnia.
Ma c’è qualcosa di più grave: i revisionisti hanno prodotto una serie di fatti incontestabili che provano che lo sterminio fisico, le camere a gas, i sei milioni di morti non possono essere mai esistiti. 1) Il primo di questi fatti è che, per tutta la durata della guerra, milioni di ebrei europei vissero, visibili a tutti, in mezzo al resto della popolazione, buona parte di essi impiegati nelle fabbriche tedesche, che erano terribilmente a corto di manodopera, e questi milioni di ebrei, pertanto, non vennero uccisi. Di più: fino agli ultimi mesi del conflitto, i tedeschi continuarono testardamente ad offrirsi di consegnare agli alleati tutti gli ebrei che volessero, alla sola condizione che essi non venissero, in seguito a ciò, mandati in Palestina. Questa clausola era stata posta in segno di rispetto verso “il nobile e valoroso popolo arabo” di quella regione, già violentemente aggredito dai colonizzatori ebrei. 2) Il secondo fatto, che ci viene accuratamente nascosto, è che gli eccessi compiuti nei confronti degli ebrei avrebbero portato alle sanzioni più severe: l’uccisione anche di un solo ebreo o di un’ebrea avrebbe fatto sì che l’assassino, anche se soldato tedesco, venisse condannato a morte da una corte marziale e fucilato. In altre parole, gli ebrei, sotto il dominio tedesco, continuarono a godere, purché rispettassero le regole del posto, della tutela della legge penale, anche di fronte alle forze armate. 3) Il terzo fatto è che le presunte camere a gas naziste - ad Auschwitz o altrove – sono semplicemente inconcepibili per ovvie ragioni di carattere fisico e chimico; dopo aver gasato centinaia di migliaia di persone con l’acido cianidrico in uno spazio chiuso, nessuno avrebbe potuto entrare sul serio in un’aria contaminata da quel veleno per maneggiare e rimuovere così tanti cadaveri che, inzuppati di gas di cianuro all’esterno e all’interno, sarebbero diventati intoccabili. L’acido cianidrico aderisce tenacemente alle superfici. Penetra perfino attraverso il cemento e i mattoni ed è molto difficile rimuoverlo da un locale con la semplice aerazione; penetra attraverso la pelle, contamina i corpi, mescolandosi con i fluidi corporei. Negli Stati Uniti è proprio questo veleno che viene usato oggi nelle camere a gas per giustiziare i condannati a morte, ma si tratta di camere fatte di vetro e acciaio, equipaggiate con macchinari che sono necessariamente molto complessi e che richiedono precauzioni straordinarie nel loro utilizzo; è sufficiente osservare una camera a gas americana, progettata per mettere a morte un unico individuo, per capire che le presunte camere a gas di Auschwitz, che si vorrebbe utilizzate per uccidere moltitudini di persone, giorno dopo giorno, non possono essere mai esistite né aver mai funzionato.
Ma allora, ci si può domandare, che ne è stato di tutti quegli ebrei che noi revisionisti, sulla base delle nostre ricerche, sosteniamo non essere mai stati uccisi? La risposta è già qui, davanti ai nostri occhi e alla portata di chiunque: una parte della popolazione ebraica d’Europa è morta – insieme ad altri dieci milioni di non ebrei – a causa della guerra, della fame e delle malattie, e un’altra parte – diversi milioni - è semplicemente sopravvissuta alla guerra. Costoro si spacciano spesso, fraudolentemente, come “miracolosamente” sopravvissuti. Nel 1945 i “sopravvissuti” e i “miracolosamente sfuggiti” si contavano a milioni e si diffondevano per il mondo in più di 50 paesi, a cominciare dalla Palestina. Come avrebbe potuto la presunta decisione di totale sterminio fisico degli ebrei generare milioni di “miracolosi” sopravvissuti ebrei? Se ci sono milioni di “miracolosamente sopravvissuti” non c’è più nessun miracolo: c’è un falso miracolo, una menzogna, una truffa.
Da parte mia, nel 1980 ho riassunto, in una frase di 60 parole francesi, le scoperte compiute dai ricercatori revisionisti:
Le presunte camere a gas alla Hitlerite e il presunto genocidio degli ebrei rappresentano una sola e unica menzogna storica, che ha consentito un gigantesco imbroglio politico e finanziario i cui principali beneficiari sono lo Stato d’Israele e il Sionismo internazionale e le cui principali vittime sono il popolo tedesco – ma non i suoi leader politici – e il popolo palestinese nella sua totalità.






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