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    MAURIZIO BLONDET HA FUSO

    di Gianluca Freda (01/12/2006 - 19:40)


    Maurizio Blondet persiste, ahimé, nel suo attacco bilioso e ideologico a Enrico Deaglio. A questo punto – dopo aver letto il suo  ultimo delirio - non me la sento più di parlare di una semplice caduta di stile o di un incidente di percorso. Blondet è in malafede ed è troppo intelligente per non rendersene conto, ma anche troppo vendicativo per non farlo lo stesso. Evidentemente nessun italiano, nemmeno un italiano coraggioso e di principio quale Blondet sicuramente è, è in grado di resistere alla dolcissima tentazione di pestare i piedi ad un collega. Anche se non lo merita. Anzi, soprattutto.

    Chi scrive non è necessariamente un fan sfegatato di Deaglio. Almeno non dopo la pubblicazione su Diario del famigerato speciale sull’11 settembre. In quell’occasione Deaglio – ora lo capisco – compì un’operazione piuttosto cinica. Sapendo di avere in gestazione lo speciale sui brogli, decise – per evitare di procurarsi la fama di “complottista”, che teme evidentemente più della malaria – di attaccare chi ricercava la verità sul massacro ordito dal governo americano contro il proprio popolo. Mi ero chiesto, all’epoca della pubblicazione di quello speciale, come un giornalista come Deaglio potesse essere così disattento da pubblicare un articolo vecchio di un anno e mezzo, già discusso e sbugiardato su internet e scritto, oltretutto, sotto la supervisione di persone assai sospette, unite da legami familiari a personaggi dell’establishment politico e militare degli USA. Solo dopo ho capito che si trattava di un’operazione preparatoria allo scoop sui brogli, volta ad eliminare ogni possibile vulnerabilità del giornale ai tentativi di screditarlo. Fu, a mio avviso, una pessima scelta. In quell’occasione Deaglio svendette la credibilità del suo giornale all’aspettativa di uno scoop, pur di grande rilevanza. Ho visto deontologie giornalistiche più rispettabili.

    Questo, tuttavia, non toglie una virgola al fatto che il documentario di Deaglio sia fondato su osservazioni puntuali e su dati incontrovertibili; che le domande che pone siano legittime e di enorme importanza; che ai cittadini italiani interessi sapere se i loro voti sono stati manipolati o no piuttosto che conoscere tutte le cattiverie che Deaglio ha compiuto nella vita. A tutti questi elementi Blondet non fa nessun riferimento. Scrive Blondet nel suo articolo: “Deaglio crede che, dati i progressi della società italiana nel permissivismo, la diffusione di notizie false e tendenziose sia ormai permessa”. Blondet ha degli elementi per asserire che le notizie riportate da Deaglio sono false e tendenziose? Se sì, gli sarebbe di molto disturbo spiegarci quali sono? O sta semplicemente ripetendo a pappagallo le accuse ipotizzate dai due pm che hanno voluto insabbiare l’inchiesta? Vorrei ricordare che esistono in questo paese persone che gridano da anni ai brogli della sinistra e senza presentare neppure un millesimo della documentazione fornita da Deaglio. Si tratta di persone, caro il mio Blondet, che appartengono alla parte politica a te più vicina, che accusano i loro avversari senza avere altra prova che i propri insulti e non per questo si sono meritate l’iscrizione nel registro degli indagati o il tuo biasimo.

    Scrive ancora Blondet su Deaglio: “Il suo «giornalismo» configura appunto la notizia falsa: ha intervistato un «esperto americano» che parlava della facilità con cui, grazie ai computer, si possono fare giganteschi brogli elettorali… in America; dove vige il loschissimo voto elettronico, e dove l'elettore non sa, poiché la macchina non lascia ricevuta, se il suo voto è stato registrato secondo la sua volontà oppure no”. Qui Blondet sta recitando, e da dilettante. E’ infatti troppo esperto di faccende americane per non sapere che Clinton Eugene Curtis non è un qualsiasi “esperto americano”, bensì l’uomo che concepì il prototipo del software utilizzato dai neocon americani per truccare le presidenziali del 2000 e del 2004. Il filmato del suo giuramento gira da mesi sul web, io stesso l’ho citato mille volte e in tutte le salse ed è difficile credere che Blondet non lo abbia mai visto. Se così fosse, informarsi prima di aprire bocca è regola d’oro di ogni buon giornalista. Su questo punto Deaglio batte Blondet 5 a 0. Inoltre Blondet non può non sapere che il voto elettronico non è più un fenomeno solo americano. E’ stato utilizzato il 10 aprile in quattro regioni italiane “in bilico”, che potevano fare la differenza e che rappresentavano circa il 20% dell’elettorato. Elettronico era poi, ovviamente, anche il centro di raccolta dati del Viminale. Una volta appurato il calo inspiegabile delle schede bianche; l’altrettanto inspiegabile ripartizione omogenea di questo calo tra le regioni italiane; l’andamento IMPOSSIBILE degli scrutini elettorali, con i voti del centrosinistra che calavano in maniera perfettamente lineare di uno 0,5% ad ogni proiezione; l’assegnazione di Karl Rove, già regista dei brogli americani, a consigliere elettorale di Berlusconi; appurate tutte queste cose, solo un cattivo giornalista non sarebbe andato a controllare se, per caso, questi fenomeni non potessero essere spiegati con una manipolazione elettronica del voto.

    Chi scrive ha detto più volte che ritiene più verosimile l’idea di una manipolazione eseguita seggio per seggio – quindi essenzialmente cartacea, salvo nelle regioni provviste di voto elettronico, dove il broglio era ancora più semplice -  rispetto a quella di un broglio “centralizzato” presso il Ministero degli Interni. Mi suona più familiare e più in linea con la furfanteria “ruspante”, e non certo futuribile, della destraccia analfabeta di questo paese. Il che spiegherebbe anche, tra l’altro, perché a destra si insista tanto per il riconteggio. Le schede bianche sono state alterate manualmente, non per via informatica, ecco perché ci tengono tanto a ricontarle. Tuttavia l’idea della truffa elettronica non era affatto peregrina e non si vede perché mai Deaglio non avrebbe dovuto ipotizzarla. Se ipotizzare verità alternative su fenomeni altrimenti inspiegabili fosse sempre un reato – come sembrano ritenere i pm che hanno contestato a Deaglio l’art. 656 c.p. – Blondet, viste le sue idee sull’11 settembre, se la passerebbe brutta. Il sottoscritto, poi, rischierebbe addirittura l’iniezione letale. Vorrei citare ciò che lo stesso Blondet scrisse in un’altra occasione: parole d’oro, che andrebbero messe in cornice:

    “Poniamo di essere davanti a un prestigiatore che tira fuori il coniglio da un cappello, poi lo fa sparire con un gioco di mani. Noi diremo che c'è un trucco. Ora, Panella ci ribatterebbe: se credete ad un trucco, spiegateci allora dov'era il coniglio prima, e dov'è adesso. Non lo sappiamo. E' il prestigiatore che lo sa, è lui che conduce il gioco e che si è esercitato a farlo alla perfezione. Tutto ciò che possiamo dire noi spettatori, è che il trucco c'è: perché i conigli non escono dai cappelli, e non scompaiono in scatole magiche”.

    Parole sante. Valgono per l’11 settembre come per il broglio del 10 aprile italiano. Noi possiamo solo dire che esistono alcune cose che, semplicemente, NON SONO POSSIBILI. Su quale sia il trucco possiamo fare solo delle ipotesi, a volte esatte, altre meno, aggiustando il tiro via via che apprendiamo nuovi elementi. Siamo ricercatori – o nel caso di Deaglio giornalisti - non divinatori onniscienti. E’ un peccato che Blondet ritenga di dover applicare questo sano principio solo ai casi in cui è lui a formulare ipotesi errate. Quando è Deaglio a sbagliare, pollice verso e nessuna pietà. 

    Infine vorrei far notare a Blondet la cosa che mi fa incazzare più di ogni altra. Attaccando Deaglio e negando la stessa possibilità che possano esserci stati dei brogli, Blondet non se la prende solo con un giornalista suo rivale, ma con tutti noi bloggers che negli ultimi sette mesi ci siamo interrogati sui mille eventi inspiegabili della notte elettorale. Blondet non sta prendendo a calci – e senza neppure curarsi di dire quali siano gli elementi per farlo – solo il lavoro di Diario, ma anche il nostro. Siamo noi, ben prima di Deaglio, ad avere ipotizzato i brogli, ad aver cercato una spiegazione a ciò che avevamo visto discutendone sul web. Lo stesso Deaglio, per il suo documentario, si è rifatto ad alcuni dei nosri tanti articoli, quelli pubblicati a suo tempo nel “dossier brogli” di Tafanus. Nessuno di noi aspettava il documentario di Deaglio come uno scoop, ma solo come un momento in cui le nostre idee venivano approfondite e diffuse presso il grande pubblico, come solo un giornalista che goda di appoggi presso i media mainstream può sperare di fare. Noi non abbiamo militato in Lotta Continua; non godiamo di nessun fantomatico appoggio presso i poteri forti; nessuno ci regala trasmissioni televisive da condurre né posti di lavoro in RAI per i nostri parenti. Non siamo nemmeno ciechi sostenitori del centrosinistra prodiano, sapendo benissimo che, se brogli ci sono stati, i politici di centrosinistra che li hanno taciuti hanno colpe non meno gravi di chi li ha organizzati. Siamo solo dei cittadini che vogliono sapere cosa diavolo è successo durante gli scrutini delle ultime elezioni politiche e quali strumenti sono stati usati dalla destra berlusconiana per portarci via gli ultimi rimasugli di democrazia. Nella foga meschina di vendicarsi di un collega, Blondet ha ridicolizzato e insultato anche il nostro lavoro e il nostro desiderio di verità, trasformandosi in uno di quegli stolidi anticomplottisti a cottimo sui quali è solito tuonare dal suo sito web. Campassi mille anni, questa non gliela perdono.

    P.S.: Ahimé, sul sito di Luogocomune noto con disperazione che perfino il solitamente equilibrato Massimo Mazzucco, accecato dal desiderio di vendetta contro Deaglio, è completamente partito per la tangente. Afferma infatti, in un post che trasuda bile da ogni virgola: “Non mi interessa minimamente sapere se Deaglio abbia ragione o torto, non mi interessa minimamente sapere se le schede bianche siano state rubate oppure no, non mi interessa minimamente sapere se destra e sinistra abbiano fatto i pasticci fra di loro e per qualche strano motivo ora si sentano in bisogno di fare i conti”. Beh, io invece avrei un certo interesse a sapere se davvero il fondamento primo di uno stato democratico – il diritto dei cittadini a scegliere propri rappresentanti politici – è stato fatto a pezzi, e fino a che punto, e con che mezzi. Va bene che Mazzucco vive negli USA e dunque ai brogli è ormai assuefatto, ma non mi sembra un motivo sufficiente per giustificare la bestialità di queste affermazioni. Mai come in questa circostanza il sito di Mazzucco è stato così pieno di stronzate, come quelle di un certo Max Piano secondo il quale l’incredibile grafico con i voti del centrosinistra che calano in perfetta linearità sarebbe la prova NON dei brogli del centrodestra, ma del fatto che la presentazione dei dati è stata manipolata dal centrosinistra per creare la percezione dei brogli. Quando si dice arrampicarsi sugli specchi e farci anche le capriole. In questa occasione, il sito di Luogocomune ha dimostrato di non essere, dopotutto, così apolitico e apartitico come vorrebbe far credere. Una prece.       

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