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    RITA LA ROSSA

    di Gianluca Freda (11/11/2006 - 23:25)


    Sarebbe bello se questa scomposta sfuriata di Prodi preludesse ad una crisi di governo. Prodi e il suo esecutivo sono in carica solo da sei mesi e già non li sopporto più. Il pensiero che quest’accozzaglia di sanguisughe, che utilizza la fantasia solo quando si tratta di spremere quattrini ai contribuenti, possa restare in carica altri quattro anni e mezzo mi riempie, ormai, di terrore.
    Purtroppo Fausto Bertinotti, dall’alto del suo scranno, afferma che non ci sarà nessuna crisi di governo. E pensare che proprio ieri Paolo Ferrero, l’unico ministro rifondarolo presente nel governo, si è rifiutato di votare a favore dell’indegno scippo del tfr ai lavoratori ordito da governo e sindacati confederali. Proprio ieri Antonio Di Pietro – tu quoque – con un blitz a sorpresa in consiglio dei ministri aveva fatto bocciare tutte le proposte presentate dal Comune di Venezia in alternativa al mostruoso progetto del Mose. Il Mose, dunque, si farà, con i suoi costi enormi, con il suo spaventoso impatto ambientale, con la strafottenza dimostrata dal governo verso le opinioni delle popolazioni locali. Il bello è che questo mostro – insieme ad altri mostri come il Ponte di Messina e la Tav – verrà finanziato anche con i soldi del mio tfr. Infatti chi rifiuta di dare la sua liquidazione ai fondi pensione (malsicuri e probabili vittime dell’incipiente crisi finanziaria) vedrà il suo tfr gestito sì dall’Inps, ma materialmente dirottato verso un fondo del Ministero del Tesoro destinato a finanziare le cosiddette "grandi opere"; cioè i grandi bidoni come il Mose, che da sempre, in Italia, hanno la funzione di foraggiare la mafia e la classe di appaltatori parassiti dai cui voti dipendono Prodi e la sua maggioranza. Anche in questo caso Ferrero, insieme a Pecoraro Scanio e Fabio Mussi, ha fatto fuoco e fiamme per un quarto d’ora, poi si è miseramente spento in una cascata di scintille.

    In altri tempi – tempi in cui la serietà e la coerenza non erano beni voluttuari per un membro di un esecutivo – Ferrero avrebbe preso atto dell’incompatibilità tra le proprie idee e quelle dell’esecutivo e della volontà di fare carta straccia dei pur pochi e confusi impegni presi nel programma elettorale dell’Unione e avrebbe rassegnato le dimissioni. Oggi non più. La coerenza e il rispetto verso l’elettorato sono maschere da ostentare in campagna elettorale e poi mettere via fino all’approssimarsi di nuove elezioni. Così Ferrero si è limitato a balbettare qualcosa sottovoce, ha fatto il bel gesto di rifiutare il proprio avallo a un provvedimento odioso, dopodichè, risciacquatosi la coscienza, è rimasto comodamente seduto sul suo scranno. Lo stesso vale per Fabio Mussi, Ministro dell’Università e della Ricerca, che ha tuonato per mesi contro i tagli al suo settore senza però mai andare al di là delle minacce di dimissioni, mai mantenute. C’è voluta una quasi centenaria come Rita Levi Montalcini per capire che tagliare 300 milioni – su un totale di 1.630 – al finanziamento pubblico per la ricerca scientifica e tecnologica significa condannare il nostro paese al definitivo declino, in un mondo in cui – come scriveva su Fortune Thomas Stewart, citato dal Manifesto di oggi - "la ricchezza è il prodotto del sapere. Sapere e informazione sono diventati le principali materie prime dell’economia e i suoi prodotti più importanti. Il sapere è quel che compriamo e vendiamo".

    Il governo Prodi-Padoa Schioppa ci sta condannando a non possedere più beni da vendere e scambiare, dunque ad un disastro economico di proporzioni storiche, al solo scopo di continuare a finanziare una classe di plutocrati di partito e i suoi indegni privilegi. Perché è questa la finalità dell’estorsione perpetrata dalla finanziaria, e non il risanamento di un paese che per poter essere risanato avrebbe bisogno di valorizzare le proprie risorse, non di ridurle alla fame. I have a dream. Sogno che i deputati e senatori di Rifondazione, che in buona fede ho contribuito a mandare in Parlamento, mostrino lo stesso coraggio dell’arzilla Montalcini e si rifiutino di votare quest’indecenza. Possibile che si debba essere l’unico paese del mondo in cui l’importanza della ricerca scientifica viene compresa e difesa solo dai ricercatori centenari? 

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