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L'INCHIESTA CONTINUA

by Gianluca Freda (29/11/2006 - 19:19)


dal sito www.diario.it

Martedì 28 novembre i pm Salvatore Vitello e Francesca Loy, sostituti procuratori di Roma hanno interrogato Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio, autori del film dvd Uccidete la democrazia! Memorandum sulle elezioni di aprile, oggetto di un’indagine su cui è stato aperto un fascicolo dal titolo atti relativi a...".
Nei giorni precedenti i due titolari dell’inchiesta avevano comunicato alla stampa di voler richiedere il conteggio delle schede bianche (il loro crollo, omogeneo in tutta Italia, è uno degli argomenti centrali del film). Sabato 25 novembre il presidente aggiunto della corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, aveva diramato un comunicato in cui spiegava che la suprema corte non conta le schede bianche, che non conosce i dati seggio per seggio e che si limita a contare e controllare i voti validi forniti dalle corti d’appello su estratti di verbali aggregati al livello degli uffici circoscrizionali.
La procura di Roma faceva sapere quindi di aver rinunciato alla riconta delle schede bianche. Lunedì 27 novembre i due pubblici ministeri avevano ascoltato il prefetto Adriana Fabbretti, capo dei Servizi elettorali del Viminale, e avevano accolto la sua tesi che sostiene che la comunicazione dei dati elettorali da parte del Viminale nella «notte delle elezioni» sia un atto puramente «divulgativo» e senza valore legale e che la proclamazione dei dati ufficiali delle elezioni (voti ottenuti dalle singole liste) spetta solo e soltanto alla corte di Cassazione.
Martedì 28 novembre Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio entrati nell’ufficio della dottoressa Loy hanno visto cambiare la loro posizione dopo circa un’ora di deposizione ciascuno: è stato detto loro che da persone informate sui fatti sono ora indagati per il reato 656 del codice penale, che sanziona con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda di 309 euro chi diffonde «notizie false, esagerate, tendenziose e atte a turbare l’ordine pubblico».
Alla domanda se il film sarebbe stato sequestrato, la risposta dei pubblici ministeri è stata «no».
Alla domanda fatta dai neoindagati sulle motivazioni del provvedimento, il pm Salvatore Vitello ha citato la quarta pagina di copertina del dvd dove si dice tra l’altro: «Questo film parla delle elezioni politiche italiane dell’aprile 2006. Non sono state regolari. Se lo fossero state il centrosinistra avrebbe vinto con ampio margine». Avuta conferma che la frase era stata scritta da Cremagnani e Deaglio, ha provveduto a indiziarli di reato. Richiesto di una spiegazione, il pm Salvatore Vitello ha risposto: «È ontologicamente impossibile che il risultato elettorale possa essere manipolato in maniera informatica, perché esso viene determinato dalla Cassazione che agisce unicamente su una trasmissione di dati cartacea».
Ora si aspettano le motivazioni ufficiali dell’accusa, che sono state annunciate in tempi brevi. Mentre andiamo in macchina, sono molto numerosi i commenti politici all’iniziativa della procura di Roma. Molto soddisfatti quelli che vengono dagli esponenti politici del centrodestra, alcuni indignati e molti perplessi sul fronte del centrosinistra.
Tra tutti i commenti segnaliamo quello di Silvio Berlusconi, in un messaggio telefonico ai parlamentari azzurri dall’ospedale San Raffaele di Milano dove è ricoverato dopo il malore di domenica. «Bisogna essere determinati nel chiedere il riconteggio di tutte le schede anche perché ci sono 150 mila schede che non tornano tra votanti e voti. La magistratura non poteva non dire che Deaglio ha commesso un reato».
Nella convinzione sentita che i pm di Roma abbiano agito senza alcun intento censorio (lo hanno confermato loro stessi agli indagati), gli autori del film hanno promesso che continueranno la loro inchiesta. Del resto il film non aveva la parola «fine», ma «continua». L’inchiesta dunque continua già dal prossimo numero.
     
                                  *  *  *

Okay, Deaglio, hai vinto. Mi abbono a Diario.

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DAL SITO DI "DIARIO"

by Gianluca Freda (29/11/2006 - 10:20)



Roma, 28 novembre ( Apcom ) - "I Pm non si sono soffermati sul meccanismo procedurale da noi descritto nel dvd", ha spiegato Enrico Deaglio. "Ho cercato di ripetere che il mio film non si occupa della pronuncia, della sentenza, della Cassazione ma della 'notte dei misteri'. Mi è stato detto però che quanto io riporto non ha senso perché è la Suprema corte che proclama il vincitore".
Deaglio e Beppe Cremagnani, che è al momento ascoltato dai Pm Salvatore Vitello e Maria Francesca Loy, nel docu-film insistono sul dato delle schede bianche, troppo omogeneo in tutta Italia e sensibilmente diminuito rispetto al passato. "Tutto quanto io ho portato oggi, rispetto alle stranezze avvenute alle ultime elezioni politiche - ha continuato Deaglio - è stato aggiunto al verbale. Noi chiediamo di riflettere su alcuni elementi di fatto, ad esempio il 14 aprile, alcuni giorni dopo le elezioni, il ministero dell'Interno disse che le schede contestate non erano 48mila bensì 2mila. Siamo andati a controllare nelle cinque province indicate dal Viminale ed i risultati si incastrano perfettamente con la nostra ricostruzione".
Un ulteriore elemento interrogativo - secondo Deaglio e Cremagnani - è quello che emergerebbe dai Comuni e dalle Province della Puglia. "I dati reali indicano una cosa, sul sito del Viminale però quegli stessi sono stati raddoppiati o dimezzati".

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DIO SALVI BERLUSCONI

by Gianluca Freda (29/11/2006 - 09:50)


di Valentino Parlato    (da Il Manifesto del 28 novembre 2006)

Domenica, a Montecatini, Berlusconi «si è accasciato sul palco». Un malore rapidamente superato.
L'indomani, cioè lunedì, ieri, tutti i grandi giornali, dal Corsera, a Repubblica, alla Stampa e anche all'Unità, hanno dedicato pagine e pagine al malore e alla figura del Cavaliere e anche alle sue cure. Di fronte a tanta enfatica partecipazione viene da dire, «dio salvi Berlusconi». Ci sono stati anche i messaggi di Prodi e dei leader dell'Unione.
Siamo al punto che è obbligatorio dire «dio salvi Berlusconi»? Siamo al punto di fare questa invocazione quando Berlusconi (abbia vita e salute) è finito politicamente? Purtroppo la risposta non può che essere affermativa: senza Berlusconi è il casino.
Se Berlusconi non fosse sopravvissuto al suo mancamento, l'Unione sarebbe al disastro, il suo collante si sarebbe disciolto, e tutti i suoi componenti, grandi e piccoli, non saprebbero più che strada prendere, che cosa proporre, con chi governare e, soprattutto, governare per cosa.
Ma le cose non sarebbero andate diversamente nello schieramento della (cosiddetta) Casa delle Libertà: tutti si sarebbero sentiti in libera uscita, ma senza sapere dove andare. Ci pensate alla rissa tra Casini, Fini, anche Buttiglione e l'infermo Bossi?
Ma torniamo all'Unione, che per quanto più vicina, non ci fa venire alcuna voglia d'intimità, di andarci a cena e domandiamoci: perché senza lo spauracchio di Berlusconi la cosiddetta Unione andrebbe in pezzi? La mia risposta, senza dubbio provocatoria (ma tutti quelli dell'Unione fingeranno di non aver sentito) è che l'Unione non avendo nessuna idea forte ed essendo composta da componenti rivaleggianti (e con rivalità all'interno di ciascuna componente) trova solo in Berlusconi la ragione del suo stare insieme, peraltro molto litigioso. Penso al passato, all'antifascismo e alla Resistenza. Se in quelle circostanze l'unità tra le forze antifasciste si fosse fondata solo sulla paura di Mussolini e su nessun altro obiettivo politico di cambiamento, se così fosse stato, probabilmente la paura di Mussolini vivente avrebbe bloccato gli antifascisti. Fortunatamente non fu così e, infatti, c'è stata la Costituzione che recita «la Repubblica è fondata sul lavoro» e non sull'odio e la paura di Mussolini.
A ben vedere il rilievo dato al «malore» è fortemente significativo. Siamo di fronte a un caso di parassitismo: l'Unione è parassita di Berlusconi e vive sulla paura di un ritorno di Berlusconi. L'uomo per quanto sconfitto, e anche lui con poche idee e con molte liti interne, potrebbe farcela e sarebbe per l'Unione un'ulteriore disgrazia e, insieme, un incoraggiamento.
Il punto è - penso io che con il manifesto mi ritengo (forse sbaglio) un combattente non arruolato in nessun esercito - che bisognerebbe smetterla di basarsi sul timore di un ritorno di Berlusconi. Bisognerebbe avere il coraggio e la forza di cancellare Berlusconi e di dire che cosa effettivamente bisogna volere per far uscire il nostro paese dalla attuale palude infetta. Sarebbe segno di autonomia smetterla di appendersi alla paura di Berlusconi, una paura che, come spesso accade, induce a imitare l'avversario. Qualcuno si ricorda di Graecia capta e quel che segue?

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IN PRIGIONE, IN PRIGIONE!

by Gianluca Freda (28/11/2006 - 22:53)



Pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò per filo e per segno l'iniqua frode, di cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia. Il giudice lo ascoltò con molta benignità: prese vivissima arte al racconto: s'intenerì, si commosse: e quando il burattino non ebbe più nulla da dire, allungò la mano e suonò il campanello. A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da giandarmi.
Allora il giudice, accennando Pinocchio ai giandarmi, disse loro:
- Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d'oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione.

(Carlo Collodi)


Dunque alla fine è stato Deaglio, che aveva osato denunciare gli assassini della democrazia, a finire indagato per la pubblicazione di notizie false e tendenziose. Che le notizie siano false e tendenziose lo dicono i pubblici ministeri Salvatore Vitello e Maria Francesca Loy senza neppure essersi curati di verificare i dati e ricontare le schede bianche. Si afferma che falsificare i dati per via elettronica è impossibile per definizione, e non c’è nemmeno bisogno di andare a verificare. Per definizione, queste cose non possono succedere e non c’è bisogno di indagare oltre. Deaglio ha torto. Per definizione.

Deaglio è un giornalista di razza e per lui questa potrebbe essere la grande occasione di mostrare a tutti la validità delle informazioni che ha raccolto. Sicuramente ne approfitterà e chi lo segue avrà la possibilità di comprendere meglio i meccanismi con cui Berlusconi e i suoi sgherri hanno perpetrato il broglio. Ma chi lo segue sono poche e oneste persone. La grande moltitudine si ciba di media mainstream – giornali e TV – e l’informazione fornita da questi media è perfettamente esemplificata dal modello del “processo a Saddam”: riflettori e mondovisione quando parla l’accusa, un programma di musica leggera quando è il turno della difesa. Risultato: nessuno capisce un tubo di cosa stia succedendo. Gran polverone. Quando la polvere si solleva, le affermazioni fondate sui dati e sulla logica valgono quanto quelle dei pappagalli che ripetono a discorotto i comunicati ufficiali, in quotidiana metamorfosi, dei TG di regime. Nessuno può più dirsi certo della verità. Fine delle trasmissioni.

Ora, di fronte a questa ennesima, sbeffeggiante pernacchia delle istituzioni dello Stato al bisogno di verità dei cittadini, qualcuno si aspetterà che io mi mostri sorpreso e indignato, che cominci a inveire contro questo paese e la corruzione senza rimedio delle sue istituzioni, che mi decida ad espatriare e ad abbandonare l’Italia al letame da cui è già sommersa senza che vi sia più ragionevole speranza di tirarla fuori. Non posso fare nessuna di queste cose.

Non sono sorpreso. Mi aspettavo che le cose andassero così. Lo avevo capito quando la notizia della truffa elettorale, dopo essere stata pompata dall’informazione di regime per un paio di giorni, era improvvisamente scomparsa dalle prime pagine, sostituita dai comunicati clinici sulla salute del truffatore e dall’epidissi del trapianto facciale di un’ignota comare. Indignato? Sì, come potrei non esserlo, ma in questo paese la quantità di merda che inonda la vita di ogni cittadino è così enorme che l’indignazione, più che un sentimento, è un lavoro fisso, che alla lunga annoia. Non ho voglia di inveire contro l’Italia. Che sia un cesso di paese lo vede ormai chiunque abbia ancora occhi, ma appurato ciò – e lo si è appurato da tanto tempo – farsi venire la laringite per gridarlo al vento non aiuta. Non ho nemmeno voglia di espatriare, neanche un po’, e non perché non risolverebbe i miei problemi: li risolverebbe eccome, in modo definitivo e rapidissimo. E’ solo che non sarebbe onorevole abbandonare la gara. Sono un cittadino, truffatori schifosi, e voi mi avete sfidato. Ora andiamo fino in fondo e vediamo chi la vince.
        
Dunque non posso sorprendermi, né indignarmi; non ho voglia di inveire né di fare i bagagli. Cosa posso fare allora? A parte, voglio dire, continuare a scazzarmi su questo blog, che è sempre meglio che tenersi l’incazzatura dentro, ma non contribuisce più di tanto a cambiare le cose. 
Non ne ho la più pallida idea. Non so che fare. Datemi qualche suggerimento. Intervenite. Organizziamoci. Vediamoci. E’ sciocco continuare a sperare di poter fronteggiare quest’alluvione di merda da soli, senza armi, solo noi e il nostro computer. Grazie a internet scoprire gli autori di un delitto, le armi con cui lo hanno eseguito e i loro moventi è diventata la cosa più semplice del mondo. Si gira in rete, si raccolgono informazioni, si traggono conclusioni verosimili, tutto in un tempo ragionevole. Il problema – enorme – è cosa fare degli assassini una volta che li si è scoperti. Cosa ne facciamo degli assassini in un paese in cui – come già Collodi aveva capito un secolo fa – le prigioni non sono costruite per loro, ma per chi ne denuncia i crimini? Cosa ne facciamo degli assassini in un paese in cui sono gli stessi assassini – o i loro padroni – a conferire le nomine ai detectives e ai commissari di polizia che indagano sul loro conto? Cosa ne facciamo degli assassini in un paese in cui, più che punirli, gli uomini desiderano diventarne maggiordomi per godere dei privilegi che possono garantire; e in cui gli stessi assassini si considerano benefattori, per la gran quantità di maggiordomi a cui danno lavoro, e vanno in TV a predicare la non violenza e la fratellanza? Per Hercule Poirot la vita era molto, molto più semplice.

Dicevo che non so che fare, ma non è del tutto vero. Il “cosa” lo so anche troppo bene ed è un percorso obbligato. Bisogna mettere insieme, in qualche modo, tutte le persone che ne hanno strapiene  le scatole di questa perpetua e proditoria umiliazione della ragione e del senso di giustizia da parte di coloro che – in un mondo ideale – dovrebbero esserne i difensori. E’ il “come” il punto che mi sfugge e su cui ho bisogno di proposte, azioni, idee, suggerimenti. Siamo in quattro gatti a sentirci disgustati da una giustizia che inquisisce non gli assassini ma i loro accusatori e le loro vittime? Se anche fosse, non importa, anzi meglio. Creiamo lo stesso un progetto di azione, una risposta alla sfacciataggine criminale di questi finti servitori dello Stato. Nessuna rivoluzione è mai stata fatta dalle moltitudini. Sono sempre stati piccoli gruppi di persone oneste e disgustate dall’arbitrio dei potenti a progettare i grandi cambiamenti. Non abbiamo bisogno del sostegno della maggioranza, abbiamo bisogno di sapere cosa vogliamo e di progetti per ottenerlo. L’alternativa è lasciare il futuro del paese – e del mondo – nelle mani dei giudici Gorilla della città di Acchiappa-citrulli, e non ne ho nessuna voglia. Penso che perfino l’uso della violenza sarebbe preferibile ad una simile prospettiva.

P.S.: Non è certo per infierire, ma mi sono venute in mente le parole che Deaglio scrisse nell’introduzione del numero di Diario dedicato alla “smentita” delle tesi alternative sull’11 settembre. Cito a memoria: “I complottisti, ponendosi contro ogni logica razionale, sono condannati a veder ampliarsi in continuazione il novero dei propri nemici”. Caro Deaglio, benvenuto – e lo dico sul serio - nel nostro club. Come ci si sente?

P.P.S.: In serata mi è venuta la sciagurata idea di dare un’occhiata a “Ballarò” per vedere se avrebbero avuto il coraggio di ignorare un argomento di questa importanza. Floris è l’uomo più coraggioso del mondo. Tema della puntata: i turchi faranno la bua al Papa? La prima domanda a Formigoni: “Lei ha pregato per il Papa?”. Floris, vai a cacare, tu e il Papa. E accidenti a me che mi faccio venire certe tentazioni quando lo so, lo so... 

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BLONDET, IL BROGLIO E DEAGLIO

by Gianluca Freda (27/11/2006 - 20:37)


Inviato da Gustavo Dal Betto

Caro Freda, concordo pienamente con i suoi giudizi sull’articolo che Blondet ha scritto sul suo sito in merito alle questioni sollevate dal DVD sul golpe elettorale.

Blondet non risponde alla domanda di merito circa i brogli elettorali ma vigliaccamente getta fango su Deaglio in puro stile Guzzantiano.

Questo, che lei definisce un giornalista  solitamente “onesto e obiettivo”, dimostra palesemente di non esserlo e di adottare tecniche diffamatorie verso coloro che considera dei nemici, il che mi fa pensare che Deaglio con la sua inchiesta abbia molto infastidito il nostro che comunque fa parte dell’area politica che il broglio l’ha fatto.

Ho seguito sul suo sito tutto lo sviluppo delle questioni che hanno portato al DVD e ora  mi aspettavo una maggiore risonanza da parte della stampa.Evidentemente questa situazione politica incerta che favorisce l’ipotesi tanto caldeggiata della grande coalizione (anche STERN la vagheggia) fa comodo e vediamo che anche il buon Fausto, ben posizionato, si affanna a gettare acqua sul fuoco dimenticandosi che il nostro paese ha vissuto nella menzogna e negli imbrogli da Portella della Ginestra ad oggi.

A margine di tutto questo le dirò che la seguo anche sul blog di Sabelli e condivido le sue opinioni ed anche il modo in cui risponde ai pa***uli che scrivono su quel sito.

La saluto cordialmente.

                                  *  *  *

Grazie, caro Dal Betto. Blondet non è cattivo, ma ha le sue idiosincrasie. Anche Deaglio le ha, del resto. Ricorda il numero di Diario in cui si liquidavano le teorie alternative sull'11 settembre come "una boiata pazzesca"? In quell'occasione fu Blondet a rispondere a Deaglio per le rime. Io penso che tanto Blondet quanto Deaglio possiedano una dote rarissima nel mondo del giornalismo italiano: il coraggio di andare controcorrente. E' un peccato che passino il tempo a farsi lo sgambetto tra di loro. Anche i frequentatori del blog di Sabelli non sono tutti malvagi. C'è ad esempio l'ottimo Franco Vota, che non lesina i suoi post di sostegno e i suoi messaggi di solidarietà. Ma che aspettiamo a fondare un partito?

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LA LOTTA NON SI FERMA

by Gianluca Freda (27/11/2006 - 20:17)



Ulises Ruiz, ricomparso a Oaxaca, giura che la città si avvia verso la normalizzazione, mentre con fervore ducesco impugna simbolicamente una scopa con cui vorrebbe esemplificare la sua partecipazione al repulisti cittadino. Intorno a lui, frotte di poliziotti e uomini del Pri garantiscono una faticosa – e indesiderata - incolumità a questo prestante maiale fascista. Ruiz pregusta già la vittoria, sputando minacce e assicurando che “non ci sarà perdono” per le centinaia di persone arrestate negli ultimi mesi dalla polizia federale.

Nel frattempo, la APPO si prepara a ripristinare il proprio accampamento al convento di  Santo Domingo, sgomberato due notti fa. Florentino López Martínez, portavoce della APPO, ha tenuto una conferenza stampa fuori dal Centro Diocesano dell’Arcidiocesi di Oaxaca, dove membri del collettivo sono stati ospitati durante la notte per evitare altri arresti. Alle 8 di oggi (lunedì) verrà ripristinato l’accampamento, che resterà lì – assicura Martínez – fino alla caduta di Ulises Ruiz. Riferendosi alla manifestazione di sabato, Martínez ha detto che gli agenti “si erano appostati sui tetti delle case e degli edifici del centro, in molti casi senza permesso dei proprietari, allo scopo di lanciare pietre, gas lacrimogeni e provocare i manifestanti”. Sono stati sparati colpi d’arma da fuoco contro simpatizzanti della APPO, provocando numerosi feriti. Martínez parla di “165 prigionieri politici, decine di desaparecidos, centinaia di feriti e diversi morti”, cifre non ancora confermate. In un’altra conferenza stampa, Antonio García Sánchez, coordinatore del presidio di Oaxaca, ha affermato che dopo quanto è successo ieri, la città di Oaxaca "è a grave rischio di un attacco dell'Esercito".

Secondo le ONG, i desaparecidos sarebbero 39, tra cui 13 donne. Sempre le ONG affermano che l’aggressione poliziesca è stata la causa di “un violento scontro tra la PFP e i militanti della APPO. Le strade del centro di Oaxaca sono state teatro di una violenta battaglia e di una brutale repressione contro una manifestazione popolare pacifica”. Le ONG confermano che i disordini sono stati causati dalle forze di polizia, che hanno iniziato a provocare i manifestanti con insulti, lanci di pietre e di lacrimogeni.     

In solidarietà con la APPO, un centinaio di manifestanti hanno bloccato per tre ore l’Autostrada del Sole messicana, vicino all’uscita di Palo Blanco.

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REPRESSIONE A OAXACA

by Gianluca Freda (26/11/2006 - 23:45)



Oaxaca, Messico - Sabato 25 novembre la Polizia Federale Preventiva (PFP) ha attaccato la settima megamarcia dei manifestanti della Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca (APPO) che marciavano verso il centro storico della capitale. Il bilancio è pesantissimo: ci sono almeno 6 morti, oltre 140 feriti tre dei quali giornalisti, 100 arrestati e numerosi immobili e auto dati alle fiamme. Centinaia di simpatizzanti del movimento nato dalla protesta dei maestri della città sono rimasti intossicati e feriti dai gas lacrimogeni lanciati dalle forze federali. L’immensa marcia pacifica si era snodata per otto chilometri dal sud della capitale, chiedendo le dimissioni del governatore Ulises Ruiz Ortiz, la liberazione dei prigionieri politici e il ritiro della polizia federale, e si era conclusa senza incidenti. Sono stati coinvolti nel massacro anche semplici passanti e veicoli che si trovavano a transitare nel luogo degli scontri, nonché fotografi e reporter di media locali e nazionali. L’attacco ha avuto inizio intorno alle ore 17.00 del 25 novembre nella zona di Macedonio Alcalá y Morelos, quando la PFP ha cercato di disperdere l’assembramento di migliaia di persone riunitesi nella zona e in altre zone della città, come la Plaza de la Constitución. La PFP ha sparato lacrimogeni e lanciato pietre contro i manifestanti, i quali hanno risposto con molotov e petardi artigianali conosciuti come coyotas. La repressione si è estesa ben presto ad almeno 14 punti della città. Quello che segue è il comunicato della APPO emesso la sera del 25. Le cifre sono dunque provvisorie e la situazione è in evoluzione.

Per informazioni:

www.asambleapopulardeoaxaca.com/

www.ipsnet.it/chiapas/unotiz06.htm  (in italiano)

mexico.indymedia.org/Oaxaca

www.jornada.unam.mx/2006/10/29/index.php   (sito de La Jornada)

narconews.com

 
Offensiva della PFP contro il popolo di Oaxaca
Scontri fra PFP e APPO in differenti punti della città

di Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO)
L’Altra Oaxaca

25 novembre 2006

La PFP ha incominciato, attorno alle 17, la sua aggressione contro membri dell’APPO che si stavano pacificamente manifestando nei paraggi dello zócalo.

Queste aggressioni hanno dato origine ad uno scontro fra PFP e membri dell’APPO che continua ancora.

Le strade del Centro Storico sono un campo di battaglia, i poliziotti federali, circa un’ora fa hanno cominciato a sparare con le armi contro i manifestanti. La polizia ministeriale dello stato e la PFP fa perquisizioni in alcuni punti come El Llano, la strade de Crespo, la Centrale di Approviggionamento e in altri punti.

Si riportano circa 40 detenuti, dei quali 20 sono donne. Ci sono vari feriti, uno molto grave.

Finora abbiamo informazioni di due compagni che hanno perso la vita, ma non abbiamo ancora conferme della loro identità.

In questo momento ardono gli uffici delle Relazioni Estere ubicati nella strada Pino Suárez ed il Tribunale Superiore di Giustizia in Viale Juárez.

La PFP insieme alla polizia dello stato ha scatenato un’offensiva contro il movimento sociale di Oaxaca. Camionette con poliziotti in civile ed altre della PFP stanno realizzando detenzioni di massa in vari punti della città, arrestano cittadini senza un documento d’identificazione: sono arresti extra-giudiziari.

Gli scontri sono arrivati fin nelle vicinanze di ADO e dell’IMSS nella strada. L’APPO ha ricevuto informazioni che in seguito agli ultimi eventi l’Esercito Messicano è in stato di allerta massima. Santo Domingo, sede del presidio permanente dell’APPO, è stato sgomberato dalla PFP dopo essere stato occupato.

Davanti a questa offensiva contro il popolo e per evitare altro spargimento di sangue l’APPO ha deciso di ripiegare.

Esigiamo il castigo di Felipe Calderón, Vicente Fox, Ulises Ruiz per questo massacro contro il popolo di Oaxaca.

Ci appelliamo a tutti i popoli del Messico e del Mondo a mobilitarsi affinché cessi questa aggressione.

Punizione degli assassini
Libertà per i prigionieri politici
Viva l’eroico popolo di Oaxaca


APPO

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)
  

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L'ANIMALE MORENTE

by Gianluca Freda (26/11/2006 - 18:48)



Brano tratto da "Uccidete la democrazia!" di Cremagnani e Deaglio.
QUI potete scaricare un comodo programmino (appena 42 kb) per truccare i risultati elettorali del vostro comune standovene comodamente seduti in poltrona. Grazie ai progressi della tecnologia, vincere le elezioni è oggi la cosa più semplice del mondo.

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INTERVISTA A "AGENTE ITALIANO"

by Gianluca Freda (26/11/2006 - 15:02)



Il Corriere della Sera di sabato 25 novembre ha pubblicato un’intervista ai misteriosi autori del libro “Il Broglio”, che ha offerto lo spunto al documentario di Deaglio. La ripubblico qui.

GLI ANONIMI DEL LIBRO: “LA SINISTRA SAPEVA, ORA DOVREBBE SPIEGARE”.

di Alessandro Trocino

Via mail, risponde “Agente Italiano”, nome collettivo per gli autori de “Il Broglio – Romanzo simultaneo”, l’opera da cui Enrico Deaglio ha tratto il film “Uccidete la democrazia!”.

Perché non vi rivelate? Deaglio ci ha messo la faccia.
“Anche il nostro editore. Noi non potevamo”.

Chi siete? Giornalisti, scrittori, politici?
“Gli estensori sono stati uno o due. Più altri per l’inchiesta. Potremmo essere giornalisti scrittori, politici. O magari sondaggisti”.

La tesi del vostro “romanzo” è questa: Berlusconi ha provato a scippare le elezioni.
“Ci manca la prova regina, ma ci sono fortissimi indizi. In Puglia, nei comuni di centrodestra, le bianche sono crollate molto più che altrove. A San Nicola Garganico, le schede bianche sono zero: abbiamo anche trovato una signora che ci ha detto di avere votato scheda bianca”.

Il calo di “bianche” sarebbe fisiologico.
“I due milioni in meno sono esattamente il 5% che manca ai sondaggi. Il 5% che Forza Italia si ritrova in più”.

Per Deaglio le schede sono state “taroccate” con un software.
“Per noi falsificate. Per questo il riconteggio non serve”.

Pisanu, Casini e Letta avrebbero fermato Berlusconi?
“E’ un’ipotesi. Ma è inspiegabile che Pisanu vada dal premier per 48 minuti bloccando lo spoglio”.

Siamo una repubblica fondata sui brogli e sul ricatto?
“Il sospetto è che non sia solo da oggi”.

Fassino sapeva?
“Certo, la sinistra sapeva. La convinzione nella sede DS che ci fosse stato un broglio è reale e supportata da testimonianze importanti. Ci dovrebbero spiegare la retromarcia dei DS dopo il voto”.

Però la sinistra tace.
“Non ha interesse: si tornerebbe al voto e la sinistra oggi quel 5% in più se lo sognerebbe”.

Il vostro editore, Aliberti, è di Reggio Emilia, stessa zona di Prodi. Qualcuno noterà la coincidenza.
“A proposito di coincidenze, non è solo la stessa provincia ma anche la stessa città”.

State lavorando a un seguito?
“Sì. Su come si sono comportati i partiti nel broglio. Se troveremo le conferme, ci sarà un’altra ipotesi scioccante”.


 

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BROGLI: GIA' INSABBIATI?

by Gianluca Freda (25/11/2006 - 16:36)



Mi aspettavo che durasse un po’ di più. Invece lo scandalo dei brogli compiuti dal centrodestra, dopo appena 24 ore dall’uscita del documentario di Deaglio, appare già insabbiato e messo a tacere dall’opera alacre degli organi di disinformazione nazionale. Per capirlo basta consultare il sito di Repubblica, autentica cartina di tornasole dell’andamento dell’informazione di regime. Nei giorni scorsi il sito di “Repubblica” ha dato alla notizia dei brogli il giusto spazio, arrivando perfino a citarla come notizia principale tra gli articoli della versione online del giornale. E’ una tecnica consolidata: per evitare che una notizia esploda, bisogna assolutamente evitare di tenerla ermeticamente rinchiusa. Le va dato il giusto spazio, le va concessa una valvola di sfogo controllata, per evitare che l’accumulo sotterraneo di informazione generi una pressione così forte da degenerare in fenomeni esplosivi. Le leggi della vulcanologia si rivelano preziose per i censori del giornalismo di regime. Mai reprimere completamente le notizie pericolose, ma lasciarle sfogare per un giorno o due per poi sommergerle gradualmente nell’oblio collettivo man mano che altri eventi – non importa di quale rilievo – si presentano sulla ribalta di quel teatrino delle fregnacce che in occidente alcuni osano ancora chiamare “informazione”. Ad esempio: stamattina la hit parade del sito di Repubblica dava già la notizia dei brogli e del riconteggio delle schede bianche al quarto posto. In questo momento (ore 16.18) la notizia è già scesa all’8° posto della classifica, superata da: 1) esplosione di un oleificio; 2) crisi delle ferrovie; 3) papa desideroso di visitare la Turchia; 4) beghe tra Fini e Casini; 5) lagne degli artigiani sulla finanziaria; 6) spia russa avvelenata col polonio; 7) arresto di alcuni bulli foggesi.

Per evitare di dare alla notizia un rilievo comunque eccessivo, l’articoletto parla di “lite tra i poli”, presentando l’inaudito episodio di completa sottrazione della democrazia al popolo elettore come un banale ed innocuo battibecco politico. Completa l’opera un link tra la notizia e i preziosi commenti di Vittorio Zucconi, l’uomo che a tutt’oggi liquida le centinaia di prove raccolte sui fatti dell’11 settembre da ricercatori non di regime come “fantasie complottiste”.
Come la sentinella del deserto dei tartari, all’orizzonte vedo solo sabbia, nient’altro che sabbia.   

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POLONIO E IL MORTO CHE PARLA

by Gianluca Freda (25/11/2006 - 15:18)


di Maurizio Blondet
dal sito www.effedieffe.com

E’ dunque col Polonio 210 che è stato ucciso a Londra l’ex agente del KGB Alexander Litvinenko.
Quasi un miracolo, perchè questo isotopo ha caratteri poco maneggevoli.
E’ molto instabile.
Emette parecchio calore spontaneamente, tanto che è stato usato come riscaldatore nelle navicelle spaziali russe, perché non gelassero durante la «notte» lunare.
E’ una fonte potente di radiazioni alfa, ma è innocuo a meno che non sia inghiottito o inalato.
Si trova infatti del Polonio 210 nel fumo di sigarette, ed è ritenuto uno dei principali cancerogeni del fumo; ma non è il tabacco in sé a contenerlo, bensì i fertilizzanti usati per la concimazione, ricavati dalla apatite, una roccia di fosfato.
Dunque è probabile che si trovi Polonio anche nell’insalata, ma su questo pericolo non veniamo adeguatamente allarmati.
Era usato nelle prime bombe atomiche al plutonio perché, mescolato al berillo, diventava un potente emettitore di neutroni mortali.
Ma non sembra sia stato usato in questo modo contro Litvinenko.
Dunque, ricapitoliamo: il Polonio emette forte calore; aggiungiamo che a 55 gradi centigradi, metà della sua massa evapora nell’aria.
Inoltra le sua emivita - ossia il periodo in cui metà della sua massa radioattiva degrada in una sostanza inerte e innocua - è di soli 138 giorni.
Deve dunque essere trasportato in fretta dal reattore dove è creato alla sua vittima, perché altrimenti «va a male» per gli scopi omicidi previsti.
E’ lo yoghurt delle armi letali: il prodotto va usato fresco.
Ma nella vicenda di Londra, il Polonio non è l’unico ingrediente miracoloso.
Forse si sarà notato che dal suo letto di morte, mentre avanzava nella terribile agonia, Alexander Litvinenko rilasciava un numero prodigioso di interviste.
Prima di esalare l’ultimo respiro è stato addirittura in grado di scrivere una lettera - subito diffusa dai media - in cui accusa direttamente Vladimir Putin di averlo ammazzato.

Straordinaria lucidità in un moribondo?
Forse no.
A leggere attentamente i giornali britannici, si scopre che a lasciare interviste in nome del malato è stato, in tutti questi giorni, un suo amico di nome ebraico: Alex Goldfarb.
Non avendo i giornalisti accesso al capezzale del reparto rianimazione, è Goldfarb che li riceve e riporta i sussurri del gravissimo malato.
Goldfarb è diventato l’addetto-stampa dell’agonizzante Litvinenko.
Ora, per pura coincidenza, Goldfarb è anche il presidente di una «Foundation for Civil Liberties», benefico ente che denuncia le violazioni dei diritti umani perpetrati da Putin in Cecenia, e che risulta fondato e finanziato da Boris Berezovsky.
Berezovsky è l’oligarca (mafia russo-ebraica) che nel 1999, grazie alle sue enormi ricchezze ricavate dalle privatizzazioni dell’era Eltsin, cercò di fare politicamente le scarpe a Putin e di prenderne il posto al Cremlino.
A questo scopo si comprò un seggio alla Duma (nella quale comprò anche parecchi deputati), e cominciò una campagna forsennata anti-Putin attraverso le sue reti televisive.
Il gioco ambiziosissimo non gli riuscì.
Inseguito da indagini per corruzione, riciclaggio ed esportazione illegale di capitali, il mafioso si è sottratto alla condanna riparando in Inghilterra, dove ha prontamente ricevuto asilo politico e cittadinanza.
Da lì, continua ad organizzare manovre contro il regime di Mosca.
Fra l’altro, è il finanziatore del caporione ceceno Basayev (ex agente del GRU, lo spionaggio militare sovietico), ossia colui che ha rivendicato il massacro nella scuola di Beslan.
Goldfarb è dunque un uomo di Berezovsky.
Anche Litvinenko era nel libro-paga di Berezovsky: per lui raccoglieva informazioni diffamatorie contro Putin, e per lui ha scritto un libro in cui accusa Putin di essere né più né meno che il mandante dell’11 settembre, il pagatore di Al Qaeda, e l’autore vero di una serie di attentati di marca cecena avvenuti a Mosca nel 1999, l’anno in cui Berezovsky dovette fuggire all’estero.

Ebbene: è un uomo pagato da Berezovsky anche l’ultimo russo incontrato da Litvinenko prima di essere avvelenato: Andrei Lugovoi. (1)
Anche lui agente dell’FSB (ex KGB), Lugovoi è fuggito da Mosca sotto l’accusa di aver organizzato l’evasione di Nikolai Glushkov, presidente dell’Aeroflot che approfittava della sua posizione per aiutare Berezovsky a portare i capitali all’estero.
Insomma, tutti uomini di Berezovsky, in questa strana vicenda.
Il che da qualche verosimiglianza alla replica del Cremlino, secondo cui l’assassinio di Litvinenko è stato un regolamento di conti interno alla cricca del gangster.
Certo Putin non è il cavaliere bianco senza macchia, incapace di torcere un capello a chicchessia. Ma nemmeno Berezovsky, che se la fa coi peggiori criminali ceceni, è esente - ammettiamolo - da ogni sospetto.
Perché abbia ricevuto la cittadinanza inglese è noto: sono i Rothschild di Londra ad aver prestato a lui e ad altri «oligarchi» (mafia ebraica) i primi soldi per acquistare a prezzi stracciati i patrimoni sovietici durante le «privatizzazioni».
Ora il padrone rivuole non i soldi, ma le materie prime russe che aveva comprato per mezzo dei mafiosi a un millesimo del loro valore.
Ecco perché la campagna contro Putin ha origine da Londra, e naturalmente viene ripresa dai neocon americani.

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Note
1) E’ invece uscito subito dall’inchiesta l'italiano con cui Litvinenko ha pranzato al ristorante Itsu di Piccadilly nel giorno fatale: Mario Scaramella. Questo individuo si presenta come «consulente della commissione Mitrokhin», ed è purtroppo vero, essendo stato assunto dal presidente della commissione stessa, ossia il giornalista-comico, e figlio di comici, senatore di Forza Italia Paolo  Guzzanti. Non a caso la Commissione Mitrokhin è finita come sappiamo, nel ridicolo. Scaramella, oltre che l’agente segreto del Guzzanti, è anche incaricato dell’ente parco del Vesuvio a Napoli per le costruzioni abusive che vi sorgono (anni fa fu coinvolto in una sparatoria con camorristi). Ha avuto guai giudiziari ormai superati, dice lui. Dice inoltre di essere docente universitario in due università: una in California e una (ahimè) in Colombia. Scaramella è una fonte inesauribile di rivelazioni e dossier esplosivi: tempo fa confidò all’Espresso che proprio davanti a Napoli (casa sua), in fondo al mare, giacevano bombe atomiche perdute decenni fa da un sommergibile sovietico. Il personaggio continua a godere la piena fiducia del senatore Guzzanti: il quale adesso sostiene di essere lui nel mirino di Putin, e chiede una scorta a spese del contribuente. Ci permettiamo di dubitare che il Cremlino abbia l’animo di intaccare le sue scorte di Polonio 210, così rare e rapidamente biodegradabili, per chiudere la bocca di Guzzanti. Se così non fosse, anche tutti gli altri comici sarebbero in pericolo, da Luciana Litizzetto a Gene Gnocchi.

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PRIME VITTIME DELLA VERITA'

by Gianluca Freda (24/11/2006 - 20:36)


L’esplosione della verità sui brogli elettorali delle scorse politiche sta già mietendo vittime illustri. Ahimè, per adesso non – come speravo – tra Berlusconi e i farabutti del suo partito, che il broglio lo hanno organizzato, bensì tra coloro che lo hanno subìto, sia pur rispettando per interessi di bottega un’inquietante consegna del silenzio; oppure tra uomini politici che fino a poco tempo fa reputavo di rara onestà politica e intellettuale e che invece, impietosamente, non perdono occasione per rammentarmi quanto sono stato coglione; oppure tra quei giornalisti onesti – ce n’è ancora qualcuno in giro – che il broglio avrebbero dovuto urlarlo a squarciagola e invece sembra che non sappiano riconoscere un’occasione per tenere il becco chiuso quando ne vedono una.

Il primo caso è quello di Piero Fassino, che stracciando ogni precedente record di understatement autolesivo, dichiara a proposito dei brogli: "Certo è che deve essere fugato ogni dubbio per la serenità della vita democratica del Paese, che non ha bisogno di essere insidiata dal dubbio che qualcuno abbia potuto manomettere la volontà elettorale dei cittadini". Espressioni come “serenità”, “vita democratica”, “fugare i dubbi” tenute insieme da un congiuntivo dubitativo sono considerevolmente inadeguate ad esprimere l’incazzatura furibonda e del tutto antidemocratica che mi viene dalla CERTEZZA dei brogli compiuti dal centrodestra, e che esprimerei mettendo al bando i congiuntivi e utilizzando, in loro vece, un più categorico imperativo: schiaffateli in galera!
Certo, Fassino e il suo partito sconteranno adesso la dabbenaggine di non aver denunciato – per calcolo politico - i brogli a tempo debito, finendo per apparire complici di un’azione ignobile della quale sono stati soltanto vittime, sia pur omertose. Certo, un annullamento dei risultati elettorali rischierebbe oggi di regalare a Berlusconi – se nessuno lo mette in galera prima – la vittoria elettorale che ad aprile gli era sfuggita, e stavolta senza nemmeno scomodare Karl Rove e i suoi software di manipolazione del voto. Nessuna azione ignobile resta mai senza ricompensa. Sono rischi concreti e la prudenza di Fassino è ora comprensibile, pur se frutto di una strategia politica di rara imbecillità masochistica. Ciononostante veder commentare in termini così blandi la più grave truffa mai perpetrata dal mondo politico verso l’elettorato italiano fa un effetto grottesco e mi fa venire, questo sì, il dubbio che della volontà elettorale dei cittadini non importi più una mazza a nessuno. Tantomeno a Fassino.

Il secondo caso è quello del Presidente della Camera Fausto Bertinotti, sulle cui dichiarazioni indugio poco, essendo il dolore troppo forte per me da sopportare. L’ex leader del partito per cui ho votato alle elezioni di aprile e su cui contavo per ripristinare un minimo di decenza, moralità e legalità nella vita politica, se ne esce con una di quelle inverosimili sparate che sembrano essere diventate per lui un secondo lavoro da quando siede sullo scranno di Montecitorio: "La legittimità è pienamente garantita, il lavoro degli uffici della Camera è apparso a tutti come di estrema garanzia, è stato meticolosissimo e serissimo. In ogni caso escludo che le prove che vengono sollevate possano avere influenza sul risultato elettorale". E come no. E’ evidente che un’elezione i cui risultati vengono massicciamente manipolati attraverso un software pirata nascosto da Berlusconi nei computer del Viminale è pienamente legittima. Come potrebbe una sciocchezza del genere avere una qualsiasi influenza sul risultato elettorale? Non vorrete mica privare Bertinotti del suo adorato scranno per una simile quisquilia? Vabbè, basta così se no mi metto a piangere.

Infine, la sorpresa più dolorosa mi è stata riservata da un giornalista cattolico e di destra – ma solitamente onesto e obbiettivo, strano a dirsi – che negli ultimi mesi avevo imparato ad apprezzare. Si tratta di Maurizio Blondet, che nel suo articolo odierno su effedieffe si rifiuta pilatescamente di commentare l’inchiesta di Deaglio, lanciandosi in una difesa d’ufficio, sia pure indiretta, del decaduto reuccio del centrodestra, scoperto con le brache calate. E la difesa d’ufficio è impostata, ahimé, sulla peggiore abitudine dialettica della cultura di destra: e cioè sull’abitudine di non entrare nel merito degli argomenti trattati, ma attaccare la persona che li tratta, sperando di far sparire le idee annegando chi le propugna in un mare di fango. Così Blondet non dice neanche mezza parola sui brogli, ma si produce in una lunga denuncia della cattiveria di Deaglio, della sua partigianeria, dei suoi antichi legami con Lotta Continua, del nepotismo che ha procurato a suo fratello Mario la direzione della rassegna stampa di RAI3. Tutte cose interessanti e in parte anche vere, ma che non c’entrano un tubo e delle quali in questo momento non m’importa un tubo. Oggi, 24 novembre 2006, io non desideravo conoscere i sordidi particolari del passato di Deaglio, ma solo sapere se la sua inchiesta è fondata (sì, lo è, eccome) e che cosa ne pensava Blondet. Invece niente da fare. Vittima di pavloviana pulsione, Blondet si è lasciato accecare dal suo odio per la sinistra italiana – non sempre ingiustificato, per la verità – lasciando che il giornalista di destra prendesse il sopravvento sul giornalista onesto che avevo imparato a conoscere. Cose che capitano, ma quando capitano non sono belle a vedersi.
   

 

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DOMANI IN TUTTE LE EDICOLE

by Gianluca Freda (23/11/2006 - 21:02)


Il documentario di Deaglio non è ancora uscito e già la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo sulla vicenda. Se avesse letto i nostri blog avrebbe risparmiato un sacco di tempo. Nel frattempo Pisanu ha minacciato di querelare "Diario". Vediamo se ne avrà le palle. Sarebbe la buona occasione per fargli un po' di domande su alcuni argomenti  di grande interesse, tipo perché diavolo durante lo spoglio delle schede abbia continuato a fare la spola tra il Viminale e Palazzo Grazioli. Aspetto ansiosamente domani, non tanto per capire il sistema utilizzato per il broglio (ormai l'abbiamo afferrato) ma per consultare i dati sulle schede bianche, che sembrano più segreti della ricetta della Coca Cola. Spero si apra un periodo di giustizialismo giacobino, in cui i politici di centrodestra, che hanno fatto a pezzi ciò che restava della democrazia italiana, verranno inquisiti e poi ghigliottinati sulla pubblica piazza per la gioia dei bambini. Sono ansioso di fare da delatore e ho già preparato una lista con i nomi di parenti, amici e conoscenti, collaboratori del decaduto regime, da denunciare alle autorità rivoluzionarie.
Ridete, eh?
Vedrete, vedrete... 

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TORNANDO A CASA

by Gianluca Freda (22/11/2006 - 23:35)



Ogni tanto qualche scrittore, giornalista o regista americano provvede a ricordarmi che l’America non è solo il paese di pazzi assassini che ha scatenato lo spaventoso genocidio in Medio Oriente. Che perfino in un paese così marcio esiste ancora quel senso civico che solo l'arte, in certe orribili contingenze della storia, è capace di tenere vivo. Non vuol dire molto, perché ogni nazismo ha avuto i suoi Brecht, però aiuta. Questa volta è toccato a Joe Dante, grande e noto regista cinematografico di capolavori come La seconda guerra civile americana, rinfrescarmi la memoria. Questa sequenza è tratta da un episodio di “Masters of Horror”, una serie di telefilm dell’orrore autoconclusivi, ciascuno dei quali è diretto da uno dei grandi maestri del genere. Maestri come Tobe Hooper, Dario Argento, John Carpenter e naturalmente Joe Dante. L’episodio diretto da Dante si intitola Homecoming ed è un formidabile pezzo di satira politica, così forte che mi meraviglia sia riuscito a filtrare attraverso le maglie della censura americana. Non so se la serie sia già arrivata in Italia. Potete comunque procurarvi facilmente l’episodio tramite Bit Torrent (è l’episodio 1x06, sesto della prima serie). C’è anche la solita, splendida performance di Robert Picardo, il grande e istrionico interprete di Holodoc in Star Trek Voyager.

Il dialogo da ricordare:

Kathy: What should I do? Let the other side steal this election?

David: Steal? Jesus, Kathy... They won it!

Kathy: No, they haven’t. Not yet. Because WE count the votes! We do what’s best for America, David. If the voters disagree, that’s their problem.   

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FEDELTA' ALLA PATRIA

by Gianluca Freda (19/11/2006 - 14:02)



Finita la manifestazione per la Palestina ecco arrivare l’immancabile strascico di filippiche dei padri della patria contro la violenza e i violenti. Non smetterò mai di stupirmi dell'abbondanza di faccia tosta con cui chi manda i propri concittadini ad ammazzare e a farsi ammazzare, nonché a rendersi complici della bestialità degli assassini americani ed ebrei, abbia poi il coraggio di stracciarsi le vesti per la violenza altrui. Tanto più che i “violenti”, in questo caso, si sono limitati a lanciare slogan e a far fuori dei manichini, diversamente dagli “eroi di Nassiriya” visti in questo filmato, che fanno fuori esseri umani berciando come una banda di teppisti ubriachi. Gli “eroi” che ammazzano i civili, sparano sulle ambulanze e vengono anche premiati per le loro carneficine. Leggo che durante il dibattito sulla Finanziaria, Pier Ferdinando Casini si è alzato in piedi e con tremula voce e ciglio di pianto ha ricordato commosso i caduti italiani in Iraq, quelli che lui stesso, con entusiastica partecipazione, aveva mandato a crepare nella guerra contro i terroristi inventati dagli USA. L’intera aula, in plaudente empito bipartisan, si è immediatamente levata, lasciando scrosciare un applauso. Bene, vorrei commemorare anch’io i caduti in Iraq con la fotografia che vedete qui sotto.


Si tratta di una foto scattata nelle rovine del quartier generale di Nassiriya dopo l’esplosione del camion-bomba. Quella che si vede è una bandiera della Repubblica di Salò, l’unica bandiera alla quale, in tutta evidenza, i nobili caduti in Iraq ritenevano di dover tributare fedeltà nelle loro camerate. Ora sappiamo chi stavano applaudendo Pier Ferdinando Casini e i suoi commossi compari durante il dibattito sulla finanziaria.     

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NUOVE PROVE SULL'11 SETTEMBRE

by Gianluca Freda (18/11/2006 - 15:18)

GLI AEREI DELL'11 SETTEMBRE SUPERARONO I LORO LIMITI SOFTWARE
di Jim Heikkila

da View Zone
Traduzione di ALCENERO (Marcoc) per  www.comedonchisciotte.org
 

I Boeing 757 e 767 sono equipaggiati con la capacità di volare in maniera completamente autonoma, essi sono gli unici due velivoli di linea [il termine usato è ‘commuter’ cioè ‘pendolari’, più precisamente adibiti a regolari e continui voli di linea con andata e ritorno consecutive n.d.t.] della Boeing capaci di volo completamente autonomo. Possono essere programmati per decollare, volare sino a destinazione e atterrare, tutto senza un pilota ai comandi.

Sono degli aerei intelligenti, e hanno dei limiti pre-imposti dal software in modo che errori del pilota non possano causare danni ai passeggeri. Sebbene siano fisicamente capaci di manovre ad alto g [cioè con forti accelerazioni, g=9.8 m/s^2 è l’accelerazione di gravità n.d.t.], il software nei loro sistemi di controllo di volo fa in modo che non vengano effettuate manovre ad alto g tramite i controlli dell’abitacolo. Essi sono limitati a circa 1.5 g, ripeto, un g e mezzo. Ciò in modo che un errore del pilota non finisca per spezzare il collo alla nonna.

Non importa ciò che vuole il pilota, non può annullare questa caratteristica.

L’aereo che ha colpito il Pentagono si è avvicinato o ha raggiunto i suoi autentici limiti fisici, personale militare ha calcolato che l’aereo del Pentagono si è spinto tra i 5 e i 7 g nella sua virata finale.

La stessa cosa è vera per il secondo aereo che ha colpito il WTC.

C’è solo un modo perché una cosa simile possa accadere.

Così come per la completa capacità di volo autonomo, i 767 e i 757 sono gli UNICI AEREI DI LINEA PRODOTTI DALLA BOEING CHE POSSONO ESSERE GUIDATI TRAMITE UN CONTROLLO REMOTO. E’ una caratteristica standard per tutti loro, tutti i 757 e i 767 possono fare ciò. Lo scopo è che se c’è un problema ai piloti, il Norad può guidare in remoto gli aeroplani sino ad una destinazione sicura. Solo in questa modalità di volo questi aerei possono eccedere i loro limiti software e volare sino ai loro autentici limiti fisici, perché se viene usata questa modalità di volo si presume che esista già una situazione di emergenza.

(cercate su Google "Raytheon Global Hawk system")

I terroristi infatti non guidarono quegli aeroplani, è totalmente e completamente impossibile che quegli aeroplani siano stati pilotati in una tale maniera dall'abitacolo. Essi sono aerei di linea, non F-16 e il loro software lo sa.

Un' altra prova decisiva: le registrazioni delle voci sono state ritrovate vuote.

Le scatole nere che sono state ritrovate avevano all'interno nastri che non erano danneggiati, me erano vuoti. C'è un solo modo per cui ciò possa accadere su di un 757 o su di un 767. Quando gli aerei sono comandati tramite il controllo remoto, i microfoni che sono collegati al registratore vocale della cabina sono re-indirizzati verso le persone che operano il controllo remoto, così che le registrazioni di ciò che avviene nella cabina vengano fatte in un posto presumibilmente più sicuro. Ma a causa di un inconveniente del sistema, su di un 757/767, il registratore vocale continua a girare piuttosto che spegnersi quando il microfono è re-indirizzato. I registratori vocali usano ciò che è chiamato un nastro a scorrimento continuo che automaticamente ogni mezz'ora ripassa sopra le testine di registrazione e cancellazione, così che dopo mezz'ora che gira con i microfoni re-indirizzati il nastro sarà vuoto. Proprio come erano i nastri ritrovati. Ancora un'altra prova che nessun pilota ha guidato quegli aerei nell'ultima mezz'ora.

Otto dei dirottatori che dovevano essere su quegli aerei si sono lamentati affermando che invece essi sono ancora vivi. Scommetto che non avete mai sentito del fatto che il nostro ministro degli esteri è volato in Marocco e ha presentato delle scuse ufficiali all'accusato, lo sapevate? No, i terroristi non hanno guidato quegli aeroplani, le storie dei coltelli di plastica e dei taglierini erano infatti troppo ridicole per essere credute. Ognuno degli altri accusati sarà stato ormai cercato e ucciso.

La nostra informazione è controllata.

Le chiamate con i telefoni cellulari dagli aerei non possono essere state fatte. Sono uno specialista di guerra elettronica addestrato dalla National Security Agency, e ho la qualifica per affermare ciò. Il mio titolo ufficiale: MOS33Q10, Electronic Warfare Intercept Strategic Signal Processing/Storage Systems Specialist, [Specialista in guerra elettronica, intercettazione, elaborazione segnali strategici e sistemi di archiviazione dati n.d.t.], è una MOS [Military Occupational Speciality, specializzazione in ambito militare n.d.t.] altamente qualificata che richiede una conoscenza avanzata di molti metodi di comunicazione e di circuiti sin nei minimi dettagli. Sono ufficialmente qualificato a porre un forte dubbio che normali chiamate con telefoni cellulari possano mai essere state fatte dall'aereo.

E' impossibile che ciò sia accaduto, specialmente in un' area rurale, per un gran numero di ragioni.

Quando fate una chiamata con un telefono cellulare, la prima cosa che succede è che il vostro telefono ha bisogna di contattare un trasmettitore. Il vostro telefono ha una potenza massima di trasmissione di cinque watt, tre watt è attualmente la norma. Se un aereo viaggia a cinquecento miglia all'ora il vostro telefono non sarà capace, prima di superare il range di 5 watt, di 1)contattare una torre, 2)dire alla torre dove siete e qual'è il vostro provider, 3)dire alla torre in che modo volete comunicare e 4)stabilire che è in un'area di roaming. Questa procedura, chiamata "electronic handshake" [stretta di mano elettronica n.d.t.] richiede circa 45 secondi per essere completata da un telefono cellulare a partire dall'accensione iniziale in un'area di roaming perchè né il cellulare né il trasmettitore della cella sanno dove si trova il telefono e che modalità usa quando viene acceso. A 500 miglia all'ora, prima che possa avvenire l' handshaking l'aereo percorre tre volte la distanza alla portata del trasmettitore da cinque watt del cellulare. Sebbene sia a volte possibile connettersi durante il decollo o l'atterraggio, nella situazione che è stata affermata le chiamate non erano possibili. Le telefonate dall'aereo sono false, senza se o ma.

Spero di essere stato chiaro, se avete delle domande risponderò se possibile. Se non rispondo cercate voi stessi, cercate nel sito della Boeing, cercate il sito della DARPA ["Defense Advanced Research Projects Agency", Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzata per la Difesa n.d.t.], cercate dove non avete cercato prima. Alcune delle informazioni sono classificate e fatte trapelare da alcuni, e vengono anche cancellate dalla rete. Ho tutti i documenti originali sul mio computer per salvaguardarmi da ciò.

Per piacere non ignorate queste cose, perchè, dato che solo il Norad ha i codici di volo per quegli aerei, l'11-9 lo abbiamo fatto da soli. Hitler ebbe il Reichstag, noi abbiamo l' 11-9. Se l'11-9 non si dimostra sufficiente per convincere i cittadini Americani a mettere da parte i loro diritti per la sicurezza, la gente che ha fatto l'11-9 ha certamente accesso a materiale nucleare. L' 11-9 deve essere mostrato per ciò che è prima che quel materiale venga usato.

 
Nota del traduttore:

Come specificato dall’autore parte delle informazioni tecniche (presumibilmente quelle riguardanti la predisposizione standard al volo con controllo remoto) sarebbero ricavate da materiale classificato, comunque sul sito http://www.viewzone.com/911revisited.html sono pubblicati sia commenti critici sia possibili elementi di conferma ottenuti dalla documentazione originale della Boeing

 

 

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NELL'ATTESA

by Gianluca Freda (16/11/2006 - 20:21)



Nell’attesa (per me spasmodica) di vedere il nuovo documentario di Deaglio - Cremagnani sui brogli di Berlusconi, ripropongo un piccolo “classico”: il filmato americano – sottotitolato da Luogocomune.net – sulla manipolabilità delle macchinette per il voto elettronico della Diebold. Modificare e annullare la volontà degli elettori, con questi strumenti, è la cosa più semplice del mondo.
Propongo anche l’articolo di Gian Guido Vecchi uscito sul
Corriere della Sera di ieri. Se perfino il “Corriere” avalla ormai l’idea del complotto, vuol dire che si tratta di qualcosa di più di un’idea. Nota pessimistica: conoscendo i miei polli, non credo affatto che la scoperta di questo abominevole imbroglio perpetrato ai danni dei cittadini italiani scoraggerà gli elettori di centrodestra dal votare nuovamente per i loro criminali di partito. A Berlusconi e alla sua banda di falsari dovranno pensare i magistrati. Spero che lo facciano e che questa volta, a differenza del ’92, vadano fino in fondo senza mostrare un’ombra di pietà.

                     *  *  *

In un documentario i «brogli» del Polo

Deaglio e Cremagnani: anomalie sulle schede bianche
di Gian Guido Vecchi
   

MILANO — Uccidete la democrazia!, il nuovo film di Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio con la regia di Ruben H. Oliva, non è questione di sindrome da complotto ma di numeri, numeri e ore. Gli autori lo dicono subito, prima che scorrano in anteprima le immagini e Gola Profonda inizi il suo racconto. La notte di lunedì 10 aprile 2006 è ormai sfumata nel martedì e l'Italia è in sospeso, il flusso dei dati elettorali s'è bloccato, «non si riesce a capire che sta succedendo» dice Romano Prodi, l'esito delle elezioni è più che mai in bilico e intanto a Palazzo Grazioli, quartier generale di Berlusconi, è arrivato Beppe Pisanu. Mai successo che un ministro dell'Interno lasciasse il suo posto in un momento così. C'era già stato verso le 19,20. Per convocarlo, alle 23,14 gli telefonano al Viminale, «l'hanno costretto, letteralmente costretto ad andare». Berlusconi è furibondo, «gli grida in faccia, dice che lui non è disposto a perdere per una manciata di voti». Pisanu torna al Viminale e là ci sono quelli dell'Unione. Marco Minniti, Ds, è piombato in sala stampa agitatissimo, ha cercato i funzionari, ha fatto una telefonata. Poi si è rasserenato. Testimonianze. Immagini dei tg. E Gola Profonda che racconta: più tardi, a Palazzo Grazioli, ci sono quattro uomini chiusi in una stanza. Berlusconi, Bondi, Cicchitto e, ancora, Pisanu. Il Cavaliere non ci sta. E il clima si fa pesante, per il ministro. Volano insulti, «vigliacco», «traditore». Sono le 2.44 quando Piero Fassino annuncia alle telecamere: abbiamo vinto. A quanto pare dal film, il grande imbroglio informatico è sfumato in extremis, il programma che nel sistema di trasmissione dati del Viminale trasformava le schede bianche in voti per Forza Italia è stato fermato a ventiquattromila voti dal traguardo, l'esiguo vantaggio dell'Unione. E a questo punto le immagini rallentano, scrutano il volto segnato del segretario Ds, le occhiaie scure, lo sguardo cupo, mai vista una proclamazione così. In via del Plebiscito Berlusconi fa chiamare l'onorevole Ghedini, vuole preparare un decreto che dice farà approvare dal Consiglio dei ministri per sospendere il risultato elettorale fino a un nuovo conteggio e assicura che lo farà firmare a Ciampi.

Ma dal Colle fanno sapere che il Presidente «non vuole neanche sentirla», una richiesta simile. Abbiamo evitato un golpe? «Non s'innamori dei paroloni: guardi i numeri», sorride Gola Profonda, alias uno strepitoso Elio De Capitani, l'ex «Caimano» di Moretti che nel film incarna tutte le fonti riservate dell'inchiesta. Il personaggio che racconta quella notte delle Politiche 2006 è fittizio, «ma i numeri sono veri», spiega Deaglio, «aspettiamo che intervengano i magistrati, che il ministro chiarisca, che il presidente Napolitano ci rassicuri ». Gli autori sono partiti da un libro, Il broglio, firmato da un anonimo «Agente Italiano» e uscito a maggio. Il dvd contiene i dati provincia per provincia. Numeri che il Viminale pubblica di solito «dopo 40 giorni» e fino ad oggi sono rimasti riservati. Perché? «Perché sono impresentabili, ecco perché». Al centro del «docu-thriller», il mistero delle schede bianche. Dalle Politiche 2001 a quelle 2006, per la prima volta nella storia della Repubblica, sono crollate: da 1.692.048 ad appena 445.497, 1.246.551 in meno. Maggiore partecipazione? Ma gli elettori, al netto dei votanti all'estero, sono stati di meno: 39.424.967 contro i 40.190.274 di cinque anni fa. E soprattutto ci sono le «anomalie» statistiche. L'Italia è varia, la percentuale di «bianche» nel 2001 cambiava ad ogni regione, 2,6 in Toscana, 9,9 in Calabria, 5,5 in Sardegna... L'animazione del film fa ruotare lo Stivale come in una centrifuga, nel 2006 i dati sono omologati, «tutto dall'1 al 2%, isole comprese!». Tutto più o meno uguale, e non un posto dove le bianche non siano calate. In Campania, per dire, si è passati da 294.291 bianche a 50.145, meno duecentocinquantamila, dall'8 all'1,4%. E poi c'è la successone degli eventi. Alle 15 il primo exit-poll dà all'Unione cinque punti di scarto, come tutti i sondaggi. Ma alle 15,45 Denis Verdini, responsabile dell'ufficio elettorale di Forza Italia, dice che «alla Camera è testa a testa, lo si vedrà dopo diverse proiezioni».

E infatti: un'animazione
mostra la «forbice» tra gli schieramenti che diminuisce «regolare come un diesel», ogni ora la Cdl guadagna mezzo punto e l'Unione lo perde. I primi dati del Viminale arrivano alle 20,19 e proseguono col contagocce. Alle 21,38 l'Ulivo invita a «presidiare i seggi», quando si bloccano i dati manda il segretario provinciale a Caserta. Inizia la lunga notte. Resta da scoprire l'arma del delitto. E Deaglio, nel film, vola in Florida a intervistare Clinton Curtis, programmatore informatico che nel 2001, inconsapevole, preparò un software per truccare le elezioni e poi ha denunciato tutto e ne ha fatto una battaglia. «Qualsiasi broglio le venga in mente, con la matematica si può fare». E al direttore di Diario, in mezz'ora, prepara un programma che distribuisce in automatico le bianche a uno schieramento lasciandone una percentuale tra l'1 il 2, «si può inserire nel computer centrale o a metà della rete, bastano quattro o cinque persone». Deaglio dice che le bianche mancanti e i voti in più di Forza Italia corrispondono: «Sono gli unici risultati sbagliati dagli exit-poll». Problema: se è vero, perché Berlusconi ha perso? La tesi del film è nella domanda che Deaglio fa a Curtis: è possibile interrompere il processo? «In ogni momento». Si torna alla notte di Palazzo Grazioli. Le pressioni su Pisanu. Il «colpo di teatro», l'arresto di Provenzano l'indomani. E l'«antropologia» dei democristiani, il loro fiuto infallibile. Gola Profonda conclude: «Quella sera il ministro ha fiutato. Ha capito subito che Berlusconi era un gatto che si agitava, ma era un gatto morto. E ha agito di conseguenza».

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STA PER ARRIVARE...

by Gianluca Freda (16/11/2006 - 19:36)



Uscirà in tutte le edicole il prossimo 24 novembre "Uccidete la democrazia", il nuovo documentario di Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio sui brogli perpetrati dal centrodestra alle scorse elezioni politiche. Molte cose già le sappiamo e le abbiamo discusse su internet in questi mesi, ma il documentario è importantissimo, oltre che per gli approfondimenti, per tentare di diffondere la consapevolezza che la "democrazia", quella che pretendevamo di esportare in Iraq a suon di sterminio, non solo non è esportabile, ma è morta da un pezzo anche alle nostre latitudini. Non so se, dopo l'uscita di questo documentario, l'Italia sarà ancora la stessa. Se così sarà, vuol dire che restare la stessa è la sua eterna e meritatissima condanna. Senza appello.

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DELLA DEMOCRAZIA IN AMERICA

by Gianluca Freda (13/11/2006 - 21:39)

John Conyers, l’uomo che voleva chiedere l’impeachment per George Bush, è riuscito a farsi eleggere nelle file dei democratici e a diventare presidente della House Judiciary Committee, la commissione giustizia dela Camera statunitense. Chi sperava in un impeachment del dittatore USA (e magari in un processo per i crimini dell’11 settembre che coinvolgesse i membri della sua amministrazione) non ha fatto neppure in tempo a stappare lo spumante che è arrivata, come una doccia gelida, l’inversione di rotta a 180°. Conyers ha dichiarato che l’impeachment del presidente è "off the table", fuori questione. Cioè non se ne parla proprio. Ha avuto perfino il coraggio di affermare che la sua posizione sull’impeachment "è stata distorta dalla destra durante la campagna elettorale". Ma davvero? Nello scorso dicembre Conyers aveva posto le basi per la richiesta dell’impeachment – diventando l’eroe della sinistra americana – in un lungo rapporto di 350 pagine, il cui titolo stesso è chilometrico: La Costituzione in crisi: i verbali di Downing Street e gli inganni, le manipolazioni, le torture, le pene e le coperture della guerra in Iraq.

Cosa ha spinto Conyers a fare marcia indietro? Probabilmente una richiesta da parte dei colleghi Democrats di adeguarsi alla linea del partito o affrontarne le conseguenze. E la linea del partito di Conyers è pressochè indistinguibile da quella del partito di George Bush. I principali leader Democratici – quelli che il 7 novembre hanno avuto ragione dei Repubblicani nelle elezioni di midterm – hanno appoggiato e votato tutte le scelte più oscene dei loro avversari neocon. Hanno appoggiato e votato la guerra in Afghanistan, quella in Iraq, il Patriot Act e il Military Commission Act. Hanno perfino votato contro una semplice mozione di condanna contro il ricorso alla tortura in Iraq. Questi sono i rappresentanti della "sinistra" americana, quelli che fanno spellare le mani dagli applausi ai nostri riformisti e al codazzo di giornalisti che gli regge lo strascico. La stessa Nancy Pelosi, neoeletta spaker della Camera USA per i Democratici, ha dichiarato che non ci sarà nessuna richiesta di impeachment per George Bush. Addio sogni di gloria. Chi già sognava di vedere Bush, Rumsfeld, Wolfowitz, Perle, Feith, Luttwak e il resto della banda di assassini giudeo-americani affrontare un processo per crimini contro l’umanità e alto tradimento, dovrà riporre i sogni nel cassetto.

Anche Howard Dean, presidente dei Democratici, ha dichiarato che non ci sarà nessuna procedura di impeachment per Bush. Questi bei tomi – che ricordano tanto i "riformisti" di casa nostra, cioè l’estrema destra travestita da sinistra – non stanno solo tradendo le aspettative e il mandato dei loro elettori: stanno dando carta bianca a un manipolo di assassini per proseguire con i loro genocidi in Medio Oriente e per mandare altre centinaia di loro concittadini a fare da carne da cannone in una guerra già perduta. Questi neoeletti senatori e deputati "di sinistra" stanno facendo scudo a un’amministrazione assassina, che ha mentito alla nazione, ucciso 3000 dei suoi cittadini in un mostruoso complotto ordito di comune accordo con gli ebrei d’Israele e distrutto quel poco che restava della democrazia americana.

 

L’elezione di questi neocon di sinistra sembra avere il solo scopo di bloccare sul nascere il movimento contro la guerra e di mettere a tacere i comitati per la verità sull’11 settembre, le cui scoperte, grazie a internet, avevano iniziato a essere conosciute in ogni angolo del pianeta. Il loro programma? Innalzare i salari minimi e legalizzare la posizione degli immigrati clandestini. Intenti lodevoli, se non fossero un diversivo per distrarre l’opinione pubblica dal problema di base: che è quello di ripensare radicalmente il sistema americano, dalla partecipazione dei cittadini alla vita politica, all’economia, ai consumi, al sistema dei diritti, devastato dalle leggi liberticide di Bush. Se si perde di vista quest’obiettivo, la vittoria dei Democratici – di QUESTI Democratici – non è altro che l’ennesima fase della caduta dell’America come la conoscevamo in un precipizio di barbarie che sembra non avere fondo.

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RITA LA ROSSA

by Gianluca Freda (11/11/2006 - 23:25)


Sarebbe bello se questa scomposta sfuriata di Prodi preludesse ad una crisi di governo. Prodi e il suo esecutivo sono in carica solo da sei mesi e già non li sopporto più. Il pensiero che quest’accozzaglia di sanguisughe, che utilizza la fantasia solo quando si tratta di spremere quattrini ai contribuenti, possa restare in carica altri quattro anni e mezzo mi riempie, ormai, di terrore.
Purtroppo Fausto Bertinotti, dall’alto del suo scranno, afferma che non ci sarà nessuna crisi di governo. E pensare che proprio ieri Paolo Ferrero, l’unico ministro rifondarolo presente nel governo, si è rifiutato di votare a favore dell’indegno scippo del tfr ai lavoratori ordito da governo e sindacati confederali. Proprio ieri Antonio Di Pietro – tu quoque – con un blitz a sorpresa in consiglio dei ministri aveva fatto bocciare tutte le proposte presentate dal Comune di Venezia in alternativa al mostruoso progetto del Mose. Il Mose, dunque, si farà, con i suoi costi enormi, con il suo spaventoso impatto ambientale, con la strafottenza dimostrata dal governo verso le opinioni delle popolazioni locali. Il bello è che questo mostro – insieme ad altri mostri come il Ponte di Messina e la Tav – verrà finanziato anche con i soldi del mio tfr. Infatti chi rifiuta di dare la sua liquidazione ai fondi pensione (malsicuri e probabili vittime dell’incipiente crisi finanziaria) vedrà il suo tfr gestito sì dall’Inps, ma materialmente dirottato verso un fondo del Ministero del Tesoro destinato a finanziare le cosiddette "grandi opere"; cioè i grandi bidoni come il Mose, che da sempre, in Italia, hanno la funzione di foraggiare la mafia e la classe di appaltatori parassiti dai cui voti dipendono Prodi e la sua maggioranza. Anche in questo caso Ferrero, insieme a Pecoraro Scanio e Fabio Mussi, ha fatto fuoco e fiamme per un quarto d’ora, poi si è miseramente spento in una cascata di scintille.

In altri tempi – tempi in cui la serietà e la coerenza non erano beni voluttuari per un membro di un esecutivo – Ferrero avrebbe preso atto dell’incompatibilità tra le proprie idee e quelle dell’esecutivo e della volontà di fare carta straccia dei pur pochi e confusi impegni presi nel programma elettorale dell’Unione e avrebbe rassegnato le dimissioni. Oggi non più. La coerenza e il rispetto verso l’elettorato sono maschere da ostentare in campagna elettorale e poi mettere via fino all’approssimarsi di nuove elezioni. Così Ferrero si è limitato a balbettare qualcosa sottovoce, ha fatto il bel gesto di rifiutare il proprio avallo a un provvedimento odioso, dopodichè, risciacquatosi la coscienza, è rimasto comodamente seduto sul suo scranno. Lo stesso vale per Fabio Mussi, Ministro dell’Università e della Ricerca, che ha tuonato per mesi contro i tagli al suo settore senza però mai andare al di là delle minacce di dimissioni, mai mantenute. C’è voluta una quasi centenaria come Rita Levi Montalcini per capire che tagliare 300 milioni – su un totale di 1.630 – al finanziamento pubblico per la ricerca scientifica e tecnologica significa condannare il nostro paese al definitivo declino, in un mondo in cui – come scriveva su Fortune Thomas Stewart, citato dal Manifesto di oggi - "la ricchezza è il prodotto del sapere. Sapere e informazione sono diventati le principali materie prime dell’economia e i suoi prodotti più importanti. Il sapere è quel che compriamo e vendiamo".

Il governo Prodi-Padoa Schioppa ci sta condannando a non possedere più beni da vendere e scambiare, dunque ad un disastro economico di proporzioni storiche, al solo scopo di continuare a finanziare una classe di plutocrati di partito e i suoi indegni privilegi. Perché è questa la finalità dell’estorsione perpetrata dalla finanziaria, e non il risanamento di un paese che per poter essere risanato avrebbe bisogno di valorizzare le proprie risorse, non di ridurle alla fame. I have a dream. Sogno che i deputati e senatori di Rifondazione, che in buona fede ho contribuito a mandare in Parlamento, mostrino lo stesso coraggio dell’arzilla Montalcini e si rifiutino di votare quest’indecenza. Possibile che si debba essere l’unico paese del mondo in cui l’importanza della ricerca scientifica viene compresa e difesa solo dai ricercatori centenari? 

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