L'INCHIESTA CONTINUA

dal sito www.diario.it
Nei giorni precedenti i due titolari dell’inchiesta avevano comunicato alla stampa di voler richiedere il conteggio delle schede bianche (il loro crollo, omogeneo in tutta Italia, è uno degli argomenti centrali del film). Sabato 25 novembre il presidente aggiunto della corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, aveva diramato un comunicato in cui spiegava che la suprema corte non conta le schede bianche, che non conosce i dati seggio per seggio e che si limita a contare e controllare i voti validi forniti dalle corti d’appello su estratti di verbali aggregati al livello degli uffici circoscrizionali.
La procura di Roma faceva sapere quindi di aver rinunciato alla riconta delle schede bianche. Lunedì 27 novembre i due pubblici ministeri avevano ascoltato il prefetto Adriana Fabbretti, capo dei Servizi elettorali del Viminale, e avevano accolto la sua tesi che sostiene che la comunicazione dei dati elettorali da parte del Viminale nella «notte delle elezioni» sia un atto puramente «divulgativo» e senza valore legale e che la proclamazione dei dati ufficiali delle elezioni (voti ottenuti dalle singole liste) spetta solo e soltanto alla corte di Cassazione.
Martedì 28 novembre Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio entrati nell’ufficio della dottoressa Loy hanno visto cambiare la loro posizione dopo circa un’ora di deposizione ciascuno: è stato detto loro che da persone informate sui fatti sono ora indagati per il reato 656 del codice penale, che sanziona con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda di 309 euro chi diffonde «notizie false, esagerate, tendenziose e atte a turbare l’ordine pubblico».
Alla domanda se il film sarebbe stato sequestrato, la risposta dei pubblici ministeri è stata «no».
Alla domanda fatta dai neoindagati sulle motivazioni del provvedimento, il pm Salvatore Vitello ha citato la quarta pagina di copertina del dvd dove si dice tra l’altro: «Questo film parla delle elezioni politiche italiane dell’aprile 2006. Non sono state regolari. Se lo fossero state il centrosinistra avrebbe vinto con ampio margine». Avuta conferma che la frase era stata scritta da Cremagnani e Deaglio, ha provveduto a indiziarli di reato. Richiesto di una spiegazione, il pm Salvatore Vitello ha risposto: «È ontologicamente impossibile che il risultato elettorale possa essere manipolato in maniera informatica, perché esso viene determinato dalla Cassazione che agisce unicamente su una trasmissione di dati cartacea».
Ora si aspettano le motivazioni ufficiali dell’accusa, che sono state annunciate in tempi brevi. Mentre andiamo in macchina, sono molto numerosi i commenti politici all’iniziativa della procura di Roma. Molto soddisfatti quelli che vengono dagli esponenti politici del centrodestra, alcuni indignati e molti perplessi sul fronte del centrosinistra.
Tra tutti i commenti segnaliamo quello di Silvio Berlusconi, in un messaggio telefonico ai parlamentari azzurri dall’ospedale San Raffaele di Milano dove è ricoverato dopo il malore di domenica. «Bisogna essere determinati nel chiedere il riconteggio di tutte le schede anche perché ci sono 150 mila schede che non tornano tra votanti e voti. La magistratura non poteva non dire che Deaglio ha commesso un reato».
Nella convinzione sentita che i pm di Roma abbiano agito senza alcun intento censorio (lo hanno confermato loro stessi agli indagati), gli autori del film hanno promesso che continueranno la loro inchiesta. Del resto il film non aveva la parola «fine», ma «continua». L’inchiesta dunque continua già dal prossimo numero.
* * *
Okay, Deaglio, hai vinto. Mi abbono a Diario.
DAL SITO DI "DIARIO"

Roma, 28 novembre ( Apcom ) - "I Pm non si sono soffermati sul meccanismo procedurale da noi descritto nel dvd", ha spiegato Enrico Deaglio. "Ho cercato di ripetere che il mio film non si occupa della pronuncia, della sentenza, della Cassazione ma della 'notte dei misteri'. Mi è stato detto però che quanto io riporto non ha senso perché è la Suprema corte che proclama il vincitore".
Deaglio e Beppe Cremagnani, che è al momento ascoltato dai Pm Salvatore Vitello e Maria Francesca Loy, nel docu-film insistono sul dato delle schede bianche, troppo omogeneo in tutta Italia e sensibilmente diminuito rispetto al passato. "Tutto quanto io ho portato oggi, rispetto alle stranezze avvenute alle ultime elezioni politiche - ha continuato Deaglio - è stato aggiunto al verbale. Noi chiediamo di riflettere su alcuni elementi di fatto, ad esempio il 14 aprile, alcuni giorni dopo le elezioni, il ministero dell'Interno disse che le schede contestate non erano 48mila bensì 2mila. Siamo andati a controllare nelle cinque province indicate dal Viminale ed i risultati si incastrano perfettamente con la nostra ricostruzione".
Un ulteriore elemento interrogativo - secondo Deaglio e Cremagnani - è quello che emergerebbe dai Comuni e dalle Province della Puglia. "I dati reali indicano una cosa, sul sito del Viminale però quegli stessi sono stati raddoppiati o dimezzati".
DIO SALVI BERLUSCONI

Domenica, a Montecatini, Berlusconi «si è accasciato sul palco». Un malore rapidamente superato.
L'indomani, cioè lunedì, ieri, tutti i grandi giornali, dal Corsera, a Repubblica, alla Stampa e anche all'Unità, hanno dedicato pagine e pagine al malore e alla figura del Cavaliere e anche alle sue cure. Di fronte a tanta enfatica partecipazione viene da dire, «dio salvi Berlusconi». Ci sono stati anche i messaggi di Prodi e dei leader dell'Unione.
Siamo al punto che è obbligatorio dire «dio salvi Berlusconi»? Siamo al punto di fare questa invocazione quando Berlusconi (abbia vita e salute) è finito politicamente? Purtroppo la risposta non può che essere affermativa: senza Berlusconi è il casino.
Se Berlusconi non fosse sopravvissuto al suo mancamento, l'Unione sarebbe al disastro, il suo collante si sarebbe disciolto, e tutti i suoi componenti, grandi e piccoli, non saprebbero più che strada prendere, che cosa proporre, con chi governare e, soprattutto, governare per cosa.
Ma le cose non sarebbero andate diversamente nello schieramento della (cosiddetta) Casa delle Libertà: tutti si sarebbero sentiti in libera uscita, ma senza sapere dove andare. Ci pensate alla rissa tra Casini, Fini, anche Buttiglione e l'infermo Bossi?
Ma torniamo all'Unione, che per quanto più vicina, non ci fa venire alcuna voglia d'intimità, di andarci a cena e domandiamoci: perché senza lo spauracchio di Berlusconi la cosiddetta Unione andrebbe in pezzi? La mia risposta, senza dubbio provocatoria (ma tutti quelli dell'Unione fingeranno di non aver sentito) è che l'Unione non avendo nessuna idea forte ed essendo composta da componenti rivaleggianti (e con rivalità all'interno di ciascuna componente) trova solo in Berlusconi la ragione del suo stare insieme, peraltro molto litigioso. Penso al passato, all'antifascismo e alla Resistenza. Se in quelle circostanze l'unità tra le forze antifasciste si fosse fondata solo sulla paura di Mussolini e su nessun altro obiettivo politico di cambiamento, se così fosse stato, probabilmente la paura di Mussolini vivente avrebbe bloccato gli antifascisti. Fortunatamente non fu così e, infatti, c'è stata la Costituzione che recita «la Repubblica è fondata sul lavoro» e non sull'odio e la paura di Mussolini.
A ben vedere il rilievo dato al «malore» è fortemente significativo. Siamo di fronte a un caso di parassitismo: l'Unione è parassita di Berlusconi e vive sulla paura di un ritorno di Berlusconi. L'uomo per quanto sconfitto, e anche lui con poche idee e con molte liti interne, potrebbe farcela e sarebbe per l'Unione un'ulteriore disgrazia e, insieme, un incoraggiamento.
Il punto è - penso io che con il manifesto mi ritengo (forse sbaglio) un combattente non arruolato in nessun esercito - che bisognerebbe smetterla di basarsi sul timore di un ritorno di Berlusconi. Bisognerebbe avere il coraggio e la forza di cancellare Berlusconi e di dire che cosa effettivamente bisogna volere per far uscire il nostro paese dalla attuale palude infetta. Sarebbe segno di autonomia smetterla di appendersi alla paura di Berlusconi, una paura che, come spesso accade, induce a imitare l'avversario. Qualcuno si ricorda di Graecia capta e quel che segue?
IN PRIGIONE, IN PRIGIONE!

Pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò per filo e per segno l'iniqua frode, di cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia. Il giudice lo ascoltò con molta benignità: prese vivissima arte al racconto: s'intenerì, si commosse: e quando il burattino non ebbe più nulla da dire, allungò la mano e suonò il campanello. A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da giandarmi.
Allora il giudice, accennando Pinocchio ai giandarmi, disse loro:
- Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d'oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione.
(Carlo Collodi)
Dunque alla fine è stato Deaglio, che aveva osato denunciare gli assassini della democrazia, a finire indagato per la pubblicazione di notizie false e tendenziose. Che le notizie siano false e tendenziose lo dicono i pubblici ministeri Salvatore Vitello e Maria Francesca Loy senza neppure essersi curati di verificare i dati e ricontare le schede bianche. Si afferma che falsificare i dati per via elettronica è impossibile per definizione, e non c’è nemmeno bisogno di andare a verificare. Per definizione, queste cose non possono succedere e non c’è bisogno di indagare oltre. Deaglio ha torto. Per definizione.
Deaglio è un giornalista di razza e per lui questa potrebbe essere la grande occasione di mostrare a tutti la validità delle informazioni che ha raccolto. Sicuramente ne approfitterà e chi lo segue avrà la possibilità di comprendere meglio i meccanismi con cui Berlusconi e i suoi sgherri hanno perpetrato il broglio. Ma chi lo segue sono poche e oneste persone. La grande moltitudine si ciba di media mainstream – giornali e TV – e l’informazione fornita da questi media è perfettamente esemplificata dal modello del “processo a Saddam”: riflettori e mondovisione quando parla l’accusa, un programma di musica leggera quando è il turno della difesa. Risultato: nessuno capisce un tubo di cosa stia succedendo. Gran polverone. Quando la polvere si solleva, le affermazioni fondate sui dati e sulla logica valgono quanto quelle dei pappagalli che ripetono a discorotto i comunicati ufficiali, in quotidiana metamorfosi, dei TG di regime. Nessuno può più dirsi certo della verità. Fine delle trasmissioni.
Ora, di fronte a questa ennesima, sbeffeggiante pernacchia delle istituzioni dello Stato al bisogno di verità dei cittadini, qualcuno si aspetterà che io mi mostri sorpreso e indignato, che cominci a inveire contro questo paese e la corruzione senza rimedio delle sue istituzioni, che mi decida ad espatriare e ad abbandonare l’Italia al letame da cui è già sommersa senza che vi sia più ragionevole speranza di tirarla fuori. Non posso fare nessuna di queste cose.
Non sono sorpreso. Mi aspettavo che le cose andassero così. Lo avevo capito quando la notizia della truffa elettorale, dopo essere stata pompata dall’informazione di regime per un paio di giorni, era improvvisamente scomparsa dalle prime pagine, sostituita dai comunicati clinici sulla salute del truffatore e dall’epidissi del trapianto facciale di un’ignota comare. Indignato? Sì, come potrei non esserlo, ma in questo paese la quantità di merda che inonda la vita di ogni cittadino è così enorme che l’indignazione, più che un sentimento, è un lavoro fisso, che alla lunga annoia. Non ho voglia di inveire contro l’Italia. Che sia un cesso di paese lo vede ormai chiunque abbia ancora occhi, ma appurato ciò – e lo si è appurato da tanto tempo – farsi venire la laringite per gridarlo al vento non aiuta. Non ho nemmeno voglia di espatriare, neanche un po’, e non perché non risolverebbe i miei problemi: li risolverebbe eccome, in modo definitivo e rapidissimo. E’ solo che non sarebbe onorevole abbandonare la gara. Sono un cittadino, truffatori schifosi, e voi mi avete sfidato. Ora andiamo fino in fondo e vediamo chi la vince.
Dunque non posso sorprendermi, né indignarmi; non ho voglia di inveire né di fare i bagagli. Cosa posso fare allora? A parte, voglio dire, continuare a scazzarmi su questo blog, che è sempre meglio che tenersi l’incazzatura dentro, ma non contribuisce più di tanto a cambiare le cose.
Non ne ho la più pallida idea. Non so che fare. Datemi qualche suggerimento. Intervenite. Organizziamoci. Vediamoci. E’ sciocco continuare a sperare di poter fronteggiare quest’alluvione di merda da soli, senza armi, solo noi e il nostro computer. Grazie a internet scoprire gli autori di un delitto, le armi con cui lo hanno eseguito e i loro moventi è diventata la cosa più semplice del mondo. Si gira in rete, si raccolgono informazioni, si traggono conclusioni verosimili, tutto in un tempo ragionevole. Il problema – enorme – è cosa fare degli assassini una volta che li si è scoperti. Cosa ne facciamo degli assassini in un paese in cui – come già Collodi aveva capito un secolo fa – le prigioni non sono costruite per loro, ma per chi ne denuncia i crimini? Cosa ne facciamo degli assassini in un paese in cui sono gli stessi assassini – o i loro padroni – a conferire le nomine ai detectives e ai commissari di polizia che indagano sul loro conto? Cosa ne facciamo degli assassini in un paese in cui, più che punirli, gli uomini desiderano diventarne maggiordomi per godere dei privilegi che possono garantire; e in cui gli stessi assassini si considerano benefattori, per la gran quantità di maggiordomi a cui danno lavoro, e vanno in TV a predicare la non violenza e la fratellanza? Per Hercule Poirot la vita era molto, molto più semplice.
Dicevo che non so che fare, ma non è del tutto vero. Il “cosa” lo so anche troppo bene ed è un percorso obbligato. Bisogna mettere insieme, in qualche modo, tutte le persone che ne hanno strapiene le scatole di questa perpetua e proditoria umiliazione della ragione e del senso di giustizia da parte di coloro che – in un mondo ideale – dovrebbero esserne i difensori. E’ il “come” il punto che mi sfugge e su cui ho bisogno di proposte, azioni, idee, suggerimenti. Siamo in quattro gatti a sentirci disgustati da una giustizia che inquisisce non gli assassini ma i loro accusatori e le loro vittime? Se anche fosse, non importa, anzi meglio. Creiamo lo stesso un progetto di azione, una risposta alla sfacciataggine criminale di questi finti servitori dello Stato. Nessuna rivoluzione è mai stata fatta dalle moltitudini. Sono sempre stati piccoli gruppi di persone oneste e disgustate dall’arbitrio dei potenti a progettare i grandi cambiamenti. Non abbiamo bisogno del sostegno della maggioranza, abbiamo bisogno di sapere cosa vogliamo e di progetti per ottenerlo. L’alternativa è lasciare il futuro del paese – e del mondo – nelle mani dei giudici Gorilla della città di Acchiappa-citrulli, e non ne ho nessuna voglia. Penso che perfino l’uso della violenza sarebbe preferibile ad una simile prospettiva.
P.S.: Non è certo per infierire, ma mi sono venute in mente le parole che Deaglio scrisse nell’introduzione del numero di Diario dedicato alla “smentita” delle tesi alternative sull’11 settembre. Cito a memoria: “I complottisti, ponendosi contro ogni logica razionale, sono condannati a veder ampliarsi in continuazione il novero dei propri nemici”. Caro Deaglio, benvenuto – e lo dico sul serio - nel nostro club. Come ci si sente?
P.P.S.: In serata mi è venuta la sciagurata idea di dare un’occhiata a “Ballarò” per vedere se avrebbero avuto il coraggio di ignorare un argomento di questa importanza. Floris è l’uomo più coraggioso del mondo. Tema della puntata: i turchi faranno la bua al Papa? La prima domanda a Formigoni: “Lei ha pregato per il Papa?”. Floris, vai a cacare, tu e il Papa. E accidenti a me che mi faccio venire certe tentazioni quando lo so, lo so...
BLONDET, IL BROGLIO E DEAGLIO

Inviato da Gustavo Dal Betto
Caro Freda, concordo pienamente con i suoi giudizi sull’articolo che Blondet ha scritto sul suo sito in merito alle questioni sollevate dal DVD sul golpe elettorale.
Blondet non risponde alla domanda di merito circa i brogli elettorali ma vigliaccamente getta fango su Deaglio in puro stile Guzzantiano.
Questo, che lei definisce un giornalista solitamente “onesto e obiettivo”, dimostra palesemente di non esserlo e di adottare tecniche diffamatorie verso coloro che considera dei nemici, il che mi fa pensare che Deaglio con la sua inchiesta abbia molto infastidito il nostro che comunque fa parte dell’area politica che il broglio l’ha fatto.
Ho seguito sul suo sito tutto lo sviluppo delle questioni che hanno portato al DVD e ora mi aspettavo una maggiore risonanza da parte della stampa.Evidentemente questa situazione politica incerta che favorisce l’ipotesi tanto caldeggiata della grande coalizione (anche STERN la vagheggia) fa comodo e vediamo che anche il buon Fausto, ben posizionato, si affanna a gettare acqua sul fuoco dimenticandosi che il nostro paese ha vissuto nella menzogna e negli imbrogli da Portella della Ginestra ad oggi.
A margine di tutto questo le dirò che la seguo anche sul blog di Sabelli e condivido le sue opinioni ed anche il modo in cui risponde ai pa***uli che scrivono su quel sito.
* * *
Grazie, caro Dal Betto. Blondet non è cattivo, ma ha le sue idiosincrasie. Anche Deaglio le ha, del resto. Ricorda il numero di Diario in cui si liquidavano le teorie alternative sull'11 settembre come "una boiata pazzesca"? In quell'occasione fu Blondet a rispondere a Deaglio per le rime. Io penso che tanto Blondet quanto Deaglio possiedano una dote rarissima nel mondo del giornalismo italiano: il coraggio di andare controcorrente. E' un peccato che passino il tempo a farsi lo sgambetto tra di loro. Anche i frequentatori del blog di Sabelli non sono tutti malvagi. C'è ad esempio l'ottimo Franco Vota, che non lesina i suoi post di sostegno e i suoi messaggi di solidarietà. Ma che aspettiamo a fondare un partito?
LA LOTTA NON SI FERMA

Nel frattempo, la APPO si prepara a ripristinare il proprio accampamento al convento di Santo Domingo, sgomberato due notti fa. Florentino López Martínez, portavoce della APPO, ha tenuto una conferenza stampa fuori dal Centro Diocesano dell’Arcidiocesi di Oaxaca, dove membri del collettivo sono stati ospitati durante la notte per evitare altri arresti. Alle 8 di oggi (lunedì) verrà ripristinato l’accampamento, che resterà lì – assicura Martínez – fino alla caduta di Ulises Ruiz. Riferendosi alla manifestazione di sabato, Martínez ha detto che gli agenti “si erano appostati sui tetti delle case e degli edifici del centro, in molti casi senza permesso dei proprietari, allo scopo di lanciare pietre, gas lacrimogeni e provocare i manifestanti”. Sono stati sparati colpi d’arma da fuoco contro simpatizzanti della APPO, provocando numerosi feriti. Martínez parla di “165 prigionieri politici, decine di desaparecidos, centinaia di feriti e diversi morti”, cifre non ancora confermate. In un’altra conferenza stampa, Antonio García Sánchez, coordinatore del presidio di Oaxaca, ha affermato che dopo quanto è successo ieri, la città di Oaxaca "è a grave rischio di un attacco dell'Esercito".
Secondo le ONG, i desaparecidos sarebbero 39, tra cui 13 donne. Sempre le ONG affermano che l’aggressione poliziesca è stata la causa di “un violento scontro tra la PFP e i militanti della APPO. Le strade del centro di Oaxaca sono state teatro di una violenta battaglia e di una brutale repressione contro una manifestazione popolare pacifica”. Le ONG confermano che i disordini sono stati causati dalle forze di polizia, che hanno iniziato a provocare i manifestanti con insulti, lanci di pietre e di lacrimogeni.
In solidarietà con la APPO, un centinaio di manifestanti hanno bloccato per tre ore l’Autostrada del Sole messicana, vicino all’uscita di Palo Blanco.
REPRESSIONE A OAXACA

Per informazioni:
www.asambleapopulardeoaxaca.com/
www.ipsnet.it/chiapas/unotiz06.htm (in italiano)
mexico.indymedia.org/Oaxaca
www.jornada.unam.mx/2006/10/29/index.php (sito de La Jornada)
narconews.com
Offensiva della PFP contro il popolo di Oaxaca
Scontri fra PFP e APPO in differenti punti della città
di Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO)
L’Altra Oaxaca
25 novembre 2006
La PFP ha incominciato, attorno alle 17, la sua aggressione contro membri dell’APPO che si stavano pacificamente manifestando nei paraggi dello zócalo.
Queste aggressioni hanno dato origine ad uno scontro fra PFP e membri dell’APPO che continua ancora.
Le strade del Centro Storico sono un campo di battaglia, i poliziotti federali, circa un’ora fa hanno cominciato a sparare con le armi contro i manifestanti. La polizia ministeriale dello stato e la PFP fa perquisizioni in alcuni punti come El Llano, la strade de Crespo, la Centrale di Approviggionamento e in altri punti.
Si riportano circa 40 detenuti, dei quali 20 sono donne. Ci sono vari feriti, uno molto grave.
Finora abbiamo informazioni di due compagni che hanno perso la vita, ma non abbiamo ancora conferme della loro identità.
In questo momento ardono gli uffici delle Relazioni Estere ubicati nella strada Pino Suárez ed il Tribunale Superiore di Giustizia in Viale Juárez.
La PFP insieme alla polizia dello stato ha scatenato un’offensiva contro il movimento sociale di Oaxaca. Camionette con poliziotti in civile ed altre della PFP stanno realizzando detenzioni di massa in vari punti della città, arrestano cittadini senza un documento d’identificazione: sono arresti extra-giudiziari.
Gli scontri sono arrivati fin nelle vicinanze di ADO e dell’IMSS nella strada. L’APPO ha ricevuto informazioni che in seguito agli ultimi eventi l’Esercito Messicano è in stato di allerta massima. Santo Domingo, sede del presidio permanente dell’APPO, è stato sgomberato dalla PFP dopo essere stato occupato.
Davanti a questa offensiva contro il popolo e per evitare altro spargimento di sangue l’APPO ha deciso di ripiegare.
Esigiamo il castigo di Felipe Calderón, Vicente Fox, Ulises Ruiz per questo massacro contro il popolo di Oaxaca.
Ci appelliamo a tutti i popoli del Messico e del Mondo a mobilitarsi affinché cessi questa aggressione.
Punizione degli assassini
Libertà per i prigionieri politici
Viva l’eroico popolo di Oaxaca
APPO
(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)
L'ANIMALE MORENTE
Brano tratto da "Uccidete la democrazia!" di Cremagnani e Deaglio.
QUI potete scaricare un comodo programmino (appena 42 kb) per truccare i risultati elettorali del vostro comune standovene comodamente seduti in poltrona. Grazie ai progressi della tecnologia, vincere le elezioni è oggi la cosa più semplice del mondo.
INTERVISTA A "AGENTE ITALIANO"

GLI ANONIMI DEL LIBRO: “LA SINISTRA SAPEVA, ORA DOVREBBE SPIEGARE”.
di Alessandro Trocino
Via mail, risponde “Agente Italiano”, nome collettivo per gli autori de “Il Broglio – Romanzo simultaneo”, l’opera da cui Enrico Deaglio ha tratto il film “Uccidete la democrazia!”.
Perché non vi rivelate? Deaglio ci ha messo la faccia.
“Anche il nostro editore. Noi non potevamo”.
Chi siete? Giornalisti, scrittori, politici?
“Gli estensori sono stati uno o due. Più altri per l’inchiesta. Potremmo essere giornalisti scrittori, politici. O magari sondaggisti”.
La tesi del vostro “romanzo” è questa: Berlusconi ha provato a scippare le elezioni.
“Ci manca la prova regina, ma ci sono fortissimi indizi. In Puglia, nei comuni di centrodestra, le bianche sono crollate molto più che altrove. A San Nicola Garganico, le schede bianche sono zero: abbiamo anche trovato una signora che ci ha detto di avere votato scheda bianca”.
Il calo di “bianche” sarebbe fisiologico.
“I due milioni in meno sono esattamente il 5% che manca ai sondaggi. Il 5% che Forza Italia si ritrova in più”.
Per Deaglio le schede sono state “taroccate” con un software.
“Per noi falsificate. Per questo il riconteggio non serve”.
Pisanu, Casini e Letta avrebbero fermato Berlusconi?
“E’ un’ipotesi. Ma è inspiegabile che Pisanu vada dal premier per 48 minuti bloccando lo spoglio”.
Siamo una repubblica fondata sui brogli e sul ricatto?
“Il sospetto è che non sia solo da oggi”.
Fassino sapeva?
“Certo, la sinistra sapeva. La convinzione nella sede DS che ci fosse stato un broglio è reale e supportata da testimonianze importanti. Ci dovrebbero spiegare la retromarcia dei DS dopo il voto”.
Però la sinistra tace.
“Non ha interesse: si tornerebbe al voto e la sinistra oggi quel 5% in più se lo sognerebbe”.
Il vostro editore, Aliberti, è di Reggio Emilia, stessa zona di Prodi. Qualcuno noterà la coincidenza.
“A proposito di coincidenze, non è solo la stessa provincia ma anche la stessa città”.
State lavorando a un seguito?
“Sì. Su come si sono comportati i partiti nel broglio. Se troveremo le conferme, ci sarà un’altra ipotesi scioccante”.
BROGLI: GIA' INSABBIATI?

Per evitare di dare alla notizia un rilievo comunque eccessivo, l’articoletto parla di “lite tra i poli”, presentando l’inaudito episodio di completa sottrazione della democrazia al popolo elettore come un banale ed innocuo battibecco politico. Completa l’opera un link tra la notizia e i preziosi commenti di Vittorio Zucconi, l’uomo che a tutt’oggi liquida le centinaia di prove raccolte sui fatti dell’11 settembre da ricercatori non di regime come “fantasie complottiste”.
Come la sentinella del deserto dei tartari, all’orizzonte vedo solo sabbia, nient’altro che sabbia.
POLONIO E IL MORTO CHE PARLA

dal sito www.effedieffe.com
E’ dunque col Polonio 210 che è stato ucciso a Londra l’ex agente del KGB Alexander Litvinenko.
Quasi un miracolo, perchè questo isotopo ha caratteri poco maneggevoli.
E’ molto instabile.
Emette parecchio calore spontaneamente, tanto che è stato usato come riscaldatore nelle navicelle spaziali russe, perché non gelassero durante la «notte» lunare.
E’ una fonte potente di radiazioni alfa, ma è innocuo a meno che non sia inghiottito o inalato.
Si trova infatti del Polonio 210 nel fumo di sigarette, ed è ritenuto uno dei principali cancerogeni del fumo; ma non è il tabacco in sé a contenerlo, bensì i fertilizzanti usati per la concimazione, ricavati dalla apatite, una roccia di fosfato.
Dunque è probabile che si trovi Polonio anche nell’insalata, ma su questo pericolo non veniamo adeguatamente allarmati.
Era usato nelle prime bombe atomiche al plutonio perché, mescolato al berillo, diventava un potente emettitore di neutroni mortali.






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