Archivio Ottobre 2006
L'ULTIMO ARTICOLO DI BRAD WILL
di Gianluca Freda (29/10/2006 - 16:35)
dal sito www.ipsnet.it
Tradotto dal Comitato Chiapas "Maribel" – Bergamo
Fotografie tratte da NarcoNews
MORTE A OAXACA
Un’altra morte nella resistenza di mesi a Oaxaca, Messico
di Brad Will
alba del 16 ottobre
Ieri sono andato a fare un giro con la brava gente di Oaxaca - veramente camminavo da tutto il giorno. Nel pomeriggio mi hanno mostrato dove le pallottole hanno colpito il muro. Hanno contato il numero di pallottole che potevano. Mi ha ricordato il portone della casa di amadou diallos, ma là c'erano i graffiti prima che cominciasse la sparatoria. Una pallottola che non avevano contato era ancora nella sua testa. Aveva 41 anni, Alejandro Garcia Hernandez, sulla barricata del quartiere ogni notte. Quella notte era uscito per raggiungere sua moglie e i figli per far passare un'ambulanza. Un camioncino ha tentato di proseguire. Lui s'è preso la pallottola quando ha detto loro che non potevano passare. Non l'avevano mai fatto. Quei militari in abiti civili hanno sparato.
Un giovane che vuole essere chiamato solamente Marco era con loro quando sono avvenuti gli spari. Una pallottola gli ha trapassato la spalla. Era sotto shock quando l'abbiamo incontrato. 19 anni, non l'aveva ancora detto ai suoi. Ha detto di essere stato sulle barricate ogni notte e che ci sarebbe ritornato non appena le ferite si fossero chiuse.
Solo giorni prima c'era stata una delegazione di senatori in visita per verificare l'ingovernabilità dello stato. Ci hanno provato. La voce è girata per fermare il resto del governo. In dozzine sono usciti dal centro della città con bastoni e bombole di vernice. Hanno preso tre autobus e sono andati per tutta la mattina nei palazzi del governo ad informarli che erano chiusi. Abbiamo apprezzato la loro cooperazione volontaria. Quando sono ripartiti dopo l'ultima fermata, sono comparsi tre uomini armati che hanno cominciato a sparare. Due autobus erano già stati portati via. 10 minuti di battaglia con lancio di pietre razzi e urla. Un ferito alla testa. Un altro alla gamba. Sono andati da soli all'ospedale mentre continuava la battaglia. Un appello alla radio e sono arrivate persone da tutte le parti. Gli uomini amati erano intorno all'edificio. Sono andati via. Forse dentro. Non è sicuro. Allerta. Sono stati avvistati dei poliziotti in borghese appostati intorno all'ospedale e la gente è corsa a proteggere i feriti.
Cosa si può dire di questo movimento. Questo momento rivoluzionario. Si sa che si sta costruendo, crescendo, plasmando. Lo puoi sentire. Cercando disperatamente una democrazia diretta. In novembre la APPO terrà una conferenza a livello statale per la formazione di un'Assemblea Statale del Popolo di Oaxaca (AEPO). In questo momento sono 11 gli stati, tra i 33 stati messicani, ad aver dichiarato la formazione di assemblee popolari come la APPO. Alcune dall'altra parte negli Stati Uniti - I marines sono tornati in mare anche se la polizia federale che ha devastato Atenco resta nelle vicinanze - Nel nuovo accampamento in Messico è iniziato uno sciopero della fame. Il senato può espellere URO. Chi sarà il prossimo nessuno lo sa. E' un puntino luminoso attraverso un vetro pronto a bruciare o mostrare la strada. E' chiaro che questo è più di uno sciopero, più dell'espulsione di un governatore, più di un blocco, più di una coalizione di settori. E' una vera rivolta di popolo. Dopo decenni di PRI regolato da corruzione, frode e pallottole la gente è stanca. Lo chiamano il tiranno. Parlano di distruggere questo autoritarismo. Non puoi non sentire il bisbiglio della giungla Lacandona nelle strade. Ad ogni angolo di strada decidono di resistere insieme. Lo vedi sui loro volti. Indigeni, donne, bambini. Così coraggiosi. In allerta nella notte. Orgogliosi e risoluti.
Ho camminato dalla barricata di Alejandro con un gruppo di simpatizzanti che venivano da una zona di periferia, ad un mezz'ora di distanza. Procedevo con gente furiosa, diretta verso l'obitorio. Sono entrato e l’ho visto. Non ho visto molti cadaveri nella mia vita. Ti opprimono. Un mucchio di cadaveri senza nome in un angolo. Il numero del morto, chi era più o meno. Niente refrigerazione. L'odore. Hanno dovuto aprirgli il cranio per estrarre la pallottola. Sono tornato con lui e con gli altri.
Ed ora Alejandro aspetta nello zocálo, come gli altri nei loro presidi, aspetta ad un punto morto, un cambiamento, una via d'uscita, una strada per proseguire, una soluzione… sperando che la terra si muova e si apra, aspettando che arrivi novembre per potersi sedere coi suoi cari nel Giorno dei Morti, per condividere cibo, bibite e canti… aspetta che la piazza si consegni a lui e scoppi… da solo aspetterà fino alla mattina ma questa notte spera che il governatore e i suoi prezzolati se ne vadano e non ritornino mai… una morte in più, un martire in più in una guerra sporca… un'occasione in più per piangere e sentire il dolore… un'occasione in più per conoscere il potere e la sua malvagità… una pallottola più cattiva nella notte… un’altra notte sulle barricate… alcuni fanno un falò, altri si coricano a dormire, ma tutti stanno con lui mentre si riposa per un'altra notte nella sua guardia"…
Gli assassini di Brad Will, fotografati e identificati da El Universal.
Da sinistra: Juan Carlos Soriano Velasco (maglietta rossa),
poliziotto detto “El Chapulín”; Manuel Aguilar (giacca scura),
capo del personale del municipio, e Avel Santiago Zárate
(camicia rossa), dirigente della sicurezza pubblica.
poliziotto detto “El Chapulín”; Manuel Aguilar (giacca scura),
capo del personale del municipio, e Avel Santiago Zárate
(camicia rossa), dirigente della sicurezza pubblica.
(Qui c'era una fotografia poi eliminata perché controversa)
SER LIBRE NO ES FÁCIL...
di Gianluca Freda (29/10/2006 - 14:00)
La rivolta della città messicana di Oaxaca inizia il 22 maggio di quest’anno, quando gruppi di insegnanti istituiscono un piantone rivendicando aumenti salariali. Al centro della protesta si pone la Sezione 22 del Magistero Democratico, una corporazione che da 26 anni rivendica miglioramenti per l’educazione ed il salario. Parte della sua strategia sono gli scioperi che si realizzano ogni anno nella vigilia del rinnovo del contratto. Constatando l’indifferenza e l’inadempienza del governo, il 22 maggio i maestri di Oaxaca istituiscono un presidio nello Zócalo della città, che occupa quasi 40 isolati. Bloccano il Palazzo del Governo, il Congresso statale, la Procura Statale, la Protezione Civile e molti altri enti. Venerdì 2 giugno Ulises Ruiz Ortiz, governatore dello stato di Oaxaca, intima ai maestri di tornare al lavoro il lunedì successivo, minacciando di denunciarli per abbandono della funzione. Ruiz è un autentico emblema della corruzione dell’apparato di potere messicano. Esercita la sua carica da un albergo di lusso di Città del Messico, delegando il governo al suo braccio destro Jorge Franco Vargas, già picchiatore dell’università statale Benito Juarez. Ruiz è un governatore virtuale.Non conosce la città che governa, non ci vive nemmeno, le sue attività principali consistono nell’appaltare opere pubbliche a parenti e amici e nel finanziare la campagna elettorale di Roberto Madrazo, candidato presidenziale del Pri (poi trombato alle elezioni del 2 luglio scorso, quelle vinte con l’imbroglio da Felipe Calderón). I maestri di Oaxaca rifiutano l’ultimatum e rafforzano i presìdi. Il 14 giugno, un paio di settimane prima delle elezioni presidenziali, Ruiz ordina alla polizia di sgomberare il centro della città dai presìdi dei maestri in lotta.

La repressione viene attuata con violenza inaudita. Lo sgombero inizia alle 4 di mattina ad opera di circa 2500 poliziotti ministeriali che entrano nell’accampamento dei maestri, aggredendo i manifestanti e sparando lacrimogeni di fabbricazione USA. Diversi manifestanti vengono uccisi nell’aggressione, almeno cinque donne denunciano aggressioni sessuali da parte dei poliziotti, il che esacerba gli animi e spinge i maestri di Oaxaca, appoggiati adesso dalla gran parte della popolazione, a resistere. Gli scontri durano per tutta la mattina. Il popolo di Oaxaca combatte per il controllo dello Zócalo contro la Polizia Preventiva Federale (PFP), l’Unità di Polizia per le Operazioni Speciali e la Polizia Ministeriale. I manifestanti difendono palmo a palmo gli isolati dello Zócalo erigendo barricate e utilizzando come armi machete, pali e pietre e proteggendosi con gli scudi e i caschi strappati agli assalitori. Vengono organizzate brigate di maestri per assistere la gente con acqua, aceto e coca-cola, per contrastare gli effetti dei lacrimogeni. Alle 9.30 della mattina la polizia si ritira e lo Zócalo torna nelle mani dei manifestanti. Da allora la popolazione di Oaxaca si è riunita in un comitato di lotta permanente chiamato APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca) che oggi aggrega più di 350 organizzazioni di tutto lo stato e ha la sua voce di lotta in Radio Plantón, che si può ascoltare anche su internet all’indirizzo www.asambleapopulardeoaxaca.com ).

Venerdì scorso era scaduto l’ultimatum di 72 ore che la APPO aveva dato al governatore Ruiz per presentare le dimissioni. Ruiz, ovviamente, ha rifiutato e la risposta della APPO è stata il rafforzamento delle barricate, il blocco delle principali vie di comunicazione e il boicottaggio delle principali catene commerciali. Questo ha scatenato la reazione del governo statale che ha dato via libera ai paramilitari, integrati da poliziotti in borghese e funzionari governativi, per la repressione della rivolta. Il sodalizio tra il governatore Ruiz (Pri) e il partito di governo (Pan) è stato reso necessario dalla debolezza di quest’ultimo. Infatti, il prossimo 1° dicembre dovrebbe aver luogo il passaggio di poteri tra l’attuale presidente, Vicente Fox, e il neoeletto (con l’imbroglio) Felipe Calderón. L’insediamento del nuovo presidente del Pan è giustamente contestato, tanto che Lopez Obador – il candidato di sinistra “sconfitto” da Calderón alle presienziali – il 20 novembre prossimo ha intenzione di proclamarsi pubblicamente “presidente legittimo”, appoggiato dalle numerose manifestazioni di piazza che da luglio si susseguono in tutto il paese. In questa situazione il Pan ha un disperato bisogno dell’appoggio del Pri ed ecco spiegato il supporto fornito dal governo statale alla repressione della lotta di Oaxaca.

Da ieri all’aeroporto di Oaxaca continuano ad arrivare voli carichi di agenti del PFP incaricati di eprimere la rivolta. Sono attesi circa 4000 uomini, un piccolo esercito. Ieri la violenza dei paramilitari e della polizia governativa ha già fatto quattro morti tra i manifestanti, tra cui l’attivista newyorchese di Indymedia Bradley Roland Will, alla cui morte il Manifesto di oggi ha dedicato la prima pagina. Will è stato ucciso mentre cercava di documentare la resistenza del popolo di Oaxaca sulle barricate allestite in Santa Lucia del Camino. QUI potete vedere alcune delle immagini girate da Brad Will negli ultimi giorni. Un altro degli uccisi è il maestro Emilio Alonso Fabian, la cui uccisione è documentata da questo filmato di Indymedia. Ci sono decine di feriti e centinaia di persone arrestate o scomparse. Il presidente Fox ha intenzione di reprimere nel sangue la rivolta di Oaxaca, per rendere chiaro a tutti il destino che attende chi osa alzare la testa contro la ferocia dello stato e dei suoi interessi. L’APPO sul suo sito ha lanciato un appello alla resistenza:

Facciamo appello a tutte le organizzazioni solidali, a tutti i fronti, alla società civile del Messico e del mondo perché intraprendano mobilitazioni pacifiche allo scopo di impedire questo bagno di sangue al quale anche il governo federale di Vicente Fox ha dato il proprio supporto.
Facciamo appello alle organizzazioni per i diritti umani nazionali e internazionali, alla stampa nazionale e internazionale perché vengano nella città di Oaxaca a constatare la violenza che sta generando il governo di Ulises Ruiz al quale si sono aggiunti Vicente Fox e Calderón.
Aggiornamenti su:
www.asambleapopulardeoaxaca.com
www.ipsnet.it/chiapas/unotiz06.htm (in italiano)
mexico.indymedia.org/Oaxaca
www.jornada.unam.mx/2006/10/29/index.php (sito de La Jornada)
narconews.com

La repressione viene attuata con violenza inaudita. Lo sgombero inizia alle 4 di mattina ad opera di circa 2500 poliziotti ministeriali che entrano nell’accampamento dei maestri, aggredendo i manifestanti e sparando lacrimogeni di fabbricazione USA. Diversi manifestanti vengono uccisi nell’aggressione, almeno cinque donne denunciano aggressioni sessuali da parte dei poliziotti, il che esacerba gli animi e spinge i maestri di Oaxaca, appoggiati adesso dalla gran parte della popolazione, a resistere. Gli scontri durano per tutta la mattina. Il popolo di Oaxaca combatte per il controllo dello Zócalo contro la Polizia Preventiva Federale (PFP), l’Unità di Polizia per le Operazioni Speciali e la Polizia Ministeriale. I manifestanti difendono palmo a palmo gli isolati dello Zócalo erigendo barricate e utilizzando come armi machete, pali e pietre e proteggendosi con gli scudi e i caschi strappati agli assalitori. Vengono organizzate brigate di maestri per assistere la gente con acqua, aceto e coca-cola, per contrastare gli effetti dei lacrimogeni. Alle 9.30 della mattina la polizia si ritira e lo Zócalo torna nelle mani dei manifestanti. Da allora la popolazione di Oaxaca si è riunita in un comitato di lotta permanente chiamato APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca) che oggi aggrega più di 350 organizzazioni di tutto lo stato e ha la sua voce di lotta in Radio Plantón, che si può ascoltare anche su internet all’indirizzo www.asambleapopulardeoaxaca.com ).
Venerdì scorso era scaduto l’ultimatum di 72 ore che la APPO aveva dato al governatore Ruiz per presentare le dimissioni. Ruiz, ovviamente, ha rifiutato e la risposta della APPO è stata il rafforzamento delle barricate, il blocco delle principali vie di comunicazione e il boicottaggio delle principali catene commerciali. Questo ha scatenato la reazione del governo statale che ha dato via libera ai paramilitari, integrati da poliziotti in borghese e funzionari governativi, per la repressione della rivolta. Il sodalizio tra il governatore Ruiz (Pri) e il partito di governo (Pan) è stato reso necessario dalla debolezza di quest’ultimo. Infatti, il prossimo 1° dicembre dovrebbe aver luogo il passaggio di poteri tra l’attuale presidente, Vicente Fox, e il neoeletto (con l’imbroglio) Felipe Calderón. L’insediamento del nuovo presidente del Pan è giustamente contestato, tanto che Lopez Obador – il candidato di sinistra “sconfitto” da Calderón alle presienziali – il 20 novembre prossimo ha intenzione di proclamarsi pubblicamente “presidente legittimo”, appoggiato dalle numerose manifestazioni di piazza che da luglio si susseguono in tutto il paese. In questa situazione il Pan ha un disperato bisogno dell’appoggio del Pri ed ecco spiegato il supporto fornito dal governo statale alla repressione della lotta di Oaxaca.
Da ieri all’aeroporto di Oaxaca continuano ad arrivare voli carichi di agenti del PFP incaricati di eprimere la rivolta. Sono attesi circa 4000 uomini, un piccolo esercito. Ieri la violenza dei paramilitari e della polizia governativa ha già fatto quattro morti tra i manifestanti, tra cui l’attivista newyorchese di Indymedia Bradley Roland Will, alla cui morte il Manifesto di oggi ha dedicato la prima pagina. Will è stato ucciso mentre cercava di documentare la resistenza del popolo di Oaxaca sulle barricate allestite in Santa Lucia del Camino. QUI potete vedere alcune delle immagini girate da Brad Will negli ultimi giorni. Un altro degli uccisi è il maestro Emilio Alonso Fabian, la cui uccisione è documentata da questo filmato di Indymedia. Ci sono decine di feriti e centinaia di persone arrestate o scomparse. Il presidente Fox ha intenzione di reprimere nel sangue la rivolta di Oaxaca, per rendere chiaro a tutti il destino che attende chi osa alzare la testa contro la ferocia dello stato e dei suoi interessi. L’APPO sul suo sito ha lanciato un appello alla resistenza:
Facciamo appello a tutte le organizzazioni solidali, a tutti i fronti, alla società civile del Messico e del mondo perché intraprendano mobilitazioni pacifiche allo scopo di impedire questo bagno di sangue al quale anche il governo federale di Vicente Fox ha dato il proprio supporto.
Facciamo appello alle organizzazioni per i diritti umani nazionali e internazionali, alla stampa nazionale e internazionale perché vengano nella città di Oaxaca a constatare la violenza che sta generando il governo di Ulises Ruiz al quale si sono aggiunti Vicente Fox e Calderón.
Aggiornamenti su:
www.asambleapopulardeoaxaca.com
www.ipsnet.it/chiapas/unotiz06.htm (in italiano)
mexico.indymedia.org/Oaxaca
www.jornada.unam.mx/2006/10/29/index.php (sito de La Jornada)
narconews.com






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