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    GUERRE DI RELIGIONE

    di Gianluca Freda (09/09/2006 - 00:47)



    Credo che continuerò ancora per qualche tempo a parlare (anche) della truffa delle missioni lunari. E non perché io abbia la pretesa di convincere dell’esistenza della truffa coloro che, dopo tutte le panzane raccontate dagli USA nell’ultimo secolo, sono ancora convinti che gli statunitensi siano andati a spasso sulla Luna. Figuriamoci. In quasi quarant’anni di ricerche sull’argomento gli scettici hanno raccolto centinaia di prove sulla messinscena delle missioni Apollo, alcune delle quali di clamorose proporzioni. Se gli adepti della verità mediatica non si sono convinti neppure di fronte a questa immensa  mole di materiale, immaginiamoci cosa potrei fare io col mio piccolo blog. No, non ci provo nemmeno.
    Se continuerò a parlare della missioni Apollo è solo perché mi sto divertendo un mondo. Avevo sempre dato per scontato che i viaggi sulla Luna fossero un imbroglio per creduloni, ma non mi ero mai curato di approfondire i modi e i mezzi con cui questo imbroglio era stato perpetrato, né il contesto sociale in cui era maturato. La mia diffidenza verso l’autenticità dei viaggi sulla Luna derivava da una banale considerazione logica: basta guardare le enormi difficoltà che la NASA sta incontrando con il programma Shuttle per capire che i primi passi verso la conquista umana dello spazio si stanno muovendo SUL SERIO soltanto adesso. E sono passi disastrosi. Il programma spaziale arranca, gli Shuttle continuano ad esplodere in volo con i loro preziosi equipaggi costati all’ente spaziale americano anni e anni di preparazione e milioni di dollari dei contribuenti. Ma come? Se con la primitiva tecnologia degli anni ’60, quando il più avanzato computer del mondo possedeva un decimo della memoria e della capacità di calcolo del mio cellulare, si riusciva a mandare uomini sulla Luna quasi ogni fine settimana, gioiosi e saltellanti come collegiali ad un picnic? Come mai con la tecnologia enormemente più avanzata dei nostri giorni la Luna sembra di nuovo un sogno irraggiungibile? La risposta è ovvia, per chi solo abbia voglia di vederla: i viaggi sulla Luna, dalla dimensione del sogno, non sono mai usciti, né usciranno così facilmente.

    Leggere le scoperte che i “complottisti” hanno compiuto in questi anni riguardo alla truffa lunare è stato enormemente interessante. Alcune cose mi hanno fatto imbestialire, altre sbellicare dalle risate, come il LEM improvvisato con cartacce e manici di scopa che ho postato qualche giorno fa. Soprattutto, ho scoperto molte cose sulla meccanica del potere: sugli strumenti che utilizza per la persuasione delle masse, sul disprezzo assoluto che - a torto o a ragione - nutre verso i suoi sudditi, sui meccanismi psicologici che spingono milioni di persone a prendere per veri eventi del tutto implausibili e messi in scena senza nemmeno troppa cura dei particolari.

    Per esempio, uno dei ragionamenti che sento fare più spesso per sostenere la credibilità delle missioni Apollo è: “se l’allunaggio fosse stato una farsa, i russi, grandi sconfitti nella corsa allo spazio, avrebbero rivelato al mondo le bugie americane”. Vorrei poter dire che si tratta di un ragionamento sbagliato, ma in realtà non è neppure un ragionamento, bensì una forma di malferma barriera psicologica che un soggetto erge contro verità troppo dolorose o difficili da accettare. Un po’ come quelle signore che si rifiutano di accettare che il marito le tradisca, affermando: “se fosse così, qualcuno me lo avrebbe detto”, ma si rifiutano categoricamente di seguirlo o annusargli le camicie per paura di scoprire qualcosa. C’erano in realtà molti motivi per cui i russi non dissero nulla. Un po’ perché il livello tecnologico dei loro sistemi di sorveglianza era molto meno sofisticato di quel che allora si credesse e che ancor oggi si creda. Un po’ perché non è detto che anche i russi, con il loro programma spaziale, non avessero scheletri nell’armadio che gli americani avrebbero potuto, a loro volta, tirar fuori. Un po’ perché ciò che interessava all’URSS era soprattutto il controllo sull’informazione interna, e per ottenerlo bastava evitare di dare troppa pubblicità alla notizia dell’allunaggio, senza bisogno di lanciarsi in accuse di simulazione che avrebbero potuto sembrare frutto dell’invidia e suonare come ammissione della sconfitta.

    Ma il motivo principale fu che la perpetrazione dell’inganno non fu un’irregolare alterazione della correttezza del gioco, bensì il gioco stesso. La corsa allo spazio non fu una gara tecnologica tra le due superpotenze. L’URSS sapeva fin da principio di non poter competere con gli americani sul piano dell’avanzamento tecnologico e militare. La corsa allo spazio fu una sfida sulla forza propagandistica dei due contendenti, sulla loro capacità di catturare il consenso e la fedeltà delle masse, campo nel quale l’URSS credeva di essere ancora superiore all’avversario. Il comunismo era stato per più di sessant’anni una religione più che un’ideologia. Per più di sessant’anni aveva guidato le speranze e le aspettative delle persone di ogni parte del mondo, ridisegnando il passato, illuminando di speranza il presente, dipingendo il futuro del rosso vivo di un’utopia collettiva di necessaria realizzazione. I membri del PCUS, che di questa religione erano i sacerdoti, avevano posseduto per decenni il potere che appartiene ai sacerdoti di ogni religione: quello di ridisegnare il mondo secondo il proprio volere, perché le persone, da che esiste l’umanità, sono disposte a negare la realtà che hanno sotto gli occhi se i loro ministri del culto glielo richiedono con i giusti incentivi. L’URSS era convinta che l’appeal che l’ideale comunista esercitava da decenni sulle masse potesse rappresentare ancora un’arma segreta da giocare contro gli USA. La corsa allo spazio fu una sfida tra due religioni – o due visioni del mondo, se si preferisce – che condividevano alcuni presupposti ideologici (la fede cieca nella scienza e nella sua capacità di produrre SOLO progresso) e si dividevano sui criteri di edificazione dell’utopia (azione collettiva delle masse vs. capacità individuale del singolo). La posta in palio non era il controllo dello spazio (che nessuno possiede, nemmeno oggi) ma il controllo dell’umanità garantito - al contendente che avesse vinto la sfida - dal predominio di una visione del mondo che avrebbe adunato intorno a sé, per i decenni successivi, la fiducia incondizionata e il consenso dei fedeli. Una posta che la vecchia religione comunista si illudeva di poter vincere senza troppo sforzo.
    Si sbagliava.
    Il 20 luglio del 1969 i vecchi sacerdoti scoprirono con orrore che la nuova religione americana era penetrata in maniera così potente e capillare nel loro continente da avergli tolto, dopo la supremazia tecnologica e militare, anche la possibilità di un controllo propagandistico. Sui televisori accesi d’Europa e del mondo scorrevano le immagini sfocate di una grandiosa menzogna, inverosimile, illogica, spudorata e, soprattutto, mal realizzata. Ma la gente, nonostante tutto, CI CREDEVA, si esaltava, svegliava i bambini in piena notte per mostrargli, con commozione, il futuro radioso che la scienza e i suoi sacerdoti, vestiti dei paramenti sacri della nuova religione, avevano in serbo per il genere umano. Nessuno si poneva domande, perché questo è il potere delle religioni quando sono giovani e potenti: mettere a tacere ogni capacità critica con la forza della gioia e della speranza – prima che arrivi il declino e, con esso, l’estremo tentativo di zittire le risorgenti capacità critiche con la paura e la guerra.
    L’URSS ne uscì distrutto. La religione comunista si chiuse in se stessa, isolandosi silenziosa dietro il suo muro. Non rivelò a nessuno l’imbroglio americano, non perché non ne fosse a conoscenza, ma perché la capacità di imbrogliare le moltitudini era il nucleo del gioco a cui aveva giocato, perdendo. Seguirono vent’anni di declino, poi il suicidio, uno dei più terribili della storia, mentre la nuova dottrina diventava prima egemone e poi pensiero unico. Infine, anche per lei, arrivò il declino, giunto oggi vicino alla fase terminale, quando le antiche menzogne escono dal buio come enormi sfere e la verità non si riesce più tenere a bada. 

    Studiando la truffa lunare si impara a stare attenti a ciò che si pensa, perché tutto ciò che pensi e speri può essere usato dal potere contro di te; si impara ad avere una visione flessibile del mondo, perché il potere prospera sull’incapacità delle sue vittime di cambiare idea; si impara che l’immensità della menzogna è garanzia del suo funzionamento, perché una menzogna immensa difficilmente sarà svelata e chi la svela non sarà creduto; si impara anche che, se è vero che ogni guerra di religione cela appetiti economici di una classe dominante, è anche vero l’inverso, e cioè che l’acquisito potere economico si traduce in desiderio di dominio sulle coscienze. La corsa allo spazio fu una guerra di religione travestita con gli stracci della competizione tecnologica, economica e militare.
    Alla fine, come accade per tutte le guerre, non ha vinto nessuno.   

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