Ciao sono Gianluca Freda
Vedi il mio profilo


Settembre 2006

DLMM GVS
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

I miei links preferiti

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Settembre 2006

LA BANCA DEL BUCO

by Gianluca Freda (30/09/2006 - 21:28)



I nuovi schiavi e il denaro che non c’e’
di  Pierluigi Paoletti     (tratto da www.centrofondi.it)


"Potrete ingannare tutti per un pò. Potrete ingannare qualcuno per sempre. Ma non potrete ingannare
tutti per sempre.” 

                              Abramo Lincoln


Altro che impacciato, helicopter Bernanke il nuovo governatore della FED americana e’ un professionista degno erede di mr. Greenspan. Con interventi apparentemente contraddittori e sconclusionati (ora aumento i tassi, ora li diminuisco, ma non troppo…forse…) sta tenendo i mercati finanziari e valutari a galla come un vero illusionista di professione. Tre parole azzeccate ed il gioco e’ fatto: dollaro giu’, dollaro su euro su, oro giu’, borse su ….una stampatina di monete da gettare dall’elicottero (appunto) e l’economia riprende…facile no? Ovviamente non e’ da solo in questa avventura, ma e’ il direttore d’orchestra di tutte le altre bande centrali che aprendo e chiudendo i rubinetti creditizi e monetari determinano la riuscita o il fallimento di nazioni, imprese e persone di tutto il mondo.

Altro che politica, altro che governi di destra o sinistra…i veri padroni del mondo sono loro. Con il giochino stupido stupido di rifilarci cartamonetastraccia contro ricchezza reale hanno soggiogato tutto il primo, il secondo e pure il terzo mondo, ma non basta, chiedendo anche gli interessi tengono schiave miliardi di persone che si scannano le une con le altre per cercare di accaparrarsi abbastanza denaro da restituire. Il bello e’ che la cartamonetastraccia per gli interessi non viene deliberatamente stampata, quindi ogni giorno necessariamente c’e’ chi soccombe nella continua lotta alla ricerca del denaro e viene schiacciato, deriso, umiliato e emarginato dal sistema, mentre loro decidono come Dei della vita e della morte delle persone assaggiando chicchi d’uva matura e sorseggiando nettare nelle loro dimore sull’Olimpo.

Non ci credete? Bene, ve lo spieghiamo in un modo molto semplice: a fronte dell’emissione di denaro, la banda centrale chiede titoli di debito (obbligazioni) allo stato di pari importo – es. lo stato ha bisogno di 100 talleri, la banda centrale stampa 100 talleri a fronte di una promessa di restituzione da parte dello stato di 100 talleri piu’ un modico tasso di interesse. Ora, immaginiamo che non esista altra moneta in circolazione se non quei 100 talleri, dove pensate che lo stato trovera’ i talleri in piu’ per gli interessi? Ovviamente da nessuna parte, NON ESISTONO! L’unica possibilita’ e’ toglierli da quei 100, ma allora si rinuncia ad una parte dell’investimento, oppure chiederli alla banda centrale che pero’ li stampera’ solo a fronte di altre obbligazioni e chiedendo altri interessi.
Capito allora dove sta il trucco?

In pratica hanno creato un sistema per il quale la restituzione degli interessi e’ impossibile se non attraverso un nuovo indebitamento e la cosa e’ resa ancora piu’ difficile perche’ a fronte di talleri di cartastraccia alla banda centrale lo stato deve restituire ricchezza vera prodotta dal lavoro e dall’intelligenza delle persone. Purtroppo pero’ non finisce qui. Lo stato di per se’ non produce niente, e’ solo un’invenzione giuridica e per far fronte ai sui impegni con la banda centrale chiede tasse sempre piu’ alte ai suoi cittadini e alle sue aziende diminuendo sempre piu’ i servizi erogati in modo proporzionale all’aumento del debito. I cittadini e le aziende a loro volta dovendo far fronte ad un costante aumento delle imposizioni statali sul reddito prodotto (Irpef, Irpeg, ecc.) e sui beni consumati (accise, Iva, ecc.), molte volte sono costretti ad indebitarsi attraverso il sistema bancario che a sua volta chiede altri e piu’ sostanziosi interessi esattamente con lo stesso sistema della banda centrale solo che la moneta emessa sara’ monetastracciavirtuale ovvero generata dal computer (sappiamo cosa state pensando…levatevelo dalla testa il vostro computer non e’ buono, quelli che creano denaro sono solo quelli delle banche!).

Attenzione, anche in questo caso pero’ mancano i talleri per gli interessi, semplicemente NON ESISTONO. Quindi lo stesso sistema con il quale vengono indebitati gli stati dalle bande centrali, viene utilizzato dalle bande commerciali per indebitare aziende e singoli e poiche’ lo stato non esiste i singoli, in pratica devono pagare due volte, una per l’indebitamento dello stato (importo nominale piu’ interessi) e un’altra per l’indebitamento personale (importo nominale piu’ interessi) a fronte di cosa? Di cartamonetastraccia in un caso e di monetastracciavirtuale nell’altro!
Adesso capite perche’ se il nostro PIL non cresce siamo immediatamente tutti piu’ poveri?
Che per non diventare poveri dobbiamo correre sempre di piu’?
Adesso vi e’ piu’ chiaro cosa vogliono dire quando parlano di sana competizione?

Significa che per restituire il prestito alla vostra banca dovete lottare nell’arena con gli altri per arrivare ad accaparrarsi quella poca monetastraccia di carta o virtuale togliendola a qualcun altro che non trovandone piu’ disponibile verra’ pignorato dei suoi beni, verra’ dichiarato fallito e lasciato ai margini della societa’ come persona indegna perche’ non e’ riuscito a procurarsi qualcosa che NON ESISTE!
Ah se sapessero che non e’ tutta colpa loro se non hanno trovato il denaro che non c’e’ se la loro azienda e’ fallita, se non sono riusciti a rientrare in tempo nei termini dello scoperto di conto corrente…ah se sapessero che sono vittima di un meccanismo perverso fatto apposta perche’ ogni giorno qualcuno soccomba e sia fagocitato dagli uffici legali delle banche e dagli ufficiali giudiziari… se lo sapessero…
Se lo sapessero le famiglie dove prima lavorava solo il capofamiglia e manteneva quattro o piu’ persone, mentre oggi solo per sopravvivere devono lavorare almeno in due ed a volte non basta…se sapessero che la casa che hanno acquistato con tanti sacrifici la pagheranno almeno il doppio alla banca che gli ha “concesso” un mutuo a 10-20 o 30 anni (una vita intera) con un semplice click sul computer ovvero semplice aria fritta, e se non riuscissero a pagare le rate ecco che la banca si prende la loro casa, la loro vita … ah se lo sapessero.

Se lo sapessero coloro che votano a destra o a sinistra perche’ trionfi la pace, la liberta’ e la democrazia, perche’ vengano tutelati i loro interessi, se sapessero che quegli stessi politici che parlano di alti ideali e rispetto delle regole sono stipendiati due volte, una, piuttosto profumatamente, dalla comunita’ e l’altra dai loro veri padroni, sempre con i nostri soldi sia chiaro, che li hanno messi in quella posizione per eseguire meglio i loro ordini…se lo sapessero quelli che hanno votato la sinistra…se lo sapessero quelli che hanno votato la destra.
Se sapessero come hanno svenduto l’Italia nel 1992 e come continuano a farlo imperterriti, con quella faccia tosta di chi ha le spalle coperte dai potenti…se lo sapessero.

Se sapessero che in 10 anni di finanziarie ci hanno sottratto 240 miliardi di euro e con
quella che verra’ fanno 275 miliardi di euro ovvero 532.474.250.000.000 di lire. Pensate a quante cose si potevano fare con quei soldi che invece sono finiti nelle tasche delle banche centrali per ripianare un debito che NON ESISTE!
Ci hanno rubato tutto persino le parole. Non possiamo urlare Forza Italia senza pensare a Berlusconi, non possiamo pensare alla pace senza pensare ai militari con i carri armati impegnati nelle missioni di peace-keeping (?!), alla democrazia senza pensare all’Afghanistan o all’Iraq e agli americani che la esportano come fosse una merce. Dicono che siamo un popolo libero e democratico, secondo noi un popolo e’ libero quando puo’ scegliere, quando fischietta mentre lavora, quando i suoi figli crescono con l’amore della famiglia, ma come puo’ esserci tutto questo con un sistema monetario creato per indebitare, soggiogare, derubare? Che per onorare assurdi ed inesistenti debiti spinge le persone a lottare le une contro le altre?

Se vi guardate intorno vedrete sempre piu’ persone correre dalla mattina alla sera per un pugno di cartastraccia per rincorrere scadenze, tasse, debiti, bollette, affitti, rate, multe, cartelle pazze ecc. non ne troverete nemmeno uno che mentre fa il suo lavoro fischietta ed e’ felice. Siamo davvero liberi o siamo i nuovi SCHIAVI?
Ahh se tutti loro sapessero queste cose… cosa pensate che farebbero?


That’s all folks


PS: Henry Ford lo sapeva:
“È un bene che gli abitanti della nazione non capiscano abbastanza il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo facessero, credo che ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina.”


Vota questo post

CARO DIARIO...

by Gianluca Freda (30/09/2006 - 13:04)



Anche il settimanale Diario, uno dei giornali più liberi che ci siano in Italia, è finito per scivolare sull’11 settembre. Ed è stato uno scivolone disastroso, per i motivi che spiega Maurizio Blondet in questo provvidenziale articolo. Il giornale di Enrico Deaglio accredita la versione ufficiale dei fatti, ma lo fa riciclando le vecchie affermazioni della rivista americana Popular Mechanics, che nel marzo del 2005 dedicò un intero numero alla contestazione delle tesi “complottiste”. Le affermazioni di Popular Mechanics sono già state ampiamente smentite e smontate ed è un gran brutto segnale il fatto che perfino un giornale come Diario esponga certi punti di vista – oltretutto non suoi – senza nemmeno aver cura di accertarsi che siano in grado di reggere ad un confronto con le controargomentazioni.

I “300 esperti” che Popular Mechanics aveva consultato per redigere l’inchiesta, oltre a essere assai meno di 300, erano tutti funzionari del governo americano, non particolarmente ansiosi di perdere il posto. L’uomo che organizzò l’inchiesta fu il 25enne Benjamin Chertoff, cugino di quel Michael Chertoff che Bush ha messo a capo dell’Homeland Security Department americano. E’ inoltre abbastanza comico il fatto che un’inchiesta di questa importanza sia stata affidata ad un 25enne, pomposamente definito “senior researcher” dalla direzione del giornale. Popular Mechanics è una rivista del gruppo Hearst, che è presieduto da Cathleen Black, moglie di Thomas E. Harvey, già assistente del direttore della CIA e oggi ai vertici del Dipartimento della Difesa americano.

Nel settembre 2004, poco prima di uscire con l’articolo che Diario acriticamente ripropone, lo staff di Popular Mechanics aveva subìto una serie di “purghe” che avevano portato al licenziamento improvviso e non motivato di un gran numero di suoi membri, al ritmo di tre o quattro “teste tagliate” al mese. Ciò non solo per sostituire ricercatori troppo “indipendenti” con uomini di fiducia della direzione, ma anche per far capire che, se si era affezionati al posto di lavoro, era meglio non contestare troppo la linea ufficiale della rivista. Tra le vittime eccellenti ci furono il direttore di PM, Joe Oldham, e anche il direttore creativo del giornale, al quale fu intimato di abbandonare la propria scrivania con un preavviso di un’ora e mezza, dopo 21 anni di onorata carriera. E’ triste che un giornale come Diario, che ha costruito la propria reputazione sulla base rigorosamente investigativa delle proprie inchieste, citi affermazioni altrui senza neppure curarsi di valutare l’attendibilità delle fonti. Diario è il giornale che alla fine di ottobre dovrebbe uscire con un DVD sui brogli elettorali italiani dell’aprile scorso. E adesso come faccio a fidarmi?

Vota questo post

BEST BEFORE 2012

by Gianluca Freda (20/09/2006 - 20:28)

di Eugenio Benetazzo
da www.disinformazione.it

Siete tutti presi dalla preoccupazione dovuta al rialzo dei tassi di interesse e del possibile inasprimento del conflitto militare tra Israele e il Libano, ma nel nostro imminente futuro qualcosa di più nefasto ed apocalittico aspetta il genere umano con il suo benessere e certezze costruite.
E su cosa è costruito questo benessere e queste certezze ? Su quello straordinario fluido nero che abbiamo chiamato petrolio che ha consentito alla civiltà umana di prosperare ed evolversi con una fenomenologia sorprendente senza precedenti storici.

Pochi sono a conoscenza del fatto che tra il 2001 ed il 2004 si è con molta probabilità raggiunto quello che i geofisici chiamano il picco di produzione mondiale del petrolio. Con questo termine si individua un momento storico della civiltà umana alquanto buio e drammatico: per la prima volta dopo circa un secolo dalla nascita dell’era petrolifera, la quantità estratta ed offerta dai paesi OPEC e NON-OPEC non è più in grado di soddisfare la domanda complessiva dei paesi industrializzati, creando un deficit giornaliero di circa 2/3 milioni di barili al giorno (destinati a crescere esponenzialmente anno dopo anno).

La presenza di questo deficit quotidiano di qualche milione di barili lo paghiamo già da alcuni anni con il lento e progressivo rialzo del greggio che nei prossimi trimestri è destinato a varcare la soglia dei 90 USD: scordatevi di rivedere in futuro il petrolio sotto i 50 USD. A compromettere ulteriormente lo scenario mondiale ci hanno pensato anche Cina ed India, che svegliati da un lungo letargo ancestrale, hanno completamente modificato il fabbisogno di approvvigionamento mondiale di greggio.

Attenzione, evitiamo di fare confusione: il petrolio non sta terminando dal punto di vista quantitativo, si sta semplicemente esaurendo nella sua migliore consistenza qualitativa. Quello che infatti viene volgarmente chiamato petrolio, e che estrattivamente parlando viene indicato con il termine LCO (light crude oil), identifica una convenzionale qualità di greggio priva di zolfo e molto fluida: tali caratteristiche lo rendono pertanto molto facile da estrarre e raffinare. Questo tipo di greggio costituisce solitamente il 35/40 % di ogni giacimento: il restante è composto da petrolio pesante (ricco di zolfo), bitumi e sabbie oleose (oli sands). Si sta esaurendo il greggio leggero, quello che 140 raffinerie su 150 in tutto il mondo sono in grado di poter raffinare. Questo tipo di greggio è quello tra l’altro più redditizio industrialmente parlando, mentre il rimanente è addirittura antieconomico, il che significa che si spenderebbe più denaro ad estrarlo e raffinarlo di quanto se ne potrebbe ottenere dal suo usuale sfruttamento.

La maggior parte di noi è abituata a pensare che una carenza di greggio sui mercati comporti, per esempio, un minore ricorso all’utilizzo dei mezzi automobilistici, un pò quello che avvenne durante le due crisi petrolifere del 73 e del 79. Peccato però che quei due momenti di contrazione dell’offerta petrolifera avevano natura politica e non strutturale come oggi.
Dobbiamo immaginare il sistema economico mondiale come un organismo umano: per il primo, il petrolio è come l’acqua per il secondo, perciò di importanza vitale. Un essere umano è composto per circa il 70 % di acqua, quindi circa 50 litri su una corporatura media di 70 kg . Per soccombere non è necessario perdere tutti i 50 litri di acqua, ma è sufficiente una mancanza del 5 %, quindi poco meno di 3 litri , per far collassare e morire l’organismo in seguito a disidratazione.

Il sistema economico mondiale è analogamente uguale: per collassare su stesso è sufficiente che venga a mancare appena un 5 % della sua linfa vitale: il petrolio. Preparatevi perciò a LATOC ovvero alla Life After The Oil Crash, un impensabile ridimensionamento e trasformazione della vita umana per come siamo abituati a concepirla.
L’utilizzo dei mezzi automobilistici per trasportare merci e persone è in realtà un problema secondario in quanto la prima area di attività umana profondamente modificata sarà l’attività agroindustriale. La produttività e fertilità dei terreni agricoli è cresciuta in ¾ di secolo al tasso medio del 5 % all’anno proprio grazie al fenomenale contributo della petrolchimica. Fertilizzanti, pesticidi, pompe di irrigazione ed ogni sorta di attrezzatura agricola hanno consentito di ottenere raccolti quantitativamente abbondanti ed impensabili rispetto ai cicli naturali imposti dalla natura, raccolti che hanno permesso di sostenere il tenore alimentare degli allevamenti intensivi e poter quindi disporre e consumare generi alimentari di derivazione animale un tempo impensabili.

Pensate solamente ai consumi di carne di 50 anni fa e rapportateli a quelli odierni (tralasciando l’aspetto qualitativo). Pensate a quanti generi alimentari raffinati e preconfezionati vengono resi disponibili sottocasa grazie ai processi di surgelamento e di trasporto dai lontani luoghi di confezionamento.
Questa è la vera essenza del traumatico mutamento epocale che ci attende: l’insostenibilità dell’attuale sistema alimentare, e non parlo di chi è abituato a vivere con un dollaro al giorno ed uno pseudo pasto caldo alla settimana, ma della totalità dei paesi occidentali industrializzati, che hanno potuto prosperare proprio in virtù di una straordinaria abbondanza, ricchezza e varietà alimentare, mai vista nei secoli precedenti.

Chi pensa di poter muovere un trattore John Deere da 900 CV o una mietitrebbia New Holland del peso di oltre 15 tonnellate con i pannelli fotovoltaici sul tetto della cabina del conducente è un povero illuso. Illuso proprio come chi ritiene che le fonti di energia alternativa (in realtà pienamente dipendenti nello sviluppo proprio dallo stesso greggio) possano consentire di mantenere il nostro attuale status evolutivo, in cui il 2 % della popolazione mondiale sostiene dal punto di vista alimentare il restante 98 %.
Mi fanno sorridere ancor di più le fantomatiche risorse del futuro, come l’idrogeno o il bioetanolo, spacciate come la salvezza del genere umano. Non possono essere implementate come strategie sostitutive senza la presenza abbondante ed a buon mercato del greggio. Per ottenere 3.000 litri di etanolo ne dovete spendere 7.000 per arare, seminare, irrigare, raccogliere e trasportare il raccolto ottenuto. Stesso dicasi per l’idrogeno, in realtà un vettore di energia e non una fonte di energia: per ottenere 1KWh di energia dalla combustione dell’idrogeno ne devo consumare 1,5 KWh per produrre quello stesso quantitativo di l’idrogeno che bruciando mi eroga 1KWh.

Per circa 75 anni un’abbondanza smisurata ed irripetibile di greggio convenzionale disponibile a costi irrisori ha consentito al genere umano di esplodere demograficamente attraverso uno slancio evolutivo senza precedenti storici che ha permesso il raggiungimento di elevati standard di vita: ma quest’epoca sta per finire. Quest’epoca è ormai giunta al suo naturale declino. Già entro i prossimi cinque anni (2012) potremmo percepire le prime conseguenze macroeconomiche sull’intero pianeta che colpiranno prima la sfera economica della nostra vita e successivamente la nostra capacità di sostentamento alimentare conosciuta fino a qualche anno prima.

Eugenio Benetazzo
Tratto dal tour itinerante di BLEKGEK
www.eugeniobenetazzo.com/tour.html

Avviso: a tutti gli scettici che pensano che la festa non possa finire e che quanto esposto sopra siano esagerazioni o preoccupazioni infondate, consiglio di andarsi a studiare le teorie ed i modelli di esaurimento petrolifero di Hubbert e Campbell, oltre a tutti gli approfondimenti sulla reale economicità ed implementazione gestionale di qualsiasi fonte di energia rinnovabile.

Vota questo post

LA TV CI UCCIDERA' TUTTI (SE NON LA UCCIDIAMO PRIMA)

by Gianluca Freda (19/09/2006 - 20:02)


Ripubblico una parte del lungo articolo di Maurizio Blondet comparso oggi su www.effedieffe.com. Vorrei dedicarlo a Paolo Attivissimo e ai sostenitori della verità ufficiale sull’11 settembre per cercare di fargli capire il rischio che ci sta facendo correre il loro rifiuto di esercitare anche nei confronti del potere costituito quella sana diffidenza che, in altri campi, sono così bravi a praticare. Io non so se Attivissimo e i suoi sostenitori credano sul serio alle sciocchezze che dicono e scrivono. Se così fosse, vorrei rivolgergli una preghiera: non potrebbero, solo per qualche anno, far finta di smettere di crederci e di diventare diffidenti? Non per sempre, solo per un po’. Solo fino a quando il potere di falsificazione dei media non sarà stato ridimensionato e ricondotto entro un accettabile perimetro. Solo fino a quando i mostri che hanno preso possesso dell’occidente non saranno rientrati, sazi di sangue, nei loro antri. Solo fino a quando il mondo, allontanatosi dall’abisso in cui rischia, ogni minuto di più, di precipitare non sarà tornato a essere un posto sicuro. Si tratta di far finta di essere razionali e di credere ai propri occhi solo per qualche anno, poi – se ci tengono - potranno tornare a sostenere che un grattacielo può afflosciarsi su se stesso senza l’ausilio di cariche esplosive. Solo qualche anno, fino a quando la crisi sarà passata. Che gli costa? La fede nei governi non dovrebbe mai essere così forte da zittire l'istinto di sopravvivenza, soprattutto se la sopravvivenza è quella di buona parte del genere umano.

OSAMA E ALTRE DOCU-FICTION

[…] Nel convegno alternativo sull’11 settembre a Bologna, Giulietto Chiesa ha riferito […] di un episodio agghiacciante. (3)
Il parlamentare europeo ha raccontato come, pochi giorni prima, fosse stato invitato dalla commissione Difesa della UE ad assistere - così era letteralmente scritto sull’invito - al «filmato che simula un attacco nucleare terroristico su Bruxelles».
Un vero e proprio film, ha detto Chiesa, costruito come un reportage «dal vivo».
Completo di tutto: le facce note della CNN che annunciavano l’orribile attacco sulla capitale eurocratica, la notizia ripetuta da Al Jazeera e da tutti i network, le reazioni internazionali con l’apparizione dei veri capi politici di oggi, le affannate tavole rotonde con «esperti» reali…intanto, minuto per minuto, andavano immagini satellitari che mostravano lo spostarsi della nube radioattiva, portata inesorabilmente dal vento ad espandersi sull’Europa del nord.

Non mancava nemmeno la rivendicazione: il «vero» Osama bin Laden rivendicava il lancio dell’atomica in arabo, con sottotitoli in inglese, nel solito video «fatto recapitare ad Al Jazeera».
Sbalordito, Chiesa ha chiesto «chi» avesse pagato per una simile produzione video, evidentemente costosa.
Era stata fatta coi soldi dei contribuenti?
No, è stata la tranquillizzante risposta: si è trattato di un «regalo».
Offerto dal CSIS, il Center for Strategic and International Studies di Washington, un think-tank correntemente ritenuto emanazione della CIA.
Un «regalo» del tutto equivalente a una testa di cane troncata, quale la mafia suole recapitare alle sue vittime designate.
Una minaccia.

Vale la pena di analizzare il messaggio contenuto in quel regalo del CSIS all’Europa.
Esso dice tre cose:
1 - Possiamo farvi questo - tirare una bomba atomica su Bruxelles - e abbiamo i mezzi per addossarne la colpa ad «Al Qaeda».
2 - Di più: possiamo convincere la vostra popolazione che è stato Osama, e non noi.
3 - Come vedete, abbiamo già preparato gli spezzoni della «atroce realtà» che i vostri telegiornali manderanno in onda se e quando la cosa avverrà, come materiale autentico, giornalismo puro, pura documentazione. Chi dubiterà del video di Osama?
Può avvenire davvero, se l’Europa continua a resistere a partecipare alla «long war».
Come dice Israel Singer, «non crediate di essere immuni» dal terrorismo.
Questa è la nuova realtà in cui siamo entrati.
E’ in corso una guerra vera e spaventosa, in Afghanistan, Iraq e Libano (e presto in Iran e Siria) con autentiche bombe e vere distruzioni e stragi.
Ed è in atto una «guerre della percezione», in Occidente.
Le bombe vere sono per gli islamici.
Ma il bombardamento psichico è diretto contro voi e noi, i loro nemici più temuti.
La guerra è contro di noi, e il nemico vero è il nostro principale alleato.
Armato di immagini digitali, che possono essere mescolate e fatte apparire vere. (4)

Ma non basta.
Il nemico strategico, quello che compie gli attentati false flag contro di noi per poter continuare a bombardare gli altri, ha un alleato primario: non solo i direttori dei media che volontariamente, con mezza-coscienza, diffondono la docu-fiction come fosse vera; ma soprattutto il pubblico occidentale, con la sua enorme, invincibile ignoranza e passività.
E’ questo pubblico che beve tutto, perché non si occupa di nulla.
Questo pubblico convinto al 30 %, come ha rivelato un sondaggio inglese, che il nome dell’attuale governatore della California sia Conan il Barbaro: il pubblico incapace di distinguere tra giornalismo e fiction.
Su questo colossale  ignorante collettivo si basano i malvagi; da esso traggono la loro forza.
«Libero» dedica al sottoscritto una colonna: «Blondet cittadino onorario di Eurabia».
Presto, vedrete, arriverà la prova: Blondet o Chiesa che stringono la mano al «vero» Osama bin Laden, lassù sull’Hindu Kush ; miracolo che l’elettronica digitale rende possibile, e di cui l’agente Betulla è in posizione di ottenere l’esclusiva.
Perché questo, in fondo, è il movente vero che induce tanti «giornalisti» ad arruolarsi volontari nel sistema della menzogna: l’opportunità, con la scusa legittimante di battere il terrorismo, di colpire i colleghi, di prendersi delle piccole, meschine, vendette interne, di nuocere ed insultare i conoscenti.
Di fare una piccola ripugnante guerra civile nella tragedia globale, come quei «partigiani»
Che, durante la resistenza, approfittarono per ammazzare il vicino di casa invidiato,  derubarlo, violarne la moglie.

E’ questa bava d’odio che spiega tutto: anche la volontà evidente di credere alla menzogna incredibile.
Un «filosofo cattolico», di cui abbiamo commesso l’errore in passato di pubblicare qualche articolo credendolo ancora filosofo e cattolico, ha mandato all’editore una mail che plaude al Papa e al suo infortunio con questa motivazione: «Ha finalmente detto la verità sulla merda Maometto».
Uno schizzo di merda.
Un rigurgito acido di bile pura, gratuita.
E se così «pensa» un «filosofo», è inutile lottare per la verità.
Oggi, si è «cattolici» per poter odiare i musulmani meglio, sull’esempio della cristiana Fallaci, che si è fatta seppellire in terra sconsacrata.
Non vi è alcuna fede.
E’ il bisogno  collettivo di odiare, di nuocere, che finalmente può liberarsi, che con la scusa della cristianità in pericolo ha trovato il bersaglio.
Su Avvenire, appare un fondo, che difende il diritto del Papa a dire quel che ha detto sull’Islam (e che il Papa nega di aver detto con intenzione di odio).
L’ho conosciuto questo il firmatario; brava persona.
Ai tempi dell’invasione USA all’Iraq, ci comunicò che aveva portato via la famiglia da Roma, temendo una pioggia degli Scud di Saddam: ignaro, in buona fede, che la gittata di quei vecchi missili è di 300 chilometri, e non certo intercontinentale.
Come lui sono tanti.
Pronti a credere alla docu-fiction, se un giorno «Osama» lancerà una bomba atomica su Bruxelles. La guerra della percezione li trova già pronti: nella parte di vittime e di collaboratori insieme.


Nessuno si chiederà perchè mai, a quale scopo strategico, Al Qaeda dovrebbe sprecare un’atomica (non deve averne tante) su una capitale europea, anziché sugli USA o Israele: e non se lo chiederà: perché tutti, in fondo, «vogliono» crederci.
La docu-fiction ha la sua grande giornata; ma senza l’odio e la meschinità omicida dei piccoli non avrebbe tanta forza.
Il Papa farebbe bene a pensare su questo fenomeno, assai più pericoloso dell’Islam.
Ma cosa sa il Vaticano della modernità e dei suoi trucchi?
Ha mandato via Navarro Valls e l’ha sostituito con un gesuita, definito giornalista in quanto direttore di una rivista bimestrale; ma Al Jazeera diffondeva le parole papali in ogni angolo dell’Islam già dopo cinque minuti.
Quanto al segretario di Stato che s’è scelto, Tarcisio Bertone, è una brava persona: che a quanto pare non conosce alcuna lingua, e la cui vera passione sono le partite di calcio, che commentava da «giornalista» sul giornale della CEI.
C’è da stupirsi che il Papa sia stato involontario strumento della «guerra di percezione» totale in corso, subito usato e manipolato?
E’ la vecchia storia dei buoni: candidi come colombe, e incapaci di essere accorti come serpenti.
O ancor più, questa: che l’Anticristo «farà prodigi tali da sedurre, se possibile, perfino gli eletti».
Questa profezia si è avverata sotto i nostri occhi.

Maurizio Blondet



Note
 
3) Il convegno di Bologna, con illuminanti video di Massimo Mazzucco e la partecipazione di personalità americane che smentiscono la versione ufficiale sul’11 settembre, ha avuto 700 spettatori paganti: un successo senza precedenti in Italia. Nel corso del convegno si sono poste le basi - su richiesta dei relatori americani - per costituire una commissione di personalità europee indipendente, una sorta di Tribunale Russel, che esamini la questione 11 settembre e specialmente gli indizi a contrario fin qui raccolti.

4) Nel 1997 fu prodotto il film «Wag the Dog», in italiano «Sesso e Potere», con Robert De Niro e Dustin Hoffman: mostrava come per salvare il presidente da uno scandalo sessuale, il servizio segreto organizzava una guerra contro l’Albania. Guerra del tutto virtuale, prodotta con immagini digitali. La scena principale, infinitamente ripetuta dai network, mostrava una contadinella albanese che scappava dalla sua casa in fiamme abbracciando un tenero gattino. Il gattino veniva continuamente modificato elettronicamente: prima un soriano, poi bianco, poi maculato.

Vota questo post

TUTTI COLPEVOLI

by Gianluca Freda (19/09/2006 - 12:20)


Inviato da Gianpaolo

Salve, vorrei inviare un contributo al dibattito sui presunti (per me
veri) brogli avvenuti alle ultime elezioni unitamente ad altri commenti
correlati.

Il risultato delle ultime elezioni mi ha sempre insospettito e in
merito ho anche una teoria, la quale non ha alcun titolo di prova per
essere dimostrata, anche se dando un'occhiata alla riforma elettorale
del polo e alla mancanza sospetta di schede bianche, quantomeno qualche
indizio lo si trova. Mi insospettiva e mi insospettisce il pareggio
sostanziale dei voti, mi chiedo: possibile che l'Italia sia divisa così
precisamente in due che solo un pugno di voti divida i due
schieramenti?
Io ho un passato "girotondino" e qualche tempo fa avrei sottoscritto
appieno le analisi del vostro blog sul cattivo Berlusconi che ha
organizzato i brogli per limitare i danni ma la cosa non mi convince.
Se così fosse stato perché allora non falsificare 50000 schede in più e
VINCERLE le elezioni? Senza contare che se il berlusca avesse davvero
voluto vincere le elezioni, avrebbe quantomeno dovuto astenersi dal
chiamare coglioni poco prima del voto gli elettori della parte avversa,
almeno, se avesse voluto invogliarli a votare per lui (uno spot
all'incontrario?).

Per avere una risposta convincente bisogna cambiare punto di vista,
vedere la cosa da quello dei VERI GOVERNANTI del nostro paese e del
mondo: il potere finanziario.
Se noi supponessimo che quasi tutti i politici di tutti gli
schieramenti altro non fossero che meri esecutori di ordini del potere
finanziario e se le contrapposizioni fra gli schieramenti altro non
fossero che un mero gioco delle parti per realizzare un "dividi et
impera" e le divisioni fra destra e sinistra un modo per realizzare
reciproche demonizzazioni e indirizzare altrove l'animosità popolare
per quello che non va nel nostro paese, allora può emergere un'altra
ipotesi.

Supponiamo che sia venuto il momento da parte dei padroni di cui
parlavo prima di portare all'incasso un po' di cambiali del cosiddetto
"debito pubblico", un debito immorale e truffaldino in quanto costruito
in modo tale da non poter mai essere restituito, mai, anche con il
pagamento della totalità delle imposte da parte degli evasori, semmai
con una robustissima crescita economica, ma che è sempre un salvarsi a
spese di qualcun altro. Questo "debito pubblico" è in realtà privato ed
è a favore del potere finanziario/bancario di cui sopra. Supponiamo che
per fare questa operazione non sia adatto il "dipendente" Berlusconi,
il quale essendo di destra farebbe scoppiare il finimondo se si
presentasse con una finanziaria "lacrime e sangue" necessaria allo
spremimento di noi contribuenti/limoni.
Allo scopo si presta di più il centro sinistra, il quale non avrà
sostanziale opposizione dai sindacati i quali, dopo il rituale mugugno,
si faranno da parte per non danneggiare il "governo amico" e lasceranno
via libera alle sanguisughe. Vorrei qui ricordare che la pressione
fiscale "reale" in Italia, comprendente non solo l'irpef ma anche tutto
il resto, iva, accise, gabelle e infazione, questa ultima vera tassa
occulta e antipopolare che si aggira almeno sul 20%, altro che il 3!
Dicevo la pressione fiscale reale è almeno al 70% se non di più
(quand'è che basterà? quando si arriverà all'80? al 90? al 110? Quando
i nostri conti correnti saranno per sempre in rosso e basterà un alzata
di ciglio del banchiere per farci temere di essere confinati
nell'inferno dei protestati?).

In questa ipotesi allora il risultato elettorale sarebbe perfetto per
"lorsignori", in quanto la vittoria di misura del CS lo pone nella
condizione di varare la finanziaria, magari di svendere qualche altro
pezzo di Stato, come l'ENI con l'appoggio o l'opposizione puramente
formale del CD e in questo non vi sarebbe differenza sostanziale
nell'infame impostazione liberista di entrambi i poli, solo più
fondamentalista e fanatica l'una (destra) e più ipocrita l'altra, a
dimostrazione che la politica italiana è UNA e composta da personaggi
inqualificabili, corrotti e solo apparentemente contrapposti, o almeno,
contrapposti per il potere e non per gli ideali. E guardate che questo
non è qualunquismo, qualunquista purtroppo è la realtà, non io.
Questo tipo di risultato poi previene, data la debolezza del governo
(da questo punto di vista sarebbe stata meglio una vittoria del polo di
misura= governo debole di destra) vedrete che non sarà possibile o
quasi attuare misure in favore delle classi rappresentate dal CS,
interverranno franchi tiratori e si arriverà alla caduta del governo
con nuove elezioni o a un governissimo che avrebbe quantomeno il pregio
di far cadere il velo di ipocrisia: tutti insieme appassionatamente!

Gianpaolo




Caro Gianpaolo (anche i cognomi, per favore) condivido in larga parte ciò che dici e come me credo lo condividano quasi tutti coloro che si stanno occupando dei brogli del 10 aprile. Dire che i brogli sono stati organizzati da Berlusconi a favore del suo partito non significa non sapere che ciò che muove i fili di tutti i partiti, di destra e di sinistra, Forza Italia compresa, è il potere finanziario e bancario internazionale del quale la politica è ridotta ormai a semplice utensile.  Se i brogli ci sono stati (e per me la cosa è ormai certa al 100%) è impensabile che i partiti di centrosinistra, piccoli e grandi, non lo abbiano capito. Se tacciono avranno i loro motivi, motivi di mantenimento delle posizioni di potere che hanno acquisito con una truffa, pur perpetrata da altri, e che sono garantite dal potere finanziario di cui sopra. Se posso dirlo, non credo che i partiti di centrosinistra abbiano partecipato all'organizzazione della truffa, credo che l'abbiano scoperta a cose già fatte e abbiano deciso di tacere per non andare a nuove elezioni. Lo penso perché la descrizione che è stata fatta - da giornalisti che ritengo affidabili - di quello spaventoso pomeriggio elettorale parla di un gruppo dirigente DS, da Fassino in giù, colto assolutamente di sorpresa dai dati che arrivavano dal Viminale, di gente pallida, impaurita, sconcertata. Lo stesso Prodi annunciò la propria vittoria, a notte fonda, con voce tremante e senza troppa convinzione, come se non  fosse affatto sicuro di ciò che diceva. Non è impossibile poi che, come dici tu, la decisione di far uscire dalle urne un "pareggio" sia stata presa all'ultimo minuto in sedi che con la politica non hanno (o meglio non dovrebbero avere) niente a che fare. E che né il CD né il CS abbiano potuto farci nulla, tranne, forse, mercanteggiare qualche virgola percentuale in più o in meno.

Vota questo post

LA GRANDE PALLA DELLE MISSIONI APOLLO / LA SAGA CONTINUA

by Gianluca Freda (18/09/2006 - 21:18)

Inviato da Raffaello

Ciao Gianluca,
la tua descrizione delle missioni Apollo mi ha molto divertito ed incuriosito (nel 1969 avevo 7 anni e puoi immaginare che cosa volesse dire per me all'epoca il cosiddetto "allunaggio") ma negli anni ho cominciato a diffidare pesantemente anch'io e sono sempre più convinto che si tratti della più grande (e costosa) messinscena mai realizzata.
A questo proposito volevo informarti di un fatto curioso: se vai sul sito della NASA "Apollo Lunar Surface Journal" (http://www.hq.nasa.gov/office/pao/History/alsj )che contiene tutte le immagini delle missioni Apollo in alta (2350 x 2350) e media definizione (900 x 900), scoprirai che la foto AS12-48-7091 (forse la più imbarazzante di tutte in assoluto, quella col carro attrezzi e i due LEM sullo sfondo) E' STATA RIMOSSA (i link ti mandano alla pagina "NOT FOUND").
Chissà che ne pensa Paolo Attivissimo...

Ciao
Raffaello


Ciao e grazie per la dritta. Comunque, hanno voglia a rimuovere le foto! Sempre sull' "Apollo Lunar Surface Journal" che hai citato, ti basta prendere la foto precedente a quella rimossa, cioè la AS12-48-7090. Prendi la versione in alta risoluzione. Fatto? Okay. Al centro della foto si vede una specie di "oggetto misterioso" sospeso nell'aria, proprio dove nell'altra foto c'era la jeep!! Evidentemente l'opera di cancellatura è stata eseguita con un po' di fretta. A destra, poi, si vede benissimo una specie di strisciolina sospesa nel vuoto, probabilmente un pezzo del secondo "Lem", anch'esso sfuggito alla rimozione. 

Vota questo post

BLACKOUT

by Gianluca Freda (17/09/2006 - 16:19)



Quando si cerca di spiegare a qualcuno che le torri del World Trade Center non sono crollate spontaneamente ma sono state demolite con esplosivi, una delle domande più frequenti è: ma come sarebbe stato possibile piazzare gli esplosivi senza che nessuno se ne accorgesse? Bene, ecco la risposta.

INTERVISTA A SCOTT FORBES


(Da georgewashington.blogspot.com. Traduzione di Gianluca Freda)

Scott Forbes, che lavorava nella torre sud del World Trade Center, testimonia di un’interruzione dell’energia elettrica nella torre durante il weekend prima dell’11 settembre.

ASPETTI GENERALI

 Domanda: Nel 2001, lei lavorava come specialista di tecnologia dell’informazione per la Fiduciary Trust. Per l’azienda lei era lo specialista principale o solo un assistente?

SF: Lavoravo in un dipartimento di circa 100 persone come “senior database administrator” e con il ruolo di capogruppo.

D: A quell’epoca la Fiduciary Trust occupava i piani 90° e 94-97° della Torre Sud. Lei lavorava specificamente in uno di questi piani o il suo lavoro la costringeva a passare normalmente da un piano all’altro?

SF: Io e i miei collaboratori lavoravamo al 97° piano… nel corso della giornata potevamo incontrarci o offrire assistenza al personale degli altri piani ma la maggior parte del tempo lo trascorrevamo al 97° piano.

    
IL WEEKEND DELL’8 e 9 SETTEMBRE 2001

D: Lei ha dichiarato che nel weekend dell’8 e 9 settembre 2001 ci fu un’interruzione dell’energia elettrica nella Torre 2 del World Trade Center, la cosiddetta Torre Sud, e che questa interruzione durò circa 36 ore e interessò i piani dal 50° in su. Può dirci a che ora ebbe inizio?

SF: Tutti i sistemi furono spenti nella mattina di sabato e l’interruzione della corrente iniziò all’incirca a mezzogiorno di sabato 8 settembre 2001.

D: Quando terminò?

SF: Più o meno alle 14.00 di domenica 9/9.

D: Come fa a essere sicuro che l’elettricità mancasse in tutti i piani a partire dal 50° se la Fiduciary Trust si trovava molto più in alto, tra il 90° e il 97°?

SF: Non posso assolutamente certificare che non ci fosse elettricità ai piani inferiori. Tutto ciò che so è che venimmo informati dell’interruzione della corrente, che dovemmo spegnere tutti i sistemi e rimetterli in funzione il giorno seguente.

D: Lei ha dichiarato che venne a sapere dell’interruzione della corrente perché lavorava nel dipartimento di tecnologia dell’informazione e quel weekend fu costretto a lavorare insieme a molti altri per assicurarsi che i sistemi potessero essere spenti e in seguito riaccesi in condizioni di sicurezza. Quante altre persone della Fiduciary Trust lavorarono insieme a lei? C’è qualcuno che possa confermare la sua storia?

SF: Molte, molte persone lavorarono durante l’interruzione di corrente, sia del dipartimento di tecnologia dell’informazione sia del settore commerciale, ripristinando i sistemi quando tornarono in linea. Ci sono altre persone che possono testimoniarlo. Alcuni non ricordano questi fatti, altri preferiscono non ripensare a quel momento, ma altri non hanno difficoltà a riconoscere che ci fu un’interruzione di corrente e possono confermare la mia testimonianza.

D: Lei ha detto che la ragione addotta dal World Trade Center o Port Authority per l’interruzione di corrente fu che l’impianto dell’edificio doveva essere aggiornato. Lei sa quali parti dell’edificio fossero interessate ai lavori di ammodernamento e quale fosse l’estensione dell’area? In altre parole, la zona in cui venivano eseguiti i lavori era vicina ai muri esterni della torre? Vicina al nucleo? O si trovava nel mezzo?

SF: Non ho alcuna conoscenza di questo e non posso commentare…

D: Lei ha anche detto che, non essendoci corrente, le telecamere di sicurezza erano spente. Come fa a saperlo? Non avrebbero potuto esserci generatori di sicurezza che fornivano energia alle telecamere?

SF: Nella mia compagnia le telecamere di sicurezza venivano controllate in continuazione e i filmati conservati per eventuali riscontri. Funzionavano con la corrente normale e quindi dovevano essere spente, come tutti gli altri sistemi elettrici.   

D: Lei ha anche dichiarato che, in mancanza di corrente, le porte erano dotate di serrature di sicurezza. Si riferisce alle sole porte esterne o anche alle porte degli uffici? Le serrature erano elettriche o a chiave? Se erano elettriche, funzionavano a batteria?

SF: Mi riferivo alle porte di sicurezza che davano accesso ai piani in cui si trovava la mia compagnia (e altre). Non credo che ci fossero porte alimentate a batteria.

D: Lei ha anche affermato che si vedevano moltissimi “tecnici” entrare e uscire dalla torre. Ha visto di persona qualcuno di loro?

SF: Sì. Per “tecnici” intendo degli operai in tenuta da lavoro.

D: Queste persone avevano un aspetto “mediorientale”?

SF: No, non particolarmente. Voglio dire, non ricordo di aver notato che appartenessero a un dato gruppo etnico piuttosto che a un altro.

D: Ha riconosciuto qualcuno che avesse già partecipato ad altri “lavori” all’interno della torre?

SF: No.


LA MATTINA DELL’11 SETTEMBRE

D: La mattina dell’11 settembre lei era a casa sua, sulla sponda di Jersey City e – secondo quanto ha dichiarato – lei si convinse “immediatamente che stava accadendo qualcosa che aveva a che fare con i lavori eseguiti durante il weekend”. Cosa glielo fece pensare?

SF: Quando la Torre Sud crollò come una colonna di sabbia, mi sembrò irreale e inconcepibile e pensai subito che stesse succedendo qualcosa di strano. I miei sospetti crebbero alcuni mesi dopo, quando l’interruzione dell’energia elettrica non fu ammessa e fu anzi, in alcuni casi, negata dalle autorità.  


LA COMMISSIONE SULL’11 SETTEMBRE

D: Infine, lei ha dichiarato di aver offerto le sue informazioni alla Commissione sull’11 settembre, ma che essa non si è mostrata interessata. In che modo ha fornito le sue informazioni alla Commissione (per telefono, e-mail, lettera)?

SF: Ho contattato la Commissione attraverso il suo sito internet e per posta. Ma non ho mai ricevuto risposta né sono stato contattato.

D: La Commissone non si è mai fatta viva con lei?

SF: No.

D: C’è altro che vorrebbe dirci?

SF: Ho un’altra informazione interessante… dopo l’11 settembre la mia compagnia, insieme ad altre, si trovava in una sede provvisoria del New Jersey ad affrontare le conseguenze del disastro. In quella zona c’erano letteralmente centinaia e centinaia di testimoni oculari degli eventi dell’11 settembre. Come cittadino britannico fui contattato da Scotland Yard per un’intervista sugli eventi… ma mi sono sempre chiesto perché le autorità americane, come la polizia di New York o l’FBI, non siano mai venute a intervistare tutti i testimoni che si trovavano in New Jersey. Nella migliore delle ipotesi la chiamerei incompetenza… negligenza, nella peggiore.

(Un’intervista audio a Scott Forbes, raccolta da Jack Blood, si può trovare anche QUI)


Vota questo post

ALLA FINE CI ERAVAMO GUASTATI...

by Gianluca Freda (17/09/2006 - 12:08)



di MASSIMO FINI
da Il Gazzettino

Alla fine ci eravamo guastati. Come tutti, prima o poi, si sono guastati con lei. Per la sua prepotenza, per la sua aggressività che in origine erano state il riflesso di una giovanile timidezza ma poi, col successo, erano diventate parte del suo carattere innestandosi su un egocentrismo senza limiti, privo di autoironia, ma anche di ironia, cosa rara in un toscano, che la rendevano umanamente insopportabile e l'hanno portata a un isolamento pressoché assoluto. E stringe il cuore saperla nei suoi ultimi anni, ormai fragilissima fisicamente, lei che aveva affrontato con spavalderia e con coraggio guerre e ogni genere di situazioni pericolose, prima donna a essere impiegata in giornalismo con simile spregiudicatezza, sola nella sua casa di New York senza amici, senza compagni, senza figli.

Aveva sempre sognato di diventare una donna tragica, una sorta di eroina greca, una corrusca Medea, come si face va fotografare negli ultimi tempi, e alla fine ci è riuscita.
Io l'ho conosciuta però in tempi più felici quando, agli inizi degli anni Settanta entrai, giovanissimo inviato, all'Europeo di Tommaso Giglio dove lei era già l'Oriana Superstar.

Filava allora con Alessandro Panagulis, l'eroe della resistenza greca ai colonnelli. Lui le mollava dei gran ceffoni (che era l'unico modo per trattar l'Oriana) e lei si metteva cheta. Appagata sentimentalmente - benché Panagulis, gran bevitore e tombeur de femmes, avesse anche altre donne - era diventata più umana. Ero il più giovane della compagnia e lei si prese di simpatia per me. Una piccola casa editrice scolastica, La Sorgente, le aveva chiesto un'autobiografia per gli studenti delle medie, lei non aveva tempo e mi propose di farla io. Accettai con entusiasmo, l'idea di stare a stretto contatto con un mito del giornalismo italiano e internazionale mi attirava moltissimo ed effettivamente le conversazioni con Oriana erano un fuoco di artificio di urli, di berci ma anche di straordinari aneddoti, di storie, di ricordi, di intuizioni, una scuola di giornalismo dal vivo. Dai suoi racconti, di lei che giovanissima, quattordicenne, minuta, più bambina ancora della sua età, spinge d'inverno sui pedali di una pesante bicicletta su per i colli gelidi di Firenze, a far il giro di ospedali e questure, veniva fuori un giornalismo d'antan, eroico, già allora fuori dal tempo. Mi disse: «Con questo libro tu devi fare un panegirico del nostro mestiere, del giornalista, di questo personaggio straordinario che va in Paesi di cui non conosce la lingua, non conosce la geografia, non conosce la storia, non conosce nulla e torna indietro con un grande racconto col quale, d'intuito, ha penetrato lingua, storia e umanità».

Le piacque moltissimo un mio ritratto di Malaparte, che era stato il suo grande maestro, ma rileggendolo insieme sul bancone, a giornale ormai in edicola, si impuntò su una virgola fuori posto, una sola virgola in 26 cartelle: «Vedi» mi disse «vorrei prendere uno scalpello e tirarla via a colpi questa virgola, perché rovina un pezzo così bello». Era perfezionista, doverista, come si deve essere in questo mestiere. Scriveva le sue famose, interminabili interviste, raccolte al registratore, in due giorni e due notti di seguito, senza dormire, poi si buttava: disfatta, sul letto. Al giornalismo ha sacrificato molto, a cominciare dalla sua vita privata. I nostri colloqui si svolgevano a Milano, ma anche nelle sue case di Greve in Chianti e di Firenze.

A quell'epoca la Fallaci non amava affatto gli americani e aveva l'ossessione della Cia. Passeggiando per Firenze bisognava nascondersi ad ogni passo, dietro una colonna, una statua, in un portone. Eravamo sempre seguiti, a sentir lei, da agenti dello spionaggio americano. Fra me sorridevo di quella megalomania, che mi pareva fanciullesca e sostanzialmente innocua (ma il tempo avrebbe dimostrato che così non era) e le tenevo bordone. Dopo che le ebbi fatto leggere le prime settanta «cartelle» del libro mi mandò una lettera, che conservo gelosamente, affettuosissima e colma di elogi. Poi, improvvisamente, decise che non se ne faceva più nulla. Probabilmente considerò il materiale che mi aveva consegnato era sproporzionato per un libretto destinato alle scuole e troppo bello perché lo firmassi io. Avrebbe potuto utilizzarlo lei, in prima persona, più avanti. Secondo me aveva ragione: si trattava della sua vita; in fondo, e inoltre io avevo utilizzato molto, virgolettando, il suo splendido parlato, il suo straordinario italiano. Sarebbe bastato che me lo dicesse chiaramente e io avrei capito, non ci sarebbero stati problemi. Ma la Fallaci non era tipo da ammettere queste cose. Così si inventò che ero una spia, della Cia naturalmente, e rompemmo i rapporti.

La morte di Panagulis, che ubriaco andò a schiantarsi di notte con la macchina, fu per Oriana un bruttissimo colpo. Umanamente e professionalmente. Alekos le dava quell'equilibrio di cui un personaggio come lei aveva particolarmente bisogno. Scomparso Panagulis, il suo narcisismo patologico, la sua autoreferenzialità, l'ipertrofia del suo io non ebbero più argini. «Si mise a fare la vedova dell'eroe morto ammazzato e, nel mestiere, perse ogni senso del limite. Si mise anche a scrivere romanzi, equivocando su un consiglio di Curzio Malaparte che aveva preso a benvolere quella ragazzina, timida e insieme sbarazzina e impertinente, intuendone il grande talento: "Orianina" - le aveva detto a un certo punto della carriera - "un giornalista deve cominciare a scrivere libri, così aumenta il suo prestigio". Ma Malaparte intendeva saggi o reportage appena un po' più forzati degli articoli destinati a un giornale, come aveva fatto lui con La pelle e Kaputt. La Fallaci si mise invece in testa di fare il romanzo per il quale, come del resto quasi tutti i giornalisti, non è assolutamente tagliata. La sua enfasi, la sua retorica, le sue tinte forti vanno bene sulla distanza di un articolo ma trascinate per cinquecento pagine diventano stucchevoli, intollerabili. Il romanzo vuole le sfumature, l'accennato, il non detto e la Fallaci non conosce questa misura. Ha, semmai, il coraggio dell'esplicito, che ne è l'esatto opposto. Un uomo è stato un successo ma Insciallà ha lasciato trecentomila copie in magazzino.

La Fallaci è grandissima in superficie, ma non è profonda. Lei stessa mi ha confessato di detestare gli autori tedeschi. Goethe in testa (mentre amava molto la fantascienza colta di Ray Bradbury), e non credo sia un caso. Professionalmente parlando è un gigantesco utero estroflesso che coglie ogni dettaglio della realtà, ma non la scava. Del resto, se si va a ben guardare, la Fallaci migliore è quella che faceva i ritratti dei personaggi dello spettacolo e del mondo letterario (Mastroianni, la Magnani e lo stesso Malaparte di cui scrisse, in Morte, il migliore "coccodrillo" e sul tema si erano esercitate le più importanti firme del tempo). Mi ricordo, a memoria, la formidabile chiusa di un'intervista ad Anna Magnani. Si fa chiedere da Anna: «E allora cosa pensa di me, signora Fallaci?». E risponde. «Penso che lei è un grand'uomo, signora Magnani». La Fallaci che comincia a trafficare con la Storia è molto meno convincente. Se si va a rileggerle quasi tutte le interviste risultano sbagliate, sconfessate da ciò che è successo dopo. In Vietnam prese partito contro gli americani e, nel clima di retorica anti-yankees di quegli anni, si costrui la sua fortuna. Poi si è pentita, ma intanto quei pezzi fuorvianti, acritici, scioccamente schierati e ideologici, li ha scritti. La Fallaci delle ultime interviste, quelle a Gheddafi e a Khomeini, che sono dei primi anni Ottanta, ha già rotto tutte le acque. Non sono più interviste. La protagonista è lei nella parte di Oriana Fallaci che interpreta se stessa, dipingendo personaggi modellati sulla sua fantasia e sulla sua faziosità e quindi inesistenti. Alla fine si sa tutto dell'Oriana, ma poco o nulla degli intervistati. Nello stesso periodo Francesco Frigieri fece, mi pare per Epoca, un'intervista dalla quale non si cavava niente dell'intervistatore e pare Gheddafi occhio dell'intervistato ed era perciò molto migliore di quella della Superstar. Perché il giornalismo è questo, vuole anche umiltà.

L'ultimissima Fallaci, quella de “La rabbia e l'orgoglio” e successivi è imbarazzante. Si preferirebbe non doverne parlare. È una serqua di invettive, di anatemi, di "ipse dixit" privi di ragionamento. La rabbia non è un argomento. In questi scritti Oriana si erge, scultorea e invitta, come l'unico, vero baluardo dell'Occidente. Un'autocelebrazione penosa, senile, quasi comica se non fosse il segnale della dissoluzione di una personalità. Dell'antica Fallaci sono rimaste solo la prepotenza, la faziosità, forse l'intuitaccio per ciò che fa scandalo e piace alla gente, ma la cifra della grande giornalista, che sapeva coniugare magistralmente passione e ragione, pare perduta. Adesso lo è per sempre. Ma la sua morte, solitaria, dolorosa e dignitosa, come lei l'aveva sempre sognata e voluta, riportandoci all'insieme della sua straordinaria attività, ci restituisce anche la Fallaci migliore...

Vota questo post

UNA DONNA

by Gianluca Freda (15/09/2006 - 18:41)


"A Dio appartengono l'oriente e l'occidente, e ovunque ti volti sei davanti a Lui. Egli tutto abbraccia, tutto conosce".

(Corano, Sura 2, versetto 115 )

Vota questo post

BROGLI DEL 10 APRILE: UN RIASSUNTO

by Gianluca Freda (12/09/2006 - 21:35)


Il 15 dicembre 2005 il centrodestra, con la netta e inutile contrarietà dell’opposizione, approva una nuova legge elettorale, che sarà applicata per la prima volta nelle successive (e imminenti) elezioni politiche del 10 aprile 2006. La legge contiene alcune criticabili innovazioni, come quella che abolisce i collegi uninominali, ponendo fine alla possibilità degli elettori di scegliere il candidato del proprio collegio separatamente dalla lista. Si torna all’antico, con liste chiuse, candidati e graduatorie scelte dagli stessi partiti e cittadini costretti a “prendere o lasciare” il candidato che il proprio partito impone. Ma la gravità degli effetti di questa legge - nonostante un lungo e tempestivo articolo comparso prima delle elezioni sul settimanale Diario con il quale si tentava di avvertire gli elettori del pericolo -  si vedrà solo a scrutini già compiuti e riguarderà da vicino l’essenza del sistema democratico, cioè il rispetto delle scelte politiche compiute dagli elettori attraverso il voto.

Dopo le elezioni del 10 aprile, l’ultimo residuo di democrazia in Italia sarà spazzato via. Le elezioni politiche, allo stato attuale delle cose, sono solo un simulacro vuoto. I cittadini hanno perso anche l’ultimo, misero residuo di controllo sul potere che gli restava, vale a dire il diritto a esprimere – con una croce su una scheda -  un Parlamento che rappresenti, almeno per sommi capi, le loro aspirazioni politiche. Questo diritto non c’è più. La scelta sui poteri che governeranno il nostro paese avviene in luoghi che con i seggi elettorali non hanno più nulla a che vedere, se non nella retorica televisiva. La sovranità del popolo è solo una vecchia barzelletta privata anche dei residui onori formali. Tra i provvedimenti illiberali che la nuova legge introduce, i più gravi sono i seguenti:

- Strumenti di scrutinio elettronico, la cui pericolosità per la democrazia è testimoniata dai grandi brogli elettorali americani, perpetrati dai Repubblicani dal 2000 al 2004 anche grazie a questi apparecchi. Lo scrutinio elettronico viene istituito solo in 4 regioni (Liguria, Lazio, Puglia, Sardegna), ma importantissime sul piano elettorale perché “in bilico” tra i due schieramenti politici. La maggioranza assicura che dovrebbero servire solo per il conteggio dei voti e in caso di discrepanza tra conteggio elettronico e conteggio manuale dovrebbe essere quest’ultimo a prevalere. In realtà, la circolare della Prefettura di Roma che stabilisce le modalità di scrutinio informatizzato è piuttosto ambigua su quest'ultimo punto.

- I membri di commissione che sovrintendono allo spoglio elettorale vengono ridotti da sei a quattro. I quattro vengono eletti dalla maggioranza dei consigli comunali. Molti consigli comunali di centrodestra eleggeranno unicamente membri di commissione di centrodestra, che potranno fare il bello e il cattivo tempo durante gli scrutini.

- L’obbligo di rappresentanza della minoranza del consiglio comunale tra i membri di commissione non è più previsto.

- I membri di commissione possono scegliere gli scrutatori di proprio gradimento fra quelli iscritti all’albo di ciascun comune. Ma in molti comuni gli scrutatori di centrosinistra non erano stati iscritti a causa di un termine per le iscrizioni, istituito alla chetichella dal centrodestra nell’autunno precedente, che il centrosinistra, incredibilmente ignaro della situazione, non aveva rispettato.

- I rappresentanti di lista possono andare al seggio, ma NON POSSONO PIU’ fare lo spoglio dei voti. Sparisce così il loro ruolo di “sorveglianti” contro i brogli.

Questa legge elettorale sarà il preludio ad una giornata elettorale tra le più vergognose nella storia d’Italia e d’Europa, sui cui misteri i media italiani ed europei hanno finora incomprensibilmente taciuto.

E’ forte la sensazione che nelle elezioni politiche del 10 aprile vi sia stata l’ingerenza determinante del governo e dei servizi segreti americani. Questa sensazione si ricava da diversi elementi:

- L’invito di Bush a Berlusconi a parlare al Congresso USA, poco più di un mese prima dell’appuntamento elettorale. L’invito ebbe tutta l’aria di un pretesto escogitato da Bush per incontrarsi con il capo del governo italiano e mettere a punto una strategia per le imminenti elezioni italiane. Bush paventava (ahimè, a torto) un disimpegno italiano dal Medio Oriente in caso di vittoria del centrosinistra e non è improbabile che abbia offerto a Berlusconi qualcosa di più di un appoggio morale per scongiurare questa eventualità.

- La designazione di Karl Rove come consigliere elettorale di Berlusconi. Karl Rove è l’uomo che ha ideato e diretto i brogli elettorali che hanno permesso ai neocon americani di vincere le elezioni nel 2000 e 2004.

- Il carattere “roviano” della legge elettorale varata dal centrodestra, desumibile dall’introduzione dello scrutinio elettronico e di misure volte a eliminare o attenuare il controllo del’opposizione sulle operazioni di scrutinio.

- Il travaso di bile che colse Bush al momento della vittoria (pur risicata) del centrosinistra e che gli suggerì, per giorni e giorni, di non congratularsi con il nuovo Presidente del Consiglio italiano.

Riguardo all’andamento e ai risultati delle elezioni esistono solo 3 ipotesi possibili:

Ipotesi A: le elezioni si sono svolte regolarmente e la volontà degli elettori è stata rispettata. Questa ipotesi è assolutamente impossibile da sostenere per una persona dotata di un minimo di rigore logico. Non si è mai vista un’elezione regolare in cui non solo tutte le previsioni dei sondaggi fatte nei mesi precedenti, ma anche quelle degli exit-poll, notoriamente molto accurate, vengano completamente ribaltate. Non si è mai vista un’elezione regolare in cui lo scrutinio dei voti progredisca con queste modalità. Non si è mai vista un’elezione regolare in cui la percentuale di schede bianche e nulle si riduca a zero in comuni di molte migliaia di abitanti. Non si è mai vista un’elezione regolare in cui dopo 5 mesi dagli scrutini il sito del Ministero degli Interni non abbia ancora reso pubbliche né la percentuale dei votanti, né quella delle schede bianche e nulle. Parlare di elezioni regolari a proposito delle politiche del 10 aprile scorso vuol dire essere completamente disinteressati e/o disinformati riguardo i veri meccanismi della democrazia. Il che spiega perché la maggior parte degli italiani non si ponga problemi riguardo la regolarità delle passate elezioni.   

Ipotesi B: le elezioni sono state truccate per via informatica (o anche per via informatica) da operatori del centro raccolta dati del Viminale, trasformando elettronicamente una gran quantità di schede bianche (e/o di schede nulle o inutilizzate) in voti per Forza Italia. Questa ipotesi rappresenta lo scenario più facile da immaginare, anche se più rischioso per i suoi organizzatori, perché potrebbe essere smascherato con una verifica sulle schede. Consentirebbe di ipotizzare un broglio gestito da poche persone che potevano, grazie alla manipolazione dei sistemi di raccolta, indirizzare l’esito delle elezioni nella direzione desiderata. Se le cose sono davvero andate così, non è improbabile che funzionari dei servizi segreti americani e/o tirapiedi di Karl Rove fossero presenti al Viminale e abbiano preso o tentato di prendere la direzione delle operazioni. Ciò spiegherebbe l’incazzatura di Pisanu, il quale – a un certo punto della serata elettorale – abbandonò il Viminale e si precipitò da Berlusconi a Palazzo Chigi, sentendosi esautorato. Durante questa "visita", come ricorderanno tutti coloro che assistettero a quell'’indimenticabile diretta TV, le operazioni di scrutinio, inspiegabilmente, si arrestarono. Questo scenario NON spiegherebbe come mai la manipolazione dei voti non sia andata fino in fondo, portando il CD alla vittoria.
 


Ipotesi C: le elezioni sono state truccate manualmente da funzionari elettorali corrotti, trasformando una gran quantità di schede bianche (e/o di schede nulle o inutilizzate) in voti per Forza Italia. Questa ipotesi può sembrare a prima vista inattendibile, vista la gran quantità di persone che dovrebbero partecipare al broglio. Prima di escluderla, tuttavia, io ci andrei coi piedi di piombo. Studiare le grandi truffe del XX secolo - dai “viaggi sulla Luna” all’11 settembre, ma anche, più modestamente, alle recenti vicende del Campionato di calcio italiano - mi ha insegnato che le truffe che coinvolgono un gran numero di persone non solo sono possibili, ma sono anche le preferite del potere, poiché le loro stesse dimensioni sono garanzia di buona riuscita.

Pochi hanno le spalle così robuste da sentirsela di denunciare una truffa se essa è di enormi dimensioni, e i pochi che lo fanno non vengono creduti da quell’ampia maggioranza di cittadini che ha le spalle gracili. Recentemente, in Messico, le elezioni sono state truccate proprio con il buon vecchio metodo manuale, mettendo una croce a favore di Calderon dove prima c’era una scheda nulla o inutilizzata. E’ vero che l’Italia non è il Messico, ma sappiamo bene che esistono vaste zone d’Italia in cui i controlli elettorali non sono esattamente scrupolosi (e NON sto parlando solo del meridione).

Una truffa manuale spiegherebbe perché, dopo le elezioni, Berlusconi abbia insistito tanto per un riconteggio. Doveva senz’altro contare su un riscontro cartaceo. Se la truffa fosse stata eseguita solo per via informatica e le schede recassero, in realtà, traccia di una maggioranza per il centrosinistra, non credo che avrebbe fatto tanto baccano. Si dirà che le schede nulle e quelle bianche non sono scomparse soltanto in comuni a maggioranza di centrodestra, ma anche in comuni – come La Spezia – governati dal centrosinistra. Il fatto è che non è detto che un comune di centrosinistra nomini membri di commissione di centrosinistra. Anzi, è spesso accaduto il contrario, poiché il centrosinistra si fidava ciecamente dei propri rappresentanti di lista, i quali però, grazie alla nuova legge elettorale, NON PARTECIPANO PIU’ ALLO SCRUTINIO. Sarei pronto a scommettere che dovunque si riscontri un calo inspiegabile delle schede bianche o la loro scomparsa si potrebbe risalire a commissari di centrodestra che hanno nominato scrutatori di centrodestra. A questo proposito invito a rileggere, oltre alla parte finale de “Il Broglio”, anche questo estratto dell’articolo che Diario pubblicò prima delle elezioni:

“Nelle pieghe della nuova legge elettorale c’è infatti anche una novità, passata finora inosservata, che riguarda gli scrutatori e i presidenti di seggio, cioè coloro che, regolarmente remunerati, devono gestire i seggi, sovrintendere alle operazioni di voto e infine scrutinare le schede: non saranno più estratti a sorte, ma saranno scelti e nominati dalle commissioni elettorali dei Comuni, che dovranno attingere da elenchi di volontari chiusi il 30 novembre 2005. A quella data la nuova legge elettorale era stata approvata soltanto dalla Camera e doveva ancora essere votata al Senato, dove sarebbe passata il 21 dicembre; ma Forza Italia si era già portata avanti e aveva mandato i suoi militanti a iscriversi in massa nelle liste dei Comuni.
Così ad aprile una valanga di "Legionari azzurri" s’installerà nei seggi non solo con il ruolo, volontario e di controllo, di rappresentanti di lista, ma con quello, operativo, ufficiale e remunerato, di scrutatori.”


Capito? Entro il 30 novembre Forza Italia ha chiuso i giochi, riempiendo le liste dei comuni di propri presidenti e scrutatori fedeli al Duce Col Rialzo. Poi, il 15 dicembre, ha votato una legge elettorale che permetteva ai comuni amministrati dal CD di nominare membri di commissione di CD, che avrebbero dovuto scegliere scrutatori e presidenti dalle liste chiuse a novembre… che erano strapiene di gente di CD, poiché il CS, un po’ perché non sapeva della scadenza, un po’ perché impelagato nelle solite beghe, non aveva fatto in tempo a iscrivere i propri.

Per inciso, io stesso ho avuto notizia da varie persone di “manipolazoni” a favore di FI avvenute in certi seggi elettorali, ma avevo dato alla cosa poca importanza, trattandosi di piccole manipolazioni locali che credevo ininfluenti sul piano nazionale. E invece è proprio così che funzionano le grandi truffe: pochi le orchestrano, moltissimi vi partecipano senza accorgersene, molti vi partecipano sapendo di stare imbrogliando (o assistendo a un imbroglio) ma convinti che si tratti di un imbroglio locale, senza grande peso, utile solo ad arrotondare il salario giornaliero con una piccola mancia. Tutti insieme, senza saperlo, costruiscono una truffa così grande che nessuno sarà in grado di riconoscere osservandola nelle sue dimensioni complessive, nemmeno coloro che le sono serviti da mattoni.

Domanda finale: perché il CS non ha denunciato i brogli?

La risposta, ovvia, è: perché ha vinto le elezioni. Le ha vinte alla Camera perché Berlusconi non è riuscito a rimontare, nonostante i brogli, l’enorme svantaggio che aveva. Le ha vinte al Senato grazie al regalo, inatteso e involontario, dei voti degli italiani all’estero. Ha ottenuto ciò che voleva: la possibilità di governare e spartirsi un po’ di poltrone, tenendo allo stesso tempo a bada la parte radicale della coalizione con la minaccia costante di un’intesa coi moderati di CD e di un’estromissione dal governo.

Questo scenario “equilibrato” (cioè di un centrosinistra di fatto asservito alle direttive berlusconiane e neoconservative) non sarà dispiaciuto nemmeno ai servizi e al governo USA, i quali, dopo aver meditato un intervento drastico, si saranno rassegnati a riconoscere la vittoria di Prodi. Il centrosinistra avrà garantito – sottobanco - agli americani la permanenza delle truppe italiane in Medio Oriente, anche a costo di mettere sotto i piedi la volontà dei propri elettori. E tutti vissero felici e contenti, tranne gli italiani che sognavano di tornare a vivere in un paese decente e dovranno aspettare ancora chissà quanto. Del resto, se c’è una cosa che gli anni dello stragismo hanno insegnato alla sinistra italiana è che quando c’è di mezzo l’intelligence USA è meglio non fare troppo baccano per tirare la verità fuori dal cassetto. Non fa bene alla salute.  
 

Vota questo post

BROGLI ELETTORALI DEL 10 APRILE

by Gianluca Freda (11/09/2006 - 19:35)



Una lettrice che desidera restare anonima mi scrive:

Volevo chiederti un favore, ho lavorato su quella faccenda brogli e ho trovato, servendomi di quello che ha scritto Pummarulella e di altro, questa ipotesi che mi sembra  fondata, te la invio.

Lo spunto è una storiella che girava dopo le elezioni riportata dal blog di Zona Sedna […].

Se è così la situazione è grave,dimmi che cosa ne pensi e se è il caso di sottoporla a Pummarulella e ad altri.

Un saluto, ti chiedo di non nominarmi se ne parli ad altri, l'anonimato mi è più comodo ti assicuro […].
Grazie


I DATI:

I dati di cui disponiamo sono questi :

448002 schede bianche

611158 schede nulle

448002+611158 =1.059.160 voti non validi

18996.832  voti blu

19.061.108 voti rossi

173.273 voti viola

38.231.213 totale voti validi

39290363 votanti

47160204 elettori

 

Sono rimasta colpita dalla storiella di Zona Sedna e ho deciso di provare un esperimento,

ho tolto dal numero dei votanti 39290369  2000000 di voti
 

39290369-2000000=37290369 votanti iniziali (ipotetici)
 

37290369
------------ = 79%  (% votanti ipotetici)
47160204
.

37290369* 3,53%(una media…)=1.318351 schede bianche ipotetiche

1.318351-448002=870.349 schede bianche non individuate nel contesto(ipotetiche) -

1.318351+611158=1929509 voti non validi (ipotetici) 

37290369-1929509=35360860 voti validi ipotetici

35360860-19061108-173263=16126469 voti iniziali ipotetici blu

16126479                                
----------   = 45,6 %       % blu              
35360860                                   

 

19061108                                   
------------ = 53,9%     % rosso             
35360860


173263
----------- = 0,49 %    % viola            
35360860
 

Aggiungendo ai blu le schede bianche (escluse le dichiarate) si ottiene:

16126469 +870349=16996818 schede provvisorie per i blu

18996.832  -16996818=2.000.014 schede mancanti ai blu per il quasi pareggio

 
16996818
------------  = 47 % (% provvisoria blu dopo aggiunta schede bianche non dichiarate)
36231209


+2000014 di schede a blu

 
18996832
-----------  = 49,69%  % finale blu
38231203

 

La storiella  ha degli aspetti verificati alquanto imbarazzanti……

Il sito www.lavoce.info prospetta inizialmente un’affluenza di circa il 79,8 %.

L’affluenza calcolata sul sito di repubblica è inferiore a livello nazionale e regionale da quella indicata in quasi tutti i casi.

L’incremento dell’affluenza regionale è a volte esagerato, ad es.il Molise ha un +12% che lascia allibiti e arriva in diversi casi a più del 5%.

Un incremento così alto non è giustificabile dalla pulizia delle liste dai votanti all’estero che non sono credo moltissimi.

L’abbassamento delle schede bianche è inspiegabile visto che chi vota scheda bianca è  un’indeciso o uno che non ha preferenze politiche quindi perché avrebbe dovuto questa volta votare e scegliere un partito (che in base a ciò che risulta doveva essere quello blu).
 

Che cosa dovrebbe risultare a un controllo?

Un’affluenza inferiore al segnalato, quindi meno schede del dovuto al controllo, se si ritiene impossibile un’aggiunta di schede pro blu enorme (2000014 + il passaggio delle bianche a B.)

Allora o dovrebbero esserci  state segnalazioni sbagliate dalle prefetture o l’aggiunta sarebbe avvenuta al termine delle operazioni o in qualche modo sarebbe stato usato lo scrutinio elettronico (in parte), le schede bianche dovrebbero comparire.

 

Le proiezioni che richiedono personale sul territorio hanno reperito dati in conformità al risultato come interpretare questo?

Io penso che se questa ipotesi avesse un fondamento di realtà chi ha architettato il tutto avrebbe saputo in anticipo le sedi designate per le proiezioni e qui si sarebbe assicurato di garantire il risultato che poi avrebbe ottenuto, non dimentichiamo che i rappresentanti di lista non potevano partecipare questa volta allo spoglio,che le commissioni potevano scegliere (visto il colpo di mano delle domande scadute) fra scrutatori perloppiù dei blu e mettere un presidente in linea non era certo difficile a questo punto.

Certo quelle schede bianche sparite sarebbero una grossa incognita potrebbero essere irreperibili o il passaggio potrebbe essere avvenuto a livello finale ed essere presenti.

E quelle schede aggiunte sarebbero state aggiunte a livello di seggio,di prefettura o successivo?

Ci sarebbe stata una corruzione a livello generalizzato o limitata ad alcune sedi,oppure qualcuno estraneo si sarebbe inserito nel tutto ed avrebbe architettato indipendentemente dagli altri….diciamo che l’area di azione per il progetto sarebbe stata un po’ troppo bene congegnata:la legge elettorale, le scadenze, lo scrutinio elettronico….le proiezioni.

Ma l’opposizione perché non avrebbe reagito,se questa ipotesi fosse vera? Lascio a voi la risposta…non possono non aver visto ammenocchè la corruzione non fosse generalizzata e tutto sia successo a livello di seggio.

Il quadro che si propone è piuttosto grave, per chi esegue calcoli e dispone di dati  non era difficile trovare questa possibilità che risolverebbe molti quesiti.

Naturalmente è solo un’ipotesi ma alquanto calzante alla situazione che ci è stata proposta.

Voi che cosa ne pensate?



Ciao e grazie infinite per le segnalazioni.
Dunque, se ho capito il tuo ragionamento, Berlusconi si sarebbe accaparrato, oltre a tutte le schede bianche non dichiarate (870.349), anche altri 2.000.000 circa di voti, che non si capisce da dove siano venuti. Il tuo ragionamento è interessante, tuttavia vorrei fare presente ciò che già dissi a Pummarulella: se hai letto il romanzo-denuncia “Il Broglio” saprai che la tua supposizione di una percentuale di schede bianche pari a circa il 3,53 % è errata per difetto. A pag. 203 del libro, Nando Pagnoncelli (sotto lo pseudonimo del sondaggista Bergamelli) dice che la percentuale di schede bianche che risultava dagli exit-poll era circa il 7%. In queste condizioni sarebbe quasi bastata la trasformazione delle schede bianche in voti per Forza Italia per arrivare al pareggio, senza bisogno di ricorere ad altri accorgimenti.
Segnalo ai lettori, a questo proposito, il link che mi hai mandato e che è semplicemente IN-CRE-DI-BI-LE:


http://www.regione.liguria.it/elezioni/elezioni_2006/cameraLaSpezia.asp

In pratica, dal tabulato risulterebbe che a La Spezia non c’è stata neppure una scheda bianca, né una scheda nulla, zero assoluto. Si tratta di una cosa che dal punto di vista statistico è assolutamente IMPOSSIBILE. E’ evidente che le schede bianche si sono trasformate in voti per Forza Italia in qualche maniera. Si può poi discutere se ciò sia stato sufficiente o se, oltre a ciò, i farabutti di FI abbiano progettato anche altri espedienti, accortisi che i brogli, per quanto enormi, non bastavano a farli vincere. Ma il fondamento del broglio, a mio avviso, è nella manipolazione delle schede bianche. Un’altra domanda da porsi è: in che modo le schede bianche sono state manipolate? Manualmente o via computer? So che l’idea di un broglio computerizzato eseguito al Viminale è la più credibile, ma io, conoscendo i miei polli, non scarterei a priori la prima ipotesi. Comunque credo sia ora di fare il punto della situazione e ci proverò nel prossimo post.

(Gianluca)

Vota questo post

by Gianluca Freda (10/09/2006 - 21:52)



PERCHE’ I MEDIA HANNO ABBRACCIATO LA “VERITA’ SULL’11 SETTEMBRE”

di Henry Makow, PhD

(da www.rense.com . Traduzione di Gianluca Freda)



La scorsa settimana la rivista TIME e il Washington Post hanno pubblicato articoli equilibrati e quasi condivisibili riguardo al “Movimento per la verità sull’11 settembre”.
 
Queste pubblicazioni definiscono la realtà per milioni di fiduciosi americani. Perché mai stanno offrendo legittimità ad una cospirazione che coinvolge i loro padroni, gli illuminati banchieri centrali? Perché dovrebbero ora dare pubblicità a incongruenze che per cinque anni hanno cercato di coprire?

Immaginate di trovarvi ad un meeting con gli Illuminati banchieri centrali che controllano i mass media e il governo americano. Voi siete il successore di Edward Bernays, il mago delle Pubbliche Relazioni.

“Edward”, vi dicono loro, “la matrice inizia a disfarsi. Un terzo degli americani sono convinti che il loro governo sia responsabile degli attacchi dell’11 settembre. Sia maledetto Internet! Che facciamo adesso?”.

Se io fossi Bernays, risponderei: “Dipende se state pianificando un altro attacco terroristico autoprodotto, la legge marziale e un attacco all’Iran. Se è così, io continuerei a ignorare e marginalizzare questo movimento. Non vorrete mica dargli un trampolino di credibilità proprio in questo momento”.

“Eddie”, rispondono loro, “è troppo tardi per tutte queste brutte cose. Nessuno di quelli che contano crede più alla minaccia terroristica. Israele è tornato dal Libano col naso rotto e non sarà in grado di attaccare l’Iran. L’esercito è bloccato in Iraq. I generali sono in rivolta. In più internet è pieno di storie che danno la colpa al Mossad e a Israele. L’antisemitismo si sta risvegliando”.

“Niente panico, ragazzi”, gli dico io. “Ho la soluzione. Ascoltate attentamente. Quello che ci serve è un “time-out” per ripristinare la fede nel sistema. Ci serve un ritorno al Partito Democratico, un ritorno alla sanità mentale di Carter e Clinton. Dobbiamo rompere con quei Repubblicani brutti, cattivi e corrotti”.

“E come facciamo?” chiedono i banchieri.

“Pensate a Daniel Ellsberg e a “The Pentagon Papers”. Pensate a Michael Moore e a “Fahrenheit 911”. Dobbiamo scaricare la responsabilità dell’11 settembre sulle spalle di Dubya [soprannome di George W. Bush, riferito alla W del cognome, NdT], e distoglierla da Silverstein e dal Mossad, dai neo-cons e da noi. Abbiamo bisogno di riposizionare il movimento per la verità sull’11 settembre sulla linea dei movimenti antimilitaristi anni ’60 e focalizzare l’odio di tutti verso il “governo”. Poi a novembre faremo vincere le elezioni ai Democratici e nel 2008 le presidenziali a Bill Richardson, il nuovo governatore del New Mexico, o a qualcuno come lui. Avremo per un po’ un fascismo più educato e gentile. Qusto ci darà il tempo di progettare la prossima mossa”.

“Da dove cominciamo?”.

“Perché non dedichiamo una copertina di TIME a quei ragazzi che hanno girato “Loose Change”, quel film che sta su internet? Non fanno menzione degli agenti del Mossad sghignazzanti che sono stati beccati a “documentare l’evento” con un furgone pieno di esplosivo, vero? Dipingiamo quei ragazzi come partecipi della “grande tradizione americana di pensiero indipendente e di dissenso anticonformista e antiautoritario. Combattono contro il potere” [sono le esatte parole usate da TIME]. Magari riusciamo a coinvolgere anche Bob Dylan”.

“Eddie, è pericoloso. Quel film insinua che Larry [Silverstein] abbia ordinato il giorno stesso la demolizione del WTC-7. Pensi che gli americani siano così stupidi da credere che un edificio di 47 piani fosse già minato e pronto per la demolizione e le torri non lo fossero? Di sicuro immagineranno che tutti e tre gli edifici sono stati demoliti e che il programma fosse di far colpire il WTC-7 da un altro aereo. Verremo tutti impiccati per strage”.

“Ragazzi. Non preoccupatevi. La gente crede a ciò che gli si racconta, non al buon senso o ai propri occhi. Non menzioneremo il WTC-7 negli articoli. Ci focalizzeremo su un paio di punti e li faremo confutare dai nostri leccapiedi, cioè, voglio dire, dai nostri “esperti”. La cosa importante è di rimarcare che è stato il “governo” a fare tutto questo. Che si è trattato di un “inside job”. Nella testa della gente sarà Dubya a prendersi la colpa”.

“E’ sufficiente un articolo solo?”

“Mettiamone un altro nel Washington Post, incentrato su David Ray Griffin [professore di teologia, autore di ricerche in cui si sostiene che le torri gemelle sono state fatte crollare con una demolizione controllata, NdT]. Diamogli un titolo tipo I non credenti.

Menzioniamo un paio di volte il Mossad, en passant, ma senza citare il rapporto dei servizi segreti tedeschi (BND) secondo il quale il Mossad ha organizzato tutto l’evento (con il benestare di Bush). Daremo spazio all’opinione dei nostri esperti e anche a quella opposta, così la gente non saprà cosa pensare. Daranno la colpa a Dubya e penseranno che i media siano obbiettivi e stiano facendo il loro lavoro”.


CONCLUSIONE

A rischio di sembrare ottimistico, la copertura mediatica offerta al Movimento per la Verità sull’11 settembre potrebbe significare che non è imminente un attacco all’Iran o un altro attentato terroristico auto-organizzato. Credo che i banchieri abbiano paura di stare perdendo il controllo sulla testa degli americani. Dubya gli è stato molto utile, ma è giunto per lui il momento di fare le valigie e togliersi dai piedi.

L’unico pericolo è che Cheney compia qualche atto disperato per non perdere il potere. Senza la cooperazione dei media, non avrà successo. In ogni caso, il loro termine scade tra due anni. Penso che prenderanno i loro soldi e usciranno di scena con eleganza.

Per una volta, sto facendo una predizione che spero sia corretta!




(Nota del Traduttore: e pensate che domani sera, a Matrix (Canale 5, ore 23,15), ci sarà un dibattito sull’11 settembre a cui parteciperà nientemeno che Maurizio Blondet, uno dei “complottisti più seri e preparati che ci siano in circolazione! Sembra quasi incredibile e ci crederò quando lo vedrò. Però il fatto stesso che l’invito di Blondet sia stato preso in considerazione vuol dire che i tempi stanno veramente cambiando).

(Questo e altri articoli di Henry Makow sono reperibili presso il sito
www.savethemales.ca )




 

Vota questo post

GUERRE DI RELIGIONE

by Gianluca Freda (09/09/2006 - 00:47)



Credo che continuerò ancora per qualche tempo a parlare (anche) della truffa delle missioni lunari. E non perché io abbia la pretesa di convincere dell’esistenza della truffa coloro che, dopo tutte le panzane raccontate dagli USA nell’ultimo secolo, sono ancora convinti che gli statunitensi siano andati a spasso sulla Luna. Figuriamoci. In quasi quarant’anni di ricerche sull’argomento gli scettici hanno raccolto centinaia di prove sulla messinscena delle missioni Apollo, alcune delle quali di clamorose proporzioni. Se gli adepti della verità mediatica non si sono convinti neppure di fronte a questa immensa  mole di materiale, immaginiamoci cosa potrei fare io col mio piccolo blog. No, non ci provo nemmeno.
Se continuerò a parlare della missioni Apollo è solo perché mi sto divertendo un mondo. Avevo sempre dato per scontato che i viaggi sulla Luna fossero un imbroglio per creduloni, ma non mi ero mai curato di approfondire i modi e i mezzi con cui questo imbroglio era stato perpetrato, né il contesto sociale in cui era maturato. La mia diffidenza verso l’autenticità dei viaggi sulla Luna derivava da una banale considerazione logica: basta guardare le enormi difficoltà che la NASA sta incontrando con il programma Shuttle per capire che i primi passi verso la conquista umana dello spazio si stanno muovendo SUL SERIO soltanto adesso. E sono passi disastrosi. Il programma spaziale arranca, gli Shuttle continuano ad esplodere in volo con i loro preziosi equipaggi costati all’ente spaziale americano anni e anni di preparazione e milioni di dollari dei contribuenti. Ma come? Se con la primitiva tecnologia degli anni ’60, quando il più avanzato computer del mondo possedeva un decimo della memoria e della capacità di calcolo del mio cellulare, si riusciva a mandare uomini sulla Luna quasi ogni fine settimana, gioiosi e saltellanti come collegiali ad un picnic? Come mai con la tecnologia enormemente più avanzata dei nostri giorni la Luna sembra di nuovo un sogno irraggiungibile? La risposta è ovvia, per chi solo abbia voglia di vederla: i viaggi sulla Luna, dalla dimensione del sogno, non sono mai usciti, né usciranno così facilmente.

Leggere le scoperte che i “complottisti” hanno compiuto in questi anni riguardo alla truffa lunare è stato enormemente interessante. Alcune cose mi hanno fatto imbestialire, altre sbellicare dalle risate, come il LEM improvvisato con cartacce e manici di scopa che ho postato qualche giorno fa. Soprattutto, ho scoperto molte cose sulla meccanica del potere: sugli strumenti che utilizza per la persuasione delle masse, sul disprezzo assoluto che - a torto o a ragione - nutre verso i suoi sudditi, sui meccanismi psicologici che spingono milioni di persone a prendere per veri eventi del tutto implausibili e messi in scena senza nemmeno troppa cura dei particolari.

Per esempio, uno dei ragionamenti che sento fare più spesso per sostenere la credibilità delle missioni Apollo è: “se l’allunaggio fosse stato una farsa, i russi, grandi sconfitti nella corsa allo spazio, avrebbero rivelato al mondo le bugie americane”. Vorrei poter dire che si tratta di un ragionamento sbagliato, ma in realtà non è neppure un ragionamento, bensì una forma di malferma barriera psicologica che un soggetto erge contro verità troppo dolorose o difficili da accettare. Un po’ come quelle signore che si rifiutano di accettare che il marito le tradisca, affermando: “se fosse così, qualcuno me lo avrebbe detto”, ma si rifiutano categoricamente di seguirlo o annusargli le camicie per paura di scoprire qualcosa. C’erano in realtà molti motivi per cui i russi non dissero nulla. Un po’ perché il livello tecnologico dei loro sistemi di sorveglianza era molto meno sofisticato di quel che allora si credesse e che ancor oggi si creda. Un po’ perché non è detto che anche i russi, con il loro programma spaziale, non avessero scheletri nell’armadio che gli americani avrebbero potuto, a loro volta, tirar fuori. Un po’ perché ciò che interessava all’URSS era soprattutto il controllo sull’informazione interna, e per ottenerlo bastava evitare di dare troppa pubblicità alla notizia dell’allunaggio, senza bisogno di lanciarsi in accuse di simulazione che avrebbero potuto sembrare frutto dell’invidia e suonare come ammissione della sconfitta.

Ma il motivo principale fu che la perpetrazione dell’inganno non fu un’irregolare alterazione della correttezza del gioco, bensì il gioco stesso. La corsa allo spazio non fu una gara tecnologica tra le due superpotenze. L’URSS sapeva fin da principio di non poter competere con gli americani sul piano dell’avanzamento tecnologico e militare. La corsa allo spazio fu una sfida sulla forza propagandistica dei due contendenti, sulla loro capacità di catturare il consenso e la fedeltà delle masse, campo nel quale l’URSS credeva di essere ancora superiore all’avversario. Il comunismo era stato per più di sessant’anni una religione più che un’ideologia. Per più di sessant’anni aveva guidato le speranze e le aspettative delle persone di ogni parte del mondo, ridisegnando il passato, illuminando di speranza il presente, dipingendo il futuro del rosso vivo di un’utopia collettiva di necessaria realizzazione. I membri del PCUS, che di questa religione erano i sacerdoti, avevano posseduto per decenni il potere che appartiene ai sacerdoti di ogni religione: quello di ridisegnare il mondo secondo il proprio volere, perché le persone, da che esiste l’umanità, sono disposte a negare la realtà che hanno sotto gli occhi se i loro ministri del culto glielo richiedono con i giusti incentivi. L’URSS era convinta che l’appeal che l’ideale comunista esercitava da decenni sulle masse potesse rappresentare ancora un’arma segreta da giocare contro gli USA. La corsa allo spazio fu una sfida tra due religioni – o due visioni del mondo, se si preferisce – che condividevano alcuni presupposti ideologici (la fede cieca nella scienza e nella sua capacità di produrre SOLO progresso) e si dividevano sui criteri di edificazione dell’utopia (azione collettiva delle masse vs. capacità individuale del singolo). La posta in palio non era il controllo dello spazio (che nessuno possiede, nemmeno oggi) ma il controllo dell’umanità garantito - al contendente che avesse vinto la sfida - dal predominio di una visione del mondo che avrebbe adunato intorno a sé, per i decenni successivi, la fiducia incondizionata e il consenso dei fedeli. Una posta che la vecchia religione comunista si illudeva di poter vincere senza troppo sforzo.
Si sbagliava.
Il 20 luglio del 1969 i vecchi sacerdoti scoprirono con orrore che la nuova religione americana era penetrata in maniera così potente e capillare nel loro continente da avergli tolto, dopo la supremazia tecnologica e militare, anche la possibilità di un controllo propagandistico. Sui televisori accesi d’Europa e del mondo scorrevano le immagini sfocate di una grandiosa menzogna, inverosimile, illogica, spudorata e, soprattutto, mal realizzata. Ma la gente, nonostante tutto, CI CREDEVA, si esaltava, svegliava i bambini in piena notte per mostrargli, con commozione, il futuro radioso che la scienza e i suoi sacerdoti, vestiti dei paramenti sacri della nuova religione, avevano in serbo per il genere umano. Nessuno si poneva domande, perché questo è il potere delle religioni quando sono giovani e potenti: mettere a tacere ogni capacità critica con la forza della gioia e della speranza – prima che arrivi il declino e, con esso, l’estremo tentativo di zittire le risorgenti capacità critiche con la paura e la guerra.
L’URSS ne uscì distrutto. La religione comunista si chiuse in se stessa, isolandosi silenziosa dietro il suo muro. Non rivelò a nessuno l’imbroglio americano, non perché non ne fosse a conoscenza, ma perché la capacità di imbrogliare le moltitudini era il nucleo del gioco a cui aveva giocato, perdendo. Seguirono vent’anni di declino, poi il suicidio, uno dei più terribili della storia, mentre la nuova dottrina diventava prima egemone e poi pensiero unico. Infine, anche per lei, arrivò il declino, giunto oggi vicino alla fase terminale, quando le antiche menzogne escono dal buio come enormi sfere e la verità non si riesce più tenere a bada. 

Studiando la truffa lunare si impara a stare attenti a ciò che si pensa, perché tutto ciò che pensi e speri può essere usato dal potere contro di te; si impara ad avere una visione flessibile del mondo, perché il potere prospera sull’incapacità delle sue vittime di cambiare idea; si impara che l’immensità della menzogna è garanzia del suo funzionamento, perché una menzogna immensa difficilmente sarà svelata e chi la svela non sarà creduto; si impara anche che, se è vero che ogni guerra di religione cela appetiti economici di una classe dominante, è anche vero l’inverso, e cioè che l’acquisito potere economico si traduce in desiderio di dominio sulle coscienze. La corsa allo spazio fu una guerra di religione travestita con gli stracci della competizione tecnologica, economica e militare.
Alla fine, come accade per tutte le guerre, non ha vinto nessuno.   

Vota questo post

APELLE, FIGLIO DI APOLLO, FECE UNA PALLA...

by Gianluca Freda (07/09/2006 - 22:12)

Una breve rassegna di cazzate dalla grande palla delle missioni lunari



SFILATA DI MODA

Durante la passeggiata lunare del luglio 1969, Edwin “Buzz” Aldrin si cambia d’abito diverse volte:


                                                                           clicca per ingrandire

                                                                   


NOTA DI SODDISFAZIONE PERSONALE

Quando ero bambino i miei genitori mi dicevano sempre che gli astronauti che andavano sulla Luna venivano scelti solo tra persone fisicamente perfette sotto ogni punto di vista, compreso quello dentario. Queste loro affermazioni sono state uno dei traumi della mia infanzia. Infatti a me mancava un incisivo, molto in vista, perciò mi struggevo pensando che non avrei mai potuto diventare un astronauta e andare sulla Luna. Se avessi visto prima una foto di Peter Conrad mi sarei fatto un sacco di problemi in meno.




IL SELENITA CIABATTANTE

Gli alieni esistono! E indossano sandali infradito!


GUIDATE CON PRUDENZA

Questa foto è un classico esempio di ciò che i ricercatori delle truffe globali chiamano “whistleblowing”, che in inglese significa “fare un fischio a qualcuno”. Accade cioè che alcuni dei tecnici costretti dal governo americano a manipolare le immagini fotografiche, vergognandosi come ladri di ciò che stanno facendo, lascino degli indizi all’interno della foto per far capire a chi la guarda con attenzione che si trova di fronte a un falso. Cioè “fanno un fischio” all’osservatore attento per riportarlo alla realtà. Osservate, in questa foto, il percorso che avrebbe seguito il veicolo lunare a giudicare dalle tracce lasciate sul terreno: tenuto conto che il soccorso ACI ci mette una vita ad arrivare da quelle parti, calcolare quanto dovrebbe essere imbecille un astronauta che tentasse di sbiellare un semiasse del veicolo eseguendo una manovra di questo tipo (con tutto lo spazio che ha a disposizione!). 

                                                                            clicca per ingrandire


LA FEBBRE DEL SABATO SERA

Luci! Riflettori! Arriva Tony Manero! “Night fever, night feveeer…”.

                                                                       clicca per ingrandire


IL TEATRO DEI PUPI

Avevo già segnalato questo  e quest'altro filmato di Massimo Mazzucco, dove si vedono gli astronauti muoversi e rialzarsi da terra in modi assolutamente inverosimili, a meno di accettare serenamente il fatto che fossero attaccati a un cavo di metallo che gli permetteva di simulare i “zompi” della minore gravità. Esattamente come accadeva, del resto, nelle esercitazioni fatte alla NASA, dove gli astronauti erano per l’appunto appesi al soffitto come salami.
Qualcuno ha obiettato: non ci crediamo finchè non ci fai vedere i fili.
Okay.
In questo filmato i fili si vedono, o almeno si vedono i riflessi luminosi su di essi, esattamente sulla verticale degli astronauti.
Ma che volete di più, per mangiare la foglia, che volete…


VEICOLI  LUNARI

Le foto delle missioni Apollo sono state probabilmente scattate in un teatro di posa e successivamente annerite nelle parti alte per simulare il buio dello spazio. Un divertente passatempo può essere, per gli esperti di Photoshop, quello di provare a “schiarire” le foto per vedere che cosa salta fuori dal nero. Si possono fare alcune interessanti scoperte. Ad esempio questa foto presentava delle strane ombre sul lato destro.


Una volta applicate alcune funzioni di Photoshop (inversione di colore, aumento del contrasto, bacchetta magica, applicazione di pseudocolore) saltano fuori due sagome, la prima delle quali sembra un camioncino o una jeep militare (usati forse per trasportare il LEM a spasso per lo studio) e la seconda potrebbe essere un LEM di riserva, da usare per altri tipi di riprese.



LA GRANDE PALLA DELLE MISSIONI APOLLO

Ma la sorpresa più grande, quando si prova a schiarire con Photoshop il cielo lunare, è veder comparire in parecchie foto la sagoma di una ENORME PALLA sull'orizzonte, come vedete nelle foto qui sotto.



Esclusa l’ipotesi che si tratti dell’ennesimo caso di whistleblowing, e che il manipolatore stia tentando di dirci ciò che già sappiamo – e cioè che le missioni umane sulla Luna sono state una colossale palla mediatica inventata dal governo americano – rimane la domanda: che diavolo è quell’affare? Si tratta di un oggetto che doveva trovarsi all’interno del teatro di posa e che sembra occupare sempre lo stesso punto (date le dimensioni, non doveva essere facile da spostare). 
Se qualcuno ha un’idea di cosa possa essere, mi faccia un fischio. A mio avviso potrebbe trattarsi di un modellino in scala della Luna, come quello che si vede qui sotto e che fu costruito proprio in occasione delle missioni Apollo. Può darsi che venisse utilizzato per filmare alcune sequenze particolari (decollo, allunaggio, ecc.).




BECCATI !!!



Oops! Scusate, mi dicono dalla regia che questa è solo una foto degli “allenamenti” nei locali della NASA. Hmmm… e se provassimo a colorare di nero a pennarello tutti i muri del capannone?


(Quasi tutte le foto di questo articolo sono tratte dal sito di Jack White, www.aulis.com )
 





Vota questo post

UN PICCOLO PASSO

by Gianluca Freda (07/09/2006 - 01:20)


Allora, ragazzi, io vado in vacanza per un po’. Ho deciso di passare qualche giorno di ferie in un posto in cui fino ad oggi non sono mai stato: la Luna. I viticoltori dicono sia splendida in questa stagione. Ho acquistato così, dal catalogo della NASA (fotografia numero as11-40-5922) lo splendido Modulo Lunare da sbarco che vedete nella foto qui sopra e che con l’ausilio di un paio di razzi vettori mi condurrà lesto lesto verso la mia meta turistica. Eh sì, l’ho pagato un po’ caro, ma a conti fatti mi costa meno di un camper. Niente bollo, niente assicurazione (essendoci poco traffico nello spazio, il rischio di incidenti è ridotto al minimo), niente spese di parcheggio durante l’anno: come vedete dalla foto per sistemarlo basta ripiegare i materiali di cui è composto (carta da imballaggio per salumi e mazze di scopa) e fare un po’ di posto in garage.
State crepando di invidia, eh? E lo credo!
Non è mica da tutti andare in vacanza con un simile gioiello della tecnologia astronautica, costruito con materiali all’avanguardia, già utilizzato per portare sul nostro satellite gli astronauti delle missioni Apollo e costato milioni di dollari ai contribuenti americani. Una sciccheria assoluta. Vi prego di notare il pesante rivestimento in carta da pacchi, essenziale per affrontare le radiazioni cosmiche e per attraversare in sicurezza le letali fasce di Van Allen. A garantire la tenuta stagna del veicolo provvedono i poderosi rinforzi in nastro adesivo, integrati da massicce spruzzate di UHU Bison – la Colla del Bisonte piazzate nei punti nevralgici.
Il robusto telaio è stato disegnato dalla Vileda e può, all’occorrenza, essere convertito in supporto per il mocio - fiore all’occhiello della nota azienda - per le quotidiane pulizie dell’abitacolo. Notate ancora le eleganti tendine della zona-giorno, costate alla NASA ben 4 dollari e 60 centesimi alla Upim di Houston, e dotate di un futuristico meccanismo di scorrimento che rende possibile aprirle quando il veicolo si trova sul lato oscuro della Luna (così entra un po’ di fresco) e chiuderle quando si trova nella parte illuminata, per evitare che i riflessi solari sbiadiscano la tappezzeria. 
Notate infine l’accuratezza delle rifiniture in scotch super-trasparente, la pavimentazione dell’abitacolo in onduline di lamiera pressata, fabbricate nelle migliori favelas di Rio de Janeiro, e la flessibilità ergonomica dei pad di atterraggio in Domopak, riciclati dal fallimento della pizzeria “Il Chiattone che Ride” di Austin e adattati alla tecnologia spaziale grazie al contributo ingegneristico di Peppino, il fattorino del locale.





Non c’è che dire, sono in partenza per una vacanza sicura, rilassante ed economica.
E’ un piccolo passo per un uomo, ma per quel che lo si è pagato non è che si possa pretendere.

Vota questo post

OGNI DEBITO E' UNA PROMESSA

by Gianluca Freda (06/09/2006 - 02:11)



Questa è la cifra del debito pubblico degli Stati Uniti aggiornata alle ore 00.08 del 6 settembre 2006. Sarebbe già tanto se gli USA riuscissero non dico a pagarla ma anche solo a spiegarci come diavolo si legge.
Calcolando che negli USA vivono 299.445.266 persone, ogni abitante degli USA ha sul groppone un debito pari a circa $28,475.66.

Dal 30 settembre 2005 il debito pubblico americano ha continuato a crescere al ritmo di 1,75 miliardi di dollari al giorno. Stanno vivendo indebitandosi fino alla punta dei capelli e prima o poi qualcuno (i paesi asiatici che gli prestano i quattrini per fargli comprare le loro carabattole) chiuderà i rubinetti. Allora li vedremo andare a fondo, e noi andremo a fondo con loro se non avemo saputo sganciare la nostra economia dal corpaccione putrescente di questo decrepito gigante che affonda.

Vota questo post

SE VERRA' LA GUERRA...

by Gianluca Freda (04/09/2006 - 23:52)



Questo articolo è tratto dal sito www.debka.com, che è in pratica il sito del Mossad, cioè dei servizi segreti israeliani. Dunque va preso con le molle, in quanto potrebbe contenere false informazioni utili a scopi che solo i membri dei servizi israeliani conoscono. Ciò non toglie che suoni molto verosimile e molto impressionante.

____________________________________________________________________________


4 settembre 2006 – 11.37 A.M.

La “sicurezza libanese” è il pretesto per una babele navale intorno alle coste del Libano.

La straordinaria concentrazione di forze navali e militari europee intorno alle coste del Libano è del tutto sproporzionata rispetto al compito che i contingenti europei dell’UNIFIL si sono prefissi: creare un cuscinetto tra Israele e Hezbollah.

Fonti investigative e militari vicine a DEBKAfile rivelano che la “sicurezza libanese” e l’attività di peacekeeping non sono il vero scopo dell’operazione. Essa è legata alla previsione di uno scontro tra Stati Uniti e Israele da una parte, e l’Iran e probabilmente la Siria dall’altra, in una data che dovrebbe arrivare prima di novembre.

Questa previsione ha portato ad assemblare la più imponente armata navale e aerea che l’Europa abbia mai messo insieme dalla Seconda Guerra Mondiale: due portaerei armate di 75 bombardieri, aerei spia ed elicotteri; 15 navi da guerra di vari tipi – 7 francesi, 5 italiane, 2-3 greche, 3-5 tedesche, e cinque americane; migliaia di Marines, francesi, italiani, tedeschi, oltre ai 1800 statunitensi.

E’ improbabile che una simile forza serva soltanto da supporto a 7000 soldati europei schierati in Libano con il compito di impedire che una forza di 4 -5000 soldati israeliani in via di ridimensionamento e 15 – 16000 miliziani Hezbollah giungano a uno scontro, o per strani scopi umanitari.

Un esperto militare occidentale ha rivelato a DEBKAfile che le forze navali europee che navigano nelle acque libanesi sono circa il decuplo del contingente UNIFIL richiesto come copertura, soprattutto se si tiene conto che le funzioni dell’UNIFIL dovrebbero essere rigorosamente non belligeranti. Dopo tutto, nessuno dei contingenti delle NU sarà impiegato per disarmare Hezbollah o per bloccare il flusso di armi proveniente da Iran e Siria.  

Allora, se non è per il Libano, per quale motivo questo schieramento navale si trova lì?
Innanzitutto, secondo le nostre fonti militari, i partecipanti europei sentono la necessità di una forte presenza navale nel Mediterraneo orientale per impedire che un possibile scontro Iran-USA-Israele scateni un attacco iraniano contro l’Europa con missili Shahab a lungo raggio; secondo, come deterrente per impedire a Siria e Hezbollah di aprire un secondo fronte contro americani e israeliani dalle coste del Mediterraneo orientale.
I semplici numeri non rendono giustizia all’immensa potenza operativa e di fuoco schierata di fronte al Libano.
Dalla portaerei francese da 38.000 tonnellate Charles De Gaulle possono decollare, a intervalli di 30 secondi, 40 aerei da combattimento Rafale M, il cui raggio d’azione è di 3.340 km. La nave trasporta anche tre aerei spia E-2C Hawkeye. Il centro di controllo operativo della portaerei francese può gestire contemporaneamente 2.000 bersagli. La portaerei guida una task force di 7 navi da guerra con a bordo 2.800 marines francesi.
La Charles De Gaulle è anche fornita di impianti di desalinizzazione per 15.000 uomini e di cibo sufficiente a nutrire un esercito per 90 giorni.
La USS Mount Whitney (che prende il nome dalla vetta innevata più alta degli Stati Uniti) possiede il centro di controllo e comando più sofisticato del mondo. Come la francese Charles De Gaulle, essa guida una task force di 1800 marinai, marines, medici dell’Air force e altro personale che presta servizio a bordo delle navi USS Barry, USS Trenton, HSV Swift e USNS Kanawha .
A disposizione del comandante della flotta, il viceammiraglio statunitense J. “Boomer” Stufflebeem, appena nominato comandante della Joint Task Force Lebanon, c’è il C41, un sistema di comando e controllo così avanzato che è in grado di trasmettere dati di intelligence ad ogni comandante americano in qualsiasi punto tra il Mediterraneo orientale, il Golfo Persico e l’Iran. Le comunicazioni della USS Mount Whitney sono definite come insuperabili per la trasmissione di dati in sicurezza da una parte qualsiasi del mondo ad un’altra, attraverso HF, UHF,VHF, SHF e EHF. 
La terza portaerei-portaelicotteri che si unisce alle altre due è l’italiana Garibaldi, che possiede rampe di lancio per il decollo verticale per 16 bombardieri AV-8B Harrier o per 18 sea-choppers Sikorsky SH-3D Seak King (o per gli elicotteri italiani Agusta Bell AB212) progettati per attaccare sottomarini e navi portamissili.
Gli esperti militari stimano che la Garibaldi trasporti attualmente 10 aerei da combattimento e 6 elicotteri.
La nuova concentrazione navale europea supera da sola le forze che normalmente affollano il Mediterraneo orientale: la Sesta Flotta Americana, con base in Italia, 15 piccole navi-missile e mezza dozzina di sottomarini israeliani e la flotta NATO composta da navi da guerra canadesi, inglesi, olandesi, tedesche, spagnole, greche e turche. Il loro compito è sorvegliare le forze di Al-Qaeda (che si stima possieda 45 piccole fregate tra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano). Gli inglesi hanno una base aerea e navale permanente a Cipro.
Il principale punto debole di questa forza enorme, secondo le fonti militari di DEBKAfile, è che essa è priva di un comando unificato. Un improvviso focolaio di guerra in Iran, Libano o Siria potrebbe gettare l’intero schieramento di forze nel caos.
Sulla carta ci sono tre comandanti:

1. Il generale francese Alain Pellegrini è il comandante delle forze aeree, navali e terrestri dell’UNIFIL in Libano. Nel febbraio 2007 dovrebbe passare la mano a un generale italiano che guida il più grande dei contingenti europei (3000 uomini). Ma è difficile pensare che i francesi siano disposti a mettere la loro preziosa Charles De Gaulle sotto un comando non francese.

2. Le forze americane di fronte alle coste del Libano sono sotto il diretto comando statunitense. Dal disastro dell’ottobre 1993 della forza di pace americana in Somalia sotto guida ONU, Washington non ha mai più permesso che i propri militari operassero sotto la bandiera delle Nazioni Unite (non c’è neppure un contingente di forze terrestri americane nell’UNIFIL). In altre parole la USS Mount Whitney, pur fungendo da centro operativo nevralgico delle flotte europee, resterà sotto il comando del solo viceammiraglio Stufflebeem in ogni possibile evenienza.

3. Allo stesso modo la flotta NATO rimarrà sotto comando NATO, e le unità aeree e navali israeliane prenderanno ordini dal Quartier Generale Navale di Haifa e dallo General Staff di Tel Aviv.

La babele navale che si sta ammassando nel Mediterraneo orientale potrebbe perciò trovarsi invischiata in un conflitto di competenze nel decidere un’azione in caso di conflitto armato. Iran, Siria e Hezbollah potrebbero contare proprio su questa debolezza come vantaggio tattico.

(traduzione di Gianluca Freda da www.debka.com )





 

Vota questo post

IL VERO COGLIONE

by Gianluca Freda (03/09/2006 - 17:19)


Visto, approvato e fotografato a Roma alla fermata Tiburtina.
Comunque anche noi di sinistra, che abbiamo votato questa gentaglia traditrice, non scherziamo.

Vota questo post

FRATTAGLIE

by Gianluca Freda (02/09/2006 - 21:32)

L’invio dei militari italiani in Libano è l’ennesimo, rivoltante atto di servilismo filoamericano compiuto da questo indecente Parlamento e dal governo che esso esprime. Tutto ciò che ha a che fare con la guerra di sterminio – grazie al cielo disastrosamente perduta – condotta da Israele contro il Libano dallo scorso 12 luglio è rivoltante. Dall’aggressione militare dei sionisti, giustificata col pretesto ridicolo del rapimento dei soldati israeliani, ma in realtà progettata da tempo dal governo di Israele su un programma del Pentagono; alla squallida risoluzione 1701 dell’ONU, che pone aggressori e aggrediti sullo stesso piano, non condanna Israele per la violazione del diritto internazionale né per le atrocità abominevoli commesse contro i civili, per l’uso di armi chimiche ed elettromagnetiche contro persone inermi; alla sciagurata decisione del governo italiano di appoggiare una “forza di interposizione” che è tale solo di nome, perché è asimmetrica. Non viene dislocata nei territori di entrambi i paesi in guerra, ma solo in territorio libanese. Non è destinata a disarmare i contendenti, ammesso che gli Hezbollah aggrediti da Israele possano definirsi tali, ma solo la parte aggredita, affinchè non abbia più mezzi per reagire ad un prossimo, probabile nuovo attacco israeliano.

E’ ovvio che gli Hezbollah, non essendo stupidi, non si lasceranno disarmare. E se le nostre truppe fossero così zelanti – ma non credo – da provare a farlo con la forza, troverebbero pane per i loro denti. Gli Hezbollah sono riusciti ad aver ragione dell’esercito israeliano e dei suoi terribili carri armati Merkava, i più sofisticati e temuti del mondo, figuriamoci quanta paura possono avere dei nostri soldatini con le scarpe di cartone. L’invio delle truppe italiane in Libano sembra avere come unico scopo quello che è ormai un classico, noto in tutto il mondo,  della ribalderia pagliaccesca dei governi italiani di ogni epoca, da Cavour a Mussolini, passando per Spadolini e Berlusconi: gettare un po’ di carne da macello sugli scenari inernazionali per acquisire prestigio, o per sperare di acquisirlo, visto che finora questa tattica ha dato risultati opposti a quelli sperati. L'Italia è sì rinomata a livello internazionale, ma solo per l’abitudine dei suoi governi di iniziare la guerra con un alleato e finirla con un altro, o per quella delle sue truppe militari di sfarinarsi come focacce quando una guerra entra nel vivo. I nostri soldati in Libano non hanno nessuna possibilità non dico di condurre un’azione militare, ma neppure di parteciparvi con risultati apprezzabili. I militari partiti con la Garibaldi non sono nemmeno le nostre truppe più efficienti. Le unità migliori - i  parà, i Lagunari, le unità della Folgore  - sono già sparpagliate su una pletora di teatri bellici, dal Kossovo, all’Iraq all’Afghanistan. In Libano abbiamo mandato dei ragazzi impreparati, con un armamento ridicolo già rispetto agli RPG Vampir russi posseduti dagli Hezbollah e in grado di perforare un carro armato Merkava, non parliamo poi di paragoni con l’esercito israeliano, il più armato e potente del mondo, almeno sul piano tecnologico. Quale altra funzione possono avere i nostri soldati laggiù se non quella di fornire un po’ di frattaglie sanguinanti, che consentano a D’Alema di partecipare con orgoglio ai cocktail diplomatici, rinfocolare il patriottismo idiota che sta portando questo paese allo sfascio, dare agli scribacchini qualche lacrimevole argomento per riempire quella carta da cesso che sono i giornali italiani e vendere un po’ di bandiere tricolori da deporre sopra le bare in occasioni delle solenni cerimonie ufficiali?          

Vota questo post

LA FINE DEL DOLLARO

by Gianluca Freda (01/09/2006 - 13:23)



IL BLUES DEL DECLINO DEL DOLLARO


di Jamey Hecht

Le ordinarie teorie economiche non possono spiegare la riduzione dell’attività industriale americana né la trasformazione degli Stati Uniti in un paese la cui specialità è il consumo e che si affida alle importazioni dall’estero per poter sostenere questo ruolo. In ogni caso, un modello imperiale come quello dell’antica Roma può consentirci di comprendere questo processo, individuandolo come conseguenza economica di una specifica organizzazione politica e militare. 

                           (Emmanuel Todd, Dopo l’impero: la dissoluzione del sistema americano, Net, 2005)




25 agosto 2006, ore 15.12 – L’economia degli Stati Uniti sta precipitando giù per la collina. Esaminate questi tre grafici. Nel primo, “Commercio di Beni e Servizi degli Stati Uniti: Bilancia dei Pagamenti”, le uniche colonne importanti sono le prime due a sinistra: “Periodo” e “Totale”. Scorrendo il grafico, i valori (espressi in milioni di dollari) si muovono su e giù come un’onda, con i numeri negativi che iniziano a diventare molto consistenti alla fine degli anni ’80 e verso la fine degli anni ’90. Dopodichè iniziano i guai seri e il volgere del millennio segna una nuova accelerazione del deficit commerciale. Consumiamo molto di più di quanto produciamo [clicca sul grafico per ingrandire].



http://www.census.gov/foreign-trade/statistics/historical/gands.pdf



http://www.bea.gov/bea/newsrel/trade_glance.htm


Dunque gli Stati Uniti non ricavano molto denaro dal commercio internazionale di beni e servizi. Ma allora da dove vengono i nostri soldi?
Li prendiamo in prestito:



La Fed li stampa dal nulla (e li presta al Tesoro, a interesse):


http://www.economagic.com/em-cgi/daychart.exe/form


Altri paesi comprano il debito degli Stati Uniti, sotto forma di Buoni del Tesoro, per diverse ragioni: 

- Per proteggere le loro valute da “attacchi speculativi” da parte di grandi investitori statunitensi. George Soros fece crollare la sterlina inglese nel 1992 con un attacco simile. Si acquista una grande quantità di valuta della vittima, togliendola dal mercato e rendendola così difficilmente reperibile e più pregiata. Poi la si rimette sul mercato a quel valore più alto, ricavandone un grosso profitto e facendone crollare nuovamente il valore. Se la Banca Centrale di un paese detiene dollari a sufficienza, altri possessori di dollari saranno riluttanti a far crollare la valuta di quel paese, dal momento che esso possiede abbastanza dollari da immettere sul mercato per rappresaglia. E se la valuta di quel paese si indebolisce fino a un livello spiacevole, esso può usare le proprie riserve di dollari per ritirare dal mercato parte della propria valuta, facendone risalire il valore.

- Per evitare di essere rispediti all’Età della Pietra a suon di bombe. Vedi questo intervento di Peter Dale Scott.

- Per preservare il valore delle enormi riserve di dollari di cui sono già pieni.

La Cina vuole che la propria valuta rimanga debole e a buon mercato così che i consumatori americani e del resto del mondo continuino a poter acquistare prodotti cinesi con il prezzo in yuan. Se un articolo costa 1 yuan, uno yuan più debole significa un articolo più economico. E più economici sono gli articoli cinesi sugli scaffali di Wal-Mart e di Target, maggiore sarà il numero che ne verrà consumato, maggiore la quantità che ne verrà prodotta. Ma tutto questo arricchisce i cinesi, avvicinando il giorno in cui avranno abbastanza reddito pro capite da potersi permettere di acquistare essi stessi i frutti del proprio lavoro. A quel punto, per i cinesi non sarà più necessario avere un’America piena di soldi liquidi desiderosa di acquistare prodotti cinesi. Fino a quel momento, comunque, le economie dei grandi possessori di Buoni del Tesoro USA, e in particolar modo la Cina, il Giappone e la Corea del Sud, devono assicurarsi che l’America possieda un portafogli pieno di dollari con cui pagare le loro esportazioni. Acquistando debito USA, essi stanno prestando denaro allo Zio Sam in modo che egli possa continuare a pagare ciò che loro gli vendono. E’ un sistema perverso, perché equivale a un’ammissione che questo “debito” è in realtà una relazione strutturale permanente, non un prestito insoluto che potrà un giorno essere ripagato.

Dal punto di vista americano, un dollaro debole dovrebbe rendere le esportazioni USA succosamente competitive, restringendo il deficit commerciale. Invece mentre il dollaro continua a indebolirsi, il deficit commerciale continua a crescere (con fluttuazioni non significative). Ciò potrebbe essere legato non tanto alla competitività dei prezzi americani, quanto alla pura e semplice assenza di beni americani. Questo è particolarmente spiacevole in casa nostra, visto che i beni d’importazione sui nostri scaffali diventano più costosi man mano che il dollaro si indebolisce e non ci sono abbastanza beni di produzione nazionale disponibili come alternativa.

Come c’era da aspettarsi, il Cato Institute (liberista e di destra) fotografa la situazione con quest’immagine:

Alcuni affermano che il nostro deficit commerciale (o “current account deficit”) è responsabile della perdita di valore del dollaro. Hanno capito tutto a rovescio. E’ il flusso di dollari degli investimenti stranieri (il “capital account”) nell’economia statunitense che determina il deficit commerciale. Le maggiori rendite su capitale dell’economia americana, rispetto all’Europa o al Giappone,  hanno fatto sì che negli ultimi 20 anni gli investitori stranieri acquistassero stock, bond e altri titoli USA. Inoltre, alcuni governi stranieri, soprattutto la Cina, il Giappone e altri stati asiatici, hanno progressivamente incrementato i loro acquisti di dollari USA come supporto di sicurezza alle loro valute. 

Riascoltiamo: “E’ il flusso di dollari degli investimenti stranieri (il “capital account”) nell’economia statunitense che determina il deficit commerciale”. Quindi gli USA possono permettersi di acquistare beni d’importazione stranieri solo perché investitori stranieri ci prestano il denaro. Fantastico! E perché lo fanno? “Le maggiori rendite su capitale dell’economia americana, rispetto all’Europa o al Giappone,  hanno fatto sì che negli ultimi 20 anni gli investitori stranieri acquistassero stock, bond e altri titoli USA.”. Sì, ma quelle “maggiori rendite” dipendevano da un’infrastruttura produttiva in espansione che adesso sta soffocando per gli alti prezzi delle materie prime (rame, ferro, cemento, ecc.) e su una crescita produttiva che ora è stagnante. Oggi il tasso di crescita produttiva degli USA è dell’1,8%, mentre la Cina ha una media dell’8,7% all’anno fin dal 2000.

Emmanuel Todd è d’accordo:

Gli investitori stranieri hanno perso miliardi negli USA nel corso degli anni ’90, ma l’economia USA ha perso un intero decennio. Ancora nel 1990 gli Stati Uniti esportavano 35 miliardi di dollari di tecnologia avanzata in più di quanta ne importassero. Ora la bilancia commerciale è negativa anche in questo settore. Gli USA sono rimasti enormemente indietro nel campo delle comunicazioni mobili. La finlandese Nokia è grande quattro volte la Motorola. Più di metà dei satelliti per le telecomunicazioni vengono lanciati con i razzi europei Ariane. L’Airbus sta per surclassare il Boeing. Il più importante mezzo per trasporto persone della moderna economia globale verrà prodotto soprattutto in Europa.    

Via via che l’avventurismo militare degli Stati Uniti gli aliena le simpatie delle persone, delle famiglie, degli investitori e dei governi di tutto il mondo, per costoro diverrà sempre più attraente la prospettiva di affrontare le difficoltà economiche conseguenti ad un crollo del dollaro pur di conquistare una nuova libertà dall’egemonia di tale moneta. E’ già possibile acquistare petrolio senza bisogno di utilizzare dollari americani. Presto potrebbe essere possibile operare sui mercati finanziari mondiali senza più quell’oceano di biglietti verdi che sta per essere risucchiato nel grande buco nero della Storia.

(tratto da www.fromthewilderness.com. Traduzione di Gianluca Freda)
      

Vota questo post