Archivio Agosto 2006
LA STUPIDITA' DEL MALE
di Gianluca Freda (12/08/2006 - 01:33)
La buona notizia, in mezzo a tanto sangue e tanto orrore, è che Israele sta perdendo la guerra contro il Libano. Chi si augurava che l’attacco israeliano scatenasse un regolamento di conti tra il Nord cristiano maronita e il Sud di hezbollah ha perso la sua sanguinosa scommessa. La violenza e la bestialità dell’attacco israeliano hanno, al contrario, spinto le due anime del Libano a fare fronte comune contro l’invasore. Le roccaforti cristiano maronite del Nord stanno accogliendo i profughi in fuga dai bombardamenti nel Sud del paese. Il generale Michael Aoun ha dichiarato la sua simpatia per hezbollah. Il Ministro della difesa libanese, anch’egli cristiano, ha affermato che l’esercito è pronto a fare il suo dovere contro l’avanzata israeliana. Lo stesso hezbollah ha mostrato una capacità di resistenza e di attacco che Israele non prevedeva e da cui è stato colto assolutamente di sorpresa. L’antica complicità tra i maroniti come Hobeika e i macellai sionisti come Sharon, che permise il massacro di Sabra e Chatila, è un ricordo del passato. Lo stesso Hobeika, che aveva deciso di testimoniare contro Sharon qualche anno fa, fu ucciso in un attentato dinamitardo a Beirut. Si trattò del suggello definitivo alla rottura di ogni rapporto tra Israele e le forze cristiane libanesi.
Se si evita di leggere le menzogne propagandistiche israeliane e occidentali, la verità è che questa guerra, per il premier Olmert, è stata un disastro. Tutto ciò che le potenti forze aeree israeliane hanno saputo fare è stato macellare indiscriminatamente, e con una ferocia mai vista al mondo dai tempi del nazismo, centinaia e centinaia di civili innocenti. Ma le forze hezbollah di Sayyid Hasan Nasrallah sono rimaste pressoché intatte e hanno subito danni minimi. I pur rudimentali razzi lanciati contro Haifa, Akka, Safad, Tabariya e Nahariya hanno fatto decine di vittime, gettando nello scompiglio le forze sioniste e soprattutto l’opinione pubblica israeliana. La testa di ponte israeliana, stretta tra Maroun er Ras e Bent Jbail, nonostante il totale controllo aereo, è riuscita ad avanzare di soli 2 chilometri in più di due settimane, restando peraltro del tutto scoperta sui fianchi.
Dapprima sono stati i canali arabi come Al Arabiya ad annunciare, con comprensibile entusiasmo, la caporetto delle forze israeliane, mentre l’Europa e gli USA si cullavano nelle stronzate dei loro telegiornali che descrivevano spettacolari avanzate dei tank della stella di Davide. Nel mare magnum delle menzogne mediatiche si è distinto, come sempre, il nostro paese, con i suoi giornalisti embedded ridotti a inventarsi di sana pianta le notizie dalla suite dell’albergo dove alloggiavano o a fare le veline dell’esercito sionista, nascosti dietro i carri Merkaza per ripararsi dai razzi. Naturalmente, nessuno ha creduto alle notizie e alle immagini che le TV arabe trasmettevano. Figuriamoci se un italiano è così perspicace da rendersi conto che l’informazione dei giornali e delle emittenti arabe è ormai cento volte più obbiettiva, seria e affidabile di quell’ammasso di melensaggini, canzonette e previsioni del tempo che la tv berlusconizzata (o CNNizzata) delle nostre latitudini è capace di propinarci.
Poi, a un certo punto, la consapevolezza della sconfitta (strameritata e da molti, me compreso, auspicata) è esplosa sugli stessi media israeliani. A questo indirizzo, ad esempio, trovate espresso in poche righe lo smarrimento delle forze d’attacco israeliane di fronte alla facilità con la quale le forze hezbollah (sprezzantemente definite “terroriste”) sono riuscite a spazzare via ben 30 carri armati israeliani - con relativi occupanti – grazie all’imprevisto utilizzo di missili anticarro di fabbricazione russa. Haaretz, uno dei principali quotidiani d’Israele, invoca ora le dimissioni del premier Olmert, che ha condotto la nazione in questo disastro. L’articolo dice tra l’altro: “Non esiste errore che Ehmud Olmert non abbia commesso nell’ultimo mese. E’ entrato in guerra frettolosamente, senza valutarne adeguatamente le conseguenze, ha seguito ciecamente i militari senza porre le necessarie domande. Ha erroneamente scommesso sugli attacchi aerei, è arrivato stranamente in ritardo con le operazioni di terra, non è riuscito a attuare i piani originari dell'esercito, molto più efficaci e sofisticati di quanto è stato applicato". L’articolo conclude affermando: “Quando (il leader Hezbollah, Hassan) Nasrallah uscirà dal suo bunker e si dichiarerà vincitore davanti al mondo intero, Olmert non dovrà essere nell'ufficio del primo ministro. Nel dopoguerra, un Israele ammaccato e sanguinante richiede una nuova partenza e un nuovo leader. Ha bisogno di un nuovo primo ministro".
Haaretz si lagna anche dei 120 israeliani uccisi dai razzi e del milione di persone costrette nei rifugi per un mese, dimenticandosi, ovviamente, di citare i 1100 libanesi innocenti massacrati dai bombardamenti e straziati dalle armi chimiche come il fosforo bianco, fornito dai soliti amici americani (neanche Saddam Hussein aveva mai compiuto simili atrocità).
Per tutti questi motivi Olmert è stato costretto ad accettare la tregua proposta dall’Onu, anche se a chiacchiere fa finta di proseguire nell’offensiva, limitandosi a bombardare per rappresaglia qualche colonna di profughi in fuga. E c’è anche un altro motivo. La guerra contro il Libano doveva essere il preludio ad un attacco contro la Siria. Troppo tardi l’incapace e sanguinario Olmert si è reso conto che, dietro le sue spalle, i fondamentalisti whabbiti attendevano con ansia che Israele spazzasse via il siriano Assad, di religione sciita “alawita”, per trasformare la Siria in una repubblica fondamentalista. Davvero un bel guadagno per Israele: togliere di mezzo un antico, ma conosciuto, nemico per ritrovarsi alle porte di casa l’integralismo più furioso.
E se lo stesso Nasrallah, una volta uscito vittorioso dal suo bunker, come dice Haaretz, dovesse decidere che il fondamentalismo è l’unica carta da giocare contro una ferocia e una volontà di sopraffazione israeliana che sembra non avere limiti, cosa penserebbe l’opinione pubblica israeliana? Sarebbe in grado di capire a quale vicinanza all’abisso è stata condotta dall’odio verso gli arabi e dal servilismo verso gli USA o proseguirebbe imperterrita verso la catastrofe? Non credo più nella razionalità e nella capacità di autocontrollo di Israele. Penso che il suo odio verso il mondo lo stia spingendo all’isolamento, alla barbarie più cieca e infine alla rovina, che sarà meritata. Ogni strada verso la salvezza è sbarrata da un fondamentalismo ebraico feroce, che non ha nulla da invidiare a quello islamico o nazista, la cui scomparsa nessun paese del mondo avrà la forza di piangere.






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