Ciao sono Gianluca Freda
Vedi il mio profilo


Agosto 2006

DLMM GVS
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

I miei links preferiti

    Diffondi i contenuti

    Aggiungi al mio Dada

    Aggiungi al mio Dada

    Condividi i contenuti

    De.licio.us
    Archivio Agosto 2006

    TUTTO IL BROGLIO E' PAESE

    di Gianluca Freda (08/08/2006 - 23:36)



    Guardate il grafico qui sopra. Riproduce l'andamento degli scrutini nelle elezioni presidenziali in Messico dello scorso 2 luglio. L'ho trovato su questo sito a corredo di un articolo di Greg Palast. Quando l'ho visto mi è venuto un colpo. Non vi ricorda niente? Certo che sì. L'andamento dello scrutinio è identico a quello delle elezioni politiche italiane dello scorso 11 aprile (se non ve lo ricordate, andate a rivedervi il relativo grafico ). Esattamente come era accaduto per il centrosinistra in Italia, il candidato di sinistra alla presidenza del Messico (Andres Manuel Lopez Obrador, detto AMLO) parte in netto vantaggio, dopo di che, a un certo punto - intorno alla mezzanotte - i suoi voti iniziano a calare con una linearità incessante e, soprattutto, incredibile, visto che i risultati affluivano alla capitale da seggi "random" sparpagliati in varie zone del paese. Sembra, ripeto, la replica esatta di quanto accaduto in Italia nell'aprile scorso.

    Qui sotto pubblico il suddetto articolo di Greg Palast. La traduzione è mia e non ho resistito ad inserire, qua e là, qualche mio commento in corsivo tra parentesi quadre. L'articolo rafforza la tesi del libro "Il broglio", di cui si è già ampiamente parlato su questo sito. E cioè che la truffa elettorale sia avvenuta (qui come in Messico) non grazie al voto elettronico - come anch'io credevo all'inizio - ma attraverso la manipolazione del cartaceo, e in particolare delle schede nulle. Con una sola differenza: mentre in Messico il broglio è avvenuto dichiarando "nulle" le schede a favore di AMLO, in Italia è avvenuto il contrario: le numerose schede bianche sono diventate, per miracolo prestidigitatorio, voti a favore di Forza Italia. Anzi, di differenza ce n'è anche un'altra: AMLO ha denunciato i brogli e ha portato centinaia di migliaia di persone in piazza a protestare, mentre il nostro centrosinistra si è accontentato della vittoria risicata e ha steso un velo di silenzio sui brogli, pur così pacchiani ed evidenti, perpetrati a suo danno.

    Nota: dall'articolo si evince che Bush è grande amico del candidato di destra messicano, Calderon, così come era grande amico di Berlusconi. Non è a mio avviso pazzesco supporre che il consulente elettorale di Bush, Karl Rove, specializzato in brogli fin dal 2000 e già consulente di Berlusconi per la campagna elettorale, abbia messo il suo zampino anche nel voto messicano. E se il metodo adoperato per i brogli italiani e messicani non fosse che un "rodaggio" per il nuovo sistema di truffa elettorale che Rove sta mettendo a punto per i prossimi appuntamenti elettorali negli USA?


    "Non ci serve nessun dannato riconteggio"

    La lezione messicana sui rischi del voto cartaceo


     di Greg Palast   (dal Guardian, 7 agosto 2006)

    Nei sei anni durante i quali ho indagato su quel campionato di furto con scasso che in America chiamiamo “elezioni”, è andata crescendo una nuova industria della Riforma Elettorale. Ciò è un bene. Quel che invece mi preoccupa è che la maggior parte dello sforzo si sia concentrata sul tentativo di impedire l’installazione di apparecchi per il voto elettronico. Le schede cartacee, ci è stato detto, salveranno la nostra democrazia.

    Beh, scordatevelo. Durante il weekend, il partito che governa il Messico ci ha mostrato come sia possibile truccare le elezioni nonostante l’intera popolazione utilizzi le schede cartacee più semplici del mondo.

    Sabato scorso il tribunale elettorale messicano noto come “TRIFE” (si pronuncia come si scrive) ha ordinato un riconteggio delle schede dopo le discusse elezioni presidenziali del 2 luglio scorso. Beh, non esattamente un riconteggio del tipo “contiamo tutte le schede”, ma una revisione del 9% dei 130.000 seggi della nazione.

    La “soluzione 9%” è stato il maldestro tentativo del TRIFE di mettere a tacere le proteste delle molte centinaia di migliaia di sostenitori di Andres Manuel Lopez Obrador che si erano riuniti nella capitale occupandone la via principale. Lopez Obrador, lo sfidante di sinistra conosciuto anche come AMLO dalle iniziali del suo nome, avrebbe perso le elezioni presidenziali per appena uno 0,5 di voti di scarto.

    Dico “avrebbe perso” perché, mentre George Bush si congratulava con il suo amico Felipe Calderon per la vittoria, le prove che ho potuto osservare a Mexico City urlano che probabilmente il vero vincitore della competizione è stato lo sfidante AMLO. 

    Il presidente Bush dovrebbe prendere in considerazione alcune spiacevoli verità riguardo il conteggio dei voti in Messico:

    Primo: gli exit poll raccolti dall’Instituto de Mercadotecnia y Opinion su un campione di 80.000 elettori indicavano che Obrador aveva battuto Calderon con un 35, 1% contro il 34,0%.

    Secondo: i risultati che arrivavano dallo scrutinio dei seggi sono stati assolutamente fantascientifici. Sono stato insegnante di statistica e ciò che ho visto in Messico avrebbe lasciato sbigottiti anche i miei studenti più brillanti.  [Avresti dovuto vedere quel che è successo in Italia l'11 aprile, Nota del Traduttore]

    Ecco l’enigma: le decine di migliaia di postazioni elettorali della nazione iniziano a far affluire i risultati verso la capitale, in ordine sparso, dopo la chiusura dei seggi. Perciò, dal punto di vista statistico, ci si aspetterebbe che i risultati rimangano pressochè immutati man mano che il totale dei voti viene elaborato. Come previsto, AMLO è rimasto per tutta la sera in vantaggio, con un buon margine, sul candidato di destra Calderon. Questo fino a poco dopo mezzanotte. All’improvviso, i seggi hanno iniziato a riportare vantaggi di Calderon prima di cinque a uno, poi di dieci a uno, infine, verso la fine degli scrutini, di cento a uno.

    Che cosa strana. Ho espresso le mie perplessità al professor Victor Romero dell’Università Nazionale del Messico, il quale ha concluso che i risultati che venivano riportati dovevano essere stati “un miracolo”. [abbiamo miracoli così anche in Italia!! Venite, venite a vedere!!, Nota del Traduttore]. Le sue parole sono state: “un evento di carattere religioso”, ma statisticamente impossibile. C’erano due sole spiegazioni, ha detto il professore: o il padreterno stava truccando le elezioni o funzionari del partito di governo avevano iniziato a manipolare un numero massiccio di schede quando si erano resi conto che il loro candidato stava per perdere.

    Come ci sono riusciti? “Facile facilino”, come direbbero i miei bambini. In Messico il voto per il presidente avviene con una scheda a sé stante, senza alcuna indicazione di partito. Chi non vuole votare per il presidente, si limita a scartare la relativa scheda. Non esiste sicurezza del voto. Nelle zone in cui non esistono scrutatori dell’opposizione affidabili (vale a dire in circa un terzo del paese), chiunque può inserire schede nelle urne elettorali, che sono scarsamente sorvegliate. (AMLO ha mostrato una cassetta registrata in cui una di queste operazioni di manipolazione è stata colta sul fatto).

    E’ anche incredibilmente semplice far sparire delle schede elettorali, escluderle dal conteggio o semplicemente dichiararle “nulo” (“nullo”, cioè illeggibile).

    Il TRIFE, il tribunale elettorale ufficiale, ha respinto la richiesta fatta da AMLO di ricontrollare quei seggi da cui sono venuti fuori i numeri “miracolosi”. Né il tribunale ha voluto aprire e ricontare quel milione circa di schede “nulle”, ufficialmente “non attribuibili”, che rappresentano circa il quadruplo della maggioranza virtuale di Calderon.

    Le schede elettorali messicane, vorrei sottolinearlo, sono un modello di chiarezza, con grandi simboli di ciascun partito su cui è sufficiente tracciare una croce. Il partito al governo vorrebbe farci credere che un milione di elettori hanno fatto la fila per votare, hanno preso la scheda, non ci hanno fatto nessun segno, poi l’hanno ripiegata e l’hanno messa nell’urna, facendo finta di aver votato. Forse, come già avvenuto in Florida nel 2000, quelle schede “illeggibili” erano piuttosto leggibili. In effetti, le poche urne elettorali su cui è stato eseguito il riconteggio hanno rivelato che le schede “nulle” erano in realtà voti a favore di AMLO. Il tribunale ha deciso di non indagare oltre.

    Gli unici seggi in cui il TRIFE ha ordinato un riconteggio sono quelli in cui i registri elettorali letteralmente non avevano registrato nulla. Seggi in cui l’aritmetica era stata spenta. Si sono perfino rifiutati di indagare su quei seggi le cui urne elettorali sono state ritrovate nelle discariche cittadine.

    Ci sono altri “miracoli” che il TRIFE ha deciso di ignorare: un risultato stranamente misero, di appena il 44%, nello stato in cui Lopez Obrador è più popolare, Guerrero (Acapulco), a fronte di risultati che altrove arrivano fino al 60%. I voti non sono spariti, ha spiegato il partito di governo, semplicemente i sostenitori dello sfidante, sicuri della vittoria, non si sono curati di andare a votare. Sicuri della vittoria… in Messico?

    In altre parole, nonostante le schede cartacee, le elezioni sono state truccate, alterate e manipolate.

    Questo vuol forse dire che gli attivisti americani dovrebbero smetterla di lottare per le schede cartacee e arrendersi al robo-voto, democrazia computerizzata in una scatola? Cavolo, no! Lopez Obrador ha portato centinaia di migliaia di persone nelle strade, settimana dopo settimana, al grido di “voto por voto”, ricontare ogni singola scheda. Ma i sostenitori di AMLO hanno potuto chiedere il riconteggio solo perché le schede di carta rendevano il riconteggio possibile. Se le elezioni messicane si fossero tenute con le Diebold special [le tristemente note macchinette elettroniche usate per il voto americano, NdT], non ci sarebbe stato alcun modo di ricontare gli elettroni fluttuanti nel ciberspazio.

    Le schede cartacee rendono la democrazia possibile, ma non garantita. Le schede nulle, non gli elettori, hanno deciso il presidente del Messico. L’unica altra nazione che conosco con una percentuale così alta di schede nulle sono gli “Estados Unidos”, gli USA. [E l’Italia?, NdT]      

    E come in Messico i voti nulli, le schede cestinate, invalide e respinte, hanno sopraffatto la volontà degli elettori, così è avvenuto anche a nord del Rio Grande nel 2000 e 2004. Le manipolazioni sul cartaceo, non quelle via computer, hanno rubato la Florida e l’Ohio. E ruberanno il Colorado e il New Mexico nelle elezioni del 2008.

    In altre parole, cari gringos attivisti, è meglio che smettiamo di fissarci sulla prestidigitazione via laptop e che dedichiamo le nostre vite e le nostre fortune a impedire i giochetti con liste di registrazione, schede provvisorie, voto postale, richieste di documenti agli elettori e i meno attraenti, ma orribilmente efficaci, metodi utilizzati per sopprimere, invalidare o comunque nascondere il voto.    

    Vota questo post